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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Stampante 3D MakerBot

Stampante 3D MakerBot

E’ da un pò di anni che alla Maker Fair hanno fatto la loro comparsa, ma quest’anno qualcosa era cambiato. Non solo erano lì, erano DAPPERTUTTO. In qualunque direzione ci si voltasse sembrava esserci uno stand con una MakerBot o un altra stampante che emetteva un ronzio creando una sorta di oggetto in plastica appositamente progettato, dimostrando di poter ottenere qualsiasi componente adatto al progetto sul quale potrebbero lavorare.

Uno dei partecipanti della Maker Fair ha voluto fare un censimento e ci ha detto “Tutto sommato ho visto 55 stampanti 3d alla fiera, di cui ben 23 erano progetti e design unici”.

Stampante 3D Touch

Stampante 3D Touch

Questo vuol dire tanto per la stampa 3d. Grazie a MakerBot e a Cubify, essa è diventata accessibile a moltissimi produttori, anche quelli dotati di piccoli budget. E quando si tratta di produrre componenti per un nuovo progetto, eccola lì pronta a fare il suo lavoro.

Cubify è una stampante 3d mostrata quest’anno al CES ad un pubblico entusiasta, le cui spedizioni partiranno questo mese, e secondo il produttore le prenotazioni sono alle stelle. Chiaramente c’è un alta richiesta, e vale anche per la MakerBot, la stampante che si può costruire a casa propria.

Le stampanti 3d usano tipicamente per stampare plastica ABD o PLA per stampare i progetti con meno sprechi di materiale. Tuttavia possono essere modificate per usare altro, ad esempio purè di patate o cioccolata. La stampa 3d stà prima di tutto portando una rivoluzione verde nella manifattura: si crea ciò di cui si ha bisogno QUANDO e DOVE se ne ha effettivamente bisogno,  invece di fare affidamento su magazzini pieni di pezzi “più o meno adatti” messi li ad attendere e prodotti a lunga distanza, và da se che questo implica un aumento dell’efficienza produttiva e logistica senza precedenti. 3D System Corporation, la società che stà dietro a Cubify e alla stampante 3D Touch mostrata qui stanno non solo lavorando per democraticizzare la creatività ma anche per farlo in maniera sostenibile.

Stampante 3D Cubify

Stampanti 3D Cubify

Il CEO Abe Reichental ci ha detto che l’azienda stà già lavorando per lanciare diversi programmi di ecosostenibilità come ad esempio un sistema di crediti per chi invia all’azienda le stampe 3d con difetti o venute male, crediti che si potranno utilizzare per acquistare cartucce nuove per ricaricare le proprie stampanti. In questo modo gran parte dei prodotti delle stampanti non dovrà nemmeno passare per le discariche creando un circolo virtuoso con i consumatori/produttori.

La sostenibilità come già detto è una priorità per la compagnia, ma si sta lavorando anche per portare questa tecnologia alle masse. Reichental ci ha confidato che suo nonno era un calzolaio, e nel momento in cui prendeva la misura del tuo piede avrebbe fatto un paio di scarpe perfette e su misura per te. Al giorno d’oggi portiamo i nostri piedi in un negozio dove troviamo diversi modelli di scarpe già prodotte, che devono incontrare non solo i nostri gusti personali ma anche la comodità per i nostri piedi unici e, molto spesso, la comodità viene sacrificata in favore dell’estetica. La stampante 3d fa esattamente la stessa cosa del vecchio calzolaio: crea al momento un oggetto su misura per noi che incontra tutti i nostri gusti e le nostre esigenze. La capacità di fabbricare le cose di cui abbiamo bisogno quando ne abbiamo bisogno, senza sprechi e senza affidarsi a impianti di produzione distanti, sta finalmente tornando. Il potenziale è evidente e 3D Systems sta già portando Cubify nelle scuole ed insegnando agli studenti come usarla nel creare oggetti nuovi in un processo che incoraggi la progettazione, l’ingegnerizzazione, la programmazione, l’arte e molte altre importanti competenze che possono essere sviluppate efficacemente grazie a questo metodo.

