Posts contrassegnato dai tag ‘sviluppo’

research banner

Traduzione a cura di Denis Gobbi

Uova e sperma trasmettono memoria sulla repressione dei geni agli embrioni

Crescenti evidenze suggeriscono come lo stress ambientale possa attuare cambiamenti nell’espressione dei geni trasmessi dai genitori alla loro discendenza, rendendo il tema “epigenetica” molto caldo. Le modifiche epigenetiche non riguardano la sequenza dei geni nel DNA,  ma il modo in cui il DNA viene “impacchettato” e la maniera in cui i geni vengono espressi. Ora, uno studio portato avanti da scienziati dell’ UC Santa Cruz stà dimostrando come la memoria epigenetica possa passare di generazione in generazione e da cellula a cellula durante lo sviluppo.

Lo studio, pubblicato il 19 settembre su Science, è incentrato su una ben documentata modificazione epigenetica: la metilazione di una proteina di DNA chiamata histone H3.

La metilazione di un amminoacido particolare (lisina 27) in questa proteina è conosciuta per l’abilità di poter spegnere o meglio “reprimere” alcuni geni, e questo particolare meccanismo trova un parallelo in tutto il mondo animale multicellulare,  dall’essere umano fino al piccolo Caenorhabditis elegans, il verme utilizzato in questo studio.

Il dibattito

 

“C’è stato un dibattito in corso riguardo la possibilità di ereditarietà del tratto riguardante questa metilazione enzimatica tra cellule e tra generazioni, e noi abbiamo finalmente dimostrato che avviene per davvero” ha affermato Susan Strome, una professoressa di biologia molecolare, cellulare e inerente allo sviluppo all’UC Santa Cruz.

Il laboratorio di Strome ha creato vermi con una mutazione che esclude l’enzima responsabile della metilazione, e quindi fatto accoppiare quei vermi mutati con degli altri normali. Usando etichette fluorescenti, sono stati capaci di tracciare lo sviluppo dei cromosomi contrassegnati (e non) sotto al microscopio, a partire dalle cellule uovo e dallo sperma fino alla divisione cellulare degli embrioni dopo la fecondazione. Embrioni nati da ovuli mutanti fecondati da sperma normale aveva sei cromosomi metilati (derivanti dallo sperma) e sei cromosomi non marchiati (derivanti dall’ovulo).

Mano a mano che l’embrione si sviluppava, le cellule replicavano i loro cromosomi e si dividevano. I ricercatori hanno scoperto che quando un cromosoma marchiato si divide, entrambi i cromosomi figli risultano marcati allo stesso modo. Senza l’enzima richiesto per la metilazione della proteina histone però, il marchio viene progressivamente diluito divisione dopo divisione.

“Il marchio rimane nei cromosomi derivanti da quelli iniziali aventi il medesimo marchio, ma non ce n’è abbastanza per entrambi i cromosomi figli per renderli “carichi al 100%” ha affermato Strome. “Quindi il marchio risulta chiaro nell’embrione iniziale, ma meno nelle cellule figlie dopo la divisione, ancora abbastanza chiaro in un embrione di quattro cellule, ma già dopo 24/48 cellule non riusciamo più a vederlo.”

I ricercatori hanno quindi eseguito l’esperimento inverso, fertilizzando normali cellule con sperma mutato. L’enzima responsabile della metilazione (chiamato PRC2) è normalmente presente negli ovuli ma non nello sperma, non contribuendo molto di più al di là della trasmissione dei suoi cromosomi all’embrione. Quindi l’embrione risultante ha avuto comunque sei cromosomi non marchiati (questa volta dallo sperma) e sei cromosomi marchiati, con la differenza però ora di avere l’enzima.

“Rimarcabilmente, mentre osservavamo i cromosomi attraverso la divisione cellulare, i cromosomi marchiati sono rimasti chiaramente marchiati, perchè l’enzima continuava a riprodurre il marchio, ma i cromosomi non marchiati sono rimasti uguali, divisione dopo divisione” Strome ha affermato. “Questo dimostra che il pattern di cromosmi marchiati (e non) è stato ereditato e viene trasmesso attraverso multiple divisioni cellulari.”

