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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Quando l’argomento riguarda i veicoli elettrici, la conversazione prima o poi verte sempre su autonomia, infrastrutture e tempi di ricarica. Per tentare di risolvere quest’ultimo problema, Volvo e Siemes hanno congiuntamente sviluppato un nuovo sistema di ricarica rapida che permette di raggiungere la massima autonomia in appena 90 minuti.

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Traduzione a cura di Denis Gobbi


Punto di vista di Ryan Salisbury: laureando in informatica presso la ” George Mason University”

ryan-salisbury-1352134758Sono uno studente laureando in informatica presso la “George Mason University”, un membro del progetto “RepRap”  nonché avido ricercatore. Mantengo una rubrica di ricerca per il TZM ed un blog sull’economia naturale (lo studio dell’economia non monetaria dal punto di vista matematico/computazionale).

L’informatica contiene le attuali soluzioni relative ai nostri problemi economici

Molte persone dopo essersi documentate sul modello dell’economia basate sulle risorse (RBE = Resource Based Economy, economia basata sulle risorse) si chiedono come un tale sistema potrà mai essere possibile, al contrario invece altre persone sostengono possa essere attuabile già oggi con l’attuale tecnologia disponibile. Esiste già una scienza consolidata nella gestione efficiente delle risorse e dei processi decisionali. L’informatica può essere importante per la sapiente gestione delle risorse e delle decisioni riguardanti il loro uso. Gran parte del duro lavoro consistente nel comprendere e implementare un modello di RBE o più generalmente un modello di economia naturale è già stato considerato, testato e implementato da esperti informatici.

Per prima cosa, è necessario definire un “sistema economico”. Secondo la definizione classica data dall’economia esso consiste in un “grande set di relazioni tra attività produttive e di consumo che aiutano a determinare come distribuire un totale di risorse limitate”. Questa è una definizione piuttosto adeguata, che ha alcune sfumature categorizzabili nei cosiddetti settori produttivi. Esiste il settore primario che si occupa dell’estrazione delle materie prime, quello secondario invece lavora queste materie e le trasforma in prodotti finiti mentre il terzo si occupa di fornire servizi di contorno a questi beni, come per esempio il trasporto.

Ora esaminiamo la definizione di “kernel“. Esso è “il componente principale della maggior parte dei sistemi operativi”. Questa definizione non ci fornisce molte informazioni a proposito, dunque ci è utile scomporlo ulteriormente sulla base delle sue funzioni più specifiche. La funzione di livello più basso del kernel riguarda la gestione delle periferiche di input/output. Dopodiché  si occupa della gestione della memoria ovvero esso prende le informazioni I/O (input/output) e le immagazzina nella memoria per lavorarci successivamente. Decide anche il COME ripartire le risorse nella memoria, dove spesso ci si trova a dover fare i conti con specifiche limitate. In ultimo, gestisce i processi, ovvero l’esecuzione multipla di più processi, spesso in sistemi che possono eseguire solo una singola operazione alla volta.

Potrebbe non sembrare immediatamente ovvio, ma queste funzioni sono analoghe, se non identiche a quelle economiche. L’estrazione di input di base è uguale all’estrazione di materie prime, e lo stesso vale per gli altri due settori. La chiave di volta consiste nell’usare informazioni affidabili per permettere al sistema di adattarsi in conseguenza del nostro comportamento. L’informatica possiede le soluzioni a molti problemi economici di lunga data, richiedenti minimi cambiamenti per potercisi adattare. Nonostante gli immaginabili problemi, il “calcolo economico” è possibile con i computer.

L’elenco dei cambiamenti necessari è così chiaro che può essere qui esposto nella sua interezza. Come già detto, un computer prende gli input (materiali), ne immagazzina le informazioni importanti in memoria (li trasforma in prodotti), e li usa per far funzionare dei programmi (servizi). Così, per far funzionare il kernel di un computer con un sistema economico, i suoi input devono essere sostituiti con i materiali grezzi, la sua memoria deve essere costituita da prodotti, ed i suoi programmi risultare dei servizi economici.

