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Traduzione a cura di Denis Gobbi

L’educazione è probabilmente una delle aree che ricaverà maggiori benefici da parte della tecnologia di stampa 3D sul lungo periodo. Il problema consiste prima di tutto nel far entrare questi apparecchi all’interno delle scuole.

Con prezzi che variano generalmente dai 400 ai 3.000 dollari le tipiche stampanti 3D non sono economiche, e con i sempre più ristretti fondi destinati all’istruzione sia negli Stati Uniti che oltreoceano, semplicemente moltissime scuole non possono permetterselo, senza menzionare il tempo e i mezzi richiesti per formare adeguatamente gli insegnanti a utilizzarle.

Il CEO di MakerBot Jenny Lawton al CES di quest’anno ha dichiarato che la stampa 3D diverrà di uso comune e comincierà a esplodere   quando un intero ciclo educativo verrà esposto a tale tecnologia. Come già accaduto con noi e l’esposizione ai computer desktop negli anni ’80 e ’90, non possiamo pensare oggigiorno di non averne accesso, così un domani anche i bambini di oggi potrebbero pensare lo stesso a proposito delle stampanti 3D.

Gli Stati Uniti comprendono chiaramente l’importanza di questa tecnologia, il particolare il Presidente Obama. In aggiunta agli investimenti per portare la manifattura di nuovo sul terreno americano, egli ha menzionato l’importanza della stampa 3D in diverse occasioni, visitando strutture produttive che le stanno già utilizzando, arrivando a parlare di questa tecnologia addirittura in uno dei suoi discorsi sullo stato dell’unione.

Detto questo arrivano notizie da Taipei (oggi Taiwan) dove Simon Shen, CEO del Gruppo Kinpo – azienda partner di XYZprinting – rivela che la Cina stà per fare un grande passo in avanti rispetto agli Stati Uniti a tal proposito.

Secondo Shen, il governo cinese ha un nuovo progetto riguardante l’installazione di una stampante 3D in ognuna delle 400.000 scuole elementari nell’arco dei prossimi due anni. Questi numeri potrebbero destare sorpresa principalmente per due motivi. Prima di tutto, queste sono MOLTISSIME scuole.  Negli Stati Uniti, esistono approssimativamente 70.000 scuole elementari, e all’incirca 100.000 scuole pubbliche. Come nazione potremmo facilmente confrontare le ambizioni della Cina. Se una stampante 3D media costa 1.000 dollari, ciò richiederebbe circa 100 milioni di dollari da aggiungere ai fondi educativi della nazione. Sembra molto denaro, e certamente lo è, ma ciò richiederebbe soltanto una tassa di 0,30$ per ogni uomo, donna, bambino di questo paese.

In più, il fatto che Gartner predica un totale di 217.000 stampanti 3D spedite quest’anno e il doppio per il 2016, circa 434.000 unità, ci fà pensare di aver sottostimato la vastità di questo mercato ancora una volta.

XZYPrinting ha annunciato due settimane fà di aver stretto una collaborazione con Magic Factory, un nuovo sussidiario e-commerce del gruppo Lenovo, per la distribuzione delle loro stampanti 3D e che si pianifica di spedire 100.000/120.000  unità solo per quanto riguarda quest’anno.

Il mercato stà crescendo più velocemente di quanto alcuni dei più bravi analisti abbiano previsto. Mano a mano che le scuole verranno dotate di questi strumenti e dei mezzi necessari a educare le masse, il tasso di adozione crescerà di conseguenza. Con il recente piano della Cina riguardo il futuro dell’educazione, la palla ora passa chiaramente a Obama. Con poco meno di due anni a fine mandato egli elaborerà un piano simile a quello pianificato da loro? Possiamo solo che sperarlo!

Simon Shen, CEO del gruppo Kinpo

Per quanto riguarda i dettagli dell’impressionante progetto della Cina, nulla è stato ancora dichiarato al pubblico, ma sarà interessante vedere queli stampanti 3D decideranno di utilizzare nelle scuole. XYZprinting offre stampanti per meno di 500 dollari, i suoi uffici risiedono in Cina e c’è una concreta possibilità che possano esser loro a contribuire in larga parte al progetto. Di fatto, Shen ci conta, aggiungendo:

Sarà il nostro motore di crescita per il nostro terzo e quarto trimestre

Sentiamo la tua opinione su questi piani ambiziosi del Governo Cinese, e se pensi che qualcosa di simile debba venir fatto in altri paesi. Commenta nella discussione su 3DPB.com.