Immagine di embrioni di C. elegans evidenzianti trasmissione ed ereditarietà di marchi epigenetici. L’embrione a sinistra mostra il marchio (in verde) ereditato nei cromosomi dallo sperma ma non nei cromosomi ovociti (in rosa) da una madre mutante senza l’enzima della metilazione PRC2. Il secondo embrione a destra mostra la trasmissione del marchio nei cromosomi derivanti dallo sperma in ognuno dei due nuclei figli. (Foto di Laura J. Gaydos)

 

Importanti implicazioni

 

Strome ha notato come le scoperte in questo studio sulla trasmissione della metilazione della proteina histone nei vermi di C. elegans ha importanti implicazioni in altri organismi, anche se questi usano il marchio repressivo per regolare geni diversi duranti diverse fasi dello sviluppo. Tutti gli animali usano lo stesso enzima per creare lo stesso marchio di metilazione come segnale per la repressione genetica, e i suoi colleghi nel campo della ricerca epigenetica su topi ed esseri umani sono entusiasti delle nuove scoperte.

Strome ha aggiunto: “Il campo della trasmissione epigenetica non è un campo del tutto conosciuto, è molto in movimento.” “Ci sono dozzine di potenziali marchi epigenetici. Negli studi che documentano la trasmissione epigenetica da genitore a figlio, non è chiaro esattamente cosa viene trasmesso, e comprenderlo a livello molecolare è davvero molto complicato. Ora noi abbiamo uno specifico esempio di memoria epigenetica trasmessa ereditariamente, e possiamo vederla nel microscopio. E’ un pezzo del puzzle.”

 

 

Fonte: news.ucsc.edu

Se sei soddisfatto dell’articolo e vuoi aiutarmi a migliorare il servizio, o semplicemente offrirmi un caffè, puoi farlo cliccando qui sotto, il tempo che dedico a questa attività è per la mia crescita e la vostra, senza altri fini. Donando mi aiuterete a migliorare continuamente il sito e a mantenere alta la mia motivazione nel farlo. Grazie 🙂

Donazione

Creative Commons License This work by https://lospiritodeltempo.wordpress.com/ is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.

Traduzione a cura di Denis Gobbi


Punto di vista di Ryan Salisbury: laureando in informatica presso la ” George Mason University”

ryan-salisbury-1352134758Sono uno studente laureando in informatica presso la “George Mason University”, un membro del progetto “RepRap”  nonché avido ricercatore. Mantengo una rubrica di ricerca per il TZM ed un blog sull’economia naturale (lo studio dell’economia non monetaria dal punto di vista matematico/computazionale).

L’informatica contiene le attuali soluzioni relative ai nostri problemi economici

Molte persone dopo essersi documentate sul modello dell’economia basate sulle risorse (RBE = Resource Based Economy, economia basata sulle risorse) si chiedono come un tale sistema potrà mai essere possibile, al contrario invece altre persone sostengono possa essere attuabile già oggi con l’attuale tecnologia disponibile. Esiste già una scienza consolidata nella gestione efficiente delle risorse e dei processi decisionali. L’informatica può essere importante per la sapiente gestione delle risorse e delle decisioni riguardanti il loro uso. Gran parte del duro lavoro consistente nel comprendere e implementare un modello di RBE o più generalmente un modello di economia naturale è già stato considerato, testato e implementato da esperti informatici.

Per prima cosa, è necessario definire un “sistema economico”. Secondo la definizione classica data dall’economia esso consiste in un “grande set di relazioni tra attività produttive e di consumo che aiutano a determinare come distribuire un totale di risorse limitate”. Questa è una definizione piuttosto adeguata, che ha alcune sfumature categorizzabili nei cosiddetti settori produttivi. Esiste il settore primario che si occupa dell’estrazione delle materie prime, quello secondario invece lavora queste materie e le trasforma in prodotti finiti mentre il terzo si occupa di fornire servizi di contorno a questi beni, come per esempio il trasporto.

