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Articolo di ripreso da “Internazionale“, l’originale su Der Spiegel

Il prezzo del maiale

S. Amann, M. Fröhlingsdorf e U. Ludwig, Der Spiegel, Germania

L’industria della carne suina tedesca è efficiente e sforna prodotti a basso costo. Dietro questo sistema, però, ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche d’allevamento che usano enormi quantità di antibiotici .

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Traduzione a cura di Daniel Iversen e Claudio Galbiati

L’urbanizzazione e il cambiamento climatico mettono molta pressione allo spazio disponibile per la natura nei centri cittadini. Sono inoltre rare le iniziative per l’aggiunta di zone a parco nelle città. Eppure si tratta di habitat aggiuntivi che porterebbero uccelli, api, pipistrelli e altri piccoli animali nei nostri centri che avrebbero un “effetto verde” molto positivo sull’ambiente cittadino.
Waterstudio ha progettato un nuovo concetto per macchie verdi ad alta densità situate nelle città: il Sea Tree (albero marino).
Si tratta di una struttura galleggiante che contiene molti strati di habitat verdi, resi disponibili interamente agli animali in quanto la struttura non è accessibile dagli esseri umani. Il Sea Tree è costruito con tecnologia off-shore molto simile a quella usata per le torri di stoccaggio petrolio situate in mare aperto. L’idea è che le grandi compagnie petrolifere donino un Sea Tree alla città mostrando così la loro preoccupazione per un miglior ambiente cittadino usando una proprietà intellettuale in loro possesso.Lo spazio per questi alberi marini può essere trovato in fiumi, mari, laghi e persino nei porti. L’altezza e la profondità di queste strutture può variare a seconda della locazione. Il Sea Tree si muove leggermente a seconda del vento ed è ormeggiato sul fondo con un sistema di cavi.
Sott’acqua la struttura offre un habitat per piccole creature marine o, se il clima lo permette, anche per barriere coralline artificiali.
La bellezza nel design sta nel fatto che offre una soluzione e nello stesso tempo non occupa spazio a terra mentre l’effetto delle specie che vivono nel Sea Tree sarà visibile per svariati chilometri intorno alla posizione della struttura. Infatti, per quello che sappiamo, questa torre sarà il primo oggetto galleggiante progettato al 100 % per la flora e per la fauna.

Il Sea Tree fa uso di tecnologia esistente e già collaudata. La nostra eredità olandese di lotte centenarie contro l’acqua ci ha fornito molte innovative soluzioni galleggianti. Le compagnie petrolifere usano da anni strutture come questa, noi gli abbiamo solo dato una nuova forma e funzione.
Per le soluzioni di flora e fauna abbiamo qui in Olanda le migliori Università e gli istituti più prestigiosi che ci hanno fornito il concept per usare queste strutture come catalizzatrici, per la sviluppo di habitat dedicati alla flora e alla fauna.

Il Sea Tree fornisce alle compagnie petrolifere un ‘altra strada per avere un attitudine positiva per l’ambiente. E’ una “applicazione cittadina”, un prodotto galleggiate che può essere aggiunto alla vostra città come un app per il vostro smartphone. La compagnia petrolifera manterrà la proprietà mentre la città fornirà il posto.L’ispirazione ci è venuta da un progetto olandese dove gli ecologisti ci forzarono a fornire degli habitat che non potessero venire disturbati dalle persone. L’acqua è ovviamente un ottimo modo per tenerle alla larga. La forma di una struttura galleggiante per lo stoccaggio petrolifero ha portato in Norvegia un’altra ispirazione, una forma ad albero con una grande chioma sulla cima.

Il concetto è che se prendiamo zone di parco delle aree urbane, le dividiamo in pezzi e li mettiamo verticalmente, uno sopra l’altro,  alla fine diventa un punto di ritrovo verticale per la fauna selvatica.

Il costo per il progetto Sea Tree è stimato intorno ai 4.5 milioni di dollari. Dipende dalla profondità dall’acqua, dalle strutture di ormeggio e dal trasporto dal sito di costruzione al città scelta.
Differenze di costo poi dipendono dalla flora e fauna preferita.

