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Traduzione a cura di Denis Gobbi

 

I suoi sostenitori credono sia un’opportunità per realizzare una società del post-lavoro, dove le macchine pensano ai lavori pesanti e l’occupazione così come oggi la conosciamo diverrà una cosa del passato.

Può il ciber-lusso diventare la norma? Fotografia: Everett Collection / Rex Feature

Nel tempo in cui i robot affollano le linee di produzione delle fabbriche, algoritmi fanno sterzare le auto e schermi touchscreen sostituiscono le cassiere dei supermercati, l’automazione stà diventando il nuovo spettro della società. I robot, dicono, stanno arrivando a rubarci il lavoro.

Lasciateli fare, rispondono i comunisti di lusso.

I prati cibernetici e le macchine dall’amorevole grazia

Localizzato nello spettro politico dell’estrema sinistra futurista, il comunismo di lusso completamente automatizzato (fully automated luxury communism – FALC) mira ad imbracciare l’automazione nella sua massima estensione. Questo connubio potrebbe sembrare un ossimoro, ma è proprio questo il punto: tutto ciò che verrà etichettato come comunismo di lusso diverrà difficile da ignorare.

C’è una tendenza nel capitalismo ad automatizzare il lavoro, per tramutare processi prima eseguiti da esseri umani in funzioni completamente automatiche”

ci dice Aaron Bastani, co-fondatore di Novara Media, che aggiunge:

Riconoscendo ciò, l’unico obiettivo utopico potrebbe essere la completa automatizzazione di tutto e la comune proprietà di ciò che è automatizzato.

Bastani e i suoi compagni comunisti di lusso credono che questi tempi di rapido cambiamento siano un’opportunità per realizzare una società del post-lavoro, dove le macchine si occupino di tutti i lavori pesanti e degradanti non per profitto ma per la comunità.

Le nostre richieste potrebbero essere una settimana lavorativa di 10/12 ore, un reddito minimo di base garantito, un’abitazione garantita per tutti, così come l’educazione, la sanità garantite e così via. Ci potrebbe essere ovviamente del lavoro non automatizzabile che richiederebbe l’impiego di lavoro umano, come ad esempio il controllo qualità, ma sarebbe minimo.

L’umanità potrebbe avere le sue praterie cibernetiche, gestite da macchine dotate di amorevole grazia.

Prendiamo Uber per esempio, una gigantesca compagnia. La sua visione consiste nell’avere entro il 2030 questa enorme flotta di auto senza guidatore. Ciò non richiede di essere gestito da una compagnia privata. Perchè lo dovresti volere? A Londra abbiamo le Bici Boris. Perchè non dovremmo avere qualcosa di simile ad Uber con auto automatizzate senza guidatore, fornite a livello municipale senza un motivo di profitto?

E questo è solo l’inizio

L’ideologia nasce da un groviglio di andamenti ben studiati. Attualmente, il tasso di progresso tecnologico e produttività lavorativa stà aumentando, ma le retribuzioni stagnano e le aziende tagliano posti di lavoro. Recenti ricerche indicano che il 35% dei lavori nel Regno Unito sono “a rischio” di automatizzazione. I professori del MIT Erik Brynjolfsson e James McAfee argomentano persuasivamente nel loro spesso citato “La Seconda Era delle Macchine” che i robot sono solamente che all’inizio del loro impatto sull’economia.

I prati cibernetici dell’umanità saranno gestiti da macchine dall’amorevole grazia. Fotografia: HD Wallpaper

Gli automi di nuova generazione offrono un numero di vantaggi tali da promettere l’obsolescenza della fatica, annoverando tra i fattori chiave strumenti come la stampa 3D e algoritmi abbastanza intelligenti da poter essere scambiati per esseri umani. Un era di abbondanza spalleggiata dalle macchine sembra profilarsi proprio dietro l’angolo.

Non stò dicendo che ci siamo già dentro, anche se in alcuni settori certamente lo siamo. Prendete per esempio al distribuzione di contenuti audio/video, abbiamo raggiunto la post-scarsità in questo settore. Ovviamente Spotify, iTunes o Wikipedia non sono modelli che creano cibo e sostentamento diretto per le persone. Tuttavia la speranza sussiste nel pensare che questa sia la testa di ponte emergente di un set di tendenze riguardanti il software e anche, a breve, l’hardware. Perchè queste sono le aspettative che accompagnano la fabbricazione libera di oggetti solidi, la stampa 3D, la biologia sintetica.