Ora esaminiamo la definizione di “kernel“. Esso è “il componente principale della maggior parte dei sistemi operativi”. Questa definizione non ci fornisce molte informazioni a proposito, dunque ci è utile scomporlo ulteriormente sulla base delle sue funzioni più specifiche. La funzione di livello più basso del kernel riguarda la gestione delle periferiche di input/output. Dopodiché  si occupa della gestione della memoria ovvero esso prende le informazioni I/O (input/output) e le immagazzina nella memoria per lavorarci successivamente. Decide anche il COME ripartire le risorse nella memoria, dove spesso ci si trova a dover fare i conti con specifiche limitate. In ultimo, gestisce i processi, ovvero l’esecuzione multipla di più processi, spesso in sistemi che possono eseguire solo una singola operazione alla volta.

Potrebbe non sembrare immediatamente ovvio, ma queste funzioni sono analoghe, se non identiche a quelle economiche. L’estrazione di input di base è uguale all’estrazione di materie prime, e lo stesso vale per gli altri due settori. La chiave di volta consiste nell’usare informazioni affidabili per permettere al sistema di adattarsi in conseguenza del nostro comportamento. L’informatica possiede le soluzioni a molti problemi economici di lunga data, richiedenti minimi cambiamenti per potercisi adattare. Nonostante gli immaginabili problemi, il “calcolo economico” è possibile con i computer.

L’elenco dei cambiamenti necessari è così chiaro che può essere qui esposto nella sua interezza. Come già detto, un computer prende gli input (materiali), ne immagazzina le informazioni importanti in memoria (li trasforma in prodotti), e li usa per far funzionare dei programmi (servizi). Così, per far funzionare il kernel di un computer con un sistema economico, i suoi input devono essere sostituiti con i materiali grezzi, la sua memoria deve essere costituita da prodotti, ed i suoi programmi risultare dei servizi economici.

Per prima cosa, è necessario un sistema per quantificare gli input di domanda e offerta in ingresso. Per quanto riguarda il sistema d’offerta, questa può venire realizzata utilizzando un rigoroso inventario di tutte le risorse disponibili e della capacità produttiva energetica totale disponibile. Da questo inventario assieme a un sistema di gestione dei dati si possono tracciare differenzialmente i materiali di consumo finché non sono disponibili indagini più accurate. E’ essenziale che i valori di domanda e offerta restino separati. Questo perché cambiamenti nell’offerta non sono necessariamente legati a cambiamenti nella domanda. Il sistema dei prezzi attuale infatti tratta un incremento nell’offerta esattamente allo stesso modo di un decremento nella domanda quando invece il cambiamento di uno di loro separatamente ci comunica molto di più di quello che una variazione di prezzo può dirci. Non solo, non c’è nemmeno un accordo sul modo di comporre il prezzo tanto meno si conoscono quali informazioni vi vengono convogliate all’interno. Per contrasto invece, per dare un esempio,  non c’è ambiguità nella composizione e sul significato di un pacchetto TCP.

La seconda struttura richiesta consiste in una specie di sistema di gestione della memoria simile ad un sistema di caricamento/bilanciamento o a un sistema di gestione dell’inventario. Le differenti tipologie di risorse devono venire distinte l’una dall’altra per poterle gestire in maniera efficiente. Ancora il sistema di prezzi risulta troppo primitivo poiché esso può rilevare solo un cambio nella domanda o nell’offerta, senza trasportare ulteriori informazioni. Le informazioni necessarie devono essere tracciate in base ai loro valori assoluti, questo permette di far si ai tassi di variazione che ne risultano di poter prevedere cambiamenti nello stato di abbondanza di una risorsa, ciò ci consente inoltre di poter prevedere approssimativamente quando una specifica di queste risorse verrà esaurita.

