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Traduzione a cura di Denis Gobbi

 

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Molti americani hanno la fastidiosa credenza che il nostro complesso militare – industriale sia la via più sicura per rimanere la nazione più prospera e leader di tutto il mondo. Dopo tutto, ama far notare chi appoggia questa linea, ha funzionato per l’ultimo secolo.

Comunque, la dipendenza degli Stati Uniti dalla guerra potrebbe presto diventare una responsabilità impossibile da mantenere. Il transumanesimo, la globalizzazione e il completo rimpiazzo dei soldati umani con robot sta ridefinendo le esigenze militari del paese, e potrebbero rendere i budget della difesa molto più ridotti rispetto a quanto lo siano ora. Per compensare e tenere la spesa degli USA sulla difesa all’attuale livello del 20% del budget federale (com’è stato per la maggior parte degli ultimi anni) dovremo creare guerre per poter usare tutte le nuove bombe prodotte, o trovare un’altra strada per tenere a galla l’economia statunitense.

Ebbene c’è un’altra via – un metodo che soddisferebbe sia i liberali che i conservatori. Invece di spendere di più nella difesa, potremmo far transitare la nostra nazione e la nostra economia a un complesso scientifico – industriale.

Esiste una ragione irresistibile per fare ciò, al di là di quello che potremmo scorgere a prima vista. La tecnologia transumanista stà cominciando a cambiare la vita umana. Molti esperti si aspettano di smettere di invecchiare, fermare il processo d’invecchiamento e battere la morte degli esseri umani nei prossimi 25 anni. Altri, come me, vedono l’essere umano unirsi alle macchine rimpiazzando ogni organo con corrispettivi bionici.

Una società di questo tipo richiederà trilioni di dollari per soddisfare il sempre crescente desiderio degli esseri umani per la perfezione fisica (robotica o biologica che sia) nell’era transumanista. Potremmo tenere la nostra economia a macinare per le prossime decadi solo per via di questo.

Qualsiasi cosa succederà in futuro, qualcosa dovrà cambiare per forza nell’industria militare. Parte di ciò perchè in passato, il complesso militare – industriale ha sempre operato tenendo alcuni milioni di soldati americani sempre pronti con il minimo preavviso a viaggiare intorno al mondo e combattere. Ma non c’è nessun scenario nel quale potremmo ancora aver bisogno di tale mole di forza di lavoro umana (e annessa infrastruttura atta a supportarla).

Inversamente, piccole squadre di reparti speciali e super tecnologici sono sempre più  il modo in cui gli Stati Uniti combattono le loro guerre. Non ci servono più tutte queste basi militari così numerose, e nemmeno migliaia di aziende che supportino la costante manutenzione di truppe di terra. Questa realtà cambia l’economia militare drammaticamente, ed eventualmente la riduce a una frazione di quella attuale in termini di personale e di beni immobili.

 

La nascente era militare composta da droni automatici, carri armati robotici, guerra digitale e intelligenza artificiale non richiede così tante persone.

 

Abbiamo ancora bisogno della tecnologia per combattere le guerre e i conflitti in cui ci invischiamo, ma saranno sopratutto ingegneri, programmatori e tecnici a indossare l’uniforme. La nascente era militare composta da droni automatici, carri armati robotici, guerra digitale e intelligenza artificiale non richiede così tante persone. Di fatto, aspettatevi non una riduzione di tutto questo reparto, ma piuttosto un suo drammatico ridimensionamento.

Molte persone pensano che la miglior parte del complesso militare – industriale reso famoso dall’avvertimento che diede il Presidente Dwight Eisenhower contro il suo modello di sostentamento sia comparso solo negli ultimi 50 anni. Altri invece argomentano persuasivamente facendo notare che gli Stati Uniti sono stati in guerra il 93% del tempo a partire dalla Dichiarazione di Indipendenza Statunitense firmata nel 1776, quindi in realtà ci ha accompagnato allo stesso modo fin dall’inizio.

Nella liberale California dove vivo, questi fatti annoiano chiunque io conosca – eccetto, ovviamente, chi è azionista e beneficiario dell’industria della difesa. Per fortuna, nonostante il Congresso sia guidato da vecchi uomini bianchi religiosi, la nuova generazione chiede a gran voce un paese migliore – un paese che possa mantenere la sua economia fiorente in una maniera più pacifica.

