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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Emma LaVelle era una bambina che desiderava molto giocare con gli altri bambini, ma una malattia congenita gli negava l’uso degli arti superiori. Ora, grazie all’aiuto della stampa 3d, Emma può sollevare giocattoli e disegnare con i suoi amici. L’azienda Stratasys, pioniera nell’uso della stampa 3d secondo il metodo FDM (Fused Deposition Modeling), ha lavorato assieme al dottore di Emma all’Alfred I. duPont Hospital for Children per creare un esoscheletro robotico di plastica personale in grado di far superare ad Emma il suo problema.

Ad Emma è stata diagnosticata l’Artrogriposi, una condizione che limita l’uso delle braccia a causa di muscoli sottosviluppati. Ma questo non ha fermato Emma, che ama chiamare il suo esoscheletro come le sue “braccia magiche”.

Usando la tecnologia di stampa 3d, questo supporto potrà essere aggiornato man mano che Emma crescerà in modo facile ed economico, allo stesso modo si potranno sostituire velocemente le parti che possono andare danneggiate. Emma sta al momento usando il suo secondo esoscheletro, e la sua prima frase completa quando gli venne rimossa temporaneamente per delle modifiche fù “la rivoglio”, un momento che sottolinea quanto la vita di Emma sia cambiata grazie alla tecnologia. Stratasys ha inizialmente cominciato a sviluppare questa tecnica di stampa 3d nel 1988 ed è rimasta all’avanguardia nella stampa 3d fin da quel tempo.

Lo sviluppo della stampa 3d ha aiutato a risolvere numerosi problemi stampando una moltitudine di oggetti, accorciando il tempo di produzione, eliminando difetti e permettendo lo sviluppo di cose che non si sarebbero potute mai immaginare prima d’ora. Per questo, Stratasys stà aggiornando la sua pagina Facebook durante Agosto per dimostrare a tutti cosa la tecnologia di stampa 3d può fare per il mondo.

 

Fonti: Stratasys, Inhabitat, Venture

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  Traduzione a cura di Denis Gobbi

L’amore di un padre contribuisce tanto quanto, e a volte anche di più, l’amore di una madre nello sviluppo di un bambino. Questa è una delle numerose scoperte fatte da una ricerca sul potere del rifiuto e dell’approvazione genitoriale nel plasmare le nostre personalità da bambini e in età adulta.

“Nel nostro mezzo secolo di ricerca internazionale, non abbiamo trovato nessun altro fattore tale da avere un effetto così forte e coerente sullo sviluppo della personalità come l’esperienza del rifiuto, soprattutto da parte dei genitori in età pediatrica”, spiega Ronald Rohner della University of Connecticut, co-autore del nuovo studio in “Personality and Social Psychology Review”.  “Ovunque i bambini e gli adulti – indipendentemente dalle differenze etniche, culturali e di genere – tendono a rispondere esattamente allo stesso modo quando percepiscono di essere respinti dalle loro figure di attaccamento”.

Esaminando 36 studi provenienti da tutto il mondo che hanno coinvolto più di 10.000 partecipanti, Rohner e il co-autore Abdul Khaleque hanno scoperto che in risposta al rifiuto da parte dei genitori, i bambini tendono a sentirsi più ansiosi e insicuri, così come più ostili e aggressivi nei confronti altrui. Il dolore del rifiuto – soprattutto quando si verifica in un lungo periodo di tempo durante l’infanzia – tende a permanere in età adulta, rendendo più difficile per gli adulti che sono stati respinti da bambini il formare relazioni sicure e fiduciose con i loro partner intimi. Gli studi si basano su sondaggi effettuati nei confronti di bambini e adulti consistenti nell’esaminare i gradi di accettazione o di rifiuto dei genitori durante la loro infanzia, completate da questioni poste a loro riguardanti la loro personalità.

Inoltre, afferma Rohner, dall’ultimo decennio di ricerche in psicologia e neuroscienze stà emergendo un evidenza rilevante: le stesse parti del cervello che vengono attivate quando le persone si sentono respinte vengono attivate anche quando l’esperienza del dolore è fisica. “A differenza di dolore fisico, tuttavia, le persone possono psicologicamente rivivere il dolore emotivo del rifiuto più e più volte per anni”, dice Rohner.

