Archivio per ottobre, 2011

Arabi tra rivoluzioni, controrivoluzioni e guerre NATO.

by Denis Gobbi

L’ultimo documentario di Fulvio Grimaldi: preciso, accurato, dirompente come sempre. Erano anni che non piangevo, e questo documentario me l’ha fatto fare. Prego a chiunque lo veda di diffonderlo ovunque, sui social network, nei proprio blog/siti ma, cosa più importante: lo masterizzi e lo doni alle persone, organizzi eventi e lo proietti in piazza, lo trasmetta e traduca in altre lingue a cittadini di altri paesi.

Tutti i cittadini, specialmente dei paesi membri della NATO, devono sapere di cosa si sono macchiati, di cosa si sono resi complici.

Il documentario in migliore qualità è ordinabile scrivendo alla seguente mail: visionando@virgilio.it

O scaricabile tramite rete ed2k cliccando QUI e scegliendo di aprire il link con eMule

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 Traduzione a cura di Daniel Iversen 

Durante la nostra live-chat con Jeremy Leggett di Solarcentury, abbiamo discusso del ponte solare di alto profilo al quale la sua ditta sta prendendo parte alla costruzione nel cuore di Londra, proprio mentre stiamo parlando.

Questo è solo un esempio, dice Jeremy, su come il trasporto sostenibile e l’energia pulita possano andare di pari passo con risultati incredibili.
Per illustrare il suo punto di vista, ha tirato fuori una storia che in qualche modo è sfuggita agli editori di Treehugger fino ad ora.

La compagnia ferroviara tedesca, la Deutsche Bahn, si è posta l’obiettivo di aumentare il consumo di energie rinnovabili dal 20 % di adesso, passando dal 28 % prima del 2014 , fino a un 100 % nel 2050.

Con il suo 20 % di energia prodotta dalle rinnovabili, la Germania è già un leader mondiale in questo settore  e recentemente sono passate delle leggi ancora piu decise e mirate nel supportare l’industria delle energie pulite.

Mentre l’Agenzia Federale dell’ambiente ha sostenuto che il paese potrebbe raggiungere il 100 % delle rinnovabili entro il 2050, l’obiettivo ufficiale tedesco resta quello di arrivare all’80 %: questo fa di questa notizia – che venne riportata nel New York Times un pò di tempo fa – ovvero che la Deutsche Bahn (DB) voglia raggiungere il traguardo del 100 %, un passo estremamente importante nella marcia verso la rivoluzione delle energie pulite che è attualmente in corso (chiamata da alcuni celebri economisti quali Jeremy Rifkin la “Terza Rivoluzione Industriale”).
E’ interessante notare che Hans-Jürgen Witschke (amministratore delegato di Deutsche Bahn Energie, che fornisce energia elettrica per i treni DB) ha dichiarato che è stata una richiesta del mercato a portare a questa decisione:

“La tutela dell’ambiente è diventata una questione importante nel mercato e in particolare nel settore dei trasporti “, dice Hans-Jurgen. “Anche se avere più rinnovabili costerà un po ‘di più, questi possono essere contenuti con un mix energetico intelligente e tempi ragionevoli. Siamo sicuri che la riduzione delle emissioni di CO2 ci darà un vantaggio competitivo.”

Naturalmente, data la reale possibilità che i combustibili fossili potrebbero iniziare a far pagare per i loro effetti negativi, e il picco del petrolio potrebbe spingere il prezzo alle stelle, resta da vedere se il suggerimento del signor Witschke riguardo al maggior costo dell’energia pulita sia effettivo anche nel lungo periodo.

Una cosa però è certa. Quando una società che usa il 2 % dell’energia elettrica tedesca ha delle ambizioni, degli obiettivi a lungo termine per l’acquisto di energie rinnovabili, manda un messaggio importante ai governi, ai consumatori e ai mercati,  indicante che l’energia pulita sta diventando una pedina sempre piu importante.

Fonte: treehugger

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by Denis Gobbi 

Premessa: Non tutto è andato per il meglio, ovvero, ho saltato una tappa (la manifestazione del 15 Ottobre), ma almeno quello a cui ho partecipato è stato estremamente positivo!.

