Posts contrassegnato dai tag ‘futuro’

Traduzione a cura di Denis Gobbi

 

I suoi sostenitori credono sia un’opportunità per realizzare una società del post-lavoro, dove le macchine pensano ai lavori pesanti e l’occupazione così come oggi la conosciamo diverrà una cosa del passato.

Può il ciber-lusso diventare la norma? Fotografia: Everett Collection / Rex Feature

Nel tempo in cui i robot affollano le linee di produzione delle fabbriche, algoritmi fanno sterzare le auto e schermi touchscreen sostituiscono le cassiere dei supermercati, l’automazione stà diventando il nuovo spettro della società. I robot, dicono, stanno arrivando a rubarci il lavoro.

Lasciateli fare, rispondono i comunisti di lusso.

I prati cibernetici e le macchine dall’amorevole grazia

Localizzato nello spettro politico dell’estrema sinistra futurista, il comunismo di lusso completamente automatizzato (fully automated luxury communism – FALC) mira ad imbracciare l’automazione nella sua massima estensione. Questo connubio potrebbe sembrare un ossimoro, ma è proprio questo il punto: tutto ciò che verrà etichettato come comunismo di lusso diverrà difficile da ignorare.

C’è una tendenza nel capitalismo ad automatizzare il lavoro, per tramutare processi prima eseguiti da esseri umani in funzioni completamente automatiche”

ci dice Aaron Bastani, co-fondatore di Novara Media, che aggiunge:

Riconoscendo ciò, l’unico obiettivo utopico potrebbe essere la completa automatizzazione di tutto e la comune proprietà di ciò che è automatizzato.

Bastani e i suoi compagni comunisti di lusso credono che questi tempi di rapido cambiamento siano un’opportunità per realizzare una società del post-lavoro, dove le macchine si occupino di tutti i lavori pesanti e degradanti non per profitto ma per la comunità.

Le nostre richieste potrebbero essere una settimana lavorativa di 10/12 ore, un reddito minimo di base garantito, un’abitazione garantita per tutti, così come l’educazione, la sanità garantite e così via. Ci potrebbe essere ovviamente del lavoro non automatizzabile che richiederebbe l’impiego di lavoro umano, come ad esempio il controllo qualità, ma sarebbe minimo.

L’umanità potrebbe avere le sue praterie cibernetiche, gestite da macchine dotate di amorevole grazia.

Prendiamo Uber per esempio, una gigantesca compagnia. La sua visione consiste nell’avere entro il 2030 questa enorme flotta di auto senza guidatore. Ciò non richiede di essere gestito da una compagnia privata. Perchè lo dovresti volere? A Londra abbiamo le Bici Boris. Perchè non dovremmo avere qualcosa di simile ad Uber con auto automatizzate senza guidatore, fornite a livello municipale senza un motivo di profitto?

E questo è solo l’inizio

L’ideologia nasce da un groviglio di andamenti ben studiati. Attualmente, il tasso di progresso tecnologico e produttività lavorativa stà aumentando, ma le retribuzioni stagnano e le aziende tagliano posti di lavoro. Recenti ricerche indicano che il 35% dei lavori nel Regno Unito sono “a rischio” di automatizzazione. I professori del MIT Erik Brynjolfsson e James McAfee argomentano persuasivamente nel loro spesso citato “La Seconda Era delle Macchine” che i robot sono solamente che all’inizio del loro impatto sull’economia.

I prati cibernetici dell’umanità saranno gestiti da macchine dall’amorevole grazia. Fotografia: HD Wallpaper

Gli automi di nuova generazione offrono un numero di vantaggi tali da promettere l’obsolescenza della fatica, annoverando tra i fattori chiave strumenti come la stampa 3D e algoritmi abbastanza intelligenti da poter essere scambiati per esseri umani. Un era di abbondanza spalleggiata dalle macchine sembra profilarsi proprio dietro l’angolo.

Non stò dicendo che ci siamo già dentro, anche se in alcuni settori certamente lo siamo. Prendete per esempio al distribuzione di contenuti audio/video, abbiamo raggiunto la post-scarsità in questo settore. Ovviamente Spotify, iTunes o Wikipedia non sono modelli che creano cibo e sostentamento diretto per le persone. Tuttavia la speranza sussiste nel pensare che questa sia la testa di ponte emergente di un set di tendenze riguardanti il software e anche, a breve, l’hardware. Perchè queste sono le aspettative che accompagnano la fabbricazione libera di oggetti solidi, la stampa 3D, la biologia sintetica.

