Traduzione a cura di Denis Gobbi

Bene, sono nuovamente nel mondo del lavoro. Sono riuscito a trovare un posto ben pagato nell’industria ingegneristica, e la vita finalmente sembra tornare alla normalità dopo i miei nove mesi di viaggio.

Poichè ho vissuto uno stile di vita ben diverso mentre ero via, questa violenta transizione mi ha reso chiaro qualcosa che avevo sempre trascurato prima d’ora.

Fin dal momento in cui mi è stato offerto il lavoro, ho cominciato ad essere marcatamente meno cauto nello spendere i miei soldi. Non stupido, solamente un po’ più veloce nel tirare fuori il mio portafogli. Un piccolo esempio. Stò comprando caffè costosi di nuovo, anche se comunque non sono altrettanto buoni quanto i caffè piatti e bianchi neozelandesi.  Oltre a questo non ottengo l’esperienza di sorseggiarli in un elegante caffetteria in un ambiente soleggiato e all’aperto. Quando ero via, questi acquisti erano meno a portata di mano, e più soddisfacenti.

Non stò parlando di grossi e stravaganti acquisti. Stò parlando delle spese piccole e casuali in cose che in realtà non aggiungono nulla di arricchente alla mia vita. E ancora non sarò pagato prima di altre due settimane.

Ragionandoci sopra credo di essermi sempre comportato in questo modo quando ero occupato in un posto ben remunerato – spendendo allegramente durante i “periodi di incasso”. Avendo trascorso nove mesi con uno stile di vita da viaggiatore e senza nessuna entrata, non posso far altro che aiutarvi a rendervi più consapevoli di questo fenomeno quando accade.

Suppongo di farlo perchè inconsciamente sento di aver riguadagnato una certa posizione, ora che sono di nuovo un professionista ampiamente remunerato, ciò sembra farmi riguadagnare anche un certo livello di spreco. E’ presente una curiosa sensazione di potere quando si lasciano andare un paio di ventoni senza nessuna traccia di pensiero critico. E’ una bella sensazione esercitare il potere del dollaro quando sai che comunque “ricrescerà” in maniera abbastanza veloce.

Quello che mi accade non è affatto inusuale. Tutti sembriamo avere lo stesso comportamento. Di fatto, mi sembra di essere ritornato alla normale mente consumatrice dopo aver speso un po’ di tempo lontano da essa.

Una delle scoperte più sorprendenti che ho fatto durante il mio viaggio fu’ il fatto che spendevo molto meno viaggiando per paesi esteri (inclusi paesi più costosi del Canada) piuttosto che durante il mio impiego lavorativo usuale nel mio paese. Avevo molto più tempo libero, visitavo alcuni dei posti più belli del mondo, stavo incontrando nuove persone a destra e a manca, ero calmo e pacifico nell’animo e stavo avendo esperienze indimenticabili che in qualche maniera mi costavano molto meno di quelle che riuscivo ad avere durante le settimane lavorative in una delle città meno costose del Canada.

Sembra che io abbia ottenuto molto di più dal mio denaro mentre ero in viaggio, come mai?

Una cultura di inutilità

Qui in Occidente, uno stile di vita di spesa inutile è stata deliberatamente creato e dato in pasto al pubblico dai grandi affari. Aziende in ogni tipo di settore hanno un enorme interesse nell’educare il pubblico ad essere noncurante con le proprie finanze. Cercano di incoraggiare l’abitudine dello spendere in maniera casuale e non necessaria ogni volta che possono.

Nel documentario The Corporation uno psicologo del marketing parla di uno dei metodi utilizzati per incrementare le vendite. Il suo staff ha effettuato uno studio sule richieste che manifestano i bambini verso i genitori e la probabilità che essi gli comprino un giocattolo. Hanno scoperto che dal 20 al 40% degli acquisti dei giocattoli non sarebbero avvenuti se il bambino non  avesse infuenzato i propri genitori. Una visita su quattro nei parchi di divertimento non avverrebbe senza questo meccanismo. Hanno utilizzato questi studi per indirizzare i loro prodotti direttamente ai bambini, incoraggiandoli a chiedere ai genitori di comprare.

