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Traduzione a cura di Denis Gobbi

 

I suoi sostenitori credono sia un’opportunità per realizzare una società del post-lavoro, dove le macchine pensano ai lavori pesanti e l’occupazione così come oggi la conosciamo diverrà una cosa del passato.

Può il ciber-lusso diventare la norma? Fotografia: Everett Collection / Rex Feature

Nel tempo in cui i robot affollano le linee di produzione delle fabbriche, algoritmi fanno sterzare le auto e schermi touchscreen sostituiscono le cassiere dei supermercati, l’automazione stà diventando il nuovo spettro della società. I robot, dicono, stanno arrivando a rubarci il lavoro.

Lasciateli fare, rispondono i comunisti di lusso.

I prati cibernetici e le macchine dall’amorevole grazia

Localizzato nello spettro politico dell’estrema sinistra futurista, il comunismo di lusso completamente automatizzato (fully automated luxury communism – FALC) mira ad imbracciare l’automazione nella sua massima estensione. Questo connubio potrebbe sembrare un ossimoro, ma è proprio questo il punto: tutto ciò che verrà etichettato come comunismo di lusso diverrà difficile da ignorare.

C’è una tendenza nel capitalismo ad automatizzare il lavoro, per tramutare processi prima eseguiti da esseri umani in funzioni completamente automatiche”

ci dice Aaron Bastani, co-fondatore di Novara Media, che aggiunge:

Riconoscendo ciò, l’unico obiettivo utopico potrebbe essere la completa automatizzazione di tutto e la comune proprietà di ciò che è automatizzato.

Bastani e i suoi compagni comunisti di lusso credono che questi tempi di rapido cambiamento siano un’opportunità per realizzare una società del post-lavoro, dove le macchine si occupino di tutti i lavori pesanti e degradanti non per profitto ma per la comunità.

Le nostre richieste potrebbero essere una settimana lavorativa di 10/12 ore, un reddito minimo di base garantito, un’abitazione garantita per tutti, così come l’educazione, la sanità garantite e così via. Ci potrebbe essere ovviamente del lavoro non automatizzabile che richiederebbe l’impiego di lavoro umano, come ad esempio il controllo qualità, ma sarebbe minimo.

L’umanità potrebbe avere le sue praterie cibernetiche, gestite da macchine dotate di amorevole grazia.

Prendiamo Uber per esempio, una gigantesca compagnia. La sua visione consiste nell’avere entro il 2030 questa enorme flotta di auto senza guidatore. Ciò non richiede di essere gestito da una compagnia privata. Perchè lo dovresti volere? A Londra abbiamo le Bici Boris. Perchè non dovremmo avere qualcosa di simile ad Uber con auto automatizzate senza guidatore, fornite a livello municipale senza un motivo di profitto?

E questo è solo l’inizio

L’ideologia nasce da un groviglio di andamenti ben studiati. Attualmente, il tasso di progresso tecnologico e produttività lavorativa stà aumentando, ma le retribuzioni stagnano e le aziende tagliano posti di lavoro. Recenti ricerche indicano che il 35% dei lavori nel Regno Unito sono “a rischio” di automatizzazione. I professori del MIT Erik Brynjolfsson e James McAfee argomentano persuasivamente nel loro spesso citato “La Seconda Era delle Macchine” che i robot sono solamente che all’inizio del loro impatto sull’economia.

I prati cibernetici dell’umanità saranno gestiti da macchine dall’amorevole grazia. Fotografia: HD Wallpaper

Gli automi di nuova generazione offrono un numero di vantaggi tali da promettere l’obsolescenza della fatica, annoverando tra i fattori chiave strumenti come la stampa 3D e algoritmi abbastanza intelligenti da poter essere scambiati per esseri umani. Un era di abbondanza spalleggiata dalle macchine sembra profilarsi proprio dietro l’angolo.

Non stò dicendo che ci siamo già dentro, anche se in alcuni settori certamente lo siamo. Prendete per esempio al distribuzione di contenuti audio/video, abbiamo raggiunto la post-scarsità in questo settore. Ovviamente Spotify, iTunes o Wikipedia non sono modelli che creano cibo e sostentamento diretto per le persone. Tuttavia la speranza sussiste nel pensare che questa sia la testa di ponte emergente di un set di tendenze riguardanti il software e anche, a breve, l’hardware. Perchè queste sono le aspettative che accompagnano la fabbricazione libera di oggetti solidi, la stampa 3D, la biologia sintetica.

Bastani non è solo nell’evangelizzare un’era di ciber-lusso di massa. Membri del gruppo di sinistra Piano C diffondono lo slogan “Lusso per tutti” nella loro propaganda e nel loro ben progettato Tumblr, Comunismo di Lusso, mostrano simpatiche idee adottate anche nel corso di proteste studentesche.

Allo stesso modo, Brynjolfsson non trova l’idea di un lusso popolare automatizzato bizzarra. Al contrario.

Un mondo di abbondanza incrementale, anche di lusso, non solo è possibile, ma probabile. Molte delle cose che consideriamo necessità oggi come il servizio telefonico, le automobili, il sabato libero, erano beni di lusso in passato.

