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Traduzione a cura di Denis Gobbi

I manifestanti di Occupy Central sono gentili. Ed è ciò che li rende davvero pericolosi.

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Il movimento di protesta sorto in Hong Kong rappresenta ora la maggiore sfida all’autorità di Beijing fin dai tempi della protesta di Piazza Tiananmen del 1989. Beijing è ovviamente preoccupata: ad inizio settimana ha censurato il social network di condivisione foto Instagram, e potenziato la censura sul popolare social network cinese Sina Weibo a livelli mai visti prima.

Ma, mentre la minaccia al potere di Beijing è reale, il pericolo non è evidente nelle strade di Hong Kong: invece che presentare scene di vetrine infrante e violenti scontri con la polizia – le immagini a cui siamo ormai abituati e già viste in Cairo, Ucraina e altri popolari luoghi di protesta contro regimi oppressivi – le foto provenienti dal centro di Hong Kong mostrano studenti sorridenti seduti in giro a fare i compiti, passandosi il cibo e raccogliendo meticolosamente i rifiuti, differenziandoli. Cosa, quindi, rende diversi questi dimostranti di Hong Kong? E come la loro esagerata educazione può aiutarli contro il notoriamente severo partito comunista cinese?

La risposta a queste domande risiede nell’approriamente intitolato “Manuale della disobbedienza”. Pubblicato online diversi giorni prima che Occupy Central desse inizio alla sua campagna, questo documento (scritto in cinese  e inglese) è da una parte una guida e dall’altra una vera e propria missione filosofica. Specifica tattiche sui movimenti, regole della protesta non violenta, le leggi che potrebbero venire violate e l’esatta procedura da seguire se qualcuno dovesse venire arrestato. Sancisce inoltre che i protestanti devono “evitare il confronto fisico, ed evitare di sviluppare odio nel proprio cuore”. Spiega che i protestanti devono essere un modello dei valori che essi desiderano vedere nella società, ovvero “uguaglianza, tolleranza, amore, solidarietà.” I manifestanti comprendono non solo il fatto che questi valori li aiuteranno a conquistare una schiera infinita di simpatizzanti, ma anche il loro potere nel mettere a nudo l’illegittimità del regime se quest’ultimo si muoverà contro di loro utilizzando eccessivamente la sua forza. Questi non sono giovani idealisti, sono sapienti operatori politici che comprendono i segreti della vera resistenza non violenta.

Le prove di questi fatti sono proprio ora lungo le strade di Hong Kong. Dopo il primo tentativo dei protestanti nel bloccare il distretto finanziario respinto con raffiche di gas lacrimogeni da parte di poliziotti in tenuta antisommossa, le persone in strada non hanno risposto combattendo, lasciando la società scioccata dall’uso oltraggioso della forza da parte delle autorità. Il giorno dopo, diverse migliaia di persone si sono aggiunte con cartelli a supporto degli studenti, candannando le tattiche della polizia e chiedendo le dimissioni del leader di Hong Kong C.Y. Leung. Anche se sembra ovvio che un movimento di protesta debba conquistare il sostegno popolare per combattere l’oppressione, questo non è un compito facile, fallito da diversi movimenti in dozzine di paesi differenti. La stretta perseveranza sulla linea non violenta di Occupy Central ha dimostrato richiedere preparazione, allenamento e disciplina – una combinazione mancante in molti movimenti.

La maggior parte delle volte, gli organizzatori non sono preparati nella gestione delle folle che si riversano nelle strade, e senza la possibilità di mantenere la calma e la coesione, troppi movimenti sono deragliati a causa di pochi lanciatori di pietre e vandalizzatori di vetrine.I governi fanno affidamento sui più piccoli atti di disordine per giustificare la repressione violenta. Comunque sia, gli organizzatori di Occupy Central sembrano essere arrivati preparati. Rilasciando il manuale e addestrando i propri attivisti, hanno mantenuto unito il loro fronte ed evitato le cadute che affliggono troppi movimenti sociali simili.

