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Traduzione a cura di Denis Gobbi

 

I suoi sostenitori credono sia un’opportunità per realizzare una società del post-lavoro, dove le macchine pensano ai lavori pesanti e l’occupazione così come oggi la conosciamo diverrà una cosa del passato.

Può il ciber-lusso diventare la norma? Fotografia: Everett Collection / Rex Feature

Nel tempo in cui i robot affollano le linee di produzione delle fabbriche, algoritmi fanno sterzare le auto e schermi touchscreen sostituiscono le cassiere dei supermercati, l’automazione stà diventando il nuovo spettro della società. I robot, dicono, stanno arrivando a rubarci il lavoro.

Lasciateli fare, rispondono i comunisti di lusso.

I prati cibernetici e le macchine dall’amorevole grazia

Localizzato nello spettro politico dell’estrema sinistra futurista, il comunismo di lusso completamente automatizzato (fully automated luxury communism – FALC) mira ad imbracciare l’automazione nella sua massima estensione. Questo connubio potrebbe sembrare un ossimoro, ma è proprio questo il punto: tutto ciò che verrà etichettato come comunismo di lusso diverrà difficile da ignorare.

C’è una tendenza nel capitalismo ad automatizzare il lavoro, per tramutare processi prima eseguiti da esseri umani in funzioni completamente automatiche”

ci dice Aaron Bastani, co-fondatore di Novara Media, che aggiunge:

Riconoscendo ciò, l’unico obiettivo utopico potrebbe essere la completa automatizzazione di tutto e la comune proprietà di ciò che è automatizzato.

Bastani e i suoi compagni comunisti di lusso credono che questi tempi di rapido cambiamento siano un’opportunità per realizzare una società del post-lavoro, dove le macchine si occupino di tutti i lavori pesanti e degradanti non per profitto ma per la comunità.

Le nostre richieste potrebbero essere una settimana lavorativa di 10/12 ore, un reddito minimo di base garantito, un’abitazione garantita per tutti, così come l’educazione, la sanità garantite e così via. Ci potrebbe essere ovviamente del lavoro non automatizzabile che richiederebbe l’impiego di lavoro umano, come ad esempio il controllo qualità, ma sarebbe minimo.

L’umanità potrebbe avere le sue praterie cibernetiche, gestite da macchine dotate di amorevole grazia.

Prendiamo Uber per esempio, una gigantesca compagnia. La sua visione consiste nell’avere entro il 2030 questa enorme flotta di auto senza guidatore. Ciò non richiede di essere gestito da una compagnia privata. Perchè lo dovresti volere? A Londra abbiamo le Bici Boris. Perchè non dovremmo avere qualcosa di simile ad Uber con auto automatizzate senza guidatore, fornite a livello municipale senza un motivo di profitto?

E questo è solo l’inizio

L’ideologia nasce da un groviglio di andamenti ben studiati. Attualmente, il tasso di progresso tecnologico e produttività lavorativa stà aumentando, ma le retribuzioni stagnano e le aziende tagliano posti di lavoro. Recenti ricerche indicano che il 35% dei lavori nel Regno Unito sono “a rischio” di automatizzazione. I professori del MIT Erik Brynjolfsson e James McAfee argomentano persuasivamente nel loro spesso citato “La Seconda Era delle Macchine” che i robot sono solamente che all’inizio del loro impatto sull’economia.

I prati cibernetici dell’umanità saranno gestiti da macchine dall’amorevole grazia. Fotografia: HD Wallpaper

Gli automi di nuova generazione offrono un numero di vantaggi tali da promettere l’obsolescenza della fatica, annoverando tra i fattori chiave strumenti come la stampa 3D e algoritmi abbastanza intelligenti da poter essere scambiati per esseri umani. Un era di abbondanza spalleggiata dalle macchine sembra profilarsi proprio dietro l’angolo.

