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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Mentre le stampanti 3D diventano sempre più popolari, le loro possibilità possono divenire limitate se non si dispone delle abilità necessarie nel creare modelli 3D personalizzati. Questo ha spinto e portato alla creazione di software più intuitivi e semplici, ma anche alla progettazione di scanner 3D convenienti capaci di digitalizzare oggetti reali. Il “Photon” 3D di Matterform è l’ultimo sviluppato nonchè più conveniente dispositivo di questa categoria, la cui creazione è divenuta possibile grazie ad una campagna di crowdfunding completata con successo.

Lo scanner 3D "Photon" della Matterform è una soluzione alla portata di creatori e artisti

Lo scanner 3D “Photon” della Matterform è una soluzione alla portata di creatori e artisti

Il “Photon Scaner 3D”, il quale analizza gli oggetti grazie ad una fotocamera ad alta definizione e un doppio laser, è relativamente piccolo come dimensioni, perciò può scannerizzare solo oggetti grandi al massimo 190 x 190 x 250 mm. Secondo Matterform lo scanner è facile da usare, richiede solo un minimo set-up, e può scannerizzare qualsiasi oggetto in meno di tre minuti.  I dati possono successivamente essere esportati nei formati più comuni (.STL, .OBJ e .PLY) così da essere pronti da usare con stampanti 3D o da modificare con altri software di modellazione.

Un modello di cappello scannerizzato tramite il Photon 3D Scanner

Un modello di cappello scannerizzato tramite il Photon 3D Scanner

Sfortunatamente la compagnia non ha risposto alla richiesta di foto aggiuntive riguardanti i risultati degli scan, ma da quanto si evince in questa limitata galleria gli essi non sembrano essere così fedeli quanto alcuni suoi competitori. A differenza dello scanner “CADScan3D” ad esempio, la Photon non genera dati riguardanti il colore e scannerizza soltanto lungo il piano orizzontale (il che può risultare in riproduzioni incomplete a causa delle parti occultate dall’oggetto stesso, infatti nella foto il modello 3D del cappello viene accuratamente nascosto nella parte superiore probabilmente per nascondere difetti)

In ogni caso, questi compromessi sembrano essere accettabili dato il prezzo con cui questa soluzione approda sul mercato, ovvero 440$: meno della metà di una CADScan3D. Oltretutto, anche se ancora non è stato comunicato il prezzo della Makerbot Digitizer, esso sarà quasi certamente superiore. Dopo aver doppiato il traguardo stabilito su indiegogo in meno di 10 giorni, i primi utilizzatori otterranno i primi modelli a Luglio.

Incontriamo gli ideatori e ammiriamo lo scanner in funzione nel video sottostante.

Fonte: gizmag

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Se dopo aver letto il titolo vi siete immaginati una costudia stampata tridimensionalmente, contenente un paio di cuffie con tutta la parte elettronica rubacchiata qua e la e assemblata rozzamente,  per questa volta vi perdoneremo. Non sono così le cuffie low-fi Hi-Tech di JC Karich, dove molte delle parti funzionanti tra cui gli stessi auricolari sono stati stampati. Anche le parti non stampate sono state completamente create a partire da materiali di base.

Completamente stampata in 3D, nessuna delle parti è stata prelevata da cuffie/auricolari tradizionali.

Completamente stampata in 3D, nessuna delle parti è stata prelevata da cuffie/auricolari tradizionali.

Karich scrive che la vera sfida è stata la scelta della migliore combinazione di parti stampate in 3D, le quali includono un altoparlante sottilissimo completo di una guida per collegarvi il cavo.

Sebbene stampata anchessa in 3D, anche la fascia risulta flessibile grazie al suo design ondulato.

Sebbene stampata anchessa in 3D, anche la fascia risulta flessibile grazie al suo design ondulato.

Incredibilmente, Karich ha anche stampato un jack audio standard, avvolto con del filo per garantire la connessione necessaria. Funziona, sostiene Karich, senza alcun rischio di inceppamento.

