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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Siete preoccupati di una censura delle rete Internet da parte di SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect Intellectual Property Act) ?Aspettate !! C’è una notizia che fa per voi!

Gli hacker stanno cercando di portare internet al di fuori della portata dei censori, mettendo le proprie comunicazioni satellitari in orbita. Quei bravi ragazzi degli hacker hanno in programma di lanciare satelliti per combattere il “Stop Online Piracy Act” e creare una rete Internet priva di censura.

Secondo il reporter per la tecnologia della BBC, David Meyer, il piano, i cui dettagli sono stati esposti questa settimana durante il Chaos Communication Congress (CCC) di Berlino, è in risposta alla proposta di legge della SOPA (Stop Online Piracy Act), che consentirebbe al governo degli Stati Uniti di bloccare siti Web per presunta violazione delle leggi sulla proprietà intellettuale.

“Il primo obiettivo è avere una rete Internet non censurabile nello spazio” attività dell’hacking Nick Farr, che in un primo momento iniziò a richiedere dei supporti finanziari per quella che è stata soprannominata la “Griglia Globale Hackerspace”, ha riferito in agosto a Meyer, sulla rivista “Friday”. “Portiamo la rete internet fuori dal controllo terrestre….. la comunità [di hacker] potrà immettere umanità nello spazio in modo significativo” .

Si può veramente fare una base Internet nello spazio? Certo, è già stato fatto. Gli hacker saranno capaci di farlo? Discutibile. Questo potrà fermare la censura? Difficilmente. Una rete Internet satellitare commerciale è stata disponibile per un certo numero di anni, ma è lenta, ha capacità limitate, e i viaggi per, e dallo spazio aggiungono notevoli ritardi che possono interferire con alcune applicazioni. Ci sono ragioni valide per cui la telefonia, la televisione e Internet su lunghe distanze si sono spostate tempo fa dai satelliti alle micro-onde terrestri e dopodichè alla fibra ottica.

Meyer riferisce che, mentre alcuni appassionati sono riusciti a lanciare con successo dei piccoli satelliti in orbita per brevi periodi di tempo, la localizzazione di essi, invece, si è rivelata difficile a causa di un budget limitato.
Quelli coinvolti con la “Hackerspace Global Grid” credono di essere in grado di raccogliere capitali sufficienti al fine di superare difficoltà come queste, e in definitiva, sperano di inviare un astronauta dilettante sulla Luna, forse entro il prossimo quarto di secolo.

Nello spirito Open Source di Hackerspace, Mr. Bauer e alcuni amici si sono avvicinati all’idea di un network (distribuito) di stazioni da terra a basso costo che possono essere acquistate e assemblate da chiunque.
Usate tutte insieme in un network globale, queste stazioni sarebbero capaci di individuare i satelliti in ogni dato momento, rendendo più facile e più affidabile da parte dei satelliti l’invio di dati alla Terra.

Il rapporto spiega che gli individui che stanno lavorando al network satellitare lo stanno facendo con uno spirito “Open Source”, con il 26enne Armin Bauer di Stoccarda e i suoi colleghi al lavoro sulle infrastrutture di comunicazione dell’ambizioso progetto.
Con l’assistenza dell’iniziativa tedesca per la ricerca aerospaziale, Constellation, stanno lavorando su quello che Bauer descrive come una sorta di “GPS inverso”, che permetterà loro di conoscere la precisa posizione dei satelliti nello stesso modo in cui il GPS aiuta i gli utenti a conoscere la propria posizione sulla Terra.
Bauer ha riferito a Meyer che il team intende avere tre prototipi operativi di queste stazioni terrestri, il tutto nella prima metà dell’anno prossimo, e sta pianificando di venderli approssimativamente a 100 euro per unità.

Gli esperti dicono che il progetto satellitare è fattibile, ma potrebbe essere limitato da fattori tecnici.
“Satelliti terrestri a bassa orbita, come quelli che sono stati lanciati dai dilettanti fino ad ora, non stanno fermi in un singolo posto, ma cambiano orbita, di solito ogni 90 minuti” dice il prof. Alan Woodward, del dipartimento di informatica presso l’Università di Surrey.

“La comunità [di hacker] può mettere l’umanità di nuovo nello spazio in maniera significativa” ha detto Farr. “L’obiettivo è di tornare a dove eravamo negli anni ‘70. Gli hacker trovano offensivo che abbiamo avuto la tecnologia da prima che molti di noi eravamo nati e non siamo mai tornati indietro” e apparentemente quelli che non seguono la legge, gli hacker, pensano che c’è qualcosa che possono fare al riguardo”.