Fonte:  Waterstudios

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Il vostro libro preferito da bambino brulicava di animali selvatici ed era ambientato in giungle o profonde foreste? Oppure la storia si svolgeva all’interno di una casa o in una città, con pochi, se non nessun animale selvaggio in vista?

Un nuovo studio ha visto che nel corso degli ultimi decenni la natura ha preso un posto sempre più marginale nei libri illustrati per bambini maggiormente premiati, e questa tendenza, che fa molto riflettere, è coerente con un nostro crescente isolamento dal mondo naturale.

Un gruppo di ricercatori guidato dal professore J. Allen Williams Jr, della University of Nebraska-Lincoln, ha recensionato i libri vincitori della prestigiosa medaglia Caldecott, dalla nascita di questo premio nel 1938 fino al 2008. In totale sono state esaminate quasi 8.100 immagini contenute in circa 300 libri. I libri vincitori al Caldecott sono quelli che la American Library Association ha giudicato avere le più belle illustrazioni in un dato anno.

I ricercatori hanno esaminato se le immagini raffiguravano un ambiente naturale, come una giungla o una foresta, oppure un ambiente costruito dall’uomo, come ad esempio una casa, una scuola o un ufficio, o qualcosa a metà strada tra i due ambienti, come un prato artificiale. Hanno inoltre visto se nelle illustrazioni erano presenti eventuali animali, e , in caso affermativo, se queste creature erano selvatiche, addomesticate o con delle qualità umane.

I loro risultati, dice Williams, hanno esposto visibilmente un costante declino delle illustrazioni con ambienti naturali o con animali, come anche le interazioni degli esseri umani con entrambi. Nel frattempo, immagini con ambienti antropici sono diventate molto più comuni.

“Sono preoccupato del fatto che questa mancanza di contatto possa portare a prendersi meno cura del mondo naturale, ad avere minore empatia per che cosa succede ad altre specie e minore conoscenza di molti importati problemi ambientali” spiega Williams.

Nel complesso, gli ambienti antropici sono stati rappresentati nel 58 % delle immagini , e sono stati l’ambiente principale nel 45 % del tempo, mentre quelli naturali erano presenti nel 46 % delle immagini e sono stati il principale ambiente nel 32 % del tempo. Le linee di tendenza recenti sono però scoraggianti: gli ultimi decenni hanno mostrato un evidente spostamento sempre più lontano dalla natura. Mentre gli ambienti costruti e naturali avevano quasi la stessa probabilità di essere raffigurati dal 1930 al 1960, le città, le cittadine e gli interni hanno iniziato ad aumentare dalla metà degli anni settanta, mentre sempre meno libri hanno raffigurato l’ambiente naturale.

Nei sette anni dedicati allo studio, un numero sempre maggiore di persone hanno vissuto nei pressi di ambienti antropici, costruiti dall’uomo, questo spiega perché i ricercatori non erano sorpresi nel vedere queste immagini predominanti. “Ciò che troviamo in questi libri.. non è un equilibrio di proporzioni tra ambienti naturali e non,  indica invece un aumento significativo e costante degli ambienti antropici” scrivono gli autori. “Gli ambienti naturali sono tutti scomparsi”

Anche se lo studio si è limitato ai vincitori Caldecott, i ricercatori hanno detto che i risultati sono importanti perché questo concorso ha il potere di incentivare le vendite e i vincitori alla fine sono quelli più presenti nelle scuole e nelle biblioteche. I vincitori degli award di Caldecott sono in grado di influenzare i gusti letterari dei ragazzi più in generale.

Lo studio non dice che un crescente isolamento dal mondo naturale ha influenzato le tendenze dei contenuti, ma fa accenno al costante aumento di ambienti antropici e il simultaneo declino di ambienti naturali e di animali selvatici che è corente con questo isolamento.

“Ciò naturalmente non significa che l’ambientalismo non sia una parte importante della cultura americana, ma suggerisce che l’attuale generazione di bambini che ascolta le storie e guarda le immagini nei libri dedicati a loro non vengono spinti, almeno attraverso questa fonte, verso una maggiore comprensione e apprezzamento del mondo naturale e un posto degli esseri umani all’interno di esso” scrivono gli autori.

I risultati dello studio sono pubblicato nella rivista “Sociological Inquiry.”

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