Questo è il punto dove il complesso scientifico – industriale entra in gioco potendo soddisfare praticamente tutti. E ancor meglio, una società scientifica richiede personalità moderne. Molti di loro: infermiere, scienziati, imprenditori di start-up, ingegneri, tecnologi e perfino avvocati. L’avvento della medicina moderna per trattare virtualmente qualsiasi alimento – e l’intero movimento anti – invecchiamento in generale – tocca tutti i 318 milioni di cittadini statunitensi. Più della metà di noi soffre di problemi di salute che potrebbero venire trattati ma spesso non lo sono, per varie ragioni. Per esempio, l’ufficio demografico federale (“US Census Bureau“) riporta che il 40% delle persone al di sopra dell’età dei 65 anni soffre di una disabilità – e per guanto riguarda due terzi di loro riguarda un problema motorio. Milioni stanno già accumulando i sintomi di malattie cardiache che li uccideranno. Una generazione più giovane stà solo che aspettando di esplorare la bionica, gli impianti cerebrali e i metodi che gli permetteranno di evitare problemi di salute nel loro futuro. Tutto ciò significa che abbiamo la possibilità di riplasmare l’economia degli Stati uniti da una basata sugli armamenti ad una che invece prospera di innovazione scientifica e medica.

Invece di spendere denaro pubblico per spedire i nostri soldati a rischiare la vita per capricci di guerra potremmo dare ai civili la medicina e la sanità che gli serve per vivere meglio e più a lungo. E vivere di più comporta anche inaspettati benefici. Nel futuro, veri transumanisti non andranno in pensione se non lo vorranno. I loro corpi non invecchieranno e saranno così forti grazie alla tecnologia da poter continuare la loro carriera lavorativa in maniera indefinita – continuando quindi a pagare le tasse. L’esistenza transumanista è una profezia autoavverante di un boom economico sia per l’individuo che per il paese.

Per aiutare nella diffusione di questa nuova mentalità all’interno della società, ho recentemente consegnato una Carta dei Diritti Transumanista nella capitale statunitense come parte della mia campagna elettorale. L’articolo 1 della carta, tra le altre cose, stabilisce che la nazione provvederà al diritto universale di vivere in maniera indefinita attraverso la scienza e la tecnologia se lo vorranno. Questo, ovviamente, porta la sanità pubblica un passo più avanti, e non significa solamente che il governo è interessato alla vostra salute, ma che è ultimamente interessato alla vostra sopravvivenza permanente.

Se una nazione vuole abbracciare questo diritto universale a vivere indefinitivamente, cambierebbe per sempre la sua considerazione riguardo le vite individuali dei suoi singoli cittadini. Quella che ne conseguirebbe sarebbe una nazione che lavorerebbe intensamente per capire come migliorare la salute, la longevità e il benessere in generale delle persone. Aggiungiamo che le istituzioni che stanno costantemente trascinando in basso gli Stati Uniti, come la previdenza sociale e i sussidi per le disabilità, sarebbero meno gravose.

Al momento, la Costituzione Americana (che personalmente credo debba passare per un significante ammodernamento adatto al ventunesimo secolo) sia fin troppo concentrata sulla protezione della sovranità nazionale – il che è il motivo principale per il quale si è lasciato crescere fuori da ogni controllo il complesso militare – industriale. Se la Costituzione degli Stati Uniti venisse riformulata in maniera più precisa per proteggere anche la vita, la longevità e la salute del singolo individuo, allora potrebbe sorgere un complesso scientifico – industriale. Questo nuova, mostruosa istituzione verrebbe dotata legalmente del mandato di provvedere alla più moderna medicina, tecnologia e scienza per i suoi cittadini.

Vergognosamente, la Guerra dell’Iraq costerà probabilmente in totale ai contribuenti americani 6 trilioni di dollari – oltre all’alta questionabilità riguardo il fatto che l’Iraq rappresentasse davvero un problema di sicurezza nazionale. In ogni caso, il nostro paese affronta inquestionabilmente una seria minaccia nazionale oggi stesso – di fatto, la definirei una crisi nel fiore del suo sviluppo. Circa 7.000 americani moriranno nelle prossime 24 ore di cancro, malattie cardiache, diabete, invecchiamento e altri problemi. E lo stesso ammontare di persone moriranno domani e pure il giorno dopo.

Superare la malattia e l’invecchiamento nell’era transumanista sarà un avvenimento inevitabile. La questione non è se, ma quando? La risposta risiede nella quantità di volontà che riporrà la nostra nazione nello spendere nella ricerca scientifica e medica – e quanto presto inizierà a farlo. Ma fintanto che continua la spesa in armamenti invece che nella salute dei cittadini, gli esseri umani continueranno a morire – il che è ironico dato che la difesa dovrebbe proteggerci (e non inavvertitamente sabotarci ingoiando fondi spesi in bombe piuttosto che in sanità). Tutto ciò che ci serve come paese è cambiare la direzione della nostra spesa, dalla difesa alla scienza. Se possiamo trasformare gli Stati Uniti in un complesso scientifico – industriale, saremo ancora in grado di tenere la nostra economia florida. Lasciamo che le nuove guerre degli americani siano combattute contro il cancro, il diabete, l’Alzhaimer e lo stesso invecchiamento. E’ una vittoria su tutti i fronti, eccetto che per chi produce sacchi e bare per corpi.

Zoltan Istvan è il candidato alle presidenziali 2016 per il Partito Transumanista. Scrive occasionalmente articoli per “Motherboard” dove rimugina sul futuro oltre che sulle capacità della natura.

