Archivio per novembre, 2011

Traduzione a cura di Daniel Iversen

Noto economista Mainstream:  ” Marx aveva ragione. Il capitalismo potrebbe distruggere se stesso”

Nouriel Roubini è un economista mainstream che insegna all’università di New York ed è noto per essere stato uno dei primi che predissero il crash del 2008.

Non è marxista.

Oggi tuttavia, in un’intervista al Wall Street Journal, Roubini ha ammesso che Carl Marx aveva ragione riguardo al fatto che il capitalismo si distrugge da solo, come aveva delineato più di un secolo e mezzo fa.

Ho realizzato una trascrizione approsimativa (l’accento di Roubini mi da qualche problema) della porzione critica di questa interessante intervista.
Vi esorto a leggere attentamente ogni parola almeno una volta, se non due volte.

WSJ: Quindi hai dipinto una quadro desolato della crescita economica  futura sotto la media, con un’aumento del rischio di una nuova recessione in un futuro prossimo.
Il che suona terribile. Che cosa possono fare le aziende e il governo per far funzionare di nuovo l’economia ? Oppure dobbiamo starcene seduti aspettando che finisca

ROUBINI: Le aziende non stanno facendo niente. Non stanno dando una mano. Tutto questo rischio le sta rendendo nervose. C’è un valore in attesa. Essi affermano che stanno facendo dei tagli perche c’è un eccesso di capacità e non stanno assumendo nuovi lavoratori perche non c’è abbastanza domanda finale, ma è un paradosso, un Catch-22.
Se non assumi personale, non si crea abbastanza reddito da lavoro, non c’è abbastanaza fiducia da parte dei consumatori, non c’è consumo e non c’è abbastanza domanda finale.
Negli ultimi due o tre anni, abbiamo effettivamente avuto un peggioramento, perché abbiamo avuto una massiccia redistribuzione del reddito dal lavoro al capitale, dai salari ai profitti, e la disuguaglianza di reddito è aumentata; la tendenza marginale alla spesa da parte delle famiglie è maggiore a quella di una impresa, questo perché le famiglie hanno una maggiore propensione al risparmio.
Queste sono le imprese paragonate alle famiglie.
Quindi la redistribuzione del reddito e della ricchezza rende peggiore il problema di una insufficiente domanda aggregata.

Carl Marx aveva ragione. A un certo punto, il capitalismo può distruggere se stesso.
Non si può continuare a trasferire reddito dal lavoro al capitale, senza avere una capacità in eccesso e la mancanza di domanda aggregata. Questo è quello che è successo. Abbiamo pensato che i mercati funzionassero. Ma non è cosi, non stanno funzionando. L’individuo può essere razionale. L’azienda, per sopravvivere e prosperare, può spingere il costo del lavoro sempre più in basso, ma i costi del lavoro il reddito e il consumo di qualcun’altro ù. Ecco perché si tratta di un processo autodistruttivo.

fonte
http://www.alternet.org/newsandviews/article/649635/mainstream_economist:_marx_was_right._capitalism_may_be_destroying_itself/

intervista completa
http://online.wsj.com/video/roubini-warns-of-global-recession-risk/C036B113-6D5F-4524-A5AF-DF2F3E2F8735.html

La parte dove Roubini parla di Marx e l’eccesso di capacità
http://online.wsj.com/video/roubini-warns-of-global-recession-risk/C036B113-6D5F-4524-A5AF-DF2F3E2F8735.html

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

I centri cittadini potrebbero diventare car-free, ossia completamente senza auto, entro i prossimo 20 anni.
Il tutto secondo un nuovo progetto proposto dall’University of Leeds sulle ricerche nei trasporti.

Siamo nel 2030. Ingorghi stradali e smog sono stato banditi dal centro delle città e sostituiti con viali alberati dove i pendolari possono camminare o andare in bicicletta in misura molto superiore ad ora: biciclette elettriche e pedane mobili stile aeroporto sono diventati uno dei modi piu comuni per muoversi.

