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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Lavorando con i colleghi della Deakin University e del CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation) ricercatori della Australia’s Monash University hanno creato il primo motore per jet stampato in 3D. Monash e la sua compagnia Amaero, di fatto, ne hanno stampati due. Uno è stato messo in esposizione all’International Air Show di Avalon, mentre il secondo è stato spedito a Tolosa alla compagnia francese aerospaziale Microturbo (Safran).

Motore per Jet stampato in 3D in mostra

I motori in questione sono un “proof of concept” che verrà portato all’attenzione delle aziende al lavoro sullo sviluppo di nuovi componenti al “Monash Centre for Addictive Manufacturing” a Melbourne, Australia. Il progetto ha creato avanzate opportunità per le aziende australiane di piccole e medie dimensioni.

Microturbo (Safran) ha fornito un vecchio – seppur tuttora in servizio – motore a turbina alimentato a gas. Si tratta di un motore ausiliario usato su aerei quali il Falcon 20 ed è stato scelto perchè Microturbo (Safran) è stata disposta a mostrare al pubblico tutti i meccanismi interni.

“E’ stata la nostra occasione per far vedere a tutti di che cosa siamo capaci” ha detto il Professor Xinhua Wu, il direttore del Monash Centre for Addictive Manufacturing. “Quando abbiamo visto i progetti abbiamo realizzato che il motore ha subito un’evoluzione lungo gli anni in cui è stato prodotto. Così abbiamo preso i singoli componenti e gli abbiamo scannerizzati. Quindi ne abbiamo stampate due copie.” E’ stato un procedimento complesso che ha richiesto un anno e fondi da parte della Monash University, il Science and Industry Endowment Found (SIEF) e altri.

Xinhua e il suo team hanno dimostrato la loro abilità nella manifattura con addittivi di metallo. La collaborazione con Microturbo (Safran) è una storia di successo riconosciuta lo scorso anno quando Safran ha consegnato il premio “Innovazione per i Prodotti e la Tecnologia” per l’eccellente lavoro svolto con Microturbo e l’Università di Birmingham. Monash e AMAERO sono già collaboratori chiave per la nostra ricerca e siamo contenti di avere il loro aiuto nello sviluppo di nuove tecnologie per i nostri motori futuri.

– Jean-François Rideau, capo di R&T Microturbo (Safran)

Xinhua Wu di Monash University con il suo motore stampato in 3D

Il progetto è uno spettacolare proof of concept che ci porterà contratti significativi con le compagnie aerospaziali. E’ stata una sfida per la squadra che ha spinto la tecnologia a nuove vette di successo, nessuno prima d’ora aveva mai stampato un intero motore commerciale.

– Ben Batagol di Amaero Engineering, compagnia creata dalla Monash University per rendere la tecnologia disponibile all’industria Australiana.

Stampaggio in metallo. Una delle stampanti di metallo laser presenti al Monash Centre for Addictive Manufacturing

Alle industrie manifatturiere in Australia serve l’accesso alle ultime tecnologie per rimanere competitive.

Questo centro permette loro di creare rapidamente prototipi di dispositivi in metallo impiegabili in larga parte dell’industria. E’ parte di una grande serie di strutture integrate per la ricerca e l’industria a Monash

– Professore Ian Smith, Vice-Rettore per la Ricerca e lo Sviluppo alla Monash University

Il Centro, AMAERO e il progetto del motore per jet sono stati finanziati dal Governo Australiano tramite l’Australian Research Council (ARC), il programma CRC, Commercialisation Australia, il Fondo per la Ricerca e l’Industria (SIEF), la Monash University e Safran.


Fonte: scienceinpublic.com.au

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Mentre le stampanti 3D diventano sempre più popolari, le loro possibilità possono divenire limitate se non si dispone delle abilità necessarie nel creare modelli 3D personalizzati. Questo ha spinto e portato alla creazione di software più intuitivi e semplici, ma anche alla progettazione di scanner 3D convenienti capaci di digitalizzare oggetti reali. Il “Photon” 3D di Matterform è l’ultimo sviluppato nonchè più conveniente dispositivo di questa categoria, la cui creazione è divenuta possibile grazie ad una campagna di crowdfunding completata con successo.

Lo scanner 3D "Photon" della Matterform è una soluzione alla portata di creatori e artisti

Lo scanner 3D “Photon” della Matterform è una soluzione alla portata di creatori e artisti

Il “Photon Scaner 3D”, il quale analizza gli oggetti grazie ad una fotocamera ad alta definizione e un doppio laser, è relativamente piccolo come dimensioni, perciò può scannerizzare solo oggetti grandi al massimo 190 x 190 x 250 mm. Secondo Matterform lo scanner è facile da usare, richiede solo un minimo set-up, e può scannerizzare qualsiasi oggetto in meno di tre minuti.  I dati possono successivamente essere esportati nei formati più comuni (.STL, .OBJ e .PLY) così da essere pronti da usare con stampanti 3D o da modificare con altri software di modellazione.

Un modello di cappello scannerizzato tramite il Photon 3D Scanner

Un modello di cappello scannerizzato tramite il Photon 3D Scanner

Sfortunatamente la compagnia non ha risposto alla richiesta di foto aggiuntive riguardanti i risultati degli scan, ma da quanto si evince in questa limitata galleria gli essi non sembrano essere così fedeli quanto alcuni suoi competitori. A differenza dello scanner “CADScan3D” ad esempio, la Photon non genera dati riguardanti il colore e scannerizza soltanto lungo il piano orizzontale (il che può risultare in riproduzioni incomplete a causa delle parti occultate dall’oggetto stesso, infatti nella foto il modello 3D del cappello viene accuratamente nascosto nella parte superiore probabilmente per nascondere difetti)

In ogni caso, questi compromessi sembrano essere accettabili dato il prezzo con cui questa soluzione approda sul mercato, ovvero 440$: meno della metà di una CADScan3D. Oltretutto, anche se ancora non è stato comunicato il prezzo della Makerbot Digitizer, esso sarà quasi certamente superiore. Dopo aver doppiato il traguardo stabilito su indiegogo in meno di 10 giorni, i primi utilizzatori otterranno i primi modelli a Luglio.

Incontriamo gli ideatori e ammiriamo lo scanner in funzione nel video sottostante.

Fonte: gizmag

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