Conferenza: cos’è il denaro

Viaggio tranquillo in treno, nulla di particolare da segnalare, il nuovo Cirolo Ricreativo Culturale Solidale di Verona (CRCS) mi è sembrato davvero un buon posto per organizzare una conferenza, seppur abbia appena aperto. C’era solo il compressore del bar che faceva casino di tanto in tanto, aggravata la situazione poi dall’assenza di un microfono, ma per fortuna il pubblico è rimasto (mediamente) silenzioso e la stanza non immensa ha permesso a tutti di sentire e capire ogni singola parola del relatore Enrico Caldari. Merito anche suo e del magnifico modo di presentare che possiede, le oltre 2 ore di conferenza sono volate dall’inizio alla fine non risultando mai noiosa.

Ma chi è Enrico Caldari? Enrico è direttore commerciale e marketing di eXtrapola, una società dedita ad offrire servizi per il monitoraggio delle risorse online. Ha iniziato il suo percorso professionale maturando una significativa esperienza nel giornalismo online e nella ricerca socio-politica all’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna. E’ stato Assessore allo sviluppo economico e promozione turistica del Comune di Gradara. Enrico si è laureato con lode in scienze statistiche presso l’Università di Bologna e ha un dottorato di ricerca in sociologia presso l’Università di Trento. Parla francese e inglese. Nel suo tempo libero, si dedica anche allo studio dell’economia e del sistema monetario, dalle sue origini fino al giorno d’oggi.

Di seguito il  video della conferenza quasi integrale,  una parte di massimo 20 minuti oltre a questo è rimasta corrotta (non ho ancora capito il motivo) perciò manca un pezzettino passata la prima mezz’ora, portate pazienza… appena ne avrò la possibilità, vedrò di dotarmi di un’attrezzatura più decente 😦

Dall’attenta ed accurata analisi di Caldari che parte fin dalle origini dell’attuale sistema monetario arrivando ai giorni nostri, traspare un sistema corrotto e perverso, che poggia le sue basi sullo sfruttamento e manipolazione della crescita economica tramite l’emissione di più o meno moneta da parte delle banche centrali Fed & BCE che si sono progressivamente sostituite alle vecchie banche centrali nazionali di proprietà pubblica per cadere in mano a privati. Non si sono fermate davanti a nulla, eliminando i politici che invano tentarono – a volte riusciendoci pure seppur solo temporaneamente – a far ritornare la sovranità monetaria in mano allo stato. Ma oltre a tutto questo, spiegato da Enrico in modo molto semplice e comprensibile da tutti arricchendo con esempi illuminanti, grafici ben rappresentati e fonti per ogni dato ed affermazione, egli offre anche una possibile soluzione.

L’inflazione, si genera principalmente non quando l’offerta di denaro è superiore al necessario (questo è quello che ci vogliono far credere le istituzioni bancarie e che ci ripetono continuamente), ma quando l’offerta non incentiva più allo sfruttamento delle risorse (perchè, spiega Caldari durante la conferenza, il denaro funge anche da INCENTIVO per la creazione di ricchezza, che sono i beni reali, le risorse del pianeta reali… e non il denaro stesso, che nel nostro sistema è diventato da strumento di misurazione del valore a risorsa considerata erroneamente “intrinseca”, causando tutti questi perversi effetti negativi nella società) a causa di una loro scarsità.

La soluzione? : far ritornare la sovranità monetaria in seno agli stati nazionalizzando le banche mediante un profondo pacchetto di riforme economiche, detestare il debito economico che pesa sull’Italia sul modello di quanto hanno già fatto Ecuador e Islanda (almeno in parte), adottare nuovi indici di sviluppo adatti invece che insistere nell’usare l’obsoleto ed assurdo PIL, e legare l’emissione di moneta alle reali risorse disponibili nell’ambiente e sfruttabili dalla società senza far andare il saldo tra risorse estratte e rigenerate dal pianeta in negativo.

Solo con una transizione simile, si potrà passare ad una economia basata sulle risorse in modo graduale e non traumatico, arrivando a soddisfare i bisogni di tutti, raggiungendo un equilibrio naturale sul pianeta (vedi Steady State Economy, per ulteriori dettagli), migliorando il tasso di crescita delle risorse naturali, la crescita culturale delle persone ed infine il denaro stesso.

L’evento fà parte di una serie di conferenze che Caldari stà effettuando in tutta italia, organizzate e sponsorizzate da Zeitgeist Movement Italia in modo totalmente gratuito, per ulteriori informazioni seguite il suo “blog” ovvero la sua pagina di facebook: KaldariReport.