Sembra un set da film di fantascienza, ma questo è solo uno degli scenari delineati dagli scienziati che mirano a crare ambienti urbani piu sicuri, piu socievoli e meno dannosi per la natura.

Il team ha prodotto tre scenari del futuro delle città del Regno Unito, nei quali l’80% degli spostamenti è fatto in bici o a piedi e dove machine e camion sono diventati obsoleti. Le proposte, pubblicate sul Journal of Transport Geography, sono illustrate da animazioni e immagini che mostrano come sarebbe una città di questo tipo.

Ognuno di questi scenari è rappresentato da un certo numero di cambiamenti messi in atto nelle infrastrutture delle aree urbane, che vanno da aggiustamenti di poco conto a quelli molto piu importanti , sia nella società che nell’infrastruttura, che taglierebbero gli spostamenti con la macchina dal 60% del totale dei viaggi ad appena il 5%.

L’autore capo Dr. Miles Tight, dall’Università di Leeds Institute for Transport Studies, afferma che i benifici di questi cambiamenti vanno ben oltre il ridurre il traffico: “Camminare e andare in bicicletta può contribuire in maniera positiva a raggiungere certi obiettivi nel trasporto sostenibile: facendo uscire le persone dalle loro macchine per andare a piedi o in bici si ha il modo di sistemare molti altri problemi che coprono le aree urbane, inclusi gli incidenti stradali, l’inquinamento acustico e l’obesità” afferma il dottore Tight.

I tipi di cambiamenti di cui stiamo parlando non vanno al di là delle nostre possibilità.
Del resto non ci aspettiamo che la gente rinunci alla propria auto in una notte, ma vogliamo mostrare a loro come potrebbero apparire le città se l’andare in bici o a piedi fosse un comportamento con un ruolo piu grande nel proprio stile di vita, nel proprio comportamento e nella logistica (???).

Ecco maggiori dettagli dei tre scenari :

Scenario 1: Cambiamento verso le migliori pratiche attualment correnti in Europa

– Centri simili a odierne città come Copenhagen o Delf
– Moderato incremento nel camminare e notevole aumento nell’andare in bici, migliorare traporti pubblici e ridurre il numero dei viaggi in auto (uno su tre dei viaggi effettuati a piedi, uno su dieci in bicicletta).
– Riduzione del 50 % di auto private nelle aree urbane, uno viaggio su tre ancora fatto in auto
– Maggior controllo sui guidatori: Adeguamento Intelligente della Velocità (Intelligent Speed Adaption), pedaggi stradali etc..
– Piste ciclabili piu sicure, e ambiente pedonale piu piacevole
– I viaggi in auto rimangono solo per gli spostamenti altrimenti impossibili da fare a piedi o in bici
– Trasporto di merci ancora in gran parte intrapresa da camion e furgoni

Scenario2: Grande cambiamento sociale, maggior riduzione dell’uso delle auto

– I viaggi in auto ora costituiscono la minoranza (5% dei viaggi), in parte anche grazie all’intervento dal governo
– Le auto private sono limitate a coloro che hanno problemi di mobilità e per le emergenze
– Significativo miglioramento del trasporto pubblico, con in alcune aree fermate porta a porta
– Trasporto effettuato con i mezzi pubblici in orari non di punta e più distribuzione delle merci nelle ore serali per evitare congestioni
Un approccio a sviluppare “città giardino” con le comunità in gran parte indipendenti dalla zona urbana centrale
– migliore sicurezza stradale , minore inquinamento e maggiore senso di ‘comunità’

Scenario 3: Cambiamento estremo portato anche dalla penuria di carburante

– Società rovinata da una grande carenza di energia
– Tecnologia intelligente come biciclette elettriche, sistemi di informazione e seggiovie fanno si che l’andare a piedi e in bici diventino il sistema di trasporto predominante (80% dei viaggi)
– Meno trasporto pubblico che troviamo nello scenario2, data la carenza di energia
– Cambiamento importante nell’uso del suolo, con l’occupazione e servizi  localizzati in sempre piu “villaggi urbani”
– Merce trasportata dai centri di distribuzione ai margini della zona urbana tramite biciclette e veicoli elettrici

Con queste visioni la squadra è in procinto di discutere con le autorità come i cambiamenti necessari potrebbero essere realizati in un contesto specifico di un certo numero di paesi e città nel Regno Unito.