Fonte: 3Dprint.com

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Stampante 3D MakerBot

Stampante 3D MakerBot

E’ da un pò di anni che alla Maker Fair hanno fatto la loro comparsa, ma quest’anno qualcosa era cambiato. Non solo erano lì, erano DAPPERTUTTO. In qualunque direzione ci si voltasse sembrava esserci uno stand con una MakerBot o un altra stampante che emetteva un ronzio creando una sorta di oggetto in plastica appositamente progettato, dimostrando di poter ottenere qualsiasi componente adatto al progetto sul quale potrebbero lavorare.

Uno dei partecipanti della Maker Fair ha voluto fare un censimento e ci ha detto “Tutto sommato ho visto 55 stampanti 3d alla fiera, di cui ben 23 erano progetti e design unici”.

Stampante 3D Touch

Stampante 3D Touch

Questo vuol dire tanto per la stampa 3d. Grazie a MakerBot e a Cubify, essa è diventata accessibile a moltissimi produttori, anche quelli dotati di piccoli budget. E quando si tratta di produrre componenti per un nuovo progetto, eccola lì pronta a fare il suo lavoro.

Cubify è una stampante 3d mostrata quest’anno al CES ad un pubblico entusiasta, le cui spedizioni partiranno questo mese, e secondo il produttore le prenotazioni sono alle stelle. Chiaramente c’è un alta richiesta, e vale anche per la MakerBot, la stampante che si può costruire a casa propria.

Le stampanti 3d usano tipicamente per stampare plastica ABD o PLA per stampare i progetti con meno sprechi di materiale. Tuttavia possono essere modificate per usare altro, ad esempio purè di patate o cioccolata. La stampa 3d stà prima di tutto portando una rivoluzione verde nella manifattura: si crea ciò di cui si ha bisogno QUANDO e DOVE se ne ha effettivamente bisogno,  invece di fare affidamento su magazzini pieni di pezzi “più o meno adatti” messi li ad attendere e prodotti a lunga distanza, và da se che questo implica un aumento dell’efficienza produttiva e logistica senza precedenti. 3D System Corporation, la società che stà dietro a Cubify e alla stampante 3D Touch mostrata qui stanno non solo lavorando per democraticizzare la creatività ma anche per farlo in maniera sostenibile.

Stampante 3D Cubify

Stampanti 3D Cubify

Il CEO Abe Reichental ci ha detto che l’azienda stà già lavorando per lanciare diversi programmi di ecosostenibilità come ad esempio un sistema di crediti per chi invia all’azienda le stampe 3d con difetti o venute male, crediti che si potranno utilizzare per acquistare cartucce nuove per ricaricare le proprie stampanti. In questo modo gran parte dei prodotti delle stampanti non dovrà nemmeno passare per le discariche creando un circolo virtuoso con i consumatori/produttori.

La sostenibilità come già detto è una priorità per la compagnia, ma si sta lavorando anche per portare questa tecnologia alle masse. Reichental ci ha confidato che suo nonno era un calzolaio, e nel momento in cui prendeva la misura del tuo piede avrebbe fatto un paio di scarpe perfette e su misura per te. Al giorno d’oggi portiamo i nostri piedi in un negozio dove troviamo diversi modelli di scarpe già prodotte, che devono incontrare non solo i nostri gusti personali ma anche la comodità per i nostri piedi unici e, molto spesso, la comodità viene sacrificata in favore dell’estetica. La stampante 3d fa esattamente la stessa cosa del vecchio calzolaio: crea al momento un oggetto su misura per noi che incontra tutti i nostri gusti e le nostre esigenze. La capacità di fabbricare le cose di cui abbiamo bisogno quando ne abbiamo bisogno, senza sprechi e senza affidarsi a impianti di produzione distanti, sta finalmente tornando. Il potenziale è evidente e 3D Systems sta già portando Cubify nelle scuole ed insegnando agli studenti come usarla nel creare oggetti nuovi in un processo che incoraggi la progettazione, l’ingegnerizzazione, la programmazione, l’arte e molte altre importanti competenze che possono essere sviluppate efficacemente grazie a questo metodo.

