Posts contrassegnato dai tag ‘scienziati’

Traduzione a cura di  Daniel Iversen con la revisione di Lorenzo Beltrame


Ogni giorno ci troviamo davanti affermazioni che ci vengono presentate come verità assolute.
Alcune di queste si smentiscono facilmente, altre sono senza dubbio vere, con alcune invece è più difficile venirne a capo. Come si fa, quindi, a determinare se una dichiarazione controversa sia scientificamente vera? Può essere piuttosto complicato, ma non è poi troppo difficile arrivare alla verità.
Ogni internauta ha sviluppato quella sana dose di scetticismo che gli impedisce di venire ingannato da cose che di primo acchito non quadrano. A volte però ciò non basta per farci dire con sicurezza che un’affermazione non è vera. Cosa si può fare quindi se si ha il sospetto che l’affermazione possa risultare vera e se ne vuole sapere di più ? E si vuole rispondere a un’affermazione o affrontare una conversazione ma non si conoscere abbastanza l’argomento per farlo ? Ci siamo seduti con alcuni esperti, il Dr. Phil Plait, detto anche “The Bad Astronomer” (l’astronomo ganzo) e David McRaney di “You are Not so Smart” (non sei poi così brillante) con lo scopo di far emergere un approccio operativo alla scoperta della verità di una qualsiasi affermazione, da quelle evidentemente false (come le e-mail da un principe nigeriano) ad altri argomenti più complessi (si pensi alle polemiche sui vaccini).
.

Primo, imparare a evitare il bias di conferma

“La parola bias (dall’inglese bias, inclinazione) indica gli effetti di un “errore sistematico” ossia il bias è una forma di distorsione causata dal pregiudizio verso un punto di vista o un’ideologia.” voce Wikipedia

Prima di addentrarci in ciò che dovreste fare quando vi trovate di fronte a un’affermazione sulla quale siete curiosi, la prima cosa di cui dovete sbarazzarvi è  il bias di conferma.

Dice il Dr. Plait:

Il più grande problema è quello del bias di conferma: trovare una risposta alla quale già si crede. Se qualcuno ha un dubbio su una credenza o su un’opinione – per esempio che i vaccini siano pericolosi – allora mentre si documenta on-line tenderà ad essere sbilanciato – in quanto influenzato da un bias – verso quei siti che presentano informazioni con cui è già d’accordo.
Si tratta di un effetto ben noto, ed è una ragione per cui alcune convinzioni, come le posizioni contro i vaccini, sono forti anche nelle comunità istruite. Le persone sono abbastanza intelligenti da ricercare e capire quello che leggono, ma forse non hanno abbastanza esperienza nel pensiero critico per valutare senza un bias.

Come si fa quindi a respingere il bias di conferma? “Anche avendo esperienza è incredibilmente difficile” ci ha spiegato il Dr. Plait. Innanzitutto, siate consapevoli che il bias di conferma esiste, scrollatevi di dosso la tendenza naturale di trarre una conclusione prima di aver indagato su un argomento, e siate aperti a valutarne i pro e i contro.

Non chiedetevi semplicemente se qualcun altro ha presentato studi che supportano l’asserzione, andate a cercarli voi stessi. Questo “must” di David McRaney affronta nel dettaglio il tema del bias di conferma, in sintesi però: abbiate una mente aperta, cercate le prove contrarie ad ogni opinione (specialmente a quelle in cui credete), e non trattate la vostra ricerca come se fosse una crociata.

La vostra prima linea difensiva: cercate in Google, Snopes e in altri siti popolari.

Il vostro primo istinto, quando venite messi di fronte a un’ affermazione che sembra controversa, è probabilmente di andare su Google per iniziare a cercare informazioni su quell’argomento.
Giusto: è la prima cosa che ci suggeriscono sia Phil Plait che David McRaney.

In effetti si possono provare e confutare molte dichiarazioni e cercare altri articoli critici semplicemente facendo un po’ di lavoro da scrivania, per vedere che cosa ha da dire il web.

“Se siete scettici riguardo un’affermazione, una realtà dubbia, una citazione  o qualsiasi altra cosa, provate a fare qualche ricerca sulla rete che includa, insieme al vostro termine di ricerca, anche le parole “scettico” (skeptic) oppure “bufala” (hoax), “falso” (bogus), “diceria” (rumor), “leggenda metropolitana” (urban legend) . Se siete fortunati potreste trovare, nei forum delle comunità di scettici o di gruppi scientifici, discussioni già avviate sull’argomento”, ci suggerisce McRaney.
Il Dr. Plait consiglia la stessa cosa ma fa notare che “sta diventando sempre meno utile purtroppo, perchè le persone – per così dire – dalla parte sbagliata della verità, vestono i panni dello scettico. E questo è irritante. Inoltre non si può sempre confidare negli esperti, visto che a volte le loro credenziali sono gonfiate, o più semplicemente si sbagliano (posso citare diversi premi Nobel che hanno detto cose probabilmente sbagliate sulle loro stesse convinzioni).”