Questa campagna di marketing da sola rappresenta molti milioni di dollari spesi grazie ad una domanda artificialmente creata.

Puoi manipolare i consumatori nel desiderio, e quindi nel comprare, i tuoi prodotti. E’ un gioco.

Lucy Hughes, co.creatrice di “The Nag Factor”

Questo è solo un piccolo esempio di una tendenza che è andata avanti per molto molto tempo. Le grandi aziende non guadagnano i loro milioni promuovendo ardentemente le virtù dei loro prodotti, li fanno generando una cultura di centinaia di milioni di persone che comprano molto di più di quel che necessitano, cercando di soddisfare questa insoddisfazione attraverso il denaro.

Compriamo cose per sollevarci il morale, per tenere il passo con gli altri, per soddisfare la nostra visione bambinesca di come sarà il nostro futuro da adulti, per mostrare il nostro status al mondo, e per una moltitudine di altre ragioni psicologiche che hanno in realtà poco a che fare con l’effettiva utilità di questi beni. Quante cose hai accumulato nel tuo garage o nella tua cantina che non hai utilizzato durante l’ultimo anno?

La vera ragione della settimana lavorativa da quaranta ore

L’ultimo strumento in mano alle corporation per sostenere questo genere di cultura consiste nello sviluppo di una settimana lavorativa di 40 ore come la norma. Sottostando a queste condizioni lavorative le persone sono obbligate a ritagliarsi una vita nei pomeriggi e nei fine settimana. Questo sistema ci rende naturalmente più propensi a spendere cospicuamente in intrattenimenti e comodità a causa del nostro scarso tempo libero.

Sono tornato a lavorare solamente da pochi giorni, ma stò già notando che le più sane abitudini stanno lentamente scivolando fuori dalla mia vita: andare a camminare, esercitarmi, leggere, meditare, scrivere.

L’unica similarità tra queste attività consiste nel fatto che richiedono poco o nulla in quanto a denaro, ma richiedono invece diverso tempo.

All’improvviso ho molti più soldi e molto meno tempo, ciò significa che ora ho molto più in comune con il tipico lavoratore nordamericano di quanto non avessi alcun mesi fà. Mentre ero all’estero non ci avrei pensato due volte nel trascorrere la giornata girovagando per un parco nazionale o leggendo un libro sulla spiaggia per alcune ore. Ora quel genere di cose sembra fuori questione. Fare una qualsiasi delle due occuperebbe la maggior parte del mio prezioso tempo libero nel weekend!

L’ultima cosa che ho voglia di fare una volta tornato a casa da lavoro consiste nell’allenarmi. E’ anche l’ultima delle voglie dopo mangiato o prima di andare a letto o appena alzato, e quello è veramente l’unico tempo che mi rimane disponibile nel resto della settimana.

Questo problema sembra avere una semplice soluzione: lavorare di meno così da avere più tempo libero. Ho già provato a me stesso il fatto di essere in grado di vivere una vita appagante con meno di quello che possiedo ora. Sfortunatamente, ciò si avvicina all’impossibile nel mio settore lavorativo, come del resto nella maggior parte degli altri. O lavori 40 e più ore o non lavori affatto. Tutti i miei clienti e i miei datori di lavoro sono fermamente recintati nella cultura lavorativa standard, non è quindi pratico chiedere a loro di non chiamarmi mai dopo l’una del pomeriggio, anche se riuscissi a convincerli.

La giornata lavorativa da otto ore si sviluppò durante la rivoluzione industriale in Gran Bretagna nel 19° secolo, una tregua per i lavoratori dell’epoca che venivano sfruttati fino a 14 o 16 ore al giorno.

Mano a mano che le tecnologie e i metodi si sono sviluppati, i lavoratori di tutte le industrie e settori economici sono riusciti a produrre molto più valore in un più breve periodo di tempo. Potresti pensare che questo porti naturalmente a giornate lavorative più corte.