La stampa 3D è arrivata, ed è chiaro quest’anno come non sia più relegata a chi ha abbastanza soldi e competenze di programmazione per potersele permettere. E’ una tecnologia che stà prendendo piede ovunque e tra chiunque. Un paio di anni fa era considerata quasi fantascienza, ed invece eccola qui pronta ad irrompere nelle case di ognuno. Tutto ora sembra possibile, anche un ritorno della manifattura su piccola scala e alla produzione in proprio dei pezzi di ricambio per le società che effettuano riparazioni di qualsiasi genere, il tutto a beneficio dell’efficienza industriale e, quindi, dell’ambiente.

Fonte: zeitnews.org

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Traduzione a cura di Maurizio Bisogni

PREMESSA: Prima di tradurre questo articolo, tratto da un noto quotidiano inglese, che mi interessava particolarmente per l’utilizzo delle stampanti 3D nel settore alimentare, ho dovuto considerare se l’uso degli OMG sia etico, giusto e sicuro. Da buon italiano residente all’estero ed esposto volente o nolente alle OMG, ma contrario ad esse, mi sono posto il problema di una alimentazione nel lungo periodo sostenibile sia per una umanità di miliardi di persone, e sia in termini di risorse “terricole”. Sarebbe giusto usare l’OMG qualora il pianeta per tanti motivi non ce la facesse con quella organica? Non saprei dare una risposta, e penso che prenderei posizione solo se la qual cosa succedesse. Allora la chiave per leggere quest’articolo e’ puramente di sola informazione e non di sostegno all’OMG. Un’ulteriore precauzione: non confondete la stampante 3D con i cibi modificati geneticamente. La prima solo serve per confezionare piatti, come se fosse una pentola, o una siringa per panna. Per alimentare la stampante si possono usare cibi convenzionali, “gelatine” e OGM.

Detto questo, vi auguro buona lettura!

Lo scienziato olandese Mark Post regge in mano campioni di carne in vitro, coltivate in laboratorio. Fotografia: Francois Lenoir / Reuters

Andrew Purvis indaga se le stampanti 3D, usando carne artificiale e geneticamente modificata, possano produrre cibo, riducendo il futuro impatto ambientale che esso genera.