Nel comunismo di lusso totalmente automatizzato si tratterà di occupare il panificio piuttosto che rubarne il pane. Fotografia: Bettmann/Corbis

La tecnologia può creare enorme abbondanza, ma la strada verso di essa potrebbe essere molto tortuosa perchè gli esistenti modelli di business e i metodi di creazione del valore vengono destabilizzati

Il Comunismo di Lusso Britannico

Il comunismo di lusso britannico sviluppa le sue radici a partire dai movimenti di protesta a metà del primo decennio di questo secolo, secondo Piano C, quando i suoi membri mostrarono il loro slogan “Lusso per tutti” ad una manifestazione di Berlino.

Ci sembra che questa domanda ben riassuma gli obiettivi di un movimento comunista moderno

– affermano i membri di Piano C.

Essi traggono i loro principi dalla trilogia fantascientifica “Marte Rosso” di Kim Stanley Robinson, dove un’utopia socialista si stabilisce sul pianeta rosso. Anche “Un Linguaggio Modello” fù una fonte d’ispirazione, un pamphlet utopico degli anni ’70 scritto da tre architetti. Bastani sostiene che la sua concezione di FALC è basata su di una moderna lettura del Capitale e di Gundrisse di Karl Marx.

Ovviamente, la storia è disseminata di impronte digitali di tecno-utopie irrealizzate e società libere dal lavoro usurante. Pensatori che vanno da Marx a Bertrand Russell furono certi che scienza, tecnologia e cooperazione umana fossero al punto di svolta necessario a liberare l’umanità dalle catene del lavoro.

La visione di dare a molti, se non addirittura alla maggior parte dei cittadini carichi di lavoro drasticamente ridotti è un concetto molto vecchio nei pensieri e negli scritti utopici.

afferma Howard Segal, professore di storia della scienza e della tecnologia all’Università del Maine e autore di Utopie: Una Breve Storia.

Egli punta l’attenzione verso l’armata industriale di Guardando Indietro (Looking Backguard – 1988) di Edward Bellamy e agli scritti dei tecnocratici del medio ‘900. Ma il comunismo di lusso forse trova una corrente culturale analoga e più recente in serie TV fantascientifiche come Star Trek, con i suoi replicatori e politici egalitari, o ancora nelle opere di Iain Banks legate all’universo culturale high-tech post scarsità (The Culture).

Eventualmente, Bastani vede il FALC raggiungere un obiettivo molto vicino a questi esempi – una società con controllo collettivo sui suoi mezzi ad alta tecnologia riduci-lavoro. Prevede anche quali piccoli lavori saranno necessari in futuro, come la continua ottimizzazione di stampanti 3D e robot per l’agricoltura. Essi saranno organizzati in modo simile a come oggi gli editori di Wikipedia gestiscono il loro dominio in modo decentralizzato e non gerarchico.

Ma prima di tutto ciò, e sopratutto in modo da poterci arrivare, esso spera di usare l’etichetta del comunismo di lusso come bandiera per convertire tutti alla causa. Tutto questo ha a che fare con la politica.

Considerate la canzone del rapper di Atalanta Migo, “Versace”, Migo dice:

Ottieni questi video che i bambini amano, dove è tutto completamente bizzarro, lusso ovunque. La storia del capitalismo ripete che se tu lavori duramente e giochi secondo le regole puoi ottenere tutto questo, il che è ovviamente una stronzata. Ma se tu dici hei guarda! se vuoi tutto questo, quello che ti serve è occupare i centri di produzione. Ci serve ottenerne l’automazione e subordinarla ai bisogni dell’essere umano, non al bisogno di profitto. Si tratta di occupare il panificio, piuttosto che rubarne il pane

Ovviamente presumendo siano i robot a dover impastare.

Fonte: theguardian.com

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Edizione a cura di Denis Gobbi

E’ passato del tempo dall’ultimo post, ma vi rassicuro sul fatto che chi stà dietro al blog è vivo e continuera a pubblicare materiale. A volte servono periodi di riflessione, studio, ricerca e meditazione. Ringrazio tutte le persone che anche in questo periodo di inattività editoriale hanno commentato, donato e letto questo blog, ve ne sono grato.

Bando alle chiacchiere, è mia intenzione raccomandare a tutti, essendo stato felicemente presente al primo grande evento anni fà nel Novembre 2011, la seconda edizione dello stesso, che si terrà e breve. Sono lieto di presentare:

header3 simposio ss2.0

Caratteristiche e info per parteciparvi (consiglio vivamente il tesseramento, in quanto risparmiate 3 euro per entrata e potrete ritirare le tessere direttamente all’evento):

20 pregevoli relatori
10 ore di appassionante programma
con la partecipazione di molteplici associazioni e movimenti nazionali/internazionali e la collaborazione di Zeitgeist Italia: www.zeitgeistitalia.org.
Per maggiori informazioni: www.societasostenibile.org

Un evento gratuito per i tesserati / soci sostenitori di A.So.S.!
Per informazioni su come associarsi ad A.So.S.:
http://www.societasostenibile.org/associazione/tesseramento
Altrimenti Ticketing: http://www.eventbrite.it/e/biglietti-simposio-societa-sostenibile-20-ticketing-15326344509