Non stò dicendo che ci siamo già dentro, anche se in alcuni settori certamente lo siamo. Prendete per esempio al distribuzione di contenuti audio/video, abbiamo raggiunto la post-scarsità in questo settore. Ovviamente Spotify, iTunes o Wikipedia non sono modelli che creano cibo e sostentamento diretto per le persone. Tuttavia la speranza sussiste nel pensare che questa sia la testa di ponte emergente di un set di tendenze riguardanti il software e anche, a breve, l’hardware. Perchè queste sono le aspettative che accompagnano la fabbricazione libera di oggetti solidi, la stampa 3D, la biologia sintetica.

Bastani non è solo nell’evangelizzare un’era di ciber-lusso di massa. Membri del gruppo di sinistra Piano C diffondono lo slogan “Lusso per tutti” nella loro propaganda e nel loro ben progettato Tumblr, Comunismo di Lusso, mostrano simpatiche idee adottate anche nel corso di proteste studentesche.

Allo stesso modo, Brynjolfsson non trova l’idea di un lusso popolare automatizzato bizzarra. Al contrario.

Un mondo di abbondanza incrementale, anche di lusso, non solo è possibile, ma probabile. Molte delle cose che consideriamo necessità oggi come il servizio telefonico, le automobili, il sabato libero, erano beni di lusso in passato.

Nel comunismo di lusso totalmente automatizzato si tratterà di occupare il panificio piuttosto che rubarne il pane. Fotografia: Bettmann/Corbis

La tecnologia può creare enorme abbondanza, ma la strada verso di essa potrebbe essere molto tortuosa perchè gli esistenti modelli di business e i metodi di creazione del valore vengono destabilizzati

Il Comunismo di Lusso Britannico

Il comunismo di lusso britannico sviluppa le sue radici a partire dai movimenti di protesta a metà del primo decennio di questo secolo, secondo Piano C, quando i suoi membri mostrarono il loro slogan “Lusso per tutti” ad una manifestazione di Berlino.

Ci sembra che questa domanda ben riassuma gli obiettivi di un movimento comunista moderno

– affermano i membri di Piano C.

Essi traggono i loro principi dalla trilogia fantascientifica “Marte Rosso” di Kim Stanley Robinson, dove un’utopia socialista si stabilisce sul pianeta rosso. Anche “Un Linguaggio Modello” fù una fonte d’ispirazione, un pamphlet utopico degli anni ’70 scritto da tre architetti. Bastani sostiene che la sua concezione di FALC è basata su di una moderna lettura del Capitale e di Gundrisse di Karl Marx.

Ovviamente, la storia è disseminata di impronte digitali di tecno-utopie irrealizzate e società libere dal lavoro usurante. Pensatori che vanno da Marx a Bertrand Russell furono certi che scienza, tecnologia e cooperazione umana fossero al punto di svolta necessario a liberare l’umanità dalle catene del lavoro.

La visione di dare a molti, se non addirittura alla maggior parte dei cittadini carichi di lavoro drasticamente ridotti è un concetto molto vecchio nei pensieri e negli scritti utopici.

afferma Howard Segal, professore di storia della scienza e della tecnologia all’Università del Maine e autore di Utopie: Una Breve Storia.

Egli punta l’attenzione verso l’armata industriale di Guardando Indietro (Looking Backguard – 1988) di Edward Bellamy e agli scritti dei tecnocratici del medio ‘900. Ma il comunismo di lusso forse trova una corrente culturale analoga e più recente in serie TV fantascientifiche come Star Trek, con i suoi replicatori e politici egalitari, o ancora nelle opere di Iain Banks legate all’universo culturale high-tech post scarsità (The Culture).

Eventualmente, Bastani vede il FALC raggiungere un obiettivo molto vicino a questi esempi – una società con controllo collettivo sui suoi mezzi ad alta tecnologia riduci-lavoro. Prevede anche quali piccoli lavori saranno necessari in futuro, come la continua ottimizzazione di stampanti 3D e robot per l’agricoltura. Essi saranno organizzati in modo simile a come oggi gli editori di Wikipedia gestiscono il loro dominio in modo decentralizzato e non gerarchico.

Ma prima di tutto ciò, e sopratutto in modo da poterci arrivare, esso spera di usare l’etichetta del comunismo di lusso come bandiera per convertire tutti alla causa. Tutto questo ha a che fare con la politica.

