Archivio per aprile, 2013

Traduzione a cura di Denis Gobbi

Quando l’argomento riguarda i veicoli elettrici, la conversazione prima o poi verte sempre su autonomia, infrastrutture e tempi di ricarica. Per tentare di risolvere quest’ultimo problema, Volvo e Siemes hanno congiuntamente sviluppato un nuovo sistema di ricarica rapida che permette di raggiungere la massima autonomia in appena 90 minuti.

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Un’industria in rapida ascesa

Traduzione a cura di Denis Gobbi

Tokelau, un piccolo paese situato nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico costituito da una catena di isole comunemente dette “atolli” è la prima nazione al mondo che è riuscita nell’impresa di creare tutta la sua energia tramite fonti rinnovabili, in questo caso soprattutto energia solare. Il paese è amministrato dal governo della Nuova Zelanda, che ha investito 7 milioni di dollari nella transizione da fonti fossili a quele rinnovabili, sconfiggendo la dipendenza da generatori diesel.
Tokelau soffriva in passato con un sistema energetico molto costoso e per nulla rispettoso dell’ambiente. E’ pur vero che una remota, soleggiata isola con 1500 abitanti non è paragonabile alle città più densamente abitate del mondo e ancor meno alle regioni meno densamente abitate ma più sviluppate. Tuttavia anche alle regioni più remote del mondo occorre energia e spesso esse la ottengono tramite il funzionamento di inquinanti e inefficienti generatori diesel o a gasolio che “succhiano” letteralmente risorse economiche limitate impattando enormemente sull’ambiente.  Come se non bastasse, il trasporto di questi combustibili liquidi verso aree isolate come queste implicano enormi costi di trasporto e un alto impatto ambientale.
– Popular Science
L'atollo di Atafu, appartenente a Tokelau visto dallo spazio (Johnson Space Center della NASA)

L’atollo di Atafu, appartenente a Tokelau visto dallo spazio (Johnson Space Center della NASA)

Per i residenti di Tokelau, l’energia solare stà liberando risorse che ora vengono destinate ad altri programmi per lo sviluppo della comunità. Si stà migliorando la bilancia ecologica di tre bellissime isole. Si stanno illustrando al mondo intero le potenzialità dell’energia solare. Il progetto costituisce uno dei più grandi sistemi di energia solare esistenti al mondo.
Consistente in 4032 pannelli fotovoltaici e 1344 batterie con generatori funzionanti tramite biocarburante derivato da noci di cocco, il Progetto di Energia Rinnovabile di Tokelau da 7,5 milioni di dollari viene considerato uno dei più grandi sistemi solari del mondo al di fuori della rete globale.
– Solar Daily
Uno degli impianti solari che ha rimpiazzato i generatori diesel per rifornire di elettricità Tokelau

Uno degli impianti solari che ha rimpiazzato i generatori diesel per rifornire di elettricità Tokelau

Piccole nazioni isolate come Tokelau, Tonga, Samoa, Fiji, Vanuatu e le isole Salomone devono continuamente fare i conti con grandi tasse sull’importazione di combutibili fossili, e spesso soffrono di carenze per via delle condizioni meteo estreme. Per questi paesi fino al 30% dei loro costi possono derivare da questo bene d’importazione, rendendoli particolarmente vulnerabili agli aumenti del prezzo del greggio. L’energia solare stà aiutando Tokelau ad abbassare i propri costi energetici migliorando al contempo l’impatto ambientale del paese.
“Il nostro impegno come cittadini del mondo consiste nel contribuire nel mitigare l’impatto delle attività umane sui cambiamenti climatici” Jovilisi Suveinakama, general manager of the National Public Service of the Government of Tokelau
– Solar Daily

Fonti:  Zeitnews

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Mentre le stampanti 3D diventano sempre più popolari, le loro possibilità possono divenire limitate se non si dispone delle abilità necessarie nel creare modelli 3D personalizzati. Questo ha spinto e portato alla creazione di software più intuitivi e semplici, ma anche alla progettazione di scanner 3D convenienti capaci di digitalizzare oggetti reali. Il “Photon” 3D di Matterform è l’ultimo sviluppato nonchè più conveniente dispositivo di questa categoria, la cui creazione è divenuta possibile grazie ad una campagna di crowdfunding completata con successo.