Nessuno ha una sfera di cristallo in grado di prevedere cosa Beijing possa ora fare. Per ora il governo sembra attendere che i protestanti si disperdano, sperando che la loro presenza e l’alterazione della vita nella tranquilla vita di tutti i giorni possa alienare il movimento dal resto della società. Qualunque cosa succeda, Occupy Central si è posizionata bene, non importa il risultato.

Se, come molti temono, le autorità principali irromperanno stile Tiananmen, l’allenamento e la disciplina già dimostrata dai protestanti li servirà bene, incanalando e galvanizzando il supporto della popolazione e isolando le autorità cinesi. Se invece Beijing sarà in grado di comprendere la situazione che si trova di fronte, non avrà altra scelta che la negoziazione con i leader della protesta di Hong Kong, una dimostrazione di debolezza che potrebbe ispirare bramosia di democrazia  e future proteste per ottenerla. Per il momento, anche se risulta divertente osservare i manifestanti più educati del mondo continuare a fare i propri compiti e a tenere pulite le strade, la loro educazione dimostra attualmente il perchè essi siano diventati una forza così potente con cui dover fare i conti.

Fonte: slate.com

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Traduzione a cura di Ezio Marano

Dimenticatevi i prati. Il nuovo parco della città sarà pieno di piante commestibili, e tutto, dalle pere alle erbe, sarà prelevabile gratuitamente.

La visione di Seattle di un’oasi alimentare urbana sta andando avanti. Un appezzamento di sette acri di terreno nella città di Beacon Hill a sarà piantato con centinaia di diversi tipi commestibili: noci e castagni, cespugli di mirtilli e lamponi, alberi da frutta, tra cui mele e pere; piante esotiche come ananas, agrumi yuzu, guava, cachi, honeyberry e mirtilli rossi, erbe aromatiche, e altro ancora. Tutto sarà a disposizione di chiunque voglia piluccare aggirandosi nella prima foresta alimentare della città.

 

“Questo è totalmente innovativo, e non è mai stato fatto prima d’ora in un parco pubblico,” racconta a TakePart Margarett Harrison, architetto-capo paesaggista per il progetto Foresta Alimentare Beacon. La Harrison sta lavorando ora sulla costruzione e sui disegni di permessi e si aspetta di iniziare i lavori questa estate.

Il concetto di foresta alimentare spinge certamente più in là i limiti di agricoltura urbana e si fonda sul concetto di permacultura, il ché significa che sarà perenne e autosufficiente, come una foresta è in natura. Non solo, questa foresta è il primo progetto di permacultura di Seattle su larga scala, ma si crede anche sia il primo del suo genere nella nazione.

“Il concetto significa che consideriamo il suolo, le piante da compagnia, insetti, tutto sarà reciprocamente vantaggioso l’uno per l’altro”, dice la Harrison.

Che il piano sia venuto del tutto alla luce è notevole di per sé. Quello che era iniziato come un progetto di gruppo per un corso di disegno di permacultura è finito come un esempio da manuale di sensibilizzazione della comunità andato bene.

“Gli Amici della Foresta Alimentare hanno intrapreso eroici sforzi di sensibilizzazione per assicurare il sostegno del quartiere. Il team ha inviato oltre 6.000 cartoline in cinque lingue diverse, ha organizzato presentazioni in occasione di eventi e fiere, e pubblicato volantini”, scrive Robert Mellinger per Crosscut.

I suggerimenti del vicinato sono stati così apprezzati dagli organizzatori, hanno anche usato traduttori per aiutare i residenti cinesi ad avere voce in capitolo nella pianificazione.

Quindi, chi potrà raccogliere tutta questa abbondante frutta matura quando sarà il momento?