Un’interfaccia che contenga i dati e controlli i collegamenti con i processi industriali è la terza struttura necessaria in ordine di rilevanza. Nell’attuale modello queste “interfacce” esistono, ma consistono in figure professionali all’interno di un’azienda che certamente non mettono a disposizione sicurezza e automazione durante ogni tentativo di interazione con essi. Efficienti risposte ai cambiamenti delle condizioni sociali richiedono un controllo computerizzato e non c’è ragione riguardo al fatto che delle persone debbano essere incaricate di questo. Ciò permetterebbe, per esempio, per la costruzione di un nuovo ponte di innescare automaticamente la produzione di tutti i bulloni, le travi, i cavi e le parti aggregate necessarie a costruirlo. Questo si traduce nell’inutilità di qualcuno che si sieda per chiamare una persona che invii delle informazioni ad un’altra persona che dica ad altre persone cosa fare in una fabbrica.

Riassumendo la lista, convertire il kernel di un’economia di mercato mondiale basata sull’essere umano in una basata sulla scienza richiede una breve lista di modifiche: tradurre un inventario fisico in dati, l’adattamento di esistenti tecniche informatiche di gestione delle risorse alle risorse fisiche disponibili e la creazione di un’interfaccia con gli stabilimenti produttivi. Tutto questo si prende cura del semplice I/O, della gestione della memoria nonché della conversione dei dati in output utili. L’unico strumento complicato da realizzare nella lista è il primo; richiederebbe un data-center di ultima generazione e un costante rilevamento e immissione di dati su larga scala, quest’ultima già ampiamente soddisfatta da esistenti sistemi di gestione della logistica che tracciano, per esempio, l’inventario dei prodotti di grandi catene di distribuzione o le catene di approvvigionamenti agli apparati militari, entrambi all’esterno del sistema dei prezzi. Il cambiamento finale può essere implementato gradualmente come standard tramite il già diffuso processo di sostituzione degli strumenti/attrezzature obsolete.

Esiste già una tipologia di software nata per gestire la logistica delle grandi Corporation, chiamata “Pianificazione delle risorse aziendali”. Esso consiste in un sistema informatico con strumenti automatici che si occupano dell’assistenza clienti, la programmazione della produzione e del collaudo, la gestione dei progetti, la contabilità e infine la gestione delle catene di approvvigionamento. Questo tipo di software possono costituire una solida base per un kernel economico. Con queste informazioni, emerge una lista di strutture economiche basate sulle risorse equivalenti rispetto a quelle esistenti in un’economia di mercato. Alcune di queste sono già state descritte dal Venus Project e dal Movimento Zeitgeist in passato, ma non tutte. Il più ovvio rimpiazzo è costituito da quello del sistema di I/O al posto del sistema dei prezzi sopra descritto.

E’ compito assai arduo trovare l’esatta definizione di qualsiasi cosa riguardi l’economia, perciò cercherò io stesso di trovare una definizione concisa del “sistema dei prezzi”. Un sistema dei prezzi è “un emergente, stocastico, schema di codifica irreversibile per i dati relativi alle risorse in base a domanda, offerta e altri fattori.” La definizione rende ovvia la funzione primaria, ovvero un passaggio di messaggi comunicanti dati economici all’interfaccia. Considerando il più grande e conosciuto problema del sistema dei prezzi, ovvero il paradosso del valore e l’ubiquità di fattori esterni negativi, sembra che questo sistema assolva alla sua funzione in maniera davvero inefficace. Un prezzo non può mai fornire dati assoluti, ma solamente relativi senza tener conto della presenza di diverse “teorie” concorrenti riguardo al significato reale di “prezzo”, nessuna delle quali comprovabile.

Il rimpiazzo per il sistema dei prezzi viene chiamato “Tracciamento Diretto delle Risorse” (Direct Resource Tracking – DRT). Si tratta di un sistema empirico, deterministico e chiaro (o perlomeno con codifica reversibile) per i dati relativi alle risorse. Sarebbe composto da un server “centrale” (in realtà un proxy invertito) cosicché tutti i dati siano in un unico luogo. Ciò rende i dati comprovabili permettendo anche un controllo da parte di qualsiasi entità che voglia verificare, in qualunque momento. Il suo determinismo assicura che resti una funzione facilmente calcolabile del kernel. In combinazione con un’interfaccia umana, potrebbe provvedere a fornire feedback a chiunque riguardo la sostenibilità della corrente attività economica come anche l’equità della distribuzione delle risorse.

