Archivio per la categoria ‘Sognando il Futuro’

Traduzione a cura di Daniel Iversen, revisione di Vincenzo Barbato e Andrea Taeggi

Il “London Times” ha annunciato che membri della commissione esecutiva e alti funzionari del partito stanno leggendo e discutendo attivamente il libro di Jeremy Rifkin “La Terza Rivoluzione Industriale” (best-seller del New York Times), il tutto alla vigilia del congresso nazionale del Partito Comunista che è tenuto l’8 novembre 2012 e che inaugurerà la nuova leadership in Cina.

Secondo il “The Times of London”, la leadership cinese sta adottando le idee di Rifkin sul collegamento Internet e le energie rinnovabili, per preparare la Cina a uno spettacolare cambio di rotta verso una economia sostenibile che passerebbe alla storia come la Terza Rivoluzione Industriale nel 21esimo secolo. La “Terza Rivoluzione Industriale” è stato il best-seller numero uno sull’economia in Cina per più di quattro mesi.

Il signor Rifkin è il principale ideatore della Terza Rivoluzione Industriale a lungo termine dell’Unione Europea , modello economico atto a re-industrializzare l’Europa, affrontare il cambiamento climatico, e creare un mercato unico a basse emissioni di carbonio, integrato in tutti i 27 stati membri – si veda il link alla pagina della Commissione Europea e il keynote del sig. Rifkin indirizzata alla “European Commission’s Mission Growth Conference” del 29 maggio 2012.

Jeremy Rifkin è anche consulente per un certo numero di capi di Stato, tra cui la tedesca Angela Merkel. La visione di Rifkin sulla Terza Rivoluzione industriale e il suo piano di sviluppo economico è stato recentemente preso dalla UNIDO (United Nations Industrial Development Organization) come modello di transizione per le nazioni emergenti verso una società post-carbone.

Mentre gli Stati Uniti si stanno dibattendo, senza un piano completo a lungo termine per far ricrescere l’economia e affrontare l’urgente problema del cambiamento climatico, l’Unione Europea e la Cina stanno iniziando a gettare le basi per la transizione verso il nuovo paradigma economico della Terza Rivoluzione Industriale

Fonte:Cetri Tires

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Traduzione a cura di  Vincenzo Barbato, Andrea Taeggi e Daniel Iversen

È diventata un’opinione corrente che siamo noi, il 99%, contro di loro, l’1% e nonostante all’apparenza sembrerebbe proprio sia così, se ci sforziamo ad osservare la situazione più da vicino, diventa evidente che non lo è.
Ora, è chiaro che c’è un accordo del sistema bancario internazionale atto a controllare il nostro sistema politico, grandi società su scala globale che corrompono l’arena politica manovrando i nostri cosiddetti rappresentanti eletti, trattandoci come poco più che bestiame con lavori insoddisfacenti e poco remunerativi, vendendoci spazzatura creata per rompersi nel breve termine, con poco o nessun interesse per noi o per il nostro ambiente. Il cosiddetto 1% ha come unico scopo il profitto, il potere e il controllo. Non ho niente da ridire al riguardo.
Ciononostante, vorrei suggerire che coloro etichettati come l’1% sono in realtà parte del 100% e manifestano comportamenti che il nostro modello sociale ha rinforzato in maniera molto efficace e ricompensato lungo tutta la loro vita.
Se si picchia un cane, l’ambiente violento insegna al cane a compiere per primo abusi e noi esseri umani non siamo diversi, pensateci. Siamo stati cresciuti ed educati a competere tra di noi, a prendere i voti migliori a scuola, così da essere premiati con borse di studio e lavori ben pagati. Colui che riesce meglio a rigurgitare quelle schifezze anestetizza-menti che ci vengono insegnate durante la nostra adolescenza prende i voti più alti, prende una borsa di studio per entrare nelle scuole più prestigiose e finisce per avere lavori altamente remunerati. Non che ci siano poi così tanti lavori disponibili, a prescindere da quelli meglio pagati, al giorno d’oggi.