“Chiunque e tutti”, dice la Harrison. “C’è stata grande discussione su questo. Persone preoccupate, ‘E se qualcuno arriva e si prende tutti i mirtilli?’ Il ché potrebbe benissimo accadere, ma forse qualcuno ha veramente bisogno di quei mirtilli. Noi la vediamo così — se non ci saranno più mirtilli alla fine della stagione, allora significa che abbiamo avuto successo.”

fonte: takepart

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Traduzione a cura di Daniel IversenClaudio Galbiati


Gli scienziati hanno scoperto prove che indicherebbero una correlazione tra cooperazione e lavoro di squadra con l’evoluzione dell’intelligenza e cervelli più grandi, facendo quindi nuova luce sull’origine di ciò che vuol dire essere umani.
Lo studio appare online sulla rivista Proceedings of the Royal Society B ed è stato condotto dagli scienziati al Trinity College di Dublino: il dottorando Luke McNally e il professore assistente Dr. Andrew Jackson alla School of Natural Sciences in collaborazione con il Dr. Sam Brown dell’Università di Edimburgo.

I ricercatori hanno costruito modelli informatici di organismi artificiali dotati di cervelli artificiali, che hanno partecipato insieme a giochi classici, come il “Dilemma del prigioniero” che racchiude l’interazione sociale umana. Hanno usato 50 cervelli semplici, ognuno con fino a 10 processi interni e 10 nodi di memoria associata.
I cervelli, in questi giochi, sono stati messi gli uni contro gli altri.
Il gioco è stato gestito come una competizione e, come nella vita reale, esso favoriva gli individui di maggior successo. Tra questi organismi digitali i migliori, cioè quelli che segnavano il punteggio più alto nei giochi, tolta una penalità in relazione alla dimensione delloro cervello, erano quelli a cui era permesso di riprodursi per popolare la successiva generazione di organismi.

Permettendo ai cervelli di questi organismi di evolvere liberamente nel loro modello è stato possibile per i ricercatori mostrare che la transizione a una società cooperativa conduce a una forte selezione per i cervelli più grandi. Essenzialmente quelli di dimensione maggiore facevano meglio all’aumentare della cooperazione.

Le strategie sociali che emergono in maniera spontanea all’interno di questi cervelli più grandi e intelligenti mostrano memoria complessa e processo decisionale. Comportamenti come il perdono, la pazienza, l’inganno e l’astuzia machiavellica, evolvono tutte all’interno del gioco come gli individui cercano di adattarsi al loro ambiente sociale.

“L’accentuarsi delle selezione di cervelli grandi e di maggiore intelligenza avveniva quando i gruppi sociali erano quelli che inizavano a cooperare, che poi hanno dato via a una evolutiva e machiavellica corsa alle armi da parte di un individuo che ha cercato di superare in astuzia gli altri, investendo in un cervello più grande. I nostri organismi digitali iniziavano a evolvere cervelli più complessi nel momento in cui anche le loro società iniziavano a sviluppare la cooperazione” spiega Dr. Andrew Jackson.

L’idea che le interazioni sociali siano alla base dell’evoluzione dell’intelligenza è conosciuta fin dalla metà degli anni 70, ma il supporto a questa ipotesi è venuto in larga parte da studi comparativi dove cervelli grandi sono stati osservati in animali maggiormente sociali.

Gli autori di questa ricerca forniscono la prima evidenza che collega meccanicamente il processo decisionale delle interazioni sociali con l’evoluzione dell’intelligenza. Lo studio mette luce sull’utilità dei modelli di evuluzione dell’intelligenza artificiale per dare risposte a domande biologiche fondamentali sulla nostra origine.

“Il nostro modello si differenzia in quanto sfrutta l’uso di evoluzione teorica  sperimentale in combinazione con reti neurali artificiali per dimostrare effettivamente che sì, c’è un vero e proprio causa-effetto tra bisogno di un cervello di grandi dimensioni per competere contro e collaborare con i tuoi compagni di gruppo sociale”
“Il nostro straordinario livello di intelligenza definisce l’umanità e ci mette a parte dal resto del regno animale. Ci ha dato l’arte, le scienze e il linguaggio, e soprattutto la capacità di mettere in discussione la nostra stessa esistenza e meditare le origini di ciò che ci rende unici come individui e come specie “, ha concluso il dottorando e l’autore Luke McNally

Fonte:  Science Daily

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Un nuovo sondaggio della Walden University mostra che il “pensare globalmente, agire localmente” (“think globally, act locally”) è diventata una mentalità sempre più diffusa, con la maggior parte dei cittadini della Terra (in media il 73%) in sintonia sul fatto che ciò che accade dall’altra parte del mondo può influenzare la propria comunità locale. L’indagine ha anche trovato alti livelli di coinvolgimento nel cambiamento sociale, con tre quarti degli adulti (75 % in media) coinvolti negli ultimi mesi, il che ha incluso per la maggior parte donazioni monetarie, di beni o servizi (in media il 41 %).