Considerate la canzone del rapper di Atalanta Migo, “Versace”, Migo dice:

Ottieni questi video che i bambini amano, dove è tutto completamente bizzarro, lusso ovunque. La storia del capitalismo ripete che se tu lavori duramente e giochi secondo le regole puoi ottenere tutto questo, il che è ovviamente una stronzata. Ma se tu dici hei guarda! se vuoi tutto questo, quello che ti serve è occupare i centri di produzione. Ci serve ottenerne l’automazione e subordinarla ai bisogni dell’essere umano, non al bisogno di profitto. Si tratta di occupare il panificio, piuttosto che rubarne il pane

Ovviamente presumendo siano i robot a dover impastare.

Fonte: theguardian.com

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Traduzione a cura di Daniel Iversen e Vincenzo Barbato

 

Volevo cogliere l’opportunità per introdurvi al fantastico mondo della Peer to Peer Foundation. Questa filosofia, se scegliamo di abbracciarla, può responsabilizzarci ad iniziare una transizione.
Quando sentite le parole “peer to peer” la prima cosa che viene in mente sono i download illegali, ma questo è come pensare ai ladri di auto ogni qual volta si parli di automobili. Peer to Peer è un fenomeno, una filosofia, un universo emergente di possibilità. Ha la potenzialità di attuare il cambiamento di cui abbiamo tanto bisogno e hanno necessità di abbracciarla tutti i movimenti per un cambiamento sociale.
In poche parole questa filosofia aiuta noi, le persone, a riprendere il potere. Come disse Bucky Fuller: “Non cambierete mai le cose combattendo contro la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruite un nuovo modello che faccia diventare obsoleto quello esistente”, ed è esattamente quello che fa la Peer to Peer Foundation.
Pagine su pagine di Wiki descrivono la sua vastità di applicazioni reali, tangibili e le sue soluzioni per ricostruire una società letteralmente da zero.
É coperta ogni area, dalla cultura all’educazione, dall’economia alla scienza. La maggior parte delle applicazioni segue un filo comune: il richiamo all’informazione e alla collaborazione aperta, vera democrazia.

Ridefinire la scarsità.

Il Manifesto della Peer to Peer mette in dettaglio come esso stia minando le tradizionali nozioni di proprietà, riconoscendo la scarsità nel mondo materiale, (cosa che l’economia di mercato non fa) e accoglie invece l’abbondanza nel mondo virtuale, che il capitalismo invece non permette. Ci forza quindi a capire la vera natura della proprietà.

Consumo collaborativo.

Un Consumo Collaborativo è un “Sistema sociale ed economico guidato da tecnologie di rete che permettono la condivisione e lo scambio di tutti i beni: da superfici ad abilità ad automobili, in modi e in scala mai possibili finora.”
Il movimento p2p sta crescendo velocemente, con la tecnologia che da una mano alla vasta schiera di piattaforme per la condivisione, lo scambio e la collaborazione.
I network di scambio fisico/virtuale e di condivisione sono intrinsecamente sostenibili, tenendo i rifiuti lontani dalle discariche, riutilizzando materiali, riducendo la distribuzione e soprattutto il bisogno di una nuova produzione.
Non si tratta solo di oggetti fisici. Il consumo collaborativo comprende anche la condivisione delle nostre abilità e competenze, il crowdsourcing, la condivisione del tempo e il crowdfunding, mostrandoci quindi ciò che è realmente possibile
fare quando si lavora insieme.

QLDuR

 

Il Peer-to-peer non è però solo condivisione.

Democrazia Diretta

Nei sistemi distribuiti, dove non c’è una gerarchia dichiarata, il potere fà parte del pensiero. La Peer Governance e la Democrazia tendono verso un modello di coinvolgimento, con partecipanti attivi delle decisioni, ma che incorpora anche un sistema auto-immune per prevenire l’appropriazione privata del potere.