Il jack audio? Stampato in 3D!

Il jack audio? Stampato in 3D!

Karich sostiene che la qualità generale è buona, ma le cuffie richiedono un’amplificazione alimentata esternamente durante l’ascolto con lettori musicali portatili. Gli scettici sono invitati a provare di persona: Karich ha condiviso i file necessari su Thingiverse.

Coloro che intendono stampare solo l’alloggiamento e inserire l’elettronica separatamente possono affidarsi ad altri progetti come le cuffie 13:30.

 

Fonte: karich.cl

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

A mano a mano che la stampa 3-D si diffonde sempre più, cominciamo a sentire sempre più il bisogno di nuovo materiale per alimentarla e creare  i nostri giocattoli e gadget. Che ne dite del contenuto del vostro bidone della plastica?

RiciclaPlastica

 Non è troppo lontano un futuro nel quale tutti useremo stampanti 3-D per stampare nuovi organi, ossa, cibo e così via, dovremmo guardarci alle spalle e ringraziare Tyler McNaney, principale al secondo anno di ingegneria meccanica al Vermont Technical College che ha ideato il “Filabot”: un sistema di estrusione di plastica 3-D, che utilizza plastica riciclabile per ricavarne bobine da poter utilizzare nelle stampanti 3-D.

Al giorno d’oggi per procurarsi un Kg di plastica in filamento da poter utilizzare in una stampante 3-D come ade esempio la MakerBot, tocca spendere intorno ai 40$. Ma tutte queste bottiglie dell’acqua minerale, dei detersivi ed altri componenti d’imballaggio dei prodotti che ricicliamo (vero? ;-)) ogni settimana? Queste sono praticamente risorse gratuite. La macchina di McNaney utilizza qualsiasi plastica riciclabile e macina, fonde ed estrude il materiale di modo che possa essere arrotolato su una bobina ed utilizzato per la stampa 3-D. In accordo con il video di McNaney su Kickstarter, questa macchina può creare due metri e mezzo di bobina a partire da un paio di bottiglie di plastica come quelle del latte o dei detergenti.

La Filabot è relativamente piccola, progettata per poter stare comodamente sopra ad una scrivania, accanto a un computer e a una stampante 3-D.

McNaney spiega le sue motivazioni che l’hanno portato ad inventare questa macchina sulla pagina Kickstarter di Filabot.

L’estrusione ed il riciclo della plastica sono conosciuti fin dalla sua invenzione. Di cosa pensi siano fatte le bobine che compri online? Ci sono ancora pochi siti ed utenti che hanno cominciato ad utilizzare questo sistema, ma nessuno l’ha portato ad una scala ove il sistema risulta semplice e facile da utilizzare. Il solo obiettivo di Filabot è quello di ottenere un sistema che sia completo, economico e affidabile nell’uso.

La campagna Kickstarter di McNaney ha raccolto 32,330$, il cui ora si stà dedicando alla produzione della prima partita di ordini di Filabot (costo per i sostenitori iniziali di 350$). E dopo di questo? Filabot renderà molto più facile agli amanti della stampa 3-D la creazione di ogni sorta di oggetto 3-D. Purtroppo però la stampa casalinga di ossa e organi in 3-D, dovrà ancora aspettare.

Fonte: CoExist; Kickstarter Filabot; Sito ufficiale Filabot

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

La stampa 3d metterà fuori gioco le forniture globali di prodotti? Sembrerebbe essere una possibilità reale in accordo con un recente report di “Transport Intelligence” &  “Smart Planet Reports”.

La stampa 3d (o la “produzione addittiva”, come viene chiamata nei circoli industriali) colpisce la produzione delocalizzata e la riporta vicino al consumatore. Ha un enorme potenziale che potrebbe mutare gli equilibri del mercato.