Il Social Change Impact Report: l’indagine globale è stata commissionata dalla Università di Walden e condotta online da Harris Interactive nel settembre 2011. Si tratta della continuazione di un’indagine americana realizzata in autunno, e include le prospettive di più di 12.000 persone in Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Giappone, Messico, Spagna e Stati Uniti, descrivendo le loro percezioni sull’importanza di un cambiamento sociale, i principali problemi nel loro paese e il futuro del cambiamento sociale.I cittadini del mondo si stanno azionando.

In media, nel mondo, 8 adulti su 10 (81%) dicono che per loro è importante essere coinvolti personalmente in un cambiamento sociale positivo; gli adulti in Messico (95%), Brasile (93%), Cina (91%) e India (91%) sono più propensi a dire che è molto o abbastanza importante essere coinvolti. Mentre l’importanza e i livelli di impegno variano da paese a paese, quattro adulti su cinque (81 %) si trovano d’accordo nel voler essere coinvolti in un cambiamento sociale positivo in futuro.

Prospettive globali sulle questioni legate ai cambiamenti sociali

L’anno attuale ha portato un aumento di consapevolezza nel cambiamento sociale con le sfide globali, come le incertezze economiche, sommosse politiche, condizioni climatiche mutevoli, povertà, problemi di salute e altri in prima linea nelle preoccupazioni della società. Eppure, nonostante le varie questioni e sfide globali, gli adulti di tutto il pianeta, in media, hanno detto che l’istruzione (37%) è il fattore più importante per affrontare un cambiamento sociale positivo.

I problemi più importanti per quanto riguarda le questioni sul cambiamento sociale variano da paese a paese, e il paese dove i cittadini vivono ha un certo impatto sulle suddette questioni. Secondo l’indagine, l’istruzione è la questione più importante per un cambiamento sociale in Brasile (63%), India (56%) e gli Stati Uniti (40%). I problemi di salute invece vengono considerati più importanti per gli adulti in Francia (46%), Cina (46%), Canada (43%) e Gran Bretagna (36%).

Il futuro è verde

Pensando al futuro invece, la metà o più degli adulti in ciascuno dei paesi (66% in media) dicono che l’ambiente e le varie questioni “verdi” situate in altre parti del mondo avranno un forte impatto sulla vita nel proprio paese nei prossimi anni, in particolare quelli in Messico (83%) e Brasile (77%).

Questo punto di vista è particolarmente forte tra i giovani adulti. In quasi tutti i paesi, i giovani adulti dicono che l’ambiente in altre parti del mondo è la questione principale che con più probabilità rischia di avere un grande impatto sulla vita nel proprio paese (65%, in media), e questo lo si pensa più comunemente in Messico (80% ) e in Francia (79%). L’unica eccezione l’abbiamo negli Stati Uniti, dove il 71 % delle persone pensa che il terrorismo, i conflitti e le guerre che avvengono nelle altre parti del mondo sono i problemi che con maggior probabilità avranno un’impatto nel proprio paese.

A proposito dello studio

Walden University ha commissionato questa indagine per scoprire lo stato attuale dell’impegno riguardo al cambiamento sociale in America e in tutto il mondo. Il Social Change Impact Report: l’indagine globale è una continuazione del Walden’s Social Change Impact Report, progettato per fornire un barometro di chi si occupa di cambiamento sociale, ciò che è importante per loro e come essi lavorano insieme per far progredire i problemi legati ai cambiamenti sociali più importanti ora e in futuro. L’indagine globale include atteggiamenti, i comportamenti e le motivazioni da parte degli americani così come la comunità internazionale.

