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Traduzione a cura di Claudio Galbiati

Potrebbe esserci una via verso un più semplice recupero dopo un attacco di cuore. Gli scienziati del Duke University Medical Center hanno scoperto un modo per trasformare il tessuto cicatriziale, che si forma dopo un arresto cardiaco, in tessuto muscolare sano, questo eviterebbe un inutile trapianto di cellule staminali.

Per raggiungere questo obiettivo, i ricercatori hanno introdotto microRNA nelle cellule del tessuto cicatriziale in un topo vivo. Queste cellule indurite, chiamate fibroblasti, si sviluppano a seguito di un attacco di cuore, e ostacolano la capacità dell’organo di pompare il sangue. I microRNA, molecole che regolano le attività di diversi geni, sono stati in grado di manipolare i fibroblasti e trasformarli in cellule che sembravano cardiomiociti, che costituiscono il muscolo cardiaco.

I risultati del loro studio sono stati pubblicati sulla rivista Circulation Research. Sebbene un ulteriore approfondimento sia necessario, la scoperta è promettente per i milioni di persone negli Stati Uniti che soffrono di malattie cardiache, la principale causa di morte in questo Paese. Ma potrebbe avere anche altre applicazioni. Se funziona per il cuore, in teoria, può essere utile anche nel rigenerare i tessuti del cervello, dei reni e di altri organi.

Ora che questa tecnica di reversione cellulare è stata provata con successo i ricercatori hanno in programma di testarla su gli animali più grandi. Se funziona, faranno prove negli esseri umani, e si può sperare di avere un’ applicazione pratica pronta entro i prossimi dieci anni.

Fonte: GIZMODO

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Traduzione a cura di Daniel Iversen 

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di Joey Ayoub

Pushpin Mehina, una cittadina israeliana, ha postato sul suo “Diario” (Timeline) in Facebook le seguenti foto, con questo messaggio:

Al popolo iraniano

A tutti i padri, le madri, bambini, fratelli e sorelle

Perchè ci possa essere una guerra tra di noi, dobbiamo prima avere paura l’uno dell’altro, dobbiamo odiare.

Io non ho paura di voi, io non vi odio.

Non vi conosco neanche. Nessun iraniano mi ha mai fatto del male.

Non ho mai nemmeno  incontrato un iraniano, a parte uno in un museo a Parigi.     Bel tipo.

Qualche volta vedo un iraniano, qui in TV. Parla di guerra.

Sono sicura che  lui non rappresenta tutte le persone in Iran.

Se vedete qualcuno nella vostra TV che parla del fatto di bombardarvi, state sicuri che non rappresenta tutti noi.

Io non sono un rappresentante ufficiale del mio paese. Sono un padre e un insegnante.

Conosco le strade della mia città, parlo con i vicini, con la mia famiglia, con i miei studenti, con i miei amici, e a nome di tutte queste persone.. noi tutti vi amiamo.

Non vi vogliamo nulla di male.

Al contrario, vogliamo incontrarvi, bere un caffè e parlare di sport.

Per tutti quelli che sentono la stessa cosa, condividete questo messaggio e date una mano per far si che raggiunga il popolo iraniano.

Al quale, Navid Mashayekhi, una cittadina iraniana, ha risposto:

Ciao Pushpin, sono una donna iraniana. Ho appena visto il tuo caldo e bellissimo messagio rivolto ai miei compaesani. Leggerlo mi ha fatto piangere e mi ha riscaldato il cuore. Volevo solo rassicurarvi che tutti gli iraniani provano la stessa cosa, vogliamo solo pace e bellezza sulla terra, odiamo la guerra e i massacri, siamo tutti parte di un solo corpo e fa male quando si vede un essere umano soffrire dal momento che lui o lei sono parte della tua anima. Sono sempre stata curiosa riguardo al fatto se voi ragazzi ci odiate o meno, perchè sono sempre stata sicura che il reale volto degli iraniani non vi è mai stato presentato… Tutto sommato, volevo solo ringraziarti per il tuo bellissimo messaggio e dirti che vi amiamo perchè siete i nostri fratelli e le nostre sorelle. L’unica cosa che importa è il vostro bellissimo cuore, e non la vostra cultura, la vostra lingua, il colore della vostra pelle, la vostra religione o la patria..