Quindi, se Google non vi convince, e state ancora annaspando tra un mucchio di opinioni piuttosto che  fatti, cosa fare? Qui ci sono alcuni ottimi siti da visitare se siete alla ricerca di informazioni buone e imparziali:

  • Snopes: Snopes.com è stato per anni il debunker, lo “smascheratore”, delle voci che giravano su internet, e salvo alcune sporadiche lamentele riguardo la sua imparzialità, rimane una risorsa eccellente. “Il primo sito dove andare quando si è di fretta è Snopes” dice McRaney. “Sono spesso sorpreso di quanto velocemente riescono a scovare un argomento che è da un pò che rimbalza in rete.” Ho anche notato che Snopes elenca tutte le sue fonti, quindi si può sempre approfondire e andare a leggere qualcosa in più se si vogliono più dati.
  • Wikipedia: non è perfetto, Wikipedia però ha una grande ricchezza di informazioni, e in molti casi queste hanno una provenienza, – Il che significa che gli articoli di wikipedia sono meno utili dei link per ogni evidenza che trovate
  • Science Daily: Fornisce più notizie e smaschera meno i pettegolezzi. Science Daily inoltre ha un grosso database di articoli, molti dei quali offrono links con le pubblicazioni di provenienza o direttamente agli studi che possono aver fatto partire il “rumor” in prima istanza.
  • Phys.org: ecco ancora che troviamo un sito prevalentemente di notizie, dove però sono stati anche dedicati molti articoli per smontare le “voci” più popolari e articoli che affrontano i temi di scienza e medicina più discussi. In più anche loro, se possono, linkano alle fonti.

Infine, dopo aver letto articoli e siti, anche se collegati a studi che li supportano, cercate comunque di esaminare separatamente gli articoli dagli studi. Detto da qualcuno che ha speso molto tempo nelle comunità scientifiche e dei media, da entrambe le parti c’è l’intenzione di condividere notizie o studi con il pubblico – è solo incredibilmente difficile far uscire queste storie in un modo digeribile, capite da tutti ma senza perdere di vista la scienza nel messaggio. Se siete degli scettici, non lasciate perdere la storia o lo studio, ma guardate più in profondità e fate le vostre conclusioni personali.

I pezzi forti: consultate riviste pubbliche e contattate i divulgatori scientifici

Ora avete fatto qualche ricerca in Google e guardato qualche sito di scettici; volete però ancora qualche informazione in più. Ottimo! E’ ora di andare direttamente alla fonte: riviste “peer-reviewed” e persone della cui opinione su questioni scientifiche vi potete fidare. Una cosa che mi piace fare prima di scrivere o condividere unanotizia basata su uno studio di qualche tipo è di vedere se riesco a ottenere lo studio stesso. Mi domando se lo studio viene menzionato, citato, oppure c’è solo qualcuno che dice vagamente “uno studio dice X”? Lanciate Google e nella barra di ricerca includete il nome della rivista e, se ce la fate, la data di pubblicazione. Aggiungete anche “research” o “evidence” o “study” tra le vostre parole chiave. Scavando, spesso trovate molte pubblicazioni scientifiche relative al vostro argomento.
McRaney consiglia di leggere l’intero testo se è disponibile, o almeno l’abstract. Vi aiuterà ad avere un’idea di quello che lo studio conclude realmente.

Probabilmente incorrerete in molti studi chiusi dietro siti a pagamento. McRaney suggerisce allora di usare Google Scholar, un motore di ricerca solo per riviste peer-rewied. “Copiate e incollate il nome della rivista che volete nella barra di ricerca di Google Scholar. Cercate versioni .pdf, visto che molto probabilmente si tratterà dell’intero articolo da scaricare”. Se ancora non le trovate, mandate una mail a uno degli autori dello studio e chiedetene una copia. Potrà sembrare strano ma spesso sono più che contenti di farvi questa cortesia, e molto probabilmente gli risolleverete la giornata ”

Infine si può sempre chiedere un parere agli esperti che avete contattato. Il dottor Plait ha spiegato: “Spesso ricevo domande su argomenti che non mi sono del tutto familiari. Attualmente ho una lunga lista di persone che conosco che sono esperte in vari argomenti e so quali di questi hanno opinioni di cui mi fido quindi a volte gli mando una mail e chiedo. Non tutti però hanno una lista di esperti del genere nei propri contatti!” Ha poi continuato a spiegare che ci sono alcune persone di cui ci si può fidare: ricercatori, medici professionisti, e così via. Cercateli, fate le vostre domande e spesso non saranno in grado di resistere al peso di un tema caldo, anche se glielo chiedete di punto in bianco. McRaney ha puntualizzato che il sito “Ask Science” su Reddit.com tratta diversi argomenti popolari e discussi da molteplici punti di vista. Verificate se il vostro argomento è stato dibattuto, in caso contrario, portatecelo voi.

Punti Extra: visitate la vostra biblioteca locale e consultate i bibliotecari e materiale bibliografico.

Avete fatto i vostri compiti, avete ricercato qualche studio, letto entrambi le parti di una discussione, e ancora non siete sicuri a cosa credere, oppure non sapete nemmeno se ci sono abbastanza informazioni per credere in qualcosa. E’ ottimo, siete ancora affamati di informazioni, e c’è ancora un posto dove andare a cercarle: la vostra biblioteca locale.

