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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Sheerwind, una compagnia produttrice di turbine eoliche del Minnesota, ha annunciato i risultati dei test effettuati sulla nuova tecnologia di generazione elettrica Invelox. (altro…)
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Traduzione di Denis Gobbi

State cercando un modo per migliorare la vostra felicità, l’autostima e le vostre relazioni interpersonali? Posate subito quel libro di auto-aiuto e tentate di lavorare sul vostro desiderio d’aiutare chi è in condizione di bisogno!

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Tokelau, un piccolo paese situato nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico costituito da una catena di isole comunemente dette “atolli” è la prima nazione al mondo che è riuscita nell’impresa di creare tutta la sua energia tramite fonti rinnovabili, in questo caso soprattutto energia solare. Il paese è amministrato dal governo della Nuova Zelanda, che ha investito 7 milioni di dollari nella transizione da fonti fossili a quele rinnovabili, sconfiggendo la dipendenza da generatori diesel.
Tokelau soffriva in passato con un sistema energetico molto costoso e per nulla rispettoso dell’ambiente. E’ pur vero che una remota, soleggiata isola con 1500 abitanti non è paragonabile alle città più densamente abitate del mondo e ancor meno alle regioni meno densamente abitate ma più sviluppate. Tuttavia anche alle regioni più remote del mondo occorre energia e spesso esse la ottengono tramite il funzionamento di inquinanti e inefficienti generatori diesel o a gasolio che “succhiano” letteralmente risorse economiche limitate impattando enormemente sull’ambiente.  Come se non bastasse, il trasporto di questi combustibili liquidi verso aree isolate come queste implicano enormi costi di trasporto e un alto impatto ambientale.
– Popular Science
L'atollo di Atafu, appartenente a Tokelau visto dallo spazio (Johnson Space Center della NASA)

L’atollo di Atafu, appartenente a Tokelau visto dallo spazio (Johnson Space Center della NASA)

Per i residenti di Tokelau, l’energia solare stà liberando risorse che ora vengono destinate ad altri programmi per lo sviluppo della comunità. Si stà migliorando la bilancia ecologica di tre bellissime isole. Si stanno illustrando al mondo intero le potenzialità dell’energia solare. Il progetto costituisce uno dei più grandi sistemi di energia solare esistenti al mondo.
Consistente in 4032 pannelli fotovoltaici e 1344 batterie con generatori funzionanti tramite biocarburante derivato da noci di cocco, il Progetto di Energia Rinnovabile di Tokelau da 7,5 milioni di dollari viene considerato uno dei più grandi sistemi solari del mondo al di fuori della rete globale.
– Solar Daily
Uno degli impianti solari che ha rimpiazzato i generatori diesel per rifornire di elettricità Tokelau

Uno degli impianti solari che ha rimpiazzato i generatori diesel per rifornire di elettricità Tokelau

Piccole nazioni isolate come Tokelau, Tonga, Samoa, Fiji, Vanuatu e le isole Salomone devono continuamente fare i conti con grandi tasse sull’importazione di combutibili fossili, e spesso soffrono di carenze per via delle condizioni meteo estreme. Per questi paesi fino al 30% dei loro costi possono derivare da questo bene d’importazione, rendendoli particolarmente vulnerabili agli aumenti del prezzo del greggio. L’energia solare stà aiutando Tokelau ad abbassare i propri costi energetici migliorando al contempo l’impatto ambientale del paese.
“Il nostro impegno come cittadini del mondo consiste nel contribuire nel mitigare l’impatto delle attività umane sui cambiamenti climatici” Jovilisi Suveinakama, general manager of the National Public Service of the Government of Tokelau
– Solar Daily

Fonti:  Zeitnews

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Traduzione a cura di Ezio Marano

Dimenticatevi i prati. Il nuovo parco della città sarà pieno di piante commestibili, e tutto, dalle pere alle erbe, sarà prelevabile gratuitamente.

La visione di Seattle di un’oasi alimentare urbana sta andando avanti. Un appezzamento di sette acri di terreno nella città di Beacon Hill a sarà piantato con centinaia di diversi tipi commestibili: noci e castagni, cespugli di mirtilli e lamponi, alberi da frutta, tra cui mele e pere; piante esotiche come ananas, agrumi yuzu, guava, cachi, honeyberry e mirtilli rossi, erbe aromatiche, e altro ancora. Tutto sarà a disposizione di chiunque voglia piluccare aggirandosi nella prima foresta alimentare della città.

 

“Questo è totalmente innovativo, e non è mai stato fatto prima d’ora in un parco pubblico,” racconta a TakePart Margarett Harrison, architetto-capo paesaggista per il progetto Foresta Alimentare Beacon. La Harrison sta lavorando ora sulla costruzione e sui disegni di permessi e si aspetta di iniziare i lavori questa estate.

Il concetto di foresta alimentare spinge certamente più in là i limiti di agricoltura urbana e si fonda sul concetto di permacultura, il ché significa che sarà perenne e autosufficiente, come una foresta è in natura. Non solo, questa foresta è il primo progetto di permacultura di Seattle su larga scala, ma si crede anche sia il primo del suo genere nella nazione.

“Il concetto significa che consideriamo il suolo, le piante da compagnia, insetti, tutto sarà reciprocamente vantaggioso l’uno per l’altro”, dice la Harrison.

Che il piano sia venuto del tutto alla luce è notevole di per sé. Quello che era iniziato come un progetto di gruppo per un corso di disegno di permacultura è finito come un esempio da manuale di sensibilizzazione della comunità andato bene.

“Gli Amici della Foresta Alimentare hanno intrapreso eroici sforzi di sensibilizzazione per assicurare il sostegno del quartiere. Il team ha inviato oltre 6.000 cartoline in cinque lingue diverse, ha organizzato presentazioni in occasione di eventi e fiere, e pubblicato volantini”, scrive Robert Mellinger per Crosscut.

I suggerimenti del vicinato sono stati così apprezzati dagli organizzatori, hanno anche usato traduttori per aiutare i residenti cinesi ad avere voce in capitolo nella pianificazione.

Quindi, chi potrà raccogliere tutta questa abbondante frutta matura quando sarà il momento?

“Chiunque e tutti”, dice la Harrison. “C’è stata grande discussione su questo. Persone preoccupate, ‘E se qualcuno arriva e si prende tutti i mirtilli?’ Il ché potrebbe benissimo accadere, ma forse qualcuno ha veramente bisogno di quei mirtilli. Noi la vediamo così — se non ci saranno più mirtilli alla fine della stagione, allora significa che abbiamo avuto successo.”

fonte: takepart

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