Chiusa la parentesi riguardo la conferenza, non sono riuscito ad andare a Roma per vari motivi, tra il fatto che sono andato a dormire alle 2 di notte passate (ho cenato con Caldari ed amici del Movimento Zeitgeist Italia dopo la conferenza) e che per andare a fare ipoteticamente l’autostop dovevo alzarmi presto (verso le 5 di mattina contando il tempo necessario a fare colazione, prepararmi e farmi accompagnare ad un casello), TROPPO presto. Ma perchè l’autostop vi starete domandando, ebbene, i pullman erano già tutti pieni e non ho trovato nessuno che mi desse un passaggio come speravo. Pazienza, sarà per la prossima! Inizialmente ho valutato di andare a Milano via treno, ma mi è sembrata una cosa organizzata al volo e non autorizzata come manifestazione dalla loro pagina evento su facebook, perciò ho deciso che non ne valeva la pena. Allo stesso modo il biglietto per Roma sola andata costava più di 70 euro, TROPPO a mio parere.

Manifestazione 15 Ottobre


Una considerazione su questa giornata a Roma
però la faccio, da quanto ho seguito da stream internet, TV (limitatamente, dato che estremamente zeppa di presentatori, opinionisti ed invitati ignoranti o manipolati), e dai miei contatti… Quoto dal mio stream di Google +:

“Solo un membro di sel ha perso 3 dita per colpa di un petardo lanciato da un black bloc per fortuna. Onore anche ai ragazzi di sel e agli altri manifestanti pacifici che hanno tentato di fermare i violenti! Comunque da quello che ho sentito, si parla di 400.000 manifestanti (numeri da CAPOGIRO secondo me che stanno apposta nascondendo in tv tramite questo show dei black block) contro “soli” 500 violenti. Cosa ci voleva ad arrestarli se pure i manifestanti pacifici gli erano contro? non si sarebbe scatenato nulla, ma si sarebbe ripristinato l’ordine. Ai black bloc gli è stato lasciato fare tutto quello che volevano, spaccare, incendiare, lanciare, bruciare roma. O abbiamo delle forze dell’ordine che sono da rinominare in forse del DISordine, o abbiamo veramente delle forze dell’ordine inutili ed incompetenti.”

Le forze dell’ordine hanno il dovere di garantire ai manifestanti il diritto di manifestare in modo pacifico, isolando i violenti ed arrestandoli. Era davvero così difficile da fare? Invece ci sono stati soli 12 arresti, su più di 500 violenti. Molti ora in rete e non solo cominciano a  chiamare “irresponsabili” gli indignados italiani che invece sono gli unici che si sono prodigati nel tentare di fermarli. In realtà, io chiamarei irresponsabili le forze dell’ordine che tanto inutili si sono dimostrate quest’oggi a difendere una città bella come Roma ed il popolo che manifestava in essa la sua indignazione, di fronte a questo sistema economico e a questa classe politica vergognosa ed inadatta a gestire una società così evoluta e complessa com’è quella di oggi.

Da tutte queste coincidenze, non è difficile fare 1+1, e viene seriamente il dubbio che in tutto ciò ci sia lo zampino dell’attuale governo, queste immagini, da sole, dicono più di mille parole:

Da un’intervista del 2008 a Cossiga, tratta dalla rassegna stampa del sito del Governo Italiano.

Da un’intervista del 2008 a Cossiga, tratta dalla rassegna stampa del sito del Governo Italiano.

 il titolo de “Il Giornale” questa mattina…

il titolo de “Il Giornale” questa mattina…

Lascio a voi le conclusioni. La batosta d’immagine comunque, alla sinistra, sta bene… visto che non perdono occasione per manipolare questo genere di manifestazioni. Ho sentito diversi esponenti in particolare di Rifondazione su rainews, dichiarare che questa è una manifestazione “di sinistra”… assurdità dato che è prettamente APOLITICA. Invito i partiti a stare alla larga, la prossima volta. Che gli serva di lezione.

Un consiglio, in ultima istanza, per le prossime manifestazioni e chi le organizza: SERVIZIO D’ORDINE è una parola chiave da tenere bene a mente, con una migliore organizzazione sicuramente si sarebbero limitati i danni, visto che oramai della polizia non ci si può più fidare.

Fonti: reset-italia

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 Traduzione a cura di Daniel Iversen

Brian Hare, professore assistente di biologia presso la Duke University, trascorre molti mesi all’anno nella Repubblica Democratica del Congo, a studiare i bonobo. Brian si concentra sul loro comportamento, e specialmente su come risolvono i loro problemi e interagiscono con gli altri esemplari della stessa specie.
Queste scimmie, simili agli scimpanzè, sono genticamente vicini agli esseri umani, sebbene la maggiorparte delle persone sappia molto poco su di loro.

Credits: Vanessa Woods, Duke University.