Aiutateci a sostenere le spese del simposio.
Crowdfunding: http://www.kapipal.com/sostienisimposio2-0
(con interessanti ricompense per i donatori)

Ticketing: http://www.eventbrite.it/e/biglietti-simposio-societa-sostenibile-20-ticketing-15326344509

 

A fronte di grandi cambiamenti in atto e del rapido progredire della scienza e della tecnologia, ora l’intera popolazione terrestre deve sempre più confrontarsi con le enormi contraddizioni che si sono originate nel tempo. Avvalendosi delle conoscenze finora acquisite, è possibile creare abbondanza e prosperità, soddisfando i bisogni di chi abita il pianeta, oppure persistere nel mantenere le irresponsabili condizioni in grado di compromettere per sempre la biodiversità e gli ecosistemi, rendendo l’autodistruzione della stessa specie umana un’ipotesi realistica.

E’ possibile evitare la catastrofe, espandendo la consapevolezza di ognuno, elevando globalmente il livello culturale ed umano, usando i grandi mezzi di cui disponiamo per creare armonia tra gli esseri viventi ed il pianeta che li ospita? La risposta potrebbe venire da un sistema avanzato che possa davvero definirsi sostenibile.

Nel Novembre del 2011, numerosi attivisti e volontari del Movimento Zeitgeist Italia organizzarono un grande evento a Verona dal nome: “Simposio Società Sostenibile”, in cui si parlò di sostenibilità, progetti di interesse sociale attivi sul territorio, possibili collaborazioni tra le varie realtà e si fondarono le basi di una nuova associazione: l’Associazione Società Sostenibile.

Oggi l’Associazione Società Sostenibile, è lieta di comunicare che sabato 28 febbraio 2015 a Verona, si terrà il Simposio Società Sostenibile 2.0.

E’ un evento non-profit organizzato grazie al notevole impegno dei soci e volontari dell’Associazione Società Sostenibile, in collaborazione con i coordinatori ed attivisti del Movimento Zeitgeist Italia, che da sempre si battono in prima linea sui temi della sostenibilità e per l’attuazione di un modello di società differente, in equilibrio con le risorse del pianeta.

Il Simposio 2.0 si propone di continuare nella direzione tracciata durante il primo Simposio, ampliando ulteriormente la panoramica sui diversi aspetti della sostenibilità, dando spazio a quelle realtà che si impegnano da anni sul territorio e, creando una rete, uno spazio di incontro e di confronto in cui scrittori, filosofi, artisti, scienziati, economisti, nuovi imprenditori ed esperti di settore possano scambiare idee e creare feconde collaborazioni, offrendo con entusiasmo al pubblico conoscenza ed ispirazione.

Una moltitudine inarrestabile di cittadini, riuniti in movimenti e associazioni, operanti in gruppo o come singoli individui si sta mobilitando in ogni campo per portare un cambiamento positivo nel mondo!

Il Simposio 2.0 intende dar voce a questa rivoluzione di cui si parla sempre troppo poco,
perché siamo convinti che l’informazione sia il primo passo per l’attuazione e la diffusione delle attività e competenze che realmente hanno contribuito a cambiare e stanno cambiando il mondo.

Siamo convinti anche del fatto che veder raccontati i meravigliosi progetti già attivi, direttamente da coloro che li hanno messi in pratica, sia un’esperienza di profonda e genuina ispirazione per tutti noi e per quanti vorranno partecipare all’evento ed aiutarci a realizzarlo – ancora più potente ed incisivo – per la seconda volta!

Anche quest’anno il programma sarà ricco e variegato ed avremo l’onore di avere tra i nostri relatoripersonaggi di grande rilievo.

tratto dal sito ufficiale: societasostenibile.org

 

Vi lasciamo quindi con il trailer di presentazione:

e uno sguardo al background dietro a questa seconda edizione e ai suoi scopi per chi volesse approfondire:

Che dire, ci si dà appuntamento al 28 Febbraio!

 

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

I manifestanti di Occupy Central sono gentili. Ed è ciò che li rende davvero pericolosi.

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Il movimento di protesta sorto in Hong Kong rappresenta ora la maggiore sfida all’autorità di Beijing fin dai tempi della protesta di Piazza Tiananmen del 1989. Beijing è ovviamente preoccupata: ad inizio settimana ha censurato il social network di condivisione foto Instagram, e potenziato la censura sul popolare social network cinese Sina Weibo a livelli mai visti prima.

Ma, mentre la minaccia al potere di Beijing è reale, il pericolo non è evidente nelle strade di Hong Kong: invece che presentare scene di vetrine infrante e violenti scontri con la polizia – le immagini a cui siamo ormai abituati e già viste in Cairo, Ucraina e altri popolari luoghi di protesta contro regimi oppressivi – le foto provenienti dal centro di Hong Kong mostrano studenti sorridenti seduti in giro a fare i compiti, passandosi il cibo e raccogliendo meticolosamente i rifiuti, differenziandoli. Cosa, quindi, rende diversi questi dimostranti di Hong Kong? E come la loro esagerata educazione può aiutarli contro il notoriamente severo partito comunista cinese?