Bastani non è solo nell’evangelizzare un’era di ciber-lusso di massa. Membri del gruppo di sinistra Piano C diffondono lo slogan “Lusso per tutti” nella loro propaganda e nel loro ben progettato Tumblr, Comunismo di Lusso, mostrano simpatiche idee adottate anche nel corso di proteste studentesche.

Allo stesso modo, Brynjolfsson non trova l’idea di un lusso popolare automatizzato bizzarra. Al contrario.

Un mondo di abbondanza incrementale, anche di lusso, non solo è possibile, ma probabile. Molte delle cose che consideriamo necessità oggi come il servizio telefonico, le automobili, il sabato libero, erano beni di lusso in passato.

Nel comunismo di lusso totalmente automatizzato si tratterà di occupare il panificio piuttosto che rubarne il pane. Fotografia: Bettmann/Corbis

La tecnologia può creare enorme abbondanza, ma la strada verso di essa potrebbe essere molto tortuosa perchè gli esistenti modelli di business e i metodi di creazione del valore vengono destabilizzati

Il Comunismo di Lusso Britannico

Il comunismo di lusso britannico sviluppa le sue radici a partire dai movimenti di protesta a metà del primo decennio di questo secolo, secondo Piano C, quando i suoi membri mostrarono il loro slogan “Lusso per tutti” ad una manifestazione di Berlino.

Ci sembra che questa domanda ben riassuma gli obiettivi di un movimento comunista moderno

– affermano i membri di Piano C.

Essi traggono i loro principi dalla trilogia fantascientifica “Marte Rosso” di Kim Stanley Robinson, dove un’utopia socialista si stabilisce sul pianeta rosso. Anche “Un Linguaggio Modello” fù una fonte d’ispirazione, un pamphlet utopico degli anni ’70 scritto da tre architetti. Bastani sostiene che la sua concezione di FALC è basata su di una moderna lettura del Capitale e di Gundrisse di Karl Marx.

Ovviamente, la storia è disseminata di impronte digitali di tecno-utopie irrealizzate e società libere dal lavoro usurante. Pensatori che vanno da Marx a Bertrand Russell furono certi che scienza, tecnologia e cooperazione umana fossero al punto di svolta necessario a liberare l’umanità dalle catene del lavoro.

La visione di dare a molti, se non addirittura alla maggior parte dei cittadini carichi di lavoro drasticamente ridotti è un concetto molto vecchio nei pensieri e negli scritti utopici.

afferma Howard Segal, professore di storia della scienza e della tecnologia all’Università del Maine e autore di Utopie: Una Breve Storia.

Egli punta l’attenzione verso l’armata industriale di Guardando Indietro (Looking Backguard – 1988) di Edward Bellamy e agli scritti dei tecnocratici del medio ‘900. Ma il comunismo di lusso forse trova una corrente culturale analoga e più recente in serie TV fantascientifiche come Star Trek, con i suoi replicatori e politici egalitari, o ancora nelle opere di Iain Banks legate all’universo culturale high-tech post scarsità (The Culture).

Eventualmente, Bastani vede il FALC raggiungere un obiettivo molto vicino a questi esempi – una società con controllo collettivo sui suoi mezzi ad alta tecnologia riduci-lavoro. Prevede anche quali piccoli lavori saranno necessari in futuro, come la continua ottimizzazione di stampanti 3D e robot per l’agricoltura. Essi saranno organizzati in modo simile a come oggi gli editori di Wikipedia gestiscono il loro dominio in modo decentralizzato e non gerarchico.

Ma prima di tutto ciò, e sopratutto in modo da poterci arrivare, esso spera di usare l’etichetta del comunismo di lusso come bandiera per convertire tutti alla causa. Tutto questo ha a che fare con la politica.

Considerate la canzone del rapper di Atalanta Migo, “Versace”, Migo dice:

Ottieni questi video che i bambini amano, dove è tutto completamente bizzarro, lusso ovunque. La storia del capitalismo ripete che se tu lavori duramente e giochi secondo le regole puoi ottenere tutto questo, il che è ovviamente una stronzata. Ma se tu dici hei guarda! se vuoi tutto questo, quello che ti serve è occupare i centri di produzione. Ci serve ottenerne l’automazione e subordinarla ai bisogni dell’essere umano, non al bisogno di profitto. Si tratta di occupare il panificio, piuttosto che rubarne il pane

Ovviamente presumendo siano i robot a dover impastare.

