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Traduzione a cura di Denis Gobbi

 

Intel ha lavorato ad uno scanner 3D talmente piccolo da poterlo integrare nel più piccolo dei tablet . La compagnia mira ad inserire questa tecnologia in questi dispositivi a partire dal 2015, il CEO Brian Krzanich ha detto alla folla del MakerCon avvenuta a New York giovedì scorso che i piani dell’azienda sono quelli di integrarla anche negli smartphone.

Il nostro obiettivo è di dotare un tablet con questa tecnologia, di modo che i consumatori possano comprare un dispositivo nel 2015 dotato di questa capacità, dovremmo essere in grado in due/tre anni di applicarla anche agli smartphone”

Krzanich e alcuni suoi colleghi hanno dato una dimostrazione della tecnologia, denominata “RealSense” sul palco del MakerCon utilizzando una persona come modello e un assistente che semplicemente ha girato intorno al soggetto alcune volte puntandogli un tablet contro. Un completo rendering 3D è poi lentamente apparso sullo schermo sopra al palco in pochi minuti. I risultati della scannerizzazione 3D possono quindi venir manipolati con un software o stampati direttamente con una stampante 3D.

L’idea è questa, sei fuori casa, vedi qualcosa che ti piace, semplicemente la catturi per stamparla in seguito

Ha spiegato Krzanich, aggiungendo che i tablet con questa tecnologia giungeranno sul mercato nel terzo/quarto quadrimestre del prossimo anno e che Intel stà pianificando anche di dotari droni con questa tecnologia.

Il precursore dei tablet con capacità di scanning 3D si tratta di un tablet android Dell Venue 8 7000 series annunciato all’inizio del mese, integrante innovazioni tecnologiche come Intel RealSense snapshot depth camera che introduce una fotocamera a piani di luce nel mondo dei tablet.

Altre informazioni reperibili sul sito ufficiale Intel.

 

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Fonte: gizmag.com

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Ispirati dalle capacità visive delle canocchie, dei ricercatori australiani hanno creato sensori che individuano il cancro e visualizzano l’attività cerebrale.

occhi canocchia

Una canocchia

Scienziati dell’Università del Queensland in Australia hanno scoperto che le canocchie hanno un’incredibile ed utile abilità: queste creature marine sono in grado di vedere vari tipi di cancro all’interno dei nostri corpi. Hanno quindi replicato quest’abilità in una fotocamera che potrebbe eventualmente essere integrata in uno smartphone.

Gli occhi composti di una libellula

Gli occhi composti di una libellula

Le canocchie possono vedere il cancro e l’attività neuronale perchè hanno degli occhi unici, conosciuti come “occhi composti”. Questo tipo di occhio è superbamente abile nel rilevare luce polarizzata – un tipo di luce che si riflette in maniera diversa su differenti tipologie di tessuti, inclusi tessuti cancerogeni e sani.

“Gli esseri umani non possono vederlo, ma una canocchia potrebbe avanzare fino ad esso e colpirlo,” ha detto Justin Marshall del Queensland Brain Institute all’Università del Queensland in una dichiarazione alla stampa.

“Noi vediamo i colori con diverse tonalità e sfumature, oggetti che creano contrasto – una mela rossa su un albero verde per esempio – ma la nostra ricerca stà rivelando che invece molti animali utilizzano proprio la luce polarizzata per rilevare e distinguere gli oggetti”.

Il suo team ora collabora con esperti internazionali per riprodurre questa abilità in una fotocamera, per poi sperare di poterle integrare negli smartphone per dare la possibilità alle persone di scansionare il proprio corpo in totale autonomia da casa.

“La fotocamera che abbiamo sviluppato in forte collaborazione con scienziati americani e britannici cattura un video integrandolo con un feedback immediato nel rivelare il cancro e nel monitorare l’attività delle cellule nervose esposte ad essa.” ha detto Marshall

Hanno ottenuto questo risultato replicando un gruppo di cellule presenti negli occhi composti della canocchia, dette ommatidi.  Ognuna di queste cellule ommatidi presenta dei micro-villi capaci di filtrare la luce polarizzata, assieme a recettori fotosensibili.

Per riprodurre tutto questo nel sensore di una fotocamera, gli scienziati hanno usato nanotubi in alluminio capaci di replicare questi micro-villi, e posizionandoli al di sopra di fotodiodi che trasformano la luce in corrente elettrica.

“Questi convertono messaggi a noi invisibili in colori molto più familiari ai nostri occhi” afferma Marshall.