Aziende efficienti

Le reti aperte e distribuite sono di per sé sostenibili nella produzione e nell’agricoltura oltre che nelle industrie atte a conseguire l’efficienza, dai loro modelli for-benefit e non-reciproci, sono in asimmetrica competizione con le aziende for-profit (quelle più comuni).
Ciò è significativo, se creiamo imprese che ci forniscono solo i nostri bisogni primari, piuttosto che la massimizzazione dei loro profitti, possiamo in teoria creare una società migliore.

Liberare nuovamente l’innovazione

Il potenziale di creazione, con il peer-to-peer, è immenso, e apre la strada alla creatività libera e aperta. Alle idee viene permesso di evolversi e di costruirsi a vicenda come è stato negli anni del Rinascimento, prima del sopravvento dell’individualismo e delle multinazionali. Con le leggi del copyright, aggrappate a paradigmi obsoleti e con la “guerra dei brevetti” che diventa una velenosa influenza per l’innovazione, si corre davvero il rischio di un nuovo periodo buio per il progresso.

Il mondo del Creative Commons e del Peer-to-Peer indebolisce queste limitazioni obsolete mentre le tecnologie che le accompagnano ignorano la legislazione. È un mondo dove c’è una motivazione intrinseca, con la collaborazione che porta benefici sia ai creatori che ai consumatori.
Obama, ha dichiarato nell’aprile 2011: “Esistono perfino delle auto che escono dalla catena di montaggio a Detroit con motori a combustione che possono viaggiare per piu di 50 miglia (80.5 km) per gallone (1 gallone 3,7 litri).” C’era però un’altra auto che ci era quasi vicino, ma non abbastanza. La comunità Peer-to-peer disse: “Non è abbastanza” e ha creato Wikispeed: un auto “Open Source” da 50km/Litro.
Forse avrete visto Open Source Ecology in “Owned and Operated“. Per tutti gli altri, sappiate che si tratta di una rete di agricoltori, ingegneri e sostenitori che negli ultimi anni hanno creato il Global Village Construction Set (il Set per la costruzione di un Villaggio Gloale), una piattaforma tecnologica open-source, a basso costo, altamente performante per una costruzione fai-da-te facile delle 50 diverse macchine industriali per costruire una civiltà sostenibile con comfort moderni. Essenzialmente si tratta di un set per avviare una civiltà open source.

Denaro democratico

Bitcoin è un nuova moneta digitale sperimentale che consente di effettuare pagamenti istantanei a chiunque, in qualsiasi parte del mondo. Bitcoin utilizza la tecnologia peer-to-peer senza l’utilizzo di alcuna autorità centrale: la gestione delle transazioni e dell’emissione di moneta sono effettuate collettivamente dalla rete.”
Si, mi rendo conto che è un pò controverso e che il denaro crea più problemi di quanti ne risolva. Ma per un periodo transitorio questo potrebbe almeno alleviare molti problemi creati dal nostro sistema finanziario corrotto mosso dai banchieri, mettendo il potere di controllare il denaro nelle mani della comunità. È un sistema robusto e non manipolabile che sta crescendo di popolarità man mano che la gente ci crede. Alla fine è vero, sarà ancora oggetto di molti degli stessi problemi che affrontiamo nel corrente sistema monetario, ma, mentre ci siamo ancora dentro, Bitcoin è per le banche quello che BitTorrent è per le etichette discografiche.

Un nuovo paradigma

La gente di tutto il pianeta utilizza l’interconnessione offerta dalla tecnologia allo scopo di forgiare una nuova società, costruita da zero, piuttosto che governata dall’alto. Ci stiamo rendendo conto dei fallimenti della democrazia e forgiando quindi un sistema basato sull’equità. Stiamo iniziando a diffidare dei mass media e siamo stanchi dei nostri governi. Stiamo perdendo interesse nell’educazione statale, scegliendo invece di imparare in base a quello che ci ispira, perché non abbiamo più bisogno che le autorità provvedano a noi.
Questa è la verità, stiamo perdendo la fiducia nelle autorità. I nostri pari raccolgono più rispetto dei nostri leader. Le nostre connessioni e i nostri legami stanno diventando più preziosi di quello che possediamo. Stiamo persino imparando ad aiutarci l’un l’altro.
Questo è l’inizio di un nuovo mondo, Società 2.0, in cui vedremo la maggior parte delle regole che diamo per scontate: il capitalismo, il consumo e più di tutte, l’autorità, spazzate via da uno tsunami di innovazione sociale.