Fonte: theguardian.com

Se sei soddisfatto dell’articolo e vuoi aiutarmi a migliorare il servizio, o semplicemente offrirmi un caffè, puoi farlo cliccando qui sotto, il tempo che dedico a questa attività è per la mia crescita e la vostra, senza altri fini. Donando mi aiuterete a migliorare continuamente il sito e a mantenere alta la mia motivazione nel farlo. Grazie 🙂

Donazione

Creative Commons License

This work by https://lospiritodeltempo.wordpress.com/ is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.

Traduzione a cura di Daniel Iversen e Vincenzo Barbato

 

Volevo cogliere l’opportunità per introdurvi al fantastico mondo della Peer to Peer Foundation. Questa filosofia, se scegliamo di abbracciarla, può responsabilizzarci ad iniziare una transizione.
Quando sentite le parole “peer to peer” la prima cosa che viene in mente sono i download illegali, ma questo è come pensare ai ladri di auto ogni qual volta si parli di automobili. Peer to Peer è un fenomeno, una filosofia, un universo emergente di possibilità. Ha la potenzialità di attuare il cambiamento di cui abbiamo tanto bisogno e hanno necessità di abbracciarla tutti i movimenti per un cambiamento sociale.
In poche parole questa filosofia aiuta noi, le persone, a riprendere il potere. Come disse Bucky Fuller: “Non cambierete mai le cose combattendo contro la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruite un nuovo modello che faccia diventare obsoleto quello esistente”, ed è esattamente quello che fa la Peer to Peer Foundation.
Pagine su pagine di Wiki descrivono la sua vastità di applicazioni reali, tangibili e le sue soluzioni per ricostruire una società letteralmente da zero.
É coperta ogni area, dalla cultura all’educazione, dall’economia alla scienza. La maggior parte delle applicazioni segue un filo comune: il richiamo all’informazione e alla collaborazione aperta, vera democrazia.

Ridefinire la scarsità.

Il Manifesto della Peer to Peer mette in dettaglio come esso stia minando le tradizionali nozioni di proprietà, riconoscendo la scarsità nel mondo materiale, (cosa che l’economia di mercato non fa) e accoglie invece l’abbondanza nel mondo virtuale, che il capitalismo invece non permette. Ci forza quindi a capire la vera natura della proprietà.

Consumo collaborativo.

Un Consumo Collaborativo è un “Sistema sociale ed economico guidato da tecnologie di rete che permettono la condivisione e lo scambio di tutti i beni: da superfici ad abilità ad automobili, in modi e in scala mai possibili finora.”
Il movimento p2p sta crescendo velocemente, con la tecnologia che da una mano alla vasta schiera di piattaforme per la condivisione, lo scambio e la collaborazione.
I network di scambio fisico/virtuale e di condivisione sono intrinsecamente sostenibili, tenendo i rifiuti lontani dalle discariche, riutilizzando materiali, riducendo la distribuzione e soprattutto il bisogno di una nuova produzione.
Non si tratta solo di oggetti fisici. Il consumo collaborativo comprende anche la condivisione delle nostre abilità e competenze, il crowdsourcing, la condivisione del tempo e il crowdfunding, mostrandoci quindi ciò che è realmente possibile
fare quando si lavora insieme.

QLDuR

 

Il Peer-to-peer non è però solo condivisione.

Democrazia Diretta

Nei sistemi distribuiti, dove non c’è una gerarchia dichiarata, il potere fà parte del pensiero. La Peer Governance e la Democrazia tendono verso un modello di coinvolgimento, con partecipanti attivi delle decisioni, ma che incorpora anche un sistema auto-immune per prevenire l’appropriazione privata del potere.

Aziende efficienti

Le reti aperte e distribuite sono di per sé sostenibili nella produzione e nell’agricoltura oltre che nelle industrie atte a conseguire l’efficienza, dai loro modelli for-benefit e non-reciproci, sono in asimmetrica competizione con le aziende for-profit (quelle più comuni).
Ciò è significativo, se creiamo imprese che ci forniscono solo i nostri bisogni primari, piuttosto che la massimizzazione dei loro profitti, possiamo in teoria creare una società migliore.

Liberare nuovamente l’innovazione

Il potenziale di creazione, con il peer-to-peer, è immenso, e apre la strada alla creatività libera e aperta. Alle idee viene permesso di evolversi e di costruirsi a vicenda come è stato negli anni del Rinascimento, prima del sopravvento dell’individualismo e delle multinazionali. Con le leggi del copyright, aggrappate a paradigmi obsoleti e con la “guerra dei brevetti” che diventa una velenosa influenza per l’innovazione, si corre davvero il rischio di un nuovo periodo buio per il progresso.

