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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Questa nuova tecnologia può rivoluzionare il modo mediante il quale archiviamo i dati, portando gli scienziati uno step più vicini alla creazione di un cervello bionico.

memristori

Scienziati della RMIT University in Australia hanno costruito un nuovo nano-dispositivo che farà da piattaforma per dispositivi di memoria di nuova generazione altamente stabili ed affidabili.

Esistono due tipi di memoria: quella volatile e quella non volatile. La memoria non volatile può accedere ai dati immagazzinati anche quando non alimentata, al momento la principale memoria non volatile da noi utilizzata è la memoria flash. Anche se questa tecnologia funziona bene, abbiamo raggiunto ormai limiti di scala difficili da superare per cercare di rendere questi dispositivi ancora più piccoli immagazzinando ancor più memoria.

Gli scienziati australiani hanno però creato una piattaforma per nuovi rivoluzionari nano-dispositivi che permetteranno ai computer di immagazzinare quantità significativamente maggiori di dati mimando la memoria umana.

Queste strutture impilate una sull’altra sono state create utilizzando una sottile pellicola, fatta di un ossido funzionale allo scopo 10.000 volte più sottile di un capello umano.

Dr Sharath Sriram.

Dr Sharath Sriram

“Questa sottile pellicola è stata appositamente progettata per avere dei difetti nella sua chimica per dare luogo ad un effetto memristivo dove la memoria del comportamento dell’elemento è dipendente dalle sue esperienze passate.” ha dichiarato Sharath Sriram, il leader del progetto dell’RMIT, in una recente dichiarazione.

“Con la memoria flash che stà rapidamente raggiungendo i suoi limiti di scala, ci servono nuovi materiali e architetture per creare una nuova generazione di memoria non volatile.”

La tecnologia in questione fà affidamento sui memristori – un tipo di elemento circuitale ritenuto da molti esperti di tecnologia di gran lunga superiore alle attuali tecnologie alla base degli hard disk come Flash, SSD e DRAM.

Questi memristori hanno il potenziale per poter essere inclusi all’interno della memoria a stato solido non volatile, e potrebbero servire oltretutto come “mattoni” per la costruzione di computer capaci di mimare le azioni del cervello umano.

Questa tecnologia appena sviluppata è una delle piattaforme più promettenti per la creazione di queste strutture, potendo oltretutto essere utilizzate a temperatura ambiente.

“Queste strutture da noi sviluppate potranno venire utilizzate in un vasto range di applicazioni nell’elettronica – da dispositivi di memoria ultraveloci rimpiccioliti fino a pochi nanometri fino ad architetture logiche per computer che replicano la versatilità e i tempi di risposta di una rete neurale biologica.”

ha affermato Sriram.

7fuayofea5kf“Anche se con molte altre ricerche ancora da fare, il nostro lavoro porta avanti la ricerca per una nuova tecnologia di nuova generazione che possa replicare le complesse funzioni di un sistema neurale umano, portandoci un passo più vicino al cervello bionico.”

I ricercatori hanno descritto il loro lavoro nel “journal Advanced Functional Materials” e credono nel fatto che la loro piattaforma non solo possa migliorare il campo dell’archiviazione dati, ma anche i dispositivi che processano il mondo attorno ad essi.

“I risultati ed il materiale usato sono fondamentali, in quanto lo stabile effetto memoria nasce dalle incredibilmente sottili vie nell’ossido, larghe appena 60 nanometri.” ha affermato Hussein Nili, ricercatore con PhD al RMIT autore dell’articolo.

“Esse posso anche venire sintonizzate e controllate tramite l’applicazione di pressione, fattore che apre nuove opportunità per l’utilizzo di questi elementi di memoria come sensori e attuatori.”