Fonte: Realnews24

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

19ottobre2011

Google driver-less car

Molte persone già conoscono le macchine a guida automatica di Google.

Le ultime statistiche dicono che la flotta delle Google-cars ha percorso oltre 300mila chilometri, e solo occasionalmente con intervento umano.

L’azienda ha accolto una favorevole richiesta di notizie (una richiesta di notizie favorevoli???), da parte di giornalisti televisivi mainstream, dichiarando che le loro automobili possono guidare da soli sulle strade, anche nel traffico cittadino.
Ma come fanno queste auto a mantenere la distanza di sicurezza tra gli altri veicoli, e soprattutto come si comportano davanti ai pedoni e ai semafori ?
Quello che la gente generalmente sa è che i veicoli sono delle macchine “cloud computing” che girano con sensori, telecamere, intelligenza artificiale e GPS.

L’ultima visione d’insieme su queste auto è stata presentata di recente durante un discorso alla Conferenza Internazionale IEEE su Robot Intelligenti e Sistemi, a San Francisco.
Il professore Sebastian Thrun, della Stanford University, che guida il progetto, e l’ingegnere google Chris Urmson, che si occupa della tecnologia, hanno presentato al pubblico alcune delle prestazioni specifiche.

Cos’è quindi che rende queste macchine cosi speciali nell’obbedire alle regole del traffico e nell’evitare gli ostacoli?
Un raggio laser che identifica il raggio d’azione e  montato sul tetto della vettura è una delle componenti fondamentali.
Si tratta di un raggio laser Velodyne-64 che ha il compito di generare una mappa 3-D dell’ambiente molto dettagliata.
La vettura combina poi le misurazioni laser con mappe del mondo ad alta definizione, producendo diversi tipi di modelli di dati.
Il veicolo monta quattro radar, sul paraurti anteriore e posteriore, che consentono alla vettura di “vedere” quanto basta per affrontare per esempio il traffico veloce di un’ autostrada, mentre una macchina fotografica posta vicino al retrovisore, rileva i semafori;  è montato ovviamente anche un GPS, un’unità di misura inerziale e un encoder delle ruote (wheel encoder)

E’ tuttavia possibile che alcune persone trovino difficoltà a credere che le driverless cars possano prendere parte al traffico pomeridiano accompagnando a casa i pendolari, guidando tra autisti irregolari , incroci difficili e decisioni dell’ultimo minuto nella scelta della corsia.

Nell’incontro IEEE, il duo di Google ha mostrato le immagini che presentano i  vantaggi nella guida di queste macchine.
Il pubblico ha potuto vedere il computer di bordo  e come esso rileva le altre macchine, i pedoni  e i semafori.
Un video mostra anche come questi veicoli si comportano agli incroci con  dei semafori:  dopo che la luce diventa verde, la macchina inizia ad andare, ma se un pedone attraversa, l’auto gli da la precedenza, anche se questo decide di passare all’ultimo minuto.
Ad un’incrocio a quattro vie invece, l’auto da la precedenza alle altre macchine in base alle regole del traffico, e , se le altre auto non le rispettano, la nostra google-car avanza di un po per far capire agli autisti la sua intenzione.
Senza aver programmato questo tipo di comportamento, dice Urmson, sarebbe stato impossibile per questa macchina-robot guidare nel mondo reale

Thrun, che è arrivato da Stanford per lavorare al progetto di Google, ha da tempo insistito sul messaggio che gli incidenti di guida sono tra le prime cause di morte tra i giovani e che la maggior parte degli incidenti sono dovuti ad errori umani.
Thrun ritiene che la robotica, a differenza degli esseri umani, possa fare un lavoro migliore nelle decisioni alla guida e nel risparmio di vite umane.
Allo stato del Nevada tutto questo non sembra cosi folle, visto che dall’inizio dell’anno ha approvato una legge che autorizza il Dipartimento dei Trasporti a sviluppare delle regole per usare auto senza conducente.

Il Nevada ha fatto passare una legge che autorizza il dipartimento dei trasporti ad applicare regole per il controllo di veicoli senza guidatore

Thrun e Urmson parlano di molti cambiamenti in vista  nel futuro dei veicoli senza conducente, inclusa la cernita di questioni legali e di responsabilità. Ancora una volta, non ci si può più guardare indietro.

TED TALK: Sebastian Thrun: Google’s driverless car

Fonte: Physorg

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