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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Una nuova generazione di visionari agricolo-urbani afferma: dobbiamo affrettarci

verdureProbabilmente avrete sentito parlare della “dieta delle 100 miglia”, ovvero il recuperare tutto il cibo da agricoltori che distano massimo 100 miglia da casa vostra. Ma se vi raccontassi della possibilità di poter sfamare i vostri bambini con cibo proveniente da una distanza inferiore a quella equivalente a due fermate della metro?

Negli ultimi anni, la consapevolezza dei benefici salutistici ed ambientali derivanti dal cibo coltivato localmente è schizzata alle stelle, con una conseguente crescita della domanda per questo genere alimentare. Nel frattempo, la continua crescita demografica e consumistica dell’umanità continua a masticare terreni agricoli come fosse uno sciame di locuste, rimpiazzando campi coltivati con nuove case in fibra di legno e centri commerciali, sotto lo sguardo del fantasma di Tom Malthus che nel mentre annuisce con cupa soddisfazione.

Per aiutare a soddisfare la richiesta, c’è sempre maggior interesse attorno all’agricoltura urbana, non solo qui ma in tutto il mondo. Toronto per esempio vanta già più di duecento giardini comuni che aiutano a fornire cibo sano e poco costoso ai suoi abitanti, assieme anche all’insegnamento di antiche tecniche e alla coltivazione nei loro mini orti casalinghi a misura d’hobbit.

Ancora purtroppo, l’output generato da questi giardini comuni risulta esiguo. La terra disponibile è limitata, la produzione richiede una manodopera intensa e la distribuzione logistica è una vera sfida. Ma cosa accadrebbe se potessimo avere una produzione urbana di cibo su scala industriale? Che impatto avrebbero delle fattorie nei centri urbani capaci di sfamare non solo poche famiglie, ma interi quartieri?

Benvenuti nel mondo delle fattorie verticali.

Alcuni anni fa Gordon Graff, uno studente laureando in architettura presso l’Università di Waterloo, propose una fattoria urbana verticale nel centro di Toronto, l’audacia e l’originalità dell’idea conquistò i titoli dei giornali, ma un prezzo stimato di 1,5 milioni di dollari fallì nell’attirare investitori.

L’agricoltura ad alta efficienza sta facendo comunque progressi altrove. Alterrus ha iniziato la costruzione di un impianto idroponico da 5.700 metri quadrati sulla cima di un garage, che darà spazio per la crescita a verdure a foglia verde in un sistema di crescita verticale. Oltre a sfruttare lo spazio in maniera più efficiente rispetto a delle colture su di un solo livello, l’azienda sostiene che la tecnologia da loro impiegata permette rendimenti più elevati e utilizza meno risorse rispetto alla coltura convenzionale nei campi.

Plantagon-greenhouseSu scala più ampia, Plantagon, una società svedese controllata da una statale di Onondaga nello stato di New York, ha aperto la strada con la loro prima serra verticale a Linköping, Svezia. Ci si aspetta di vederne iniziare la costruzione entro il 2014, la struttura (circa 15 piani) di 57 metri quadrati (nella foto a destra) non solo farà crescere del verde, ma utilizzerà nel processo la CO2 prodotta dalle strutture industriali nelle vicinanze.

Plantagon assicura inoltre che la quantità d’acqua necessaria nella loro struttura sarà sarà equivalente al 5% di quella richiesta per far crescere la stessa quantità di vegetali attraverso metodi tradizionali e che essendo al chiuso, essa non richiederà l’uso di pesticidi.

L’installazione svedese è essenzialmente un progetto pilota, ma in definitiva, Plantagon spera in futuro di costruire strutture simili in grado di sfamare migliaia di persone.

Ma l’agricoltura urbana industriale non è tutta immaginaria e sulla carta, una struttura di prova è stata installata e messa in funzione in Corea del sud nel 2011 ed è ancor oggi attiva. Una grande fattoria verticale opera dall’anno scorso in Singapore: produce e vende mezza tonnellata di verdura al giorno.

the-rise-of-vertical-farms_1L’idea ha comunque i suoi detrattori, scettici che sostengono il fatto che l’intera idea sia impraticabile su larga scala, dato che le grandi fattorie verticali sarebbero insaziabili consumatori d’energia nel mantenersi attive garantendo piante sane e rigogliose e di conseguenza un buon raccolto – il progetto di Plantagon sarà infatti alimentato da un generatore diesel – un fatto sorprendente per un’installazione che si fa vanto d’essere verde. Altre critiche riguardano la limitata varietà di colture coltivabili in modo pratico su strutture verticali o la quantità di lavoro umano necessario da essere impiegato per sostituire quel che fanno i grandi macchinari nelle coltivazioni tradizionali.