Fonte: http://motherboard.vice.com/

 

 

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Trascrizione a cura di  Daniel Iversen

Articolo di Samuel Arbesman per “New Scientist“, Regno unito

 

20509981Molte delle cose che consideriamo accertate prima o poi saranno smentite o superate.Ma quali? Alcuni ricercatori hanno misurato quanto dura in media la validità degli studi scientifici

Quando studiava all’istituto odontotecnico, mio nonno imparò qual’era il numero di cromosomi in una cellula umana. Ma c’era un problema: i biologi avevano esaminato i nuclei delle cellule umane nel 1912 e avevano contato 48 cromosomi, riportando scrupolosamente questo numero nei manuali studiati da mio nonno. Nel 1953 l’illustre biologo cellulare Leo Sachs dichiarò addirittura che “il numero diploide di 48 cromosomi nell’uomo si può ormai ritenere un fatto accertato”. Ma nel 1956 Joe Hin Tijo e Albert Levan sperimentarono una nuova tecnica per osservare le cellule. Contarono e ricontarono finché furono sicuri di non sbagliare. Quando annunciarono i loro risultati, altri ricercatori ammisero di aver calcolato lo stesso numero, ma di aver creduto che si trattasse di un errore. Tijo e Levan avevano contato solo 46 cromosomi. E avevano ragione. La scienza è sempre stata un progressivo avvicinamento alla verità, e chiunque lo capisce sa anche che si basa su una continua trasformazione delle conoscenze comunemente accettate. Ma a volte si può avere una sensazione di casualità e inquietudine. Un tempo il fumo era raccomandato dai medici, ora è diventato mortale. Mangiare carne una volta faceva bene, poi faceva male, poi di nuovo bene, e ora è una questione di punti di vista. L’età a cui viene raccomandata la mammografia è salita.

Un tempo pensavamo che la Terra fosse al centro dell’universo, poi il nostro pianeta è stato retrocesso. E non so più se il vino rosso fa bene o male. In realtà c’è un ordine in questo continuo mutamento. La buona notizia emersa nel mio ramo della scientometria – lo studio quantitativo della scienza – è che quando sono valutati nel loro insieme i cambiamenti mostrano un andamento regolare. Possiamo perino stabilire con quanta rapidità i fatti saranno smentiti dal tempo. Questo significa che, in un mondo di conoscenze in continua trasformazione, non dobbiamo sentirci totalmente smarriti. Parte di quello che riteniamo vero finirà con l’essere confutato, ma renderci conto che esistono degli schemi potrebbe aiutarci a individuare le apparenti verità destinate a scadere. Tutti sappiamo che la conoscenza scientifica è continuamente aggiornata da nuove scoperte e dalla verifica degli studi, ma fino a pochi anni fa non avevamo prestato molta attenzione alla velocità con cui si verificano questi cambiamenti. Pochi, in particolare, avevano cercato di quantificare il tempo necessario perché tutto quello che sappiamo in un certo periodo si dimostri falso o sia sostituito da una maggiore approssimazione alla verità. I ricercatori dell’ospedale della Pitié-Salpêtrière, a Parigi, sono stati tra i primi a misurare questo turbinio di conoscenze. L’équipe di Thierry Poynard ha scelto di concentrarsi sul campo in cui erano specializzati: cirrosi ed epatite, due aree collegate alle malattie del fegato. Hanno trovato quasi cinquecento articoli scritti in più di cinquant’anni e li hanno sottoposti all’esame di un gruppo di esperti, ognuno dei quali aveva il compito di stabilire se lo studio era attuale, superato o confutato. In seguito l’équipe di Poynard ha messo a punto un semplice grafico per mostrare la percentuale di contenuti che aveva superato la prova degli anni, osservando una netta diminuzione degli studi ancora validi. Era persino possibile ricavare una chiara misurazione dell’“emivita” dei fatti guardando dopo quanto tempo la curva del diagramma scendeva sotto il 50 per cento: 45 anni. In sostanza, le informazioni si possono paragonare al materiale radioattivo: ci vogliono circa 45 anni perché metà delle conoscenze mediche sulla cirrosi o l’epatite si dimostrino superate o siano smentite dai fatti.

Schermata 02-2456329 alle 17.36.13La metafora dell’emivita non si adatta perfettamente al suo omonimo radioattivo. Innanzitutto, l’arco temporale preso in esame rende difficile capire se la scadenza è davvero esponenziale. Inoltre, l’emivita non è necessariamente una costante, ma può variare in base al settore preso in esame. Di fatto, è sicuramente cambiata con la trasformazione della medicina da arte a scienza. Ma l’emivita può essere un modo utile per pensare alla scadenza delle verità scientifiche. Ovviamente non siamo in grado di prevedere quali singoli studi saranno smentiti, ma possiamo osservare i dati aggregati e constatare che esistono delle regole per i cambiamenti in un dato settore nel tempo. I risultati relativi alla cirrosi e all’epatite erano quasi identici a quelli di uno studio precedente che esaminava lo stravolgimento delle informazioni nella chirurgia. Due chirurghi australiani avevano scoperto che anche in questo settore metà dei fatti diventa falsa ogni 45 anni.

