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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Potrebbe rivelarsi molto utile nelle coltivazioni nei paesi in via di sviluppo

Dalle piante alle persone, a ogni creatura vivente su questo pianeta serve l’acqua.  Ma ottenerne abbastanza per sopravvivere o addirittura vivere comodamente può essere alquanto difficile. Basta gettare lo sguardo alle restrizioni attuate dalla California sull’utilizzo dell’acqua. Se uno stato ricco come la California si trova nelle condizioni di dover attuare queste misure per risparmiare acqua, puoi scommetere che governi e municipalità con finanze ben più modeste dovranno diventare ben più creative per procurarsi l’acqua pulita senza andare in bancarotta.

Fortunatamente, alcune delle più brillanti menti del mondo sono al lavoro su una soluzione. USAID ha recentemente annunciato i vincitori del Premio Desal, facente parte di una competizione creata appositamente per incentivare all’inventare una soluzione di desalinizzazione economica per paesi in via di sviluppo. L’idea era quella di creare un sistema che potesse rimuovere il sale dall’acqua e soddisfare tre requisiti: la costo-efficienza, la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica.

I vincitori del premio da 140.000 $ è stato un gruppo del MIT e di Jain Irrigation Systems. Il gruppo ha presentato un metodo che utilizza pannelli solari per caricare una pila di batterie. Le batterie danno energia ad un sistema che rimuove il sale dall’acqua grazie all’elettrodialisi. A livello pratico, questo significa che il sale disciolto in particelle, in possesso di una leggera carica elettrica, emerge dall’acqua quando una piccola corrente elettrica viene applicata. In aggiunta all’eliminazione del sale (che rende l’acqua inutilizzabile per campi coltivati e per bere) la squadra ha inoltre applicato una luce UV per disinfettarel’acqua che passa attraverso il sistema.

Utilizzare il sole al posto di combustibili fossili per alimentare l’impianto di desalinizzazione non è un’idea totalmente nuova. Grandi impianti di desalinizzazione stanno venendo presi in considerazione in aree dove l’acqua stà diventando una risorsa sempre più scarsa come ad esempio il Chile e la California. Mentre i sostenitori sperano eventualmente di fornire l’acqua ad un gran numero di persone, la tecnologia è ancora costosa (anche se i prezzi stanno scendendo notevolmente) e richiede molta tecnologia alquanto avanzata.

In aree rurali o in paesi in via di sviluppo, la durabilità è la chiave, e tecnologie che richiedono costante manutenzione non durerebbero a lungo. Il gruppo del MIT/Jain e i loro concorrenti hanno testato i loro progetti al Brackish Groundwater National Desalination Research Facility in New Mexico, dove li hanno dovuti tenere accesi per 24 ore l’uno, rimuovendo il sale da 2.100 galloni d’acqua al giorno. Lo step successivo è il test in un ambiente più duro, esponendo gli impianti all’utilizzo di ogni giorno con contadini rurali in una zona dove l’USAID è attiva. Se tutto andrà bene, il sistema potrà provvedere abbastanza acqua per irrigare una piccola fattoria.

Fonte: popsci.com

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Ricercatori di un laboratorio di Berkeley hanno realizzato un sistema che tramite reazioni chimiche verdi alimentate a luce solare sequestrano CO2 dall’ambiente

 

 

Un nuovo sistema che utilizza luce solare per convertire diossido di carbonio in prodotti chimici utili a fabbricare plastiche biodegradabili, prodotti farmaceutici e combustibili liquidi. Il tutto è stato dimostrato da alcuni scienziati statunitensi.

Nel loro sistema ibrido, nanofili metallici e batteri lavorano insieme per mimare la fotosintesi – il processo utilizzato dagli organismi viventi per catturare energia dal sole e utilizzarla per produrre nutrienti a partire da diossido di carbonio e acqua.

