Archivio per gennaio, 2013

Traduzione a cura di  Vincenzo Barbato, Andrea Taeggi e Daniel Iversen

È diventata un’opinione corrente che siamo noi, il 99%, contro di loro, l’1% e nonostante all’apparenza sembrerebbe proprio sia così, se ci sforziamo ad osservare la situazione più da vicino, diventa evidente che non lo è.
Ora, è chiaro che c’è un accordo del sistema bancario internazionale atto a controllare il nostro sistema politico, grandi società su scala globale che corrompono l’arena politica manovrando i nostri cosiddetti rappresentanti eletti, trattandoci come poco più che bestiame con lavori insoddisfacenti e poco remunerativi, vendendoci spazzatura creata per rompersi nel breve termine, con poco o nessun interesse per noi o per il nostro ambiente. Il cosiddetto 1% ha come unico scopo il profitto, il potere e il controllo. Non ho niente da ridire al riguardo.
Ciononostante, vorrei suggerire che coloro etichettati come l’1% sono in realtà parte del 100% e manifestano comportamenti che il nostro modello sociale ha rinforzato in maniera molto efficace e ricompensato lungo tutta la loro vita.
Se si picchia un cane, l’ambiente violento insegna al cane a compiere per primo abusi e noi esseri umani non siamo diversi, pensateci. Siamo stati cresciuti ed educati a competere tra di noi, a prendere i voti migliori a scuola, così da essere premiati con borse di studio e lavori ben pagati. Colui che riesce meglio a rigurgitare quelle schifezze anestetizza-menti che ci vengono insegnate durante la nostra adolescenza prende i voti più alti, prende una borsa di studio per entrare nelle scuole più prestigiose e finisce per avere lavori altamente remunerati. Non che ci siano poi così tanti lavori disponibili, a prescindere da quelli meglio pagati, al giorno d’oggi.

Quante volte nel corso del nostro processo educativo siamo stati incoraggiati a mettere in discussione la società? Quand’è che i nostri educatori ci pongono domande sull’efficacia della progettazione stessa della nostra società? Nonostante possiamo identificare un comportamento criminoso senza problemi, l’abilità nel comprendere il motivo per cui le persone agiscano in un certo modo può non esserci per nulla chiaro nella maggioranza dei casi. Perché cosi’ tanta gente si cura con droghe come l’alcool, la cannabis o l’eroina? Si tratta di evasione per svagarsi e, se è cosi, da cos’è che la gente sta provando a fuggire?
Come mai le persone più violente hanno un vissuto di abusi nella loro infanzia e tuttavia questo viene visto come nient’altro che una scusa? Perché non vogliamo comprendere la scienza e cominciare a capire come interrompere questa ciclicità’ e di che cosa abbiamo bisogno per farlo?
Appariremmo così preoccupati ad incolpare gli altri da non avere il tempo o il desiderio di guardare al di sotto della superficie, per capire da dove scaturiscano tutti questi comportamenti antisociali. C’è solo da sbatterli dentro; è una soluzione così facile – non richiede nessuna indagine sugli impatti del nostro ambiente sociale sul nostro sviluppo intellettuale, emotivo e fisico; possiamo semplicemente mettere in galera questa gente cattiva e continuare a fare shopping.

“Ogni qualvolta ti ritrovi dalla parte della maggioranza, e’ arrivato il momento di fermarsi a riflettere”.

Mark Twain

Non è sull’1% che dobbiamo continuare a insistere, ma soprattutto sul sistema che genera quel dato 1%. E’ diventato socialmente accettato odiare queste persone, come fossero inferiori – o come se incarnassero in qualche modo tutto ciò’ che c’è di sbagliato nella nostra società – e come se rinchiuderli buttando via la chiave fosse una soluzione. Eppure quello che sbagliamo nella nostra analisi è che, anche se rinchiudessimo tutte le persone corrotte del mondo, ce ne sarebbero di nuove pronte a prendere il loro posto immediatamente, tanto indottrinati dal sistema quanto i loro predecessori.

Non importa quanto allettante sia l’idea di puntare il dito e accusare qualcuno, se non indirizziamo le nostre energie verso la causa sociale alla radice, cioè la struttura sociale che rinforza e premia questo tipo di comportamento con mega-ville, macchine veloci, jet privati e stipendi stravaganti, beh allora saremo condannati a rivivere l’intera situazione.
Il problema non sono le persone, è invece il sistema e ne siamo tutti vittime, persino l’1%. Crescendo, molti di noi sognano di diventare stelle del cinema, rock-stars, di guidare macchine costose o semplicemente di avere un sacco di soldi in genere. Poi, col passare del tempo, quando ci accorgiamo che non siamo celebrità, guidiamo auto di seconda mano e cerchiamo di cavarcela tentando di ripagare imponenti debiti, allora cominciamo a dubitare l’equità del sistema. Nemmeno mettiamo in discussione la validità del sistema stesso, piuttosto pontifichiamo su quanto equo esso sia e che possa essere migliorato con questa o quella riforma. I pochi che provano un certo grado di “successo”, per cosi’ dire, sono a loro volta sottoposti alla sorveglianza dei mass-media, consumati dal desiderio di possedere di più, avere più potere, più soldi, siccome questo e’ quello che il sistema genera. Falsi bisogni e il desiderio di avere di più.
Poi ovviamente sentiamo dire che questo malvagio 1% non si darà per vinto, lasciandoci cambiare la società senza una lotta, come se in qualche modo non ci rendessimo conto che, sui 7 miliardi e passa di persone su questo pianeta, l’1% significa qualcosa come 70 milioni. Quand’è’ che abbiamo stabilito che più di 6,930,000,000 di persone debbano chiedere il permesso ai 70,000,000 per agire? Il nostro problema più grosso non è questo nefasto 1%; siamo noi stessi, la nostra incapacità di identificare quali sono le cause alla radice dei problemi di cui vediamo il manifestarsi dei sintomi. Non capiamo in che modo sia il nostro ambiente sociale a rinforzare e premiare il comportamento anomalo della minoranza e questo ci lascia con un sentimento di impotenza verso qualsiasi cambiamento.

