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Traduzione a cura di Daniel IversenClaudio Galbiati


Gli scienziati hanno scoperto prove che indicherebbero una correlazione tra cooperazione e lavoro di squadra con l’evoluzione dell’intelligenza e cervelli più grandi, facendo quindi nuova luce sull’origine di ciò che vuol dire essere umani.
Lo studio appare online sulla rivista Proceedings of the Royal Society B ed è stato condotto dagli scienziati al Trinity College di Dublino: il dottorando Luke McNally e il professore assistente Dr. Andrew Jackson alla School of Natural Sciences in collaborazione con il Dr. Sam Brown dell’Università di Edimburgo.

I ricercatori hanno costruito modelli informatici di organismi artificiali dotati di cervelli artificiali, che hanno partecipato insieme a giochi classici, come il “Dilemma del prigioniero” che racchiude l’interazione sociale umana. Hanno usato 50 cervelli semplici, ognuno con fino a 10 processi interni e 10 nodi di memoria associata.
I cervelli, in questi giochi, sono stati messi gli uni contro gli altri.
Il gioco è stato gestito come una competizione e, come nella vita reale, esso favoriva gli individui di maggior successo. Tra questi organismi digitali i migliori, cioè quelli che segnavano il punteggio più alto nei giochi, tolta una penalità in relazione alla dimensione delloro cervello, erano quelli a cui era permesso di riprodursi per popolare la successiva generazione di organismi.

Permettendo ai cervelli di questi organismi di evolvere liberamente nel loro modello è stato possibile per i ricercatori mostrare che la transizione a una società cooperativa conduce a una forte selezione per i cervelli più grandi. Essenzialmente quelli di dimensione maggiore facevano meglio all’aumentare della cooperazione.

Le strategie sociali che emergono in maniera spontanea all’interno di questi cervelli più grandi e intelligenti mostrano memoria complessa e processo decisionale. Comportamenti come il perdono, la pazienza, l’inganno e l’astuzia machiavellica, evolvono tutte all’interno del gioco come gli individui cercano di adattarsi al loro ambiente sociale.

“L’accentuarsi delle selezione di cervelli grandi e di maggiore intelligenza avveniva quando i gruppi sociali erano quelli che inizavano a cooperare, che poi hanno dato via a una evolutiva e machiavellica corsa alle armi da parte di un individuo che ha cercato di superare in astuzia gli altri, investendo in un cervello più grande. I nostri organismi digitali iniziavano a evolvere cervelli più complessi nel momento in cui anche le loro società iniziavano a sviluppare la cooperazione” spiega Dr. Andrew Jackson.

L’idea che le interazioni sociali siano alla base dell’evoluzione dell’intelligenza è conosciuta fin dalla metà degli anni 70, ma il supporto a questa ipotesi è venuto in larga parte da studi comparativi dove cervelli grandi sono stati osservati in animali maggiormente sociali.

Gli autori di questa ricerca forniscono la prima evidenza che collega meccanicamente il processo decisionale delle interazioni sociali con l’evoluzione dell’intelligenza. Lo studio mette luce sull’utilità dei modelli di evuluzione dell’intelligenza artificiale per dare risposte a domande biologiche fondamentali sulla nostra origine.

“Il nostro modello si differenzia in quanto sfrutta l’uso di evoluzione teorica  sperimentale in combinazione con reti neurali artificiali per dimostrare effettivamente che sì, c’è un vero e proprio causa-effetto tra bisogno di un cervello di grandi dimensioni per competere contro e collaborare con i tuoi compagni di gruppo sociale”
“Il nostro straordinario livello di intelligenza definisce l’umanità e ci mette a parte dal resto del regno animale. Ci ha dato l’arte, le scienze e il linguaggio, e soprattutto la capacità di mettere in discussione la nostra stessa esistenza e meditare le origini di ciò che ci rende unici come individui e come specie “, ha concluso il dottorando e l’autore Luke McNally

Fonte:  Science Daily

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 Traduzione a cura di Daniel Iversen

Brian Hare, professore assistente di biologia presso la Duke University, trascorre molti mesi all’anno nella Repubblica Democratica del Congo, a studiare i bonobo. Brian si concentra sul loro comportamento, e specialmente su come risolvono i loro problemi e interagiscono con gli altri esemplari della stessa specie.
Queste scimmie, simili agli scimpanzè, sono genticamente vicini agli esseri umani, sebbene la maggiorparte delle persone sappia molto poco su di loro.

Credits: Vanessa Woods, Duke University.

Gli esseri umani condividono con gli scimpanzè il 98,7% del loro DNA: c’è una caratteristica però, la violenza, che abbiamo in comune solo con una delle due specie di queste scimmie, lo scimpanzè comune, ma che non condividiamo invece con l’altra specie, il bonobo.
Mentre noi cosi come lo scimpanzè comune, facciamo la guerra e ci uccidiamo, i bonobo non lo fanno, tanto che l’altropologo Brian Hare osserva: “Non c’è mai stato un singolo caso registrato, ne in cattività ne in natura, di un bonobo che uccide un’altro bonobo”.

