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Traduzione a cura di Denis Gobbi

 

I suoi sostenitori credono sia un’opportunità per realizzare una società del post-lavoro, dove le macchine pensano ai lavori pesanti e l’occupazione così come oggi la conosciamo diverrà una cosa del passato.

Può il ciber-lusso diventare la norma? Fotografia: Everett Collection / Rex Feature

Nel tempo in cui i robot affollano le linee di produzione delle fabbriche, algoritmi fanno sterzare le auto e schermi touchscreen sostituiscono le cassiere dei supermercati, l’automazione stà diventando il nuovo spettro della società. I robot, dicono, stanno arrivando a rubarci il lavoro.

Lasciateli fare, rispondono i comunisti di lusso.

I prati cibernetici e le macchine dall’amorevole grazia

Localizzato nello spettro politico dell’estrema sinistra futurista, il comunismo di lusso completamente automatizzato (fully automated luxury communism – FALC) mira ad imbracciare l’automazione nella sua massima estensione. Questo connubio potrebbe sembrare un ossimoro, ma è proprio questo il punto: tutto ciò che verrà etichettato come comunismo di lusso diverrà difficile da ignorare.

C’è una tendenza nel capitalismo ad automatizzare il lavoro, per tramutare processi prima eseguiti da esseri umani in funzioni completamente automatiche”

ci dice Aaron Bastani, co-fondatore di Novara Media, che aggiunge:

Riconoscendo ciò, l’unico obiettivo utopico potrebbe essere la completa automatizzazione di tutto e la comune proprietà di ciò che è automatizzato.

Bastani e i suoi compagni comunisti di lusso credono che questi tempi di rapido cambiamento siano un’opportunità per realizzare una società del post-lavoro, dove le macchine si occupino di tutti i lavori pesanti e degradanti non per profitto ma per la comunità.

Le nostre richieste potrebbero essere una settimana lavorativa di 10/12 ore, un reddito minimo di base garantito, un’abitazione garantita per tutti, così come l’educazione, la sanità garantite e così via. Ci potrebbe essere ovviamente del lavoro non automatizzabile che richiederebbe l’impiego di lavoro umano, come ad esempio il controllo qualità, ma sarebbe minimo.

L’umanità potrebbe avere le sue praterie cibernetiche, gestite da macchine dotate di amorevole grazia.

Prendiamo Uber per esempio, una gigantesca compagnia. La sua visione consiste nell’avere entro il 2030 questa enorme flotta di auto senza guidatore. Ciò non richiede di essere gestito da una compagnia privata. Perchè lo dovresti volere? A Londra abbiamo le Bici Boris. Perchè non dovremmo avere qualcosa di simile ad Uber con auto automatizzate senza guidatore, fornite a livello municipale senza un motivo di profitto?

E questo è solo l’inizio

L’ideologia nasce da un groviglio di andamenti ben studiati. Attualmente, il tasso di progresso tecnologico e produttività lavorativa stà aumentando, ma le retribuzioni stagnano e le aziende tagliano posti di lavoro. Recenti ricerche indicano che il 35% dei lavori nel Regno Unito sono “a rischio” di automatizzazione. I professori del MIT Erik Brynjolfsson e James McAfee argomentano persuasivamente nel loro spesso citato “La Seconda Era delle Macchine” che i robot sono solamente che all’inizio del loro impatto sull’economia.

I prati cibernetici dell’umanità saranno gestiti da macchine dall’amorevole grazia. Fotografia: HD Wallpaper

Gli automi di nuova generazione offrono un numero di vantaggi tali da promettere l’obsolescenza della fatica, annoverando tra i fattori chiave strumenti come la stampa 3D e algoritmi abbastanza intelligenti da poter essere scambiati per esseri umani. Un era di abbondanza spalleggiata dalle macchine sembra profilarsi proprio dietro l’angolo.

Non stò dicendo che ci siamo già dentro, anche se in alcuni settori certamente lo siamo. Prendete per esempio al distribuzione di contenuti audio/video, abbiamo raggiunto la post-scarsità in questo settore. Ovviamente Spotify, iTunes o Wikipedia non sono modelli che creano cibo e sostentamento diretto per le persone. Tuttavia la speranza sussiste nel pensare che questa sia la testa di ponte emergente di un set di tendenze riguardanti il software e anche, a breve, l’hardware. Perchè queste sono le aspettative che accompagnano la fabbricazione libera di oggetti solidi, la stampa 3D, la biologia sintetica.

