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Traduzione a cura di Denis Gobbi

 

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Molti americani hanno la fastidiosa credenza che il nostro complesso militare – industriale sia la via più sicura per rimanere la nazione più prospera e leader di tutto il mondo. Dopo tutto, ama far notare chi appoggia questa linea, ha funzionato per l’ultimo secolo.

Comunque, la dipendenza degli Stati Uniti dalla guerra potrebbe presto diventare una responsabilità impossibile da mantenere. Il transumanesimo, la globalizzazione e il completo rimpiazzo dei soldati umani con robot sta ridefinendo le esigenze militari del paese, e potrebbero rendere i budget della difesa molto più ridotti rispetto a quanto lo siano ora. Per compensare e tenere la spesa degli USA sulla difesa all’attuale livello del 20% del budget federale (com’è stato per la maggior parte degli ultimi anni) dovremo creare guerre per poter usare tutte le nuove bombe prodotte, o trovare un’altra strada per tenere a galla l’economia statunitense.

Ebbene c’è un’altra via – un metodo che soddisferebbe sia i liberali che i conservatori. Invece di spendere di più nella difesa, potremmo far transitare la nostra nazione e la nostra economia a un complesso scientifico – industriale.

Esiste una ragione irresistibile per fare ciò, al di là di quello che potremmo scorgere a prima vista. La tecnologia transumanista stà cominciando a cambiare la vita umana. Molti esperti si aspettano di smettere di invecchiare, fermare il processo d’invecchiamento e battere la morte degli esseri umani nei prossimi 25 anni. Altri, come me, vedono l’essere umano unirsi alle macchine rimpiazzando ogni organo con corrispettivi bionici.

Una società di questo tipo richiederà trilioni di dollari per soddisfare il sempre crescente desiderio degli esseri umani per la perfezione fisica (robotica o biologica che sia) nell’era transumanista. Potremmo tenere la nostra economia a macinare per le prossime decadi solo per via di questo.

Qualsiasi cosa succederà in futuro, qualcosa dovrà cambiare per forza nell’industria militare. Parte di ciò perchè in passato, il complesso militare – industriale ha sempre operato tenendo alcuni milioni di soldati americani sempre pronti con il minimo preavviso a viaggiare intorno al mondo e combattere. Ma non c’è nessun scenario nel quale potremmo ancora aver bisogno di tale mole di forza di lavoro umana (e annessa infrastruttura atta a supportarla).

Inversamente, piccole squadre di reparti speciali e super tecnologici sono sempre più  il modo in cui gli Stati Uniti combattono le loro guerre. Non ci servono più tutte queste basi militari così numerose, e nemmeno migliaia di aziende che supportino la costante manutenzione di truppe di terra. Questa realtà cambia l’economia militare drammaticamente, ed eventualmente la riduce a una frazione di quella attuale in termini di personale e di beni immobili.

 

La nascente era militare composta da droni automatici, carri armati robotici, guerra digitale e intelligenza artificiale non richiede così tante persone.

 

Abbiamo ancora bisogno della tecnologia per combattere le guerre e i conflitti in cui ci invischiamo, ma saranno sopratutto ingegneri, programmatori e tecnici a indossare l’uniforme. La nascente era militare composta da droni automatici, carri armati robotici, guerra digitale e intelligenza artificiale non richiede così tante persone. Di fatto, aspettatevi non una riduzione di tutto questo reparto, ma piuttosto un suo drammatico ridimensionamento.

Molte persone pensano che la miglior parte del complesso militare – industriale reso famoso dall’avvertimento che diede il Presidente Dwight Eisenhower contro il suo modello di sostentamento sia comparso solo negli ultimi 50 anni. Altri invece argomentano persuasivamente facendo notare che gli Stati Uniti sono stati in guerra il 93% del tempo a partire dalla Dichiarazione di Indipendenza Statunitense firmata nel 1776, quindi in realtà ci ha accompagnato allo stesso modo fin dall’inizio.

Nella liberale California dove vivo, questi fatti annoiano chiunque io conosca – eccetto, ovviamente, chi è azionista e beneficiario dell’industria della difesa. Per fortuna, nonostante il Congresso sia guidato da vecchi uomini bianchi religiosi, la nuova generazione chiede a gran voce un paese migliore – un paese che possa mantenere la sua economia fiorente in una maniera più pacifica.