La risposta a queste domande risiede nell’approriamente intitolato “Manuale della disobbedienza”. Pubblicato online diversi giorni prima che Occupy Central desse inizio alla sua campagna, questo documento (scritto in cinese  e inglese) è da una parte una guida e dall’altra una vera e propria missione filosofica. Specifica tattiche sui movimenti, regole della protesta non violenta, le leggi che potrebbero venire violate e l’esatta procedura da seguire se qualcuno dovesse venire arrestato. Sancisce inoltre che i protestanti devono “evitare il confronto fisico, ed evitare di sviluppare odio nel proprio cuore”. Spiega che i protestanti devono essere un modello dei valori che essi desiderano vedere nella società, ovvero “uguaglianza, tolleranza, amore, solidarietà.” I manifestanti comprendono non solo il fatto che questi valori li aiuteranno a conquistare una schiera infinita di simpatizzanti, ma anche il loro potere nel mettere a nudo l’illegittimità del regime se quest’ultimo si muoverà contro di loro utilizzando eccessivamente la sua forza. Questi non sono giovani idealisti, sono sapienti operatori politici che comprendono i segreti della vera resistenza non violenta.

Le prove di questi fatti sono proprio ora lungo le strade di Hong Kong. Dopo il primo tentativo dei protestanti nel bloccare il distretto finanziario respinto con raffiche di gas lacrimogeni da parte di poliziotti in tenuta antisommossa, le persone in strada non hanno risposto combattendo, lasciando la società scioccata dall’uso oltraggioso della forza da parte delle autorità. Il giorno dopo, diverse migliaia di persone si sono aggiunte con cartelli a supporto degli studenti, candannando le tattiche della polizia e chiedendo le dimissioni del leader di Hong Kong C.Y. Leung. Anche se sembra ovvio che un movimento di protesta debba conquistare il sostegno popolare per combattere l’oppressione, questo non è un compito facile, fallito da diversi movimenti in dozzine di paesi differenti. La stretta perseveranza sulla linea non violenta di Occupy Central ha dimostrato richiedere preparazione, allenamento e disciplina – una combinazione mancante in molti movimenti.

La maggior parte delle volte, gli organizzatori non sono preparati nella gestione delle folle che si riversano nelle strade, e senza la possibilità di mantenere la calma e la coesione, troppi movimenti sono deragliati a causa di pochi lanciatori di pietre e vandalizzatori di vetrine.I governi fanno affidamento sui più piccoli atti di disordine per giustificare la repressione violenta. Comunque sia, gli organizzatori di Occupy Central sembrano essere arrivati preparati. Rilasciando il manuale e addestrando i propri attivisti, hanno mantenuto unito il loro fronte ed evitato le cadute che affliggono troppi movimenti sociali simili.

Nessuno ha una sfera di cristallo in grado di prevedere cosa Beijing possa ora fare. Per ora il governo sembra attendere che i protestanti si disperdano, sperando che la loro presenza e l’alterazione della vita nella tranquilla vita di tutti i giorni possa alienare il movimento dal resto della società. Qualunque cosa succeda, Occupy Central si è posizionata bene, non importa il risultato.

Se, come molti temono, le autorità principali irromperanno stile Tiananmen, l’allenamento e la disciplina già dimostrata dai protestanti li servirà bene, incanalando e galvanizzando il supporto della popolazione e isolando le autorità cinesi. Se invece Beijing sarà in grado di comprendere la situazione che si trova di fronte, non avrà altra scelta che la negoziazione con i leader della protesta di Hong Kong, una dimostrazione di debolezza che potrebbe ispirare bramosia di democrazia  e future proteste per ottenerla. Per il momento, anche se risulta divertente osservare i manifestanti più educati del mondo continuare a fare i propri compiti e a tenere pulite le strade, la loro educazione dimostra attualmente il perchè essi siano diventati una forza così potente con cui dover fare i conti.

Fonte: slate.com

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Traduzione di Denis Gobbi

State cercando un modo per migliorare la vostra felicità, l’autostima e le vostre relazioni interpersonali? Posate subito quel libro di auto-aiuto e tentate di lavorare sul vostro desiderio d’aiutare chi è in condizione di bisogno!

(altro…)

Traduzione di Daniel Iversen, revisione di Claudio Galbiati

Le “TZM Interviews” sono una nuova forma di dialogo che porta persone proattive, visionarie e stimolanti all’interno del discorso su come il metodo scientifico mirato alle problematiche sociali si applichi alla sostenibilità globale e su come effettivamente cambiare il mondo. Questo mese abbiamo come ospite Federico Pistono, ex coordinatore della sezione italiana del Movimento Zeitgeist, autore, blogger, attivista e altro..