 I prodotti saranno meno costosi da produrre con il mercato domestico, contro la manifattura e la produzione massiva da paesi con una bassa media salariale.

Il report, scritto da John Manners-Bell di “Transport Intelligence” e Ken Lyon di “Virtual-Partners Ltd.” tratta del crescente ruolo dell’automazione nella produzione risultante dalla stampa 3d.

Le nuove tecnologie che si stanno attualmente sviluppando possono rivoluzionare le tecniche produttive, cambiando una grossa porzione dell’attuale manifattura che diventerà automatizzata rimpiazzando l’attuale uso di grandi e costose forze lavoro. Questo potrebbe tradursi in una tendenza inversa all’attuale globalizzazione che ha caratterizzato l’industria ed il consumo degli ultimi decenni che si è basato su un compromesso tra costi del lavoro e costi di trasporto.

Le aziende dovrebbero gradualmente allontanarsi dalla produzione sulle lunghe distanze mano a mano che si rende più conveniente la produzione di massa distribuita nelle case. “C’è ovviamente un salto enorme tra un processo di fabbricazione che può attualmente produrre una tantum e uno che può sostituire produzione su larga scala”, ” Comunque, in teoria, non c’è motivo per il quale l’avanzamente tecnologico non potrebbe incrementare la velocità di produzione e ridurne ancora i costi unitari”.

Il report aggiunge che la stampa 3d “è già molto avanzata nel produrre prodotti (anche con parti mobili) che prima avrebbero richiesto l’assemblaggio di multipli componenti” e questo “elimina la fase di assemblaggio che si tradurra in grandi risparmi per il produttore in termini di costi del lavoro”. La produzione basata sulla stampa 3d può ridurre anche i costi di stoccaggio, trasporto e distribuzione.

Eventualmente, la produzione potrebbe essere eseguita direttamente nelle case dei consumatori, riducendo quella che era una serie di operazioni di rifornimento ad una semplice transazione software.

Fonte: KurtzweilAI

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Emma LaVelle era una bambina che desiderava molto giocare con gli altri bambini, ma una malattia congenita gli negava l’uso degli arti superiori. Ora, grazie all’aiuto della stampa 3d, Emma può sollevare giocattoli e disegnare con i suoi amici. L’azienda Stratasys, pioniera nell’uso della stampa 3d secondo il metodo FDM (Fused Deposition Modeling), ha lavorato assieme al dottore di Emma all’Alfred I. duPont Hospital for Children per creare un esoscheletro robotico di plastica personale in grado di far superare ad Emma il suo problema.

Ad Emma è stata diagnosticata l’Artrogriposi, una condizione che limita l’uso delle braccia a causa di muscoli sottosviluppati. Ma questo non ha fermato Emma, che ama chiamare il suo esoscheletro come le sue “braccia magiche”.

Usando la tecnologia di stampa 3d, questo supporto potrà essere aggiornato man mano che Emma crescerà in modo facile ed economico, allo stesso modo si potranno sostituire velocemente le parti che possono andare danneggiate. Emma sta al momento usando il suo secondo esoscheletro, e la sua prima frase completa quando gli venne rimossa temporaneamente per delle modifiche fù “la rivoglio”, un momento che sottolinea quanto la vita di Emma sia cambiata grazie alla tecnologia. Stratasys ha inizialmente cominciato a sviluppare questa tecnica di stampa 3d nel 1988 ed è rimasta all’avanguardia nella stampa 3d fin da quel tempo.

Lo sviluppo della stampa 3d ha aiutato a risolvere numerosi problemi stampando una moltitudine di oggetti, accorciando il tempo di produzione, eliminando difetti e permettendo lo sviluppo di cose che non si sarebbero potute mai immaginare prima d’ora. Per questo, Stratasys stà aggiornando la sua pagina Facebook durante Agosto per dimostrare a tutti cosa la tecnologia di stampa 3d può fare per il mondo.

 

Fonti: Stratasys, Inhabitat, Venture

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