Lo scanner 3D "Photon" della Matterform è una soluzione alla portata di creatori e artisti

Lo scanner 3D “Photon” della Matterform è una soluzione alla portata di creatori e artisti

Il “Photon Scaner 3D”, il quale analizza gli oggetti grazie ad una fotocamera ad alta definizione e un doppio laser, è relativamente piccolo come dimensioni, perciò può scannerizzare solo oggetti grandi al massimo 190 x 190 x 250 mm. Secondo Matterform lo scanner è facile da usare, richiede solo un minimo set-up, e può scannerizzare qualsiasi oggetto in meno di tre minuti.  I dati possono successivamente essere esportati nei formati più comuni (.STL, .OBJ e .PLY) così da essere pronti da usare con stampanti 3D o da modificare con altri software di modellazione.

Un modello di cappello scannerizzato tramite il Photon 3D Scanner

Un modello di cappello scannerizzato tramite il Photon 3D Scanner

Sfortunatamente la compagnia non ha risposto alla richiesta di foto aggiuntive riguardanti i risultati degli scan, ma da quanto si evince in questa limitata galleria gli essi non sembrano essere così fedeli quanto alcuni suoi competitori. A differenza dello scanner “CADScan3D” ad esempio, la Photon non genera dati riguardanti il colore e scannerizza soltanto lungo il piano orizzontale (il che può risultare in riproduzioni incomplete a causa delle parti occultate dall’oggetto stesso, infatti nella foto il modello 3D del cappello viene accuratamente nascosto nella parte superiore probabilmente per nascondere difetti)

In ogni caso, questi compromessi sembrano essere accettabili dato il prezzo con cui questa soluzione approda sul mercato, ovvero 440$: meno della metà di una CADScan3D. Oltretutto, anche se ancora non è stato comunicato il prezzo della Makerbot Digitizer, esso sarà quasi certamente superiore. Dopo aver doppiato il traguardo stabilito su indiegogo in meno di 10 giorni, i primi utilizzatori otterranno i primi modelli a Luglio.

Incontriamo gli ideatori e ammiriamo lo scanner in funzione nel video sottostante.

Fonte: gizmag

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Se dopo aver letto il titolo vi siete immaginati una costudia stampata tridimensionalmente, contenente un paio di cuffie con tutta la parte elettronica rubacchiata qua e la e assemblata rozzamente,  per questa volta vi perdoneremo. Non sono così le cuffie low-fi Hi-Tech di JC Karich, dove molte delle parti funzionanti tra cui gli stessi auricolari sono stati stampati. Anche le parti non stampate sono state completamente create a partire da materiali di base.

Completamente stampata in 3D, nessuna delle parti è stata prelevata da cuffie/auricolari tradizionali.

Completamente stampata in 3D, nessuna delle parti è stata prelevata da cuffie/auricolari tradizionali.

Karich scrive che la vera sfida è stata la scelta della migliore combinazione di parti stampate in 3D, le quali includono un altoparlante sottilissimo completo di una guida per collegarvi il cavo.

Sebbene stampata anchessa in 3D, anche la fascia risulta flessibile grazie al suo design ondulato.

Sebbene stampata anchessa in 3D, anche la fascia risulta flessibile grazie al suo design ondulato.

Incredibilmente, Karich ha anche stampato un jack audio standard, avvolto con del filo per garantire la connessione necessaria. Funziona, sostiene Karich, senza alcun rischio di inceppamento.

Il jack audio? Stampato in 3D!

Il jack audio? Stampato in 3D!

Karich sostiene che la qualità generale è buona, ma le cuffie richiedono un’amplificazione alimentata esternamente durante l’ascolto con lettori musicali portatili. Gli scettici sono invitati a provare di persona: Karich ha condiviso i file necessari su Thingiverse.

Coloro che intendono stampare solo l’alloggiamento e inserire l’elettronica separatamente possono affidarsi ad altri progetti come le cuffie 13:30.

 

Fonte: karich.cl

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