Il mondo del Creative Commons e del Peer-to-Peer indebolisce queste limitazioni obsolete mentre le tecnologie che le accompagnano ignorano la legislazione. È un mondo dove c’è una motivazione intrinseca, con la collaborazione che porta benefici sia ai creatori che ai consumatori.
Obama, ha dichiarato nell’aprile 2011: “Esistono perfino delle auto che escono dalla catena di montaggio a Detroit con motori a combustione che possono viaggiare per piu di 50 miglia (80.5 km) per gallone (1 gallone 3,7 litri).” C’era però un’altra auto che ci era quasi vicino, ma non abbastanza. La comunità Peer-to-peer disse: “Non è abbastanza” e ha creato Wikispeed: un auto “Open Source” da 50km/Litro.
Forse avrete visto Open Source Ecology in “Owned and Operated“. Per tutti gli altri, sappiate che si tratta di una rete di agricoltori, ingegneri e sostenitori che negli ultimi anni hanno creato il Global Village Construction Set (il Set per la costruzione di un Villaggio Gloale), una piattaforma tecnologica open-source, a basso costo, altamente performante per una costruzione fai-da-te facile delle 50 diverse macchine industriali per costruire una civiltà sostenibile con comfort moderni. Essenzialmente si tratta di un set per avviare una civiltà open source.

Denaro democratico

Bitcoin è un nuova moneta digitale sperimentale che consente di effettuare pagamenti istantanei a chiunque, in qualsiasi parte del mondo. Bitcoin utilizza la tecnologia peer-to-peer senza l’utilizzo di alcuna autorità centrale: la gestione delle transazioni e dell’emissione di moneta sono effettuate collettivamente dalla rete.”
Si, mi rendo conto che è un pò controverso e che il denaro crea più problemi di quanti ne risolva. Ma per un periodo transitorio questo potrebbe almeno alleviare molti problemi creati dal nostro sistema finanziario corrotto mosso dai banchieri, mettendo il potere di controllare il denaro nelle mani della comunità. È un sistema robusto e non manipolabile che sta crescendo di popolarità man mano che la gente ci crede. Alla fine è vero, sarà ancora oggetto di molti degli stessi problemi che affrontiamo nel corrente sistema monetario, ma, mentre ci siamo ancora dentro, Bitcoin è per le banche quello che BitTorrent è per le etichette discografiche.

Un nuovo paradigma

La gente di tutto il pianeta utilizza l’interconnessione offerta dalla tecnologia allo scopo di forgiare una nuova società, costruita da zero, piuttosto che governata dall’alto. Ci stiamo rendendo conto dei fallimenti della democrazia e forgiando quindi un sistema basato sull’equità. Stiamo iniziando a diffidare dei mass media e siamo stanchi dei nostri governi. Stiamo perdendo interesse nell’educazione statale, scegliendo invece di imparare in base a quello che ci ispira, perché non abbiamo più bisogno che le autorità provvedano a noi.
Questa è la verità, stiamo perdendo la fiducia nelle autorità. I nostri pari raccolgono più rispetto dei nostri leader. Le nostre connessioni e i nostri legami stanno diventando più preziosi di quello che possediamo. Stiamo persino imparando ad aiutarci l’un l’altro.
Questo è l’inizio di un nuovo mondo, Società 2.0, in cui vedremo la maggior parte delle regole che diamo per scontate: il capitalismo, il consumo e più di tutte, l’autorità, spazzate via da uno tsunami di innovazione sociale.

Fate qualche ricerca!

Per favore leggete il sito della P2P Foundation. Vi ho solo dato un assaggio qui perché la maggior parte delle informazioni si trovano già lì. Questo è solo un assaggio atto a ispirarvi ad imparare di più.

Quindi nello spirito dei beni comuni, invito i frutti degli altri perché insieme, sappiamo tutto.

 

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Traduzione a cura di Denis Gobbi

Stasera voglio inaugurare una nuova categoria, una sorta di rubrica che pubblichi i pensieri che più mi sembrano interessanti sia miei che di terzi.

Ad inaugurarla sarà Douglas Mallette: ingegnere aerospaziale, oratore e scrittore.

NDR Tutte le unità di misura sono state convertite da quelle inglesi a quelle metriche decimali.

Quindi, perchè non esaminiamo un pò la cosa. Dopotutto, è una cosa valida su cui discutere. Quale numero di persone potrebbe ospitare confortabilmente una città circolare RBE (Resource Based Economy ndr) ? Quanto spazio avrebbe per se ogni suo abitante? Un buon suggerimento potrebbe essere, quanto ne ha bisogno ognuno di noi? In un contesto suburbano, sei fortunato se riesci ad avere all’incirca 1000 m2. Ora, divertiamoci un pò facendo qualche conto e vediamo cosa riusciamo ad ottenere!
Prendiamo ad esempio una piccolà città di 8km di raggio, avente una superficie di 203 314 067 m2

.Questa superficie è 7,4 volte più piccola di quella della città di Houston (Texas) che ha una popolazione di circa 2,3 milioni di persone spalmate in 2 589 988 110 m2 di terreno, ricordatelo mentre andremo avanti!