Abbiamo il potere nelle nostre mani, se riusciamo a smetterla di bisticciare su inutili, superficiali cavolate e a unirci nella comune consapevolezza che il nostro vero problema risiede nell’inattualità del sistema, non in noi stessi. Dobbiamo portarci l’1% a bordo? No, certo che no, ma nemmeno dobbiamo esiliarli od ostracizzarli. Stanno solo facendo quello che gli è stato insegnato e quello per cui la società’ nel suo insieme li premia, dopo tutto.

Non siamo il 99%; siamo il 100%, uniti restiamo in piedi, divisi – beh guardiamoci intorno – questa è la situazione in cui l’essere divisi ci ha portati.

Siamo tutti dei prodotti del nostro ambiente e, finché non lo capiremo e faremo quei cambiamenti alle fondamenta che proprio la nostra strutturazione sociale richiede, niente di sostanziale cambierà e continueremo a ritrovarci in questa catena di feedback che perpetua se stesso e che manifesta tutti i sintomi che tendiamo a diagnosticare erroneamente, fraintendendoli come problemi.
“Non è che siano ‘cattive’ persone, nient’affatto. Questo e’ quello che il sistema ha creato. Simultaneamente, ricordiamoci che il sistema di mercato richiede problemi costanti. Per far sì che l’interesse pubblico e il consumo siano mantenuti stabili, i problemi sono necessari nell’influenzare la cultura. Più problemi ci sono, meglio andrà l’economia, in linea generale. In questo sistema è intrinsecamente “positivo” che le persone si ammalino di cancro. È “positivo” che i computer diventino velocemente obsoleti. Perché? Più soldi in circolazione. Per dirlo con poche parole : cambiamento, abbondanza, sostenibilità ed efficienza sono i nemici della struttura orientata al profitto. I progressivi avanzamenti nella scienza e nella tecnologia, che possono risolvere problemi di inefficienza e scarsità una volta per tutte, rendono obsoleto il mantenimento dei problemi di cui sopra da parte dell’establishment. Perciò, in un sistema monetario, le corporazioni non sono solo in competizione tra di loro; sono in competizione con il progresso stesso.”

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Traduzione a cura di Daniel Iversen

L’architetto olandese Janjaap Ruijssenaars dall’Universe Architecture ad Amsterdam ha progettato un edificio di un unico pezzo che verrà costruito con una stampante 3D e spera che il “Landscape House”, come l’ha chiamato, potrà essere stampato entro l’anno 2014.

Una superficie ripiegata in un band möbius senza fine. I pavimenti si trasformano in soffitti, all’interno e all’esterno. La produzione sarà affidata a innovative tecniche di stampa 3D. Architettura di continuità con una serie infinita di applicabilità.

Ruijssenaars collabora allo sviluppo di questo progetto con il matematico e l’artista Rinus Roelofs, usando la tecnologia della stampa 3D. L’idea è quella di stampare l’edificio in pezzi e poi metterli insieme per formarne uno unico. Ci vorrà un anno e mezzo per completare il progetto.

(Images: Universe Architecture)

Ruijssenaars prevede di stampare ogni pezzo delle dimensioni di 6 x 9 metri usando una enorme stampante 3D chiamata D-Shape. Progettata dall’inventore italiano Enrico Dini, la D-Shape è potenzialmente in grado di stampare un edificio a due piani usando sottili strati di sabbia e un legante inorganico per la costruzione. Il risultato sarà abbastanza resistente ?

Ruijssenaars dice che Dini ha consigliato di stampare solo la forma, dopodichè i “contorni” dell’edificio verrano riempiti con del calcestruzzo rinforzato per ottenere la resistenza desiderata.

Insieme ad un azienda olandese, Ruijssenaars sta lavorando con Dini per realizzare questa idea.
“Sarà il primo edificio stampato 3D al mondo. Spero che possa venire aperto al pubblico una volta finito” dice Ruijssenaars.

La casa panoramica è stata sviluppata per aderire ad Europan, un concorso europeo per giovani progettisti dello spazio che viene organizzato ogni due anni in quindici paesi. Nel loro insieme, in media, questi paesi creano 50 siti reali disponibili per giovani progettisti per lo sviluppo di un piano.

La casa panoramica sarà un panorama nel paesaggio. “Era una casa in Irlanda”, dice Janjaap Ruijssenaars. “La posizione sulla costa è così bella che vogliamo che il progetto rifletta la natura. I paesaggi sono senza fine e la nostra domanda era se eravamo capaci di progettare qualcosa senza inizio né fine”. L’architetto ha avuto fama mondiale con il suo design di un letto fluttuante, che è stato letto la “Miglior invenzione del 2006” dal Time Magazine.

 

Fonte: Robotswillstealyourjob

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Traduzione di Daniel Iversen, revisione di Claudio Galbiati

Le “TZM Interviews” sono una nuova forma di dialogo che porta persone proattive, visionarie e stimolanti all’interno del discorso su come il metodo scientifico mirato alle problematiche sociali si applichi alla sostenibilità globale e su come effettivamente cambiare il mondo. Questo mese abbiamo come ospite Federico Pistono, ex coordinatore della sezione italiana del Movimento Zeitgeist, autore, blogger, attivista e altro..

TZM: Ieri stavo proprio pensando alla disoccupazione tecnologica. Cinque anni fa, quando il TZM ha iniziato la propria attività, era molto difficile riscontrare un qualsiasi riferimento a questo problema nel mondo reale; molti potevano dire di non averne mai sentito parlare e in effetti sarebbe potuta sembrare un’idea senza senso. Oggi però abbiamo delle menti brillanti che discutono di questo argomento. Recentemente hai condiviso un video dove Peter Diamandis fa un commento su questo tema. Anche Wired ha scritto un LUNGO articolo subito dopo che hai pubblicato “Robots will Steal Your Job, But That’s OK”. Io penso di poter dire che le cose siano cambiate e che abbiamo introdotto con successo il concetto di disoccupazione tecnologica dentro allo zeitgeist. Forse non siamo ancora a quel punto per quanto riguarda l’obsolescenza programmata o l’economia di stato stazionario, tuttavia penso che questa sia comunque una grande pietra miliare, forse la più importante dopo Occupy Wall Street. Che cose ne pensi? Stiamo mirando al mainstream oppure ci dovremmo preoccupare di organizzare quelli che già sono a favore del Modello di Economia Basato sulle Risorse?
FP: Penso che abbiamo fatto un lavoro incredibile nel diffondere idee non convenzionali come la disoccupazione tecnologica. Solo qualche anno fa ci consideravano dei pazzi a parlare di queste cose, ora, invece, è sotto i riflettori, e presto tutti quanti si prenderanno il merito di aver pensato a ciò con largo anticipo. Questo è un bene: le idee si spargono, la società si evolve. E’ un processo, molto ben definito e con passi molto chiari e ben identificabili da fare nel mezzo; ci vuole solo del tempo, ma alla fine è inevitabile. E’ una inevitabile conseguenza dell’essere curiosi per il fatto che abbiamo sviluppato l’abilità di manipolare strumenti, trascendendo i nostri limiti biologici, e che abbiamo sviluppato un linguaggio con il quale possiamo diffondere idee alla velocità della luce.