E molti iraniani stanno cominciando a rispondere. Come avrà notato chiunque abbia un accesso a Internet o alla TV i tamburi di guerra sono tornati a battere. E’ bello vedere qualche segnale che questa follia non ha preso tutte le menti. Qualsiasi attacco e/o invasione è intrinsecamente dipendente dalla nostra volontà di vedere l’altro come male assoluto dal quale  ci dobbiamo difendere. Quando questa paura si sarà radicata, la guerra potrà iniziare con l’approvazione popolare.

Per contribuire alla campagna: www.indiegogo.com/israeliran

una delle tante pagine facebook (che sono tutte collegate fra di loro): http://www.facebook.com/israellovesiran

Fonte: hummusforthought.com

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Traduzione a cura di Daniel Iversen


Secondo una ricercatrice USC, il cervello umano può indurre sensazioni fisiche per promuovere l’introspezione, sfruttando momenti di grande emozione per stimolare un comportamento morale. 

Mary Helen Immordino-Yang del USC Brain and Creativity Institute e la USC Rossier School of Education hanno visto che gli individui a cui venivano raccontate storie atte a evocare compassione e ammirazione per la virtù talvolta hanno riportato di aver provato delle sensazioni fisiche come risposta. Questi “dolori” emozionali psico-fisici sono molto reali, rilevabili con scansioni celebrali, e possono essere la prova che comportamenti sociali sono parte della sopravvivenza umana.L’ipotesi di Immordino-Yang, confermata fin’ora dalla sua ricerca, è che le sensazioni o le reazioni emotive nel corpo possono qualche volta indurre all’introspezione, e in ultima analisi aiutare a compiere determinate scelte morali e motivare ad aiutare o emulare gli altri.

“Queste emozioni sono fondamentali per la moralità e per l’apprendimento sociale. Hanno il potere di cambiare il corso della vostra vita” ha detto Immordino-Yang.

In un caso citato nell’articolo, un partecipante ha risposto a una storia riguardante l’altruismo di un bambino verso la madre riportando di essersi sentito come se ci fosse stato un palloncino o qualcosa sotto lo sterno, che si gonfiava e si muoveva su e giù. Mentre stava meditando su questa sensazione fisica, il partecipante si è fermato per un’attimo a pensare alla relazione con i suoi genitori. In definitiva, si è promesso di esprimere più gratitudine verso di loro.

I ricercatori hanno notato reazioni simili in vari gradi nei partecipanti di altri test.
La squadra di Immordino-Yang ha effettuato circa 50 di queste analisi qualitative a Beijing (Pechino) e alla USC.
I ricercatori forniscono la storia emozionale e poi registrano le reazioni dei partecipanti usando anche scansioni del cervello per tenere conto delle risposte fisiologiche.

“E’ un modo sistematico ma naturale per indurre queste emozioni” dice Immordino-Yang. Dopo aver ascoltato una storia reale, molto emozionale, durante un intervista privata e registrata, è stato chiesto ai partecipanti di descrivere cosa provassero.

Immordino-Yang ha detto di non essere sorpresa dai risultati, anche se ne è eccitata.

“Siamo una specie intensamente sociale” ha detto “La nostra vera biologia è quella sociale. Per secoli i poeti hanno descritto i cosiddetti sentimenti viscerali durante le emozioni sociali. Ora ne stiamo scoprendo l’evidenza biologica.”

Analisi future sui dati raccolti dal suo team focalizzeranno sullo scoprire a che grado la cultura, lo stile individuale e le esperienze influenzino queste reazioni, come si sviluppano nei bambini e come possono essere promossi attraverso l’educazione.


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