Bastani non è solo nell’evangelizzare un’era di ciber-lusso di massa. Membri del gruppo di sinistra Piano C diffondono lo slogan “Lusso per tutti” nella loro propaganda e nel loro ben progettato Tumblr, Comunismo di Lusso, mostrano simpatiche idee adottate anche nel corso di proteste studentesche.

Allo stesso modo, Brynjolfsson non trova l’idea di un lusso popolare automatizzato bizzarra. Al contrario.

Un mondo di abbondanza incrementale, anche di lusso, non solo è possibile, ma probabile. Molte delle cose che consideriamo necessità oggi come il servizio telefonico, le automobili, il sabato libero, erano beni di lusso in passato.

Nel comunismo di lusso totalmente automatizzato si tratterà di occupare il panificio piuttosto che rubarne il pane. Fotografia: Bettmann/Corbis

La tecnologia può creare enorme abbondanza, ma la strada verso di essa potrebbe essere molto tortuosa perchè gli esistenti modelli di business e i metodi di creazione del valore vengono destabilizzati

Il Comunismo di Lusso Britannico

Il comunismo di lusso britannico sviluppa le sue radici a partire dai movimenti di protesta a metà del primo decennio di questo secolo, secondo Piano C, quando i suoi membri mostrarono il loro slogan “Lusso per tutti” ad una manifestazione di Berlino.

Ci sembra che questa domanda ben riassuma gli obiettivi di un movimento comunista moderno

– affermano i membri di Piano C.

Essi traggono i loro principi dalla trilogia fantascientifica “Marte Rosso” di Kim Stanley Robinson, dove un’utopia socialista si stabilisce sul pianeta rosso. Anche “Un Linguaggio Modello” fù una fonte d’ispirazione, un pamphlet utopico degli anni ’70 scritto da tre architetti. Bastani sostiene che la sua concezione di FALC è basata su di una moderna lettura del Capitale e di Gundrisse di Karl Marx.

Ovviamente, la storia è disseminata di impronte digitali di tecno-utopie irrealizzate e società libere dal lavoro usurante. Pensatori che vanno da Marx a Bertrand Russell furono certi che scienza, tecnologia e cooperazione umana fossero al punto di svolta necessario a liberare l’umanità dalle catene del lavoro.

La visione di dare a molti, se non addirittura alla maggior parte dei cittadini carichi di lavoro drasticamente ridotti è un concetto molto vecchio nei pensieri e negli scritti utopici.

afferma Howard Segal, professore di storia della scienza e della tecnologia all’Università del Maine e autore di Utopie: Una Breve Storia.

Egli punta l’attenzione verso l’armata industriale di Guardando Indietro (Looking Backguard – 1988) di Edward Bellamy e agli scritti dei tecnocratici del medio ‘900. Ma il comunismo di lusso forse trova una corrente culturale analoga e più recente in serie TV fantascientifiche come Star Trek, con i suoi replicatori e politici egalitari, o ancora nelle opere di Iain Banks legate all’universo culturale high-tech post scarsità (The Culture).

Eventualmente, Bastani vede il FALC raggiungere un obiettivo molto vicino a questi esempi – una società con controllo collettivo sui suoi mezzi ad alta tecnologia riduci-lavoro. Prevede anche quali piccoli lavori saranno necessari in futuro, come la continua ottimizzazione di stampanti 3D e robot per l’agricoltura. Essi saranno organizzati in modo simile a come oggi gli editori di Wikipedia gestiscono il loro dominio in modo decentralizzato e non gerarchico.

Ma prima di tutto ciò, e sopratutto in modo da poterci arrivare, esso spera di usare l’etichetta del comunismo di lusso come bandiera per convertire tutti alla causa. Tutto questo ha a che fare con la politica.

Considerate la canzone del rapper di Atalanta Migo, “Versace”, Migo dice:

Ottieni questi video che i bambini amano, dove è tutto completamente bizzarro, lusso ovunque. La storia del capitalismo ripete che se tu lavori duramente e giochi secondo le regole puoi ottenere tutto questo, il che è ovviamente una stronzata. Ma se tu dici hei guarda! se vuoi tutto questo, quello che ti serve è occupare i centri di produzione. Ci serve ottenerne l’automazione e subordinarla ai bisogni dell’essere umano, non al bisogno di profitto. Si tratta di occupare il panificio, piuttosto che rubarne il pane

Ovviamente presumendo siano i robot a dover impastare.

