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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Una nuova generazione di visionari agricolo-urbani afferma: dobbiamo affrettarci

verdureProbabilmente avrete sentito parlare della “dieta delle 100 miglia”, ovvero il recuperare tutto il cibo da agricoltori che distano massimo 100 miglia da casa vostra. Ma se vi raccontassi della possibilità di poter sfamare i vostri bambini con cibo proveniente da una distanza inferiore a quella equivalente a due fermate della metro?

Negli ultimi anni, la consapevolezza dei benefici salutistici ed ambientali derivanti dal cibo coltivato localmente è schizzata alle stelle, con una conseguente crescita della domanda per questo genere alimentare. Nel frattempo, la continua crescita demografica e consumistica dell’umanità continua a masticare terreni agricoli come fosse uno sciame di locuste, rimpiazzando campi coltivati con nuove case in fibra di legno e centri commerciali, sotto lo sguardo del fantasma di Tom Malthus che nel mentre annuisce con cupa soddisfazione.

Per aiutare a soddisfare la richiesta, c’è sempre maggior interesse attorno all’agricoltura urbana, non solo qui ma in tutto il mondo. Toronto per esempio vanta già più di duecento giardini comuni che aiutano a fornire cibo sano e poco costoso ai suoi abitanti, assieme anche all’insegnamento di antiche tecniche e alla coltivazione nei loro mini orti casalinghi a misura d’hobbit.

Ancora purtroppo, l’output generato da questi giardini comuni risulta esiguo. La terra disponibile è limitata, la produzione richiede una manodopera intensa e la distribuzione logistica è una vera sfida. Ma cosa accadrebbe se potessimo avere una produzione urbana di cibo su scala industriale? Che impatto avrebbero delle fattorie nei centri urbani capaci di sfamare non solo poche famiglie, ma interi quartieri?

Benvenuti nel mondo delle fattorie verticali.

Alcuni anni fa Gordon Graff, uno studente laureando in architettura presso l’Università di Waterloo, propose una fattoria urbana verticale nel centro di Toronto, l’audacia e l’originalità dell’idea conquistò i titoli dei giornali, ma un prezzo stimato di 1,5 milioni di dollari fallì nell’attirare investitori.

L’agricoltura ad alta efficienza sta facendo comunque progressi altrove. Alterrus ha iniziato la costruzione di un impianto idroponico da 5.700 metri quadrati sulla cima di un garage, che darà spazio per la crescita a verdure a foglia verde in un sistema di crescita verticale. Oltre a sfruttare lo spazio in maniera più efficiente rispetto a delle colture su di un solo livello, l’azienda sostiene che la tecnologia da loro impiegata permette rendimenti più elevati e utilizza meno risorse rispetto alla coltura convenzionale nei campi.

Plantagon-greenhouseSu scala più ampia, Plantagon, una società svedese controllata da una statale di Onondaga nello stato di New York, ha aperto la strada con la loro prima serra verticale a Linköping, Svezia. Ci si aspetta di vederne iniziare la costruzione entro il 2014, la struttura (circa 15 piani) di 57 metri quadrati (nella foto a destra) non solo farà crescere del verde, ma utilizzerà nel processo la CO2 prodotta dalle strutture industriali nelle vicinanze.

Plantagon assicura inoltre che la quantità d’acqua necessaria nella loro struttura sarà sarà equivalente al 5% di quella richiesta per far crescere la stessa quantità di vegetali attraverso metodi tradizionali e che essendo al chiuso, essa non richiederà l’uso di pesticidi.

L’installazione svedese è essenzialmente un progetto pilota, ma in definitiva, Plantagon spera in futuro di costruire strutture simili in grado di sfamare migliaia di persone.