“L’esperienza ci ha dimostrato che per portare un cambiamento sostenibile su larga scala  non è sufficiente fare delle piccole modifiche come l’aggiunta di un po di piste ciclabili di qua e di la: ci vuole un massiccio intervento del governo” ha detto il dottore Tight.

Piu informazioni http://www.visions2030.org.uk/

Fonte: Physorg.com

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Contro la caccia al profitto (da “Internazionale” n 918)

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Raj Patel, The Nation, Stati Uniti
(Ray Patel è un economista e giornalista britannico. Ha scritto I padroni del cibo, Feltrinelli 2011)

Per avere un sistema alimentare democratico bisogna riscrivere le regole del sistema finanziario

Mentre si diffonde sempre di piu il piacere delle verdure di stagione a chilometri zero e aumentano i giovani che amano sprocarsi le mani con la terra, sembra crudele richiamare l’attenzione sui problemi del sistema alimentare.

Ma bisogna temperare l’ottimismo della volontà con il pessimismo della ragione. Nonostante le conquiste del movimento per il cibo degli ultimi dieci anni, è difficile allontanare la sensazione che il pessimismo sia piu forte.

Per ogni orto biologico alla Casa Bianca c’è un responsabile dell’ufficio del rappresentante per il commercio staaatunitense che viene dall’industria dei pesticidi. Sasha e Malia Obama mangeranno anche alimenti sani, ma il sud del mondo è ancora fermo ai prodotti chimici. Anche se i raccolti sono abbondanti, milioni di persone soffrono ancora la fame. La causa non è la crescita demografica: si produce cibo a sufficienza per tutti.
Ma l’economia della produzione agricola tende a dimenticare le esigenze dell’alimentazione.
Innanzitutto aumenta la percentuale di colture destinate non all’alimentazione umana o animale, ma alla produziuone di biocarburanti per far circolare le automobili.
Piu di un decimo della produzione mondilae di cereali secondari (diversi dal grano e dal riso) è usata per produrre combustibili, e secondo le stime dell’Ocse, entro i prosismi 10 anni un terzo delle coltivazioni di canna da zucchero sarà trasformato in biocarburanti invece che in dolcificanti.
Ma c’è solo una cosa peggiore del bruciare il cibo: specularci sopra.
Come fa notare l’economista Jayati Ghosh, una delle conseguenze del Commodity futures modernization act (Cfma), una legge statunitense del 2000 che deregolamenta i prodotti finanziari, è che alla fine del 2007 gli acambi di future sulle materie prime hanno raggiunto i novemila miliardi di dollari.
C’è un vivo dibattito tra gli economisti sulla possibilità che questo possa aver provocato un aumento dei prezzi o fluttuazioni troppo ampie.
Ma una cosa su cui tutti sono d’accordo è che, se i prodotti agricoli sono sempre di piu oggetto di strumenti finanziari senza regole, i prezzi alimentari saranno sempre piu legati agli umori delle borse.
A questo punto il contenuto (quando c’è) delle ciotole dei piu poveri dipenderà non tanto dalla reale disponibilità di cibo, ma dal prezzo del petrolio.

LA BUONA NOTIZIA

Il movimento per il cibo lotta contro i cambiamenti climatici, le speculazioni sui terreni e i biocarburanti. Nonostante la crisi che stiamo vivendo, i capitalisti sembrano sempre piu sfrenati nella loro ricerca del profitto e hanno trovato nuovi modi per speculare sul nostro pane quotidiano.
Per avere un sistema alimentare autenticamente democratico bisogna riscrivere le regole del sistema finanziario.
E per fare questo è necessario identificare e affrontare il capitalismo come il vero nemico della sovranità alimentare.
Naturalmente una posizione ragionevole serve a poco se le idee non si trasformano in realtà.
Servono soluzioni concrete per coltivare, mangiare e condividere il cibo in modo da migliorare la vita delle persone. E forse il principale motivo di ottimismo è che, da Detroit al Malawi, un numero crescente di movimenti sta sperimentando nuovi modo per raggiungere questo obiettivo.