Fonte: theguardian.com

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Articolo a cura di Denis Gobbi

La MMT (acronimo per “Modern Money Theory”), una teoria economica che può salvare l’Italia dalla lunga spirale della cessione di sovranità e di ricchezza, iniziata imboccando un’oscura strada oltre trent’anni fa e peggiorata drammaticamente con l’introduzione della moneta unica della BCE (Banca Centrale Europea).

Sostenitori e principali intenti

La MMT è una scuola economica che tenta di descrivere in maniera semplice il funzionamento dei sistemi monetari a corso legale, comparsi dopo l’abolizione del sistema aureo ad opera del presidente americano Nixon nel 1971.

Il padre fondatore è Warren Mosler, un economista rinomato a livello internazionale esperto nel funzionamento dei sistemi finanziari e monetari. Ha scritto due opere molto importanti dove ne descrive il funzionamento, condanna diverse politiche a riguardo e mette a nudo le giornaliere menzogne che a suo dire vengono propagandate dai media in merito a tali meccanismi:  “Soft Currency” e “Le sette innocenti frodi capitali della politica economica“.

Oltre a Mosler, fanno parte di questa corrente di pensiero anche altri economisti tra cui alcuni suoi collaboratori o allievi come Randall Wray e Mathew Forstater.

Questi economisti appena citati, nel corso del 2012 hanno redatto un piano per la salvezza economica dell’Italia, dove viene illustrata punto per punto  tutto ciò che un governo sovrano dotato di sovranità monetaria (ciò che l’Italia in questo momento non ha, e che solo una forza politica al momento fa accenni alla sua reintroduzione) deve mettere in pratica per raggiungere il modello di società che la MMT teorizza: una società dove è possibile raggiungere la piena occupazione, il pieno benessere e la piena produzione mantenendo al contempo la stabilità dei prezzi. Questi concetti vengono totalmente negati però dall’oggi predominante (specialmente tra politici e media) pensiero economico classico neoliberista. Un pensiero dimostratosi storicamente fallimentare, sorretto da costrutti errati come la “Curva di Phillips“.

Le fondamenta della teoria
John Friedrick Knapp

John Friedrick Knapp

L’MMT non nasce dal nulla, ma ha alle spalle un retroscena economico che ne ha costituito l’incubatrice con più di 100 anni di esperienza grazie ad alcuni tra i più grandi esperti dell’economia di tutti i tempi come Georg Friedrich Knapp, vissuto nel 19° secolo e padre della scuola economica del Cartalismo. Egli ebbe un’intuizione molto importante, tra le pietre fondanti dell’MMT:

Il costo sostenuto da uno stato sovrano che batte una propria moneta è praticamente nullo

John Maynard Keynes

John Maynard Keynes

Anche l’economista più importante del 20° secolo, John Maynard Keynes da un grande contributo, opponendosi per primo al modello classico neoliberista dichiarando:

Qualsiasi forma di risparmio costituisce una risorsa finanziaria reale sottratta alla domanda aggregata (NDR ovvero all’economia) che crea lavoro e quindi occupazione

Abba P. Lerner

Abba P. Lerner

Altro economista che aggiunge un tassello per la nascita della MMT è Abba Lerner, padre della “Finanza Funzionale“.  Questa introduce un concetto fondamentale qui sintetizzato:

Laddove si verifica una crisi economica, è compito dello Stato spendere a deficit e immettere ricchezza finanziaria al netto all’interno del settore privato (NDR cittadini & aziende) per rilanciare l’economia

Infatti anche se tale pratica aumenta il debito pubblico, tale effetto collaterale in uno stato a moneta sovrana non costituisce un problema. Concetto confermato pubblicamente anche da Charles Goodhart, membro della commissione politica ed economica della Banca d’Inghilterra che afferma esplicitamente: <<Il debito pubblico non è un problema, e non deve mai esserlo in uno stato con sovranità monetaria>>.

N.B. Per comprendere i seguenti passi è necessario conoscere un concetto fondamentale, ovvero la distinzione tra beni reali con valore intrinseco e beni finanziari (come il denaro), entrambi posseduti dallo Stato.

Il cuore della MMT: I Bilanci Settoriali
Wynne Godley

Wynne Godley

Il cuore della teoria è costituito dai “Bilanci Settoriali” di Wynne Godley. I settori in uno Stato sono essenzialmente tre: il settore governativo (G) comprendente gli enti del ministero del tesoro, l’amministrazione statale e la banca centrale competente nel creare il denaro; il settore non governativo (NG) consistente nei cittadini e imprese private; infine il settore estero (E) ovvero tutta l’economia esistente al di fuori dello Stato.