Gli esseri umani condividono con gli scimpanzè il 98,7% del loro DNA: c’è una caratteristica però, la violenza, che abbiamo in comune solo con una delle due specie di queste scimmie, lo scimpanzè comune, ma che non condividiamo invece con l’altra specie, il bonobo.
Mentre noi cosi come lo scimpanzè comune, facciamo la guerra e ci uccidiamo, i bonobo non lo fanno, tanto che l’altropologo Brian Hare osserva: “Non c’è mai stato un singolo caso registrato, ne in cattività ne in natura, di un bonobo che uccide un’altro bonobo”.

Hare è un assistente professore in antropologia evolutiva alla Duke University.
Con l’aiuto dela National Science Foundation (NSF), e insieme alla sua moglie e collega, Vanessa Woods, studia il comportamento dei bonobo alla “Lola ya Bonobo” nella Repubblica Democratica del Congo, un orfanotrofio per giovani bonobo ai quali i genitori sono stati uccisi nel commercio della carne di animali selvatici.
Purtroppo il Congo, paese devastato dalla guerra, è l’unico posto al mondo dove puo essere osservata questa specie di scimmia antropomorfa in via di estinzione.

“Andiamo a questo santuario e interagiamo con loro attraverso giochi divertenti per la risoluzione problemi, giusto per cercare di entrare nelle loro teste e capire esattamente come pensano” dice Woods. “E’ una meraviglia interagire con questi animali ed è una vergogna che cosi poche persone ne abbiano sentito parlare”
Woods è l’autore del libro “Bonobo Handshake” (Stretta di mano di un bonobo) : si tratta di una raccolta delle sue esperienze con questi primati pacifici e giocosi, dove si notano alcune differenze tra scimpanzè e bonobo.

“Gli scimpanzè possono essere molto empatici e affettuosi però nello stesso tempo possiedono questo loro lato oscuro: hanno la guerra, si uccidono tra di loro, picchiano le loro femmine. I bonobo non hanno veramente nulla di tutto ciò” spiega Woods. “Sono diversi perche sono abituati a vivere in una società virtualmente senza violenza. Come fanno a vivere cosi? Noi esseri umani, con tutta l’intelligenza e la tecnologia a nostra disposizione, non siamo abituati a vivere senza la guerra, ed è per questo che penso ci sia qualcosa di molto importante che i bonobo possono insegnarci”
Uno dei modi  che queste scimmie hanno di affrontare tensioni e conflitti è attraverso rapporti sessuali: eh si, proprio cosi, sono gli hippy definitivi, fanno l’amore, non la guerra.
“Ogni volta che le situazioni si fanno tese nel mondo dei bonobo, questi di solito iniziano ad avere un qualche tipo di attività social-sessuale che sembra davvero mettere tutti d’accordo. Un’altro modo si spiega nella loro naturalmente maggior tolleranza.
I bonobo condividono di piu, e se uno si arrabbia, non è detto che facciano sesso, molto spesso si possono semplicemente abbracciare e confortare a vicenda”

In uno degli studi, Woods e Hare furono sorpresi nel vedere un bonobo affamato aprire un cancello per condividere gustosi bocconi di cibo con un’altro bonobo. “L’idea che si dovrebbe dare qualcosa al prossimo a un costo personale, pensavamo fosse prerogativa degli umani”
La natura generosa dei bonobo probabilmente si è evoluta perche vivono in una zona del Congo dove il cibo è abbondante, e non hanno mai avuto il bisogno di competere con i gorilla o uccidere per un pasto, come fanno invece di sovente gli scimpanzè comuni.

Le femmine stanno insieme, creando una società matriarcale, e quando è necessario possono coalizzarsi contro un maschio minaccioso: “Le femmine collaborano per proteggersi dalle aggressioni dei maschi. L’aggressività maschile è quindi semplicemente non tollerata” afferma Hare.
Negli scimpanzè invece, le cose vanno diversamente: i maschi piu aggressivi tendono a formare delle squadre che finiscono per dominare le femmine e i maschi piu deboli. Nelle società dei bonobo, Hare ci dice che è il rapporto madre e figlio quello dominante.
Fondamentalmente i bonobo sono “mammoni”, ed essenzialmente è come in una società di nuova concezione dove le madri devono introdurre i loro figli in modo delicato nel gruppo, è attraverso le madri poi, che il bonobo avrà accesso ad altre femmine” spiega Hare.

