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Traduzione a cura di Denis Gobbi

La diseguaglianza nella distribuzione dell’energia a livello mondiale diminuisce, ma a quale prezzo?

Entropy of Nations

L’Entropia delle Nazioni in un grafico

L’economista del 18° secolo Adam Smith utilizzò una buona metafora per descrivere il modo in cui la società utilizza le risorse. Nel suo libro “La Ricchezza delle Nazioni” egli mette in evidenza che anche se gli individui  si sforzano tramite l’ingegno personale al fine di avere dei vantaggi nella vita, essi inavvertitamente contribuiscono – come se fossero sotto l’influenza di una “mano nascosta” – ad una domanda aggregata di ricchezza. Bene, se Smith fosse un fisico e vivesse nel 21° secolo sarebbe probabilmente tentato di comparare persone e nazioni a delle molecole, nonchè a rimpiazzare la definizione “mano nascosta” con un più moderno “processo termodinamico”.

Curva esponenziale di Boltzmann-Gibbs

La curva esponenziale di Boltzmann-Gibbs illustrante la distribuzione dell’energia molecolare in un gas assomiglia molto al consumo pro-capite di energia delle nazioni del mondo.

Il Comportamento Esponenziale

Victor Yakovenko, uno scienziato del Joint Quantum Institute studia i paralleli esistenti tra nazioni e molecole. La distribuzione di energia tra le molecole di un gas e la distribuzione pro capite del consumo d’energia seguono entrambi una crescita esponenziale. Ovvero, la probabilità di avere un certo valore di energia è proporzionale a e^(-E/kT) dove “T” è la temperatura e “k” è il fattore di proporzionalità chiamata “Costante di Boltzmann“. (La “temperatura” qui è considerata come la media nazionale di consumo energetico pro-capite nel mondo.)

Gli studi sul consumo energetico mondiale spesso mostrano intervalli di consumo energetici o di popolazione in un determinato periodo di tempo. Yakovenko e i suoi colleghi preferiscono illustrare tramite una costante di crescita esponenziale l’utilizzo energetico nazionale rapportando appunto la popolazione al consumo pro-capite.

I ricercatori del JQI hanno basato il loro lavoro sui dati provenienti dall’EIA (U.S. Energy Information Administration). Hanno coperto così un periodo che và dal 1980 al 2010 includendo dati di più di 200 nazioni differenti. I loro risultati sono stati pubblicati sul giornale “Entropy”. Non è il primo studio del genere, in quanto Yakovenko ne ha già effettuato uno riguardante la distribuzione delle entrate pro-capite a livello nazionale in passato.

1980 (blu) 1990 (marrone) 2000 (verde) 2010 (rosso) e idealizzato esponenziale (nero)

1980 (blu) 1990 (marrone) 2000 (verde) 2010 (rosso) e idealizzato esponenziale (nero)

In realtà, i dati sul consumo possono essere rappresentati in un altro modo che illustra la natura distributiva dell’energia utilizzata.  In una “distribuzione di Lorentz” gli assi verticale e orizzontale sono entrambi adimensionali. La figura a fianco rappresenta questi dati riguardanti gli anni 1980/1990/2000/2010 assieme all’andamento esponenziale idealizzato in nero in una quinta curva.

Massima Entropia

Quest’ultima quinta curva corrisponde ad uno stato di massima entropia nella distribuzione dell’energia. Entropia non significa meramente disordine, piuttosto è una misura del numero di differenti possibili stati in cui il sistema può trovarsi e esistere. Se, per esempio, 100 Euro dovessero essere divisi tra dieci persone, la totale uguaglianza comporterebbe 10 Euro ciascuno. Nella figura a fianco, questo stato è rappresentato dalla retta continua in diagonale. La massima diseguaglianza si avrebbe dando tutti i 100 Euro ad una singola persona. La sua rappresentazione nel grafico sarebbe una linea che prosegue sul fondo dell’asse orizzontale per poi risalire verticalmente per quello verticale.

Statisticamente entrambi questi scenari sono piuttosto improbabili perchè corrispondono a situazioni uniche.  La maggior parte delle possibili divisioni assomigliano piuttosto a questo esempio: una persona riceve 27 Euro, la seconda 15 Euro e così via a diminuire fino alla persona numero dieci che riceve solamente 3 Euro.  La quinta curva nera nella rappresentazione grafica illustra questo caso medio dove, in competizione causa scarsità di risorse energetiche, non prevale ne la totale inequità ne la totale egualità.