Quando si confronta l’impatto dell’amore di un padre rispetto a quello di una madre, i risultati provenienti da più di 500 studi suggeriscono che mentre i bambini e gli adulti sperimentano spesso più o meno lo stesso livello di accettazione o di rifiuto da ciascun genitore, l’influenza del rifiuto di un solo genitore – più spesso il padre – a volte può essere molto superiore a quello dell’altro.  Un team di psicologi provenienti da 13 paesi diversi che lavorano al “Father Acceptance Rejection Project ” hanno formulato una spiegazione a questa disparità:  i bambini e i giovani adulti tendono a dare maggiore attenzione a qualsiasi genitore che percepiscano avere un maggiore potere interpersonale. Quindi, se un bambino percepisce essere il padre ad avere maggior prestigio, può con alta probabilità essere lui ad avere più influenza sul figlio. Il lavoro stà continuando per comprendere meglio questo potenziale rapporto.

Uno dei più importanti messaggi da portare a casa provenienti da tutto questo lavoro di ricerca, afferma Rohner, è che l’amore paterno è fondamentale per lo sviluppo di una persona. L’importanza dell’amore di un padre dovrebbe contribuire a motivare molti uomini ad essere più coinvolti nella promozione della cura del bambino. Inoltre, egli dice, il riconoscimento diffuso dell’influenza dei padri sullo sviluppo della personalità dei propri figli dovrebbe contribuire a ridurre l’incidenza della “colpa materna” comune nelle scuole e in ambito clinico. “La grande enfasi sulle madri in America ha portato a una tendenza inappropriata nell’incolparle per i problemi di comportamento e del disadattamento dei bambini quando, in realtà, i padri sono spesso più implicati nello sviluppo di problemi come questi rispetto ad esse.”

Più informazioni possono essere reperite qui: “Transnational Relations Between Perceived Parental Acceptance and Personality Dispositions of Children and Adults: A Meta-Analytic Review

Fonte: Zeitnews.org 

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Traduzione a cura di Daniel IversenClaudio Galbiati e Juan Matus

Alcuni ricercatori hanno scoperto che i genitori che si arrabbiano facilmente e reagiscono oltre misura hanno maggiori probabilità di avere figli che si comportano male e si turbano facilmente.
La ricerca rappresenta un passo importante nella conoscenza della complessa connessione tra genetica e ambiente domestico. In questo studio i ricercatori del Oregon Social Learning Center, ed altri istituti hanno raccolto dati in 10 stati da 361 famiglie adottive, ed ottenuto i dati genetici sia dai genitori biologici che dai bambini.

I ricercatori hanno seguito i bambini tra i 9, 18 e 27 mesi di età, scoprendo, ad esempio, che i genitori adottivi che avevano la tendenza a reagire esageratamente, giungevano presto alla rabbia quando i bambini testavano i limiti consoni della loro età o facevano errori..

Questi genitori iper-reattivi avevano un effetto significativo sui loro bambini, che mostravano “emozionalità negative” o si comportavano male e avevano scatti d’ira eccessivi rispetto alla norma.
Anche la genetica gioca un ruolo in tutto ciò, specialmente nel caso di bambini con maggior rischio genetico di emozionalità negativa per via delle loro madri natali, ma che erano cresciuti in un ambiente poco stressato e meno “iper-reattivo”.

Lo studio è stato pubblicato nell’ultima edizione della rivista “Development and Psychopathology” (Sviluppo e Psicopatologia).
“Questa è un’età in cui bambini sono propensi a testare i loro limiti e confini” dice l’autrice Shannon Lipscomb, professoressa assistente in sviluppo umano e scienze della famiglia al OSU-Cascades.

“Tuttavia, la ricerca dimostra in maniera evidente che i bambini con un livello elevato di emozionalità negativa durante questi primi anni avevano poi maggiori difficoltà a regolare le emozioni durante l’età scolare, tendendo a esibire maggiori problemi comportamentali.”

Le ricerche hanno anche mostrato che i bambini con un maggior aumento di emozionalità negativa nel loro sviluppo da neonati a bambini (da 9 a 27 mesi di età), avevano anche i livelli più alti di problemi comportamentali all’età di 2 anni, suggerendo che le emozioni negative possono avere uno sviluppo a sè stante, il quale ha implicazioni che si manifestano più avanti, nei comportamenti dei bambini.