Per prima cosa, è necessario un sistema per quantificare gli input di domanda e offerta in ingresso. Per quanto riguarda il sistema d’offerta, questa può venire realizzata utilizzando un rigoroso inventario di tutte le risorse disponibili e della capacità produttiva energetica totale disponibile. Da questo inventario assieme a un sistema di gestione dei dati si possono tracciare differenzialmente i materiali di consumo finché non sono disponibili indagini più accurate. E’ essenziale che i valori di domanda e offerta restino separati. Questo perché cambiamenti nell’offerta non sono necessariamente legati a cambiamenti nella domanda. Il sistema dei prezzi attuale infatti tratta un incremento nell’offerta esattamente allo stesso modo di un decremento nella domanda quando invece il cambiamento di uno di loro separatamente ci comunica molto di più di quello che una variazione di prezzo può dirci. Non solo, non c’è nemmeno un accordo sul modo di comporre il prezzo tanto meno si conoscono quali informazioni vi vengono convogliate all’interno. Per contrasto invece, per dare un esempio,  non c’è ambiguità nella composizione e sul significato di un pacchetto TCP.

La seconda struttura richiesta consiste in una specie di sistema di gestione della memoria simile ad un sistema di caricamento/bilanciamento o a un sistema di gestione dell’inventario. Le differenti tipologie di risorse devono venire distinte l’una dall’altra per poterle gestire in maniera efficiente. Ancora il sistema di prezzi risulta troppo primitivo poiché esso può rilevare solo un cambio nella domanda o nell’offerta, senza trasportare ulteriori informazioni. Le informazioni necessarie devono essere tracciate in base ai loro valori assoluti, questo permette di far si ai tassi di variazione che ne risultano di poter prevedere cambiamenti nello stato di abbondanza di una risorsa, ciò ci consente inoltre di poter prevedere approssimativamente quando una specifica di queste risorse verrà esaurita.

Un’interfaccia che contenga i dati e controlli i collegamenti con i processi industriali è la terza struttura necessaria in ordine di rilevanza. Nell’attuale modello queste “interfacce” esistono, ma consistono in figure professionali all’interno di un’azienda che certamente non mettono a disposizione sicurezza e automazione durante ogni tentativo di interazione con essi. Efficienti risposte ai cambiamenti delle condizioni sociali richiedono un controllo computerizzato e non c’è ragione riguardo al fatto che delle persone debbano essere incaricate di questo. Ciò permetterebbe, per esempio, per la costruzione di un nuovo ponte di innescare automaticamente la produzione di tutti i bulloni, le travi, i cavi e le parti aggregate necessarie a costruirlo. Questo si traduce nell’inutilità di qualcuno che si sieda per chiamare una persona che invii delle informazioni ad un’altra persona che dica ad altre persone cosa fare in una fabbrica.

Riassumendo la lista, convertire il kernel di un’economia di mercato mondiale basata sull’essere umano in una basata sulla scienza richiede una breve lista di modifiche: tradurre un inventario fisico in dati, l’adattamento di esistenti tecniche informatiche di gestione delle risorse alle risorse fisiche disponibili e la creazione di un’interfaccia con gli stabilimenti produttivi. Tutto questo si prende cura del semplice I/O, della gestione della memoria nonché della conversione dei dati in output utili. L’unico strumento complicato da realizzare nella lista è il primo; richiederebbe un data-center di ultima generazione e un costante rilevamento e immissione di dati su larga scala, quest’ultima già ampiamente soddisfatta da esistenti sistemi di gestione della logistica che tracciano, per esempio, l’inventario dei prodotti di grandi catene di distribuzione o le catene di approvvigionamenti agli apparati militari, entrambi all’esterno del sistema dei prezzi. Il cambiamento finale può essere implementato gradualmente come standard tramite il già diffuso processo di sostituzione degli strumenti/attrezzature obsolete.

Esiste già una tipologia di software nata per gestire la logistica delle grandi Corporation, chiamata “Pianificazione delle risorse aziendali”. Esso consiste in un sistema informatico con strumenti automatici che si occupano dell’assistenza clienti, la programmazione della produzione e del collaudo, la gestione dei progetti, la contabilità e infine la gestione delle catene di approvvigionamento. Questo tipo di software possono costituire una solida base per un kernel economico. Con queste informazioni, emerge una lista di strutture economiche basate sulle risorse equivalenti rispetto a quelle esistenti in un’economia di mercato. Alcune di queste sono già state descritte dal Venus Project e dal Movimento Zeitgeist in passato, ma non tutte. Il più ovvio rimpiazzo è costituito da quello del sistema di I/O al posto del sistema dei prezzi sopra descritto.