Questo è il punto dove il complesso scientifico – industriale entra in gioco potendo soddisfare praticamente tutti. E ancor meglio, una società scientifica richiede personalità moderne. Molti di loro: infermiere, scienziati, imprenditori di start-up, ingegneri, tecnologi e perfino avvocati. L’avvento della medicina moderna per trattare virtualmente qualsiasi alimento – e l’intero movimento anti – invecchiamento in generale – tocca tutti i 318 milioni di cittadini statunitensi. Più della metà di noi soffre di problemi di salute che potrebbero venire trattati ma spesso non lo sono, per varie ragioni. Per esempio, l’ufficio demografico federale (“US Census Bureau“) riporta che il 40% delle persone al di sopra dell’età dei 65 anni soffre di una disabilità – e per guanto riguarda due terzi di loro riguarda un problema motorio. Milioni stanno già accumulando i sintomi di malattie cardiache che li uccideranno. Una generazione più giovane stà solo che aspettando di esplorare la bionica, gli impianti cerebrali e i metodi che gli permetteranno di evitare problemi di salute nel loro futuro. Tutto ciò significa che abbiamo la possibilità di riplasmare l’economia degli Stati uniti da una basata sugli armamenti ad una che invece prospera di innovazione scientifica e medica.

Invece di spendere denaro pubblico per spedire i nostri soldati a rischiare la vita per capricci di guerra potremmo dare ai civili la medicina e la sanità che gli serve per vivere meglio e più a lungo. E vivere di più comporta anche inaspettati benefici. Nel futuro, veri transumanisti non andranno in pensione se non lo vorranno. I loro corpi non invecchieranno e saranno così forti grazie alla tecnologia da poter continuare la loro carriera lavorativa in maniera indefinita – continuando quindi a pagare le tasse. L’esistenza transumanista è una profezia autoavverante di un boom economico sia per l’individuo che per il paese.

Per aiutare nella diffusione di questa nuova mentalità all’interno della società, ho recentemente consegnato una Carta dei Diritti Transumanista nella capitale statunitense come parte della mia campagna elettorale. L’articolo 1 della carta, tra le altre cose, stabilisce che la nazione provvederà al diritto universale di vivere in maniera indefinita attraverso la scienza e la tecnologia se lo vorranno. Questo, ovviamente, porta la sanità pubblica un passo più avanti, e non significa solamente che il governo è interessato alla vostra salute, ma che è ultimamente interessato alla vostra sopravvivenza permanente.

Se una nazione vuole abbracciare questo diritto universale a vivere indefinitivamente, cambierebbe per sempre la sua considerazione riguardo le vite individuali dei suoi singoli cittadini. Quella che ne conseguirebbe sarebbe una nazione che lavorerebbe intensamente per capire come migliorare la salute, la longevità e il benessere in generale delle persone. Aggiungiamo che le istituzioni che stanno costantemente trascinando in basso gli Stati Uniti, come la previdenza sociale e i sussidi per le disabilità, sarebbero meno gravose.

Al momento, la Costituzione Americana (che personalmente credo debba passare per un significante ammodernamento adatto al ventunesimo secolo) sia fin troppo concentrata sulla protezione della sovranità nazionale – il che è il motivo principale per il quale si è lasciato crescere fuori da ogni controllo il complesso militare – industriale. Se la Costituzione degli Stati Uniti venisse riformulata in maniera più precisa per proteggere anche la vita, la longevità e la salute del singolo individuo, allora potrebbe sorgere un complesso scientifico – industriale. Questo nuova, mostruosa istituzione verrebbe dotata legalmente del mandato di provvedere alla più moderna medicina, tecnologia e scienza per i suoi cittadini.

Vergognosamente, la Guerra dell’Iraq costerà probabilmente in totale ai contribuenti americani 6 trilioni di dollari – oltre all’alta questionabilità riguardo il fatto che l’Iraq rappresentasse davvero un problema di sicurezza nazionale. In ogni caso, il nostro paese affronta inquestionabilmente una seria minaccia nazionale oggi stesso – di fatto, la definirei una crisi nel fiore del suo sviluppo. Circa 7.000 americani moriranno nelle prossime 24 ore di cancro, malattie cardiache, diabete, invecchiamento e altri problemi. E lo stesso ammontare di persone moriranno domani e pure il giorno dopo.