Hare è un assistente professore in antropologia evolutiva alla Duke University.
Con l’aiuto dela National Science Foundation (NSF), e insieme alla sua moglie e collega, Vanessa Woods, studia il comportamento dei bonobo alla “Lola ya Bonobo” nella Repubblica Democratica del Congo, un orfanotrofio per giovani bonobo ai quali i genitori sono stati uccisi nel commercio della carne di animali selvatici.
Purtroppo il Congo, paese devastato dalla guerra, è l’unico posto al mondo dove puo essere osservata questa specie di scimmia antropomorfa in via di estinzione.

“Andiamo a questo santuario e interagiamo con loro attraverso giochi divertenti per la risoluzione problemi, giusto per cercare di entrare nelle loro teste e capire esattamente come pensano” dice Woods. “E’ una meraviglia interagire con questi animali ed è una vergogna che cosi poche persone ne abbiano sentito parlare”
Woods è l’autore del libro “Bonobo Handshake” (Stretta di mano di un bonobo) : si tratta di una raccolta delle sue esperienze con questi primati pacifici e giocosi, dove si notano alcune differenze tra scimpanzè e bonobo.

“Gli scimpanzè possono essere molto empatici e affettuosi però nello stesso tempo possiedono questo loro lato oscuro: hanno la guerra, si uccidono tra di loro, picchiano le loro femmine. I bonobo non hanno veramente nulla di tutto ciò” spiega Woods. “Sono diversi perche sono abituati a vivere in una società virtualmente senza violenza. Come fanno a vivere cosi? Noi esseri umani, con tutta l’intelligenza e la tecnologia a nostra disposizione, non siamo abituati a vivere senza la guerra, ed è per questo che penso ci sia qualcosa di molto importante che i bonobo possono insegnarci”
Uno dei modi  che queste scimmie hanno di affrontare tensioni e conflitti è attraverso rapporti sessuali: eh si, proprio cosi, sono gli hippy definitivi, fanno l’amore, non la guerra.
“Ogni volta che le situazioni si fanno tese nel mondo dei bonobo, questi di solito iniziano ad avere un qualche tipo di attività social-sessuale che sembra davvero mettere tutti d’accordo. Un’altro modo si spiega nella loro naturalmente maggior tolleranza.
I bonobo condividono di piu, e se uno si arrabbia, non è detto che facciano sesso, molto spesso si possono semplicemente abbracciare e confortare a vicenda”

In uno degli studi, Woods e Hare furono sorpresi nel vedere un bonobo affamato aprire un cancello per condividere gustosi bocconi di cibo con un’altro bonobo. “L’idea che si dovrebbe dare qualcosa al prossimo a un costo personale, pensavamo fosse prerogativa degli umani”
La natura generosa dei bonobo probabilmente si è evoluta perche vivono in una zona del Congo dove il cibo è abbondante, e non hanno mai avuto il bisogno di competere con i gorilla o uccidere per un pasto, come fanno invece di sovente gli scimpanzè comuni.

Le femmine stanno insieme, creando una società matriarcale, e quando è necessario possono coalizzarsi contro un maschio minaccioso: “Le femmine collaborano per proteggersi dalle aggressioni dei maschi. L’aggressività maschile è quindi semplicemente non tollerata” afferma Hare.
Negli scimpanzè invece, le cose vanno diversamente: i maschi piu aggressivi tendono a formare delle squadre che finiscono per dominare le femmine e i maschi piu deboli. Nelle società dei bonobo, Hare ci dice che è il rapporto madre e figlio quello dominante.
Fondamentalmente i bonobo sono “mammoni”, ed essenzialmente è come in una società di nuova concezione dove le madri devono introdurre i loro figli in modo delicato nel gruppo, è attraverso le madri poi, che il bonobo avrà accesso ad altre femmine” spiega Hare.

Come hanno fatto due specie cosi simili, bonobo e scimpanzè, ad evolvere cosi differentemente?
Hare afferma che riuscire a rispondere a questa domanda farebbe luce sul comportamento umano, visto che siamo simili a ciascuna delle due specie.

“Gli umani sono probabilmente la specie piu generosa sul pianeta” fa notare Hare, che è una caratteristica da bonobo, ma, come gli scimpanzè, abbiamo il lato oscuro, che invece i bonobo non hanno. Cosi, anche se non possono volare sulla Luna come noi, non si uccidono tra di loro. Penso che questo sfidi la normale nozione di intelligenza e che abbiamo molto da imparare da queste scimmie”

Fonte: physorg

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