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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Darren Sun, capo ricercatore

Darren Sun, capo ricercatore

Dei ricercatori di Singapore hanno sviluppato un nuovo nanomateriale che funziona come il miglior coltellino svizzero del mondo. Il materiale, chiamato Biossido di Titanio Multi-Uso (TiO2) è in grado di produrre energia, generare idrogeno e pure acqua pulita. Ma non è tutto: questo materiale prodigioso può essere impiegato anche nella costruzione di celle solari flessibili ed è in grado di duplicare l’aspettativa di vita delle batterie a ioni di litio. Dotato di proprietà antibatteriche, può essere impiegato anche in nuove bende tecnologiche in ambito sanitario.

Il nuovo materiale messo appunto dall’Università della Tecnologia di Nanyang è stato prodotto trasformando del biossido di titanio in nano-fibre poi fatte disporre al fine di creare delle membrane filtranti flessibili. Il materiale speciale che sta al centro di tutto è il biossido di titanio, economico e abbondante in natura ha la proprietà di accelerare le reazioni chimiche e legarsi facilmente con l’acqua.

Per merito di quest’ultima capacità, questo materiale ha le potenzialità per poter realizzare osmosi inverse di elevata portata e desalinizzare l’acqua. Ma questa è solo una sue notevoli caratteristiche. In aggiunta alla produzione di acqua pulita,  secondo le dichiarazioni dei ricercatori questo materiale può anche produrre idrogeno se esposto alla luce solare nonché essere utilizzato nella produzione di celle solari flessibili e poco costose al fine di produrre elettricità.

Filtro flessibile di nanoparticelle di biossido di titanio

Filtro flessibile di nano-fibre di biossido di titanio

“Non esiste alcuna bacchetta magica per risolvere due delle più grandi sfide del mondo: energie rinnovabili a buon mercato e un abbondante approvvigionamento di acqua pulita, la nostra singola membrana multi-uso però ci va vicino, con le sue nanoparticelle di biossido di titanio è un catalizzatore chiave nella scoperta di soluzioni adatte”

ha affermato il capo ricercatore Darren Sun.

“Con il nostro nanomateriale unico, speriamo di poter dare una mano nella conversione dei rifiuti di oggi nelle risorse di un domani, come acqua pulita ed energia.”

Fonte: Inhabitat

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Traduzione a cura di Denis Gobbi 

Degli ingegneri della Oregon State University hanno compiuto un notevole passo in avanti nelle prestazioni relative alle cellule di combustibile microbiche in grado di produrre elettricità direttamente dalle acque di scarico, aprendo la porta ad un futuro dove gli impianti di trattamento dei rifiuti non solo si autoalimenteranno, ma venderanno anche l’energia in eccesso.

Hong Liu,un’ingegnere della Oregon State University, ha sviluppato nuovi metodi molto più efficienti per il trattamento delle acque reflue e la generazione di energia da quest’ultime.

La nuova tecnologia sviluppata alla OSU può produrre ora da 10 a 50 volte l’elettricità per volume di altre celle simili attualmente in sviluppo, in alcuni casi anche 100 volte tanto.

I ricercatori hanno dichiarato che ciò potrebbe cambiare il modo in cui le acque reflue vengono trattate in tutto il mondo, sostituendo il sistema dei “fanghi attivi” correntemente in uso in tutto il mondo da più di un secolo. Il nuovo approccio potrebbe effettivamente generare molta elettricità ed in contemporanea pulire le acque reflue.

Le scoperte sono state pubblicate su “Energy and Environmental Science” un giornale professionale fondato dalla National Science Foundation.

“Se questa tecnologia funzionerà su scala commerciale nella maniera che pensiamo possa fare, il trattamento delle acque nere potrebbe essere una grande fonte di energia, e non una grande consumatrice come lo è ora.” Ha detto Hong Liu, un professore associato al Dipartimento di Ingegneria Biologica ed Ecologica della OSU. “Questo potrebbe avere un impatto in tutto il mondo, facendo risparmiare molti soldie  provvedendo ad un migliore trattamento di queste acque oltre che a promuovere l’energia sostenibile.” Gli esperti stimano che attualmente ben il 3% di tutta l’energia consumata negli Stati Uniti sia dovuta agli impianti che attualmente trattano questi rifiuti, e la maggior parte dell’energia che usano è prodotta da combustibili fossili e ciò contribuisce al riscaldamento globale.

Ma le caratteristiche biodegradabili delle acque reflue, se sfruttate al loro massimo potenziale, potrebbe teoricamente fornire più e più volte l’energia che attualmente consumano gli impianti oggi, senza provocare ulteriori emissioni.