Ma piuttosto che produrre nutrienti, questo sistema è stato progettato per utilizzare la luce del sole al fine di convertire le emissioni di diossido di carbonio e l’acqua in acetato – un mattone chimico da costruzione molto versatile che può venire utilizzato per sintetizzare molecole più complesse.

Anche se questa tecnologia è ancora piuttosto lontana dal poter essere commercializzata in modo redditizio, una sua versione futura potrebbe fornire una valida alternativa alla cattura e all’immagazzinamento della CO2, offrendo un’opzione pulita per impedire al diossido di carbonio di entrare nell’atmosfera.

Crediamo che il nostro sistema rappresenti un rivoluzionario salto in avanti nel campo della fotosintesi artificiale.

Il nostro sistema ha il potenziale per poter cambiare profondamente l’industria chimica e petrolifera in quanto potremmo produrre prodotti chimici e combustibili in modo totalmente nuovo e rinnovabile, piuttosto che estraendoli dalle profondità nel sottosuolo.

– Peidong Yang, chimico e capo ricercatore all’Università Californiana di Berkeley

Il sistema è composto da nanofili di silicio e titanio disposti verticalmente. Questi fili assorbono la luce del sole, la quale avvia il sequestro del diossido di carbonio. Questa struttura viene infatti popolata da batteri capaci di produrre enzimi conosciuti per la loro abilità nel catalizzare selettivamente la riduzione del diossido di carbonio.

 

Immagine SEM a sezione trasversale della struttura verticale di nanofili e batteri utilizzati in questo rivoluzionario sistema di fotosintesi artificiale

 

Per questo studio, la squadra ha utilizzato gli Sporomusa ovata, un batterio anaerobico che prende gli elettroni direttamente dall’ambiente circostante  e li usa per ridurre il diossido di carbonio.

Lo S. ovata rappresenta un fantastico catalizzatore per il diossido di carbonio in quanto produce acetato, un composto chimico intermedio molto versatile che può essere utilizzato per la produzione di una variegata gamma di composti chimici utili.

Siamo stati in grado di popolare uniformemente l’ambiente di nanofili con i batteri utilizzando semplicemente acqua con tracce di vitamine come unico componente organico.

– Michelle Chang, co-autrice dello studio di UC Berkeley

Una volta che il diossido di carbonio è stato ridotto dai batteri in acetato, E.coli geneticamente modificati vengono utilizzati per sintetizzare i prodotti chimici di riferimento.

 

 

La squadra ha raggiunto un’efficienza di conversione dell’energia solare dello 0,38 % in circa 200 ore sotto luce solare artificiale, un’efficienza paragonabile a quella di una foglia. Ma serve ancora ulteriore ricerca prima che il loro sistema possa risolvere il problema mondiale legato alle emissioni di diossido di carbonio.

Come molti ormai sanno, più diossido di carbonio immettiamo nell’atmosfera più la sua temperatura sale di conseguenza. I livelli atmosferici di diossido di carbonio sono ormai ai massimi livelli per quanto riguarda gli ultimi tre milioni di anni, risultato dovuto principalmente alla combustione di risorse fossili. Nonostante tutto, però, i combustibili fossili rimangono una risorse energetica significativa per il nostro prossimo futuro. Tecnologie in grado di sequestrare la CO2 prima che si diffonda nell’atmosfera vengono attualmente utilizzate ma richiedono che essa venga poi immagazzinata, una caratteristica che pone una sfida ambientale significativa.

La squadra afferma di star lavorando adesso ad un sistema analogo di seconda generazione, avente un’efficienza di conversione da energia solare a composto chimico del 3 %. Continuano affermando che se riusciranno a raggiungere un’efficienza del 10% in una maniera costo-effettiva, la tecnologia potrebbe venire commercializzata con successo.

I ricercatori hanno descritto il loro sistema nel giornale Nano Letters, pubblicato dalla American Chemical Society.