Superare la malattia e l’invecchiamento nell’era transumanista sarà un avvenimento inevitabile. La questione non è se, ma quando? La risposta risiede nella quantità di volontà che riporrà la nostra nazione nello spendere nella ricerca scientifica e medica – e quanto presto inizierà a farlo. Ma fintanto che continua la spesa in armamenti invece che nella salute dei cittadini, gli esseri umani continueranno a morire – il che è ironico dato che la difesa dovrebbe proteggerci (e non inavvertitamente sabotarci ingoiando fondi spesi in bombe piuttosto che in sanità). Tutto ciò che ci serve come paese è cambiare la direzione della nostra spesa, dalla difesa alla scienza. Se possiamo trasformare gli Stati Uniti in un complesso scientifico – industriale, saremo ancora in grado di tenere la nostra economia florida. Lasciamo che le nuove guerre degli americani siano combattute contro il cancro, il diabete, l’Alzhaimer e lo stesso invecchiamento. E’ una vittoria su tutti i fronti, eccetto che per chi produce sacchi e bare per corpi.

Zoltan Istvan è il candidato alle presidenziali 2016 per il Partito Transumanista. Scrive occasionalmente articoli per “Motherboard” dove rimugina sul futuro oltre che sulle capacità della natura.

Fonte: http://motherboard.vice.com/

 

 

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Traduzione a cura di Denis Gobbi


Nei piani di HP una stampante che combina la stampa di vetro con quella di altri materiali, come indicato da una recente richiesta di personale.

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HP non sembra contenta con la sola stampa 3D di materiali plastici. Un lavoro per un “esperto di robotica per stampa 3D” suona abbastanza normale finchè non approfondisci l’argomento e nel testo trovi questo:

HP Labs sezione ricerca nel campo della stampa di materiali inorganici stà lavorando sulla stampa ibrida di vetro (e altri materiali inorganici) in oggetti già prodotti su larga scala

La stampa 3d generalmente è riservata a materiali plastici e metallici. Sentir parlare di stampa di vetro risulta abbastanza inusuale. Ma HP ha sicuramente le sue ragioni. In accordo con un documento risalente al 2012 di HP Labs:

Dato che la terra è composta al 90% da minerali silicati, non ci sarà mai carenza di questo tipo di risorsa.Il vetro è facile da riciclare ed è amico dell’ambiente. Il vetro è economico ma ha un’apparenza elegante, è piacevole al tatto ed è così familiare da far si che i clienti non diano troppo peso alla sua fragilità – a certe condizioni.

Modelli 3d stampati in vetro

Modelli 3d stampati in vetro

Esistono diversi metodi per produrre vetro, e questo documento indica che HP è interessata ad adattarne più di uno alle stampanti 3D. Le stampanti possono, per esempio, eliminare la necessità di uno stampo. Gli artigiani del vetro potrebbero usare una stampante 3D per creare un modello di vetro della complessità desiderata, e successivamente riscaldarlo in un forno.

Quello che non ci è completamente chiaro dell’annuncio è dove parla di “oggetti precedentemente prodotti in scala di massa”. Non è chiaro cosa voglia dire esattamente, ma viene in mente l’elettronica. La stampa 3D potrebbe provvedere ad un metodo relativamente economico di aggiungere vetro a modelli complessi.

HP è in procinto di lanciare la sua prima stampante 3D in Ottobre. Non ne sappiamo molto eccetto il fatto che sarà orientata al mercato business e porterà potenziale respiro all’azienda attualmente in difficoltà. Certamente non sarà una stampante per vetro. Questo progetto vivrà ancora a lungo solamente all’interno dei laboratori di HP.

Fonte: gigaom.com

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Traduzione a cura di Daniel Iversen e Maurizio Bisogni

E’ in corso di sviluppo un piccolo robot che funziona come una creatura vivente e che un giorno potrebbe essere tranquillamente utilizzato per individuare malattie all’interno del corpo umano.