Fonte: RMIT

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dalla rivista “Le Scienze“, edizione italiana di “Scientific American

 

TECNOLOGIA ADATTATIVA – IMPARARE CON LE MACCHINE

Scuole e università statunitensi usano sempre più le tecnologie che adattano i contenuti didattici alle capacità dello studente, liberando gli insegnanti dall’impegno delle lezioni. Ma funzionano veramente?

di Seth Fletcher

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dalla rivista “Le Scienze“, edizione italiana di “Scientific American

IN BREVE

Analisi dati, streaming video e molte altre tecnologie stanno passando dal grande mercato di consumo alle università e alle scuole. I MOOC (Massive Open Online Course), corsi on line aperti a tutti, stanno tentando di portare gratuitamente l’istruzione di livello universitario fino agli angoli più remoti del pianeta. Piattaforme informatiche per l’apprendimento adattativo seguono da vicino i progressi di ogni studente, configurano i contenuti a seconda delle capacità individuali e prevedono l’andamento del profitto. Alcuni obiettano, però, che bisognerebbe investire nella formazione di buoni docenti almeno quanto si investe in tecnologia.
 
Introduzione
 

I BIG DATA VANNO A SCUOLA

La tecnologia sta trasformando ogni aspetto dell’istruzione, portando i migliori corsi  universitari ai cittadini più poveri del mondo e modificando il modo di imparare e di insegnare.

La scuola non è cambiata molto negli ultimi secoli. Gli studenti vanno a lezione, prendono appunti e fanno i compiti; gli insegnanti spiegano e, di tanto in tanto, assegnano un compito in classe. Poi danno i voti e passano all’argomento successivo. Di solito gli studenti, soprattutto i meno avvantaggiati, frequentano la scuola o l’ateneo più vicini a casa, a prescindere dalla qualità dell’insegnamento.
Ma tutto questo sta cominciando a cambiare. In una percentuale piccola ma crescente di scuole, gli studenti seguono le lezioni on line e, quando arrivano in classe, sono pronti per esercitarsi e lavorare con insegnanti e compagni. Interagiscono con software che permettono loro di studiare seguendo i propri tempi, indipendentemente da ciò che sta facendo il resto della classe. Programmi analoghi servono agli insegnanti per valutare compiti ed esercitazioni, aiutandoli a seguire da vicino più studenti alla volta. E le scuole locali non sono più l’unica scelta possibile; nuove aziende e organizzazioni no profit stanno portando corsi on line di alto livello a chiunque abbia una connessione Internet.
Quale impulso muove la rivoluzione digitale? Un fattore è che scuole e università, in ogni parte del mondo, stanno subendo una pressione senza precedenti. Mentre il numero di studenti che aspirano a una formazione superiore aumenta, i finanziamenti sono in calo, e presidi e rettori non hanno i mezzi per assumere gli insegnanti che servirebbero. Contemporaneamente governi e istituzioni (spronati dal mondo del lavoro) alzano i livelli di preparazione che gli studenti devono raggiungere a ogni stadio del percorso scolastico. Molti vedono una soluzione nella tecnologia, mentre altri ritengono che migliori di poco ciò che possono fare i docenti e rappresenti invece una minaccia per la privacy degli studenti. Le pagine di questo dossier esplorano le frontiere di questa nuova era digitale dell’istruzione e quali sono le sue possibili conseguenze per gli studenti, le famiglie, gli insegnanti e l’intera società.

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Mentre le stampanti 3D diventano sempre più popolari, le loro possibilità possono divenire limitate se non si dispone delle abilità necessarie nel creare modelli 3D personalizzati. Questo ha spinto e portato alla creazione di software più intuitivi e semplici, ma anche alla progettazione di scanner 3D convenienti capaci di digitalizzare oggetti reali. Il “Photon” 3D di Matterform è l’ultimo sviluppato nonchè più conveniente dispositivo di questa categoria, la cui creazione è divenuta possibile grazie ad una campagna di crowdfunding completata con successo.