 

Fonti: sciencealert.com eurekalert.com pubs.acs.org

 

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Un team internazionale di scienziati ha inventato un dispositivo economico in grado di immagazzinare energia solare a livelli di efficienza mai visti prima in questo campo

hydrogen

 

 

Uno dei più grandi problemi dell’energia solare in quanto a rimpiazzo come solida e conveniente alternativa dei combustibili fossili consiste nel cosa fare quando il sole non splende nel cielo. Un team internazionale di scienziati sembra aver trovato una promettente soluzione a questo problema.

Guidati da Michael Graetzel, direttore del Laboratorio di Fotonica e Interfacce al Politecnico Ecole in Svizzera, questa squadra ha creato un dispositivo in grado di catturare energia dal sole e convertirla in idrogeno da essere stoccato per utilizzarlo come carburante o dato in pasto ad una cella combustibile per ricavarne ellettricità immediata.

Chiamato “water-splitter” questo dispositivo viene etichettato come l’ultima grande scoperta nel campo della tecnologia fotovoltaica da Kevin Bullis del MIT’s Technology Review perchè soddisfa tre dei quattro requisiti necessari alla creazione di un congegno pratico. Prima di tutto, è altamente efficiente. E’ infatti costruito con un nuovo tipo di materiale chiamato perovskite, materiale scoperto nel 2009 e capace di assorbire la luce in maniera molto più efficace del silicio: il materiale comunemente usato oggi al suo posto all’interno delle celle fotovoltaiche. Secondo Bullis, può immagazzinare fino al 12,3% dell’energia solare in forma di idrogeno, un dato impressionante dato che i più efficienti convertitori solare-idrogeno si aggirano intorno al 10% di efficienza.

Secondariamente, è economico da produrre in quanto composto solamente da materiali economici. Terzo, questi materiali sono estraibili in quantità, perciò il dispositivo è anche facile da produrre. Sopra alla perovskite, il dispositivo utilizza l’economico nickel e ferro come catalizzatori nei suoi due elettrodi “water-splitter”, uno producente idrogeno mentre l’altro ossigeno quando a contatto con l’acqua.

“Il catalizzatore progettato in lavori precedenti dimostra come l’idrossido di nickel sia un catalizzatore promettente, e aggiungendo il ferro possiamo riuscire a migliorarlo. I ricercatori hanno aggiunto il ferro all’idrossido di nickel formando una struttura a strati, posizionando il catalizzatore sopra una schiuma “porosa”di nickel per icnrementare l’area ove avvengono le reazioni , velocizzandole” ha affermato Bullis.

Il quarto criterio necessario ad un dispositivo per risultare efficace è l’affidabilità, punto su cui sta correntemente lavorando il team. Per ora, il processo mantiene il suo alto livello d’efficienza solo per poche ore prima di cominciare a perderla gradualmente, questo perchè la perovskite si degrada molto più velocemente rispetto al silicio. Ma il team, che include ricercatori da Svizzera, Singapore e Korea, è riuscito fino ad ora ad estendere la sua durata a più di un mese aggiungendo uno strato di carbonio. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science. Sono ora al lavoro per incrementare ulteriormente questa caratteristica.

Potete vedere il dispositivo in azione qui sotto:

Fonte: technologyreview.com

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Dei ricercatori hanno identificato fattori chiave necessari allo sviluppo di un catalizzatore che permetterà loro di replicare la fotosintesi e convertire l’anidride carbonica in carburante pulito.

leafMolti scienziati hanno speso decenni nel tentativo di replicare il processo della fotosintesi – quella reazione che permette alle piante di convertire il biossido di carbonio, acqua e luce solare nello zucchero che alimenta la loro crescita. Se riuscissimo a replicare una “fotosintesi artificiale”, saremmo essenzialmente in grado di creare in maniera facile ed economica biofuel dall’eccesso di anidride carbonica presente nella nostra atmosfera. E’ stato provato però come questo risulti un traguardo estremamente difficile da raggiungere.