Ma l’agricoltura urbana industriale non è tutta immaginaria e sulla carta, una struttura di prova è stata installata e messa in funzione in Corea del sud nel 2011 ed è ancor oggi attiva. Una grande fattoria verticale opera dall’anno scorso in Singapore: produce e vende mezza tonnellata di verdura al giorno.

the-rise-of-vertical-farms_1L’idea ha comunque i suoi detrattori, scettici che sostengono il fatto che l’intera idea sia impraticabile su larga scala, dato che le grandi fattorie verticali sarebbero insaziabili consumatori d’energia nel mantenersi attive garantendo piante sane e rigogliose e di conseguenza un buon raccolto – il progetto di Plantagon sarà infatti alimentato da un generatore diesel – un fatto sorprendente per un’installazione che si fa vanto d’essere verde. Altre critiche riguardano la limitata varietà di colture coltivabili in modo pratico su strutture verticali o la quantità di lavoro umano necessario da essere impiegato per sostituire quel che fanno i grandi macchinari nelle coltivazioni tradizionali.

L’agricoltura ad alta efficienza potrebbe essere meno bucolica e più sul filo del rasoio di quanto avremmo preferito fosse, ma con la stellare crescita della popolazione che ci si aspetti possa arrivare ai 9 miliardi entro il 2036 e la continua urbanizzazione, i cambiamenti climatici e le altre multiple conseguenze dello sviluppo umano… le città traboccanti di spinaci potrebbero essere l’unica barriera tra noi e il Soylent Green.

Fonte: Torontoist

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

La stampa 3d metterà fuori gioco le forniture globali di prodotti? Sembrerebbe essere una possibilità reale in accordo con un recente report di “Transport Intelligence” &  “Smart Planet Reports”.

La stampa 3d (o la “produzione addittiva”, come viene chiamata nei circoli industriali) colpisce la produzione delocalizzata e la riporta vicino al consumatore. Ha un enorme potenziale che potrebbe mutare gli equilibri del mercato.

 I prodotti saranno meno costosi da produrre con il mercato domestico, contro la manifattura e la produzione massiva da paesi con una bassa media salariale.

Il report, scritto da John Manners-Bell di “Transport Intelligence” e Ken Lyon di “Virtual-Partners Ltd.” tratta del crescente ruolo dell’automazione nella produzione risultante dalla stampa 3d.

Le nuove tecnologie che si stanno attualmente sviluppando possono rivoluzionare le tecniche produttive, cambiando una grossa porzione dell’attuale manifattura che diventerà automatizzata rimpiazzando l’attuale uso di grandi e costose forze lavoro. Questo potrebbe tradursi in una tendenza inversa all’attuale globalizzazione che ha caratterizzato l’industria ed il consumo degli ultimi decenni che si è basato su un compromesso tra costi del lavoro e costi di trasporto.

Le aziende dovrebbero gradualmente allontanarsi dalla produzione sulle lunghe distanze mano a mano che si rende più conveniente la produzione di massa distribuita nelle case. “C’è ovviamente un salto enorme tra un processo di fabbricazione che può attualmente produrre una tantum e uno che può sostituire produzione su larga scala”, ” Comunque, in teoria, non c’è motivo per il quale l’avanzamente tecnologico non potrebbe incrementare la velocità di produzione e ridurne ancora i costi unitari”.

Il report aggiunge che la stampa 3d “è già molto avanzata nel produrre prodotti (anche con parti mobili) che prima avrebbero richiesto l’assemblaggio di multipli componenti” e questo “elimina la fase di assemblaggio che si tradurra in grandi risparmi per il produttore in termini di costi del lavoro”. La produzione basata sulla stampa 3d può ridurre anche i costi di stoccaggio, trasporto e distribuzione.

Eventualmente, la produzione potrebbe essere eseguita direttamente nelle case dei consumatori, riducendo quella che era una serie di operazioni di rifornimento ad una semplice transazione software.

Fonte: KurtzweilAI

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Punto di vista di Leo Gesvantner: ricercatore.

I miei interessi attuali ruotano principalmente attorno all’attivismo sociale. I miei articoli e conferenze sono stati temporaneamente messi in disparte, a causa del mio lavoro che coinvolge il Progetto Shedfarm, un progetto comunitario di agricoltura che ho sviluppato negli ultimi mesi. Come attivista, la mia attenzione tende a coinvolgere la scienza, la tecnologia, le arti e le capacità dell’umanità ed usarle per il bene di tutti. I miei articoli, conferenze e progetti personali riflettono fortemente tutto ciò.