Ma la giornata lavorativa da 8 ore è troppo profittevole per il grande business, non per l’ammontare di lavoro che le persone producono in otto ore (l’impiegato medio lavora realmente circa 3 ore di media in 8 ore lavorative nominali) ma perchè induce nelle persone una cultura dell’acquisto appagante. Mantenere il tempo libero scarso significa che le persone sono disposte a spendere molto di più per il proprio confort, la propria gratificazione e ogni altro sollievo o agevolazione in tal senso riescano ad ottenere attraverso il denaro. Li spinge a guardare continuamente la tv e i suoi spot pubblicitari. Li rende senza ambizioni al di fuori dell’ambiente lavorativo.

Siamo stati guidati in una cultura che è stata progettata per lasciarci stanchi, affamati di indulgenza, disposti a pagare moltissimo per il nostro confort e il nostro intrattenimento, ma sopratutto vagamente insoddisfatti della nostra vita cosicchè noi possiamo continuare a desiderare cose che non possediamo. Compriamo così tanto perchè sembra sempre che qualcosa ci manchi.

Le economie occidentali, in particolare quella degli Stati Uniti, sono state costruite in maniera molto calcolata sulla spesa gratificante, dipendente e inutile. Spendiamo per tirarci sù il morale, per premiarci, per celebrare, per risolvere problemi, per elevare il nostro status sociale e per alleviare la noia.

Sei in grado di immaginare cosa accadrebbe se tutta l’America smettesse di comprare così tante cianfrusaglie inutili che non aggiungono nulla di effettivo valore alle nostre vite?

L’economia mondiale collasserebbe e non si riprenderebbe mai più.

Tutti i ben pubblicizzati problemi dell’America, inclusi obesità, depressione, inquinamento e corruzione sono il costo che paghiamo per sostenere l’economia trilionaria del dollaro. Per tenere “in salute” l’economia, l’America necessita di rimanere malata. Persone sane e felici non sentono di aver bisogno di quello che non hanno, e questo significa che non compreranno un sacco di spazzatura, non gli servirà pagare per divertirsi ulteriormente, e non finiranno a guardare un sacco di spot pubblicitari.

La cultura della giornata lavorativa da otto ore è lo strumento più potente a disposizione dei grandi affari per mentenere le persone in questo stato di insoddisfazione dove la risposta ad ogni problema consiste nel comprare qualche cosa.

Avrai probabilmente sentito parlare della Legge di Parkinson. E’ spesso citata in relazione all’utilizzo del tempo: più tempo hai a disposizione per fare qualche cosa, più tempo ci metterai a farla. E’ sensazionale quanto sia possibile fare nell’arco di venti minuti se quei minuti sono tutto quello che hai a disposizione. Ma se hai tutto il pomeriggio da sfruttare a tale scopo, probabilmente ci vorrà di più.

La maggior parte di noi tratta il denaro in questa maniera. Più denaro guadagniamo, più ne spendiamo. Non è che abbiamo improvvisamente il bisogno di comprare di più solo perchè abbiamo a disposizione più denaro, semplicemente per il fatto che possiamo, allora lo facciamo. Di fatto, è piuttosto difficile per noi evitare di aumentare il nostro standard di vita (o meglio, il nostro tasso di spesa) ogni volta che otteniamo un aumento.

Non credo sia necessario evitare tutto il nostro orribile sistema e andare a vivere nelle foreste pretendendo di essere sordomuti, come spesso Holden Caulfield ha fantasticato. Ma potremmo certamente ben comprendere in cosa il grande commercio vuole trasformarci. Ha lavorato per decenni creando milioni di consumatori ideali, e ha avuto successo. A meno che tu non sia un’inusuale anomalia, il tuo stile di vita è stato progettato su misura.

Il perfetto cliente è insoddisfatto ma speranzoso, disinteressato nella seria crescita personale, molto abituato alla televisione, al lavorare a tempo pieno, al guadagnare abbastanza bene, all’indulgenza durante il proprio tempo libero e in in qualche modo al tirare avanti.

E’ tua questa descrizione?

Due settimane fà avrei detto “diavolo certo che no, non sono io!” ma se tutte le settimane fossero come questa che ho appena passato, quel pensiero non sarebbe altro che un mero desiderio.