Impostiamo il 25% dell’area della città come usata da parchi e trasporti a livello del terreno (strade, ferrovie etc…) = 50 828 516 m2.

La percentuale non è scelta a caso, NYC ad esempio usa il 22% della sua superficie per le strade (basandomi su un rapporto del 2006), e questa è una città MOLTO DENSA e carica di strade, quindi il 25% non è un numero esagerato per una città che non è pensata per essere una giungla di cemento.

Settiamo un 30% per l’uso non residenziale (industria, scuola, ospedali etc…) = 60 994 220 m2.

Settiamo un 45% ora per l’uso residenziale = 91 491 330 m2

Se ogni metro quadro della terra residenziale fosse usata per costruire case, avresti 22,608 case, con una media di 3 persone per casa sono un totale di 67,824 persone. In ogni caso, questa soluzione è impraticabile e non tutti vogliono una casa. Se degli appartamenti di norma in una RBE fossero come i condomini di lusso (e in una RBE lo sarebbero in ogni caso) io mi risparmierei volentieri la fatica ed il costo di mantenimento di una casa singola.

Quindi, abbiamo 91 491 330 m2 disponibili per fini residenziali, facciamo che il 60% di queste terre lo destiniamo a singole case da 4047 m2, il restante 40% a complessi condominiali che di media occupano ognuno 32 375 m2 :

Il 60% di terreno residenziale equivale a 54 891 560 m2 ovvero case per 40 692 persone.

Il 40% di terreno residenziale rimanente equivale a  36 599 769 m2  da destinarsi ai complessi condominiali che ad 32 374 m2per complesso. Otteniamo così ben 1130 complessi condominiali (arrotondati per difetto così come molti altri calcoli fatti). Ogni complesso può ospitare 1000 unità residenziali, ovvero 1 130 000 unità in totale per l’intera città. Ogni unità ospita 3 persone di media (come le case) ospitando quindi 3 390 000 persone.

Ora, potresti stare pensando… 1000 unità per complesso ?!!

Bene, cerchiamo di ragionarci su, il “Venetian Hotel” a Las Vegas, dove sono stato nel 2001 (grazie ad una settimana di viaggio completamente pagata dalla compagnia per cui lavoro) è uno dei più belli e lussuosi Hotel in cui io abbia maia vuto l’opportunità di alloggiare. L’intero complesso occupa 36 421 m2 di superficie ed è alto 40 piani. Contiene oltre 4000 suite, la più piccola di 60 m2 e la più grande di 269 m2. Quindi, se quel posto può ospitare 4000 suite in un terreno di poco più grande, un complesso di appartamenti di lusso di grandezza simile può facilmente ospitare 1000 unità molto spaziose se non di più con l’aggiunta di innumerevoli locali atti a rendere l’appartamento una piccola città in sè stessa.

Quindi, riassumendo abbiamo una popolazione di: 40 692 + 3 390 000 = 3 430 692 persone.

Abbiamo ora una città che è 7.4 volte più piccola di Houston, ma che è capace di ospitare una popolazione in maniera interamente comoda e spaziosa che è 1,5 volte superiore a quella odierna della città messa a paragone.

Cosa succede se però giochiamo veramente con i numeri e lasciamo le norme statistiche a cui sono sottostato fin d’ora? Quando dico norme statistiche, mi riferisco al 25% del terreno per parchi e strade, al 30% per l’uso non residenziale e al 45% dell’uso residenziale. Se diamo un occhio alla maggior parte dei paesi e delle città, questa è una ripartizione media. una ripartizione media di città cresciute con poca o nulla pianificazione, cresciute a caso. Una città in un RBE sarebbe, ovviamente, progettata in maniera più precisa, più efficiente.

Ma per amor di discussione, riepiloghiamo questi dati!

203 314 067 m2 disponibili per essere usati

40% di terra per parchi e trasporto : 81 325 626.7 m2

35% per uso non residenziale: 71 159 923 m2

25% per uso residenziale: 50 828 516 m2.

Divisione 70/30 per la terra ad uso residenziale, 70% per le case e 30% per gli appartamenti.

Case: 35 579 961 m2, abbastanza per 26,376 persone.