I ricercatori della OSU hanno riportato diversi anni fà le promesse di questa tecnologia, ma a quel tempo il sistema produceva ancora una quantità d’energia irrisoria. Con i nuovi prototipi — ridotto spazio tra anodo/catodo, microbi evoluti e migliori materiali per i separatori — la tecnologia può ora produrre più di 2KW per metro cubo di liquido impiegato nel reattore. Questo ammontare di densità energetica eccede di gran lunga qualsiasi altro sistema simile visto in precedenza.

Il sistema funziona anche meglio di un altro sistema usato per ricavare energia da queste acque, basato sulla digestione anaerobica di alcuni batteri che producono metano. Questa nuova tecnologia permette infatti non solo di avere più efficienza ma di non rappresentare come questa concorrente un possibile impatto ulteriore sull’ambiente, come la produzione non voluta di solfuro di idrogeno o possibili perdite di metano, un potente gas serra.

Il nuovo sistema è già stato testato su larga scala in laboratorio, ha detto Liu, ed il prossimo step sarà un progetto pilota. La ricerca dei fondi è già stata avviata. un buon candidato ha detto potrebbe essere un’industria alimentare, chepossiedono un flusso chiuso che produce costantemente alcuni tipi dia cque reflue che potrebbero generare ingenti quantità di energia. La ricerca continuerà e potrebbe anche trovare modi più ottimali per usare questi microbi, ridurre i costi materiali e migliorare l’usabilità di questa tecnologia su scala commerciale.

Quando ulteriori passi saranno compiuti per ridurre i costi materiali, i ricercatori stimano che i capitali richiesti per costruire i nuovi impianti sarà comparabile a quella richiesti per gli impianti correntemente in uso, ed anche più bassi considerando i costi ridotti di funzionamento e le possibili entrate in futuro derivanti dall’energia prodotta in eccesso.

Questa tecnologia pulisce i liquami con un approccio radicalmente differente da quello usato in passato.  I batteri ossidano la materia organica e, durante il processo, producono elettroni che corrono da un anodo ad un catodo all’interno della cella a combustibile, generando una corrente elettrica.  Quasi tutti i tipi di rifiuti organici possono essere usati per produrre energia in questo modo, non soloa cque reflue ma anche paglia, erba, rifiuti di origine animale o sottoprodotti di essi prodotti da industrie come quella del vino, della birra e quella lattiero/casearia.

Questa tecnologia inoltre potrebbe avere un valore aggiunto in quei paesi in via di sviluppo dove l’accesso all’energia elettrica è limitato e come risultato il trattamento dei rifiuti in luoghi remoti è molto difficile o impossibile.

L’abilità che i microbi hanno nel produrre elettricità è conosciuto da decadi, ma solo recentemente abbiamo sviluppato la tecnologia necessaria a rendere questa produzione conveniente per la sua applicazione su scala commerciale.

Fonti:  RSCPublishing

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Il Governo Filippino combatte la povertà e la malnutrizione della popolazione, e contemporaneamente riqualifica zone urbane degradate con un’arma innovativa: la Coltura Idroponica!

Cebu è una delle provincie dell’Arcipelago delle Filippine, costituita dall’Isola principale di Cebu e da 167 altre isole più piccole. La capitale della provincia è la Città di Cebu, la più antica città delle Filippine con una popolazione stimata attorno alle 822.000 anime. Anche se la città risulta essere una delle più sviluppate del paese grazie ad una fiorente industria dei trasporti e ad un’industria della comunicazione in crescita, sperimenta comunque povertà, anche se essa stà per essere combattuta da iniziative innovative grazie agli investimenti del governo.

La coltura idroponica è infatti stata scelta come metodo agricolturale per via del fatto che può essere implementata in relativamente poco spazio e gli spazi urbani ristretti ed inutilizzati sono infatti presenti in quantità nella città, ciò aiuta ed incoraggia anche al riutilizzo della plastica, contribuendo a ridurre il problema dei rifiuti urbani.

L’obbiettivo principale dell’iniziativa è ridurre la povertà e specialmente alleviare la malnutrizione nelle aree più densamente popolate della provincia come la Città di Cebu. Il Dipartimento del Benessere Sociale e dello Sviluppo ed il Dipartimento di Scienza & Tecnologia sperano entrambi che grazie all’educazione a questo metodo di coltura sarà possibile ridurre la minaccia derivante dalla penuria alimentare, ma anche trasformare aree urbane dismesse in verdi aree produttive.

