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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Firenze, Italia. – Rifiutandosi di fare da ago della bilancia, rinunciando a 42 milioni di euro in rimborsi elettorali e chiamando l’arresto di Berlusconi, il Movimento 5 Stelle italiano (M5S) ha continuato a dominare la scena mediatica fin dalle elezioni politiche dove ha drammaticamente conquistato il terzo posto.

Ora, mentre i tre maggiori partiti tentano di formare un governo dopo delle elezioni che non hanno portato a nessun polo maggioritario, il M5S, guidato dal comico Beppe Grillo, sta portando alla ribalta nel dibattito politico principale un nuovo concetto economico: la decrescita.

“Vogliamo un governo che abbia come priorità l’acqua pubblica, la decrescita e una mobilità intelligente”

afferma Vito Crimi, leader del M5S al Senato Italiano in un’intervista al Corriere della Sera, accennando alle prossime battaglie del movimento.

Decrescita VS Crescita

Decrescita VS Crescita

I sostenitori del movimento della Decrescita considerano il corrente pensiero economico come poggiante su di un paradigma che recita: il benessere di una nazione di una nazione può essere misurato solamente in termini di crescita economica. Le teorie della Decrescita, spesso descritte come anti-consumiste e anti-capitaliste affermano che la diminuzione della produzione e conseguentemente del consumo permettono lo sviluppo di una società più sana.

Maurizio Pallante, fondatore e presidente del Movimento della Decrescita Felice in Italia dichiara:

“La decrescita consiste in una selettiva diminuzione della produzione inutile, limitando lo spreco nel processo di produzione: noi puntiamo alla sovranità alimentare e all’indipendenza energetica. Solo attraverso la migliore qualità della vita, un fattore che va ben oltre il PIL, si può quantificare il benessere di una nazione.”

Il movimento, attingendo alle idee portate avanti dal francese Serge Latouche, dichiara che applicando queste metodologie potremmo alleviare, se non curare, la malattia che affligge l’Italia: la disoccupazione. Secondo l’Istat (Istituto Nazionale Italiano di Statistica) circa 3 milioni di persone ad oggi risultano disoccupate – un incremento di 550’000 persone dalla fine del 2011 – su un totale di 60 milioni di abitanti.

Pallante asserisce:

“Se fossi Ministro dell’Economia, orienterei tutti i prestiti e le sovvenzioni nella riduzione degli sprechi dal punto di vista della produzione di energia nell’edilizia e nell’agricoltura, sostenendo progetti che generano circoli virtuosi per l’economia locale, investendo nella ricerca favorendo innovazioni tecnologiche che riducano il consumo di energia e risorse, spostando così l’occupazione verso questi settori.”

Alcuni associano il movimento della Decrescita allo sviluppo sostenibile, ma i sostenitori di queste due correnti di pensiero non sempre si vedono di buon’occhio l’uno con l’altro.

Giovanni Andrea Cornia, professore di Sviluppo Economico all’Università di Firenze critica:

“Piuttosto che di decrescita parlerei di un modello di sviluppo sostenibile che consenta una crescita sostenibile economicamente, ambientalmente e socialmente parlando.”

Il professor Cornia è uno dei 20 membri della Commissione per le Politiche dello Sviluppo alle Nazioni Unite, che tenta di stabilire un modello di sviluppo economico desiderabile e flessibile. Cornia sostiene che i problemi devono essere considerati globalmente nel loro insieme e non solo a livello locale a causa della globalizzazione internazionale economica e finanziaria:

“Io critico Latouche quando afferma che noi, i paesi ricchi, dovremmo decrescere per fare spazio ai paesi più poveri. Io credo al nostro intreccio con questi stati meno sviluppati: importiamo materiali grezzi da loro, quindi se riduciamo il consumo dei nostri beni è necessario implementare politiche che incrementino i prezzi di quello che ci esportano, altrimenti andremo incontro ad altri problemi ancora.”