Penso sia solo l’inizio di una espansione esponenziale dello sviluppo umano. Come illustra Steven Pinker nella sua monumentale opera “The Better Angels of Our Nature: Why Violence Has Decline“, la violenza, la povertà, le morti e le torture sono in costante calo dall’inizio della storia umana, e il 2012 è stato l’anno più pacifico di tutti.

La tortura e l’esecuzione pubblica una volta erano strumenti di potere e di intrattenimento popolare, ora esistono solo in segreto e si nascondono dietro eufemismi politici. Le punizioni capitali e corporali sono state eliminate nella gran parte del mondo, e la schiavitù è stata abolita. Il tasso di omicidi stanno calando dappertutto (in particolare tra gli aristocratici inglesi 1330-1829). I tassi di omicidio erano più alte per percentuale di popolazione tra le società apparentemente pacifiche e cooperative di cacciatori-raccoglitori, come per esempio la comunità degli Inuit nell’ Artico, i Kung del Kalahari o i Semai della Malesia, rispetto agli Stati Uniti dal grilletto-facile nei loro decenni più violenti. La lista continua: lo stupro, l’infanticidio, l’aggressività, i linciaggi, la pulizia etnica, la vendetta, la psicopatologia, il genocidio, il sadismo, la crudeltà verso gli animali, le ideologie omicide, quasi tutto ciò che è male è in declino, come percentuale, nella popolazione. Pinker sostiene che il declino della violenza può essere lo sviluppo più significativo e nello stesso tempo il meno apprezzato nella storia della nostra specie.”

Perché allora abbiamo questa percezione distorta del mondo come un posto orribile in cui vivere, dove la violenza e la povertà stanno crescendo, e dove le cose in generale stanno andando veramente male? Peter Diamandis ne fa un buon punto nel suo libro “Abundance: The Future is Better Than You Think“, dove spiega che i media ci nutrono preferibilmente di storie negative visto che è ciò a cui i nostri cervelli prestano attenzione. C’è una buona ragione per fare ciò: ogni secondo di ogni giorno i nostri sensi ci portano troppi dati per essere processati dai nostri cervelli. E visto che (nella maggior parte dei casi) niente è più importante del sopravvivere, la prima tappa per tutti questi dati è un antico frammento del lobo temporale chiamato amigdala. L’amigdala è il nostro primo rilevatore rapido d’allarme, il nostro rilevatore di pericolo. Ordina e scandaglia, passa al setaccio tutte le informazioni, controllando se c’è qualcosa nell’ ambiente che potrebbe farci del male. Quindi, date dozzine di notizie, daremo la priorità a quelle che sembrano negative. E quel vecchio detto giornalistico “Se c’è del sangue, vende”, è molto vero. Quindi, dati tutti i dispositivi digitali che ci portano tutte queste notizie negative sette giorni su sette, 24 ore al giorno, non c’è da meravigliarsi se siamo pessimisti. Non c’è da stupirsi insomma se le persone pensano che il mondo stia diventando un posto peggiore.

Ci sono anche, ovviamente, le più grandi minacce che abbiamo mai dovuto affrontare come specie – degradazione ambientale, cambiamento climatico dilagante e una possibile perdita completa di libertà per via di questa forbice a doppio tagliato chiamata “Internet”. Julian Assange ha scritto un articolo interessante chiamato “The internet is a threat to human civilization” (Internet è una minaccia per la civiltà umana) , un estratto del suo libro “Cypherpunks: Freedom and the Future of the Internet” – dove dice che “dal momento che gli stati si fondono con Internet e il futuro della nostra civiltà diventa il futuro di internet, abbiamo da ridefinire i nostri rapporti di forza. Se non lo facciamo, la globalità di Internet unirà l’umanità globale in una rete gigante di sorveglianza di massa e controllo”

Queste minacce sono reali e non sono da prendere alla leggera. Infatti penso che il nostro atteggiamento verso questi problemi e il livello di coinvolgimento che decidiamo di prendere su questi temi, definiscano come sarà il futuro prossimo.

Per questa ragione ho deciso di scrivere un nuovo libro (è quasi finito). Si tratta di un racconto fantascientifico intitolato “A tale of two futures” (Storia di due futuri), e racconta di un giorno normale, nella vita quotidiana, in due futuri diversi: uno in cui le cose sono andate terribilmente male e l’altro dove tutto è andato magnificamente bene. E’ un modo di rispondere alle domande che mi ha fatto la maggior parte delle persone che hanno visto il mio TEDxTalk o che hanno letto il mio libro “Robots Will Steal Your Job, But That’s OK“, ossia: come sarà il futuro che descrivi? E la risposta è: dipende. Il futuro, o sarà bello oltre ogni immaginazione, oppure sarà terrificante, molto peggio di ciò a cui la filmografia fantascientifica ci ha preparati. La differenza tra i due futuri sta nelle scelte che facciamo. Molti pensano che il mondo sia troppo grande, troppo immenso per far si che un individuo possa avere un impatto, perché qualsiasi cosa noi facciamo è soltanto una goccia nell’oceano. Ma cos’è un oceano, se non una moltitudine di gocce ?

Andare avanti con inerzia – mantenendo le cose come sono – non ci porterà niente di buono. Infatti penso che le cose potranno andare molto male se non agiamo e non decidiamo di prendere il controllo sulle nostre vite, e non facciamo in modo di mantenere la libertà per la quale i nostri antenati in passato hanno combattuto con tanta veemenza e passione. Penso che sia nostra responsabilità morale, verso di loro, verso i nostri bambini e verso noi stessi.