Il progetto fa parte di un più ampio programma correntemente in fase di sviluppo da parte del Governo Filippino. L’utilizzo della coltura idroponica tuttavia, come un mezzo per aiutare le famiglie stesse a risollevarsi dalla povertà è un approccio innovativo che speriamo contribuirà non solo ad alleviarla, ma anche a dimostrare la fattibilità del giardinaggio urbano idroponico come mezzo di produzione alimentare nonchè di riqualificazione urbana.

Fonte: http://hydroponicsguide.co.uk

 

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Traduzione a cura di Peter Ray e  Daniel Iversen

15/03/2012 – Anche se il consolidamento fiscale e la lotta contro la disoccupazione di massa sono le sfide più immediate, i paesi non devono trascurare i problemi a lungo termine. È necessario infatti prendere subito delle misure per evitare danni irreversibili all’ambiente.
” La crescita di fonti di più ecologiche può aiutare i governi ad affrontare questi problemi pressanti”, ha dichiarato il segretario generale dell’OCSE Angel Gurria.
“Per soddisfare le esigenze di oltre 9 miliardi di persone nel mondo entro il 2050, sarà cruciale rendere più rispettose dell’ambiente le attività di produzione, attività agricole, di approvvigionamento idrico e di produzione dell’ energia”
La pubblicazione OECD Environmental Outlook to 2050: The Consequences of Inaction presenta le ultime proiezioni delle tendenze socio-economiche per i prossimi quattro decenni, e le realitve implicazioni per le quattro aree principali di interesse: cambiamento climatico, biodiversità, acqua e impatto dell’inquinamento ambientale sulla salute. Nonostante la recente recessione, l’economia mondiale è proietttata quasi nel quadruplicare entro il 2050. La carestia degli standard di vita sarà accompagnata da un aumento continuo della domanda di energia, cibo e di risorse naturali – e di maggiore inquinamento.
I costi dell’inerzia potrebbero essere colossali, sia  in termini economici che umani, ma anche umana, potrebbe essere enorme. Senza nuove politiche:
  • La domanda globale di energia aumenterà dell’ 80% entro il 2050, questo aumento sarà in gran parte il risultato delle economie emergenti (prevista per il 15% in Nord America, 28% nei paesi europei dell’OCSE, 2,5% in Giappone e 112% in Messico) e sarà soddisfatta ancora all’ 85% mediante l’uso di combustibili fossili. La conseguenza potrebbe essere un aumento del 50% delle emissioni globali di gas serra (GHG) e un peggioramento dell’inquinamento atmosferico.
  • L’ inquinamento atmosferico urbano è destinato a diventare la principale causa di mortalità ambientale in tutto il mondo entro il 2050, in testa alle acque sporche e alla mancanza di servizi igienico-sanitari. Il numero di morti premature dovute all’esposizione prolungata agli agenti atmosferici che portano ad insufficienza respiratoria potrebbe raddoppiare rispetto ai 3,6 milioni correnti ogni anno a livello globale, con maggior incidenza in Cina e in India. A causa dell’invecchiamento della popolazione urbanizzata, i paesi dell’OCSE avranno probabilmente uno dei più alti tassi di morte prematura per l’ozono troposferico nel 2050, secondi solo all’India.

Morti premature da ozono troposferico: numero di morti per milione di abitanti

Fonte: OECD (2012), OECD Environmental Outlook to 2050; Baseline, output dell’Immagine dalla Suite di modelli.  Accesso ai dati non ricorrenti in Escel