Ovviamente, le etichette lungo le curve ci aiutano a ricordare come alcune nazioni ottengano molto meno della media e altre al contrario molto di più. La pendenza della curva corrisponde al consumo energetico pro-capite. Notiamo così che le posizioni in alto a destra sono occupate dalle nazioni ad alto consumo: USA, Russia, Francia, UK. In basso a sinistra invece, l’esatto opposto che include anche India e Brasile. La risalita della curva da parte della Cina è il cambiamento più drammatico degli ultimi 40 anni.

Ineguaglianza

La disuguaglianza tra abbienti e non abbienti è spesso caratterizzata da un fattore chiamato il coefficiente di Gini G (introdotto dallo statistico italiano Corrado Gini) definito come l’area compresa tra la curva di Lorentz e la diagonale continua divisa per la metà dell’area presente al di sotto della diagonale. G viene quindi compreso tra 0 e 1, dove 0 corrisponde alla perfetta eguaglianza e 1 alla totale ineguaglianza. La curva corrispondente alla condizione di massima entropia, ha un valore G di 0,5.

Gli scienziati del JQI hanno calcolato G nel tempo e ne hanno ricavato il grafico qui in alto a destra. Esso mostra come G sia sceso nel corso degli anni. In altre parole, l’ineguaglianza per quanto riguarda il consumo energetico tra le nazioni stà continuando a calare. Molti economisti attribuiscono questo recente sviluppo alla crescente globalizzazione del commercio. E come a sottolineare la natura termodinamica caratterizzante il flusso delle materie prime,  un recente studio di Branko Milanovic della Banca Mondiale mostra una curva di Gini molto simile a questa. Egli ha tracciato il declino di diseguaglianza del reddito globale utilizzando un parametro chiamato parametro chiamato parità di potere d’acquisto (PPA) fra nazioni (4).

Può continuare?

L’ultima figura suggerisce che la tendenza verso una minore diseguaglianza dei consumi comincerà a stallare avvicinandosi al suo comportamento pienamente esponenziale. Questo avviene a causa dell’applicaizone delle inesorabili leggi della termodinamica al consumo energetico nazionale?. Come con le molecole di gas, dove alcune molecole sono “ricche” (possiedono maggiore energia) e altre “povere” alcune nazioni sono destinate ad essere povere?.

Forse no. Il professor Yakovenko crede che un modo ovvio per alterare le circostanze della distribuzione di energia espressa nelle figure ivi sopra è l’ulteriore sviluppo delle fonti di energia rinnovabile.

Questi grafici si applicano ad un mondo globalizzato, ben miscelato, dove un insieme di combustibili fossili esauribili è ridistribuibile su scala globale. Se il mondo passasse all’energia rinnovabile prodotta e consumata localmente e la finisse di mischiare il mazzo di carte dei combustibili fossili allora non si applicherebbero più le leggi della probabilità, e la disuguaglianza potrebbe essere ulteriormente abbassata.  Dopo tutto, il sole splende più o meno alla stessa maniera su tutti.

Yakovenko aggiunge che per una crescita esponenziale sarà necessaria ciò che lui chiama “la regola dei terzi” . Questo vuol dire che 1/3 della popolazione mondiale consumerà 2/3 dell’energia totale prodotta mentre i restanti 2/3 della popolazione consumeranno il rimanente terzo dell’energia rimasta.

Fonte: jqi.umd.edu(1) (2); mdpi.com;

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Traduzione a cura di Daniel Iversen


Persone provenienti dalle classi ricche hanno maggiori probabilità, rispetto alla gente più povera, di infrangere la legge durante la guida, rubare caramelle ai bambini o mentire a scopo di lucro; questo è quello che è emerso lunedi da uno studio negli Stati Uniti.

Uno studio diviso in sette parti, effettuato da psicologi dell’University of California Berkeley e dalla University of Toronto, ha analizzato il comportamento delle persone attraverso una serie di esperimenti.

Ad esempio, i conducenti di veicoli costosi come Mercedes, BMW o la Prius ibrida della Toyota sono stati visti infrangere più spesso le regole rispetto alle persone che guidavano una Camry o una Corolla.

Erano anche meno propensi a lasciar attraversare la strada ai pedoni, rispetto ai conducenti di auto più economiche.