Condomini: 15 248 555 m2 disponibili, 471 complessi da 32 374 m2. l‘uno. 1000 unità abitative a complesso, ci danno 471 000 unità abitative con una media di 3 persone per unità ci danno 1,413,000 persone.

Popolazione totale: 1 439 376

Riassumendo in un area 7,4 volte più piccola di quella di Houston abbiamo il 62,5% della sua popolazione, per di più alloggiata comodamente e spaziosamente. E’ ridicolmente più efficiente e confortevole del sistema corrente.

Non importa da che punto di vista la si osservi, il design della città circolare potrebbe non solo sostenere l’attuale popolazione, ma farne accomodare molte di più, perchè la città stessa è progettata fin dal principio per accomodare il massimo numero di persone con i più alti livelli di comfort, accessibilità e mobilità.

Fonti: Zeitnews.org

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Traduzione a cura di Daniel IversenMaurizio Bisogni e Claudio Galbiati

In quel lontano marzo 2004, nel suo laboratorio alla University of Southern California a San Diego, il Dr. Behrokh Khoshenevis stava lavorando ad un nuovo processo, da lui inventato e chiamato Contour Crafting, per costruire il primo muro nel mondo stampato a 3D.
.
Il suo obiettivo era quello di usare questa tecnologia per la costruzione rapida di case dopo disastri naturali, come, ad esempio, i devastanti terremoti che sono avvenuti recentemente nel suo paese natale, l’Iran.Anche se la prima “casa stampata” non è ancora arrivata, molto presto saremo in grado di di vederne molte. Forse entro un anno. Gli edifici commerciali più complessi seguiranno presto.Per un tipo di industria fortemente legata a chiodi e viti, sostituire seghe e martelli con stampanti giganti è motivo di grossa perplessità. Superata questa esitazione però ci troveremo di fronte al più grande boom edile della storia.Ed ecco perché penso che questo accadrà.

Costruzione per contorni (contour crafting)

Contour Crafting è una tipo di stampa 3D che utilizza bracci robotici e ugelli che depositano strati di cemento uno sull’ altro, muovendosi avanti e indietro su un percorso per fabbricare un componente di grandi dimensioni. Si tratta di una tecnologia di costruzione che ha un grande potenziale a causa dei bassi costi, di personalizzazioni realizzabili velocemente e quindi riducendo il consumo energetico e le emissioni di Co2..

Utilizzando cemento a presa rapida come materiale di lavorazione, il Contour Crafting forma strato per strato le pareti della casa a cui vengono applicati pavimenti e soffitti con l’utilizzo di una gru. In questa prima fase di realizzazione, mentre gli strati sono in costruzione, gli edifici richiederanno ancora l’inserimento di componenti strutturali tradizionali quali impianti idraulici, elettrici, servizi igienici e persino dispositivi di intrattenimento e sistemi audiovisivi.

Sperimentazione della tecnologia per stampare muri, nel 2003

Dopo aver utilizzato la tecnologia per formare cose semplici quali muri e panchine, l’interesse ha cominciato a concentrarsi su altre opportunità di più vasta portata quali la costruzione rapida di rifugi dopo disastri naturali, la costruzione di strutture operative sulla luna utilizzando polvere lunare, e la costruzione di case a buon mercato per la gente dei paesi poveri .Ma quelle visioni nel 2003 erano troppo avanzate per un settore ricco di regolamentazioni e tradizioni, e le idee lodevoli di aiutare i meno fortunati hanno dovuto cedere il passo ad un approccio di costruzione più tradizionale.
Superare le barriere

Partendo da uno scenario dove il settore bancario dei mutui sta diventando sempre più diffidente a concedere dei prestiti praticamente su qualsiasi sistema abitativo, per non parlare dei Comuni o enti preposti in relazione ai “Piani Regolatori”, che non avrebbero modo di decidere quale siano i parametri da applicare su una “struttura non tradizionale”, a questo ci aggiungiamo migliaia di “vecchi” esperti del settore che non possono concepire un edificio in modo diverso da quello che facciamo ancora oggi. ci troviamo di fronte a una lenta, cultura edilizia massicciamente resistente all’innovazione. Ci vorranno anni per superare queste barriere.

Detto questo, l’industria avrà un sacco di possibilità per svilupparsi.

Nella fase iniziale, un certo numero di industrie si formeranno per lo stampaggio di componenti e materiale da costruzione. Pareti, armadi, pannelli, servizi igienici, porte stampate faranno presa sul mercato velocemente.

Opere d’arte stampate inizieranno a vedersi un po’ dovunque, tra cui muri stampati tridimensionalmente.