E’ compito assai arduo trovare l’esatta definizione di qualsiasi cosa riguardi l’economia, perciò cercherò io stesso di trovare una definizione concisa del “sistema dei prezzi”. Un sistema dei prezzi è “un emergente, stocastico, schema di codifica irreversibile per i dati relativi alle risorse in base a domanda, offerta e altri fattori.” La definizione rende ovvia la funzione primaria, ovvero un passaggio di messaggi comunicanti dati economici all’interfaccia. Considerando il più grande e conosciuto problema del sistema dei prezzi, ovvero il paradosso del valore e l’ubiquità di fattori esterni negativi, sembra che questo sistema assolva alla sua funzione in maniera davvero inefficace. Un prezzo non può mai fornire dati assoluti, ma solamente relativi senza tener conto della presenza di diverse “teorie” concorrenti riguardo al significato reale di “prezzo”, nessuna delle quali comprovabile.

Il rimpiazzo per il sistema dei prezzi viene chiamato “Tracciamento Diretto delle Risorse” (Direct Resource Tracking – DRT). Si tratta di un sistema empirico, deterministico e chiaro (o perlomeno con codifica reversibile) per i dati relativi alle risorse. Sarebbe composto da un server “centrale” (in realtà un proxy invertito) cosicché tutti i dati siano in un unico luogo. Ciò rende i dati comprovabili permettendo anche un controllo da parte di qualsiasi entità che voglia verificare, in qualunque momento. Il suo determinismo assicura che resti una funzione facilmente calcolabile del kernel. In combinazione con un’interfaccia umana, potrebbe provvedere a fornire feedback a chiunque riguardo la sostenibilità della corrente attività economica come anche l’equità della distribuzione delle risorse.

Resource Based Economy

Resource Based Economy

La proprietà può essere definita come la relazione tra due entità ove una di queste mantiene l’esclusivo accesso e controllo sull’altra. Questo è uno dei problemi attuali della corrente soluzione economica e l’essenziale causa d’origine della privazione. E’ in qualche modo importante avere la reciproca esclusione sulle risorse, ma solo quando queste sono in uso. La mutua esclusione è stata usata di frequente nell’informatica, specialmente negli ultimi anni dove i processori multi-core devono condividere risorse comuni in un computer. Viene utilizzata per assicurare che due processi che operano sugli stessi dati non conducano ad uno stato di invalidità.  Tipicamente, la reciproca esclusione da una risorsa del computer viene realizzata tramite l’implementazione di semafori, ovvero semplici contatori che permettono solo ad un limitato numero di processi di accedere alla memoria in un certo periodo di tempo.

La sostituzione della proprietà, pertanto, è costituita dal semaforo. Una berlina per esempio potrebbe avere un semaforo dal valore massimo di 5. Un cellulare probabilmente sarebbe limitato da un semaforo binario di modo che abbia solamente un possibile utente alla volta. A differenza della proprietà, un semaforo non viene acquisito permanentemente per ridivenire libero solo alla vendita dello stesso o all’avvenuta morte del proprietario. Esso prevede solo la mutua esclusione per l’uso, non ne prevede il possesso. Anche se un prodotto è scarso comparato alla sua domanda, chi cerca di acquisirlo può essere bloccato in coda di modo che tutti possano accedervi nella stessa eguale maniera. Un vantaggio di questo metodo è dato dalla sua capacità estremamente accurata di rilevare la domanda in tempo reale. Il denaro, dall’altra parte, non può attualmente tracciarla, perché chi semplicemente non può permettersi quel determinato bene non provvede a mandare segnali che possano influenzare lo stato dell’economia.

Un mercato è “una struttura che permette lo scambio di beni e servizi”. Data la scomparsa della proprietà, rimane poco senso nello “scambio”, quindi un rimpiazzo è ancora una volta reso necessario. Nel caso dell’RBE questa funzione viene soddisfatta da due strutture: la prima è il sistema di acquisizione in blocco (Lock Acquisition System – LAS) il quale gestisce i semafori per le risorse ed espone i dati della loro domanda. L’altra è il centro di accesso (Access Center – AC) consistente in una locazione fisica per usare, prelevare e allocare le risorse. Questi AC possono convenientemente essere facilmente interfacciati automaticamente con i LAS. Si suppone che il mercato distribuisca le risorse in accordo con le preferenze espresse, ma usando le risorse tramite gli AC queste preferenze vengono direttamente e vantaggiosamente trasformate in dati. Per prodotti di consumo usabili una sola volta questi sono espressi in unità discrete di prodotti o in masse di risorse sfuse. Quelli che rimangono anche dopo l’uso vengono misurati in tempo di utilizzo. Questi dati possono essere utilizzati dal kernel per gestire la distribuzione delle risorse su larga scala.