Biparticelle metalliche di oro/rame usate come catalizzatore nella degradazione del biossido di carbonio, una reazione chiave necessaria alla fotosintesi artificiale

Biparticelle metalliche di oro/rame usate come catalizzatore nella degradazione del biossido di carbonio, una reazione chiave necessaria alla fotosintesi artificiale

Ora, scienziati del Lawrence Berkeley National Laboratory negli Stati Uniti hanno raggiunto un importante traguardo, identificando due fattori chiave che dovranno essere considerati nella creazione di un catalizzatore che riduca il biossido di carbonio e aiuti a guidare la sua conversione in zucchero.

Un catalizzatore è essenzialmente una sostanza che velocizza una reazione senza subire nessuna variazione chimica di per sè. Fino ad ora, la ricerca di questo catalizzatore che possa legare selezionatamente ed efficientemente il bioossido di carbonio e le molecole che lo trasformano si è dimostrata estremamente ardua. Per cercar di scoprire di più riguardo i fattori che potrebbero influenzare questo catalizzatore “ideale” il team di ricerca ha creato diversi set di leghe di nanoparticelle bimetalliche di oro-rame.

Queste leghe, tutte con differenti composizioni, sono state testate per cercare di capire quale fosse la più efficace nel degradare il biossido di carbonio e i suoi prodotti intermedi come l’acido carbossilico e il monossido di carbonio.

Quel che hanno scoperto è l’esistenza di due fattori chiave, interconnessi e coinvolti nel determinare l’efficacia di un catalizzatore: gli effetti elettronico e geometrico. L’effetto elettronico si riferisce ai sottili cambiamenti nella composizione superficiale che determinano quanto bene una molecola si legherà al catalizzatore, mentre l’effetto geometrico coinvolge la disposizione degli atomi nel punto di lega.

L'esperto di nanoscienze Peidong Yang possiede una cattedra al "Berkeley Lab, UC Berkeley and the Kavli Energy NanoSciences Institute" di Berkeley

L’esperto di nanoscienze Peidong Yang possiede una cattedra al “Berkeley Lab, UC Berkeley and the Kavli Energy NanoSciences Institute” di Berkeley

“Agendo sinergisticamente, gli effetti elettronico e geometrico determinano la forza legante della reazione intermediatrice e conseguentemente la selettività ed efficienza catalitica nella riduzione elettrochimica del biossido di carbonio.” ha affermato in un rilascio alla stampa Peidong Yang, il chimico che ha guidato lo studio. “In futuro, il design di un buon catalizzatore dotato di una buona attività e selettività per la riduzione del biossido di carbonio richiederà l’attento bilanciamento di questi due effetti, come ha rilevato il nostro studio.”

Usando queste informazioni, possono ora cominciare a creare un catalizzatore che li aiuterà a trasformare il sogno della fotosintesi artificiale in realtà.

Il team crede che le nanoparticelle possano creare il catalizzatore ideale per via dei loro vantaggiosi rapporti superficie/volume e superficie/massa; combinandoli insieme potranno sbloccare potenziali ancor più grandi.

“Con queste leghe, crediamo di poter regolare la forza degli intermediatori sulla superficie del catalizzatore per potenziare l’efficacia della reazione che ci permetterà di ridurre il biossido di carbonio.” ha detto Yang.

“Le nanoparticelle costituiscono una piattaforma ideale per lo studio di questa dinamica perchè, tramite appropriati processi di sintesi, possiamo avere accesso ad una grande varietà di composizioni, dimensioni e forme, donandoci una comprensione più profonda della performance di un catalizzatore tramite un preciso controllo dei siti attivi.”

Utilizzando i benefici delle nanoparticelle combinate con la scoperta dei fattori chiave che determinano l’efficacia di un catalizzatore, Yang crede che la strada per miglioramenti verso l’ottenimento di una fotosintesi artificiale sia ormai stata tracciata.