Bastani non è solo nell’evangelizzare un’era di ciber-lusso di massa. Membri del gruppo di sinistra Piano C diffondono lo slogan “Lusso per tutti” nella loro propaganda e nel loro ben progettato Tumblr, Comunismo di Lusso, mostrano simpatiche idee adottate anche nel corso di proteste studentesche.

Allo stesso modo, Brynjolfsson non trova l’idea di un lusso popolare automatizzato bizzarra. Al contrario.

Un mondo di abbondanza incrementale, anche di lusso, non solo è possibile, ma probabile. Molte delle cose che consideriamo necessità oggi come il servizio telefonico, le automobili, il sabato libero, erano beni di lusso in passato.

Nel comunismo di lusso totalmente automatizzato si tratterà di occupare il panificio piuttosto che rubarne il pane. Fotografia: Bettmann/Corbis

La tecnologia può creare enorme abbondanza, ma la strada verso di essa potrebbe essere molto tortuosa perchè gli esistenti modelli di business e i metodi di creazione del valore vengono destabilizzati

Il Comunismo di Lusso Britannico

Il comunismo di lusso britannico sviluppa le sue radici a partire dai movimenti di protesta a metà del primo decennio di questo secolo, secondo Piano C, quando i suoi membri mostrarono il loro slogan “Lusso per tutti” ad una manifestazione di Berlino.

Ci sembra che questa domanda ben riassuma gli obiettivi di un movimento comunista moderno

– affermano i membri di Piano C.

Essi traggono i loro principi dalla trilogia fantascientifica “Marte Rosso” di Kim Stanley Robinson, dove un’utopia socialista si stabilisce sul pianeta rosso. Anche “Un Linguaggio Modello” fù una fonte d’ispirazione, un pamphlet utopico degli anni ’70 scritto da tre architetti. Bastani sostiene che la sua concezione di FALC è basata su di una moderna lettura del Capitale e di Gundrisse di Karl Marx.

Ovviamente, la storia è disseminata di impronte digitali di tecno-utopie irrealizzate e società libere dal lavoro usurante. Pensatori che vanno da Marx a Bertrand Russell furono certi che scienza, tecnologia e cooperazione umana fossero al punto di svolta necessario a liberare l’umanità dalle catene del lavoro.

La visione di dare a molti, se non addirittura alla maggior parte dei cittadini carichi di lavoro drasticamente ridotti è un concetto molto vecchio nei pensieri e negli scritti utopici.

afferma Howard Segal, professore di storia della scienza e della tecnologia all’Università del Maine e autore di Utopie: Una Breve Storia.

Egli punta l’attenzione verso l’armata industriale di Guardando Indietro (Looking Backguard – 1988) di Edward Bellamy e agli scritti dei tecnocratici del medio ‘900. Ma il comunismo di lusso forse trova una corrente culturale analoga e più recente in serie TV fantascientifiche come Star Trek, con i suoi replicatori e politici egalitari, o ancora nelle opere di Iain Banks legate all’universo culturale high-tech post scarsità (The Culture).

Eventualmente, Bastani vede il FALC raggiungere un obiettivo molto vicino a questi esempi – una società con controllo collettivo sui suoi mezzi ad alta tecnologia riduci-lavoro. Prevede anche quali piccoli lavori saranno necessari in futuro, come la continua ottimizzazione di stampanti 3D e robot per l’agricoltura. Essi saranno organizzati in modo simile a come oggi gli editori di Wikipedia gestiscono il loro dominio in modo decentralizzato e non gerarchico.

Ma prima di tutto ciò, e sopratutto in modo da poterci arrivare, esso spera di usare l’etichetta del comunismo di lusso come bandiera per convertire tutti alla causa. Tutto questo ha a che fare con la politica.

Considerate la canzone del rapper di Atalanta Migo, “Versace”, Migo dice:

Ottieni questi video che i bambini amano, dove è tutto completamente bizzarro, lusso ovunque. La storia del capitalismo ripete che se tu lavori duramente e giochi secondo le regole puoi ottenere tutto questo, il che è ovviamente una stronzata. Ma se tu dici hei guarda! se vuoi tutto questo, quello che ti serve è occupare i centri di produzione. Ci serve ottenerne l’automazione e subordinarla ai bisogni dell’essere umano, non al bisogno di profitto. Si tratta di occupare il panificio, piuttosto che rubarne il pane

Ovviamente presumendo siano i robot a dover impastare.