TZM: Negli ultimi anni di lavoro abbiamo visto numerosi progetti che hanno cercato di “cambiare le cose”, il che è molto difficile da fare, e forse questo è proprio il motivo per cui non prestiamo attenzione a queste iniziative: per un lungo periodo di tempo rimangono solo progetti. Ho visto approcci diversi di qualche attivista di successo che invece di cercare di cambiare le cose, cerca, come te, di cambiare le idee e questo per me ha un senso, visto che le idee sono informazioni e sono potenti come il DNA lo è in ogni cosa vivente sulla Terra (forse anche fuori dal nostro pianeta), e penso che questo dovrebbe essere accompagnato da un pò di fiducia nel modo e come la società si organizza quando raggiunge un certo livello culturale. Questo è ciò che potremmo chiamare Evoluzione Sociale. Come può una singola persona accelerarla? Dovremmo fidarci di come le persone si organizzano autonomamente o dovremmo cercare di organizzare le loro attività in un itinerario specifico, che potremmo chiamare “piano per la transizione” ?

FP: E’ una questione molto complessa e penso che nessuno sappia qual è la vera risposta. Forse non c’è nessuna cosa che singolarmente è la migliore da fare, dovremmo invece guardare all’ evidenza e fidarci del metodo scientifico, anche – o dovrei dire, in particolare – per questo. Proviamo cose diverse, vediamo che cosa funziona e che cosa no, e in che condizioni. Prendiamo note, documentiamoci, raccogliamo dati, dobbiamo essere il più completi possibile ed essere preparati a dimostrare di aver preso una direzione sbagliata e cambiare in qualsiasi momento. Penso che sia la forza della scienza rispetto alla filosofia o alla politica: non è basata su ideologie, non ha, o non dovrebbe avere, pregiudizi, ma si concentra invece sull’ evidenza.

Penso che emergerà qualche livello di auto-organizzazione, come inevitabile conseguenza dell’efficienza dei sistemi auto-stabilizzanti, su idee condivise e cooperazioni. E’ anche vero che molte persone – in particolare modo quelli che non sono ben istruiti – preferiscono che gli venga detto che cosa fare, invece di scoprire che cos’è meglio da soli. E’ più facile, e necessita di meno sforzo cognitivo, anche perché in questo modo si delega la propria responsabilità d’azione alla persona che ti ha dato l’ordine, piuttosto che riconoscere te stesso come parte attiva.

Probabilmente abbiamo bisogno di entrambe, a diversi gradi.

Mi è piaciuta molto la serie “The Foundation” di Isaac Asimov, ha avuto un grande impatto sul modo in cui vedo la società e le fasi di evoluzione sociale che l’umanità attraversa. Ogni stadio dell’evoluzione umana è stato caratterizzato da una tecnologia. Siamo partiti con la religione – una delle forme di tecnologia più antiche – siamo poi passati al commercio. Ora ci stiamo muovendo verso l’open source, la collaborazione, e la mente di gruppo. Siamo solo all’inizio di questa transizione, ma sta avvenendo a una velocità esponenzialmente più rapida delle altre. Nessuno sa quanto ci vorrà, e nessuno riuscirà ad immaginare che cosa verrà dopo.

E’ eccitante

TZM: Stavo proprio leggendo “Future Perfect” di Steven Johnson, dove l’autore fornisce diversi esempi su come la società e le reti peer stanno pian piano trasformando alcune strutture in processi trasparenti, e crowd-sourced. Stiamo rendendo la nostra società open source?

FP:  La risposta in una sola parola: “SI” . La risposta in due parole: “CAZZO SI !” . Nel mio libro ho scritto:

L’Open Source non è solo software. E’ filosofia. E’ l’ idea che la condivisione sia meglio della segretezza, è la prova che la cooperazione sia più efficace della concorrenza spietata; e che, rendendo pubblici e liberi i progetti, si accelera lo sviluppo della scienza, della cultura, le arti, e tutto ciò che è positivo. E’ forse l’esempio più eclatante di tutte le conquiste umane, la luce nel tunnel delle nostre cupe idiosincrasie, un trionfo di trascendenza dalla nostra condizione primitiva. E’ ciò che mi da la speranza per il futuro dell’umanità, la ragione per cui penso che possiamo eludere il percorso di auto-distruzione, e di andare avanti come specie.

Negli ultimi 30 anni la filosofia Open Source ha pervaso ogni aspetto delle nostre vite, e tutto ciò che ha toccato è diventato migliore. Si tratta di una forza inconcepibile, che ispira milioni di persone a creare un cambiamento positivo nel mondo. Quello che è iniziato come un “semplice software” si è spostato virtualmente in ogni campo della scienza, delle arti, e anche nella cultura in generale.
Abbiamo open-hardware (es, Arduino, una piattaforma microcontroller per hobbisti, artisti e progettisti), bibite open (Open Cola e Open Beer!), libri open, film open, robotica open, design open, giornalismo open e addirittura esperimenti di governo open.

Il pioniere dell’Open Source e padre di Linux, Linus Torvalds, ha detto:

“Il futuro è rendere tutto Open Source.”

Il mio consiglio è di supportare più che potete i grandi progetti Open Source che sono fondamentali per lo sviluppo dell’umanità, come Wikipedia, Creative Commons, la Electronic Frontier Foundation, come anche molti piccoli progetti di vostro interesse.
Qualunque cosa doniate funzionerà, 50, 20 o anche 1 euro possono fare la differenza. Non aiuterà soltanto il creatore e la comunità in generale, ma anche voi stessi direttamente. Se potete ridurre la vostra dipendenza dal denaro utilizzando qualcosa che è stato creato attraverso un progetto Open Source, che tu hai aiutato co-finanziando, vi trovate ad un ottimo punto. Una volta che qualcosa diventa Open Source è disponibile per tutto il genere umano, per sempre. E’ una situazione di sola vincita.

Insieme possiamo iniziare la transizione verso una società di apertura che beneficia tutti, invece di approdare in una di segretezza che serve solo i più potenti. L’autore Clay Shirky ha sottolineato che Wikipedia rappresenta 100 milioni di ore di accumulo di pensiero umano. Con 100 milioni di ore di pensiero e di collaborazione siamo riusciti a creare l’enciclopedia più grande di tutti i tempi, “un mondo in cui a ogni persona sul pianeta è dato libero accesso alla somma di tutta la conoscenza umana. Questo è quello che stiamo facendo”. Confrontatelo con il guardare la televisione. Vengono guardate, ogni anno, duecento miliardi di ore di televisione solamente negli Stati Uniti. Mettiamola in altre parole, abbiamo 2000 progetti Wikipedia per ogni anno speso a guardare la televisione, e 100 milioni di ore (1 progetto wikipedia) ogni fine settimana, basta guardare gli annunci.