TZM: Ieri stavo proprio pensando alla disoccupazione tecnologica. Cinque anni fa, quando il TZM ha iniziato la propria attività, era molto difficile riscontrare un qualsiasi riferimento a questo problema nel mondo reale; molti potevano dire di non averne mai sentito parlare e in effetti sarebbe potuta sembrare un’idea senza senso. Oggi però abbiamo delle menti brillanti che discutono di questo argomento. Recentemente hai condiviso un video dove Peter Diamandis fa un commento su questo tema. Anche Wired ha scritto un LUNGO articolo subito dopo che hai pubblicato “Robots will Steal Your Job, But That’s OK”. Io penso di poter dire che le cose siano cambiate e che abbiamo introdotto con successo il concetto di disoccupazione tecnologica dentro allo zeitgeist. Forse non siamo ancora a quel punto per quanto riguarda l’obsolescenza programmata o l’economia di stato stazionario, tuttavia penso che questa sia comunque una grande pietra miliare, forse la più importante dopo Occupy Wall Street. Che cose ne pensi? Stiamo mirando al mainstream oppure ci dovremmo preoccupare di organizzare quelli che già sono a favore del Modello di Economia Basato sulle Risorse?
FP: Penso che abbiamo fatto un lavoro incredibile nel diffondere idee non convenzionali come la disoccupazione tecnologica. Solo qualche anno fa ci consideravano dei pazzi a parlare di queste cose, ora, invece, è sotto i riflettori, e presto tutti quanti si prenderanno il merito di aver pensato a ciò con largo anticipo. Questo è un bene: le idee si spargono, la società si evolve. E’ un processo, molto ben definito e con passi molto chiari e ben identificabili da fare nel mezzo; ci vuole solo del tempo, ma alla fine è inevitabile. E’ una inevitabile conseguenza dell’essere curiosi per il fatto che abbiamo sviluppato l’abilità di manipolare strumenti, trascendendo i nostri limiti biologici, e che abbiamo sviluppato un linguaggio con il quale possiamo diffondere idee alla velocità della luce.

Penso sia solo l’inizio di una espansione esponenziale dello sviluppo umano. Come illustra Steven Pinker nella sua monumentale opera “The Better Angels of Our Nature: Why Violence Has Decline“, la violenza, la povertà, le morti e le torture sono in costante calo dall’inizio della storia umana, e il 2012 è stato l’anno più pacifico di tutti.

La tortura e l’esecuzione pubblica una volta erano strumenti di potere e di intrattenimento popolare, ora esistono solo in segreto e si nascondono dietro eufemismi politici. Le punizioni capitali e corporali sono state eliminate nella gran parte del mondo, e la schiavitù è stata abolita. Il tasso di omicidi stanno calando dappertutto (in particolare tra gli aristocratici inglesi 1330-1829). I tassi di omicidio erano più alte per percentuale di popolazione tra le società apparentemente pacifiche e cooperative di cacciatori-raccoglitori, come per esempio la comunità degli Inuit nell’ Artico, i Kung del Kalahari o i Semai della Malesia, rispetto agli Stati Uniti dal grilletto-facile nei loro decenni più violenti. La lista continua: lo stupro, l’infanticidio, l’aggressività, i linciaggi, la pulizia etnica, la vendetta, la psicopatologia, il genocidio, il sadismo, la crudeltà verso gli animali, le ideologie omicide, quasi tutto ciò che è male è in declino, come percentuale, nella popolazione. Pinker sostiene che il declino della violenza può essere lo sviluppo più significativo e nello stesso tempo il meno apprezzato nella storia della nostra specie.”

Perché allora abbiamo questa percezione distorta del mondo come un posto orribile in cui vivere, dove la violenza e la povertà stanno crescendo, e dove le cose in generale stanno andando veramente male? Peter Diamandis ne fa un buon punto nel suo libro “Abundance: The Future is Better Than You Think“, dove spiega che i media ci nutrono preferibilmente di storie negative visto che è ciò a cui i nostri cervelli prestano attenzione. C’è una buona ragione per fare ciò: ogni secondo di ogni giorno i nostri sensi ci portano troppi dati per essere processati dai nostri cervelli. E visto che (nella maggior parte dei casi) niente è più importante del sopravvivere, la prima tappa per tutti questi dati è un antico frammento del lobo temporale chiamato amigdala. L’amigdala è il nostro primo rilevatore rapido d’allarme, il nostro rilevatore di pericolo. Ordina e scandaglia, passa al setaccio tutte le informazioni, controllando se c’è qualcosa nell’ ambiente che potrebbe farci del male. Quindi, date dozzine di notizie, daremo la priorità a quelle che sembrano negative. E quel vecchio detto giornalistico “Se c’è del sangue, vende”, è molto vero. Quindi, dati tutti i dispositivi digitali che ci portano tutte queste notizie negative sette giorni su sette, 24 ore al giorno, non c’è da meravigliarsi se siamo pessimisti. Non c’è da stupirsi insomma se le persone pensano che il mondo stia diventando un posto peggiore.

Ci sono anche, ovviamente, le più grandi minacce che abbiamo mai dovuto affrontare come specie – degradazione ambientale, cambiamento climatico dilagante e una possibile perdita completa di libertà per via di questa forbice a doppio tagliato chiamata “Internet”. Julian Assange ha scritto un articolo interessante chiamato “The internet is a threat to human civilization” (Internet è una minaccia per la civiltà umana) , un estratto del suo libro “Cypherpunks: Freedom and the Future of the Internet” – dove dice che “dal momento che gli stati si fondono con Internet e il futuro della nostra civiltà diventa il futuro di internet, abbiamo da ridefinire i nostri rapporti di forza. Se non lo facciamo, la globalità di Internet unirà l’umanità globale in una rete gigante di sorveglianza di massa e controllo”

Queste minacce sono reali e non sono da prendere alla leggera. Infatti penso che il nostro atteggiamento verso questi problemi e il livello di coinvolgimento che decidiamo di prendere su questi temi, definiscano come sarà il futuro prossimo.