L’agricoltura ad alta efficienza potrebbe essere meno bucolica e più sul filo del rasoio di quanto avremmo preferito fosse, ma con la stellare crescita della popolazione che ci si aspetti possa arrivare ai 9 miliardi entro il 2036 e la continua urbanizzazione, i cambiamenti climatici e le altre multiple conseguenze dello sviluppo umano… le città traboccanti di spinaci potrebbero essere l’unica barriera tra noi e il Soylent Green.

Fonte: Torontoist

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Il Governo Filippino combatte la povertà e la malnutrizione della popolazione, e contemporaneamente riqualifica zone urbane degradate con un’arma innovativa: la Coltura Idroponica!

Cebu è una delle provincie dell’Arcipelago delle Filippine, costituita dall’Isola principale di Cebu e da 167 altre isole più piccole. La capitale della provincia è la Città di Cebu, la più antica città delle Filippine con una popolazione stimata attorno alle 822.000 anime. Anche se la città risulta essere una delle più sviluppate del paese grazie ad una fiorente industria dei trasporti e ad un’industria della comunicazione in crescita, sperimenta comunque povertà, anche se essa stà per essere combattuta da iniziative innovative grazie agli investimenti del governo.

La coltura idroponica è infatti stata scelta come metodo agricolturale per via del fatto che può essere implementata in relativamente poco spazio e gli spazi urbani ristretti ed inutilizzati sono infatti presenti in quantità nella città, ciò aiuta ed incoraggia anche al riutilizzo della plastica, contribuendo a ridurre il problema dei rifiuti urbani.

L’obbiettivo principale dell’iniziativa è ridurre la povertà e specialmente alleviare la malnutrizione nelle aree più densamente popolate della provincia come la Città di Cebu. Il Dipartimento del Benessere Sociale e dello Sviluppo ed il Dipartimento di Scienza & Tecnologia sperano entrambi che grazie all’educazione a questo metodo di coltura sarà possibile ridurre la minaccia derivante dalla penuria alimentare, ma anche trasformare aree urbane dismesse in verdi aree produttive.

Il progetto fa parte di un più ampio programma correntemente in fase di sviluppo da parte del Governo Filippino. L’utilizzo della coltura idroponica tuttavia, come un mezzo per aiutare le famiglie stesse a risollevarsi dalla povertà è un approccio innovativo che speriamo contribuirà non solo ad alleviarla, ma anche a dimostrare la fattibilità del giardinaggio urbano idroponico come mezzo di produzione alimentare nonchè di riqualificazione urbana.

Fonte: http://hydroponicsguide.co.uk

 

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

“The Green Wheel” (Ruota Verde) è un concept di giardinaggio per interni, dove piante fatte crescere in idroponica ruotano attorno a una fonte di luce posta al centro.

Già nei lontani anni ’80, la NASA aveva immaginato un sistema per la crescita di erbe ed altre piante commestibili nell’ambiente a gravità a zero di un veicolo spaziale.
Anche se il progetto non era mai uscito dal tavolo di disegno, il sistema comunque consisteva in un anello rotante con le piante che crescevano al suo interno.
Facendo un salto di qualche decennio, una ditta italiana di design, “DesignLibero”, ha preso questo concept e lo ha ri-immaginato al servizio del consumatore: “The Green Wheel” (La Ruota Verde)

Il sistema avrebbe un involucro esterno fisso, con annidato all’interno un anello motorizzato, con una rotazione di circa un giro per ora. Sulla superficie interna di questo anello è possibile piantare una grande varietà di erbe e altri vegetali che crescono poi su della fibra di cocco inserita in dei vasetti perforati: in altre parole dei piccoli vasi costruiti sull’anello.

Parametri come la temperatura e la luce potrebbero essere controllati via wireless per mezzo di una app per smart-phone o tablet, che sarà anche in grado di avvertire l’utente quando il sistema sta per finire l’acqua.

Quindi, qual’è il punto ?