Pensate solo a cosa potremmo realizzare se fossimo capaci di catturare anche solo una piccola frazione di quel tempo e usarlo per qualcosa di utile. Le possibilità sono infinite, insieme possiamo creare un mondo veramente meraviglioso.

E, infatti, è già iniziato.

E’ necessario adottare l’idea dei peer network – che hanno funzionato così bene con il software, l’hardware e con i lavori artistici – anche nella sfera della politica, dell’educazione, e per la gestione della società in generale. Penso sia il passo naturale della nostra evoluzione culturale.

Non so esattamente cosa farò prossimamente, sono però sicuro che ha a che fare con una massiccia collaborazione online, con l’apprendimento, e con qualunque cosa possa dare una forma migliore al futuro.

Sono eccitato nel vedere cosa avverrà, e voglio giocare un ruolo nella sua realizzazione. Ahimè, non sono altro che una goccia nell’oceano.

La vera domanda è: cosa farai tu ?

TZM: Parlando di che cosa siamo in grado di fare sia da individui che come società globale, io vorrei che parlassi dell’arte e della scienza, e, visto che entrambi sono stati fattori di cambiamento, sono veramente due cose diverse e separate l’una dall’altra? Riesci a vedere qualche strana connessione tra arte e scienza?

FP:  Dal mio punto di vista, Arte e Scienza sono davvero interdipendenti, in un loop di feedback senza fine. La scienza in qualche modo è l’arte di creare un senso al mondo e creare cose che servono (o che sono semplicemente fighe). L’arte è l’espressione della trascendenza, e ha profondamente influenzato la scienza fin dall’inizio dei tempi. I primi disegni nelle caverne erano i primi nostri tentativi di raccontare storie. Erano utili ed erano una scienza – sia pure primitiva – visto che mostravano agli altri come andava a finire una tattica di caccia e le persone potevano capire la logica che c’era dietro, replicarla e adattarla. Erano però anche arte, uno dei nostri primi tentativi. Vedi, fin dall’inizio delle nostre origini (le prime di queste pitture risalgono a circa 40.000 anni fa nella grotta di El Castillo in Cantabria, Spagna) abbiamo avuto questa inseparabile dualità. L’arte e la scienza si sono sviluppate insieme e hanno, da allora, un’incredibile influenza l’una sull’altra.

Jules Verne è stato pioniere della fantascienza in Europa, scrivendo nel 1863 il suo racconto “Paris in the Twentieth Century” (Parigi nel XX Secolo) con i grattacieli di vetro, treni ad alta velocità, automobili alimentate a gas, computer e rete mondiale di comunicazione.
Ai tempi, ciò di cui parlava Verne era impensabile, ma eccoci qui, con tutto questo e molto di più. Anche se, a ben vedere, Verne non è venuto fuori dal nulla con queste idee. Anche esse sono state influenzate da quello che la scienza di quel tempo ha creato. Quello che fece Verne era di trascendere questa condizione nella sua mente, metterla in un’opera d’arte, che a sua volta ha ispirato fisici, ingegneri, architetti e informatici per creare il mondo in cui viviamo oggi.

Se dovessi cercare un’immagine per questo, direi che la scienza e l’arte sono come due persone che si tengono per mano, tirandosi l’un l’altro in grandi oscillazioni, in una sorta di danza infinita dell’evoluzione umana.

TZM: Hey, a proposito! Ora sembra che queste due persone stiano andando più veloci che mai, dato l’impatto di Internet, oggi è più facile per tutti imparare qualcosa sulle scienze e anche sviluppare l’arte. Abbiamo anche, come hai detto, molto più tempo libero e le persone possono integrare entrambi in un modo migliore. Che impatto avrà questo sul mondo?

FP: Qui si parla della crescita esponenziale della tecnologia. Siamo in grado di sfruttare tale insondabile espansione per portarci avanti di intere generazioni, cosa che non avremmo potuto fare con un’evoluzione lineare del pensiero. Stiamo democratizzando l’informazione e accedendo ad essa sempre più velocemente, e sempre a una maggiore velocità. E, in fin dei conti, tutto è informazione. E lo dico piuttosto letteralmente.

La tastiera sulla quale sto scrivendo ora è in definitiva “informazioni”. E così è il laptop, il tavolo, e lo stesso per tutto il resto, inclusi tu e io. L’informazione è il concetto più basilare della fisica, e tutto quello che esiste nell’universo è, nella sua vera essenza, informazione. Infatti, il Principio Olografico ci dice che l’intero universo può essere visto come informazioni a due dimensioni “disegnata” sull’orizzonte cosmologico, e, secondo la fisica digitale, l’universo alla base è descrivibile da informazioni ed è quindi computerizzabile. Quindi alla fine l’universo può essere visto come l’output di un programma informatico, un vasto dispositivo di calcolo, o matematicamente isomorfo a tale modello. Mentre alcune di queste teorie sono ancora speculative, dovrebbe essere notato che l’informazione (classica, quantistica o entrambe) è alla base stessa di ogni sistema con cui abbiamo a che fare.

Alla fine, il cibo che mangiamo, i vestiti che indossiamo, i corsi che studiamo, le case in cui viviamo e anche le medicine che prendiamo o i processi che rendono i nostri corpi immuni ai virus, ai patogeni e alle malattie; diventeranno sostanzialmente liberi, accessibili da tutti, dappertutto. E questo è possibile grazie alla convergenza di tre condizioni: le tecnologie, la visione e la passione che le persone mettono creando queste tecnologie e seguendo la visione.

Penso che sia un passo inevitabile della nostra evoluzione come specie. La domanda è: quanto ci vorrà, quante persone soffriranno e moriranno nel frattempo e che cosa possiamo fare per accelerare questo processo minimizzando la sofferenza e massimizzando la grandiosità che creiamo collettivamente?