Fate qualche ricerca!

Per favore leggete il sito della P2P Foundation. Vi ho solo dato un assaggio qui perché la maggior parte delle informazioni si trovano già lì. Questo è solo un assaggio atto a ispirarvi ad imparare di più.

Quindi nello spirito dei beni comuni, invito i frutti degli altri perché insieme, sappiamo tutto.

 

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Traduzione a cura di Daniel Iversen 

Gli stereotipi ci suggeriscono che le donne sono più cooperative degli uomini, un’analisi di ricerca durata oltre 50 anni però, mostra che i maschi sono ugualmente collaborativi, particolarmente in quelle situazioni che implicano un dilemma che contrappone l’interesse di un’individuo all’interesse del gruppo.

Inoltre, secondo la ricerca pubblicata online dalla American Psychological Association nel Psychological Bulletin, gli uomini cooperano meglio con altri uomini di quanto non facciano le donne tra di loro.
Le analisi hanno fatto notare che le donne tendono a cooperare di piu degli uomini quando interagiscono con il sesso opposto.

I ricercatori hanno condotto un’analisi quantitativa di 272 studi comprendenti 31.642 partecipanti in 18 paesi di cui la maggior parte condotta negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi, in Inghilterra e in Giappone.
Gli articoli sono stati scritti in inglese e dovevano contenere almeno un dilemma sociale.
Gli esperimenti sui dilemmi sociali coinvolgono due o più persone che devono scegliere tra un buon risultato per se stessi e un buon risultato per il gruppo.
Se la scelta è egoistica, ciò si ripercuote nel peggiore dei modi su ogni membro del gruppo, a differenza di quando la scelta viene fatta nell’interesse della comunità.

Mentre non si sono viste differenze statistiche tra i sessi quando si è trattato di essere cooperativi di fronte a un dilemma sociale, quando i ricercatori si sono messi a scavare più in profondità hanno trovato qualche differenza. Le donne, in particolare, si sono mostrate più cooperative negli studi con sessi misti e gli uomini lo erano invece di più negli studi con lo stesso sesso e quando si riproponeva il dilemma sociale.

Il “dilemma del prigioniero” è stato l’esperimento più comunemente usato in questa meta-analisi dove una coppia deve scegliere se cooperare o agire per se stessi. Se entrambi gli individui cooperano, ognuno riceve una piccola somma di denaro, ad esempio 10 $.
Tuttavia, se solo una delle due persone collabora, il partecipante non-collaborativo riceve più soldi, ad esempio 40 $, mentre la persona che ha collaborato non riceve niente.
Se entrambe le persone decisono di disertare, ricevono una somma più piccola, diciamo $ 2.

“E’ un dilemma sociale perchè ognuno guadagna di più individualmente, indipendentemente da ciò che fa l’altra persona, anche se entrambi sono consci del fatto che è meglio collaborare insieme” spiega l’autore principale dello studio, Daniel Ballier, della VU University di Amsterdam.

Anche se la maggior parte degli studi sono stati condotti in laboratorio, questi esperimenti di dilemma sociale hanno dimostrato di saper predire molto bene il livello di cooperazione fuori dal laboratorio.
Gli autori hanno usato prospettive socio-culturali ed evolutive per spiegare alcuni dei risultati, in particolare sul perché gli uomini si sono rivelati più cooperativi rispetto alle donne durante le interazioni con lo stesso sesso.

“La spiegazione è che nel corso della storia dell’evoluzione umana, le coalizioni di sesso maschile sono state una strategia efficace per acquisire risorse, come cibo e propietà” ha detto Balliet. “Sia la caccia che la guerra sono dilemmi sociali, in quanto gettano fermamente gli interessi individuali contro quelli del egruppo. Eppure, se tutti si comportano secondo il proprio tornaconto personale, non ci sarà niente cibo, e la guerra verrà persa. Per superare tali dilemmi sociali quindi si richiedono strategie di cooperazione.”