Prima di tutto, permetterebbe a tutti quelli che vivono in appartamento di coltivare un gran numero di piante in un piccolo spazio: la stessa superficie, messa in orrizzontale, occuperebbe più di un prezioso scaffale. In più le piante, roteando tutte intorno a una fonte di luce, hanno bisogno di molta meno illuminazione, e tutte riceverebbero la stessa esposizione.
Meno illuminazione vuol dire meno consumo energetico, visto che il motore userà un pò di elettricità

Mentre concetti come “Non sarebbe figo?” sono abbondanti, il capo progettista di DesignLibero, Rutilo Libero, ci ha detto che la sua azienda vuole definitivamente sviluppare “The Green Wheel” in modo commerciale. Ci ha riferito che il suo staff è già pronto per costruire un prototipo ma vogliono prima cercare una rete di distribuzione e un sostenitore finanziario.
Quindi, se siete a capo di una grande azienda e siete interessati a finanziare una coltivazione “Indoor” rivoluzionaria…

Fonte: GizMag

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Tradotto da Denis Gobbi

Ecco un’eccezionale esempio di coltivazione urbana, una “Plantagon Greenhouse” ovvero una serra per l’agricoltura urbana.

La costruzione della prima di queste innovative strutture è iniziata la scorsa settimana in Svezia. Questa esclusiva coltivazione verticale in serra sarà anche parte di un “Centro internazionale di eccellenza per l’agricoltura urbana, un progetto pilota per la tecnologia pulita svedese ed il -clima intelligente- ovvero un modo di utilizzare il riscaldamento e la CO2 (anidride carbonica) prodotta dalle industrie.” secondo un comunicato stampa.

Oltre ad offrire una soluzione innovativa per quanto riguarda l’agricoltura verticale, “Plantagon prevede di sviluppare soluzioni integrate per l’energia, il calore in eccesso, i rifiuti, la CO2 e l’acqua” in collaborazione con diversi partner.

Ecco un video sulla serra Plantagon:

La prima serra urbana Plantagon è in costruzione a Linköping, Svezia. I rappresentanti della città di Linköping, Plantagon e Tekniska Verken (la società energetica regionale, che si trova nelle vicinanze) hanno preparato il terreno per il progetto insieme il 9 febbraio 2012.

“Questo è un giorno storico per Plantagon. Questa cerimonia segna la realizzazione di una visione, della creazione di funzionali soluzioni sostenibili per le città in crescita di oggi e di domani, dove si potrà coltivare il cibo nelle città gestendo queste risorse in maniera intelligente, sfruttando le condizioni particolari delle città “, afferma Hans hassle, CEO di Plantagon.

Più informazione sono reperibili a Plantagon

Fonte: cleantechnica.com

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Traduzione a cura di Kevin Opare

Gli Emirati Arabi importano circa l’85% del cibo. Questa dipendenza fa si che le oscillazioni del mercato e i problemi di fornitura abbia su di loro un peso maggior. Binyas Center sarà in grado di produrre ben 200 tonnellate di pesce e 300 mila cespi di lattuga ogni anno, contribuendo a ridurre il ricorso all’importazione ed avere maggior sicurezza alimentare per la nazione.

I pesci del genere Tilapia (Ciclidi), essendo allevatoi all’interno del sistema, saranno quindi i migliori amici del sistema idroponico e infatti,s econdo le notizie, 50 mila giovani esemplari di questi pesci sono stato importati dall’ Olanda per il progetto. Attualmente il centro è concentrato sulla produzione di lattuga anche se in futuro il sistema ospiterà altri prodotti come pomodori, cetrioli, anche okra, una pianta affine agli ibischi di cui si consuma i frutti.

La capacità del centro è impressionante: ci sono due serre principali da 4000 metri quadrati. Il sistema ultilizza una serie di vasche, filtri e attrezzature per l’irrigazione e in modo da assicurarsi che i rifiuti dei pesci alimentino le piante, le quali a loro volta, con le loro proprietà purificanti, possano pulire l’acqua per poter farla poi circolare di nuovo nelle vasche dei pesci.

Naturalmente un fattore chiave per gli Emirati Arabi Uniti è l’efficienza idrica. Fortunatamente il Baniyas Centre è altamente efficiente e utilizza solo una frazione dell’acqua che sarebbe necessaria per l’agricoltura tradizionale. Ci saranno due serbatoi principali con una capienza di circa 400mila litri, ma a causa del modo in cui il sistema ricicla l’acqua, si prevede che essa rimarrà inutilizzabile per un anno o più, all’interno dei serbatoi.

Il sistema nel suo complesso è gestito da una sola pompa dell’acqua, la sua efficienza energetica ed idrica è trascurabile rispetto ai metodi più tradizionali, è molto più conveniente. Alla fine sarà in grado di produrre in totale 450mila chili di cibo ogni anno, da febbraio sperano di spedire la lattuga in tutta Emirati Arabi e da Maggio si prevede che il primo pesce verrà inviato agli ipermercati a livello nazionale.

Fonte: hydroponicsguide.co.uk

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