The Social Change Impact Report: l’indagine globale è stata condotta online da Harris Interactive per conto di Walden University tra settembre 12 e 21, 2011, su un totale di 12.208 adulti in Brasile (1.007 adulti di età 18-59), Canada (1.013 adulti dai 18 e più anziani), Cina (1.011 adulti di età 18-60), Francia (1.010 adulti di età 16 anni), Germania (1.013 adulti di età 16 anni), Gran Bretagna (1.077 adulti di età 16 anni in su), India (1.010 adulti di età 18-64), Giappone (1.017 adulti di età 18-64), Messico (1.010 adulti di età 18-64), Spagna (1.012 adulti di età 16 anni in su) e gli Stati Uniti (2.028 adulti di età 18 anni) via QuickQuery Harris Interactive Omnibus e globale. I dati per ciascun paese sono stati ponderati per la popolazione generale o quella on-line all’interno di ciascun paese. I dati per ogni singolo paese sono rappresentativi del paese stesso. Il “risultato medio” è la media aritmetica in tutti i 11 paesi.

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Traduzione a cura di Daniel Iversen


Secondo una ricercatrice USC, il cervello umano può indurre sensazioni fisiche per promuovere l’introspezione, sfruttando momenti di grande emozione per stimolare un comportamento morale. 

Mary Helen Immordino-Yang del USC Brain and Creativity Institute e la USC Rossier School of Education hanno visto che gli individui a cui venivano raccontate storie atte a evocare compassione e ammirazione per la virtù talvolta hanno riportato di aver provato delle sensazioni fisiche come risposta. Questi “dolori” emozionali psico-fisici sono molto reali, rilevabili con scansioni celebrali, e possono essere la prova che comportamenti sociali sono parte della sopravvivenza umana.L’ipotesi di Immordino-Yang, confermata fin’ora dalla sua ricerca, è che le sensazioni o le reazioni emotive nel corpo possono qualche volta indurre all’introspezione, e in ultima analisi aiutare a compiere determinate scelte morali e motivare ad aiutare o emulare gli altri.

“Queste emozioni sono fondamentali per la moralità e per l’apprendimento sociale. Hanno il potere di cambiare il corso della vostra vita” ha detto Immordino-Yang.

In un caso citato nell’articolo, un partecipante ha risposto a una storia riguardante l’altruismo di un bambino verso la madre riportando di essersi sentito come se ci fosse stato un palloncino o qualcosa sotto lo sterno, che si gonfiava e si muoveva su e giù. Mentre stava meditando su questa sensazione fisica, il partecipante si è fermato per un’attimo a pensare alla relazione con i suoi genitori. In definitiva, si è promesso di esprimere più gratitudine verso di loro.

I ricercatori hanno notato reazioni simili in vari gradi nei partecipanti di altri test.
La squadra di Immordino-Yang ha effettuato circa 50 di queste analisi qualitative a Beijing (Pechino) e alla USC.
I ricercatori forniscono la storia emozionale e poi registrano le reazioni dei partecipanti usando anche scansioni del cervello per tenere conto delle risposte fisiologiche.

“E’ un modo sistematico ma naturale per indurre queste emozioni” dice Immordino-Yang. Dopo aver ascoltato una storia reale, molto emozionale, durante un intervista privata e registrata, è stato chiesto ai partecipanti di descrivere cosa provassero.

Immordino-Yang ha detto di non essere sorpresa dai risultati, anche se ne è eccitata.

“Siamo una specie intensamente sociale” ha detto “La nostra vera biologia è quella sociale. Per secoli i poeti hanno descritto i cosiddetti sentimenti viscerali durante le emozioni sociali. Ora ne stiamo scoprendo l’evidenza biologica.”

Analisi future sui dati raccolti dal suo team focalizzeranno sullo scoprire a che grado la cultura, lo stile individuale e le esperienze influenzino queste reazioni, come si sviluppano nei bambini e come possono essere promossi attraverso l’educazione.


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