“Questo mette il nostro studio decisamente su un altro piano” dice Lipscomb.
“I ricercatori hanno sempre visto l’aspetto dell’emozionalità come qualcosa di abbastanza stabile, ma siamo stati in grado di dimostrare che sebbene la maggior parte dei ragazzini testino i limiti e aumentino l’emozionalità negativa quando si avvicinano all’età di 27 mesi, il grado dell’aumento di quest’ultima può influire sulla quantità di problemi comportamentali che mostreranno quando saranno bambini di due anni”

Lipscomb dice che il messaggio da cogliere per i genitori di bambini piccoli e neonati, è che il loro modo di adattarsi all’infanzia – un periodo di sfide segnato da una crescente mobilità ed indipendenza – può avere un impatto su come i loro bambino si svilupperà.

“La capacità dei genitori di autoregolarsi e di rimanere calmi, comprensivi e di non reagire oltre misura, è un modo chiave per aiutare i bambini a modificare il loro comportamento” dice Shannon. “Siate voi stessi l’esempio, come genitori, con i vostri comportamenti e reazioni.”

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Traduzione a cura di Vincenzo Barbato


Circa 450 milioni di bambini saranno fisicamente e mentalmente disagiati nei prossimi 15 anni a meno che il mondo non prenda misure per lottare contro la malnutrizione, questo è l’avvertimento emerso mercoledi da un nuovo rapporto di Save the Children.
Ogni ora, 300 bambini muoiono a causa della mancanza di nutrienti nella loro dieta, mentre quelli che sopravvivono sono danneggiati in modo permanente, in un modo che ha un impatto sulle loro vite e le prospettive economiche dei loro paesi.


Il problema è diventato urgente a causa dell’instabilità dei prezzi alimentari, l’incertezza economica, il cambiamento climatico e gli spostamenti demografici.
In Asia, ad esempio, dove 100 milioni di bambini sono malnutriti, il rapporto prevede che i cambiamenti climatici graveranno sulla produzione alimentare, che si traduce in ulteriori sette milioni di bambini malnutriti entro il 2050.
“Il mondo ha fatto enormi progressi nel ridurre la mortalità infantile, in calo rispetto da 12 milioni agli attuali 7.6 milioni, ma anche con questo slancio non riusciamo a combattere la malnutrizione”, ha detto il dirigente esecutivo della charity, Justin Forsyth.
Egli ha esortato il governo britannico a spingere ulteriormente per ridurre la malnutrizione con un vertice per la fame nel mondo che si terrà entro la fine dell’anno, approfittando della presenza di molti leader mondiali a Londra per i Giochi Olimpici del 2012 in luglio e agosto.
“Ogni ora di ogni giorno, 300 bambini muoiono a causa della malnutrizione, spesso semplicemente perché non hanno accesso agli alimenti base che noi diamo per scontato nei paesi sviluppati”, ha sottolineato Forsyth.
“Agendo su fame e malnutrizione, i leader mondiali hanno la possibilità di donare un futuro migliore per milioni di bambini in tutto il mondo.”
Save the Children ha dichiarato che ci sono stati alcuni rimedi semplici, tra cui fortificare gli alimenti con vitamine e minerali e promuovere l’allattamento al seno.
Maritu, bambino di 9 anni dall’Etiopia, ha rammentato ai ricercatori che i suoi pasti sono costituiti da un piccolo pezzo di focaccia con una salsa di base.
“Noi non mangiamo nient’altro. Avere uova o carne una volta l’anno per le occasioni speciali non è sufficiente, ma i miei genitori mi danno tutto ciò che è disponibile”.
Il corpo di un bambino si adatta a una mancanza di nutrienti a lungo termine, dando priorità ai bisogni vitali di organi e funzioni, piuttosto che alla crescita fisica o cognitiva, e il danno è in gran parte irreversibile.
I bambini malnutriti sono più suscettibili alle malattie e il rapporto stima che nei paesi in cui il problema è peggiore, la malnutrizione è causa della maggior parte dei decessi per diarrea, malaria e polmonite.
Anche l’impatto economico è significativo: in quegli adulti che da bambini sono stati malnutriti è previsto un guadagno del 20% in meno rispetto alla media.
Incidendo anche nel rapporto bambino-istruzione, si attesta che nei paesi in cui metà dei bambini sono malnutriti, uno su sei non va a scuola perché costretto a prodursi cibo.(C) 2012 AFP

Fonte: MedicalXpress

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