Fonte: theguardian.com

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Firenze, Italia. – Rifiutandosi di fare da ago della bilancia, rinunciando a 42 milioni di euro in rimborsi elettorali e chiamando l’arresto di Berlusconi, il Movimento 5 Stelle italiano (M5S) ha continuato a dominare la scena mediatica fin dalle elezioni politiche dove ha drammaticamente conquistato il terzo posto.

Ora, mentre i tre maggiori partiti tentano di formare un governo dopo delle elezioni che non hanno portato a nessun polo maggioritario, il M5S, guidato dal comico Beppe Grillo, sta portando alla ribalta nel dibattito politico principale un nuovo concetto economico: la decrescita.

“Vogliamo un governo che abbia come priorità l’acqua pubblica, la decrescita e una mobilità intelligente”

afferma Vito Crimi, leader del M5S al Senato Italiano in un’intervista al Corriere della Sera, accennando alle prossime battaglie del movimento.

Decrescita VS Crescita

Decrescita VS Crescita

I sostenitori del movimento della Decrescita considerano il corrente pensiero economico come poggiante su di un paradigma che recita: il benessere di una nazione di una nazione può essere misurato solamente in termini di crescita economica. Le teorie della Decrescita, spesso descritte come anti-consumiste e anti-capitaliste affermano che la diminuzione della produzione e conseguentemente del consumo permettono lo sviluppo di una società più sana.

Maurizio Pallante, fondatore e presidente del Movimento della Decrescita Felice in Italia dichiara:

“La decrescita consiste in una selettiva diminuzione della produzione inutile, limitando lo spreco nel processo di produzione: noi puntiamo alla sovranità alimentare e all’indipendenza energetica. Solo attraverso la migliore qualità della vita, un fattore che va ben oltre il PIL, si può quantificare il benessere di una nazione.”

Il movimento, attingendo alle idee portate avanti dal francese Serge Latouche, dichiara che applicando queste metodologie potremmo alleviare, se non curare, la malattia che affligge l’Italia: la disoccupazione. Secondo l’Istat (Istituto Nazionale Italiano di Statistica) circa 3 milioni di persone ad oggi risultano disoccupate – un incremento di 550’000 persone dalla fine del 2011 – su un totale di 60 milioni di abitanti.

Pallante asserisce:

“Se fossi Ministro dell’Economia, orienterei tutti i prestiti e le sovvenzioni nella riduzione degli sprechi dal punto di vista della produzione di energia nell’edilizia e nell’agricoltura, sostenendo progetti che generano circoli virtuosi per l’economia locale, investendo nella ricerca favorendo innovazioni tecnologiche che riducano il consumo di energia e risorse, spostando così l’occupazione verso questi settori.”

Alcuni associano il movimento della Decrescita allo sviluppo sostenibile, ma i sostenitori di queste due correnti di pensiero non sempre si vedono di buon’occhio l’uno con l’altro.

Giovanni Andrea Cornia, professore di Sviluppo Economico all’Università di Firenze critica:

“Piuttosto che di decrescita parlerei di un modello di sviluppo sostenibile che consenta una crescita sostenibile economicamente, ambientalmente e socialmente parlando.”

Il professor Cornia è uno dei 20 membri della Commissione per le Politiche dello Sviluppo alle Nazioni Unite, che tenta di stabilire un modello di sviluppo economico desiderabile e flessibile. Cornia sostiene che i problemi devono essere considerati globalmente nel loro insieme e non solo a livello locale a causa della globalizzazione internazionale economica e finanziaria:

“Io critico Latouche quando afferma che noi, i paesi ricchi, dovremmo decrescere per fare spazio ai paesi più poveri. Io credo al nostro intreccio con questi stati meno sviluppati: importiamo materiali grezzi da loro, quindi se riduciamo il consumo dei nostri beni è necessario implementare politiche che incrementino i prezzi di quello che ci esportano, altrimenti andremo incontro ad altri problemi ancora.”

Globalizzazione

Globalizzazione

Cornia prosegue:

“Io credo che il sistema economico sia artificialmente deformato a causa dei bisogni indotti dalla macchina pubblicitaria, ma dobbiamo tenere in considerazione le ricadute occupazionali delle nostre politiche. Se smettiamo di produrre beni di cui possiamo fare a meno, una larga fetta di persone rimarrà a casa. Chi emana leggi in proposito deve tenere conto di questi fattori . È necessario intervenire per migliorare la redistribuzione della ricchezza, la regolamentazione del settore finanziario e la tutela dell’ambiente.”