Il picco del petrolio è la maggiore (e giustificatamente) preoccupazione a cui mi è capitato di pensare più e più volte negli ultimi tempi. Per quelli non familiari a questo tema, il picco del petrolio è quel punto dove la produzione di petrolio raggiunge un “picco” e comincia poi costantemente a declinare, portando alla fine ad uno scenario dove l’energia richiesta per estrarne di nuovo è maggiore di quella effettivamente contenuta nella quantità che ne viene estratta — giunti a questo punto, semplicemente il continuare a produrre petrolio accellera l’esaurimento delle riserve d’energia ancora più velocemente.  Fortunatamente, solamente grazie alle capacità scientifiche ed ingegneristiche degli esseri umani, questo scenario non si manifesterà mai.

Peak Oil

Peak Oil

Gli Stati Uniti sono, di gran lunga, i più grandi consumatori di petrolio —  consumiamo tanto petrolio quanto tutte e 5 le nazioni insieme che ci seguono nella classifica ed il 40% in più dell’intera Unione Europea. La maggior parte del petrolio (come tutti gli altri combustibili fossili) vengono impiegati nei trasporti, nella produzione di energia, nell’industria petrolchimica — altri maggiori consumatori di petrolio sono l’industria manifatturiera, quella metalmeccanica pesante e gli impianti di  riscaldamento per edifici residenziali e commerciali, comunque questi ultimi sono facilmente rimpiazzati da sistemi che funzionano direttamente ad elettricità (1) (2) (3). Così è mia opinione dire che il maggiore impiego di combustibili fossili sia dato dai trasporti (e attualmente ci sono troppe auto, camion, moto, treni, aerei, navi, ecc da sostituire facilmente o rapidamente con veicoli elettrici, così com’è anche per quanto riguarda gli usi produttivi e di riscaldamento) che dal riscaldamento dell’acqua per produrre vapore e la lavorazione di vari idrocarburi diversi per produrre vari materiali plastici, gomma sintetica, coloranti, vernici etc…

Generare elettricità è ormai obsoleto e non necessario da anni. La maggiore e abbondante sorgente di energia pultita e rinnovabile è quella solare, geotermica e eolica, con rispettivamente ~ 35.000 , ~ 1400 e ~ 15 volte la quantità di energia elettrica consumata a livello mondiale nel 2008. Un sistema globale, decentralizzato, di reti intelligenti di energia – incluse anche fonti come l’idroelettrico e la fusione, quando diventerà disponibile – e contemporaneamente lo sviluppo di migliori ed efficienti sistemi elettrici a basso consumo energetico si tradurranno in una società che produce molta più energia elettrica di quella che potrebbe effettivamente utilizzare, il cui problema principale sarà solamente capire come immagazzinarne gli eccessi.

Skytran

I trasporti sono un problema facilmente risolvibile, anche se richiedono una massiccia ristrutturazione delle infrastrutture di trasporto urbane ed extraurbane ed una significativa riduzione della domanda per quanto riguarda il trasporto privato. Fortunatamente, i sistemi più promettenti come l’ET3 e lo Skytran (4)(5)(6), sono entrambi totalmente automatizzati, a propulsione elettrica, super efficienti, veloci e meno dispendiosi da installare e da mantenere rispetto agli attuali sistemi di trasporto di massa, incluse le autostrade, e portano con se il potenziale necessario a permettere ad ogni individuo di viaggiare in qualsiasi posto della terra che ha accesso a questi sistemi con costi inesistenti o comunque molto contenuti per ogni passeggero, riducendo drasticamente il bisogno — e quindi la domanda — di sistemi di trasporto privati inefficienti e inquinanti.