  • Sulla terra, la biodiversità globale dovrebbe scendere di un ulteriore 10%, con perdite significative in Asia, Europa e Sud Africa. Le aree di foreste mature sono destinate a ridursi del 13%. Circa un terzo della biodiversità nei fiumi e nei laghi di tutto il mondo è già stata persa, e vengono previste ulteriori perdite entro il 2050.
  • La domanda globale di acqua aumenterà di circa il 55%, a causa della crescente domanda per il settore manifatturiero (400%), centrali termoelettriche (+140%) e uso domestico (+130%). Tali richieste in competizione metterà a rischio l’approvvigionamento idrico per uso agricolo. Rispetto ad oggi ci saranno 2,3 miliardi di persone in più – e oltre il 40% della popolazione mondiale vivrà in bacini sottoposti a elevato stress idrico, in particolare nel Nord Africa e Asia del Centro-SUD.
Queste proiezioni evidenziano l’urgente necessità di un nuovo pensiero. In mancanza di ciò, l’erosione del nostro capitale ambientale aumenterà il rischio di cambiamenti irreversibili che potrebbero compromettere due secoli di crescita del tenore di vita.”Abbiamo già assistito al collasso di alcuni tipi di pesca a causa dello sfruttamento eccessivo delle risorse, con impatti significativi sulle comunità costiere e le gravi carenze di acqua si auspica una vera minaccia per l’agricoltura. Questi enormi sfide ambientali non possono essere affrontate in modo isolato. Devono essere gestite nel contesto di altre sfide globali, quali la sicurezza alimentare ed energetica, e la riduzione della povertà ” dice Gurria.
Politiche ben progettate per affrontare i problemi ambientali possono contribuire ad affrontare altre sfide, e contribuire alla crescita e allo sviluppo. La lotta contro l’inquinamento dell’aria a livello locale contribuisce non solo a ridurre le emissioni di gas serra, ma anche a ridurre l’onere economico legato a problemi di salute cronici e costosi.  Inoltre, le politiche climatiche aiutano a proteggere la biodiversità, per esempio riducendo le emissioni dovute alla deforestazione.
Per scongiurare il triste futuro dipinto dall’ “Environmental Outlook to 2050”, la relazione raccomanda un cocktail di soluzioni politiche: con tasse ambientali e programmi di negoziazione delle emissioni per rendere più costoso l’inquinamento rispetto alle alternative più  ecologiche, valorizzando e prezzando i servizi per  il patrimonio naturale dell’ecosistema come l’aria pulita, acqua e la biodiversità per il loro valore reale; rimuovendo i combustibili fossili o sistemi di irrigazione inefficienti dannose per l’ambiente, e sovvenzionando  l’innovazione ecologica per rendere la produzione inquinante e la modalità di consumo più costosa, fornendo il sostegno pubblico sulla basi di R & D.
 
Politiche di crescita eco-sostenibile sono già un fatto in molti paesi. In Messico, per esempio, esiste un nuovo programma pilota che stanzia direttamente liquidità ai contandini invece di sussidiare l’elettricità usata per pompare l’acqua d’irrigazione, così da rimuovere la distorsione dei prezzi che incoraggia l’uso esagerato delle acque di falda.  Il governo britannico ha stanziato 3 miliardi di GBP per il nuovo UK Green Investment Bank (Banca inglese di investimento verde); questo dovrebbe sfruttare 15 miliardi di investimenti addizionali privati nell’energia rinnovabile e nel riciclaggio di rifiuti entro il 2015.
Il governo americano sta lavorando per eliminare gradualmente le disposizioni fiscali preferenziali di un valore di circa 4 miliardi di dollari all’anno, che continuano a sostenere la produzione di energia fossile. Immettendo capitali nelle proprie tecnologie intelligenti e quelle ambientali, la città di Kitakyushu in Giappone sta lavorando con le imprese per rafforzare la sua competitività come “città verde” per la decrescita del carbonio. I governi, le imprese, i consumatori hanno tutti una parte da giocare per muoversi verso una crescita più verde.
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Leggete il Key facts and figures dal Environmental Outlook to 2050.
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Per ottenere una copia del OECD Environmental Outlook to 2050: The Consequences of Inaction mandare una e-mail a news.contact@oecd.org
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Per maggiori informazioni sul OECD Environmental Outlook to 2050 i giornalisti sono invitati a contattare Helen Fisher per telefono al +33 (0)1 45 24 92 02, o Kumi Kitamori al +33 (0)1 45 24 92 02
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Per maggiori informazioni visitate: www.oecd.org/environment/outlookto2050
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FONTE: OECD

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

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“Piramidi di spazzatura” racconta la storia celata della obsolescenza pianificata, ossia la riduzione deliberata della durata di vita del prodotto da parte di chi lo crea, per garantire la domanda dei consumatori. La “cospirazione della lampadina” è una teoria che i principali produttori di lampadine hanno messo in pratica per tenere la durata dei loro bulbi molto al di sotto delle realtà capacità tecnologiche del tempo. In questo modo si potevano assicurare una continua domanda di lampadine, e di conseguenza, garantire un profitto a lungo termine per se stessi

L’obsolescenza pianificata o quella costruita all’interno della progettazione industriale è una politica di pianificazione o di progettazione che porta deliberatamente un prodotto ad avere una vita per un uso limitato, in modo che dopo un certo periodo diventi obsoleto o non più utilizzabile.

L’obscolescenza pianificata ha un potenziale beneficio per il produttore visto che per ottenere un uso continuo di un prodotto il consumatore viene spinto a comprare ancora, che sia dallo stesso produttore (una parte di ricambio o un modello più nuovo) o da un concorrente che si sostiene anch’esso sull’obsolescenza pianificata.

Fonte: TrueActivist

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