E’ molto difficile da dire, ma io ho detto la mia nei libri che ho scritto, i quali, ancora una volta, sono una combinazione di arte e scienza. Infatti “Robots will steal your job, but that’s OK” è un libro molto tecnico, un lavoro di non fiction. Ha acceso l’interesse e l’attenzione di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo e come conseguenza mi sono state fatte molte domande. Ho scoperto però che il modo migliore per rispondere a tutte queste domande era di scrivere un libro di arte, una storia fantascientifica; visto che a volte, più di un preciso set di informazioni, abbiamo bisogno di essere ispirati, di sognare di essere in uno scenario plausibile, per guardare oltre e far si che questo futuro accada.

sito italiano Movimento Zeitgeist

Official Facebook Page

FONTE: TZMInterviews

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Traduzione a cura di Daniel Iversen e Vincenzo Barbato

 

Volevo cogliere l’opportunità per introdurvi al fantastico mondo della Peer to Peer Foundation. Questa filosofia, se scegliamo di abbracciarla, può responsabilizzarci ad iniziare una transizione.
Quando sentite le parole “peer to peer” la prima cosa che viene in mente sono i download illegali, ma questo è come pensare ai ladri di auto ogni qual volta si parli di automobili. Peer to Peer è un fenomeno, una filosofia, un universo emergente di possibilità. Ha la potenzialità di attuare il cambiamento di cui abbiamo tanto bisogno e hanno necessità di abbracciarla tutti i movimenti per un cambiamento sociale.
In poche parole questa filosofia aiuta noi, le persone, a riprendere il potere. Come disse Bucky Fuller: “Non cambierete mai le cose combattendo contro la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruite un nuovo modello che faccia diventare obsoleto quello esistente”, ed è esattamente quello che fa la Peer to Peer Foundation.
Pagine su pagine di Wiki descrivono la sua vastità di applicazioni reali, tangibili e le sue soluzioni per ricostruire una società letteralmente da zero.
É coperta ogni area, dalla cultura all’educazione, dall’economia alla scienza. La maggior parte delle applicazioni segue un filo comune: il richiamo all’informazione e alla collaborazione aperta, vera democrazia.

Ridefinire la scarsità.

Il Manifesto della Peer to Peer mette in dettaglio come esso stia minando le tradizionali nozioni di proprietà, riconoscendo la scarsità nel mondo materiale, (cosa che l’economia di mercato non fa) e accoglie invece l’abbondanza nel mondo virtuale, che il capitalismo invece non permette. Ci forza quindi a capire la vera natura della proprietà.

Consumo collaborativo.

Un Consumo Collaborativo è un “Sistema sociale ed economico guidato da tecnologie di rete che permettono la condivisione e lo scambio di tutti i beni: da superfici ad abilità ad automobili, in modi e in scala mai possibili finora.”
Il movimento p2p sta crescendo velocemente, con la tecnologia che da una mano alla vasta schiera di piattaforme per la condivisione, lo scambio e la collaborazione.
I network di scambio fisico/virtuale e di condivisione sono intrinsecamente sostenibili, tenendo i rifiuti lontani dalle discariche, riutilizzando materiali, riducendo la distribuzione e soprattutto il bisogno di una nuova produzione.
Non si tratta solo di oggetti fisici. Il consumo collaborativo comprende anche la condivisione delle nostre abilità e competenze, il crowdsourcing, la condivisione del tempo e il crowdfunding, mostrandoci quindi ciò che è realmente possibile
fare quando si lavora insieme.

QLDuR

 

Il Peer-to-peer non è però solo condivisione.

Democrazia Diretta

Nei sistemi distribuiti, dove non c’è una gerarchia dichiarata, il potere fà parte del pensiero. La Peer Governance e la Democrazia tendono verso un modello di coinvolgimento, con partecipanti attivi delle decisioni, ma che incorpora anche un sistema auto-immune per prevenire l’appropriazione privata del potere.

Aziende efficienti

Le reti aperte e distribuite sono di per sé sostenibili nella produzione e nell’agricoltura oltre che nelle industrie atte a conseguire l’efficienza, dai loro modelli for-benefit e non-reciproci, sono in asimmetrica competizione con le aziende for-profit (quelle più comuni).
Ciò è significativo, se creiamo imprese che ci forniscono solo i nostri bisogni primari, piuttosto che la massimizzazione dei loro profitti, possiamo in teoria creare una società migliore.

Liberare nuovamente l’innovazione

Il potenziale di creazione, con il peer-to-peer, è immenso, e apre la strada alla creatività libera e aperta. Alle idee viene permesso di evolversi e di costruirsi a vicenda come è stato negli anni del Rinascimento, prima del sopravvento dell’individualismo e delle multinazionali. Con le leggi del copyright, aggrappate a paradigmi obsoleti e con la “guerra dei brevetti” che diventa una velenosa influenza per l’innovazione, si corre davvero il rischio di un nuovo periodo buio per il progresso.

Il mondo del Creative Commons e del Peer-to-Peer indebolisce queste limitazioni obsolete mentre le tecnologie che le accompagnano ignorano la legislazione. È un mondo dove c’è una motivazione intrinseca, con la collaborazione che porta benefici sia ai creatori che ai consumatori.
Obama, ha dichiarato nell’aprile 2011: “Esistono perfino delle auto che escono dalla catena di montaggio a Detroit con motori a combustione che possono viaggiare per piu di 50 miglia (80.5 km) per gallone (1 gallone 3,7 litri).” C’era però un’altra auto che ci era quasi vicino, ma non abbastanza. La comunità Peer-to-peer disse: “Non è abbastanza” e ha creato Wikispeed: un auto “Open Source” da 50km/Litro.
Forse avrete visto Open Source Ecology in “Owned and Operated“. Per tutti gli altri, sappiate che si tratta di una rete di agricoltori, ingegneri e sostenitori che negli ultimi anni hanno creato il Global Village Construction Set (il Set per la costruzione di un Villaggio Gloale), una piattaforma tecnologica open-source, a basso costo, altamente performante per una costruzione fai-da-te facile delle 50 diverse macchine industriali per costruire una civiltà sostenibile con comfort moderni. Essenzialmente si tratta di un set per avviare una civiltà open source.