Fonte: theepochtimes

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A cura di Tiziana Ronchietto

L’uomo è un massimizzatore di ideali, non di profitto!

Al contrario di quello che comunemente si pensa, il denaro non crea un valido meccanismo motivazionale.
Una ricerca di anni svela la sorprendente verità su cosa realmente ci motiva e smentisce clamorosamente il luogo comune che vede l’uomo facilmente manipolabile, prevedibile e portato a produrre risultati direttamente proporzionali al compenso.

E’ stato fatto un eloquente esperimento su un gruppo di studenti del MIT: venivano proposte delle prove di vario genere e il loro superamento era incentivato da tre livelli di compenso in denaro (basso, medio, alto) proporzionato alle prestazioni; praticamente veniva messo in atto il paradigma socio-economico che ci domina e che sembra essere l’unico possibile per far funzionare la società.

Ebbene, solo i compiti meccanici, ossia quelli elementari e lineari, hanno risposto positivamente allo stimolo “denaro”, ma per tutte le attività che comportavano il funzionamento delle capacità cognitive, ovvero un coinvolgimento personale concettuale e creativo, il meccanismo ricompensa/prestazione falliva miseramente e addirittura si invertiva (più alta era la ricompensa minori erano i risultati).

La prova venne ripetuta a Madurai, una cittadina rurale dell’India, un contesto sociale completamente diverso dal precedente.
Risultato: chi aveva avuto l’offerta del compenso medio non aveva fatto meglio di chi si era visto proporre il compenso più basso, ma, la cosa strabiliante fu che chi aveva avuto l’offerta del premio più alto aveva prodotto i peggiori risultati di tutti.
Il test è stato ripetuto molte volte (sempre con identici risultati) ed ha quindi valenza scientifica.

Tutto questo sembra bizzarro? La situazione della nostra società, guidata dalla legge economica dell’incentivo monetario, non riconferma forse perfettamente il risultato del test?

Si scopre ufficialmente che i migliori risultati, nonchè la maggiore soddisfazione personale (qualcuno la chiama anche felicità…) sono raggiunti grazie a tre fattori:
Autonomia (decidere da soli), Padronanza (la spinta a migliorarsi), Scopo (dare il proprio contributo a qualcosa che abbia un significato profondo).
Sono le finalità elevate a rendere talentuose e felici le persone e a far fiorire e prosperare le organizzazioni (se volete ancora chiamarle “aziende”).

Bisogna assolutamente acquisire e diffondere la consapevolezza che abbiamo un istinto profondo volto ad imparare, migliorarci e perfezionarci se solo si smette di essere manipolati col denaro e se si viene trattati come persone… È SCIENZA!

ORIGINALE, IN INGLESE

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DOPPIATO IN ITALIANO (AMATORIALE)

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Traduzione a cura di Vincenzo BarbatoDaniel Iversen e Juan Matus

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The Lights in the Tunnel (le luci in fondo al tunnel) di Martin Ford esplora le implicazioni della crescente automazione nel mondo del lavoro.
Il libro inizia con un preambolo sull’economia mondiale e di come essa cambierà all’aumentare dell’automazione, che a sua volta eliminerà il lavoro umano.
Con una logica efficace e alcune indiscutibili evidenze, nel libro vengono fatte notare alcune credenze comuni.
Questo non è qualcosa che possiamo permetterci di ignorare.
Anche senza gli attuali rapidi progressi nella tecnologia o nel campo dell’intelligenza artificiale, l’automazione sta per avere effetti significativi sulla società, e accadrà prima di quanto pensiate.

La realtà dell’automatione

Qui non si tratta di fantascienza. Racconti bizzarri su androidi intelligenti che realizzano ogni nostro desiderio sono le ultime delle nostre preoccupazioni.
L’automazione è fatta per sostituire i lavoratori in molte aree con minimi progressi tecnologici.
Gran parte di queste sostituzioni sono semplicemente una questione di pianificazione.
Col profitto come incentivo è solo una questione di tempo.
Magari potreste anche essere rassicurati dalla convinzione che “i robot non riescono a fare tutto“, oppure che fino al giorno in cui non prenderanno tutto il lavoro, o forse proprio il vostro, non dovete preoccuparvene.
Sbagliato.
L’intero sistema consumistico dipende dalla maggioranza che ha un posto di lavoro. Vi è infatti un punto di svolta, un punto in cui non ci saranno abbastanza persone con un reddito per sostenere il nostro attuale sistema.