Fonte: nature.com

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

NDT Con questo post apro una nuova categoria del blog, chiamata “Favola o Realtà?” (come noterete il banner della categoria non è ancora pronto, stò cercando un volenteroso grafico in grado di crearlo in quanto non dispongo di sufficienti abilità grafiche) il punto di domanda è voluto, in quanto da persone con una mentalità integra, aperta e indipendente, è dovere di ognuno di noi valutare ogni possibilità senza pregiudizio di sorta. Gli articoli pubblicati sotto questa etichetta saranno spesso commentati in quanto, sfociando nella sfera della scienza di confine, ritengo necessario far sapere cosa è secondo me attendibile scientificamente e cosa invece è da tenere in dubbio, perchè anchio – come voi – ritengo necessario il confronto e l’esame attento delle informazioni.

In questo particolare esempio, ritengo la prima parte un’esame davvero intelligente della definizione di denaro e delle conseguenze riguardo la scoperta di una fonte di energia estremamente abbondante ed economica, la seconda invece, un tuffo nella possibilità di una teoria chiamata elettrogravità, molto suggestiva e interessante.

Buona lettura!

Denis

Per poter capire le vere fondamenta del denaro, occorre contemplare il come sia nato in primo luogo.

Una volta passata per la nostra società il tempo dei clan dove baratto e commercio cominciarono a fiorire, divenne comune applicare un determinato valore nei prodotti frutto di energia umana. Se una persona aveva speso energia per costruire un arco, andare a caccia, uccidere un animale, lavorarne la carcassa e trasportarne la carne indietro per venderla o barattarla, questa carne acquisiva valore. I componenti per fabbricare l’arco erano gratuiti, così come l’animale. Lo stesso era valido per l’agricoltore, che spendeva energie significative nel coltivare, seminare, tendere, raccogliere e trasportare il frutto del suo lavoro. Questo produceva valore. Anche il raccoglitore faceva lo stesso, spendendo energie cercando risorse da raccogliere per poi trasportarle con se e usarle per barattarle con altri oggetti utili. Anche il minatore spendeva molte energie per trovare metalli (gratuiti), estrarli dalla terra e trasportarli.

Da quel momento in poi, nacque la pratica di utilizzare la moneta ed altri oggetti per rappresentare questa energia spesa nel trasporto di grandi quantità di beni, così come per l’acquisire un qualche bene necessario senza avere lo specifico bene che la controparte voleva in cambio. Successivamente, gli esseri umani passarono alle banconote quando la moneta e i gioielli diventarono troppo ingombranti (e pure insicuri e costosi da produrre ndt) da usare come mezzo di scambio. Successivamente, giungemmo alla moneta elettronica, perchè anche le banconote risultano ingombranti (e costose ndt) in milioni, miliardi, trilioni di transazioni. Ma ancor oggi le fondamenta di tutti queste unità monetarie rimangono le energie spese, umane o basate sulle risorse (olio, carbone, nucleare etc.).

Detto questo, diviene chiaro che un aggiunta di abbondante energia – nella forma overunity (o free energy, energia libera) e nella robotica(il rimpiazzo di energie umane nel lavoro necessario ma che nessuno vuole fare) – nell’equazione rende qualsiasi bisogno di denaro – che sia baratto, commercio, scambio di lavoro, moneta, contante, fondi elettronici – totalmente inutile.

Se viene azzerato il costo dell’energia – umana ed esterna – su tutta la linea, il solo limite diviene quel che il pianeta che ci ospita è in grado di darci.

NDT – Quello che segue è una parte dell’articolo senza solide fondamenta scientifiche riconosciute, ho ritenuto giusto pubblicare la traduzione integrale ma, dato il taglio fortemente scientifico del blog, ho deciso di avvertire i lettori in merito a questo.