L’ultimo aspetto di cui occuparci è l’industria petrolchimica —  e fortunatamente abbiamo risolto anche questo problema. Gli idrocarburi —  molecole basate totalmente o prevalentemente da atomi di idrogeno e di carbonio – sono fondamentali per la produzione dei materiali più diffusi attualmente utilizzati come plastica, gomma, vernici, adesivi, asfalto, ecc…. Finchè non scopriremo o svilupperemo nuovi materiali in sostituzione di quelli attualmente in uso, sarà di cruciale importanza per la produzione di questi materiali (7)(8)(9)(10)(11). Gli idrocarburi sono tradizionalmente prodotti da processi di raffinazione in appositi impianti ad alta intensità energetica. Tuttavia, un nuovo metodo sviluppato dall’ “Huber Biofuel Research Group” nel dicembre del 2010 potrebbe permettere la produzione di ogni prodotto sintetico da idrocarburi attualmente utilizzato nell’industria petrolchimica “senza modifiche da apportare alle infrastrutture esistenti” (12)(13). (NDR E’ solo uno dei possibili sistemi, un altro potrebbe essere rappresentato dallo sviluppo dell’industria della canapa, ad esempio.)

Sebbene la maggior parte degli interessati alla questione della prospettiva del picco del petrolio sostengano che il picco globale è già stato superato o si sta rapidamente avvicinando —(14) (15) (16) (17), le tecnologie esistenti attualmente, se utilizzate correttamente e al loro pieno potenziale , potrebbero eliminare completamente qualsiasi minaccia globale all’umanità causata dal picco del petrolio.

Fonti: Zeitnews.org

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Stampante 3D MakerBot

Stampante 3D MakerBot

E’ da un pò di anni che alla Maker Fair hanno fatto la loro comparsa, ma quest’anno qualcosa era cambiato. Non solo erano lì, erano DAPPERTUTTO. In qualunque direzione ci si voltasse sembrava esserci uno stand con una MakerBot o un altra stampante che emetteva un ronzio creando una sorta di oggetto in plastica appositamente progettato, dimostrando di poter ottenere qualsiasi componente adatto al progetto sul quale potrebbero lavorare.

Uno dei partecipanti della Maker Fair ha voluto fare un censimento e ci ha detto “Tutto sommato ho visto 55 stampanti 3d alla fiera, di cui ben 23 erano progetti e design unici”.

Stampante 3D Touch

Stampante 3D Touch

Questo vuol dire tanto per la stampa 3d. Grazie a MakerBot e a Cubify, essa è diventata accessibile a moltissimi produttori, anche quelli dotati di piccoli budget. E quando si tratta di produrre componenti per un nuovo progetto, eccola lì pronta a fare il suo lavoro.

Cubify è una stampante 3d mostrata quest’anno al CES ad un pubblico entusiasta, le cui spedizioni partiranno questo mese, e secondo il produttore le prenotazioni sono alle stelle. Chiaramente c’è un alta richiesta, e vale anche per la MakerBot, la stampante che si può costruire a casa propria.

Le stampanti 3d usano tipicamente per stampare plastica ABD o PLA per stampare i progetti con meno sprechi di materiale. Tuttavia possono essere modificate per usare altro, ad esempio purè di patate o cioccolata. La stampa 3d stà prima di tutto portando una rivoluzione verde nella manifattura: si crea ciò di cui si ha bisogno QUANDO e DOVE se ne ha effettivamente bisogno,  invece di fare affidamento su magazzini pieni di pezzi “più o meno adatti” messi li ad attendere e prodotti a lunga distanza, và da se che questo implica un aumento dell’efficienza produttiva e logistica senza precedenti. 3D System Corporation, la società che stà dietro a Cubify e alla stampante 3D Touch mostrata qui stanno non solo lavorando per democraticizzare la creatività ma anche per farlo in maniera sostenibile.

Stampante 3D Cubify

Stampanti 3D Cubify

Il CEO Abe Reichental ci ha detto che l’azienda stà già lavorando per lanciare diversi programmi di ecosostenibilità come ad esempio un sistema di crediti per chi invia all’azienda le stampe 3d con difetti o venute male, crediti che si potranno utilizzare per acquistare cartucce nuove per ricaricare le proprie stampanti. In questo modo gran parte dei prodotti delle stampanti non dovrà nemmeno passare per le discariche creando un circolo virtuoso con i consumatori/produttori.