Il punto di svolta

In assenza di acquirenti, non ci possono essere venditori. La mancanza di fiducia dei consumatori si tradurrà in minor domanda e le imprese saranno meno propense ad assumere altro personale. L’economia si imbarcherà in una spirale di disoccupazione.
Questo, ovviamente, non è solo un problema per il lavoratore medio, ma anche per l’élite ricca, che non avrà più un mercato da portare avanti per fare la sua fortuna.
Non solo avere un minor numero di lavoratori è un danno per l’economia, ma con un calo massiccio delle entrate fiscali sul reddito, anche i servizi pubblici sono destinati ad essere duramente colpiti dallo tsunami della disoccupazione.
Nessuno sarà al sicuro. Nemmeno i lavori sottopagati in paesi come India e Cina potranno sostenere il livello di crescita una volta che l’automazione sarà una parte considerevole, sia perchè, in primo luogo, fanno affidamento sulla prosperità dell’Occidente, ma anche perché il loro lavoro sarà soggetto all’automazione, sia a casa loro che nei paesi sviluppati.
Poi c’è l’idea sbagliata della “fallacia luddista“, la convinzione che l’economia creerà nuovi posti di lavoro e l’avanzare della tecnologia continuerà a creare nuove industrie per i lavoratori sfollati.
Martin Ford argomenta in ultima analisi, che l’incremento dell’automazione invaderà molte di quelle industrie che tradizionalmente sono affollate di manodopera. Egli sostiene, inoltre, che eventuali nuove industrie create con i suddetti progressi, probabilmente non avranno molto lavoro umano, si concentreranno maggiormente sul capitale e attrezzature costose: prendete come esempio il personale estremamente ridotto di Google rispetto al suo reddito.
Pertanto, il nostro destino è segnato: l’idea che ogni persona debba “guadagnarsi da vivere con il sudore sulla fronte” è del tutto obsoleta e, ironia della sorte, è il capitalismo che ci ha portato a questa transizione.

$chiavitù

C’era un punto interessante nel libro: il concetto di “lavoro libero”.
La tratta degli schiavi in America è andata avanti per oltre 200 anni. Ha reso gli schiavisti ricchissimi, aldilà delle loro aspettative, mentre i bianchi poveri, incapaci di competere contro il “lavoro libero”, vivevano in condizioni di estrema povertà. Ma come ha fatto questo sistema a perpetuare per 200 anni con tale povertà? Bene, le colonie di schiavi si basavano sulle esportazioni. C’era un flusso costante di nuovi capitali dall’estero.
Un sistema che dipende dalle risorse esterne può solo aumentare la prosperità finché queste saranno abbondanti. Oggi noi viviamo nell’illusione di una negoziazione separata tra paesi, ma in sostanza, il mercato è tutto il mondo, quindi in realtà non c’è nessuno a cui esportare. In questo caso, lo “sviluppo” può provenire solo dall’interno del sistema, con un maggiore uso delle risorse limitate della Terra, ivi compreso il lavoro.
Oggi, gli schiavi siamo noi. Anche se veniamo pagati, i nostri soldi sono un semplice mezzo per guidare il sistema del consumo. Questo è ciò che permette ai produttori di crescere e all’inzio suonava come una cosa buona. In sostanza, le multinazionali ci danno valore.
Il problema diventa evidente quando ci rendiamo conto che il sistema dipende da noi più di quanto noi dipendiamo dal sistema.
Il lavoro delle classi lavoratrici alimentano questo apparato. E’ per questo, in effetti, che siamo costretti a lavorare.
Abbiamo bisogno di consumare per vivere, ma per consumare dobbiamo lavorare. Questo sistema, in cui i produttori sono anche i consumatori, per funzionare si basa su se stesso per funzionare. La produzione guida il consumo e viceversa. Rompete questo ciclo e il sistema diverrà inefficiente