Se vedete che non siete in grado di scaricare uno studio specifico, o lo studio è troppo vecchio (o troppo nuovo!) e quindi non è disponibile, o volete solo un pò di aiuto per venirne a capo, visitate il banco ricerche bibliografiche  della vostra biblioteca. Spesso, le biblioteche pubbliche, e specialmente quelle universitarie, hanno accesso libero a riviste accademiche e ai loro archivi quindi potete scaricare, stampare, leggere articoli completi che non riuscireste a trovare a casa vostra. Molte università, se siete alla ricerca di qualcosa, hanno solo bisogno della carta dello studente, quindi sono una buona risorsa per tutti.
“Molti bibliotecari nelle università saranno felici di farvi avere una copia di un articolo se voi o qualche vostro amico avete qualche incarico nell’università” aggiunge McRaney.

Se state andando a parlare con il vostro bibliotecario locale di riferimento, andate a vedere cosa ne pensa dell’argomento e se può fare delle ricerche per voi. Spesso possono fare qualche ricerca per voi e farvi poi avere quello che hanno trovato per leggerlo, o possono almeno aiutarvi e guidarvi attraverso le fonti più autorevoli su quell’argomento.

Un’ultima cosa: le ricerche sono ok, ma non dimenticate di pensare in maniera critica.

Nessuna ricerca al mondo vi aiuterà a educarvi su una questione o una dichiarazione controversa se non andate a guardare l’evidenza e cercare di farvi una vostra conclusione personale. “Una cosa che posso dire è che se volete sapere davvero qualcosa, la cosa migliore da fare è affrontare la questione con apertura e onestà” spiega il Dr. Plain. “Cercate le opinioni pro e contro. Gli argomenti di base hanno senso? Questi argomenti sono semplicemente “ad hominems” (si attaccano reciprocamente) o ci sono delle evidenze nelle rivendicazioni? E cosa ha da dire l’altra parte su quelle affermazioni?”

Ma questo non è abbastanza, infatti sia McRaney che il dottor Plait avvertono che ci sono alcune cose da controllare quando si leggono giornali e articoli che rimandano ad altri articoli, o quando parlate con qualche attivista scientifico:

  • –  Cercate evidente aneddotiche. Il problema delle evidenze aneddotiche, o dei casi singoli e sporadici, è ben documentato, e quando si presenta, dovete fare uno sforzo per ignorarle, o almeno per dar loro meno peso delle ricerche rigorose.. E’ difficile: le nostre menti sono cablate per sopravvalutare il valore di una esperienza aneddotica , ma se state pensando e leggendo in maniera critica, è importante che non la teniate in considerazione.
  • Fate attenzione a quegli scienziati che però sono tutt’altro. La maggior parte degli scienziati conosce bene il proprio campo, ma dovete sempre pensare criticamente a quello che sentite. Qualcuno che sostiene di essere un esperto può non esserlo del tutto. “Ancora una volta qui il problema è che ci sono persone che affermano di essere in un gruppo ma non lo sono”, mette in guardia il dottor Plait. “O peggio, quelli che promuovono attivamente teorie cospirazioniste contro gli scienziati, e questi sono intere legioni. Senza dubbio avete visto questi – persone che dicono che gli scienziati ci stanno mentendo , che le case farmaceutiche li pagano, o altre cose simili. Ma non ho una soluzione facile per questo tipo di cose.
  • Siate prudenti con i sostenitori della scienza che conoscete. I migliori di essi hanno una formazione nel campo della scienza, sono appassionati di questa disciplina, e sono disposti ad impegnarsi in modo aperto e non meramente difensivo su un dato argomento. I peggiori tendono a comportarsi come se si parlasse di argomenti politici o religiosi, e stendono attacchi “ad hominem” al primo segnale di dissenso.

Potrà sembrare un cliché, ma il dottor Plait e Dave McRaney concordano: se la maggior parte degli scienziati pendono da un lato della discussione, ci si può scommettere che proprio lì giace la prova. La controversia non smentisce i fatti, e le ricerche in corso non tolgono rilievo a quelle già fatte. Puo richiedere di disimparare cose cui già credete, ma vale la pena fare delle ricerche proprie. “C’è una ragione se molti scienziati sono d’accordo su una cosa: normalmente perché è vera”, afferma Dr. Plait. “Certo, la scienza può cambiare idea, ma se seguite il suo passo andate sul sicuro, perché alle sue spalle di solito ci sono vaste ricerche, evidenze ed esperienza”
Seguite quella strada e avrete ragione per la maggor parte del tempo.

MrRaney lo riassume bene:

“Abbiamo inventato il metodo scientifico perché siamo per nostra natura pessimi a spiegare le nostre esperienze. Senza il metodo scientifico non c’è nessun modo per sapere quali sono le cause di fatti semplici che accadono ogni giorno, come i tuoni. Ogni spiegazione va bene come un’altra, e se una spiegazione diviene legata culturalmente e tramandata, quella diventerà la spiegazione ufficiale per millenni. La nostra naturale tendenza è quella di confermare le nostre ipotesi, ma la scienza cerca di smentirle una ad una fino a che inizia a formarsi il contorno della verità. Una volta che che abbiamo realizatto che quell’approccio genera dei risultati, siamo passati dai cavalli e i clisteri di tabacco a mappare il DNA e a camminare sulla Luna in poche generazioni.