Immaginate come potrebbe essere una stampante di case.
Una naturale estensione nel stampare nuovi edifici sarà costituita da dei dispositivi che recicleranno quelli vecchi. Idealmente, il vecchio materiale verrà macinato e si riformuleranno nuovi composti utilizzati per un re-stampaggio in qualsiasi cosa serva.

Per esempio, un vecchio pavimento da cortile potrebbe automaticamente essere “mangiato” da una sorta di dispositivo PacMan, macinato e mescolato con altri materiali, in modo da essere utilizzato per stampare un nuovo pavimento, tutto in un paio d’ore.

Sostituendo tecniche tradizionali di colata di cemento, le stampanti 3D potrebbe essere utilizzate per stampare viali, marciapiedi, panchine, recinzioni, fondamenta, e tanto altro.

Quando si tratta di coperture, piccolo “bot” (robot) verrà utilizzato per creare rivestimenti senza soluzione di continuità sui tetti delle case. Il piccolo esercito di persone necessarie per realizzare il tetto di una casa verrà sostituito da una sola persona il cui compito sarà quello di posizionare il bot al punto iniziale di partenza e assicurarsi che vi sia una costante fornitura di materiale per rivestire l’intero tetto.

Solo dopo aver ottenuto la trazione di una miriade di questi componenti allora le industrie vedranno il pubblico eccitarsi all’idea di case interamente stampante dal suolo fino in cima.

Qui abbiamo alcuni esempi di questo tipo di stampe 3D già in atto:

The SeatSlug

il SeatSlug si basa sulla forma del mare flabellina goddardi, di recente scoperta, con la superficie ispirata da disegni tradizionali nipponici conosciuti come modelli “karakusamon”. Utilizzabile sia come opera d’arte sia come panchina da parco, ci sarà una scarsa resistenza per questa applicazione di nicchia

D-Shape (forma a “D”) – Una stampante capace di stampare un intero edificio
L’inventore italiano, Enrico Dini, presidente dell’azienda Monolite Uk Ltd, ha sviluppato un enorme stampante in tre dimensioni chimata D-Shape ( a forma di “D” ) che può stampare interi edifici partendo da materia inorganica e sabbia. La stampante lavora spruzzando un sottile strato di sabbia seguito da uno di agglomerati di magnesio, tramite centinaia di ugelli posti nella sua parte sottostante. La colla trasforma la sabbia in pietra solida, che viene costruita strato dopo strato dalla base, per formare qualsiasi cosa, da una scultura a un edificio.

Un team dell'Università di Loughborough ripensa all'uso del cemento con la loro tecnologia di stampa 3D.

The Radiolaria

Il primo progetto di Enrico Dini è stata una struttura simile a un gazebo alta più di 7 metri chiamata “the Radiolaria” , costruita nel 2010.Sperimentando con l’abilità di costruire forme e contorni inusuali , il team della Loughborough University ha creato questo pezzo davvero inusuale

Quando ci liberiamo dei vincoli di pareti piane e superfici lisce, inizia ad apparire una massiccia ondata nuova di opzioni.

Pensare tre-dimensionalmente

Se fossimo attualmente capaci di creare un display olografico e 3D sopra il nostro computer, come una di quelle cose che si vedono nei film, non capiremmo nemmeno cosa potremmo fare visto che siamo stati compressi nel pensiero a due dimensioni fin dalla nascita, con oggetti a 2D come la carta, i regoli o lavagne.

Uscendo da questo modo di pensare a 2D, le domande diventeranno del tipo: come navigare tredimensionalmente in internet? Come costruire grafici o diagrammi 3D ?

Com’è possibile costruire diagrammi e grafici tridimensionali?
Noi non sapremo realmente come usare al meglio quel tipo di tecnologia finchè non  avremo un intera generazione di bambini che cresceranno con essa ed imparereranno ad usarla. A quel punto essa sarà parte integrante del nostro modo di pensare, e di sognare, ad un livello più profondo,

Stampare abitazioni

La nostra attuale concezione di casa è dovuta ai materiali con cui abbiamo dovuto lavorare. Misure standard dei muri a secco, dei legni e degli infissi, le dimensioni specifiche per porte e finestre, e un travolgente desiderio di mantenere tutte le superfici piane e piatte.

Tuttavia, la planarità si trova raramente in natura. L’operaio edile odia fare curve e forme insolite, perché complica la vita tremendamente.

Una volta che facciamo un passo lontano dal mondo di planarità, cominciamo a vedere una serie di opzioni “divertenti” che sembrano provenire direttamente da un libro degli gnomi.