Fonte: raptitude.com

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Potrebbe rivelarsi molto utile nelle coltivazioni nei paesi in via di sviluppo

Dalle piante alle persone, a ogni creatura vivente su questo pianeta serve l’acqua.  Ma ottenerne abbastanza per sopravvivere o addirittura vivere comodamente può essere alquanto difficile. Basta gettare lo sguardo alle restrizioni attuate dalla California sull’utilizzo dell’acqua. Se uno stato ricco come la California si trova nelle condizioni di dover attuare queste misure per risparmiare acqua, puoi scommetere che governi e municipalità con finanze ben più modeste dovranno diventare ben più creative per procurarsi l’acqua pulita senza andare in bancarotta.

Fortunatamente, alcune delle più brillanti menti del mondo sono al lavoro su una soluzione. USAID ha recentemente annunciato i vincitori del Premio Desal, facente parte di una competizione creata appositamente per incentivare all’inventare una soluzione di desalinizzazione economica per paesi in via di sviluppo. L’idea era quella di creare un sistema che potesse rimuovere il sale dall’acqua e soddisfare tre requisiti: la costo-efficienza, la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica.

I vincitori del premio da 140.000 $ è stato un gruppo del MIT e di Jain Irrigation Systems. Il gruppo ha presentato un metodo che utilizza pannelli solari per caricare una pila di batterie. Le batterie danno energia ad un sistema che rimuove il sale dall’acqua grazie all’elettrodialisi. A livello pratico, questo significa che il sale disciolto in particelle, in possesso di una leggera carica elettrica, emerge dall’acqua quando una piccola corrente elettrica viene applicata. In aggiunta all’eliminazione del sale (che rende l’acqua inutilizzabile per campi coltivati e per bere) la squadra ha inoltre applicato una luce UV per disinfettarel’acqua che passa attraverso il sistema.

Utilizzare il sole al posto di combustibili fossili per alimentare l’impianto di desalinizzazione non è un’idea totalmente nuova. Grandi impianti di desalinizzazione stanno venendo presi in considerazione in aree dove l’acqua stà diventando una risorsa sempre più scarsa come ad esempio il Chile e la California. Mentre i sostenitori sperano eventualmente di fornire l’acqua ad un gran numero di persone, la tecnologia è ancora costosa (anche se i prezzi stanno scendendo notevolmente) e richiede molta tecnologia alquanto avanzata.

In aree rurali o in paesi in via di sviluppo, la durabilità è la chiave, e tecnologie che richiedono costante manutenzione non durerebbero a lungo. Il gruppo del MIT/Jain e i loro concorrenti hanno testato i loro progetti al Brackish Groundwater National Desalination Research Facility in New Mexico, dove li hanno dovuti tenere accesi per 24 ore l’uno, rimuovendo il sale da 2.100 galloni d’acqua al giorno. Lo step successivo è il test in un ambiente più duro, esponendo gli impianti all’utilizzo di ogni giorno con contadini rurali in una zona dove l’USAID è attiva. Se tutto andrà bene, il sistema potrà provvedere abbastanza acqua per irrigare una piccola fattoria.

Fonte: popsci.com

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Ricercatori di un laboratorio di Berkeley hanno realizzato un sistema che tramite reazioni chimiche verdi alimentate a luce solare sequestrano CO2 dall’ambiente

 

 

Un nuovo sistema che utilizza luce solare per convertire diossido di carbonio in prodotti chimici utili a fabbricare plastiche biodegradabili, prodotti farmaceutici e combustibili liquidi. Il tutto è stato dimostrato da alcuni scienziati statunitensi.

Nel loro sistema ibrido, nanofili metallici e batteri lavorano insieme per mimare la fotosintesi – il processo utilizzato dagli organismi viventi per catturare energia dal sole e utilizzarla per produrre nutrienti a partire da diossido di carbonio e acqua.

Ma piuttosto che produrre nutrienti, questo sistema è stato progettato per utilizzare la luce del sole al fine di convertire le emissioni di diossido di carbonio e l’acqua in acetato – un mattone chimico da costruzione molto versatile che può venire utilizzato per sintetizzare molecole più complesse.