Lo scanner 3D "Photon" della Matterform è una soluzione alla portata di creatori e artisti

Lo scanner 3D “Photon” della Matterform è una soluzione alla portata di creatori e artisti

Il “Photon Scaner 3D”, il quale analizza gli oggetti grazie ad una fotocamera ad alta definizione e un doppio laser, è relativamente piccolo come dimensioni, perciò può scannerizzare solo oggetti grandi al massimo 190 x 190 x 250 mm. Secondo Matterform lo scanner è facile da usare, richiede solo un minimo set-up, e può scannerizzare qualsiasi oggetto in meno di tre minuti.  I dati possono successivamente essere esportati nei formati più comuni (.STL, .OBJ e .PLY) così da essere pronti da usare con stampanti 3D o da modificare con altri software di modellazione.

Un modello di cappello scannerizzato tramite il Photon 3D Scanner

Un modello di cappello scannerizzato tramite il Photon 3D Scanner

Sfortunatamente la compagnia non ha risposto alla richiesta di foto aggiuntive riguardanti i risultati degli scan, ma da quanto si evince in questa limitata galleria gli essi non sembrano essere così fedeli quanto alcuni suoi competitori. A differenza dello scanner “CADScan3D” ad esempio, la Photon non genera dati riguardanti il colore e scannerizza soltanto lungo il piano orizzontale (il che può risultare in riproduzioni incomplete a causa delle parti occultate dall’oggetto stesso, infatti nella foto il modello 3D del cappello viene accuratamente nascosto nella parte superiore probabilmente per nascondere difetti)

In ogni caso, questi compromessi sembrano essere accettabili dato il prezzo con cui questa soluzione approda sul mercato, ovvero 440$: meno della metà di una CADScan3D. Oltretutto, anche se ancora non è stato comunicato il prezzo della Makerbot Digitizer, esso sarà quasi certamente superiore. Dopo aver doppiato il traguardo stabilito su indiegogo in meno di 10 giorni, i primi utilizzatori otterranno i primi modelli a Luglio.

Incontriamo gli ideatori e ammiriamo lo scanner in funzione nel video sottostante.

Fonte: gizmag

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Se dopo aver letto il titolo vi siete immaginati una costudia stampata tridimensionalmente, contenente un paio di cuffie con tutta la parte elettronica rubacchiata qua e la e assemblata rozzamente,  per questa volta vi perdoneremo. Non sono così le cuffie low-fi Hi-Tech di JC Karich, dove molte delle parti funzionanti tra cui gli stessi auricolari sono stati stampati. Anche le parti non stampate sono state completamente create a partire da materiali di base.

Completamente stampata in 3D, nessuna delle parti è stata prelevata da cuffie/auricolari tradizionali.

Completamente stampata in 3D, nessuna delle parti è stata prelevata da cuffie/auricolari tradizionali.

Karich scrive che la vera sfida è stata la scelta della migliore combinazione di parti stampate in 3D, le quali includono un altoparlante sottilissimo completo di una guida per collegarvi il cavo.

Sebbene stampata anchessa in 3D, anche la fascia risulta flessibile grazie al suo design ondulato.

Sebbene stampata anchessa in 3D, anche la fascia risulta flessibile grazie al suo design ondulato.

Incredibilmente, Karich ha anche stampato un jack audio standard, avvolto con del filo per garantire la connessione necessaria. Funziona, sostiene Karich, senza alcun rischio di inceppamento.

Il jack audio? Stampato in 3D!

Il jack audio? Stampato in 3D!

Karich sostiene che la qualità generale è buona, ma le cuffie richiedono un’amplificazione alimentata esternamente durante l’ascolto con lettori musicali portatili. Gli scettici sono invitati a provare di persona: Karich ha condiviso i file necessari su Thingiverse.

Coloro che intendono stampare solo l’alloggiamento e inserire l’elettronica separatamente possono affidarsi ad altri progetti come le cuffie 13:30.

 

Fonte: karich.cl

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