Cosa ne pensate? Come si fa ad evitare il bias di conferma quando state ricercando un nuovo studio o articolo? Di quali fonti vi fidate? Condividete i vostri suggerimenti nei commenti qui sotto.

Phil Plait è un Dottore di Ricerca in Astronomia, anche conosciuto come “The Bad Astronomer”, scrive il Bad Astronomy Blog per Discover Magazine. Potete seguirlo su twitter con @badastronomer.
David McRaney è l’autore del blog “You are Not So Smart” (non sei poi cosi brillante) e ha piu volte collaborato a Lifehacker.
Entrambi questi gentiluomini hanno offerto la loro esperienza per questo post, e li ringraziamo per questo.

FONTE: Lifehacker

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Trascrizione a cura di Daniel Iversen 

Gareth Cook, The Boston Globe, Stati Uniti

(tradotto dalla rivista “Internazionale”)

Dall’astronomia all’ecologia fino all’epigrafia, aumentano i siti scientifici che chiedono aiuto agli utenti del web per analizzare i loro dati. Con risultati sorprendenti.

Alla fine dell’ottocento un gruppo di archeologi britannici scoprì per caso quella che sarebbe diventata la discarica più preziosa del mondo. Si trovava sul versante occidentale del corso principale del Nilo, vicino alia città di Ossirinco, cinque giorni di viaggio a sud di Menfi. Già allora i cumuli di spazzatura erano molto ricercati dagli storici, ma a rendere unica la discarica di Ossirinco era l’eccezzionale aridità del sito.                       II livello freatico era molto basso e le piogge erano praticamente inesistenti. I papiri di duemila anni ritrovati tra i cumuli – e i test che contenevano – erano sorprendentemente ben conservati.

Circa 500 mila documenti furono prelevati e inviati all università di Oxford, in Gran Bretagna. Da allora, sono stati meticolosamente trascritti e tradotti da generazioni di studiosi. Sono manoscritti ricchi, affascinanti e molto vari. Tra i testi sono stati ritrovati alcuni componimenti del commediografo ateniese Menandro e il discusso Vangelo di Tommaso, oltre a testimonianze di vita quotidiana come appunti personali, atti di acquisto di asini, certificati e cerimoniali di magia sessuale.
I ritmi di lavoro, tuttavia, sono stati lentissimi.  In più di cento anni gli studiosi sono riusciti a venire a capo solo del 15 per cento del materiale raccolto.
Sembrava che ci sarebbero voluti secoli prima di portare a termine l’opera. Poi, alcuni mesi fa, i papirologi hanno avuto un’idea. Hanno creato un sito web chiamato Ancient Lives e si sono inventati un gioco che permette agli utenti di interpretare da casa le immagini contenute nei papiri, fornendo agli studiosi un aiuto per la trascrizione in greco antico. I contributi sono stati numerosissimi. In pochi mesi gli utenti hanno aiutato i ricercatori a completare quattro milioni di trascrizioni. Sono state recuperate opere di Tucidide e Aristofane, il saggio Sull’intelligenza degli animali di Plutarco e molti altri testi antichi.

Ancient Lives è un esempio di un nuovo approccio agli studi, chiamato
crowd science o citizen science (scienza della folla o scienza dei cittadini). L’idea è rimettere in moto dei progetti di ricerca abbandonati attingendo al tempo libero e all’entusiasmo del pubblico.  In pochi anni i progetti di crowd science hanno prodotto risultati  importanti nei campi più diversi, dall ecologia alla ricerca sull’aids fino all’astronomia. Oltre ad accelerare la ricerca in diversi settori, questo approccio può far cadere le antiche barriere che separano gli esperti del mondo accademico dai dilettanti e dai curiosi di tutto il mondo. “Chiedere agli utenti di aiutarci a trascrivere i papiri in greco antico può sembrare un compito spropositato, ma in realtà si tratta solo di riconoscere degli schemi, ed è una cosa che il cervello umano fa benissimo”, spiega James Brusuelas, che fa parte dell equipe di studiosi di Ancient Lives.

La crowd science ha successo perché risponde in modo creativo a un problema centrale della scienza nel ventunesimo secolo: l’eccesso di informazioni. Nel caso dei papiri, gli studiosi di Oxford si sono trovati davanti a una mole immane di lavoro in seguito al ritrovamento di un tesoro nascosto. Ma spesso sono gli scienziati stessi a produrre una quantità di dati che poi non hanno il tempo di interpretare. Ogni notte centinaia di telescopi robotizzati scandagliano il cielo scaricando terabyte di immagini sui server.  Dai laboratori di biologia arrivano fiumi di sequenze genetiche. Lo  stesso succede in molti altri campi, dalla fisica delle particelle alle scienze ambientali. E i ricercatori si chiedono come gestire tutte queste risorse. Per ora, la nuova scienza dei cittadini ha interessato una minuscola parte della ricerca mondiale. Ma l’immediato successo, ,che ha lasciato di stucco anche gli ideatori, fa pensare che con il tempo le  collaborazioni tra professionisti e dilettanti potrebbero cambiare significativamente il panorama della scienza: il lavoro di ricerca, un tempo dominio esclusivo di pochi esperti, potrebbe essere affidato a un bacino potenzialmente infinito di cervelli.