Resource Based Economy

Resource Based Economy

La proprietà può essere definita come la relazione tra due entità ove una di queste mantiene l’esclusivo accesso e controllo sull’altra. Questo è uno dei problemi attuali della corrente soluzione economica e l’essenziale causa d’origine della privazione. E’ in qualche modo importante avere la reciproca esclusione sulle risorse, ma solo quando queste sono in uso. La mutua esclusione è stata usata di frequente nell’informatica, specialmente negli ultimi anni dove i processori multi-core devono condividere risorse comuni in un computer. Viene utilizzata per assicurare che due processi che operano sugli stessi dati non conducano ad uno stato di invalidità.  Tipicamente, la reciproca esclusione da una risorsa del computer viene realizzata tramite l’implementazione di semafori, ovvero semplici contatori che permettono solo ad un limitato numero di processi di accedere alla memoria in un certo periodo di tempo.

La sostituzione della proprietà, pertanto, è costituita dal semaforo. Una berlina per esempio potrebbe avere un semaforo dal valore massimo di 5. Un cellulare probabilmente sarebbe limitato da un semaforo binario di modo che abbia solamente un possibile utente alla volta. A differenza della proprietà, un semaforo non viene acquisito permanentemente per ridivenire libero solo alla vendita dello stesso o all’avvenuta morte del proprietario. Esso prevede solo la mutua esclusione per l’uso, non ne prevede il possesso. Anche se un prodotto è scarso comparato alla sua domanda, chi cerca di acquisirlo può essere bloccato in coda di modo che tutti possano accedervi nella stessa eguale maniera. Un vantaggio di questo metodo è dato dalla sua capacità estremamente accurata di rilevare la domanda in tempo reale. Il denaro, dall’altra parte, non può attualmente tracciarla, perché chi semplicemente non può permettersi quel determinato bene non provvede a mandare segnali che possano influenzare lo stato dell’economia.

Un mercato è “una struttura che permette lo scambio di beni e servizi”. Data la scomparsa della proprietà, rimane poco senso nello “scambio”, quindi un rimpiazzo è ancora una volta reso necessario. Nel caso dell’RBE questa funzione viene soddisfatta da due strutture: la prima è il sistema di acquisizione in blocco (Lock Acquisition System – LAS) il quale gestisce i semafori per le risorse ed espone i dati della loro domanda. L’altra è il centro di accesso (Access Center – AC) consistente in una locazione fisica per usare, prelevare e allocare le risorse. Questi AC possono convenientemente essere facilmente interfacciati automaticamente con i LAS. Si suppone che il mercato distribuisca le risorse in accordo con le preferenze espresse, ma usando le risorse tramite gli AC queste preferenze vengono direttamente e vantaggiosamente trasformate in dati. Per prodotti di consumo usabili una sola volta questi sono espressi in unità discrete di prodotti o in masse di risorse sfuse. Quelli che rimangono anche dopo l’uso vengono misurati in tempo di utilizzo. Questi dati possono essere utilizzati dal kernel per gestire la distribuzione delle risorse su larga scala.

In ultimo, la speculazione viene definita come “una forma di investimento a rischio mirante a fornire [stocastica] protezione contro le carenze.” La speculazione può essere piuttosto distruttiva, essendo una forma di accaparramento, e possibilmente risultante in variazioni di prezzo che rendono la risorsa su cui si specula più difficile da acquisire per alcuni. Essa si basa sui prezzi e sulla proprietà privata, e quindi non sarebbe in grado di esistere al di fuori di un’economia di mercato. Al suo posto, un’RBE userebbe qualcosa come ad esempio una sovrapproduzione e bilanciamento del carico selettiva. Consisterebbe nella sovrapproduzione di alcune risorse di modo da sopperire ad eventuali carenze temporanee. Userebbe algoritmi matematici per determinare la classe e la magnitudine dell’eccesso di produzione e automaticamente spostare questi eccessi nelle regioni carenti. Una sorta di bilanciamento del carico nel traffico dati viene già impiegato per la prevenzione degli effetti legati a possibili disastri naturali.