Prima della fine dell’anno, se il professor Mark Post dell’Università di Maastricht avrà successo, il primo burger al mondo in provetta sarà grigliato alla fiamma presso Heston Blumenthal al ristorante The Fat Duck, vicino alla città di Bray. Sarà servito ad un personaggio famoso, ospite per l’occasione. I pasti in questo ristorante non costano poco, ma questo li batterà tutti. Infatti questo sarà il culmine di un progetto di ricerca dal valore di € 250.000, ed è una pietra miliare nella ricerca per trovare nuovi modi per nutrire la popolazione mondiale, senza distruggere il pianeta.
Il suo petri-dish (ricetta in provetta) sarà realizzato sulla base di una miscela di grasso e muscolo di bovino cresciute da cellule staminali in una coltura immersa in siero di vitello fetale (che è plasma sanguigno, senza gli agenti della coagulazione). Questa tecnologia è stata sperimentata nel mese di Febbraio. Può sembrare meno appetibile di un Big Mac – ma potrebbe portare enormi benefici ambientali. La produzione di carne con questo processo si tradurrebbe in una riduzione del 96% delle emissioni di gas serra rispetto agli animali di allevamento, e consuma in meno il 45% dell’energia, 1% della terra e il 4% di acqua associata alla produzione di carne bovina convenzionale.
Nel frattempo, alla Cornell University di New York, il laureando dottore in ricerca, Jeffrey Lipton ha sviluppato una stampante 3D per il cibo che deposita versioni liquide degli alimenti, punto per punto, strato dopo strato, al fine di realizzare pasti commestibili. “Finora abbiamo stampato di tutto dal cioccolato, formaggio, capesante, tacchino e sedano”, dice. Attualmente, la tecnologia utilizza versioni liquide o fuse di ingredienti prodotti convenzionalmente, ma lo scopo è quello di creare una gamma di ‘inchiostri alimentari, idrocolloidi – sostanze che formano dei gel a contatto con l’acqua”.
Homaru Cantu, un cuoco che ha usato la stampante per fare sushi, pensa che questo potrebbe avere grandi implicazioni per la sostenibilità, anche perché non ci sarebbe bisogno di ingredienti freschi, e quindi di generare rifiuti alimentari. “Imaginate”, dice, “di essere in grado di crescere, cucinare o preparare i cibi, senza l’impatto negativo industriale. Dai fertilizzanti al confezionamento, la catena di produzione del cibo potrebbe essere quasi eliminata”.
E’ un mondo nuovo nella ricerca scientifica che offre grandi possibilità, ma una domanda sorge spontanea: sono sostenibili queste tecnologie? Saranno in grado di fornire cibo più salutare per noi, prodotto a basso costo per l’ambiente, e distribuito in modo più efficiente o commercializzato in modo più equo?
Diventando le diete “occidentali” sempre più popolari nelle economie in sviluppo, le stampanti 3D potranno aiutarci a soddisfare la domanda, senza ulteriormente esaurire le risorse del pianeta? Ed in pratica, potranno essere dimensionate in modo conveniente – per fare la differenza?
“Tecnologicamente, sarà possibile sostituire tutta la produzione convenzionale di carne con la carne coltivata”, dice Hanna Tuomisto, il ricercatore dell’Università di Oxford che ha analizzato i benefici ambientali del metodo di Mark Post. “Tuttavia esistono problemi politici, di finanziamento e normativi. Inoltre gli allevatori osteggiano questa tecnologia perché minaccia il loro lavoro. Questo è un falso problema perchè non abbiamo intenzione di eliminare tutta la produzione convenzionale in un sol colpo. La domanda globale di carne aumenta continuamente, quindi questa carne coltivata potrebbe aiutare soddisfare la domanda in eccesso. ”
La stampante per alimenti del Dr Lipton potrebbe anche diventare globale, un elettrodomestico comune in tutte le cucine come il frullatore. Groves Kathy, una microscopista consulente alla Food Research Leatherhead, nel Surrey UK, ne vede chiaramente i vantaggi. “Evita molti problemi legati all’innovazione di prodotto, produzione e stoccaggio, dice. “E’ un processo efficiente, e si ottiene un prodotto consistente, con molte varietà, e quindi sono sicura che avrà successo”.
Secondo Groves, la chiave del successo per lo sviluppo sostenibile del 3D printing sono le nanotecnologie – minuscole particelle, meno di un miliardesimo di metro di diametro, per realizzare di tutto, dall’ imballaggio ai prodotti chimici di sintesi, agli alimenti per la salute. In Germania, la Aquanova, azienda R & D ha sviluppato un sistema basato su nano-carrier, chiamato NOVASOL, per l’introduzione di nutrienti negli alimenti e bevande in un modo da renderli più assorbibili. L’azienda chimica BASF sta facendo lo stesso con licopene estratto dal pomodoro, noto per combattere il cancro. In Australia, il ‘micro-incapsulamento’ – che circonda minuscole particelle o goccioline con un rivestimento – è stato utilizzato per mascherare il sapore e l’odore dell’ olio di tonno aggiunto alla gamma ‘UP’ di pane venduto con la marca Top Tip. Ciò aumenta l’effetto positivo dell’Omega-3.