La teoria evoluzionistica potrebbe anche spiegare perchè, di fronte a un dilemma sociale, le donne sono meno cooperative con altre donne; secondo Balliet “le donne ancestrali di solito migravano tra i gruppi e avrebbero interagito soprattutto con donne che tendevano a non essere loro parenti, molte delle quali erano co-mogli” ha detto ” Le dinamiche sociali tra le donne sarebbero state piene di competizioni sessuali”

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Traduzione a cura di Daniel Iversen


Secondo una ricercatrice USC, il cervello umano può indurre sensazioni fisiche per promuovere l’introspezione, sfruttando momenti di grande emozione per stimolare un comportamento morale. 

Mary Helen Immordino-Yang del USC Brain and Creativity Institute e la USC Rossier School of Education hanno visto che gli individui a cui venivano raccontate storie atte a evocare compassione e ammirazione per la virtù talvolta hanno riportato di aver provato delle sensazioni fisiche come risposta. Questi “dolori” emozionali psico-fisici sono molto reali, rilevabili con scansioni celebrali, e possono essere la prova che comportamenti sociali sono parte della sopravvivenza umana.L’ipotesi di Immordino-Yang, confermata fin’ora dalla sua ricerca, è che le sensazioni o le reazioni emotive nel corpo possono qualche volta indurre all’introspezione, e in ultima analisi aiutare a compiere determinate scelte morali e motivare ad aiutare o emulare gli altri.

“Queste emozioni sono fondamentali per la moralità e per l’apprendimento sociale. Hanno il potere di cambiare il corso della vostra vita” ha detto Immordino-Yang.

In un caso citato nell’articolo, un partecipante ha risposto a una storia riguardante l’altruismo di un bambino verso la madre riportando di essersi sentito come se ci fosse stato un palloncino o qualcosa sotto lo sterno, che si gonfiava e si muoveva su e giù. Mentre stava meditando su questa sensazione fisica, il partecipante si è fermato per un’attimo a pensare alla relazione con i suoi genitori. In definitiva, si è promesso di esprimere più gratitudine verso di loro.

I ricercatori hanno notato reazioni simili in vari gradi nei partecipanti di altri test.
La squadra di Immordino-Yang ha effettuato circa 50 di queste analisi qualitative a Beijing (Pechino) e alla USC.
I ricercatori forniscono la storia emozionale e poi registrano le reazioni dei partecipanti usando anche scansioni del cervello per tenere conto delle risposte fisiologiche.

“E’ un modo sistematico ma naturale per indurre queste emozioni” dice Immordino-Yang. Dopo aver ascoltato una storia reale, molto emozionale, durante un intervista privata e registrata, è stato chiesto ai partecipanti di descrivere cosa provassero.

Immordino-Yang ha detto di non essere sorpresa dai risultati, anche se ne è eccitata.

“Siamo una specie intensamente sociale” ha detto “La nostra vera biologia è quella sociale. Per secoli i poeti hanno descritto i cosiddetti sentimenti viscerali durante le emozioni sociali. Ora ne stiamo scoprendo l’evidenza biologica.”

Analisi future sui dati raccolti dal suo team focalizzeranno sullo scoprire a che grado la cultura, lo stile individuale e le esperienze influenzino queste reazioni, come si sviluppano nei bambini e come possono essere promossi attraverso l’educazione.


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Traduzione a cura di Daniel Iversen e Vincenzo Barbato

Le capacità di condividere le proprie conoscenze e imparare gli uni dagli altri possono essere le differenze chiave tra gli esseri umani e gli scimpanzè, differenze che hanno aiutato l’uomo a dominare il mondo moderno: questo è quello che hanno suggerito gli scienziati giovedì.

La ricerca sulla rivista Science ha mirato a scoprire che cosa ha permesso agli umani di istituire quella che viene chiamata una cultura cumulativa, o l’incontro di conoscenze, che avanza insieme ai progressi tecnologici.