In ultimo, la speculazione viene definita come “una forma di investimento a rischio mirante a fornire [stocastica] protezione contro le carenze.” La speculazione può essere piuttosto distruttiva, essendo una forma di accaparramento, e possibilmente risultante in variazioni di prezzo che rendono la risorsa su cui si specula più difficile da acquisire per alcuni. Essa si basa sui prezzi e sulla proprietà privata, e quindi non sarebbe in grado di esistere al di fuori di un’economia di mercato. Al suo posto, un’RBE userebbe qualcosa come ad esempio una sovrapproduzione e bilanciamento del carico selettiva. Consisterebbe nella sovrapproduzione di alcune risorse di modo da sopperire ad eventuali carenze temporanee. Userebbe algoritmi matematici per determinare la classe e la magnitudine dell’eccesso di produzione e automaticamente spostare questi eccessi nelle regioni carenti. Una sorta di bilanciamento del carico nel traffico dati viene già impiegato per la prevenzione degli effetti legati a possibili disastri naturali.

In conclusione, sembra che lo sviluppo richiesto per adibire i già esistenti sistemi computazionali a funzioni economiche sia minimo. Con lo sviluppo di un piccolo gruppo di progetti pilota questi piani appena esposti potrebbero essere realizzati entro una decade. Molti sistemi già esistono, mentre i rimanenti hanno già una struttura definita o quantomeno possiedono metodi usati e comprovati. Finalmente, al contrario delle soluzioni economiche, tutte queste strutture sono comprovabili, computabili ed eque. Lo sviluppo di un kernel economico costituirebbe uno dei più rivoluzionari progetti che l’uomo abbia mai tentato di realizzare nel corso della storia.

Risorse Utili:

 

Fonte: Zeitnews

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Punto di vista di Leo Gesvantner: ricercatore.

I miei interessi attuali ruotano principalmente attorno all’attivismo sociale. I miei articoli e conferenze sono stati temporaneamente messi in disparte, a causa del mio lavoro che coinvolge il Progetto Shedfarm, un progetto comunitario di agricoltura che ho sviluppato negli ultimi mesi. Come attivista, la mia attenzione tende a coinvolgere la scienza, la tecnologia, le arti e le capacità dell’umanità ed usarle per il bene di tutti. I miei articoli, conferenze e progetti personali riflettono fortemente tutto ciò.

Il picco del petrolio è la maggiore (e giustificatamente) preoccupazione a cui mi è capitato di pensare più e più volte negli ultimi tempi. Per quelli non familiari a questo tema, il picco del petrolio è quel punto dove la produzione di petrolio raggiunge un “picco” e comincia poi costantemente a declinare, portando alla fine ad uno scenario dove l’energia richiesta per estrarne di nuovo è maggiore di quella effettivamente contenuta nella quantità che ne viene estratta — giunti a questo punto, semplicemente il continuare a produrre petrolio accellera l’esaurimento delle riserve d’energia ancora più velocemente.  Fortunatamente, solamente grazie alle capacità scientifiche ed ingegneristiche degli esseri umani, questo scenario non si manifesterà mai.

Peak Oil

Peak Oil

Gli Stati Uniti sono, di gran lunga, i più grandi consumatori di petrolio —  consumiamo tanto petrolio quanto tutte e 5 le nazioni insieme che ci seguono nella classifica ed il 40% in più dell’intera Unione Europea. La maggior parte del petrolio (come tutti gli altri combustibili fossili) vengono impiegati nei trasporti, nella produzione di energia, nell’industria petrolchimica — altri maggiori consumatori di petrolio sono l’industria manifatturiera, quella metalmeccanica pesante e gli impianti di  riscaldamento per edifici residenziali e commerciali, comunque questi ultimi sono facilmente rimpiazzati da sistemi che funzionano direttamente ad elettricità (1) (2) (3). Così è mia opinione dire che il maggiore impiego di combustibili fossili sia dato dai trasporti (e attualmente ci sono troppe auto, camion, moto, treni, aerei, navi, ecc da sostituire facilmente o rapidamente con veicoli elettrici, così com’è anche per quanto riguarda gli usi produttivi e di riscaldamento) che dal riscaldamento dell’acqua per produrre vapore e la lavorazione di vari idrocarburi diversi per produrre vari materiali plastici, gomma sintetica, coloranti, vernici etc…