Chiamato “Cyberplasm” , sarà un unione di microelettronica avanzata con alcune delle più recenti ricerche in bio-mimicry (tecnologia ispirata dalla natura). L’obiettivo fissato per questo nuovo tipo di robot è di dotarlo di un sistema nervoso elettronico, insieme a sensori con caratteristiche di occhi e naso così come muscoli artificiali che utilizzano il glucosio come fonte di energia per fornire propulsione.L’intenzione è di ingegnerizzare e integrare componenti robotizzati che agiscano in base alla luce e ai processi chimici nello stesso modo dei sistemi biologici, con un approccio quindi completamente innovativo nel mondo della robotica.

Il “Cyberplasm” è stato sviluppato nel corso degli ultimi 5 anni da parte di una collaborazione internazionale finanziata dal EPSRC (Engineering and Physical Sciences Research Council) nel Regno Unito e dal National Science Foundation (NSF) negli Stati Uniti.
La parte del lavoro inglese si sta svolgendo alla Newcastle University. Il progetto è nato da uno spunto (sessione di raccolta idee) preso da una ricerca di biologia sintetica finanziata in maniera congiunta dalle due organizzazioni.

Il robot sarà progettato sulla base delle funzioni chiave della lampreda marina, un pesce anguilliforme che si trova principalmente nell’Oceano Atlantico. Si ritiene che con questo tipo di approccio il micro-robot sarà molto più sensibile e risponderà più facilmente nell’ambiente in cui verrà immesso. Futuri utilizzi potrebbero includere la capacità di nuotare nel corpo umano per rilevare una serie di malattie.

La lampreda di mare ha un sistema nervoso molto primitivo e che quindi è molto più facile da imitare rispetto a quelli più sofisticati. Questo, insieme al fatto che si tratta di una abile nuotatrice, fa della lampreda il miglior candidato per il progetto “Cyberplasm”.

Una volta sviluppato, il prototipo del Cyberplasm sarà lungo meno di 1 cm, mentre versioni più aggiornate potrebbero essere lunghe meno di 1 mm, o magari realizzati in nanoscala.

“Niente batte la naturale abilità di vedere e annusare l’ambiente di una creatura vivente, che poi raccoglie i dati sulle variazioni dello stesso” spiega il bioingegnere Dr Daniel Frankel della Newcastle University, a capo del team inglese.

Attualmente si stanno sviluppando i sensori del Cyberplasm che serviranno a captare gli stimoli esterni per convertirli in impulsi elettrici che verranno poi mandati a un “cervello” elettronico equipaggiato con sofisticati microchips. Questo “cervello” manderà poi messaggi elettronici a muscoli artificiali  regolandone la contrazione e il rilassamento, dando quindi al robot la possibilità di muoversi nell’ambiente con un moto ondulatorio.

In modo simile, i dati della composizione chimica dell’ambiente circostante possono essere raccolti ed immagazzinati per un successivo recupero da parte degli operatori.

Il Cyberplasm rappresenta un primo passo sulla strada di importanti sviluppi scientifici nel campo delle protesi dove tessuti muscolari potrebbero essere ingegnerizzati per contrarsi ed estendersi in risposta a stimoli di onde luminose o segnali elettronici.

“Stiamo attualmente sviluppando e testando i singoli componenti del Cyberplasm”, dice Daniel Frankel. “Speriamo di arrivare alla fase di montaggio entro un paio di anni. Crediamo che il Cyberplasm potrà cominciare ad essere utilizzato entro cinque anni”.

Fonte: Science Daily

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Traduzione a cura di Maurizio Bisogni e Daniel Iversen

To test their algorithm, the researchers designed and built a system of 'smart pebbles' — cubes about 10 millimeters to an edge, with processors and magnets built in.  Photo: M. Scott Brauer

Per testare il loro algoritmo, i ricercatori hanno progettato e costruito un sistema di "sassolini intelligenti" — cubetti di circa 10millimetri di lato, con all'interno processori e magneti.
Photo: M. Scott Brauer

Nuovi algoritmi potrebbero consentire a cumuli di ‘sabbia intelligente’ la possibilità di assumere qualsiasi forma, permettendo la formazione spontanea di nuovi strumenti o la duplicazione dei parti meccaniche rotte.