Non vi è dubbio che una casa non-lineare porterà a sfide uniche. Appendere quadri su una parete, installazione di armadi, mobili e l’organizzazione della casa in generale, sono elementi che costituiranno un ostacolo al nostro attuale modo di pensare.

Ma l’energia e la creatività che arriveranno da questi spazi saranno a dir poco mozzafiato.

Le mura di casa non saranno più superfici piane. Ogni parete potrà essere progettata con sporgenze, e superfici artistiche, che porranno fine alla terribile uniformità delle nostre case di oggi.

Il prossimo passo?

Quando si stampano tridimensionalmente interi edifici, ci sono molti dettagli che non possono essere ancora ben compresi, ed è qui dove sorgono grandi opportunità. Ad esempio:

Quando si lavora con materiale composito, quale è il tasso di espansione e contrazione di questo materiale?

Quanto tempo durerà?

Quanto deve essere resistente al vento e alla pioggia e agli agenti atmosferici, anche estremi, quali tornado, grandine e uragani?

E’ possibile sostituire istantaneamente gli ingredienti della stampante per passare automaticamente dal cemento al vetro, e stampare le finestre nel posto richiesto?

Quando si stampa l’esterno di un edificio senza soluzione di continuità, quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo processo?

E ‘possibile “stampare” la moquette in una stanza? E quando si esaurisce, è possibile portare in “bot” (robot) che “mangia” la moquette vecchia e macinandola e ristampandola con un nuovo colore?

Una volta che un edificio è ultimato, una stampante può essere utilizzata per “stampare” armadi, mobili, servizi igienici, scaffalature, e dettagli decorativi?

Se una parte di una struttura è danneggiata, sarà possibile utilizzare le stampanti per “ripararla” senza mostrare rattoppi?

Possiamo utilizzare questa stessa tecnologia per “stampare” le nostre autostrade?

Pensiero non lineare per gli edifici del nostro futuro

Considerazioni finaliLa vostra prossima casa sarà una casa stampata?Questa nuova tecnologia porterà a grossi cambiamenti in termini di numero persone addette, di riduzione dei tempi e risparmio nei costi. Il numero di persone necessarie per costruire una casa diminuirà di un fattore dieci, e forse di più.

Nel corso del tempo, vedremo vecchie case abbattute con macchine come il pacman, per il riciclaggio, dove il materiale viene triturato, rimpastato, e una casa completamente nuova verrà stampata al posto di quella vecchia – il tutto in meno di un giorno.

Tutto questo sembra piuttosto radicale per gli standard odierni. Ma una volta che vedremo le prime case in costruzione con questo metodo, una nuova ondata di cambiamento arriverà tra di noi. E anche se molti perderanno i loro vecchi posti di lavoro, il numero di nuovi posti di lavoro che verranno creati saranno maggiori di quelli saranno più di quelli che abbiamo perso.

Personalmente, non vedo l’ora.

Sull’autore.

Thomas Frey è  l’editore innovativo del giornale “The Futurist” e autore del libro “Communicating with the future”. Incontratelo al WorldFuture 2012

 Fonte: Zeitnews

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Traduzione a cura di Denis Gobbi

Un anno all’Università di Princeton: 37.000 dollari americani. Un anno nella prigione di stato del New Jersey: 44.000 dollari. Prigione e college “sono le strade più lontane che una persona possa prendere nella vita”, commenta il ricercatore infografico presso la pubblica amministrazione Joseph Staten.

Mentre l’università è un’esperienza positiva che aumenta il potenziale di guadagno durante l’arco di vita, la prigione è quasi un vicolo cieco, ed è per questo che Staten è rimasto sorpreso dall’enorme quota di fondi governativi destinata alle carceri.

Il confronto tra la spesa per l’istruzione superiore e la spesa per le carceri evidenziato nella tabella sottostante non è perfetto dato che le università hanno propri mezzi per finanziarsi; le carceri possono contare solo sul governo. Quindi, ha un certo senso il fatto che una quantità sproporzionata di denaro arrivi alle seconde. Inoltre, prendete nota, il confronto tra gli afro-americani nei college e gli afro-americani in carcere non è completamente corretto dato che l’università implica una fascia di età tra i 18 e i 22 anni mentre i carcerati possono essere di qualunque età.

Nonostante queste carenze, questo grafico rende chiaro l’ampio divario presente negli Stati Uniti: essi hanno il più alto tasso di incarcerati rispetto alla popolazione, ma è solamente sesta nel mondo quando si parla di tasso di laureati. La spesa del governo, ovviamente, rispecchia questi risultati.

Fonte: theatlantic.com

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.