Tutto questo ha un corollario preoccupante, cioè che la scienza moderna, per come è organizzata oggi, limita le nostre capacità di apprendimento. L’idea di ricorrere a scienziati dilettanti risale ad almeno un secolo fa. A Natale del 1900, agli albori del movimento ambientalista americano, l ornitologo Frank Chapman organizzò un censimento degli uccelli. Gruppi di appassionati cominciarono a raccogliere dati da Toronto, in Canada, Baldwin, in Louisiana, scoprendo 89 specie tra cui l’anatra nera americana, il picchio muratore pettofulvo e la gracula comune. Mai tanti dati erano stati raccolti in un solo giorno. Da allora il Christmas bird count è diventato una tradizione della contea di Audubon, in lowa, a cui ogni anno partecipano circa 6omila persone.
I dati accumulati negli anni si sono rivelati molto preziosi per i ricercatori. Oggi si possono contare le lucciole, le aringhe e le coccinelle. Si censiscono ragni, pipistrelli e barriere coralline. Una nuova applicazione per l’iPhone, chiamata Noah (Networked organisms and habitats, organismi e habitat in rete), permette agli utenti di fotografare le specie e di scambiare informazioni con ricercatori e appassionati. Secondo la Bbc, una App sviluppata in Gran Bretagna chiamata iSpot ha portato alla scoperta di due specie mai registrate prima in Inghilterra. Alcuni programmi usano reti di osservatori per annotare tempi di alcuni eventi naturali – per esempio l’arrivo dei calibrìi o il germogliare delle piante – che forniscono informazioni sui cambiamenti climatici del pianeta. Nessuno di questi progetti sarebbe possibile senza l’aiuto di tanti dilettanti che si mettono al servizio della scienza in tutto il mondo.

Una piccola rivoluzione

Grazie a internet le possibilità si sono moltiplicate. Oggi le persone comuni possono aiutare gli studiosi anche in altri modi. Per esempio, mettendo a disposizione i loro computer. Il progetto più famoso di questo tipo è SETI@home, un esperimento di “calcolo distribuito” lanciato nel 1999. I volontari scaricavano un software che, nel momento in cui non usavano il computer, analizzava dei dati radiotelescopici provenienti dallo spazio alla ricerca di segnali di intelligenza extraterrestre.

Negli ultimi tempi, però, c’è stata una svolta affascinante. Dopo aver messo a disposizione il tempo libero dei loro computer, le persone hanno cominciato a mettere a disposizione il tempo libero dei loro cervelli: si è passati dall’elaborazione distribuita al pensiero distribuito.

Chris Lintott, un astronomo dell’università di Oxford, ha cominciato a collaborare a progetti di questo tipo nel 2007, dopo una chiacchierata con uno studente davanti a una pinta di birra al Royal Oak, tradizionale punto di ritrovo degli astronomi di Oxford. Lo studente, Kevin Schawinski, aveva appena finito di classificare la bellezza di cinquantamila immagini di galassie per un progetto scientifico. Ma era solo all’inizio: perché il progetto andasse a buon fine doveva classificarne un milione. “Ho guardato in faccia Kevin e ho capito che dovevamo trovare un altro metodo” racconta Lintott.
Cosi nel 2007 è nato Galaxy Zoo. I due studiosi hanno pubblicato su un sito web delle istruzioni semplici per classificare le galassie in base al loro aspetto. Poi hanno caricato una serie di immagini non ancora catalogate.

Galaxy Zoo ha avuto un tale successo che pochi giorni dopo la partenza i server stavano per andare in tilt. Dal suo appartamento nel sud est dei Paesi Bassi un insegnante ha scoperto una strana nube verde mai osservata prima, e i dati astronomici del progetto sono stati usati in molte pubblicazioni scientifiche. Cosi Lintott e gli altri organizzatori hanno deciso di estendere Galaxy Zoo ad altri campi, tra cui le esplosioni solari e i cambiamenti climatici, dandogli il nome di Zooniverse (anche il progetto Ancient Lives fa parte di Zooniverse).
Nel frattempo si stanno aggiungendo nuovi studiosi e istituti di ricerca: un famoso sito chiamato scienceforcitizens.net ha lanciato più di quattrocento progetti, e il fondatore si aspetta di raggiungere quota mille in un anno.

Questo approccio è un traguardo importante nella storia della scienza, perché ha trovato un nuovo modo di sfruttare la forza della mente. Molti progetti, in particolare quelli in cui si richiede l’interpretazione di immagini complesse, non possono essere svolti neanche dai computer più avanzati. Identificare le cellule cancerose è un esempio. Un altro è classificare le galassie. Un altro ancora è riconoscere le lettere del greco antico, sbiadite dal tempo e scritte in modo ingarbugliato, magari senza spazi tra una parola e l’altra.