Immaginate di avere una grande scatola con della sabbia in cui seppellire un modellino di un poggiapiedi. Pochi secondi dopo, ci mettete dentro le mani e tirate fuori un poggiapiedi a grandezza naturale: la sabbia si è assemblata in una replica in scala del modello.

Può sembrare una scena tratta da un romanzo di Harry Potter, ma è la visione che anima un progetto di ricerca presso il Distributed Robotics Laboratory (DRL) al MIT Computer Science e Artificial Intelligence Laboratory. In occasione della Conferenza internazionale IEEE  sulla Robotica e Automazione che si terrà a Maggio – la maggiore conferenza del settore a livello mondiale – i ricercatori del DRL presenteranno un documento che descrive gli algoritmi che rendono questa sabbia intelligente una cosa possibile. Descriveranno anche gli esperimenti in cui hanno provato gli algoritmi su particelle un po’ più grandi della “sabbia intelligente.” – cubetti di circa 10 millimetri di lato, con microprocessori interni rudimentali e  magneti particolari sulle loro quattro facce.

A differenza di molti altri approcci ai robot riconfigurabili, la sabbia intelligente utilizza un metodo sottrattivo, che ricorda la scultura in pietra, piuttosto che un metodo additivo, simile all’assemblamento dei blocchi di Lego. Un mucchio di sabbia intelligente sarebbe come il blocco grezzo di pietra con il quale inizia uno scultore. I singoli granelli si passano simultanemaente dei messaggi, e si attaccano selettivamente l’uno all’altro per formare un oggetto tridimensionale, mentre i granelli non necessari per costruire l’oggetto semplicemente cadono. Quando l’oggetto non servirà più, potrà essere rimesso nel mucchio dove i granelli che lo costituiscono potranno separarsi l’uno dall’altro, diventando quindi liberi di partecipare alla formazione di un nuovo oggetto.

Intelligenza distribuita

Algoritmicamente, la sfida principale nello sviluppo di sabbia intelligente è che i singoli granelli avrebbero risorse computazionali limitate. “Come si fa a sviluppare algoritmi efficienti che non distruggano le informazioni a livello di comunicazione e al livello di storage?”, si chiede Daniela Rus, una professoressa di informatica e ingegneria del MIT e co-autrice del nuovo studio insieme al suo allievo Kyle Gilpin. Se ogni granello potesse semplicemente memorizzare una mappa digitale di un oggetto da assemblare, allora potrebbero utilizzare un algoritmo in un modo molto semplice. Ma vorremmo risolvere il problema anche senza tale requisito, in quanto una possibilità del genere è semplicemente irrealistica quando si parla di moduli in questa scala.” Inoltre Rus dice che da una azione all’altra, i granelli nel mucchio saranno rimescolati in maniera completamente diversa. “Per questo motivo non vogliamo controllare in anticipo se i nostri blocchi assemblati potranno raggiungere la forma assegnata.” dice Rus.

Per attaccarsi gli uni agli altri, per comunicare e condividere energia, i cubi usano dei "magneti elettropermanenti", un materiale dove il magnetismo può essere acceso o spento con scosse di energia. Ogni cubo ha magneti - riconoscibili dai filetti rossicci che gli sono avvolti intorno - su quattro delle loro sei facce.
Photo: M. Scott Brauer

Trasmettere le informazioni al cumulo di sabbia con un semplice modello fisico per generare una forma – come per esempio un piccolo sgabello – aiuta a spiegare entrambi questi problemi. Per avere un idea di come l’algoritmo dei ricercatori lavora, è probabilmente più semplice considerare il caso bidimensionale. Immaginate ogni granello di sabbia come quadrato in una griglia bidimensionale. Ora immaginate che alcuni dei quadrati – per esempio, che formano uno sgabello, siano mancanti. È lì che il modello fisico è incorporato.

Secondo Gilpin,co-autore dello studio, i grani prima passano i messaggi tra di loro per determinare quali sono i vicini mancanti. (Nel modello a grigia, ogni quadrato dovrebbe avere otto vicini.) Grani con i vicini mancanti sono solo in uno dei due seguenti posti: il perimetro del cumulo o il perimetro della forma incorporata.