Denaro democratico

Bitcoin è un nuova moneta digitale sperimentale che consente di effettuare pagamenti istantanei a chiunque, in qualsiasi parte del mondo. Bitcoin utilizza la tecnologia peer-to-peer senza l’utilizzo di alcuna autorità centrale: la gestione delle transazioni e dell’emissione di moneta sono effettuate collettivamente dalla rete.”
Si, mi rendo conto che è un pò controverso e che il denaro crea più problemi di quanti ne risolva. Ma per un periodo transitorio questo potrebbe almeno alleviare molti problemi creati dal nostro sistema finanziario corrotto mosso dai banchieri, mettendo il potere di controllare il denaro nelle mani della comunità. È un sistema robusto e non manipolabile che sta crescendo di popolarità man mano che la gente ci crede. Alla fine è vero, sarà ancora oggetto di molti degli stessi problemi che affrontiamo nel corrente sistema monetario, ma, mentre ci siamo ancora dentro, Bitcoin è per le banche quello che BitTorrent è per le etichette discografiche.

Un nuovo paradigma

La gente di tutto il pianeta utilizza l’interconnessione offerta dalla tecnologia allo scopo di forgiare una nuova società, costruita da zero, piuttosto che governata dall’alto. Ci stiamo rendendo conto dei fallimenti della democrazia e forgiando quindi un sistema basato sull’equità. Stiamo iniziando a diffidare dei mass media e siamo stanchi dei nostri governi. Stiamo perdendo interesse nell’educazione statale, scegliendo invece di imparare in base a quello che ci ispira, perché non abbiamo più bisogno che le autorità provvedano a noi.
Questa è la verità, stiamo perdendo la fiducia nelle autorità. I nostri pari raccolgono più rispetto dei nostri leader. Le nostre connessioni e i nostri legami stanno diventando più preziosi di quello che possediamo. Stiamo persino imparando ad aiutarci l’un l’altro.
Questo è l’inizio di un nuovo mondo, Società 2.0, in cui vedremo la maggior parte delle regole che diamo per scontate: il capitalismo, il consumo e più di tutte, l’autorità, spazzate via da uno tsunami di innovazione sociale.

Fate qualche ricerca!

Per favore leggete il sito della P2P Foundation. Vi ho solo dato un assaggio qui perché la maggior parte delle informazioni si trovano già lì. Questo è solo un assaggio atto a ispirarvi ad imparare di più.

Quindi nello spirito dei beni comuni, invito i frutti degli altri perché insieme, sappiamo tutto.

 

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Traduzione a cura di Daniel Iversen

 

positive-thinking1Per la maggior parte del tempo viviamo rinnegando la nostra negatività intrinseca, spesso domandandoci come mai il mondo sia così mediocre e sconsiderato.
Forse è vero che, a differenza dei cani non siamo nati come eterni ottimisti, ma la positività è qualcosa che può essere assorbita, anche se con un pò di sforzo, come ad esempio cercando di modificare il nostro senso dell’umorismo, il nostro modo di reagire ad una determinata situazione, cercando di essere più piacevoli e tenendo conto che anche gli altri ragionano con il loro cervello, e sorridendo ogni volta che qualcuno ti dice “grazie”. Mentre la positività è uno stato mentale, la risposta sta nella nostra prospettiva. Qua trovate 18 cose che potete iniziare a fare ora per diventare una persona più amorevole e positiva.

Una cosa è provare piacere nella positività, un’altra è essere una persona positiva nel cuore. Nonostante crediamo di avere un atteggiamento positivo, diamo immancabilmente prima peso ai contro che ai pro. In più c’è il fatto che preferiamo l’inutile sarcasmo all’umorismo, facendo magari un sorrisetto ironico a una cosa che invece è genuinamente divertente, credendo che in fondo il bicchiere sia veramente mezzo vuoto.

18 cose che potete fare per cambiare la vostra prospettiva:

1. Desiderarlo. Per diventare una persona positiva devi avere un forte desiderio di esserlo, e questo lo si ottiene solo se si è convinti che diventarlo migliorerà la qualità della vostra vita. La positività è come un’aura, e sai di esserlo quando le persone iniziano a fidarti di te, quando persone a caso diventano gentili con voi, i colleghi al lavoro rispettano la vostra visione positiva e iniziate a legare e creare rapporti con facilità.

2. Credi in tutte le possibilità: su che cosa puoi o non puoi fare. Su quello che è possibile e quello che è impossibile. Non permettere alle tue convinzioni limitanti di tenerti bloccato nel posto sbagliato. Apri le tue ali e prendi il volo! Una volta che ti rendi conto che tutto è possibile, le porte dei limiti che sono state chiuse nella tua mente si apriranno collegandosi con tutti gli aspetti della coscienza

3. Sii realista: Non cercare di diventare un santo. Diventare una persona positiva non vuol dire che non potrai mai avere qualche emozione negativa o imbatterti in una situazione negativa. E’ l’atteggiamento complessivo e la reazione ad ogni esperienza che conta. Non restare impantanato nel fallimento, e non deluderti se le tue aspettative non vengono soddisfatte. Devi rendervi conto che tutto è al tuo servizio. Tutte le esperienze sono neutrali ed è la tua percezione di esse che creano la tua visione positiva o negativa.

4. Prova a valorizzare, piuttosto che criticare ; abbandona il tuo costante bisogno di lamentarti e criticare le persone, le situazioni o gli eventi che ti rendono triste, infelice o depresso/a. Nessuno può farti infelice, nessuna situazione può renderti triste o miserabile a meno che non sei tu a permetterlo. Quando critichi qualcosa tu esprimi un giudizio personale su qualcosa che manca nella tua vita e che rifiuti di lasciar andare. Mai sottovalutare il potere del pensiero positivo. In ogni occasione in cui senti il bisogno di criticare, prova a pensare a come quella specifica situazione ti stia aiutando o stia beneficiando gli altri.

 5. Sperimenta. Diventa un acuto osservatore. Usa gli episodi giornalieri per vedere in che modo in cui questi si possono gestire in maniera più positiva. Ti serviranno come casi perfetti per trasformare la tua visione in una più positiva. Per chi è agli inizi, iniziate a riflettere su come potete gestire meglio una situazione essendo meno ostili e più indulgenti. Trovate per esempio cinque modi che avrebbero potuto salvare la giornata, e imparate a prendere le cose per quello che valgono. Ricordatevi poi che la vostra capacità di fidarvi delle persone riflette anche la vostra genuinità.