Anche se questa tecnologia è ancora piuttosto lontana dal poter essere commercializzata in modo redditizio, una sua versione futura potrebbe fornire una valida alternativa alla cattura e all’immagazzinamento della CO2, offrendo un’opzione pulita per impedire al diossido di carbonio di entrare nell’atmosfera.

Crediamo che il nostro sistema rappresenti un rivoluzionario salto in avanti nel campo della fotosintesi artificiale.

Il nostro sistema ha il potenziale per poter cambiare profondamente l’industria chimica e petrolifera in quanto potremmo produrre prodotti chimici e combustibili in modo totalmente nuovo e rinnovabile, piuttosto che estraendoli dalle profondità nel sottosuolo.

– Peidong Yang, chimico e capo ricercatore all’Università Californiana di Berkeley

Il sistema è composto da nanofili di silicio e titanio disposti verticalmente. Questi fili assorbono la luce del sole, la quale avvia il sequestro del diossido di carbonio. Questa struttura viene infatti popolata da batteri capaci di produrre enzimi conosciuti per la loro abilità nel catalizzare selettivamente la riduzione del diossido di carbonio.

 

Immagine SEM a sezione trasversale della struttura verticale di nanofili e batteri utilizzati in questo rivoluzionario sistema di fotosintesi artificiale

 

Per questo studio, la squadra ha utilizzato gli Sporomusa ovata, un batterio anaerobico che prende gli elettroni direttamente dall’ambiente circostante  e li usa per ridurre il diossido di carbonio.

Lo S. ovata rappresenta un fantastico catalizzatore per il diossido di carbonio in quanto produce acetato, un composto chimico intermedio molto versatile che può essere utilizzato per la produzione di una variegata gamma di composti chimici utili.

Siamo stati in grado di popolare uniformemente l’ambiente di nanofili con i batteri utilizzando semplicemente acqua con tracce di vitamine come unico componente organico.

– Michelle Chang, co-autrice dello studio di UC Berkeley

Una volta che il diossido di carbonio è stato ridotto dai batteri in acetato, E.coli geneticamente modificati vengono utilizzati per sintetizzare i prodotti chimici di riferimento.

 

 

La squadra ha raggiunto un’efficienza di conversione dell’energia solare dello 0,38 % in circa 200 ore sotto luce solare artificiale, un’efficienza paragonabile a quella di una foglia. Ma serve ancora ulteriore ricerca prima che il loro sistema possa risolvere il problema mondiale legato alle emissioni di diossido di carbonio.

Come molti ormai sanno, più diossido di carbonio immettiamo nell’atmosfera più la sua temperatura sale di conseguenza. I livelli atmosferici di diossido di carbonio sono ormai ai massimi livelli per quanto riguarda gli ultimi tre milioni di anni, risultato dovuto principalmente alla combustione di risorse fossili. Nonostante tutto, però, i combustibili fossili rimangono una risorse energetica significativa per il nostro prossimo futuro. Tecnologie in grado di sequestrare la CO2 prima che si diffonda nell’atmosfera vengono attualmente utilizzate ma richiedono che essa venga poi immagazzinata, una caratteristica che pone una sfida ambientale significativa.

La squadra afferma di star lavorando adesso ad un sistema analogo di seconda generazione, avente un’efficienza di conversione da energia solare a composto chimico del 3 %. Continuano affermando che se riusciranno a raggiungere un’efficienza del 10% in una maniera costo-effettiva, la tecnologia potrebbe venire commercializzata con successo.

I ricercatori hanno descritto il loro sistema nel giornale Nano Letters, pubblicato dalla American Chemical Society.

 

Fonti: sciencealert.com eurekalert.com pubs.acs.org

 

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

La nuova batteria agli ioni di alluminio può rimpiazzare molte batterie agli ioni di litio e alcaline ancor oggi in uso.

 

 

Gli scienziati dell’Università di Stanford hanno inventato la prima batteria di alluminio ad alte prestazioni. Ha una lunga durabilità, si ricarica velocemente ed è a basso costo. I ricercatori affermano che la nuova tecnologia offre un’alternativa sicura alle batterie commerciali attualmente diffuse.