Mentre precedenti studi hanno visto che gli scimpanzè possono imparare gli uni dagli altri, nessuno aveva confrontato le loro abilità, negli stessi test, con quelle degli esseri umani, e gli scienziati hanno a lungo dibattuto su cos’è necessario per costruire una conoscenza culturale sempre più complessa quale la nostra.

Lo studio corrente ha confrontato gruppi di bambini di 3 e 4 anni con gruppi separati di scimmie cappuccino e scimpanzè, ognuno dei quale ha tentato di ottenere una ricompensa nello svolgimento di un puzzle a tre passaggi.

Gli scimpanzè e i cappuccini in gran parte non sono riusciti ad avanzare nei 3 livelli, con un solo scimpanzè che ha raggiunto il terzo livello dopo 30 ore, e nessuna scimmia cappuccino ha raggiunto lo stesso livello in 53 ore.

Tuttavia, cinque degli otto gruppi di bambini esaminati aveva almeno due membri che hanno raggiunto la terza fase del puzzle in sole 2,5 ore.

La differenza consisteva nel fatto che i bambini erano maggiormente in grado, rispetto alle scimmie, di imparare osservando chi svolgeva l’azione, comunicando e condividendo le conoscenze con i coetanei, ha detto il team composto da americani, inglesi e francesi.

I bambini hanno anche mostrato una grande volontà e comportamenti altruisti, cosa che non hanno fatto i loro cugini primati.

“L’insegnamento, la comunicazione, l’apprendimento tramite osservazione, e la tendenza alla condivisione hanno giocato un importante ruolo nella formazione culturale umana, ma erano assenti (o hanno svolto solo un ruolo molto blando) nell’apprendimento di scimpanzè e cappuccini, ha detto lo studio.

E’ stato spesso osservato che i bambini si aiutavano dicendo come proseguire, con frasi come “premi quel pulsante li”, oppure semplicemente mostrando al compagno cosa fare tramite dei gesti.

I bambini hanno anche copiato le azioni degli altri bambini più di quanto facessero gli scimpanzè, e il 47 % di essi ha condiviso in modo spontaneo la ricompensa con un amico. Gli scimpanzè e i cappuccini non hanno condiviso le loro ricompense in questo modo.

Questo tipo di condivisione mostra che gli esseri umani capiscono la necessità del progresso per un bene collettivo, ha suggerito lo studio.

“Se volontariamente gli individui danno delle ricompense agli altri, ciò significa che esiste una comprensione riguardo al fatto che anche gli altri condividono la motivazione di raggiungere l’obiettivo a cui essi stessi sono pervenuti” ha detto.

“Al contrario, gli scimpanzè e i cappuccini sembrano interagire con il gruppo solamente allo scopo di procurarsi risorse per se stessi, in maniera del tutto individualista, in modo indipendente dalle performance degli altri, ed esibendo un ristretto apprendimento che è apparso in primo luogo caratterialmente asociale.

Lo studio è stato diretto da Lewis Dean dell’Università di Saint Andrews in Inghilterra, e ha incluso colleghi della University of Durham, University of Texas e University of Strasbourg in France.

In un articolo dal proprio punto di vista, Robert Kurzban del dipartimento di psicologia all’ Università della Pennsylvania e H.Clark Barrett del dipartimento di antropologia all’Università di Los Angeles, suggeriscono che l’enigma del processo umano possa essere più complicato.

“Questo lavoro offre molti nuovi spunti preziosi sulla questione della cultura collettiva” hanno scritto

Ma data la complessità della psiche umana, “terze variabili non misurabili potrebbero essere responsabili per le differenze e per le cose in comune tra le specie di primati, come la capacità di percepire se un compagno ha bisogno di aiuto nell’apprendimento.

Inoltre, poiché la cultura umana si è evoluta ad un punto così elevato, ogni avanzamento in questo processo può averci portato a differenziarci dalle scimmie, e questo può essere successo molti secoli fa e quindi non misurabile oggi, hanno sostenuto.

Fonte: Physorg

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