Una volta che i grani che circondano la forma incorporata si identificano, semplicemente passando i messaggi ad altri granelli ed a una distanza fissa, e a loro volta si identificano per definire il perimetro del duplicato. Se il duplicato dovesse essere 10 volte più grande dell’originale, ogni quadrato che circonda la forma incorporata verra mappata a 10 quadrati dal duplicato del perimetro. Una volta che il perimetro del duplicato è stabilito, i granelli di fuori di esso si disconnetteranno dai loro vicini.

Prototipazione rapida

Lo stesso algoritmo può essere variato per produrre molteplici copie di dimensioni analoghe di una forma campione, o per produrre un unica grande copia di un oggetto più voluminoso. “Consideriamo il caso del raggio della ruota di una vecchia auto che è stata deformato”, Gilpin dice. “Si potrebbe raddrizzarlo e metterlo nel vostro sistema per ottenerne uno nuovo.”

I cubettini o “ciottoli-intelligenti” che Gilpin e Rus hanno costruito per testare il loro algoritmo, ricreano in maniera semplificata la versione bidimensionale di questo sistema. Quattro facce di ogni cubo sono costellate dei cosiddetti magneti elettro-permanenti, materiali che possono essere magnetizzati o smagnetizzazione con un singolo impulso elettrico. A differenza di magneti permanenti, essi possono essere attivati e disattivati, e a differenza degli elettromagneti, non richiedono una corrente costante per mantenere la loro magnetizzazione. I “ciottoli intelligenti” usano i magneti non solo per connettersi gli uni agli altri, ma anche per comunicare e condividere enegia. Ogni ciottolo ha anche un piccolo microprocessore, in grado di memorizzare solo 32 KB di codice di programmi e ha solo due kilobyte di memoria di lavoro.

I ciottoli sono magnetizzati su solo quattro delle facce perché, con l’aggiunta del microprocessore e circuiti per regolare la potenza, non c’era posto per altri due magneti.” Inoltre Gilpin e Rus hanno eseguito simulazioni al computer e hanno mostrato che il loro algoritmo funzionerebbe anche tridimensionalmente, trattando ogni strato dei blocchi proprio come il reticolo bidimensionale a piu’ livelli. I cubetti scartati dalla forma finale sarebbero in grado di scollegare i cubi sopra e sotto come pure quelli che li affiancano.

La vera “sabbia intelligente”, naturalmente, richiederebbe granelli molto più piccoli di 10 millimetri cubi. Ma secondo Robert Wood, professore associato di ingegneria elettronica all’Università di Harvard, questo non è un ostacolo insormontabile. “Prendiamo in considerazione le funzionalità principali dei loro ciottoli”, dice Wood, che dirige il laboratorio di Microrobotica ad Harvard. “Questi hanno la capacità di attaccarsi con i loro vicini, hanno la capacità di parlare con i loro vicini, hanno la capacità di fare qualche calcolo. Queste sono tutte cose certamente fattibili in blocchetti più piccoli. ”

“Ci vorrà parecchia miro-ingegneria per fare questo, naturalmente,” avverte Wood. “E’ una idea ben posta, ma molto difficile a causa delle sfide ingegneristiche da affrontare per il futuro.”

Fonte: MIT

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Traduzione a cura di Vincenzo BarbatoDaniel Iversen e Juan Matus

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The Lights in the Tunnel (le luci in fondo al tunnel) di Martin Ford esplora le implicazioni della crescente automazione nel mondo del lavoro.
Il libro inizia con un preambolo sull’economia mondiale e di come essa cambierà all’aumentare dell’automazione, che a sua volta eliminerà il lavoro umano.
Con una logica efficace e alcune indiscutibili evidenze, nel libro vengono fatte notare alcune credenze comuni.
Questo non è qualcosa che possiamo permetterci di ignorare.
Anche senza gli attuali rapidi progressi nella tecnologia o nel campo dell’intelligenza artificiale, l’automazione sta per avere effetti significativi sulla società, e accadrà prima di quanto pensiate.