Generare elettricità è ormai obsoleto e non necessario da anni. La maggiore e abbondante sorgente di energia pultita e rinnovabile è quella solare, geotermica e eolica, con rispettivamente ~ 35.000 , ~ 1400 e ~ 15 volte la quantità di energia elettrica consumata a livello mondiale nel 2008. Un sistema globale, decentralizzato, di reti intelligenti di energia – incluse anche fonti come l’idroelettrico e la fusione, quando diventerà disponibile – e contemporaneamente lo sviluppo di migliori ed efficienti sistemi elettrici a basso consumo energetico si tradurranno in una società che produce molta più energia elettrica di quella che potrebbe effettivamente utilizzare, il cui problema principale sarà solamente capire come immagazzinarne gli eccessi.

Skytran

I trasporti sono un problema facilmente risolvibile, anche se richiedono una massiccia ristrutturazione delle infrastrutture di trasporto urbane ed extraurbane ed una significativa riduzione della domanda per quanto riguarda il trasporto privato. Fortunatamente, i sistemi più promettenti come l’ET3 e lo Skytran (4)(5)(6), sono entrambi totalmente automatizzati, a propulsione elettrica, super efficienti, veloci e meno dispendiosi da installare e da mantenere rispetto agli attuali sistemi di trasporto di massa, incluse le autostrade, e portano con se il potenziale necessario a permettere ad ogni individuo di viaggiare in qualsiasi posto della terra che ha accesso a questi sistemi con costi inesistenti o comunque molto contenuti per ogni passeggero, riducendo drasticamente il bisogno — e quindi la domanda — di sistemi di trasporto privati inefficienti e inquinanti.

L’ultimo aspetto di cui occuparci è l’industria petrolchimica —  e fortunatamente abbiamo risolto anche questo problema. Gli idrocarburi —  molecole basate totalmente o prevalentemente da atomi di idrogeno e di carbonio – sono fondamentali per la produzione dei materiali più diffusi attualmente utilizzati come plastica, gomma, vernici, adesivi, asfalto, ecc…. Finchè non scopriremo o svilupperemo nuovi materiali in sostituzione di quelli attualmente in uso, sarà di cruciale importanza per la produzione di questi materiali (7)(8)(9)(10)(11). Gli idrocarburi sono tradizionalmente prodotti da processi di raffinazione in appositi impianti ad alta intensità energetica. Tuttavia, un nuovo metodo sviluppato dall’ “Huber Biofuel Research Group” nel dicembre del 2010 potrebbe permettere la produzione di ogni prodotto sintetico da idrocarburi attualmente utilizzato nell’industria petrolchimica “senza modifiche da apportare alle infrastrutture esistenti” (12)(13). (NDR E’ solo uno dei possibili sistemi, un altro potrebbe essere rappresentato dallo sviluppo dell’industria della canapa, ad esempio.)

Sebbene la maggior parte degli interessati alla questione della prospettiva del picco del petrolio sostengano che il picco globale è già stato superato o si sta rapidamente avvicinando —(14) (15) (16) (17), le tecnologie esistenti attualmente, se utilizzate correttamente e al loro pieno potenziale , potrebbero eliminare completamente qualsiasi minaccia globale all’umanità causata dal picco del petrolio.

Fonti: Zeitnews.org

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Stampante 3D MakerBot

Stampante 3D MakerBot

E’ da un pò di anni che alla Maker Fair hanno fatto la loro comparsa, ma quest’anno qualcosa era cambiato. Non solo erano lì, erano DAPPERTUTTO. In qualunque direzione ci si voltasse sembrava esserci uno stand con una MakerBot o un altra stampante che emetteva un ronzio creando una sorta di oggetto in plastica appositamente progettato, dimostrando di poter ottenere qualsiasi componente adatto al progetto sul quale potrebbero lavorare.

Uno dei partecipanti della Maker Fair ha voluto fare un censimento e ci ha detto “Tutto sommato ho visto 55 stampanti 3d alla fiera, di cui ben 23 erano progetti e design unici”.

Stampante 3D Touch

Stampante 3D Touch

Questo vuol dire tanto per la stampa 3d. Grazie a MakerBot e a Cubify, essa è diventata accessibile a moltissimi produttori, anche quelli dotati di piccoli budget. E quando si tratta di produrre componenti per un nuovo progetto, eccola lì pronta a fare il suo lavoro.