Il ritmo del cambiamento

Purtroppo, creare una commissione di esperti che passi al setaccio tutte le conclusioni scientifiche del passato non è un’impresa fattibile. Quindi dobbiamo sacrificare la precisione e passare in rassegna buona parte della scienza in tempi relativamente brevi. Un modo semplice per farlo è esaminare la durata delle citazioni, la nascita di nuovi domini scientifici e il metro con cui si misura l’impatto di una ricerca. Per capire la scadenza della verità di uno studio, possiamo misurare quanto tempo ci vuole perché non sia più citato l’articolo medio in un determinato campo. Potrebbe non far più parte della letteratura scientifica in circolazione perché non è più interessante o perché è stato contraddetto da nuove ricerche. Anche il tempo che serve perché altri smettano di citare metà della letteratura di un dato settore è una specie di emivita. Con questo sistema possiamo cominciare ad approssimarci a una stima dell’emivita di molte discipline scientifiche. Per esempio, uno studio di tutti gli articoli pubblicati dai giornali della Physical Review, un gruppo di periodici molto importante per i fisici, ha scoperto che in questa disciplina l’emivita è di circa dieci anni. Anche il tipo di pubblicazioni può influire sulla durata dell’emivita. Nel 2008 Rong Tang, del Simmons college di Boston, ha esaminato i testi accademici di diversi settori scientifici scoprendo che la fisica ha un’emivita più lunga dell’economia (13,7 anni contro 9,4), la quale a sua volta supera la matematica, la psicologia e la storia. È il contrario di quello che si riscontra negli articoli dei periodici specializzati, dove le conoscenze ai confini delle cosiddette hard sciences – le scienze dure come matematica, fisica, chimica e biologia – sono rovesciate più rapidamente che nelle scienze sociali. Questo può dipendere dal fatto che l’immediata ripetizione di un esperimento tende ad avere risultati più chiari nelle scienze fisiche che in quelle sociali, dove i dati sembrano più disordinati. Quindi dovremmo essere cauti nel trarre conclusioni drastiche sulle differenze tra l’emivita di settori scientifici disparati, e tenere conto dei vari fattori che la influenzano e dei diversi metodi usati per misurarla. Resta comunque il problema che specifici campi di conoscenza possono avere diverse date di scadenza. Ma questo modo di concepire la conoscenza dovrebbe cambiare il nostro modo di interpretare i fatti che usiamo ogni giorno per navigare nel mondo? Stabilire che certi fatti dureranno più a lungo di altri potrebbe influenzare il nostro modo di agire sulla base delle informazioni che abbiamo e suggerirci di quali verità dovrremmo diffidare maggiormente. Immaginiamo di allineare i fatti in uno spettro in base alla rapidità con cui cambiano. All’estrema sinistra abbiamo i fatti che si modificano in fretta, come le informazioni sulla chiusura della borsa o le previsioni meteorologiche. Sono fatti che hanno un’emivita minuscola. All’estrema destra abbiamo le conoscenze che cambiano molto lentamente, come quello che abbiamo imparato sul numero dei continenti o quasi tutto quello che gli antichi greci hanno scritto sulla geometria. In mezzo ci sono i gruppi di fatti che cambiano, ma non troppo rapidamente. Sono conoscenze che possono modificarsi nel corso degli anni, dei decenni o di una vita umana. Questi fatti di mezzo sono quelli che io chiamo “mesofatti”, e il loro ritmo di cambiamento relativamente lento fa sì che molte persone non riescano a rendersi conto della loro precarietà. Un’area mesofattuale potrebbe essere formata dalle conoscenze sulla nutrizione. Negli Stati Uniti, per esempio, non si parla più di quattro gruppi di alimenti fondamentali: carne, latticini, cereali/pane, frutta/ verdura. Ora sul piatto ci sono cinque gruppi. Nel mezzo c’era stata una piramide alimentare che ha subìto diverse revisioni. Abbiamo anche conosciuto cambiamenti a lungo termine sull’opportunità di mangiare alimenti grassi, carboidrati e così via. Un altro campo mesofattuale è quello della cura dei bambini. Ogni generazione ha una serie di fatti che cambiano: se i bambini devono dormire sulla schiena o sulla pancia, se le donne incinte possono tranquillamente fumare e bere alcool. I mesofatti sono dappertutto, e già solo riconoscerne l’esistenza può essere utile. Dopotutto, come hanno rivelato gli studi sulla nostra percezione delle trasformazioni di lungo periodo nel mondo naturale, spesso siamo ciechi ai cambiamenti graduali. Ovviamente questo non vuol dire che tutte le verità siano destinate a rivelarsi false. Se uno studio finanziato dal governo promuove una certa abitudine salutare, non dovremmo immediatamente liquidarlo con l’idea che è basato su un fatto evanescente. Significherebbe buttare via stupidamente il bambino dell’informazione insieme all’acqua sporca. Ma non dobbiamo sorprenderci più di tanto se quei consigli in futuro saranno contraddetti. Fortunatamente stiamo imparando a interiorizzare questa verità: oggi molte scuole di medicina informano gli aspiranti dottori che nel giro di cinque anni metà di quello che hanno studiato si rivelerà sbagliato, e gli insegnanti non sanno quale metà. Grazie al cielo, i fatti non scadono arbitrariamente. Anche se le conoscenze cambiano, la cosa straordinaria è che cambiano in modo regolare. E noi dobbiamo esserne consapevoli per essere più preparati a vivere in un mondo in continua trasformazione. –  gc