Per questa ragione ho deciso di scrivere un nuovo libro (è quasi finito). Si tratta di un racconto fantascientifico intitolato “A tale of two futures” (Storia di due futuri), e racconta di un giorno normale, nella vita quotidiana, in due futuri diversi: uno in cui le cose sono andate terribilmente male e l’altro dove tutto è andato magnificamente bene. E’ un modo di rispondere alle domande che mi ha fatto la maggior parte delle persone che hanno visto il mio TEDxTalk o che hanno letto il mio libro “Robots Will Steal Your Job, But That’s OK“, ossia: come sarà il futuro che descrivi? E la risposta è: dipende. Il futuro, o sarà bello oltre ogni immaginazione, oppure sarà terrificante, molto peggio di ciò a cui la filmografia fantascientifica ci ha preparati. La differenza tra i due futuri sta nelle scelte che facciamo. Molti pensano che il mondo sia troppo grande, troppo immenso per far si che un individuo possa avere un impatto, perché qualsiasi cosa noi facciamo è soltanto una goccia nell’oceano. Ma cos’è un oceano, se non una moltitudine di gocce ?

Andare avanti con inerzia – mantenendo le cose come sono – non ci porterà niente di buono. Infatti penso che le cose potranno andare molto male se non agiamo e non decidiamo di prendere il controllo sulle nostre vite, e non facciamo in modo di mantenere la libertà per la quale i nostri antenati in passato hanno combattuto con tanta veemenza e passione. Penso che sia nostra responsabilità morale, verso di loro, verso i nostri bambini e verso noi stessi.

TZM: Negli ultimi anni di lavoro abbiamo visto numerosi progetti che hanno cercato di “cambiare le cose”, il che è molto difficile da fare, e forse questo è proprio il motivo per cui non prestiamo attenzione a queste iniziative: per un lungo periodo di tempo rimangono solo progetti. Ho visto approcci diversi di qualche attivista di successo che invece di cercare di cambiare le cose, cerca, come te, di cambiare le idee e questo per me ha un senso, visto che le idee sono informazioni e sono potenti come il DNA lo è in ogni cosa vivente sulla Terra (forse anche fuori dal nostro pianeta), e penso che questo dovrebbe essere accompagnato da un pò di fiducia nel modo e come la società si organizza quando raggiunge un certo livello culturale. Questo è ciò che potremmo chiamare Evoluzione Sociale. Come può una singola persona accelerarla? Dovremmo fidarci di come le persone si organizzano autonomamente o dovremmo cercare di organizzare le loro attività in un itinerario specifico, che potremmo chiamare “piano per la transizione” ?

FP: E’ una questione molto complessa e penso che nessuno sappia qual è la vera risposta. Forse non c’è nessuna cosa che singolarmente è la migliore da fare, dovremmo invece guardare all’ evidenza e fidarci del metodo scientifico, anche – o dovrei dire, in particolare – per questo. Proviamo cose diverse, vediamo che cosa funziona e che cosa no, e in che condizioni. Prendiamo note, documentiamoci, raccogliamo dati, dobbiamo essere il più completi possibile ed essere preparati a dimostrare di aver preso una direzione sbagliata e cambiare in qualsiasi momento. Penso che sia la forza della scienza rispetto alla filosofia o alla politica: non è basata su ideologie, non ha, o non dovrebbe avere, pregiudizi, ma si concentra invece sull’ evidenza.

Penso che emergerà qualche livello di auto-organizzazione, come inevitabile conseguenza dell’efficienza dei sistemi auto-stabilizzanti, su idee condivise e cooperazioni. E’ anche vero che molte persone – in particolare modo quelli che non sono ben istruiti – preferiscono che gli venga detto che cosa fare, invece di scoprire che cos’è meglio da soli. E’ più facile, e necessita di meno sforzo cognitivo, anche perché in questo modo si delega la propria responsabilità d’azione alla persona che ti ha dato l’ordine, piuttosto che riconoscere te stesso come parte attiva.

Probabilmente abbiamo bisogno di entrambe, a diversi gradi.

Mi è piaciuta molto la serie “The Foundation” di Isaac Asimov, ha avuto un grande impatto sul modo in cui vedo la società e le fasi di evoluzione sociale che l’umanità attraversa. Ogni stadio dell’evoluzione umana è stato caratterizzato da una tecnologia. Siamo partiti con la religione – una delle forme di tecnologia più antiche – siamo poi passati al commercio. Ora ci stiamo muovendo verso l’open source, la collaborazione, e la mente di gruppo. Siamo solo all’inizio di questa transizione, ma sta avvenendo a una velocità esponenzialmente più rapida delle altre. Nessuno sa quanto ci vorrà, e nessuno riuscirà ad immaginare che cosa verrà dopo.