Cubify è una stampante 3d mostrata quest’anno al CES ad un pubblico entusiasta, le cui spedizioni partiranno questo mese, e secondo il produttore le prenotazioni sono alle stelle. Chiaramente c’è un alta richiesta, e vale anche per la MakerBot, la stampante che si può costruire a casa propria.

Le stampanti 3d usano tipicamente per stampare plastica ABD o PLA per stampare i progetti con meno sprechi di materiale. Tuttavia possono essere modificate per usare altro, ad esempio purè di patate o cioccolata. La stampa 3d stà prima di tutto portando una rivoluzione verde nella manifattura: si crea ciò di cui si ha bisogno QUANDO e DOVE se ne ha effettivamente bisogno,  invece di fare affidamento su magazzini pieni di pezzi “più o meno adatti” messi li ad attendere e prodotti a lunga distanza, và da se che questo implica un aumento dell’efficienza produttiva e logistica senza precedenti. 3D System Corporation, la società che stà dietro a Cubify e alla stampante 3D Touch mostrata qui stanno non solo lavorando per democraticizzare la creatività ma anche per farlo in maniera sostenibile.

Stampante 3D Cubify

Stampanti 3D Cubify

Il CEO Abe Reichental ci ha detto che l’azienda stà già lavorando per lanciare diversi programmi di ecosostenibilità come ad esempio un sistema di crediti per chi invia all’azienda le stampe 3d con difetti o venute male, crediti che si potranno utilizzare per acquistare cartucce nuove per ricaricare le proprie stampanti. In questo modo gran parte dei prodotti delle stampanti non dovrà nemmeno passare per le discariche creando un circolo virtuoso con i consumatori/produttori.

La sostenibilità come già detto è una priorità per la compagnia, ma si sta lavorando anche per portare questa tecnologia alle masse. Reichental ci ha confidato che suo nonno era un calzolaio, e nel momento in cui prendeva la misura del tuo piede avrebbe fatto un paio di scarpe perfette e su misura per te. Al giorno d’oggi portiamo i nostri piedi in un negozio dove troviamo diversi modelli di scarpe già prodotte, che devono incontrare non solo i nostri gusti personali ma anche la comodità per i nostri piedi unici e, molto spesso, la comodità viene sacrificata in favore dell’estetica. La stampante 3d fa esattamente la stessa cosa del vecchio calzolaio: crea al momento un oggetto su misura per noi che incontra tutti i nostri gusti e le nostre esigenze. La capacità di fabbricare le cose di cui abbiamo bisogno quando ne abbiamo bisogno, senza sprechi e senza affidarsi a impianti di produzione distanti, sta finalmente tornando. Il potenziale è evidente e 3D Systems sta già portando Cubify nelle scuole ed insegnando agli studenti come usarla nel creare oggetti nuovi in un processo che incoraggi la progettazione, l’ingegnerizzazione, la programmazione, l’arte e molte altre importanti competenze che possono essere sviluppate efficacemente grazie a questo metodo.

La stampa 3D è arrivata, ed è chiaro quest’anno come non sia più relegata a chi ha abbastanza soldi e competenze di programmazione per potersele permettere. E’ una tecnologia che stà prendendo piede ovunque e tra chiunque. Un paio di anni fa era considerata quasi fantascienza, ed invece eccola qui pronta ad irrompere nelle case di ognuno. Tutto ora sembra possibile, anche un ritorno della manifattura su piccola scala e alla produzione in proprio dei pezzi di ricambio per le società che effettuano riparazioni di qualsiasi genere, il tutto a beneficio dell’efficienza industriale e, quindi, dell’ambiente.

Fonte: zeitnews.org

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Trascrizione a cura di Daniel Iversen

Paul Marks, New Scientist, Gran Bretagna

Traduzione a cura del settimanale “Internazionale” numero 946 (26 aprile/3maggio 2012)

Scettici sulle automobili intelligenti? Troppo tardi. Stanno arrivando: l’informatica ha trasformato molti settori, e quello dei trasporti sarà il suo prossimo obiettivo