I bilanci settoriali hanno tre regole sempre vere:

  • BILANCIO SETTORE PRIVATO + BILANCIO SETTORE PUBBLICO + BILANCIO SETTORE ESTERO = 0
  • IL DEBITO DI UN SETTORE = LA RICCHEZZA (SURPLUS) DI UN ALTRO SETTORE
  • SOLO DUE SETTORI POSSONO ESSERE IN DEFICIT O IN SURPLUS

Grazie a questi possiamo ora passare in esame le varie politiche di bilancio che uno Stato può decidere di adottare.

Politiche di bilancio statale a confronto
DEFICIT DI BILANCIO
Deficit di bilancio

Deficit di bilancio

In questa rappresentazione grafica, notiamo come l’immissione di denaro nel settore non governativo (NG) da parte del governo (G) sia maggiore di quello che lo stesso governo preleva tramite le imposte. Grazie a questa operazione il settore NG cresce producendo più beni reali, aumentando l’occupazione e il benessere tutto grazie al surplus di bilancio che lo Stato gli ha consentito di ottenere. Ovviamente lo Stato al contrario registra un deficit (il cosiddetto “debito pubblico”) che però non rappresenta un problema essendo un debito che lo Stato deve solamente a se stesso (una sorta di “finto debito”).

PAREGGIO DI BILANCIO
Pareggio di bilancio

Pareggio di bilancio

Messo recentemente in Costituzione, questa politica di bilancio risulta evidente per quanto riguarda gli effetti che produce nel settore NG, rendendolo stagnante e addirittura in contrazione se altri parametri come la bilancia dei pagamenti nell’import/export con l’estero (E) risulta in negativo. Lo Stato preleva tramite le imposte lo stesso importo precedentemente immesso. Questa politica definita “virtuosa” viene continuamente osannata dai media nonché dagli economisti/politici che perseguono la vecchia scuola classica neoliberista, la quale sostiene che lo Stato deve essere come una famiglia, cercando di risparmiare creando nel migliore dei casi un surplus di bilancio. Quest’ultima la esamineremo ora.

SURPLUS DI BILANCIO
Surplus di bilancio

Surplus di bilancio

In quest’ultima politica economica possibile, lo Stato tramite le imposte drena più risorse finanziarie di quelle che immette. Il risultato è presto intuito: una violenta contrazione dell’economia nel settore NG (che ricordo, rappresenta cittadini & imprese), non esiste una politica di bilancio peggiore di questa. Eppure, stando a quanto ci dicono i media e il governo Monti sostenuto dai principali partiti politici PD e PDL, è la più virtuosa possibile, poco importa che abbia effetti catastrofici sull’economia reale. Proprio così: attualmente l’attuale politica economica italiana è incentrata sul raggiungere il surplus di bilancio, costretti a causa di accordi già sottoscritti come il “Fiscal Compact” che impone tra le altre cose al governo di portare il debito pubblico statale dall’attuale 120% al di sotto della soglia del 60%, accordo che secondo non meno di cinque illustri premi Nobel tra cui Paul Krugman porterà alla dissoluzione dello stato sociale.

Non è tutto

La MMT ovviamente è molto più di ciò che è stato esposto in questo articolo, una estrema sintesi che tralascia la storia economica dell’Italia e numerosi dettagli di questa teoria economica, che per fare un esempio prevede che la spesa a deficit dello Stato sia indirizzata specialmente nel settore dei servizi e dei lavori ambientali volti a migliorare la produttività e la naturale capacità rigenerativa delle risorse da parte del territorio, concetto ribadito più volte da Mathew Forstater. Manca oltretutto un analisi del settore estero, ma i motivi per cui la politica del super-export perseguita da molti paesi tra cui la Germania non è la strada consigliabile, e spiegata chiaramente in articoli come questo.

La mia personale opinione

Non considero la MMT una soluzione perfetta e definitiva, ma decisamente un passo in avanti rispetto al sistema monetario che ha avuto una “crisi d’identità” terribile dalle conseguenze disastrose dopo l’abolizione del “Gold Standard”.  La considero un’evoluzione che ci permetterebbe di entrare nell’era del “capitalismo distribuito” e alla completa fioritura della “Terza Rivoluzione Industriale” dandoci la possibilità di avere un futuro e di evolvere ulteriormente in sistemi socio-economici come l’RBE (Resource Based Economy – Economia basata sulle risorse). Finché non verranno messi in pratica e provati, non saremo mai certi sul funzionamento di tali sistemi. Ciò che è certo è l’assoluta inadeguatezza e il fallimento di quello odierni, auspico perciò che un tale cambiamento avvenga al più presto, per il bene di tutti.