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

L’architetto olandese Janjaap Ruijssenaars dall’Universe Architecture ad Amsterdam ha progettato un edificio di un unico pezzo che verrà costruito con una stampante 3D e spera che il “Landscape House”, come l’ha chiamato, potrà essere stampato entro l’anno 2014.

Una superficie ripiegata in un band möbius senza fine. I pavimenti si trasformano in soffitti, all’interno e all’esterno. La produzione sarà affidata a innovative tecniche di stampa 3D. Architettura di continuità con una serie infinita di applicabilità.

Ruijssenaars collabora allo sviluppo di questo progetto con il matematico e l’artista Rinus Roelofs, usando la tecnologia della stampa 3D. L’idea è quella di stampare l’edificio in pezzi e poi metterli insieme per formarne uno unico. Ci vorrà un anno e mezzo per completare il progetto.

(Images: Universe Architecture)

Ruijssenaars prevede di stampare ogni pezzo delle dimensioni di 6 x 9 metri usando una enorme stampante 3D chiamata D-Shape. Progettata dall’inventore italiano Enrico Dini, la D-Shape è potenzialmente in grado di stampare un edificio a due piani usando sottili strati di sabbia e un legante inorganico per la costruzione. Il risultato sarà abbastanza resistente ?

Ruijssenaars dice che Dini ha consigliato di stampare solo la forma, dopodichè i “contorni” dell’edificio verrano riempiti con del calcestruzzo rinforzato per ottenere la resistenza desiderata.

Insieme ad un azienda olandese, Ruijssenaars sta lavorando con Dini per realizzare questa idea.
“Sarà il primo edificio stampato 3D al mondo. Spero che possa venire aperto al pubblico una volta finito” dice Ruijssenaars.

La casa panoramica è stata sviluppata per aderire ad Europan, un concorso europeo per giovani progettisti dello spazio che viene organizzato ogni due anni in quindici paesi. Nel loro insieme, in media, questi paesi creano 50 siti reali disponibili per giovani progettisti per lo sviluppo di un piano.

La casa panoramica sarà un panorama nel paesaggio. “Era una casa in Irlanda”, dice Janjaap Ruijssenaars. “La posizione sulla costa è così bella che vogliamo che il progetto rifletta la natura. I paesaggi sono senza fine e la nostra domanda era se eravamo capaci di progettare qualcosa senza inizio né fine”. L’architetto ha avuto fama mondiale con il suo design di un letto fluttuante, che è stato letto la “Miglior invenzione del 2006” dal Time Magazine.

 

Fonte: Robotswillstealyourjob

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Traduzione a cura di  Daniel Iversen con la revisione di Lorenzo Beltrame


Ogni giorno ci troviamo davanti affermazioni che ci vengono presentate come verità assolute.
Alcune di queste si smentiscono facilmente, altre sono senza dubbio vere, con alcune invece è più difficile venirne a capo. Come si fa, quindi, a determinare se una dichiarazione controversa sia scientificamente vera? Può essere piuttosto complicato, ma non è poi troppo difficile arrivare alla verità.
Ogni internauta ha sviluppato quella sana dose di scetticismo che gli impedisce di venire ingannato da cose che di primo acchito non quadrano. A volte però ciò non basta per farci dire con sicurezza che un’affermazione non è vera. Cosa si può fare quindi se si ha il sospetto che l’affermazione possa risultare vera e se ne vuole sapere di più ? E si vuole rispondere a un’affermazione o affrontare una conversazione ma non si conoscere abbastanza l’argomento per farlo ? Ci siamo seduti con alcuni esperti, il Dr. Phil Plait, detto anche “The Bad Astronomer” (l’astronomo ganzo) e David McRaney di “You are Not so Smart” (non sei poi così brillante) con lo scopo di far emergere un approccio operativo alla scoperta della verità di una qualsiasi affermazione, da quelle evidentemente false (come le e-mail da un principe nigeriano) ad altri argomenti più complessi (si pensi alle polemiche sui vaccini).
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Primo, imparare a evitare il bias di conferma

“La parola bias (dall’inglese bias, inclinazione) indica gli effetti di un “errore sistematico” ossia il bias è una forma di distorsione causata dal pregiudizio verso un punto di vista o un’ideologia.” voce Wikipedia

Prima di addentrarci in ciò che dovreste fare quando vi trovate di fronte a un’affermazione sulla quale siete curiosi, la prima cosa di cui dovete sbarazzarvi è  il bias di conferma.