Traduzione di Enrico Del Sero.

Internazionale, numero 918, 7 ottobre 2011

Traduzione a cura di Daniel Iversen

19ottobre2011

Google driver-less car

Molte persone già conoscono le macchine a guida automatica di Google.

Le ultime statistiche dicono che la flotta delle Google-cars ha percorso oltre 300mila chilometri, e solo occasionalmente con intervento umano.

L’azienda ha accolto una favorevole richiesta di notizie (una richiesta di notizie favorevoli???), da parte di giornalisti televisivi mainstream, dichiarando che le loro automobili possono guidare da soli sulle strade, anche nel traffico cittadino.
Ma come fanno queste auto a mantenere la distanza di sicurezza tra gli altri veicoli, e soprattutto come si comportano davanti ai pedoni e ai semafori ?
Quello che la gente generalmente sa è che i veicoli sono delle macchine “cloud computing” che girano con sensori, telecamere, intelligenza artificiale e GPS.

L’ultima visione d’insieme su queste auto è stata presentata di recente durante un discorso alla Conferenza Internazionale IEEE su Robot Intelligenti e Sistemi, a San Francisco.
Il professore Sebastian Thrun, della Stanford University, che guida il progetto, e l’ingegnere google Chris Urmson, che si occupa della tecnologia, hanno presentato al pubblico alcune delle prestazioni specifiche.

Cos’è quindi che rende queste macchine cosi speciali nell’obbedire alle regole del traffico e nell’evitare gli ostacoli?
Un raggio laser che identifica il raggio d’azione e  montato sul tetto della vettura è una delle componenti fondamentali.
Si tratta di un raggio laser Velodyne-64 che ha il compito di generare una mappa 3-D dell’ambiente molto dettagliata.
La vettura combina poi le misurazioni laser con mappe del mondo ad alta definizione, producendo diversi tipi di modelli di dati.
Il veicolo monta quattro radar, sul paraurti anteriore e posteriore, che consentono alla vettura di “vedere” quanto basta per affrontare per esempio il traffico veloce di un’ autostrada, mentre una macchina fotografica posta vicino al retrovisore, rileva i semafori;  è montato ovviamente anche un GPS, un’unità di misura inerziale e un encoder delle ruote (wheel encoder)

E’ tuttavia possibile che alcune persone trovino difficoltà a credere che le driverless cars possano prendere parte al traffico pomeridiano accompagnando a casa i pendolari, guidando tra autisti irregolari , incroci difficili e decisioni dell’ultimo minuto nella scelta della corsia.

Nell’incontro IEEE, il duo di Google ha mostrato le immagini che presentano i  vantaggi nella guida di queste macchine.
Il pubblico ha potuto vedere il computer di bordo  e come esso rileva le altre macchine, i pedoni  e i semafori.
Un video mostra anche come questi veicoli si comportano agli incroci con  dei semafori:  dopo che la luce diventa verde, la macchina inizia ad andare, ma se un pedone attraversa, l’auto gli da la precedenza, anche se questo decide di passare all’ultimo minuto.
Ad un’incrocio a quattro vie invece, l’auto da la precedenza alle altre macchine in base alle regole del traffico, e , se le altre auto non le rispettano, la nostra google-car avanza di un po per far capire agli autisti la sua intenzione.
Senza aver programmato questo tipo di comportamento, dice Urmson, sarebbe stato impossibile per questa macchina-robot guidare nel mondo reale

Thrun, che è arrivato da Stanford per lavorare al progetto di Google, ha da tempo insistito sul messaggio che gli incidenti di guida sono tra le prime cause di morte tra i giovani e che la maggior parte degli incidenti sono dovuti ad errori umani.
Thrun ritiene che la robotica, a differenza degli esseri umani, possa fare un lavoro migliore nelle decisioni alla guida e nel risparmio di vite umane.
Allo stato del Nevada tutto questo non sembra cosi folle, visto che dall’inizio dell’anno ha approvato una legge che autorizza il Dipartimento dei Trasporti a sviluppare delle regole per usare auto senza conducente.