Globalizzazione

Globalizzazione

Cornia prosegue:

“Io credo che il sistema economico sia artificialmente deformato a causa dei bisogni indotti dalla macchina pubblicitaria, ma dobbiamo tenere in considerazione le ricadute occupazionali delle nostre politiche. Se smettiamo di produrre beni di cui possiamo fare a meno, una larga fetta di persone rimarrà a casa. Chi emana leggi in proposito deve tenere conto di questi fattori . È necessario intervenire per migliorare la redistribuzione della ricchezza, la regolamentazione del settore finanziario e la tutela dell’ambiente.”

Fonte: theepochtimes

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

La soddisfazione che riceviamo comprando una vacanza o anche una bicicletta per allenarci, è molta già dall’inizio e non smette di aumentare.
D’altro canto, l’iniziale eccitazione provata aquistando un’auto nuova o un megaschermo al plasma viene smorzata abbastanza rapidamente: questo è ciò che riporta un nuovo studio di Cornell.


Perchè danno più soddisfazione le esperienze acquisite? Per prima cosa, è più difficile comparare le nostre esperienze con quelle degli altri visto che esse appartengono solo a noi stessi, sono personali.

“Le vostre esperienze sono instrinsecamente meno comparative, sono meno soggette a esserlo e sono meno colpite da paragoni sociali dettati dall’invidia” dice Thomas Gilovich, professore di psicologia, che ha pubblicato lo studio con Travis J. Carter, in un recente numero del Journal of Personality and Social Psychology.

I ricercatori hanno visto che le persone sono meno soddisfatte negli acquisti materiali, questo perchè sono più portati a immaginare quello che avrebbero potuto comprare (come un nuovo modello, o magari a un prezzo migliore).

I consumatori spendono più tempo a pensare agli acquisti che non hanno fatto rispetto a quando acquisiscono un’esperienza.”

“C’è un sacco di lavoro nell’area della felicità e del benessere che dimostra un nostro adattamento alla maggior parte delle cose fisiche”. dice Gilovich. “Pertanto, l’acquisto di un nuovo oggetto ci rende molto felici inizialmente, ma presto ci abituiamo, e non ci da più tutta questa felicità. Si potrebbe obiettare dicendo che l’adattamento è una sorta di nemico della felicità. Altri tipi di acquisizioni, come quelle di esperienze vissute, non sembrano così soggetti all’adattamento.”.

Gilovich, circa cinque anni fa, condusse degli studi che hanno visto come le persone ottengono più felicità permanente dalle loro esperienze che dai loro beni. La nuova ricerca analizza il perchè di questo.

“Immaginate di comprare un televisore a schermo piatto. Venite a casa mia ed io ne ho uno più grande, con un’immagine più nitida. E voi vi deprimete.” dice Gilovich. “Ma supponete di andare in vacanza ai Caraibi e poi scoprite che io ho fatto lo stesso, e la mia vacanza sembra migliore vostra. Magari ciò vi potrebbe dare un pò di fastidio, ma non allo stesso livello, questo perchè avete i ricordi..è la vostra connessione idiosincratica ai Caraibi che rende vostra la vacanza e fa si che sia meno paragonabile alla mia e non venga compromessa più di tanto.

In un esperimento, venivano posti su un tavolo un pacchetto di patatine e una stecca di cioccolato. I ricercatori dicevano ai volontari che potevano prendere le patatine, lasciando intendere che qualcun altro avrebbe preso la cioccolata. A un altro gruppo di partecipanti veniva dato un piccolo dono, questo però era stato posto vicino a un regalo migliore che sarebbe stato dato a qualcun altro. I partecipanti riferirono di essersi sentiti meno soddisfatti nell’ultimo caso

“Un confronto che era visibile ha quindi minato il godimento dei beni materiali, ma non ha pregiudicato il godimento del bene esperienziale, le patatine in questo caso” ha spiegato Gilovich. “Se si vive un’esperienza in presenza di qualcosa di migliore, quest’ultima non sarà mai così consistente da poter minare l’esperienza realmente provata”

Cosa significa tutto questo? “I nostri risultati suggeriscono che se la gente ottiene una felicità più permanente dalle esperienze rispetto che dai loro beni, ad un livello politico, potremmo voler rendere disponibili le risorse che permettono alle persone di avere esperienze. Non è possibile fare passeggiate ed escursioni se non ci sono i sentieri, e , se queste sono quel genere di cose che portano un piacere più duraturo alle persone dobbiamo fare in modo di essere certi di creare il tipo di comunità che ha parchi, sentieri e così via per promuovere sperienze che danno del vero piacere.”