La sostenibilità come già detto è una priorità per la compagnia, ma si sta lavorando anche per portare questa tecnologia alle masse. Reichental ci ha confidato che suo nonno era un calzolaio, e nel momento in cui prendeva la misura del tuo piede avrebbe fatto un paio di scarpe perfette e su misura per te. Al giorno d’oggi portiamo i nostri piedi in un negozio dove troviamo diversi modelli di scarpe già prodotte, che devono incontrare non solo i nostri gusti personali ma anche la comodità per i nostri piedi unici e, molto spesso, la comodità viene sacrificata in favore dell’estetica. La stampante 3d fa esattamente la stessa cosa del vecchio calzolaio: crea al momento un oggetto su misura per noi che incontra tutti i nostri gusti e le nostre esigenze. La capacità di fabbricare le cose di cui abbiamo bisogno quando ne abbiamo bisogno, senza sprechi e senza affidarsi a impianti di produzione distanti, sta finalmente tornando. Il potenziale è evidente e 3D Systems sta già portando Cubify nelle scuole ed insegnando agli studenti come usarla nel creare oggetti nuovi in un processo che incoraggi la progettazione, l’ingegnerizzazione, la programmazione, l’arte e molte altre importanti competenze che possono essere sviluppate efficacemente grazie a questo metodo.

La stampa 3D è arrivata, ed è chiaro quest’anno come non sia più relegata a chi ha abbastanza soldi e competenze di programmazione per potersele permettere. E’ una tecnologia che stà prendendo piede ovunque e tra chiunque. Un paio di anni fa era considerata quasi fantascienza, ed invece eccola qui pronta ad irrompere nelle case di ognuno. Tutto ora sembra possibile, anche un ritorno della manifattura su piccola scala e alla produzione in proprio dei pezzi di ricambio per le società che effettuano riparazioni di qualsiasi genere, il tutto a beneficio dell’efficienza industriale e, quindi, dell’ambiente.

Fonte: zeitnews.org

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Traduzione a cura di Vincenzo BarbatoDaniel Iversen e Juan Matus

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The Lights in the Tunnel (le luci in fondo al tunnel) di Martin Ford esplora le implicazioni della crescente automazione nel mondo del lavoro.
Il libro inizia con un preambolo sull’economia mondiale e di come essa cambierà all’aumentare dell’automazione, che a sua volta eliminerà il lavoro umano.
Con una logica efficace e alcune indiscutibili evidenze, nel libro vengono fatte notare alcune credenze comuni.
Questo non è qualcosa che possiamo permetterci di ignorare.
Anche senza gli attuali rapidi progressi nella tecnologia o nel campo dell’intelligenza artificiale, l’automazione sta per avere effetti significativi sulla società, e accadrà prima di quanto pensiate.

La realtà dell’automatione

Qui non si tratta di fantascienza. Racconti bizzarri su androidi intelligenti che realizzano ogni nostro desiderio sono le ultime delle nostre preoccupazioni.
L’automazione è fatta per sostituire i lavoratori in molte aree con minimi progressi tecnologici.
Gran parte di queste sostituzioni sono semplicemente una questione di pianificazione.
Col profitto come incentivo è solo una questione di tempo.
Magari potreste anche essere rassicurati dalla convinzione che “i robot non riescono a fare tutto“, oppure che fino al giorno in cui non prenderanno tutto il lavoro, o forse proprio il vostro, non dovete preoccuparvene.
Sbagliato.
L’intero sistema consumistico dipende dalla maggioranza che ha un posto di lavoro. Vi è infatti un punto di svolta, un punto in cui non ci saranno abbastanza persone con un reddito per sostenere il nostro attuale sistema.