Abbiamo sviluppato una batteria ricariabile che può rimpiazzare quelle attuali, quali le batterie alcaline ad esempio, dannose per l’ambiente e le batteria agli ioni di litio che occasionalmente possono prendere fuoco. La nostra nuova batteria non prenderà mai fuoco, nemmeno trapanandola.

Hongjie Dai, professore di chimica a Stanford

Dai e i suoi colleghi descrivono la loro nuova creazione in “Una batteria ricaricabile ultravelocemente agli ioni di alluminio” articolo pubblicato il 6 aprile sull’edizione online di Nature.

L’alluminio è stato a lungo un materiale attraente per quanto riguarda l’impiego nelle batterie, sopratutto per il suo basso costo, la bassa infiammabilità e l’alta capacità di immagazzinamento di energia. Per decenni, i ricercatori hanno tentato invano di sviluppare una batteria agli ioni di alluminio che potesse essere commercializzata. La sfida chiave da vincere consisteva nel trovare materiali capaci di produrre voltaggio sufficiente dopo ripetuti cicli di carica e scarica.

 

 

 

Catodi di Grafite

Una batteria agli ioni di alluminio consiste in due elettrodi: un anodo caricato negativamente fatto di alluminio e un catodo caricato positivamente.

Sono stati sperimentati catodi di diversi materiali. Abbiamo accidentalmente scoperto che una soluzione semplice consisteva nell’utilizzo della grafite, in pratica carbonio. Nel nostro studio, abbiamo identificato alcuni tipi di grafene che ci permettono di ottenere ottime prestazioni.

ha detto Dai.

Per il prototipo, la squadra di Stanford ha assemblato l’anodo di alluminio e il catodo di grafite assieme a un liquido ionico elettrolitico all’interno di un sacchetto ricoperto da un polimero flessibile.

L’elettrolita è in pratica un sale liquido a temperatura ambiente, quindi è molto sicuro.

– Ming Gong studente di Stanford co-autore dello studio

Le batterie di alluminio sono più sicure delle convenzionali batterie agli ioni di litio utilizzate in milioni di computer e cellulari al giorno d’oggi, ha aggiunto Dai.

Le batterie agli ioni di litio possono causare rischio d’incendio

Per fare un esempio, egli ha citato la recente decisione presa dalle compagnie aeree United e Delta di bandire i trasporti di stock di batterie agli ioni di litio sugli aerei passeggeri.

Nel nostro studio, abbiamo realizzato video dimostranti la possibilità di trapanare attraverso il rivestimento esterno della nostra batteria e continuare a farlo senza che ci sia rischio di sviluppare incendi. La batterie di litio possono comportarsi in maniera molto più imprevedibile, su un aereo, nella macchina o anche in tasca. A parte il discorso sicurezza, i nostri maggiori risultati però consistono nelle prestazioni di questa nuova batteria d’alluminio.

Per esempio la sua ricaricabilità ultra-veloce. Chi possiede uno smartphone sà che può richiedere ore caricare una batteria agli ioni di litio. Ma la squadra di Stanford ha riportato “tempi di ricarica straordinari” da meno di un minuto con il prototipo di alluminio.

La durabilità è un altro importante fattore, batterie di alluminio sviluppate in altri laboratori morivano abitualmente dopo appena un centinaio di cicli di carica/scarica. La batteria di Stanford è stata capace invece di durare più di 7.500 cicli senza sperimentare nessuna perdita di capacità.

L’autore ha scritto:

Questa è stata la prima volta dove una batteria agli ioni di litio a carica ultra-veloce è stata assemblata e testata con stabilità oltre svariate migliaia di cicli

In comparazione, una batteria agli ioni di litio abitualmente non supera i mille cicli.

Gong ha poi aggiunto:

Un’altra caratteristica della batteria d’alluminio  consiste nella sua flessibilità. Puoi fletterla e piegarla, ha quindi un’impiego potenziale nei dispositivi elettronici flessibili. L’alluminio oltretutto è molto più economico del litio.