Internet è lo strumento ideale per affidare la soluzione di questi
problemi ai cervelli delle persone, i veri super-computer del pianeta.
Una scoperta recente ha messo in evidenza quanta può essere prezioso il lavoro dei volontari. Per i biologi è fondamentale interpretare le forme tridimensionali assunte dalle molecole delle proteine all’interno del corpo umano. Le proteine, che hanno un ruolo importante in diversi aspetti della vita, tendono a ripiegarsi e a prendere forme difficilmente prevedibili, anche una volta stabilita la loro composizione chimica. II ripiegamento delle proteine è un’ostacolo alla ricerca su molte malattie. Un gruppo di scienziati dell’università di Washington ha creato un gioco chiamato Foldit, che propone ai giocatori l’immagine di una molecola proteica e fornisce una serie di strumenti simili a quelli di un videogioco per piegarla. Meno energia si usa per mantenere la molecola in una particolare forma – cioè piu si avvicina alla soluzione naturale – più aumenta il punteggio del giocatore. Foldit è un gioco che puo dare dipendenza e richiede un’elevata capacita di ragionamento spaziale.

Alcuni giocatori sisono rivelati molto abili, al punto che i ricercatori hanno cercato di sfruttarii per risolvere problemi più complessi. A settembre gli scienziati hanno annunciato che un team di giocatori ha decifrato il piegamento di una proteina molto importante nella ricerca sull aids.
In un rapporto che descrive i risultati dell’esperimento pubblicato su Nature Structural & Molecular Biology, gli studiosi hanno spiegato che è stato superato un vecchio limite: “Negli ultimi tempi si è parlato molto del potenziale del crowdsourcing e dei giochi, ma questo è il primo caso documentato in cui i giocatori online hanno risolto un antico problema scientifico”.

Foldit è la dimostrazione più evidente di come il pubblico può
contribuire a un progetto scientifico. E il suo successo sottintende una forte critica al modo in cui la comunita scientifica e strutturata oggi.
La scienza è per molti versi una società chiusa, organizzata in piccoli feudi di studiosi altamente specializzati. Questo significa che solo poche menti si dedicano alla soluzione di un problema. Prima di Foldit, per esempio, il problema del ripiegamento delle proteine era studiato solo da un numero relativamente ristretto di esperti, mentre è stato dimostrato che anche dei ragazzini di 13 anni possono dare un contributo concreto semplicemente giocando a un videogame.

Premiare la condivisione

II sistema di oggi risente in parte della forza della tradizione, ma l’ostacolo maggiore al suo superamento è il fatto che gran parte dei dati scientifici non viene condivisa. Uno scienziato lavora sodo per produrre dati originali e si aspetta di essere premiato con la pubblicazione di un articolo in cui descrive un nuovo fenomeno.
Preferisce non condividere i suoi dati, meno che mai con degli estranei, per lo stesso motivo per cui un giornalista non vuole diffondere i suoi appunti prima di pubblicare un’inchiesta. L’interesse degli scienziati a mantenere la riservatezza sui dati e a prendersene il merito, in parole povere, si scontra con l’interesse della società ad affrontare alcuni problemi attraverso la cooperazione di più cervelli.
Ci sono delle eccezioni, come le grandi serie di dati astronomici e biologici messe a disposizione di tutti gli utenti interessati.
Ma secondo Michael Nielsen, ex fisico teorico e autore di Reinventing discovery: the new era of networked science, il boom tecnologico degli ultimi dieci anni, che ha permesso a un gran numero di persone di collaborare e condividere informazioni, non ha coinvolto il mondo scientifico, che non si è minimamente impegnato per cercare di condividere i dati in modo produttivo.

Per favorire il cambiamento, il governo statunitense ha invitato la comunità scientifica a essere piu collaborativa e a condividere più rapidamente le sue scoperte. Nel mondo accademico si sta studiando un sistema per premiare i ricercatori in base al loro contributo alla comunità e non solo in base alle pubblicazioni. “E essenziale che gli scienziati siano premiati quando  condividono delle informazioni , dice Nielsen.
E’ un problema complesso, e secondo Nielsen i reali benefici della scienza in rete si vedranno tra alcuni decenni. Ma anche se la scienza diventasse più aperta, ci sono dei limiti pratici: ci vuole una particolare abilità, e molto impegno, per riconoscere quali problemi possono essere affidati a una folla di persone e predisporre i sistemi necessari per far collaborare queste persone in modo produttivo. Non è sempre facile stabilire quando questo metodo fa progredire un progetto e quando invece lo rallenta. Con il tempo, però, potrebbe emergere un nuovo tipo di scienziato, la cui abilita consisterà nell’individuare i problemi e nel realizzare progetti che attingano alle capacità di una comunità sparpagliata e varia.
La scienza va avanti grazie alle scoperte, e a quanta pare siamo entrati in una fase di democratizzazione delle scoperte. Una persona qualunque può accorgersi che il braccio lungo di una proteina si ripiega in un certo modo.Una donna che non è mai andata all’università può fornire la trascrizione cruciale per capire che dietro una serie di zampe di gallina si nasconde una poesia d’amore scritta duemila anni fa. Nessuno può dire dove siamo diretti, ma tra i pionieri della crowd science c’è la sensazione di aver messo le mani su un’importante risorsa mai sfruttata prima.