E’ eccitante

TZM: Stavo proprio leggendo “Future Perfect” di Steven Johnson, dove l’autore fornisce diversi esempi su come la società e le reti peer stanno pian piano trasformando alcune strutture in processi trasparenti, e crowd-sourced. Stiamo rendendo la nostra società open source?

FP:  La risposta in una sola parola: “SI” . La risposta in due parole: “CAZZO SI !” . Nel mio libro ho scritto:

L’Open Source non è solo software. E’ filosofia. E’ l’ idea che la condivisione sia meglio della segretezza, è la prova che la cooperazione sia più efficace della concorrenza spietata; e che, rendendo pubblici e liberi i progetti, si accelera lo sviluppo della scienza, della cultura, le arti, e tutto ciò che è positivo. E’ forse l’esempio più eclatante di tutte le conquiste umane, la luce nel tunnel delle nostre cupe idiosincrasie, un trionfo di trascendenza dalla nostra condizione primitiva. E’ ciò che mi da la speranza per il futuro dell’umanità, la ragione per cui penso che possiamo eludere il percorso di auto-distruzione, e di andare avanti come specie.

Negli ultimi 30 anni la filosofia Open Source ha pervaso ogni aspetto delle nostre vite, e tutto ciò che ha toccato è diventato migliore. Si tratta di una forza inconcepibile, che ispira milioni di persone a creare un cambiamento positivo nel mondo. Quello che è iniziato come un “semplice software” si è spostato virtualmente in ogni campo della scienza, delle arti, e anche nella cultura in generale.
Abbiamo open-hardware (es, Arduino, una piattaforma microcontroller per hobbisti, artisti e progettisti), bibite open (Open Cola e Open Beer!), libri open, film open, robotica open, design open, giornalismo open e addirittura esperimenti di governo open.

Il pioniere dell’Open Source e padre di Linux, Linus Torvalds, ha detto:

“Il futuro è rendere tutto Open Source.”

Il mio consiglio è di supportare più che potete i grandi progetti Open Source che sono fondamentali per lo sviluppo dell’umanità, come Wikipedia, Creative Commons, la Electronic Frontier Foundation, come anche molti piccoli progetti di vostro interesse.
Qualunque cosa doniate funzionerà, 50, 20 o anche 1 euro possono fare la differenza. Non aiuterà soltanto il creatore e la comunità in generale, ma anche voi stessi direttamente. Se potete ridurre la vostra dipendenza dal denaro utilizzando qualcosa che è stato creato attraverso un progetto Open Source, che tu hai aiutato co-finanziando, vi trovate ad un ottimo punto. Una volta che qualcosa diventa Open Source è disponibile per tutto il genere umano, per sempre. E’ una situazione di sola vincita.

Insieme possiamo iniziare la transizione verso una società di apertura che beneficia tutti, invece di approdare in una di segretezza che serve solo i più potenti. L’autore Clay Shirky ha sottolineato che Wikipedia rappresenta 100 milioni di ore di accumulo di pensiero umano. Con 100 milioni di ore di pensiero e di collaborazione siamo riusciti a creare l’enciclopedia più grande di tutti i tempi, “un mondo in cui a ogni persona sul pianeta è dato libero accesso alla somma di tutta la conoscenza umana. Questo è quello che stiamo facendo”. Confrontatelo con il guardare la televisione. Vengono guardate, ogni anno, duecento miliardi di ore di televisione solamente negli Stati Uniti. Mettiamola in altre parole, abbiamo 2000 progetti Wikipedia per ogni anno speso a guardare la televisione, e 100 milioni di ore (1 progetto wikipedia) ogni fine settimana, basta guardare gli annunci.

Pensate solo a cosa potremmo realizzare se fossimo capaci di catturare anche solo una piccola frazione di quel tempo e usarlo per qualcosa di utile. Le possibilità sono infinite, insieme possiamo creare un mondo veramente meraviglioso.

E, infatti, è già iniziato.

E’ necessario adottare l’idea dei peer network – che hanno funzionato così bene con il software, l’hardware e con i lavori artistici – anche nella sfera della politica, dell’educazione, e per la gestione della società in generale. Penso sia il passo naturale della nostra evoluzione culturale.

Non so esattamente cosa farò prossimamente, sono però sicuro che ha a che fare con una massiccia collaborazione online, con l’apprendimento, e con qualunque cosa possa dare una forma migliore al futuro.

Sono eccitato nel vedere cosa avverrà, e voglio giocare un ruolo nella sua realizzazione. Ahimè, non sono altro che una goccia nell’oceano.

La vera domanda è: cosa farai tu ?

TZM: Parlando di che cosa siamo in grado di fare sia da individui che come società globale, io vorrei che parlassi dell’arte e della scienza, e, visto che entrambi sono stati fattori di cambiamento, sono veramente due cose diverse e separate l’una dall’altra? Riesci a vedere qualche strana connessione tra arte e scienza?