Gli attuali sistema di diagnostica per immagini già utilizzano luce polarizzata per rilevare il cancro, ma ci sono limitazioni nella rilevazione di tumori riguardo alla loro dimensione, oltre a questo essi richiedono ingombranti attrezzature. Replicando invece gli occhi delle canocchie, gli scienziati sperano di migliorare questa tecnologia a tal punto da poter includerla all’interno di uno smartphone. Questo ridurrebbe il bisogno di metodi invasivi di rilevazione , come ad esempio le biopsie, e aiuterebbero a rilevare il cancro in fase precoce.

Impressionatamente, questi sensori sviluppati dall’Università del Queensland sono già stati utilizzati per “vedere” l’attività dei neuroni all’interno di un cervello in tempo reale, come anche nel procurare diagnosi precosi di tessuti cancerosi nei topi.

Potete visualizzare la ricerca interamente qui: IEEE.

Fonte: sciencealert.com.au

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Un tablet che si puo controllare non solo scorrendo le dita sullo schermo, ma anche toccando la superficie sulla quale viene appoggiato il dispositivo.
E’ stato costruito grazie alla collaborazione di ricercatori della Intel, della Microsoft e dell’Università di Washington

Adesso che gli smartphone e i tablet sono cosi popolari, gli scienziati informatici si stanno concentrando sempre di piu nell’area di ricerca che mira a trovare nuovi modi per interagire con i computer.

Portico, cosi è chiamato il progetto che ha prodotto il nuovo dispositivo, potrebbe alla fine dare alla luce tablet e smart phone con i quali si interagisce oltre i confini fisici del dispositivo stesso.

“L’idea è quella di far si che lo spazio di interazione vada oltre quello del display” dice Jacob Wobbrock, professore associato della “Scuola dell’informazione” dell’Università di Washington, a Seattle, colui che ha sviluppato il sistema.

Questo è stato ottenuto con due fotocamere pieghevoli situate su entrambi i lati del display, che permettono la rilevazione e il monitoraggio del movimento intorno allo schermo.

Il sistema individua l’altezza degli oggetti e determina quando essi toccano la superficie circostante mettendo a confronto le due visioni catturate dalle telecamere. Questo permette di determinare movimenti delle mani e degli oggetti fisici in modo che possano interagire con il display.

In una dimostrazione, il software traccia una pallina che si muove sulla superficie dov’è collocato il tablet. Se l’oggetto colpisce il lato del dispositivo, sullo schermo appare una pallina virtuale che segue la stessa traiettoria, come se la pallina fosse entrata fisicamente all’interno del tablet: in questo modo essa puo essere usata per segnare degli obiettivi sullo schermo.
In un’altra dimostrazione, la punta di un’astronave giocattolo posizionata sul tavolo accanto al tablet, controlla la punta di una navicella virtuale sullo schermo, permettendo all’utente di sparare agli “asteroidi”

Wobbrock dice che lo stesso sistema funzionerebbe sugli smartphone e su altri dispositivi tascabili: “Poichè i dispositivi tendono a rimpicciolirsi sempre di piu, compromettono anche lo spazio sul display. Con Portico però è possibile recuperare interattività con l’area circostante”, afferma il professore.

Con i tablet, Portico aumenta la superficie utilizzabile di sei volte, afferma Daniel Avrahami un ricercatore di Intel Labs di Seattle, che si avvicinò all’idea di Portico aiutandone il suo sviluppo con l’aiuto di Shahram Izadi di Microsoft Research a Cambridge, UK.
Un tablet da 12 pollici “diventerebbe l’equivalente di un 26 pollici a schermo”, dice Avrahami, che presenterà il lavoro nel mese di ottobre 2011 presso “l’ ACM User Interface“, simposio di software e tecnologia  a Santa Barbara, in California.

Eventualmente, dice Wobbrock, potrebbe essere piu pratico, soprattutto dal punto di vista commerciale, usare delle telecamere clip-on al posto di quelle pieghevoli, che tendono a rompersi facilmente.
Fa però anche notare che l’interno display puo essere sostituito con un telaio pieghevole contenente entrambi gli obiettivi e un pico-proiettore per produrre l’immagine sulla superficie sottostante.

Eva Hornecker, docente specializzata in interazione uomo-computer, presso l’Università di Strathclyde, a Glasgow, in Scozia, dice che c’è un’interesse crescente tra i ricercatori riguardo ‘utilizzo di telecamere per rilvare gesti di mani e degli oggetti.

“Il problema con i touchscreen è che non si riesce a rilevare tutto ciò che sta accadendo sulla superficie”, afferma Hornecker. Tuttavia, fa natore che l’interazione al di là dello schermo permetterebbe di introdurre nuove sfide, come per esempio il modo di fornire dei feedback cosicchè l’utente sappia dove inizia e finisce l’area interattiva.

Fonte: technologyreview

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