Risorse utili:
  • Presentazione Power Point sulla MMT con dati e grafici dell’economia degli stati UE, oltre a diverse slide riguardanti i motivi politici della creazione della moneta unica e la scomoda posizione in cui si trovano gli Stati aderenti senza più sovranità monetaria
  • Sito ufficiale della ME-MMT in italiano
  • Risorse varie: Soci privati banche centrali, Economia

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Traduzione a cura di Peter Ray

Una visione più cupa

5 ottobre 2012, 17:06 da M.C.K. | WASHINGTON

Il mio collega sostiene che l’ultimo rapporto sull’occupazione Usa aiuterà Obama nella campagna elettorale per la presidenza. Ha sicuramente ragione. Tuttavia, vale la pena di mettere i numeri in prospettiva. La situazione occupazionale è ancora orribile, il ritmo della ripresa continua ad essere dolorosamente lento, e molti dei posti di lavoro creati di recente sono stati a part-time. Sebbene il rapporto indichi un deterioramento sostanziale del mercato del lavoro rispetto a quello che ci si aspetta, è tutt’altro che incoraggiante per chiunque sia rimasto deluso dalla performance dell’economia nel corso degli ultimi anni.

La percentuale della popolazione civile, con un lavoro, part-time o altro, è migliorata negli ultimi mesi. Con un po’ di “strabismo”, è quasi possibile percepire questo ad occhio nudo:

Inoltre, dei 940 mila posti di lavoro civili creati a partire dalla fine del mese di marzo, 819.000 sono stati a part-time.
Se l’occupazione aumenta allo stesso ritmo del periodo che va dall’inizio del 2012 a oggi, mentre la popolazione continua a crescere alla stessa percentuale media a partire dall’inizio del 2007, quanto tempo ci vorrebbe per riportare il rapporto occupazione/popolazione ai livelli pre-crisi?

La linea verde e rossa si intersecano nel mezzo del 2038. Così, invece di un decennio perduto, per gli Stati Uniti significherebbe rientrarci per tre di fila. Buon fine settimana!

Aggiornamento:

Una versione precedente di questo post ha riferito che lavori a tempo pieno sono diminuiti nel corso degli ultimi sei mesi, ma sono stati compensati dalla creazione di quasi un milione di posti di lavoro part-time. E’ stato corretto. E ‘vero che, a partire dalla fine del mese di marzo, 941 mila persone in più lavorano a part-time perché non possono ottenere lavoro a tempo pieno. Tuttavia, ciò non significa che il numero totale di persone con lavori part-time è aumentato in misura corrispondente. In realtà, il numero totale di lavoratori part-time è aumentato di 819000 unità. Tuttavia, la tesi generale rimane la stessa, dal momento che oltre l’87% dei posti di lavoro totali creati negli ultimi sei mesi sono stati lavori part-time.

Fonte: Global Economist

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Un nuovo rapporto mostra che l’Unione Europea sta continuando a fare rapidi progessi nel campo dell’energia pulita: si è visto che il totale del consumo lordo negli stati UE è stato del 12,4% nel 2010, in crescita quindi dal 11,5 % del 2009.

Il rapporto, The State of Renewable Energies in Europe, contiene un sacco di buone notizie anche su altri fonti, come per esempio il fatto che nel settore delle energie rinnovabili, mettendo insieme tutti i 27 stati membri dell’Unione europea, ci sono più di 1.114.000 persone impiegate. Un aumento del 25 % rispetto al 2009.

Questo, come osserva CleanTechnica, è una sorta di pietra miliare: per la prima volta oltre 1 milione di persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili (si noti che il rapporto non tiene conto del nucleare).

Qui trovate le statistiche disposte attraverso il rilascio del report:

– quota di rinnovabili nel consumo lordo finale: 12,4% nel 2010 (11,5% nel 2009)
– quota di energie rinnovabili nel consumo totale di elettricità: 19,8% nel 2010 (18,2% nel 2009)
– quota di energie rinnovabili del consumo interno lordo di energia: 9,9% nel 2010 (9,1%nel 2009)
-l’occupazione nel campo delle rinnovabili: 1.11 milioni di persone nel 2010 (0,91 milioni nel 2009)
-Attività economica basata sulle rinnovabili: 127 miliardi di euro (120 miliardi nel 2009)

Tutti i punti indicano che le rinnovabili in Europa sono un industria robusta, vibrante, persistente e che si tratta di un settore in rapida crescita.
I pessimisti e gli investitori ne prendano nota.

Fonte: Treehugger

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