Il Nevada ha fatto passare una legge che autorizza il dipartimento dei trasporti ad applicare regole per il controllo di veicoli senza guidatore

Thrun e Urmson parlano di molti cambiamenti in vista  nel futuro dei veicoli senza conducente, inclusa la cernita di questioni legali e di responsabilità. Ancora una volta, non ci si può più guardare indietro.

TED TALK: Sebastian Thrun: Google’s driverless car

Fonte: Physorg

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Durante la crescita, il feto riceve costantemente messaggi dalla madre. Non si sta parlando della percezione del battito del cuore o della musica che la madre fa ascoltare al bambino dall’esterno;  il feto riceve, attraverso la placenta, anche dei segnali chimici.

Un nuovo studio, che sarà pubblicato in “Psychological Science“, una rivista dell’ Association for Psychological Science, ha scoperto che questi messaggi chimici includono segnali sullo stato mentale materno.

Se la madre è depressa, questo andrà a incidere su come il bambino si svilupperà dopo la nascita.

In questi ultimi decenni i ricercatori hanno scoperto che l’ambiente entro il quale si sviluppa il feto – il ventre materno – è molto importante. Ancuni degli effetti sono ovvi. Bere e fumare, per esempio, puo essere devastante, altri effetti sono piu sottili.  Dagli studi si è visto che le persone nate durante la grande carestia olandese del 1944, soprattutto chi aveva avuto madri affamate, era predisposto a sviluppare più tardi problemi di salute come obesità e diabete.

Curt A. Sandman , Elysia P. Davis e Laura M. Glynn dell’Università di California-Irvine  studiano come lo stato psicologico della madre influsce sul feto.
Per fare questo hanno reclutato donne in cinta controllando la loro depressione prima e dopo il parto. Hanno fatto test anche sui bambini per controllare il loro sviluppo.

I risultati sono stati molto interessanti:  il fattore piu importante per il bambino era se gli ambienti prima e dopo il parto coincidessero. I bambini che, nel corso della ricerca, stavano meglio, erano sia quelli aventi una madre sana prima e dopo il parto, sia quelli che avevano una padre stressata prima e dopo il parto.

Quello che rallentò lo sviluppo di questo bambini fu il cambiamento delle condizioni, da pre a post parto: madre depressa prima ma sana dopo il parto, o madre sana prima e depressa post parto.

“Dobbiamo ammetterlo” dice Sandman “la solidità dei nostri risultati ci ha sorpreso”

Ora, un’interpretazione cinica di questi dati ci direbbe che se una donna è depressa prima del parto, bisognerebbe lasciarla in quelle condizioni, per il benessere del bambino.

“Un’approccio piu ragionevole sarebbe curare quelle donne che presentano una depressione pre-natale” afferma Sandman “Sappiamo come comportarci di fronte a sintomi di depressione”.

Il problema è che raramente nelle donne viene controllata la depressione pre-parto.

A lungo termine, afferma Sandman, l’avere una madre depressa potrebbe portare a problemi neurologici e psichiatrici.

In un’altro studio la sua squadra ha scoperto che bambini più vecchi, con madri ansiose durante la gravidanza, uno stato che spesso è concomitante con la depressione, hanno delle differenze in alcune strutture del cervello.

Ci vorranno studi di decenni per capire esattamente cosa vuol dire per lo sviluppo a lungo termine di un bambino avere una madre depressa.

“Crediamo che il feto umano sia un partecipante attivo del suo proprio sviluppo e raccoglie informazioni per la vita dopo la sua nascita”.
Sandman dice: “E’ la preparazione per la vita in base ai messaggi forniti dalla madre”

Titolo originale :  “Prescient human fetuses thrive.”

Fonte: Zeitnews.org

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