 

 

Applicazioni

In aggiunta ai piccoli dispositivi elettronici, le batterie di alluminio potrebbero venire utilizzate per immagazzinare energia rinnovabile nella rete elettrica, ci dice Dai.

Le reti elettriche necessitano di batterie che possiedano un ciclo di vita molto lungo e che possano rapidamente immagazzinare e rilasciare energia. I nostri ultimi dati non ancora pubblicati suggeriscono che una batteria di alluminio possa venire ricaricata decine di migliaia di volte. E’ invece impensabile la costruzione di immense batterie agli ioni di litio da utilizzare allo stesso scopo.

La tecnologia agli ioni di alluminio offre oltretutto un’alternativa amichevole nei confronti dell’ambiente rispetto alle batterie alcaline usa e getta.

Milioni di consumatori utilizzano batteria AA e AAA da 1.5 volt. Le nostre batterie di alluminio generano circa 2 volt di elettricità. Nessuno ha mai raggiunto una cifra simile con l’alluminio.

Ma ulteriori miglioramenti saranno necessari per riuscira ed eguagliare il voltaggio delle batterie agli ioni di litio, aggiunge Dai.

Le nostre batterie producono la metà del voltaggio prodotto da una tipica batteria agli ioni di litio. Ma migliorando il materiale del catodo potremmo eventualmente incrementarlo assieme alla densità dell’energia immagazzinata. Per il resto la nostra batteria possiede già tutto quel che si potrebbe desiderare da essa: economicità, sicurezza, alta velocità di ricarica, flessibilità e un lungo ciclo di vita. Vedo un promettente futuro per questa nostra nuova batteria. E’ alquanto eccitante.

Altri collaboratori esterni dello studio affiliati a Stanford sono stati gli scienziati Mengchang Lin dell’Istituto Tecnologico di Ricerca Industriale di Taiwan, Bingan Lu dell’Università di Hunan e lo studioso Yingpeng Wu. Interni a Stanford citiamo invece Di-Yan Wang, Mingyun Guan, Michael Angell, Changxin Chen e Jiang Yang; nonchè Bing-Joe Hwang dell’Università Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Taiwan.

Il principale supporto per la ricerca è stato fornito dal Dipartimento Statunitense per l’Energia, dall’Istituto Tecnologico di Ricerca Industriale di Taiwan, dal Progetto sul Clima e l’Energia Globale di Stanford, dal ” Precourt Institute for Energy” di Stanford e dal Ministero dell’Educazione di Taiwan.

 

Fonte: news.stanford.edu

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

La maggior parte degli esseri umani ha 75 anni di età come aspettativa di vita.

Si tratta di 3.900 settimane. Ovvero di 27.000 giorni. 648.000 ore.

Spendiamo un terzo delle nostre vite dormendo, un numero che non è cambiato molto lungo i secoli.

Quello che è cambiato è cosa facciamo nella restante parte della giornata.

Come mostrano questi grafici, durante gli ultimi 150 anni, grazie all’irreprensibile ingegnosità e ingenuità dell’animale uomo, si è verficato un profondo cambiamento nel come utilizziamo le rimanenti ore di veglia.

Ci sono 168 ore in una settimana, 56 vengono spese per dormire, rimangono quindi 112 ore per tutto il resto.

150 anni fà, spendavamo 70 di queste ore lavorando.

Grazie ai miglioramenti fatti nella produttività negli ultimi 150 anni, le ore lavorative settimanali medie sono scese di circa 30 ore.

Questo notevole picco nelle ore lavorative ci ha reso disponibile moltissimo tempo libero.

Quindi cosa facciamo con tutte queste ore extra che la miracolosa produttività e progresso tecnologico ci hanno permesso di ottenere per noi stessi?

Li spendiamo guardando la televisione.

Secondo dati recenti, l’essere umano medio spende 4 ore al giorno, ovvero 28 ore a settimana, guardando la televisione.

Se quindi si vuole riassumere efficacemente il risultato del progresso umano negli ultimi 150 anni, possiamo farlo in questo modo: abbiamo ottenuto come massimo risultato il risparmio di ben ~30 ore di lavoro a settimana, e le usiamo per guardare la TV.

Fonte: uk.businessinsider.com

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