La stampa 3D è arrivata, ed è chiaro quest’anno come non sia più relegata a chi ha abbastanza soldi e competenze di programmazione per potersele permettere. E’ una tecnologia che stà prendendo piede ovunque e tra chiunque. Un paio di anni fa era considerata quasi fantascienza, ed invece eccola qui pronta ad irrompere nelle case di ognuno. Tutto ora sembra possibile, anche un ritorno della manifattura su piccola scala e alla produzione in proprio dei pezzi di ricambio per le società che effettuano riparazioni di qualsiasi genere, il tutto a beneficio dell’efficienza industriale e, quindi, dell’ambiente.

Fonte: zeitnews.org

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Traduzione a cura di Daniel Iversen e Claudio Galbiati

Credit David Neff

Una tecnologia davvero radicale sembra destinata a trasformare i consumatori in creatori, tagliando sprechi, imballaggi e chilometri.

Ci sono tecnologie innovative, altre che invece sono veramente avveneristiche, una delle quali forse  tanto quanto il Personal Computer.

Pensate alla stampante MakerBot. La tecnologia di cui si parla è la stampa 3D, proprio quello che starete immaginando. Pensate alla vostra normale stampante mettere uno strato di materiale sopra l’altro, seguendo un rigoroso modello, creandovi degli oggetti completi come per esempio trappole per topi, tendine per la doccia, e qualunque altra cosa voi stessi volete aggiungere alla lista.

È un’idea che ha solleticato la fantasia degli scienziati fino dal 1986, quando Charles Hull brevettò il primo apparato per la ‘stereolitografia’ (così la chiamò). Oggi si potrebbe tranquillamente dire che una volta detto, lo hanno anche stampato

Il M.I.T. ha progettato una stampante di pasti pronti per una gastronomia anti spreco, che vi fornisce ogni volta un perfetto bilancio tra gusto, struttura ed estetica.
Il Forgacslab, dell’Università del Missouri, ha stampato strati di cellule umane, uno sull’altro, creando la prima vena artificiale; la compagnia tedesca EOS infine, ha stampato la cassa di un violino che sembra ( e, cosa più importante, suona ) come se fosse di legno stagionato.

Oggi la stampa 3D è pronta per trasferire il processo produttivo dalle fabbriche direttamente nel vostro salotto; i prezzi di queste “divinità domestiche” saranno presto abbordabili: il Thing-O-Matic, dell’americana MakerBot, sarà in vendita a 1299 dollari. Potrà stampare qualsiasi cosa, da un set di scacchi, al modellino di una cattedrale gotica con tutti i dettagli del suo intricato interno. Il Thing-O-Matic usa come materiale grezzo dei sottili fili di plastica, compreso l’acido polilattico, un polimero biodegradabile derivato dal mais. Il materiale viene scaldato e poi deposto in file ordinate, seguendo le istruzioni date dal modello tramite cavo USB o scheda di memoria. Quasi ogni prodotto può essere oggi scannerizzato e trasformato così in un modello usando il software gratuito ed opensource di Mehslab.

Le implicazioni ambientali sono considerevoli: l’economia consumistica dei nostri giorni si fonda sulla produzione in larga scala a distanza; in termini di energia e consumo di risorse, l’efficienza di questo tipo di commercio raramente giustifica lo spreco che essa genera. Inoltre c’è da considerare il carburante richiesto per spedire il prodotto in utto il mondo e l’imballaggio per assicurarsi che esso arrivi sullo scaffale tutto intero, e poi il marketing necessario a persuadere il consumatore che, sì, in effetti ha proprio bisogno di una bella grattugia nuova o, anche peggio, un set con due grattugie.

Secondo l’amministratore delegato e co-fondatore Bre Pettis, Makerbot ha una missione “profondamente sovversiva”: democratizzare la produzione dei beni.

“È un concetto profondo che ha al centro la visione corroborante delle persone come creatori, non consumatori. Non dovremo più metterci in coda per comprare cose al centro commerciale, piuttosto la gente si chiederà “Quello me lo posso stampare?”.

E prossimamente? Le ricerche stanno allargando la stampa domestica alla fabbricazione di edifici; il California Center for Rapid Automated Fabrication Technologies spera di stampare una casa personalizzata in meno di un giorno.

Carl Frankel

fonte: Forumfromthefuture

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