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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Un nuovo rapporto mostra che l’Unione Europea sta continuando a fare rapidi progessi nel campo dell’energia pulita: si è visto che il totale del consumo lordo negli stati UE è stato del 12,4% nel 2010, in crescita quindi dal 11,5 % del 2009.

Il rapporto, The State of Renewable Energies in Europe, contiene un sacco di buone notizie anche su altri fonti, come per esempio il fatto che nel settore delle energie rinnovabili, mettendo insieme tutti i 27 stati membri dell’Unione europea, ci sono più di 1.114.000 persone impiegate. Un aumento del 25 % rispetto al 2009.

Questo, come osserva CleanTechnica, è una sorta di pietra miliare: per la prima volta oltre 1 milione di persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili (si noti che il rapporto non tiene conto del nucleare).

Qui trovate le statistiche disposte attraverso il rilascio del report:

– quota di rinnovabili nel consumo lordo finale: 12,4% nel 2010 (11,5% nel 2009)
– quota di energie rinnovabili nel consumo totale di elettricità: 19,8% nel 2010 (18,2% nel 2009)
– quota di energie rinnovabili del consumo interno lordo di energia: 9,9% nel 2010 (9,1%nel 2009)
-l’occupazione nel campo delle rinnovabili: 1.11 milioni di persone nel 2010 (0,91 milioni nel 2009)
-Attività economica basata sulle rinnovabili: 127 miliardi di euro (120 miliardi nel 2009)

Tutti i punti indicano che le rinnovabili in Europa sono un industria robusta, vibrante, persistente e che si tratta di un settore in rapida crescita.
I pessimisti e gli investitori ne prendano nota.

Fonte: Treehugger

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Contro la caccia al profitto (da “Internazionale” n 918)

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Raj Patel, The Nation, Stati Uniti
(Ray Patel è un economista e giornalista britannico. Ha scritto I padroni del cibo, Feltrinelli 2011)

Per avere un sistema alimentare democratico bisogna riscrivere le regole del sistema finanziario

Mentre si diffonde sempre di piu il piacere delle verdure di stagione a chilometri zero e aumentano i giovani che amano sprocarsi le mani con la terra, sembra crudele richiamare l’attenzione sui problemi del sistema alimentare.

Ma bisogna temperare l’ottimismo della volontà con il pessimismo della ragione. Nonostante le conquiste del movimento per il cibo degli ultimi dieci anni, è difficile allontanare la sensazione che il pessimismo sia piu forte.

Per ogni orto biologico alla Casa Bianca c’è un responsabile dell’ufficio del rappresentante per il commercio staaatunitense che viene dall’industria dei pesticidi. Sasha e Malia Obama mangeranno anche alimenti sani, ma il sud del mondo è ancora fermo ai prodotti chimici. Anche se i raccolti sono abbondanti, milioni di persone soffrono ancora la fame. La causa non è la crescita demografica: si produce cibo a sufficienza per tutti.
Ma l’economia della produzione agricola tende a dimenticare le esigenze dell’alimentazione.
Innanzitutto aumenta la percentuale di colture destinate non all’alimentazione umana o animale, ma alla produziuone di biocarburanti per far circolare le automobili.
Piu di un decimo della produzione mondilae di cereali secondari (diversi dal grano e dal riso) è usata per produrre combustibili, e secondo le stime dell’Ocse, entro i prosismi 10 anni un terzo delle coltivazioni di canna da zucchero sarà trasformato in biocarburanti invece che in dolcificanti.
Ma c’è solo una cosa peggiore del bruciare il cibo: specularci sopra.
Come fa notare l’economista Jayati Ghosh, una delle conseguenze del Commodity futures modernization act (Cfma), una legge statunitense del 2000 che deregolamenta i prodotti finanziari, è che alla fine del 2007 gli acambi di future sulle materie prime hanno raggiunto i novemila miliardi di dollari.
C’è un vivo dibattito tra gli economisti sulla possibilità che questo possa aver provocato un aumento dei prezzi o fluttuazioni troppo ampie.
Ma una cosa su cui tutti sono d’accordo è che, se i prodotti agricoli sono sempre di piu oggetto di strumenti finanziari senza regole, i prezzi alimentari saranno sempre piu legati agli umori delle borse.
A questo punto il contenuto (quando c’è) delle ciotole dei piu poveri dipenderà non tanto dalla reale disponibilità di cibo, ma dal prezzo del petrolio.

LA BUONA NOTIZIA

Il movimento per il cibo lotta contro i cambiamenti climatici, le speculazioni sui terreni e i biocarburanti. Nonostante la crisi che stiamo vivendo, i capitalisti sembrano sempre piu sfrenati nella loro ricerca del profitto e hanno trovato nuovi modi per speculare sul nostro pane quotidiano.
Per avere un sistema alimentare autenticamente democratico bisogna riscrivere le regole del sistema finanziario.
E per fare questo è necessario identificare e affrontare il capitalismo come il vero nemico della sovranità alimentare.
Naturalmente una posizione ragionevole serve a poco se le idee non si trasformano in realtà.
Servono soluzioni concrete per coltivare, mangiare e condividere il cibo in modo da migliorare la vita delle persone. E forse il principale motivo di ottimismo è che, da Detroit al Malawi, un numero crescente di movimenti sta sperimentando nuovi modo per raggiungere questo obiettivo.