FP:  Dal mio punto di vista, Arte e Scienza sono davvero interdipendenti, in un loop di feedback senza fine. La scienza in qualche modo è l’arte di creare un senso al mondo e creare cose che servono (o che sono semplicemente fighe). L’arte è l’espressione della trascendenza, e ha profondamente influenzato la scienza fin dall’inizio dei tempi. I primi disegni nelle caverne erano i primi nostri tentativi di raccontare storie. Erano utili ed erano una scienza – sia pure primitiva – visto che mostravano agli altri come andava a finire una tattica di caccia e le persone potevano capire la logica che c’era dietro, replicarla e adattarla. Erano però anche arte, uno dei nostri primi tentativi. Vedi, fin dall’inizio delle nostre origini (le prime di queste pitture risalgono a circa 40.000 anni fa nella grotta di El Castillo in Cantabria, Spagna) abbiamo avuto questa inseparabile dualità. L’arte e la scienza si sono sviluppate insieme e hanno, da allora, un’incredibile influenza l’una sull’altra.

Jules Verne è stato pioniere della fantascienza in Europa, scrivendo nel 1863 il suo racconto “Paris in the Twentieth Century” (Parigi nel XX Secolo) con i grattacieli di vetro, treni ad alta velocità, automobili alimentate a gas, computer e rete mondiale di comunicazione.
Ai tempi, ciò di cui parlava Verne era impensabile, ma eccoci qui, con tutto questo e molto di più. Anche se, a ben vedere, Verne non è venuto fuori dal nulla con queste idee. Anche esse sono state influenzate da quello che la scienza di quel tempo ha creato. Quello che fece Verne era di trascendere questa condizione nella sua mente, metterla in un’opera d’arte, che a sua volta ha ispirato fisici, ingegneri, architetti e informatici per creare il mondo in cui viviamo oggi.

Se dovessi cercare un’immagine per questo, direi che la scienza e l’arte sono come due persone che si tengono per mano, tirandosi l’un l’altro in grandi oscillazioni, in una sorta di danza infinita dell’evoluzione umana.

TZM: Hey, a proposito! Ora sembra che queste due persone stiano andando più veloci che mai, dato l’impatto di Internet, oggi è più facile per tutti imparare qualcosa sulle scienze e anche sviluppare l’arte. Abbiamo anche, come hai detto, molto più tempo libero e le persone possono integrare entrambi in un modo migliore. Che impatto avrà questo sul mondo?

FP: Qui si parla della crescita esponenziale della tecnologia. Siamo in grado di sfruttare tale insondabile espansione per portarci avanti di intere generazioni, cosa che non avremmo potuto fare con un’evoluzione lineare del pensiero. Stiamo democratizzando l’informazione e accedendo ad essa sempre più velocemente, e sempre a una maggiore velocità. E, in fin dei conti, tutto è informazione. E lo dico piuttosto letteralmente.

La tastiera sulla quale sto scrivendo ora è in definitiva “informazioni”. E così è il laptop, il tavolo, e lo stesso per tutto il resto, inclusi tu e io. L’informazione è il concetto più basilare della fisica, e tutto quello che esiste nell’universo è, nella sua vera essenza, informazione. Infatti, il Principio Olografico ci dice che l’intero universo può essere visto come informazioni a due dimensioni “disegnata” sull’orizzonte cosmologico, e, secondo la fisica digitale, l’universo alla base è descrivibile da informazioni ed è quindi computerizzabile. Quindi alla fine l’universo può essere visto come l’output di un programma informatico, un vasto dispositivo di calcolo, o matematicamente isomorfo a tale modello. Mentre alcune di queste teorie sono ancora speculative, dovrebbe essere notato che l’informazione (classica, quantistica o entrambe) è alla base stessa di ogni sistema con cui abbiamo a che fare.

Alla fine, il cibo che mangiamo, i vestiti che indossiamo, i corsi che studiamo, le case in cui viviamo e anche le medicine che prendiamo o i processi che rendono i nostri corpi immuni ai virus, ai patogeni e alle malattie; diventeranno sostanzialmente liberi, accessibili da tutti, dappertutto. E questo è possibile grazie alla convergenza di tre condizioni: le tecnologie, la visione e la passione che le persone mettono creando queste tecnologie e seguendo la visione.

Penso che sia un passo inevitabile della nostra evoluzione come specie. La domanda è: quanto ci vorrà, quante persone soffriranno e moriranno nel frattempo e che cosa possiamo fare per accelerare questo processo minimizzando la sofferenza e massimizzando la grandiosità che creiamo collettivamente?

E’ molto difficile da dire, ma io ho detto la mia nei libri che ho scritto, i quali, ancora una volta, sono una combinazione di arte e scienza. Infatti “Robots will steal your job, but that’s OK” è un libro molto tecnico, un lavoro di non fiction. Ha acceso l’interesse e l’attenzione di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo e come conseguenza mi sono state fatte molte domande. Ho scoperto però che il modo migliore per rispondere a tutte queste domande era di scrivere un libro di arte, una storia fantascientifica; visto che a volte, più di un preciso set di informazioni, abbiamo bisogno di essere ispirati, di sognare di essere in uno scenario plausibile, per guardare oltre e far si che questo futuro accada.

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FONTE: TZMInterviews

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