Appoggiatevi allo schienale, lasciate il volante, sollevate i piedi dai pedali e rilassatevi: ci pensa la macchina. Negli ultimi dieci anni, con lo sviluppo delle tecnologie il sogno di un’auto capace di guidare da sola ha cominciato a materializzarsi. Promettendo più sicurezza, minori consumi di carburante e meno noia nei lunghi viaggi, l’auto con il pilota automatico è arrivata un po’ alla volta, e ha sempre avuto i suoi oppositori. Nel 1994, su britannica, la Jaguar e la Lucas Industries hanno dimostrato la sicurezza Delf Adaptive Cruise Control (controllo della velocità e decelerazione in caso di ostacoli) e del mantenimento automatico della corsia di marcia, tecnologie ormai diffuse. I giornali non ne erano rimasti colpiti e avevano definito una “pazzia” l’idea delle auto che si guidano da sole.
Ma secondo Paul Newman, ingegnere di robotica dell’università di Oxford, in un mondo in cui ogni anno gli incidenti stradali causati da errore umano uccidono 1,2 milioni di persone, i timori per la sicurezza delle auto senza conducente sono fuori luogo: “È assurdo pensare che continueremo a guidare come oggi, seduti dietro al volante, concentrati, cercando di non addormentarci e di non investire nessuno”.

Dal laboratorio alle strade

L’idea ormai ha sostenitori potenti e anche le barriere legali cominciano a cadere. Dal 1 marzo 1012 lo stato del Nevada permette alle auto intelligenti di circolare, a patto che esibiscano una speciale targa rossa e abbiano un’assicurazione particolare. Una legge simile potrebbe essere adottata in California, Arizona, Florida, Hawaii e Oklahoma. Il fenomeno non riguarda solo gli Stati Uniti. In Germania l’équipe di Tinosch Ganjineh, dell’Università libera di Berlino, usa l’aeroporto abbandonato di Tenlpelhof per i test. Quando serve, ottiene anche permessi speciali per guidare per le strade di Berlino e spera di poter andare presto in autostrada. L’équipe di Newman chiederà permessi simili al governo britannico.
Mike Montemerlo e Sebastian Thrun dell’università di Stanford in California, hanno coordinato il programma di ricerca di Google. Le loro auto sono dotate di telemetri laser, radar e telecamere ottiche per rilevare in tempo reale i cambiamenti circostanti con altissima precisione. Sanno dove si trovano i semafori e i cartelli stradali, e se gli oggetti in movimento sono animali, persone, bici, moto o camion. Il team di Newman sta studiando un modo per far sì che gli algoritmi decifrino i dati di un telemetro laser in 3d e decidano rapidamente se un oggetto è un’auto o un pedone. I ricercatori stanno inoltre cercando di capire come fare perché un sistema visivo robotico possa creare un’immagine del mondo in cui si muove e adeguarsi ai cambiamenti delle condizioni, ai diversi gradi di luminosità e perfino alle stagioni. I sensori e il software, però, non sono ancora pronti per essere commercializzati.
“Il Velodyne”, il sistema di 64 laser che ruotano a bordo della maggior parte delle auto autonome, “fornisce un’immagine tridimensionale a 360 gradi dell’ambiente, aggiornata continuamente, fino a un raggio di 40 metri”, spiega Newman. Le auto del futuro, però, non avranno ingombranti laser rotanti, aggiunge. Ganjineh concorda sul fatto che la tecnologia va affinata: “Bisogna contenere dimensioni e prezzo dei sistemi. Oggi queste auto hanno un’attrezzatura che occupa mezzo bagagliaio”. Un’altra sfida, aggiunge Newman, consiste nel fare in modo che le auto sappiano cogliere i segnali di eventi pericolosi – come gli improvvisi riflessi della luce del sole sulla strada e gli spruzzi dei camion, che possono accecare alcuni sensori – o semplicemente lo scoppio di una gomma. Le auto di Google si scambiano informazioni sulle strade percorso, per esempio i dati su come superare incroci difficili, spiega Vinton Cerf, un sostenitore della tecnologia Google. Ganjineh vorrebbe che una tecnologia simile trasmettesse i cambiamenti delle mappe gps da un’auto all’altra, per esempio quando ci sono dei lavori in corso. Per Newman, invece, le auto autonome non avranno bisogno di comunicare con costose tecnologie, ma dovranno essere “intelligenti e indipendenti”, consapevoli di tutti i pericoli in qualunque momento. “L’automazione dei veicoli diventerà una realtà”, dice. “L’informatica ha prodotto cambiamenti straordinari e i trasporti saranno il suo prossimo obiettivo”. sdf

Fonte: NewScientist

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