Dice il Dr. Plait:

Il più grande problema è quello del bias di conferma: trovare una risposta alla quale già si crede. Se qualcuno ha un dubbio su una credenza o su un’opinione – per esempio che i vaccini siano pericolosi – allora mentre si documenta on-line tenderà ad essere sbilanciato – in quanto influenzato da un bias – verso quei siti che presentano informazioni con cui è già d’accordo.
Si tratta di un effetto ben noto, ed è una ragione per cui alcune convinzioni, come le posizioni contro i vaccini, sono forti anche nelle comunità istruite. Le persone sono abbastanza intelligenti da ricercare e capire quello che leggono, ma forse non hanno abbastanza esperienza nel pensiero critico per valutare senza un bias.

Come si fa quindi a respingere il bias di conferma? “Anche avendo esperienza è incredibilmente difficile” ci ha spiegato il Dr. Plait. Innanzitutto, siate consapevoli che il bias di conferma esiste, scrollatevi di dosso la tendenza naturale di trarre una conclusione prima di aver indagato su un argomento, e siate aperti a valutarne i pro e i contro.

Non chiedetevi semplicemente se qualcun altro ha presentato studi che supportano l’asserzione, andate a cercarli voi stessi. Questo “must” di David McRaney affronta nel dettaglio il tema del bias di conferma, in sintesi però: abbiate una mente aperta, cercate le prove contrarie ad ogni opinione (specialmente a quelle in cui credete), e non trattate la vostra ricerca come se fosse una crociata.

La vostra prima linea difensiva: cercate in Google, Snopes e in altri siti popolari.

Il vostro primo istinto, quando venite messi di fronte a un’ affermazione che sembra controversa, è probabilmente di andare su Google per iniziare a cercare informazioni su quell’argomento.
Giusto: è la prima cosa che ci suggeriscono sia Phil Plait che David McRaney.

In effetti si possono provare e confutare molte dichiarazioni e cercare altri articoli critici semplicemente facendo un po’ di lavoro da scrivania, per vedere che cosa ha da dire il web.

“Se siete scettici riguardo un’affermazione, una realtà dubbia, una citazione  o qualsiasi altra cosa, provate a fare qualche ricerca sulla rete che includa, insieme al vostro termine di ricerca, anche le parole “scettico” (skeptic) oppure “bufala” (hoax), “falso” (bogus), “diceria” (rumor), “leggenda metropolitana” (urban legend) . Se siete fortunati potreste trovare, nei forum delle comunità di scettici o di gruppi scientifici, discussioni già avviate sull’argomento”, ci suggerisce McRaney.
Il Dr. Plait consiglia la stessa cosa ma fa notare che “sta diventando sempre meno utile purtroppo, perchè le persone – per così dire – dalla parte sbagliata della verità, vestono i panni dello scettico. E questo è irritante. Inoltre non si può sempre confidare negli esperti, visto che a volte le loro credenziali sono gonfiate, o più semplicemente si sbagliano (posso citare diversi premi Nobel che hanno detto cose probabilmente sbagliate sulle loro stesse convinzioni).”

Quindi, se Google non vi convince, e state ancora annaspando tra un mucchio di opinioni piuttosto che  fatti, cosa fare? Qui ci sono alcuni ottimi siti da visitare se siete alla ricerca di informazioni buone e imparziali:

  • Snopes: Snopes.com è stato per anni il debunker, lo “smascheratore”, delle voci che giravano su internet, e salvo alcune sporadiche lamentele riguardo la sua imparzialità, rimane una risorsa eccellente. “Il primo sito dove andare quando si è di fretta è Snopes” dice McRaney. “Sono spesso sorpreso di quanto velocemente riescono a scovare un argomento che è da un pò che rimbalza in rete.” Ho anche notato che Snopes elenca tutte le sue fonti, quindi si può sempre approfondire e andare a leggere qualcosa in più se si vogliono più dati.
  • Wikipedia: non è perfetto, Wikipedia però ha una grande ricchezza di informazioni, e in molti casi queste hanno una provenienza, – Il che significa che gli articoli di wikipedia sono meno utili dei link per ogni evidenza che trovate
  • Science Daily: Fornisce più notizie e smaschera meno i pettegolezzi. Science Daily inoltre ha un grosso database di articoli, molti dei quali offrono links con le pubblicazioni di provenienza o direttamente agli studi che possono aver fatto partire il “rumor” in prima istanza.
  • Phys.org: ecco ancora che troviamo un sito prevalentemente di notizie, dove però sono stati anche dedicati molti articoli per smontare le “voci” più popolari e articoli che affrontano i temi di scienza e medicina più discussi. In più anche loro, se possono, linkano alle fonti.