La nanotecnologia ha la maggiore possibilità di successo, Groves puntualizza, non nel settore nutrizionale, ma nel packaging ‘intelligente’ che permette la riduzione degli sprechi alimentari . Gli imballaggi potrebbero cambiare di colore quando il cibo si deteriora, rendendo più certa la rimozione dei cibi avariati dagli scaffali. Ancora più”smart” è un marker con una X invisibile stampato con un composto di nano-argento. “Quando il cibo, soprattutto la carne, inizia a deteriorarsi a causa dell’attività microbica, rilascia solfuro di idrogeno”, afferma il dottor Qasim Chaudhry, Principal Research Scientist presso l’Agenzia di Ricerca Alimenti e Ambiente. “Questa reagisce con l’argento e la X diventa visibile.” La Waste Resources Action Programme e (WRAP) stima che 800.000 tonnellate di cibo, del valore di € 2 miliardi, viene buttata via ogni anno in Gran Bretagna, nella convinzione errata che sia avariata. L’etichettatura intelligente potrebbe impedirlo.
Altrettanto promettenti sono i nano-formulati pesticidi e fertilizzanti che potrebbero, paradossalmente, ridurre l’inquinamento. Particelle nanodimensionate hanno una superficie molto più ampia, per equivalenza di peso, rispetto ai materiali convenzionali, rendendoli quindi più reattivi. “Avremmo cosìbbisogno di una quantità estremamente minore di fertilizzanti in grado di coprire un’aree molto più grandi”, ha detto Chaudhry. Allo stesso modo, nano-additivi negli alimenti per animali possono migliorare l’assorbimento di integratori minerali come il rame e lo zinco, il che porterebbe minor inquinamento della terra e dell’acqua.
Ma a fronte di questi vantaggi, il grosso problema è l’incertezza sulla sicurezza e salute pubblica di questi materiali. “Relativamente poco si sa circa il modo in cui i nanomateriali si comportano una volta ingeriti nel cibo”, afferma il dottor Sandy Lawrie, responsabile dei nuovi prodotti presso la Food Standards Agency. ” le nanostrutture di una data sostanza possono comportarsi diversamente da altre forme più grandi della stessa sostanza.” Prima che tali prodotti possano essere commercializzati nell’UE, devono essere sottoposti ad una valutazione approfondita sulla sicurezza, caso per caso – anche se i materiali nel settore dell’imballaggio, che non migrano negli alimenti, in teoria potrebbero essere trattati con maggiore indulgenza.
Un altro inconveniente è l’ opposizione pubblica, come nel caso della modificazione genetica (OMG). Una ricerca effettuata dalla Food Standards Agency nel 2010-11 ha mostrato come le persone siano più inclini ad accettare i nano-alimenti con un evidente e diretto beneficio per la salute, di quanto lo siano nel caso di applicazioni per migliorare la consistenza o il sapore.
Tuttavia, sono i metodi collaudati di genetica vegetale e l’allevamento, praticata nel corso dei secoli, che hanno dato i risultati più sostenibili. Presso l’Istituto Nazionale di botanica agricola (NIAB), attraverso incroci è stata prodotta una varietà di grano che fiorisce a Gennaio. Questo significa che il grano può attecchire sia quando c’è umidità intorno, quanto in climi più caldi, e quindi anche in Gran Bretagna, dove la siccità potrebbe significare disastro per gli agricoltori.
Le prove condotte dal John Innes Centre di Norwich hanno dimostrato che i benefici. sono significativi”, dice Ros Lloyd del NIAB, “aumento della produzione fino al 33% nel sud Europa” ed una corrispondente diminuzione delle emissioni di gas serra per tonnellata. Dal 1960, le rese del frumento sono aumentati da 1.400 kg a 6.000 kg per ettaro, anche in assenza di OMG. “E ‘molto importante”, dice Lloyd, ” migliorare la consapevolezza tra i legislatori, ricercatori, aziende agroalimentari ed i consumatori dei benefici enormi da sfruttare in offerta, attraverso programmi innovativi di incrocio, che permettano di sfruttare il potenziale genetico delle piante. Per Dan Crossley, un esperto di sistemi alimentari sostenibili al “Forum for the Future”, il rischio è che alcune tecnologie possano erodere il valore del cibo e rendere le persone ancora più scollegate dalla loro cena. “Non dobbiamo sottovalutare il potere delle culture alimentari vibranti”, dice. “Sono molto aperto all’idea che alcuni dei nostri ingredienti potrebbero provenire da piastre di Petri o stampanti in futuro, ma mi piacerebbe rifuggire dal credere che questo tipo di tecnologie possano risolvere la nostra crisi alimentare globale da sole. Ecco perché vorrei vedere piuttosto la tecnologia utilizzata per ricollegare le persone con ciò che mangiano”.
Questo è esattamente ciò Ed Dowding ha realizzato con la piattaforma web e smartphone, chiamata Sustaination e che mette in contatto i produttori con i compratori locali. La sua opinione è che: “Se molti cambiamenti saranno necessari, la cosa che tutti avranno bisogno sarà informazione.” L’idea di Dowding è di costruire una rete di coltivatori, distributori e centri comunitari sulla base di un modello hub locale. “L’applicazione fornisce una mappa esplorabile”, spiega, “in modo da poter vedere non solo chi vende certi prodotti, ma anche i loro collegamenti con i fornitori.”
I guadagni in termini di efficienza saranno impressionanti, ed il cibo andrà più dove è richiesto, con meno rifiuti lungo tutta la catena di distribuzione. Se si aggiunge a questo sistema dell’open sourcing, in modo che le persone possano condividere le loro esperienze, aggiornamenti di stato in diretta (offerte speciali giornaliere) e prezzi da mercato equo e solidale – in base a dati, non congetture – si ha un potente strumento per ottenere alimenti freschi e coltivati localmente. Questo potrebbe portare ad una cucina più naturale e succulenta.