Traduzione di Enrico Del Sero.

Internazionale, numero 918, 7 ottobre 2011

Traduzione a cura di Daniel Iversen

19ottobre2011

Google driver-less car

Molte persone già conoscono le macchine a guida automatica di Google.

Le ultime statistiche dicono che la flotta delle Google-cars ha percorso oltre 300mila chilometri, e solo occasionalmente con intervento umano.

L’azienda ha accolto una favorevole richiesta di notizie (una richiesta di notizie favorevoli???), da parte di giornalisti televisivi mainstream, dichiarando che le loro automobili possono guidare da soli sulle strade, anche nel traffico cittadino.
Ma come fanno queste auto a mantenere la distanza di sicurezza tra gli altri veicoli, e soprattutto come si comportano davanti ai pedoni e ai semafori ?
Quello che la gente generalmente sa è che i veicoli sono delle macchine “cloud computing” che girano con sensori, telecamere, intelligenza artificiale e GPS.

L’ultima visione d’insieme su queste auto è stata presentata di recente durante un discorso alla Conferenza Internazionale IEEE su Robot Intelligenti e Sistemi, a San Francisco.
Il professore Sebastian Thrun, della Stanford University, che guida il progetto, e l’ingegnere google Chris Urmson, che si occupa della tecnologia, hanno presentato al pubblico alcune delle prestazioni specifiche.

Cos’è quindi che rende queste macchine cosi speciali nell’obbedire alle regole del traffico e nell’evitare gli ostacoli?
Un raggio laser che identifica il raggio d’azione e  montato sul tetto della vettura è una delle componenti fondamentali.
Si tratta di un raggio laser Velodyne-64 che ha il compito di generare una mappa 3-D dell’ambiente molto dettagliata.
La vettura combina poi le misurazioni laser con mappe del mondo ad alta definizione, producendo diversi tipi di modelli di dati.
Il veicolo monta quattro radar, sul paraurti anteriore e posteriore, che consentono alla vettura di “vedere” quanto basta per affrontare per esempio il traffico veloce di un’ autostrada, mentre una macchina fotografica posta vicino al retrovisore, rileva i semafori;  è montato ovviamente anche un GPS, un’unità di misura inerziale e un encoder delle ruote (wheel encoder)

E’ tuttavia possibile che alcune persone trovino difficoltà a credere che le driverless cars possano prendere parte al traffico pomeridiano accompagnando a casa i pendolari, guidando tra autisti irregolari , incroci difficili e decisioni dell’ultimo minuto nella scelta della corsia.

Nell’incontro IEEE, il duo di Google ha mostrato le immagini che presentano i  vantaggi nella guida di queste macchine.
Il pubblico ha potuto vedere il computer di bordo  e come esso rileva le altre macchine, i pedoni  e i semafori.
Un video mostra anche come questi veicoli si comportano agli incroci con  dei semafori:  dopo che la luce diventa verde, la macchina inizia ad andare, ma se un pedone attraversa, l’auto gli da la precedenza, anche se questo decide di passare all’ultimo minuto.
Ad un’incrocio a quattro vie invece, l’auto da la precedenza alle altre macchine in base alle regole del traffico, e , se le altre auto non le rispettano, la nostra google-car avanza di un po per far capire agli autisti la sua intenzione.
Senza aver programmato questo tipo di comportamento, dice Urmson, sarebbe stato impossibile per questa macchina-robot guidare nel mondo reale

Thrun, che è arrivato da Stanford per lavorare al progetto di Google, ha da tempo insistito sul messaggio che gli incidenti di guida sono tra le prime cause di morte tra i giovani e che la maggior parte degli incidenti sono dovuti ad errori umani.
Thrun ritiene che la robotica, a differenza degli esseri umani, possa fare un lavoro migliore nelle decisioni alla guida e nel risparmio di vite umane.
Allo stato del Nevada tutto questo non sembra cosi folle, visto che dall’inizio dell’anno ha approvato una legge che autorizza il Dipartimento dei Trasporti a sviluppare delle regole per usare auto senza conducente.

Il Nevada ha fatto passare una legge che autorizza il dipartimento dei trasporti ad applicare regole per il controllo di veicoli senza guidatore

Thrun e Urmson parlano di molti cambiamenti in vista  nel futuro dei veicoli senza conducente, inclusa la cernita di questioni legali e di responsabilità. Ancora una volta, non ci si può più guardare indietro.

TED TALK: Sebastian Thrun: Google’s driverless car

Fonte: Physorg

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