Ora, ovviamente, molti saranno portati a dire: ” Ma non c’è nessuna fonte gratuita di energia ! . E in questo, sareste in errore. Ci sono probabilmente state molte soluzioni all’incessante bisogno di energia, alla sua produzione e trasporto, soluzioni però soppresse dall’avida elitè al potere. Sono pienamente consapevoli che aggiungendo energia gratuita, il potere che esercitano sugli altri, per mezzo del denaro, si dissiperebbe totalmente, lasciandoli soli a se stessi.

peopletruepower

Anche se esistono esempi di auto che vanno ad acqua, di estrazione di energia dal campo magnetico terrestre aventi brevetti poi comprati e fatti sparire, di vite minacciate (sia degli inventori che delle loro famiglie) e di omicidi, io conosco una di queste tecnologie che non solo offre l’overunity, ma anche il controllo della gravità. E, al contrario di tutti gli esempi precedenti, la negentropia (entropia negativa) è una delle sue caratteristiche. Il raffreddamento è presente in questa equazione, al contrario del riscaldamento.

Questa scienza/tecnologia è l’elettrogravità.WIKI-Gra-ity-300x267

Indietro negli anni ’50, l’elettrogravità con l’effetto Biefeld-Brown come sue fondamenta,  era oggetto di ricerca da parte di tutte le maggiori compagnie aerospaziali: Lockheed, Boeing, Convair, Lear erano molto eccitate nell’esplorare cosa questa scienza avesse da offrire. Ad un certo punto, intorno al ’59 o ai primi anni ’60, tutto questa tecnologia divenne altamente classificata apparentemente per le sue implicazioni se usata nel campo degli armamenti. La vera ragione per cui divenne altamente classificata invece fù per via delle sue capacità overunity. L’elite al potere capì che quella era la più grande minaccia al loro dominio e controllo.

Come fonte di energia, l’elettrogravità e l’ideale. Da lì, possiamo ottenere energia pulita, facilmente ricavabile, che non contribuisce all’entropia dell’universo (affermazione tecnicamente scorretta, ndt). A causa della sua efficacia e a causa della politica simil-nazista adottata dall’elite per il controllo del pianeta – con per esempio provvedimenti fascisti quali il “Patrioct Act, NDAA, TSA etc…” – è fondamentale che la consapevolezza di questa tecnologia possa giungere fino al punto di non ritorno.

Se riusciremo a reggiungere tal punto, l’umanità intera chiederà a gran voce questa tecnologia e potrà liberarsi definitivamente da:

  • povertà
  • fame
  • schiavismo (illegale o legale/salariato)
  • guerra (la maggior parte delle guerre sono provocate per far profittare i produttori di armi e le aziende produttrici di infrastrutture (ricostruttrici)
  • il controllo della maggioranza esercitato da pochi
  • l’amore per il denaro (la radice di tutti i mali)
  • il bisogno di pagare per l’educazione (andando il più delle volte in debito o negandosela del tutto)
  • l’obsolescenza programmata
  • cure occultate (cure che non sono profittabili nel lungo periodo, la gente malata è un’ottima fonte di guadagno)
  • spam
  • pubblicità invasiva
  • la politica per guadagno personale
  • OGM (controllo agricolo)
  • acqua privata
  • fracking, deforestazione, estrazione di petrolio e carbone
  • corporazioni
  • corporazioni agricole pagate per non produrre assolutamente nulla (per tenere i prezzi gonfiati grazie alla legge della domanda e dell’offerta)
  • dottori più interessati ai soldi che alla salute dei pazienti
  • banchieri
  • assicurazioni
  • macchine per il voto con software proprietario (perchè una semplice macchina per il voto deve essere privata? perchè accettiamo queste cose?)
  • rifiuti (i supermercati buttano centinaia di migliaia di tonnellate di cibo ogni mese, perchè non profittevole o necessario; altri rifiuti come gli imballaggi possono essere quasi totalmente eliminati, l’obsolescenza pianificata non esisterebbe più)
  • etc…

C’è molto di più da elencare, ma come potete vedere, anche solo questa lista fornisce la chiara eliminazione della maggior parte dei problemi che stiamo correntemente affrontando.

Fonte: wakingtimes.com

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