Fonte: Guardian.uk

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Traduzione a cura di Maurizio Bisogni

Un nuovo processo di stampa 3D sviluppato presso l’Università di Glasgow potrebbe rivoluzionare il modo con cui scienziati, medici e anche il pubblico in generale potrebbe creare prodotti chimici.

Il professor Lee Cronin, presidente della facoltà “Gardiner” di Chimica presso questa Università, crede che la sua ricerca potrebbe portare allo sviluppo di costruttori chimici ad uso domestico che i consumatori potrebbero utilizzare per progettare e creare medicine in casa.

Un documento di una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature Chemistry”, sottolinea che questo processo è stato testato e risulta funzionante. Utilizzando una stampante 3D disponibile in commercio, gestita da un software open-source, il professor Cronin e il suo team hanno costruito quello che chiamano il ‘reactionware’, speciali provette per le reazioni chimiche realizzate con un gel polimerico che diventa attivo a temperatura ambiente.

Con l’aggiunta di altre sostanze chimiche al gel depositato dalla stampante, il team dei ricercatori sono stati in grado di rendere il vaso stesso parte del processo di reazione. Mentre ciò è comune in operazioni di ingegneria chimica su larga scala, lo sviluppo di “reactionware” rende possibile per la prima volta realizzare piccole provette “personalizzate” per colture di laboratorio.

Professor Cronin ha detto: “Già da tempo era possibile avere materiali di laboratorio su misura, per includere, ad esempio, finestre o elettrodi, ma era particolarmente costoso in termini finanziari e di tempo. Adesso siamo in grado di fabbricare questi “vasi” reactionware utilizzando una stampante 3D in un tempo relativamente breve. Anche le provette più complicate sono state realizzate soltanto in poche ore.

“Rendendo il “vaso” stesso parte del processo di reazione, la differenza tra il reattore e la reazione diventa nulla. Si tratta di un nuovo modo di pensare per i chimici, e ci offre un controllo molto specifico delle reazioni, perché siamo in grado di perfezionare continuamente il progetto dei supporti, come richiesto.

“Per esempio, i disegni iniziali del “reactionware” hanno permesso di sintetizzare ben tre nuovi composti precedentemente sconosciuti e arrivare ad una quarta reazione unicamente modificando la composizione chimica del reattore.”

Sebbene la tecnologia che stanno sviluppando è ancora in una fase iniziale, il team, composto da ricercatori del Dipartimento di Chimica e della Scuola di Fisica e Astronomia dell’Università, sta anche valutando le implicazioni a lungo termine degli sviluppi nella tecnologia di stampa 3D.

Il professor Cronin ha aggiunto: “le stampanti 3D stanno diventando sempre più comuni e convenienti. E del tutto possibile che, in futuro, potremmo vedere avanzamenti in ingegneria chimica, che oggi sono estremamente costosi, filtrare dal basso, dai laboratori e dalle piccole imprese commerciali.

“Ancora più importante: potremmo utilizzare le stampanti 3D per rivoluzionare l’accesso all’assistenza sanitaria nel mondo in via di sviluppo, permettendo che la diagnosi e il trattamento avvenga in un modo molto più efficiente ed economico di quanto sia possibile ora.

