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Traduzione a cura di Daniel Iversen

La condizione dell’uomo è una condizione di guerra, scrisse il filosofo Thomas Hobbes nel 17esimo secolo.
Una rapida occhiata attraverso i libri di storia e i titoli delle notizie sui giornali odierni sembrano ovviamente sostenere la vecchia idea che gli umani sono per natura aggressivi, egoisti e antagonisti.

Questo punto di vista tuttavia non si adatta ai fatti scientifici, scrivono i ricercatori presenti nel nuovo libro “Origins of Altruism and Cooperation” (Springer, 20111), edito da Robert W., Sussman, PhD, e C. Robert Cloninger , MD.
Gli autori del libro argomentano che gli esseri umani sono naturalmente cooperativi, altruisti e sociali, ritornando alla violenza solo quando sono maltrattati, trascurati, o quando sono mentalmente malati.

Il libro, che è ora disponibile, presenta prove a sostegno di questa idea, prese da una serie di prospettive accademiche, tra cui antropologia, psichiatria, biologia, sociologia, religione, medicina e altri.

“La cooperazione non è solamente un sottoprodotto della concorrenza, o qualcosa che viene fatto solo perchè entrambe le parti ricevono qualche beneficio da questa partnership” dice Sussman, professore di antropologia fisica in Arts & Sciences. “Piuttosto, l’altruismo e la cooperazione sono inerenti nei primati, inclusi gli esseri umani.”

Per esempio, spiega Sussman, gli scimpanzè sono stati osservati ad adottare indipendentemente dei piccoli orfani, nonostante la notevole quantità di sforzo e il tempo necessario alla cure per i neonati.

Sussman e Cloninger scrivono nella prefazione del libro, che esamina le influenze alla base del comportamento umano, l’importanza fondamentale di capire perchè sorgono conflitti tra i popoli e le nazioni del mondo moderno, e trovare i modi migliori per promuovere la pace e una interazione produttiva tra gli esseri umani di tutto il mondo.

“Il comportamento pro-sociale è una componente essenziale della salute e della felicità degli esseri umani”, dice Cloninger, professore di psichiatria della Wallace Renard, presso la facoltà di Medicina. “Comportamenti egoisti e poco collaborativi, d’altra parte, sono segni di disfunzioni mentali perchè strettamente associati all’insoddisfazione della vita e cattiva salute”.

Oltre ai capitoli co-scritti da Sussman e Cloninger, il libro include articoli di altri due membri della facoltà del WUSTL – Peter Benson, PhD, professore assistente di antropologia socioculturale, e Jane Philips-Conroy, PhD, professore di anatomia e neurobiologia e antropologia – e di altri esperti accademici provenienti da tutto il mondo.

Gli argomenti dei capitoli del libro – che spaziano dai rapporti tra le scimmie urlatrici alle influenze della cultura occidentale moderna sulla spiritualità umana – sono stati presi dalle discussioni e dalle presentazioni tenute nel corso di una conferenza alla WUSTL nel 2009 intitolata: “Man the Hunted: The Origin and Nature Human Sociality, Altruism and Well-Being.”

La conferenza, organizzata da Sussman e Cloninger, è stata la prima di questo genere a riunire studiosi internazionali in diverse discipline per esaminare l’evoluzione della cooperazione, dell’altruismo e della socialità nei primati e nell’uomo.

Per maggiori informazioni sul libro “Origins of Altruism and Cooperation”, visitate questa pagina

Per maggiori informazioni sulla conferenza del 2009, visitate questa pagina

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Nel campo della ricerca biologica viene ridimensionata sempre di più la visione dell’uomo come essere competitivo, aggressivo e brutale.
Questo quanto ha affermato uno specialista, leader del comportamento dei primati presso una grande conferenza scientifica, lunedi scorso.

“Gli umani hanno un sacco di tendenze che vanno a favore della socialità” ha spiegato Frans de Waal, biologo della Emory University in Atlanta, al meeting annuale dell’American Association of the Advancement of Science.

Nuove ricerche su animali superiori, dai primati agli elefanti e fino ai topi, mostra che vi è una base biologica per un comportamento come la cooperazione, ha detto de Waal, autore di “L’età dell’empatia – Lezioni dalla natura per una società più solidale

Solo fino a 12 anni fa l’opinione comune tra gli scienziati era che l’uomo fosse maligno fino al midollo, ma aveva sviluppato una patina di morale, anche se sottile, ha spiegato de Waal a scienziati e giornalisti provenienti da circa 50 paesi.

I bambini però, come anche la maggior parte degli animali superiori, sono “morali” nel senso scientifico del termine, questo perchè hanno bisogno di cooperare tra loro per riprodurre e trasmettere i loro geni, spiega.

La ricerca ha smentito la visione, dominante dal 19 ° secolo, tipica dell’argomentazione del biologo Thomas Henry Huxley, ossia che la morale è assente in natura ed è creata dall’uomo, afferma de Waal.

Pure ipotesi comunemente accettate e radicate, promosse da Charles Darwnin, il cosidetto padre dell’evoluzione, sono errate, dice.

“Darwin era molto più intelligente della maggior parte dei suoi seguaci” ha detto de Waal, e citando dalla sua opera “The Descent of Man” di Darwin, afferma che gli animali che sviluppano “istinti sociali ben marcati inevitabilmente acquisiscono un senso morale o coscienza”

De Waal ha mostrato al pubblico alcuni video ripresi nei laboratori: uno rivela il drammatico disagio emotivo di una scimmia a cui viene negato il trattamento ricevuto da un’altra scimmia, l’altro mostra un topo rinunciare a del cioccolato per aiutare un’altro topo a liberarsi da una trappola.

Questa ricerca dimostra che gli animali hanno tendenze pro-sociali naturali, quali “reciprocità, equità, empatia e consolazione”, ha detto il biologo olandese.

“La moralità umana è impensabile senza empatia”

Alla domanda se l’accettazione dell’empatia come naturale, potrebbe cambiare l’intensa competizione sul quale si basa il nostro sistema economico capitalistico e politico, de Waal ha scherzato: “Sono solo un’osservatore di scimmie”.

Ha però detto ai giornalisti che la ricerca mostra anche come gli animali donino la propria empatia a quelli più famigliari al loro “gruppo”, e questa naturale tendenza è una sfida in un mondo globalizzato come il nostro.

La “moralità” si è sviluppata negli esseri umani in piccole comunità, ha detto, e aggiunge: “È una sorta di esperimento, per l’essere umano, estendere al mondo intero un sistema pensato per gli in-group.”

(c) 2012 AFP

Fonte: Physorg

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