“Finora”, dice Lintott, “abbiamo potuto contare solo su una piccolissima parte dell’attenzione che normalmente la gente dedica ai talk show”. fas

Fonte: Internazionale

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Traduzione a cura di Daniel Iversen & Lorenzo Micali

La IBM ha presentato oggi ufficialmente il quinto anno di “Next in Five”, un elenco di innovazioni con il potenziale di cambiare il modo in cui le persone lavoreranno, vivranno e giocheranno nei prossimi cinque anni: i vostri amici verranno trasmessi in 3D, le batterie respireranno l’aria per ricaricare i nostri dispositivi, non servirà più essere uno scienziato per salvare il pianeta, i vostri tragitti per andare al lavoro saranno personalizzati e i computer aiuteranno a ricaricare le vostre città.

Il “Next in Five” si basa sul mercato e sui trends sociali che prevedono di trasformare le nostre vite, e su quanto queste innovazioni possano essere rese possibili con le tecnologie emergenti nei laboratori IBM.

Nei prossimi cinque anni le innovazioni tecnologiche cambieranno la vita delle persone nei seguenti modi:

Trasmettere i vostri amici in un fascio 3-D

Nei prossimi 5 anni, le interfacce 3D – come quelle nei film – vi permetteranno di interagire con ologrammi in tre dimensioni dei vostri amici, in tempo reale. Le TV e i film si stanno già muovendo verso il 3D e le telecamere olografiche stanno diventando sempre più sofisticate e miniaturizzate per entrare nei telefoni cellulari.
Sarete in grado di interagire con foto, navigare nel web e chattare con i vostri amici in modi completamente nuovi.

Gli scienziati stanno lavorando su come migliorare le video chat e farle diventare olografiche – o, come si dice, in “telepresenza 3-D”. Questa tecnologia usa fasci di luce diffusa da un oggetto, ricostruendone poi l’immagine, una tecnica simile a quella che l’occhio umano usa per vedere ciò che ci circonda.

Sarà possibile vedere in 3D anche qualcosa di più dei vostri amici.
Proprio come una mappa piana della Terra possiede delle distorsioni ai poli che rende gli schemi di volo indiretti, esiste anche una distorsione dei dati – che sta diventando sempre maggiore dal momento che le informazioni digitali diventano più “intelligenti” – nel vostro album digitale di foto. Ora le foto sono taggate in geo-locazione, il web è capace di sincronizzare informazioni tra i dispositivi e le interfacce dei computer, facendole diventare sempre più naturali.

Scienziati e ricercatori IBM stanno lavorando su nuovi modi per visualizzare dati in 3-D, incentrandosi su tecnologie che permetteranno agli ingegneri di interfacciarsi in qualsiasi tipo di progetti: dalle costruzioni ai programmi software, dalle simulazioni su come le malattie si spargono in globi 3-D interattivi, alle visualizzazioni degli avvenimenti planetari nel mondo di Twitter, tutto in tempo reale con pochissima o addirittura senza distorsione.

La batterie respireranno aria per ricaricare il vostro dispositivo

Avete mai desiderato far durare la batteria del vostro laptop tutto il giorno senza mai bisogno di una ricarica? E che ne dite di un cellulare che si ricarica semplicemente tenendolo in tasca?

Nei prossimi cinque anni, i progressi tecnologici nelle batterie e nei transistor permetteranno ai vostri dispositivi di durare circa 10 volte più a lungo di adesso. Anzi, ancora meglio, perchè in alcuni casi le batterie potrebbero sparire del tutto nei dispositivi più piccoli.

Al posto delle pesanti batterie agli ioni di litio in uso oggi, gli scienziati stanno lavorando su batterie che usano l’aria che respiriamo facendola reagire con metalli densi di energia, eliminando un inibitore chiave per batterie più durature.
Se avrà successo, il risultato sarà una batteria leggera, piena di energia e ricaricabile, capace di alimentare qualsiasi cosa, dalle auto elettriche ai dispositivi di consumo.

E se si riuscisse a eliminare completamente le batterie?

Ripensando al mattone chiave di tutti i dispositivi elettronici, il transistor, la IBM mira a ridurre la quantità di energia per i transistor a meno di 0,5 volt. Con una richiesta energetica così bassa potremmo essere in grado di perdere completamente le batterie in alcuni piccoli dispositivi come cellulari o E-reader.

Come risultato avremo dei dispositivi senza batteria che si potranno ricaricare usando una tecnica chiamata “scavenging energy”. Alcuni orologi da polso la usano già – non richiedono una ricarica ad avvitamento ma si ricaricano in base al movimento del braccio. Lo stesso concetto potrebbe essere utilizzato per ricaricare i cellulari: uno “scuoti e chiama”.

Non sarà necessario essere scienziati per salvare il pianeta.

Sebbene magari non siete dei fisici, vi potete considerare come dei sensori ambulanti.
In cinque anni , i sensori nei vostri cellulari e nelle vostre macchine, il portafoglio o addirittura un vostro tweet, raccoglieranno dei dati che daranno agli scienziati un’immagine in tempo reale del vostro ambiente. Sarete capaci di contribuire con questi dati per combattare il riscaldamento globale, salvare specie a rischio o tracciare piante o animali invasivi che minacciano ecosistemi in tutto il mondo. Nei prossimi cinque anni, emergerà un’intera classe di “cittadini scienziati”, che useranno semplicemente dei sensori già esistenti per creare enormi set di dati destinati alla ricerca.