La realtà dell’automatione

Qui non si tratta di fantascienza. Racconti bizzarri su androidi intelligenti che realizzano ogni nostro desiderio sono le ultime delle nostre preoccupazioni.
L’automazione è fatta per sostituire i lavoratori in molte aree con minimi progressi tecnologici.
Gran parte di queste sostituzioni sono semplicemente una questione di pianificazione.
Col profitto come incentivo è solo una questione di tempo.
Magari potreste anche essere rassicurati dalla convinzione che “i robot non riescono a fare tutto“, oppure che fino al giorno in cui non prenderanno tutto il lavoro, o forse proprio il vostro, non dovete preoccuparvene.
Sbagliato.
L’intero sistema consumistico dipende dalla maggioranza che ha un posto di lavoro. Vi è infatti un punto di svolta, un punto in cui non ci saranno abbastanza persone con un reddito per sostenere il nostro attuale sistema.

Il punto di svolta

In assenza di acquirenti, non ci possono essere venditori. La mancanza di fiducia dei consumatori si tradurrà in minor domanda e le imprese saranno meno propense ad assumere altro personale. L’economia si imbarcherà in una spirale di disoccupazione.
Questo, ovviamente, non è solo un problema per il lavoratore medio, ma anche per l’élite ricca, che non avrà più un mercato da portare avanti per fare la sua fortuna.
Non solo avere un minor numero di lavoratori è un danno per l’economia, ma con un calo massiccio delle entrate fiscali sul reddito, anche i servizi pubblici sono destinati ad essere duramente colpiti dallo tsunami della disoccupazione.
Nessuno sarà al sicuro. Nemmeno i lavori sottopagati in paesi come India e Cina potranno sostenere il livello di crescita una volta che l’automazione sarà una parte considerevole, sia perchè, in primo luogo, fanno affidamento sulla prosperità dell’Occidente, ma anche perché il loro lavoro sarà soggetto all’automazione, sia a casa loro che nei paesi sviluppati.
Poi c’è l’idea sbagliata della “fallacia luddista“, la convinzione che l’economia creerà nuovi posti di lavoro e l’avanzare della tecnologia continuerà a creare nuove industrie per i lavoratori sfollati.
Martin Ford argomenta in ultima analisi, che l’incremento dell’automazione invaderà molte di quelle industrie che tradizionalmente sono affollate di manodopera. Egli sostiene, inoltre, che eventuali nuove industrie create con i suddetti progressi, probabilmente non avranno molto lavoro umano, si concentreranno maggiormente sul capitale e attrezzature costose: prendete come esempio il personale estremamente ridotto di Google rispetto al suo reddito.
Pertanto, il nostro destino è segnato: l’idea che ogni persona debba “guadagnarsi da vivere con il sudore sulla fronte” è del tutto obsoleta e, ironia della sorte, è il capitalismo che ci ha portato a questa transizione.

$chiavitù

C’era un punto interessante nel libro: il concetto di “lavoro libero”.
La tratta degli schiavi in America è andata avanti per oltre 200 anni. Ha reso gli schiavisti ricchissimi, aldilà delle loro aspettative, mentre i bianchi poveri, incapaci di competere contro il “lavoro libero”, vivevano in condizioni di estrema povertà. Ma come ha fatto questo sistema a perpetuare per 200 anni con tale povertà? Bene, le colonie di schiavi si basavano sulle esportazioni. C’era un flusso costante di nuovi capitali dall’estero.
Un sistema che dipende dalle risorse esterne può solo aumentare la prosperità finché queste saranno abbondanti. Oggi noi viviamo nell’illusione di una negoziazione separata tra paesi, ma in sostanza, il mercato è tutto il mondo, quindi in realtà non c’è nessuno a cui esportare. In questo caso, lo “sviluppo” può provenire solo dall’interno del sistema, con un maggiore uso delle risorse limitate della Terra, ivi compreso il lavoro.
Oggi, gli schiavi siamo noi. Anche se veniamo pagati, i nostri soldi sono un semplice mezzo per guidare il sistema del consumo. Questo è ciò che permette ai produttori di crescere e all’inzio suonava come una cosa buona. In sostanza, le multinazionali ci danno valore.
Il problema diventa evidente quando ci rendiamo conto che il sistema dipende da noi più di quanto noi dipendiamo dal sistema.
Il lavoro delle classi lavoratrici alimentano questo apparato. E’ per questo, in effetti, che siamo costretti a lavorare.
Abbiamo bisogno di consumare per vivere, ma per consumare dobbiamo lavorare. Questo sistema, in cui i produttori sono anche i consumatori, per funzionare si basa su se stesso per funzionare. La produzione guida il consumo e viceversa. Rompete questo ciclo e il sistema diverrà inefficiente