Un mondo senza lavoro

L’automatizione separerà la produzione dal consumo. I beni potranno ancora essere prodotti, senza tuttavia che ci sia un modo per permetterceli, dato che non avremo posti di lavoro.
Come possiamo avere produzione se non c’è nessuno che consuma?
Mentre Martin Ford fa un grande lavoro nell’individuare i problemi dell’automazione per l’economia attuale, la maggior parte delle sue soluzioni sono fondamentalmente errate. Un suo suggerimento è un sistema di governo welfare alla “Robin Hood”, che tassa i produttori per consentire alle persone di continuare a consumare. Ford afferma che anche il libertario più incallito dovrà concordare con questo, in quanto senza questa riforma, non ci sarà mercato al quale ogni azienda potrà vendere i suoi beni.
Egli spiega, inoltre, che in questo sistema ci sarebbero ancora incentivi per le persone a far del bene per la società e il capitalismo continuerebbe a premiare coloro che diventano i migliori produttori.
Tuttavia, appare subito chiaro che nelle soluzioni suggerite dall’autore molti dei problemi del capitalismo (crescita inarrestabile, comportamento in sé aberrante, ricchezza distruttiva, ecc) non vengono ancora affrontati.
Inoltre, la sua argomentazione si basa sulle ipotesi che il consumo sia necessario per la crescita e che questa sia necessaria al progresso. Questa è una visione molto ristretta. Credere che il consumo sia un fattore necessario al progresso è un presupposto sterile, e come sappiamo tutti, la crescita per il bene della crescita è un’ideologia cancerogena.
Indipendentemente dai suggerimenti di Martin Ford, non possiamo ignorare la più urgente implicazione della separazione del lavoro dal ciclo “produzione/consumo”, ovvero l’eliminazione del presupposto che tutti debbano lavorare .
Si tratta di un concetto profondo che avrà implicazioni significative sulla società. Senza un lavoro, come si fa a sopravvivere? Se non tutti lavoreranno, perché dovrebbe farlo una fetta della società? Non sarebbe giusto se qualcuno avesse un impiego salariato e altri no.
Che cosa facciamo quando la mancanza di lavoro si combina con la tecnologia e rimuove il nostro obbligo a lavorare?
Ad esempio quando i nostri servizi essenziali saranno alimentati gratuitamente da fonti di energia rinnovabili, quando ci saranno aziende agricole ed edìli completamente automatizzate e altro ancora, dove quindi le masse si renderanno improvvisamente conto che l’impiego non sarà più obbligatorio, vedremo un vicino e istantaneo collasso dell’economia basata sul lavoro.
Questi imminenti punti critici ci costringeranno a ripensare al ruolo degli esseri umani nell’economia. Questa è forse la questione più urgente nella nostra transizione verso un nuovo tipo di economia.
Fortunatamente, il mondo sta cambiando. Sta cambiando velocemente. Stiamo vedendo sempre più possibilità, innovatori, idee emergenti. Internet sta completamente aprendo nuovi scenari sui paradigmi economici. I movimenti si stanno formandoaffinché non partecipino più al sistema economico attuale. La tecnologia permette agli utenti di manipolare il sistema per i propri fini. Alcuni hanno suggerito l’eliminazione del denaro.
Lo spostamento verso un nuovo sistema, uno in cui produttori e consumatori non sono la stessa cosa e in cui i lavori non sono più obbligatori, è già in corso.
Cosi come la nostra sopravvivenza dipende dalla nostra occupazione lavorativa, è fondamentale che questo passaggio avvenga dal basso.

Link a supporto dell’articolo.
http://goo.gl/Hc6uJ
http://goo.gl/tYWRK
http://goo.gl/CTRzh
http://goo.gl/GXjbl
http://goo.gl/zxFbz
http://goo.gl/w1dz3
http://goo.gl/h0UN9
http://goo.gl/OaD8b
http://goo.gl/cKtjM
http://goo.gl/69P7R
http://goo.gl/6YJYe
http://goo.gl/gXbYa
http://goo.gl/yvcuJ
http://goo.gl/b8EnA
http://goo.gl/yorsZ
http://goo.gl/DfpqQ
http://goo.gl/USR2u
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http://goo.gl/ooGbg

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IL PINGUINO CAMBIERA’ IL MONDO (L’Espresso, 24.11.2011)

 

Article cropped by Michele Peghini

IL capitalismo sta fallendo perche si è basato su una filosofia egoista e rapace. Ma il futuro è il modello aperto e sociale di Linux.
Parla il teorico dell’economia condivisa.

(L'Espresso, 24.11.2011)

Fonte: L’Espresso (cartaceo)

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