Fonte: Cornell University

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Traduzione a cura di Daniel Iversen e Claudio Galbiati

Credit David Neff

Una tecnologia davvero radicale sembra destinata a trasformare i consumatori in creatori, tagliando sprechi, imballaggi e chilometri.

Ci sono tecnologie innovative, altre che invece sono veramente avveneristiche, una delle quali forse  tanto quanto il Personal Computer.

Pensate alla stampante MakerBot. La tecnologia di cui si parla è la stampa 3D, proprio quello che starete immaginando. Pensate alla vostra normale stampante mettere uno strato di materiale sopra l’altro, seguendo un rigoroso modello, creandovi degli oggetti completi come per esempio trappole per topi, tendine per la doccia, e qualunque altra cosa voi stessi volete aggiungere alla lista.

È un’idea che ha solleticato la fantasia degli scienziati fino dal 1986, quando Charles Hull brevettò il primo apparato per la ‘stereolitografia’ (così la chiamò). Oggi si potrebbe tranquillamente dire che una volta detto, lo hanno anche stampato

Il M.I.T. ha progettato una stampante di pasti pronti per una gastronomia anti spreco, che vi fornisce ogni volta un perfetto bilancio tra gusto, struttura ed estetica.
Il Forgacslab, dell’Università del Missouri, ha stampato strati di cellule umane, uno sull’altro, creando la prima vena artificiale; la compagnia tedesca EOS infine, ha stampato la cassa di un violino che sembra ( e, cosa più importante, suona ) come se fosse di legno stagionato.

Oggi la stampa 3D è pronta per trasferire il processo produttivo dalle fabbriche direttamente nel vostro salotto; i prezzi di queste “divinità domestiche” saranno presto abbordabili: il Thing-O-Matic, dell’americana MakerBot, sarà in vendita a 1299 dollari. Potrà stampare qualsiasi cosa, da un set di scacchi, al modellino di una cattedrale gotica con tutti i dettagli del suo intricato interno. Il Thing-O-Matic usa come materiale grezzo dei sottili fili di plastica, compreso l’acido polilattico, un polimero biodegradabile derivato dal mais. Il materiale viene scaldato e poi deposto in file ordinate, seguendo le istruzioni date dal modello tramite cavo USB o scheda di memoria. Quasi ogni prodotto può essere oggi scannerizzato e trasformato così in un modello usando il software gratuito ed opensource di Mehslab.

Le implicazioni ambientali sono considerevoli: l’economia consumistica dei nostri giorni si fonda sulla produzione in larga scala a distanza; in termini di energia e consumo di risorse, l’efficienza di questo tipo di commercio raramente giustifica lo spreco che essa genera. Inoltre c’è da considerare il carburante richiesto per spedire il prodotto in utto il mondo e l’imballaggio per assicurarsi che esso arrivi sullo scaffale tutto intero, e poi il marketing necessario a persuadere il consumatore che, sì, in effetti ha proprio bisogno di una bella grattugia nuova o, anche peggio, un set con due grattugie.

Secondo l’amministratore delegato e co-fondatore Bre Pettis, Makerbot ha una missione “profondamente sovversiva”: democratizzare la produzione dei beni.

“È un concetto profondo che ha al centro la visione corroborante delle persone come creatori, non consumatori. Non dovremo più metterci in coda per comprare cose al centro commerciale, piuttosto la gente si chiederà “Quello me lo posso stampare?”.

E prossimamente? Le ricerche stanno allargando la stampa domestica alla fabbricazione di edifici; il California Center for Rapid Automated Fabrication Technologies spera di stampare una casa personalizzata in meno di un giorno.

Carl Frankel

fonte: Forumfromthefuture

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