Il punto di svolta

In assenza di acquirenti, non ci possono essere venditori. La mancanza di fiducia dei consumatori si tradurrà in minor domanda e le imprese saranno meno propense ad assumere altro personale. L’economia si imbarcherà in una spirale di disoccupazione.
Questo, ovviamente, non è solo un problema per il lavoratore medio, ma anche per l’élite ricca, che non avrà più un mercato da portare avanti per fare la sua fortuna.
Non solo avere un minor numero di lavoratori è un danno per l’economia, ma con un calo massiccio delle entrate fiscali sul reddito, anche i servizi pubblici sono destinati ad essere duramente colpiti dallo tsunami della disoccupazione.
Nessuno sarà al sicuro. Nemmeno i lavori sottopagati in paesi come India e Cina potranno sostenere il livello di crescita una volta che l’automazione sarà una parte considerevole, sia perchè, in primo luogo, fanno affidamento sulla prosperità dell’Occidente, ma anche perché il loro lavoro sarà soggetto all’automazione, sia a casa loro che nei paesi sviluppati.
Poi c’è l’idea sbagliata della “fallacia luddista“, la convinzione che l’economia creerà nuovi posti di lavoro e l’avanzare della tecnologia continuerà a creare nuove industrie per i lavoratori sfollati.
Martin Ford argomenta in ultima analisi, che l’incremento dell’automazione invaderà molte di quelle industrie che tradizionalmente sono affollate di manodopera. Egli sostiene, inoltre, che eventuali nuove industrie create con i suddetti progressi, probabilmente non avranno molto lavoro umano, si concentreranno maggiormente sul capitale e attrezzature costose: prendete come esempio il personale estremamente ridotto di Google rispetto al suo reddito.
Pertanto, il nostro destino è segnato: l’idea che ogni persona debba “guadagnarsi da vivere con il sudore sulla fronte” è del tutto obsoleta e, ironia della sorte, è il capitalismo che ci ha portato a questa transizione.

$chiavitù

C’era un punto interessante nel libro: il concetto di “lavoro libero”.
La tratta degli schiavi in America è andata avanti per oltre 200 anni. Ha reso gli schiavisti ricchissimi, aldilà delle loro aspettative, mentre i bianchi poveri, incapaci di competere contro il “lavoro libero”, vivevano in condizioni di estrema povertà. Ma come ha fatto questo sistema a perpetuare per 200 anni con tale povertà? Bene, le colonie di schiavi si basavano sulle esportazioni. C’era un flusso costante di nuovi capitali dall’estero.
Un sistema che dipende dalle risorse esterne può solo aumentare la prosperità finché queste saranno abbondanti. Oggi noi viviamo nell’illusione di una negoziazione separata tra paesi, ma in sostanza, il mercato è tutto il mondo, quindi in realtà non c’è nessuno a cui esportare. In questo caso, lo “sviluppo” può provenire solo dall’interno del sistema, con un maggiore uso delle risorse limitate della Terra, ivi compreso il lavoro.
Oggi, gli schiavi siamo noi. Anche se veniamo pagati, i nostri soldi sono un semplice mezzo per guidare il sistema del consumo. Questo è ciò che permette ai produttori di crescere e all’inzio suonava come una cosa buona. In sostanza, le multinazionali ci danno valore.
Il problema diventa evidente quando ci rendiamo conto che il sistema dipende da noi più di quanto noi dipendiamo dal sistema.
Il lavoro delle classi lavoratrici alimentano questo apparato. E’ per questo, in effetti, che siamo costretti a lavorare.
Abbiamo bisogno di consumare per vivere, ma per consumare dobbiamo lavorare. Questo sistema, in cui i produttori sono anche i consumatori, per funzionare si basa su se stesso per funzionare. La produzione guida il consumo e viceversa. Rompete questo ciclo e il sistema diverrà inefficiente