Infine, dopo aver letto articoli e siti, anche se collegati a studi che li supportano, cercate comunque di esaminare separatamente gli articoli dagli studi. Detto da qualcuno che ha speso molto tempo nelle comunità scientifiche e dei media, da entrambe le parti c’è l’intenzione di condividere notizie o studi con il pubblico – è solo incredibilmente difficile far uscire queste storie in un modo digeribile, capite da tutti ma senza perdere di vista la scienza nel messaggio. Se siete degli scettici, non lasciate perdere la storia o lo studio, ma guardate più in profondità e fate le vostre conclusioni personali.

I pezzi forti: consultate riviste pubbliche e contattate i divulgatori scientifici

Ora avete fatto qualche ricerca in Google e guardato qualche sito di scettici; volete però ancora qualche informazione in più. Ottimo! E’ ora di andare direttamente alla fonte: riviste “peer-reviewed” e persone della cui opinione su questioni scientifiche vi potete fidare. Una cosa che mi piace fare prima di scrivere o condividere unanotizia basata su uno studio di qualche tipo è di vedere se riesco a ottenere lo studio stesso. Mi domando se lo studio viene menzionato, citato, oppure c’è solo qualcuno che dice vagamente “uno studio dice X”? Lanciate Google e nella barra di ricerca includete il nome della rivista e, se ce la fate, la data di pubblicazione. Aggiungete anche “research” o “evidence” o “study” tra le vostre parole chiave. Scavando, spesso trovate molte pubblicazioni scientifiche relative al vostro argomento.
McRaney consiglia di leggere l’intero testo se è disponibile, o almeno l’abstract. Vi aiuterà ad avere un’idea di quello che lo studio conclude realmente.

Probabilmente incorrerete in molti studi chiusi dietro siti a pagamento. McRaney suggerisce allora di usare Google Scholar, un motore di ricerca solo per riviste peer-rewied. “Copiate e incollate il nome della rivista che volete nella barra di ricerca di Google Scholar. Cercate versioni .pdf, visto che molto probabilmente si tratterà dell’intero articolo da scaricare”. Se ancora non le trovate, mandate una mail a uno degli autori dello studio e chiedetene una copia. Potrà sembrare strano ma spesso sono più che contenti di farvi questa cortesia, e molto probabilmente gli risolleverete la giornata ”

Infine si può sempre chiedere un parere agli esperti che avete contattato. Il dottor Plait ha spiegato: “Spesso ricevo domande su argomenti che non mi sono del tutto familiari. Attualmente ho una lunga lista di persone che conosco che sono esperte in vari argomenti e so quali di questi hanno opinioni di cui mi fido quindi a volte gli mando una mail e chiedo. Non tutti però hanno una lista di esperti del genere nei propri contatti!” Ha poi continuato a spiegare che ci sono alcune persone di cui ci si può fidare: ricercatori, medici professionisti, e così via. Cercateli, fate le vostre domande e spesso non saranno in grado di resistere al peso di un tema caldo, anche se glielo chiedete di punto in bianco. McRaney ha puntualizzato che il sito “Ask Science” su Reddit.com tratta diversi argomenti popolari e discussi da molteplici punti di vista. Verificate se il vostro argomento è stato dibattuto, in caso contrario, portatecelo voi.

Punti Extra: visitate la vostra biblioteca locale e consultate i bibliotecari e materiale bibliografico.

Avete fatto i vostri compiti, avete ricercato qualche studio, letto entrambi le parti di una discussione, e ancora non siete sicuri a cosa credere, oppure non sapete nemmeno se ci sono abbastanza informazioni per credere in qualcosa. E’ ottimo, siete ancora affamati di informazioni, e c’è ancora un posto dove andare a cercarle: la vostra biblioteca locale.

Se vedete che non siete in grado di scaricare uno studio specifico, o lo studio è troppo vecchio (o troppo nuovo!) e quindi non è disponibile, o volete solo un pò di aiuto per venirne a capo, visitate il banco ricerche bibliografiche  della vostra biblioteca. Spesso, le biblioteche pubbliche, e specialmente quelle universitarie, hanno accesso libero a riviste accademiche e ai loro archivi quindi potete scaricare, stampare, leggere articoli completi che non riuscireste a trovare a casa vostra. Molte università, se siete alla ricerca di qualcosa, hanno solo bisogno della carta dello studente, quindi sono una buona risorsa per tutti.
“Molti bibliotecari nelle università saranno felici di farvi avere una copia di un articolo se voi o qualche vostro amico avete qualche incarico nell’università” aggiunge McRaney.

Se state andando a parlare con il vostro bibliotecario locale di riferimento, andate a vedere cosa ne pensa dell’argomento e se può fare delle ricerche per voi. Spesso possono fare qualche ricerca per voi e farvi poi avere quello che hanno trovato per leggerlo, o possono almeno aiutarvi e guidarvi attraverso le fonti più autorevoli su quell’argomento.