In un altro test, usando il gioco dei dadi e messo in palio un premio di 50 dollari, le persone che hanno riferito di appartenere ad un alto stato socio-economico erano anche quelle più propense a mentire, dicendo di avere ottenuto numeri più alti di quelli che in realtà avevano.

“Anche in persone per le quali la cifra di 50 dollari è una quantità relativamente piccola, la truffa è stata tre volte più alta”, ha detto l’autore Paul Piff di UC Berkeley.

“Questo mostra la reale ed estrema estensione a cui ricchezza e rango superiore possono plasmare i modelli di interesse personale e immoralità nella la società” ha detto all’AFP.

In altri studi, le persone con uno status più elevato erano meno propense a dire la verità in un ipotetico colloquio lavorativo dove il loro datore di lavoro cercava di assumere qualcuno per un posto che sapevano sarebbe presto stato eliminato.

Quando poi venne fornito loro un barattolo di caramelle destinato a dei bambini in un laboratorio li vicino, dopo aver avuto il permesso di prenderne qualcuna le persone più ricche hanno preso più caramelle di chiunque altro.

Persino Piff, che in passato ha studiato l’impatto della ricchezza sulla moralità della gente e le donazioni filantropiche, e scoprendo che i ricchi tendono a donare meno alla carità delle persone povere, è stato sorpreso di vederli prendere caramelle destinati ai bambini.

“Sono rimasto stupefatto” ha detto Piff. “In media, le persone di rango superiore hanno preso il doppio di caramelle degli altri, quindi è stato un dato abbastanza considerevole”.

Inoltre, in quel particolare studio, i ricercatori hanno condizionato alcuni dei soggetti dicendo  a loro di immaginarsi appartenenti a un rango sociale più alto, facendo si che si comparassero con altri che hanno di meno.

L’esperimento mostra come le persone possono abituarsi all’idea di far parte di un rango più elevato, per contro il loro comportamento risulterebbe più avido e meno etico; questo dimostra come lo status sociale guidi l’avidità

“Abbiamo  anche fatto aumentare la loro probabilità di dire “A me piacerebbe fare tutte queste cose immorali”, come ad esempio tenersi il resto in più ricevuto al bar senza avvisare il cameriere.

Lo studio, che appare nel Proceedings of the National Academy of Sciences, teorizza che una serie di fattori “possono dare luogo a un insieme di norme culturalmente condivise tra gli individui di classe superiore”.

Per esempio, le persone ricche sono più indipendenti gli uni dagli altri, hanno più risorse e quindi sono meno interessati a ciò che gli altri pensano delle loro azioni, rispetto a quello che fanno le persone povere, hanno suggerito gli autori.

Secondo Piff, le persone con più soldi tendono a guardare in modo più positivo l’avidità e fare meno affidamento su reti familiari e amici per il supporto nei momenti di bisogno, questo status elevato quindi tende a staccarti dalla società.

“E’ quel diverso livello di privilegio nella nostra vita quotidiana che da origine a questa indipendenza dagli altri, questa ridotta sensibilità agli effetti del proprio comportamento sul benessere degli altri, e la priorità del vostro interesse” dice.

Certamente ci sono delle eccezioni, dice lo studio, indicando famosi aristocartici dell’alta classe a Worldcom ed Enron, e ricchi filatropi come Bill Gates e Warren Buffett.

Ricerche precedenti che collegano la povertà alla criminalità violenta smentiscono anche l’idea che tutti i poveri siano più etici dei ricchi, ha aggiunto.

Tuttavia, l’interesse personale è “un motivo più fondamentale tra l’elite della società, e la maggiore avidità  associata con una maggiore richezza e status sono in grado di promuovere atti illeciti” ha detto.

Anche se lo studio ha analizzato i soggetti negli Stati Uniti, con ciascuna delle sette parti che ha preso in misura un numero dai 100 ai 200 partecipanti, Piff ha detto che i risultati possono essere di rilievo anche per le società fuori dall’America.

“Questi modelli sono particolarmente rilevanti in società dove la riccehzza è distribuita in maniera ineguale come qui” ha riferito.

Più informazioni: “High social class predicts increased unethical behavior,” di Paul K. Piff, Daniel M. Stancato, Stéphane Côté, Rodolfo Mendoza-Denton, e Dacher Keltner, PNAS (2012).

Provided by University of California – Berkeley

Fonte: Physorg

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