6. Accettare la responsabilità: Il senso di colpa è un trucco della mente. Accetta la responsabilità per te stesso, per la tua vita e per le tue azioni. Tu solo sei in grado di risponderne. Sei adulto. Essere responsabile significa che lo sei per tutte le decisioni che prendi. L’hai fatto per una ragione: per imparare. Se tu che scegli di farlo; devi accettarne le conseguenze e capire che lo fai per una ragione…per imparare. Se continui a sentirti in colpa, smetti di imparare.

7. Comunicazione e linguaggio del corpo: Cerca di rendere parole positive parte del tuo gergo quotidiano, e lavora sul tuo linguaggio corporeo in modo che possa essere amichevole ed accessibile. Guarda divertito qualcosa di divertente, ridi quando qualcosa è divertente, complimentati quando serve, e dai agli altri la possibilità di raccontare la loro versione dei fatti. Non pensare mai di essere l’unico interessante e saccente che c’è in giro.

8. Sii te stesso/a. Sei unico. Goditi la tua unicitià. Nessuno, in tutto il mondo è esattamente come te. Smettila di cercare in tutti i modi di essere qualcuno che non sei solo per farti piacere dagli altri. Nel momento in cui ti toglierai tutte le maschere, nel momento in cui accetterai ed abbraccerai il tuo vero essere, allora si che la gente sarà attratta da te, senza sforzo.

9. Compagnia. Un modo di diventare positivi è quello di ricercare una compagnia positiva visto che sia la negatività e la positività sono infettive. Se per la maggior parte del tempo frequenti persone che sono scontrose o che hanno un punto di vista pessimistico vedrai che inavvertitamente rispecchierai le loro emozioni. Al fine di inculcare positività è importante che la gente che frequenti sia positiva, energica e felice. Vedrai che così porterai la stessa positività con te dovunque andrai.

10. Pensa al presente. Il passato ed il futuro spesso ci portano su un percorso di tumulto emotivo. Spesso pensiamo che il passato era molto meglio e che il futuro sarà spaventoso, bisogna però prendere in considerazione il fatto che il momento presente è tutto quello che si ha e tutto quello che si potrà mai avere. Sappi che il passato che stai cercando – il passato che ora magari stai sognando – lo ignoravi quando era “il presente”. Smettila di illuderti. Sii presente in tutto quello che fai e goditi la vita. Dopo tutto la vita è un viaggio e non una destinazione. Cerca di avere una chiara visione del futuro, preparatii, ma sii sempre presente nel tuo presente.

11. Attività. Non essere poco attivo. Fai attività positive da solo o con altri. Condividi una battuta, racconta un episodio piacevole, partecipa ad attività sportive, vai a correre la sera dopo il lavoro, fai del sano sesso e ti ritroverai con una ribollente energia positiva

12. Prendetila con calma. La vita quotidiana è fatta per darti delle scosse. Sii preparato nel minimizzzarne l’impatto e a scrollartele di dosso. Potresti per esempio diventare troppo stressato guidando ogni giorno o cercando di parcheggiare l’auto. Nel momento che accetti che certi fatti non posso essere cambiati, sarai molto più a tuo agio con te stesso e con le persone che ti stanno attorno

13. Getta le aspettative. Lasciati alle spalle eventuali previsioni che hai su te stesso e che ti limiteranno la crescita. Se tendi ad avere alte aspettative su come gli altri dovrebbero comportarsi sarai spesso deluso quando questo non accadrà. Sono solo le tue aspettative sulle persone che causano il fatto che tu le giudichi quando in definitiva dai un giudizio su te stesso. Veramente molte persone vivono una vita che non dovrebbe essere vissuta da loro. Vivono la loro vita secondo quello che gli altri pensano sia meglio, secondo quello che i genitori pensano sia meglio, i loro amici, i loro nemici e i loro insegnanti, il governo e i media pensano siano meglio per loro. Ignorano la loro voce interna, la loro chiamata interiore. Spesso si dimenticano di che cosa li fa felici, di che cosa vogliono, di che cosa hanno bisogno. Hai una vita sola – questa, di questo momento – che devi vivere, ed evitare che le opinioni di altre persone ti distraggano dal tuo percorso.

14. Tieni un diario. invece di raccontare tutto quello che ti accade, filtra solo gli avvenimenti positivi e prendine nota. Potrebbe essere una qualsiasi cosa, anche banale, da un’autobus che arriva in orario, alla deliziosa colazione cucinata da tua madre, o al fatto di esserti ricordato di pagare le bollette in tempo. E’ quando cerchiamo la positività nelle piccole cose che ci rendiamo conto che vale la pena vivere, dove non lasciamo spazio per negatività. Prova consapevolemente a fare questo per 10 giorni, alla fine del decimo giorno quando leggerai il tuo diario avrai solo i ricordi delle cose belle che ti sono accadute

15. Medita. Non solo meditare secerne ormoni della felicità ma ti crea anche un senso di consapevolezza interno. Imparererai a controllare il tuo respiro, e per mezzo di esso, controllare il vagare della tua mente. Ogni volta che si medita si sente un impulso di energia positiva che attraversa il corpo e calma i nervi, calma la mente, eleva l’umore, per non parlare poi del miglioramento del vostro livello di tolleranza.

16. Abbraccia il cambiamento: il cambiamento è un bene. Cambiare ti aiuterà a passare da A a B. Cambiare ti aiuterà a migliorare la tua vita e quella di chi ti circonda. Segui la tua beatitudine, abbraccia il cambiamento e non resistergli.

17. Re-inventa il tuo bisogno di avere ragione: Molti di noi non sopportano l’idea di essere nel torto, vogliono sempre avere ragione, anche al rischio di troncare degli ottimi rapporti o di causare grandi quantità di stress e di dolore, sia a noi stessi che agli altri. Ci piace controbattere ad ogni costo anche quando siamo nel torto. Semplicemente non ne vale la pena perché l’essere nel giusto è del tutto soggettivo, con tanti strati di prospettive di verità. Ogni volta che sentite l’ “urgente” bisogno di entrare nel merito di chi ha ragione o torto, fatevi questa domanda. “Preferisco avere ragione, o essere gentile?” Wayne Dyer.

18. Dite “grazie”: Ringraziate il cielo, i vostri genitori ,i vostri amici e ringraziate voi stessi per tutti il duro lavoro che avete fatto, per tutto quello che avete raggiunto. Dire grazie spesso vi rende umili, e una persona umile raramente è cinica.

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.