Come hanno fatto due specie cosi simili, bonobo e scimpanzè, ad evolvere cosi differentemente?
Hare afferma che riuscire a rispondere a questa domanda farebbe luce sul comportamento umano, visto che siamo simili a ciascuna delle due specie.

“Gli umani sono probabilmente la specie piu generosa sul pianeta” fa notare Hare, che è una caratteristica da bonobo, ma, come gli scimpanzè, abbiamo il lato oscuro, che invece i bonobo non hanno. Cosi, anche se non possono volare sulla Luna come noi, non si uccidono tra di loro. Penso che questo sfidi la normale nozione di intelligenza e che abbiamo molto da imparare da queste scimmie”

Fonte: physorg

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Un tablet che si puo controllare non solo scorrendo le dita sullo schermo, ma anche toccando la superficie sulla quale viene appoggiato il dispositivo.
E’ stato costruito grazie alla collaborazione di ricercatori della Intel, della Microsoft e dell’Università di Washington

Adesso che gli smartphone e i tablet sono cosi popolari, gli scienziati informatici si stanno concentrando sempre di piu nell’area di ricerca che mira a trovare nuovi modi per interagire con i computer.

Portico, cosi è chiamato il progetto che ha prodotto il nuovo dispositivo, potrebbe alla fine dare alla luce tablet e smart phone con i quali si interagisce oltre i confini fisici del dispositivo stesso.

“L’idea è quella di far si che lo spazio di interazione vada oltre quello del display” dice Jacob Wobbrock, professore associato della “Scuola dell’informazione” dell’Università di Washington, a Seattle, colui che ha sviluppato il sistema.

Questo è stato ottenuto con due fotocamere pieghevoli situate su entrambi i lati del display, che permettono la rilevazione e il monitoraggio del movimento intorno allo schermo.

Il sistema individua l’altezza degli oggetti e determina quando essi toccano la superficie circostante mettendo a confronto le due visioni catturate dalle telecamere. Questo permette di determinare movimenti delle mani e degli oggetti fisici in modo che possano interagire con il display.

In una dimostrazione, il software traccia una pallina che si muove sulla superficie dov’è collocato il tablet. Se l’oggetto colpisce il lato del dispositivo, sullo schermo appare una pallina virtuale che segue la stessa traiettoria, come se la pallina fosse entrata fisicamente all’interno del tablet: in questo modo essa puo essere usata per segnare degli obiettivi sullo schermo.
In un’altra dimostrazione, la punta di un’astronave giocattolo posizionata sul tavolo accanto al tablet, controlla la punta di una navicella virtuale sullo schermo, permettendo all’utente di sparare agli “asteroidi”

Wobbrock dice che lo stesso sistema funzionerebbe sugli smartphone e su altri dispositivi tascabili: “Poichè i dispositivi tendono a rimpicciolirsi sempre di piu, compromettono anche lo spazio sul display. Con Portico però è possibile recuperare interattività con l’area circostante”, afferma il professore.

Con i tablet, Portico aumenta la superficie utilizzabile di sei volte, afferma Daniel Avrahami un ricercatore di Intel Labs di Seattle, che si avvicinò all’idea di Portico aiutandone il suo sviluppo con l’aiuto di Shahram Izadi di Microsoft Research a Cambridge, UK.
Un tablet da 12 pollici “diventerebbe l’equivalente di un 26 pollici a schermo”, dice Avrahami, che presenterà il lavoro nel mese di ottobre 2011 presso “l’ ACM User Interface“, simposio di software e tecnologia  a Santa Barbara, in California.

Eventualmente, dice Wobbrock, potrebbe essere piu pratico, soprattutto dal punto di vista commerciale, usare delle telecamere clip-on al posto di quelle pieghevoli, che tendono a rompersi facilmente.
Fa però anche notare che l’interno display puo essere sostituito con un telaio pieghevole contenente entrambi gli obiettivi e un pico-proiettore per produrre l’immagine sulla superficie sottostante.

Eva Hornecker, docente specializzata in interazione uomo-computer, presso l’Università di Strathclyde, a Glasgow, in Scozia, dice che c’è un’interesse crescente tra i ricercatori riguardo ‘utilizzo di telecamere per rilvare gesti di mani e degli oggetti.

“Il problema con i touchscreen è che non si riesce a rilevare tutto ciò che sta accadendo sulla superficie”, afferma Hornecker. Tuttavia, fa natore che l’interazione al di là dello schermo permetterebbe di introdurre nuove sfide, come per esempio il modo di fornire dei feedback cosicchè l’utente sappia dove inizia e finisce l’area interattiva.

Fonte: technologyreview

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