In conclusione, sembra che lo sviluppo richiesto per adibire i già esistenti sistemi computazionali a funzioni economiche sia minimo. Con lo sviluppo di un piccolo gruppo di progetti pilota questi piani appena esposti potrebbero essere realizzati entro una decade. Molti sistemi già esistono, mentre i rimanenti hanno già una struttura definita o quantomeno possiedono metodi usati e comprovati. Finalmente, al contrario delle soluzioni economiche, tutte queste strutture sono comprovabili, computabili ed eque. Lo sviluppo di un kernel economico costituirebbe uno dei più rivoluzionari progetti che l’uomo abbia mai tentato di realizzare nel corso della storia.

Risorse Utili:

 

Fonte: Zeitnews

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

 

  Traduzione a cura di Denis Gobbi

L’amore di un padre contribuisce tanto quanto, e a volte anche di più, l’amore di una madre nello sviluppo di un bambino. Questa è una delle numerose scoperte fatte da una ricerca sul potere del rifiuto e dell’approvazione genitoriale nel plasmare le nostre personalità da bambini e in età adulta.

“Nel nostro mezzo secolo di ricerca internazionale, non abbiamo trovato nessun altro fattore tale da avere un effetto così forte e coerente sullo sviluppo della personalità come l’esperienza del rifiuto, soprattutto da parte dei genitori in età pediatrica”, spiega Ronald Rohner della University of Connecticut, co-autore del nuovo studio in “Personality and Social Psychology Review”.  “Ovunque i bambini e gli adulti – indipendentemente dalle differenze etniche, culturali e di genere – tendono a rispondere esattamente allo stesso modo quando percepiscono di essere respinti dalle loro figure di attaccamento”.

Esaminando 36 studi provenienti da tutto il mondo che hanno coinvolto più di 10.000 partecipanti, Rohner e il co-autore Abdul Khaleque hanno scoperto che in risposta al rifiuto da parte dei genitori, i bambini tendono a sentirsi più ansiosi e insicuri, così come più ostili e aggressivi nei confronti altrui. Il dolore del rifiuto – soprattutto quando si verifica in un lungo periodo di tempo durante l’infanzia – tende a permanere in età adulta, rendendo più difficile per gli adulti che sono stati respinti da bambini il formare relazioni sicure e fiduciose con i loro partner intimi. Gli studi si basano su sondaggi effettuati nei confronti di bambini e adulti consistenti nell’esaminare i gradi di accettazione o di rifiuto dei genitori durante la loro infanzia, completate da questioni poste a loro riguardanti la loro personalità.

Inoltre, afferma Rohner, dall’ultimo decennio di ricerche in psicologia e neuroscienze stà emergendo un evidenza rilevante: le stesse parti del cervello che vengono attivate quando le persone si sentono respinte vengono attivate anche quando l’esperienza del dolore è fisica. “A differenza di dolore fisico, tuttavia, le persone possono psicologicamente rivivere il dolore emotivo del rifiuto più e più volte per anni”, dice Rohner.

Quando si confronta l’impatto dell’amore di un padre rispetto a quello di una madre, i risultati provenienti da più di 500 studi suggeriscono che mentre i bambini e gli adulti sperimentano spesso più o meno lo stesso livello di accettazione o di rifiuto da ciascun genitore, l’influenza del rifiuto di un solo genitore – più spesso il padre – a volte può essere molto superiore a quello dell’altro.  Un team di psicologi provenienti da 13 paesi diversi che lavorano al “Father Acceptance Rejection Project ” hanno formulato una spiegazione a questa disparità:  i bambini e i giovani adulti tendono a dare maggiore attenzione a qualsiasi genitore che percepiscano avere un maggiore potere interpersonale. Quindi, se un bambino percepisce essere il padre ad avere maggior prestigio, può con alta probabilità essere lui ad avere più influenza sul figlio. Il lavoro stà continuando per comprendere meglio questo potenziale rapporto.