Un mondo senza lavoro

L’automatizione separerà la produzione dal consumo. I beni potranno ancora essere prodotti, senza tuttavia che ci sia un modo per permetterceli, dato che non avremo posti di lavoro.
Come possiamo avere produzione se non c’è nessuno che consuma?
Mentre Martin Ford fa un grande lavoro nell’individuare i problemi dell’automazione per l’economia attuale, la maggior parte delle sue soluzioni sono fondamentalmente errate. Un suo suggerimento è un sistema di governo welfare alla “Robin Hood”, che tassa i produttori per consentire alle persone di continuare a consumare. Ford afferma che anche il libertario più incallito dovrà concordare con questo, in quanto senza questa riforma, non ci sarà mercato al quale ogni azienda potrà vendere i suoi beni.
Egli spiega, inoltre, che in questo sistema ci sarebbero ancora incentivi per le persone a far del bene per la società e il capitalismo continuerebbe a premiare coloro che diventano i migliori produttori.
Tuttavia, appare subito chiaro che nelle soluzioni suggerite dall’autore molti dei problemi del capitalismo (crescita inarrestabile, comportamento in sé aberrante, ricchezza distruttiva, ecc) non vengono ancora affrontati.
Inoltre, la sua argomentazione si basa sulle ipotesi che il consumo sia necessario per la crescita e che questa sia necessaria al progresso. Questa è una visione molto ristretta. Credere che il consumo sia un fattore necessario al progresso è un presupposto sterile, e come sappiamo tutti, la crescita per il bene della crescita è un’ideologia cancerogena.
Indipendentemente dai suggerimenti di Martin Ford, non possiamo ignorare la più urgente implicazione della separazione del lavoro dal ciclo “produzione/consumo”, ovvero l’eliminazione del presupposto che tutti debbano lavorare .
Si tratta di un concetto profondo che avrà implicazioni significative sulla società. Senza un lavoro, come si fa a sopravvivere? Se non tutti lavoreranno, perché dovrebbe farlo una fetta della società? Non sarebbe giusto se qualcuno avesse un impiego salariato e altri no.
Che cosa facciamo quando la mancanza di lavoro si combina con la tecnologia e rimuove il nostro obbligo a lavorare?
Ad esempio quando i nostri servizi essenziali saranno alimentati gratuitamente da fonti di energia rinnovabili, quando ci saranno aziende agricole ed edìli completamente automatizzate e altro ancora, dove quindi le masse si renderanno improvvisamente conto che l’impiego non sarà più obbligatorio, vedremo un vicino e istantaneo collasso dell’economia basata sul lavoro.
Questi imminenti punti critici ci costringeranno a ripensare al ruolo degli esseri umani nell’economia. Questa è forse la questione più urgente nella nostra transizione verso un nuovo tipo di economia.
Fortunatamente, il mondo sta cambiando. Sta cambiando velocemente. Stiamo vedendo sempre più possibilità, innovatori, idee emergenti. Internet sta completamente aprendo nuovi scenari sui paradigmi economici. I movimenti si stanno formandoaffinché non partecipino più al sistema economico attuale. La tecnologia permette agli utenti di manipolare il sistema per i propri fini. Alcuni hanno suggerito l’eliminazione del denaro.
Lo spostamento verso un nuovo sistema, uno in cui produttori e consumatori non sono la stessa cosa e in cui i lavori non sono più obbligatori, è già in corso.
Cosi come la nostra sopravvivenza dipende dalla nostra occupazione lavorativa, è fondamentale che questo passaggio avvenga dal basso.

Link a supporto dell’articolo.
http://goo.gl/Hc6uJ
http://goo.gl/tYWRK
http://goo.gl/CTRzh
http://goo.gl/GXjbl
http://goo.gl/zxFbz
http://goo.gl/w1dz3
http://goo.gl/h0UN9
http://goo.gl/OaD8b
http://goo.gl/cKtjM
http://goo.gl/69P7R
http://goo.gl/6YJYe
http://goo.gl/gXbYa
http://goo.gl/yvcuJ
http://goo.gl/b8EnA
http://goo.gl/yorsZ
http://goo.gl/DfpqQ
http://goo.gl/USR2u
http://goo.gl/61nDk
http://goo.gl/ooGbg

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