“Potremmo anche vedere le stampanti 3D arrivare nelle case e diventare costruttori di oggetti domestici, compresi i farmaci. Forse con l’introduzione di “apps” software attentamente controllate, simili a quelle disponibili da Apple, potremmo permettere ai consumatori di accedere in tempo reale da casa a medicine calibrate da uno specialista ”

La relazione del Prof. Cronin, intitolata “Integrated 3D-printed reactionware for chemical synthesis and analysis” (“reactionware” integrato e stampato tridimensionalmente per sintesi chimica e analisi), è stata pubblicata su Nature Chemistry.

Per maggiori informazioni:http://dx.doi.org/10.1038/nchem.1313

Estratto
La stampa Tridimensionale (3D) ha il potenziale per trasformare la scienza e la tecnologia, creando su misura, elettrodomestici a basso costo che in precedenza richiedevano strutture dedicate alla produzione. Un’attraente, ma inesplorata, applicazione è quella di utilizzare una stampante 3D per avviare reazioni chimiche stampando i reagenti direttamente in una matrice 3D “reactionware”. E’ quindi possibile progettare, costruire e gestire digitalmente reazioni chimiche su piccola scala. Utilizzando una stampante a basso costo 3D e un software di progettazione open-source abbiamo prodotto “Reactionware” per la sintesi organica e inorganica, che include componenti stampabili quali catalizzatori, elementi per l’elettrochimica e l’analisi spettroscopica. Questo permette di monitorare reazioni chimiche dove avvengono, e ciò comporta che architetture differenti potrebbero essere sottoposte a controllo sulla loro efficacia per specifici processi, con un meccanismo di feedback digitale per l’ottimizzazione del dispositivo stesso. Inoltre, solo modificando l’architettura reactionware, si possono modificare i risultati della reazione. Nel complesso, questo approccio comporta costi relativamenti bassi, automatizzazione e riconfigurabilità della piattaforma di lavorazione della sostanza chimica, rendendo le tecniche di ingegneria chimica accessibili ai tipici laboratori di sintesi.

Fornito dalla Università di Glasgow

Fonte: Physorg

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Traduzione a cura di Claudio Galbiati

Da quando si è iniziato a unire i mattoncini LEGO alla tecnologia, abbiamo visto i loro maghi creare cose incredibili.
Un quattordicenne genio dei Lego, Leon Overweel, ha usato le sue abilità per costruire la sua stampante LEGO personale! Chiamata LEGO Mindostorms NXT ( o PriNXT), la macchina usa tre motori per controllare una penna ad essa collegata, che disegna oggetti e scrive messaggi.


Precedentemente Leon aveva costruito un incredibile braccio robotico e poi, usando la sua conoscenza dei LEGO, l’ha usata nel progetto seguente. Fatta con mattoncini grigi, rossi e bianchi, la mini-stampante sembra una versione giocattolo di una stampante di progetti. Completa di ingranaggi, cavi e telecomandi, la stampante LEGO è un sogno per i progettisti del futuro.

Utilizza tre motori che lavorano insieme – uno muove la penna, che disegna su pezzi di carta, gli altri due controllano il movimento della penna – un motore la muove su e giù, l’altro la muove a destra o sinistra. I complicati ingranaggi e le cremagliere mantengono il movimento fluido, per curve e svolte complesse.

Sensori di contatto aiutano a calibrare il robot, e dicono ai motori dove depositare ogni tratto di penna. Un sensore di colore è avviato quando il disegno è finito, dicendo al robot di fermarsi.

Per creare ogni immagine, Leon importa il disegno scelto su Paint.NET per modificarlo, poi lo esporta come file .PBM, che traduce l’immagine in una serie di 1 e 0. Dopo un ulteriore formattazione, l’immagine finale è quindi formattata con RobotC e inviata a PriNXT.
I disegni creati dalla stampante LEGO assomigliano a versioni pixelate di facce, lettere e figure – ma stampati con un marcatore.
Non aspettiamo altro che la prossima invenzione di Leon!

Fonte: Zeitnews

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