Uno dei più importanti messaggi da portare a casa provenienti da tutto questo lavoro di ricerca, afferma Rohner, è che l’amore paterno è fondamentale per lo sviluppo di una persona. L’importanza dell’amore di un padre dovrebbe contribuire a motivare molti uomini ad essere più coinvolti nella promozione della cura del bambino. Inoltre, egli dice, il riconoscimento diffuso dell’influenza dei padri sullo sviluppo della personalità dei propri figli dovrebbe contribuire a ridurre l’incidenza della “colpa materna” comune nelle scuole e in ambito clinico. “La grande enfasi sulle madri in America ha portato a una tendenza inappropriata nell’incolparle per i problemi di comportamento e del disadattamento dei bambini quando, in realtà, i padri sono spesso più implicati nello sviluppo di problemi come questi rispetto ad esse.”

Più informazioni possono essere reperite qui: “Transnational Relations Between Perceived Parental Acceptance and Personality Dispositions of Children and Adults: A Meta-Analytic Review

Fonte: Zeitnews.org 

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Traduzione a cura di Daniel Iversen

Durante la crescita, il feto riceve costantemente messaggi dalla madre. Non si sta parlando della percezione del battito del cuore o della musica che la madre fa ascoltare al bambino dall’esterno;  il feto riceve, attraverso la placenta, anche dei segnali chimici.

Un nuovo studio, che sarà pubblicato in “Psychological Science“, una rivista dell’ Association for Psychological Science, ha scoperto che questi messaggi chimici includono segnali sullo stato mentale materno.

Se la madre è depressa, questo andrà a incidere su come il bambino si svilupperà dopo la nascita.

In questi ultimi decenni i ricercatori hanno scoperto che l’ambiente entro il quale si sviluppa il feto – il ventre materno – è molto importante. Ancuni degli effetti sono ovvi. Bere e fumare, per esempio, puo essere devastante, altri effetti sono piu sottili.  Dagli studi si è visto che le persone nate durante la grande carestia olandese del 1944, soprattutto chi aveva avuto madri affamate, era predisposto a sviluppare più tardi problemi di salute come obesità e diabete.

Curt A. Sandman , Elysia P. Davis e Laura M. Glynn dell’Università di California-Irvine  studiano come lo stato psicologico della madre influsce sul feto.
Per fare questo hanno reclutato donne in cinta controllando la loro depressione prima e dopo il parto. Hanno fatto test anche sui bambini per controllare il loro sviluppo.

I risultati sono stati molto interessanti:  il fattore piu importante per il bambino era se gli ambienti prima e dopo il parto coincidessero. I bambini che, nel corso della ricerca, stavano meglio, erano sia quelli aventi una madre sana prima e dopo il parto, sia quelli che avevano una padre stressata prima e dopo il parto.

Quello che rallentò lo sviluppo di questo bambini fu il cambiamento delle condizioni, da pre a post parto: madre depressa prima ma sana dopo il parto, o madre sana prima e depressa post parto.

“Dobbiamo ammetterlo” dice Sandman “la solidità dei nostri risultati ci ha sorpreso”

Ora, un’interpretazione cinica di questi dati ci direbbe che se una donna è depressa prima del parto, bisognerebbe lasciarla in quelle condizioni, per il benessere del bambino.

“Un’approccio piu ragionevole sarebbe curare quelle donne che presentano una depressione pre-natale” afferma Sandman “Sappiamo come comportarci di fronte a sintomi di depressione”.

Il problema è che raramente nelle donne viene controllata la depressione pre-parto.

A lungo termine, afferma Sandman, l’avere una madre depressa potrebbe portare a problemi neurologici e psichiatrici.

In un’altro studio la sua squadra ha scoperto che bambini più vecchi, con madri ansiose durante la gravidanza, uno stato che spesso è concomitante con la depressione, hanno delle differenze in alcune strutture del cervello.

Ci vorranno studi di decenni per capire esattamente cosa vuol dire per lo sviluppo a lungo termine di un bambino avere una madre depressa.

“Crediamo che il feto umano sia un partecipante attivo del suo proprio sviluppo e raccoglie informazioni per la vita dopo la sua nascita”.
Sandman dice: “E’ la preparazione per la vita in base ai messaggi forniti dalla madre”

Titolo originale :  “Prescient human fetuses thrive.”

Fonte: Zeitnews.org

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.