Semplici osservazioni, come ad esempio quando si verifica il primo disgelo nella vostra città, quando appaiono le prime zanzare, o se non c’è acqua corrente dove dovrebbe, sono dati importanti che però gli scienziati non hanno oggi in grandi insiemi. Anche il vostro computer portatile può essere usato come sensore per rilevare per esempio l’attività sismica. Se correttamente usato e collegato a una rete di altri computer, il vostro laptop può aiutare a delineare in fretta le conseguenze di unterremoto, accelerare il lavoro dei soccorritori e potenzialmente quindi salvare delle vite.

La IBM ha recentemente brevettato una tecnica che consente a un sistema di condurre un’accurata e precisa analisi post evento-sismico, come i terremoti, oltre a fornire un’allarme preventivo per gli tsunami.
Questa invenzione fornisce anche la capacità di misurare e analizzare rapidamente il danno nelle zone terremotate per aiutare a gestire le emergenze necessarie in seguito a un evento sismico.

L’azienda sta anche sostenendo un “app” per cellulari, che permette ai cittadini di contribuire fornendo dati preziosi su diversi argomenti, come il miglioramento della qualità dell’acqua potabile o la segnalazione di inquinamento acustico.
Già ora, un’app chiamata Creek Watch, permette ai cittadini di scattare una fotografia istantanea di un torrente o di un corso d’acqua.
Dopo aver risposto a tre semplici domande su di esso i dati sono automaticamente resi poi accessibili alle autorità locali del sistema idrico.

Il vostro viaggio sarà personalizzato

Immaginate il vostro viaggio senza autostrade stracolme, senza metropolitane affollate, senza ritardi dovuti a lavori stradali e di non dovervi nemmeno  preoccupare di arrivare tardi al lavoro. Nei prossimi cinque anni, tecnologie analitiche avanzate forniranno consigli personalizzati che porteranno i pendolari dove devono andare nel tempo più veloce. Sistemi di traffico adattabili apprenderanno intuitivamente i modelli di comportamento dei viaggiatori per fornire una sicurezza di viaggio più dinamica e informazioni sul loro percorso, cosa che comunque oggi è già disponibile.
I ricercatori della IBM stanno sviluppando nuovi modelli che saranno in grado di prevedere gli esiti di diversi itinerari di trasporto per fornire informazioni che andranno oltre le semplici reportistiche sul traffico, come alcuni dispositivi che indicano solo dove sei già localizzato
in un ingorgo stradale, o applicazioni basate sul web che danno una stima del tempo del viaggio
nel traffico.

Usando nuovi modelli matematici e le tecnologie analitiche di previsione dell’IBM, i ricercatori analizzeranno e combineranno diversi possibili scenari che potranno influenzare i viaggiatori nella scelta di migliori itinerari per gli spostamenti giornalieri, inclusi molti fattori come incidenti, il luogo del guidatore, strade in costruzione attuali o in fase di progettazione, i giorni in cui si viaggia di più della settimana, il tempo dall’inizio dei lavori previsti, eventi locali che potrebbero causare traffico, opzioni alternative di trasporto come il treno o il traghetto, la disponibilità di parcheggio e il clima.

Per esempio, dalla combinazione delle analisi di previsione e informazioni in tempo reale circa il traffico in corso attraverso l’utilizzo di sensori e altri dati, il sistema potrebbe consigliare strade migliori per raggiungere una destinazione, oppure come raggiungere una zona pedonale nelle vicinanze, se è previsto che il treno arrivi in orario, o se è disponibile il parcheggio alla stazione.
Nuovi sistemi potranno imparare dove ti piace andare dai modelli di viaggio regolari, e quindi integrare tutti i possibili dati e i modelli di previsione per individuare il miglior tragitto.

I computer aiuteranno a fornire energia alla tua città

Le innovazioni nei computer e nei data centers (centri elaborazione dati) fanno si che il calore e l’energia generata in eccesso possa essere usata per cose come riscaldare gli edifici in inverno e rinfrescarli durante l’estate
Provate a immaginarvi che l’energia riversata nei data centers di tutto il mondo possa essere usata e riciclata per un uso cittadino ?

Più del 50% dell’energia consumata da un moderno data center serve per il raffreddamento ad aria. La maggior parte del calore è quindi sprecato perchè si riversa nell’atmosfera. Nuove tecnologie, come i sistemi di raffreddamento ad acqua “on-chip” sviluppati dall’IBM, permettono all’energia termica proveniente dai processori di un gruppo di computer di essere efficientemente riciclata per fornire acqua calda a un ufficio o per più case.

Un progetto pilota in Svizzera, che sta coinvolgendo un sistema di computer adattati alla tecnologia, prevede di risparmiare fino a 30 tonnellate di emissioni di diossido di carbonio all’anno, equivalente a una riduzione dell’impronta ecologica dell’85%. Una innovativa rete di capillari “microfluidic”, messi all’interno di un dissipatore, sono attaccati sulla superficie di ogni chip nel computer cluster, che permette all’acqua di essere convogliata all’interno di ognii micron dello stesso materiale semiconduttore. Essendo il flusso di acqua cosi vicino ad ogni chip, il calore può essere rimosso in modo più efficiente. L’acqua riscaldata a 60°C quindi passa attraverso lo scambiatore di calore per fornire riscaldamento, che viene poi mandato ovunque.

Fonte: Zeitnews

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.