Un mondo senza lavoro

L’automatizione separerà la produzione dal consumo. I beni potranno ancora essere prodotti, senza tuttavia che ci sia un modo per permetterceli, dato che non avremo posti di lavoro.
Come possiamo avere produzione se non c’è nessuno che consuma?
Mentre Martin Ford fa un grande lavoro nell’individuare i problemi dell’automazione per l’economia attuale, la maggior parte delle sue soluzioni sono fondamentalmente errate. Un suo suggerimento è un sistema di governo welfare alla “Robin Hood”, che tassa i produttori per consentire alle persone di continuare a consumare. Ford afferma che anche il libertario più incallito dovrà concordare con questo, in quanto senza questa riforma, non ci sarà mercato al quale ogni azienda potrà vendere i suoi beni.
Egli spiega, inoltre, che in questo sistema ci sarebbero ancora incentivi per le persone a far del bene per la società e il capitalismo continuerebbe a premiare coloro che diventano i migliori produttori.
Tuttavia, appare subito chiaro che nelle soluzioni suggerite dall’autore molti dei problemi del capitalismo (crescita inarrestabile, comportamento in sé aberrante, ricchezza distruttiva, ecc) non vengono ancora affrontati.
Inoltre, la sua argomentazione si basa sulle ipotesi che il consumo sia necessario per la crescita e che questa sia necessaria al progresso. Questa è una visione molto ristretta. Credere che il consumo sia un fattore necessario al progresso è un presupposto sterile, e come sappiamo tutti, la crescita per il bene della crescita è un’ideologia cancerogena.
Indipendentemente dai suggerimenti di Martin Ford, non possiamo ignorare la più urgente implicazione della separazione del lavoro dal ciclo “produzione/consumo”, ovvero l’eliminazione del presupposto che tutti debbano lavorare .
Si tratta di un concetto profondo che avrà implicazioni significative sulla società. Senza un lavoro, come si fa a sopravvivere? Se non tutti lavoreranno, perché dovrebbe farlo una fetta della società? Non sarebbe giusto se qualcuno avesse un impiego salariato e altri no.
Che cosa facciamo quando la mancanza di lavoro si combina con la tecnologia e rimuove il nostro obbligo a lavorare?
Ad esempio quando i nostri servizi essenziali saranno alimentati gratuitamente da fonti di energia rinnovabili, quando ci saranno aziende agricole ed edìli completamente automatizzate e altro ancora, dove quindi le masse si renderanno improvvisamente conto che l’impiego non sarà più obbligatorio, vedremo un vicino e istantaneo collasso dell’economia basata sul lavoro.
Questi imminenti punti critici ci costringeranno a ripensare al ruolo degli esseri umani nell’economia. Questa è forse la questione più urgente nella nostra transizione verso un nuovo tipo di economia.
Fortunatamente, il mondo sta cambiando. Sta cambiando velocemente. Stiamo vedendo sempre più possibilità, innovatori, idee emergenti. Internet sta completamente aprendo nuovi scenari sui paradigmi economici. I movimenti si stanno formandoaffinché non partecipino più al sistema economico attuale. La tecnologia permette agli utenti di manipolare il sistema per i propri fini. Alcuni hanno suggerito l’eliminazione del denaro.
Lo spostamento verso un nuovo sistema, uno in cui produttori e consumatori non sono la stessa cosa e in cui i lavori non sono più obbligatori, è già in corso.
Cosi come la nostra sopravvivenza dipende dalla nostra occupazione lavorativa, è fondamentale che questo passaggio avvenga dal basso.

Link a supporto dell’articolo.
http://goo.gl/Hc6uJ
http://goo.gl/tYWRK
http://goo.gl/CTRzh
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http://goo.gl/zxFbz
http://goo.gl/w1dz3
http://goo.gl/h0UN9
http://goo.gl/OaD8b
http://goo.gl/cKtjM
http://goo.gl/69P7R
http://goo.gl/6YJYe
http://goo.gl/gXbYa
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http://goo.gl/b8EnA
http://goo.gl/yorsZ
http://goo.gl/DfpqQ
http://goo.gl/USR2u
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http://goo.gl/ooGbg

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