Un’ultima cosa: le ricerche sono ok, ma non dimenticate di pensare in maniera critica.

Nessuna ricerca al mondo vi aiuterà a educarvi su una questione o una dichiarazione controversa se non andate a guardare l’evidenza e cercare di farvi una vostra conclusione personale. “Una cosa che posso dire è che se volete sapere davvero qualcosa, la cosa migliore da fare è affrontare la questione con apertura e onestà” spiega il Dr. Plain. “Cercate le opinioni pro e contro. Gli argomenti di base hanno senso? Questi argomenti sono semplicemente “ad hominems” (si attaccano reciprocamente) o ci sono delle evidenze nelle rivendicazioni? E cosa ha da dire l’altra parte su quelle affermazioni?”

Ma questo non è abbastanza, infatti sia McRaney che il dottor Plait avvertono che ci sono alcune cose da controllare quando si leggono giornali e articoli che rimandano ad altri articoli, o quando parlate con qualche attivista scientifico:

  • –  Cercate evidente aneddotiche. Il problema delle evidenze aneddotiche, o dei casi singoli e sporadici, è ben documentato, e quando si presenta, dovete fare uno sforzo per ignorarle, o almeno per dar loro meno peso delle ricerche rigorose.. E’ difficile: le nostre menti sono cablate per sopravvalutare il valore di una esperienza aneddotica , ma se state pensando e leggendo in maniera critica, è importante che non la teniate in considerazione.
  • Fate attenzione a quegli scienziati che però sono tutt’altro. La maggior parte degli scienziati conosce bene il proprio campo, ma dovete sempre pensare criticamente a quello che sentite. Qualcuno che sostiene di essere un esperto può non esserlo del tutto. “Ancora una volta qui il problema è che ci sono persone che affermano di essere in un gruppo ma non lo sono”, mette in guardia il dottor Plait. “O peggio, quelli che promuovono attivamente teorie cospirazioniste contro gli scienziati, e questi sono intere legioni. Senza dubbio avete visto questi – persone che dicono che gli scienziati ci stanno mentendo , che le case farmaceutiche li pagano, o altre cose simili. Ma non ho una soluzione facile per questo tipo di cose.
  • Siate prudenti con i sostenitori della scienza che conoscete. I migliori di essi hanno una formazione nel campo della scienza, sono appassionati di questa disciplina, e sono disposti ad impegnarsi in modo aperto e non meramente difensivo su un dato argomento. I peggiori tendono a comportarsi come se si parlasse di argomenti politici o religiosi, e stendono attacchi “ad hominem” al primo segnale di dissenso.

Potrà sembrare un cliché, ma il dottor Plait e Dave McRaney concordano: se la maggior parte degli scienziati pendono da un lato della discussione, ci si può scommettere che proprio lì giace la prova. La controversia non smentisce i fatti, e le ricerche in corso non tolgono rilievo a quelle già fatte. Puo richiedere di disimparare cose cui già credete, ma vale la pena fare delle ricerche proprie. “C’è una ragione se molti scienziati sono d’accordo su una cosa: normalmente perché è vera”, afferma Dr. Plait. “Certo, la scienza può cambiare idea, ma se seguite il suo passo andate sul sicuro, perché alle sue spalle di solito ci sono vaste ricerche, evidenze ed esperienza”
Seguite quella strada e avrete ragione per la maggor parte del tempo.

MrRaney lo riassume bene:

“Abbiamo inventato il metodo scientifico perché siamo per nostra natura pessimi a spiegare le nostre esperienze. Senza il metodo scientifico non c’è nessun modo per sapere quali sono le cause di fatti semplici che accadono ogni giorno, come i tuoni. Ogni spiegazione va bene come un’altra, e se una spiegazione diviene legata culturalmente e tramandata, quella diventerà la spiegazione ufficiale per millenni. La nostra naturale tendenza è quella di confermare le nostre ipotesi, ma la scienza cerca di smentirle una ad una fino a che inizia a formarsi il contorno della verità. Una volta che che abbiamo realizatto che quell’approccio genera dei risultati, siamo passati dai cavalli e i clisteri di tabacco a mappare il DNA e a camminare sulla Luna in poche generazioni.

Cosa ne pensate? Come si fa ad evitare il bias di conferma quando state ricercando un nuovo studio o articolo? Di quali fonti vi fidate? Condividete i vostri suggerimenti nei commenti qui sotto.

Phil Plait è un Dottore di Ricerca in Astronomia, anche conosciuto come “The Bad Astronomer”, scrive il Bad Astronomy Blog per Discover Magazine. Potete seguirlo su twitter con @badastronomer.
David McRaney è l’autore del blog “You are Not So Smart” (non sei poi cosi brillante) e ha piu volte collaborato a Lifehacker.
Entrambi questi gentiluomini hanno offerto la loro esperienza per questo post, e li ringraziamo per questo.

FONTE: Lifehacker

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