Quante volte nel corso del nostro processo educativo siamo stati incoraggiati a mettere in discussione la società? Quand’è che i nostri educatori ci pongono domande sull’efficacia della progettazione stessa della nostra società? Nonostante possiamo identificare un comportamento criminoso senza problemi, l’abilità nel comprendere il motivo per cui le persone agiscano in un certo modo può non esserci per nulla chiaro nella maggioranza dei casi. Perché cosi’ tanta gente si cura con droghe come l’alcool, la cannabis o l’eroina? Si tratta di evasione per svagarsi e, se è cosi, da cos’è che la gente sta provando a fuggire?
Come mai le persone più violente hanno un vissuto di abusi nella loro infanzia e tuttavia questo viene visto come nient’altro che una scusa? Perché non vogliamo comprendere la scienza e cominciare a capire come interrompere questa ciclicità’ e di che cosa abbiamo bisogno per farlo?
Appariremmo così preoccupati ad incolpare gli altri da non avere il tempo o il desiderio di guardare al di sotto della superficie, per capire da dove scaturiscano tutti questi comportamenti antisociali. C’è solo da sbatterli dentro; è una soluzione così facile – non richiede nessuna indagine sugli impatti del nostro ambiente sociale sul nostro sviluppo intellettuale, emotivo e fisico; possiamo semplicemente mettere in galera questa gente cattiva e continuare a fare shopping.

“Ogni qualvolta ti ritrovi dalla parte della maggioranza, e’ arrivato il momento di fermarsi a riflettere”.

Mark Twain

Non è sull’1% che dobbiamo continuare a insistere, ma soprattutto sul sistema che genera quel dato 1%. E’ diventato socialmente accettato odiare queste persone, come fossero inferiori – o come se incarnassero in qualche modo tutto ciò’ che c’è di sbagliato nella nostra società – e come se rinchiuderli buttando via la chiave fosse una soluzione. Eppure quello che sbagliamo nella nostra analisi è che, anche se rinchiudessimo tutte le persone corrotte del mondo, ce ne sarebbero di nuove pronte a prendere il loro posto immediatamente, tanto indottrinati dal sistema quanto i loro predecessori.

Non importa quanto allettante sia l’idea di puntare il dito e accusare qualcuno, se non indirizziamo le nostre energie verso la causa sociale alla radice, cioè la struttura sociale che rinforza e premia questo tipo di comportamento con mega-ville, macchine veloci, jet privati e stipendi stravaganti, beh allora saremo condannati a rivivere l’intera situazione.
Il problema non sono le persone, è invece il sistema e ne siamo tutti vittime, persino l’1%. Crescendo, molti di noi sognano di diventare stelle del cinema, rock-stars, di guidare macchine costose o semplicemente di avere un sacco di soldi in genere. Poi, col passare del tempo, quando ci accorgiamo che non siamo celebrità, guidiamo auto di seconda mano e cerchiamo di cavarcela tentando di ripagare imponenti debiti, allora cominciamo a dubitare l’equità del sistema. Nemmeno mettiamo in discussione la validità del sistema stesso, piuttosto pontifichiamo su quanto equo esso sia e che possa essere migliorato con questa o quella riforma. I pochi che provano un certo grado di “successo”, per cosi’ dire, sono a loro volta sottoposti alla sorveglianza dei mass-media, consumati dal desiderio di possedere di più, avere più potere, più soldi, siccome questo e’ quello che il sistema genera. Falsi bisogni e il desiderio di avere di più.
Poi ovviamente sentiamo dire che questo malvagio 1% non si darà per vinto, lasciandoci cambiare la società senza una lotta, come se in qualche modo non ci rendessimo conto che, sui 7 miliardi e passa di persone su questo pianeta, l’1% significa qualcosa come 70 milioni. Quand’è’ che abbiamo stabilito che più di 6,930,000,000 di persone debbano chiedere il permesso ai 70,000,000 per agire? Il nostro problema più grosso non è questo nefasto 1%; siamo noi stessi, la nostra incapacità di identificare quali sono le cause alla radice dei problemi di cui vediamo il manifestarsi dei sintomi. Non capiamo in che modo sia il nostro ambiente sociale a rinforzare e premiare il comportamento anomalo della minoranza e questo ci lascia con un sentimento di impotenza verso qualsiasi cambiamento.

Abbiamo il potere nelle nostre mani, se riusciamo a smetterla di bisticciare su inutili, superficiali cavolate e a unirci nella comune consapevolezza che il nostro vero problema risiede nell’inattualità del sistema, non in noi stessi. Dobbiamo portarci l’1% a bordo? No, certo che no, ma nemmeno dobbiamo esiliarli od ostracizzarli. Stanno solo facendo quello che gli è stato insegnato e quello per cui la società’ nel suo insieme li premia, dopo tutto.

Non siamo il 99%; siamo il 100%, uniti restiamo in piedi, divisi – beh guardiamoci intorno – questa è la situazione in cui l’essere divisi ci ha portati.

Siamo tutti dei prodotti del nostro ambiente e, finché non lo capiremo e faremo quei cambiamenti alle fondamenta che proprio la nostra strutturazione sociale richiede, niente di sostanziale cambierà e continueremo a ritrovarci in questa catena di feedback che perpetua se stesso e che manifesta tutti i sintomi che tendiamo a diagnosticare erroneamente, fraintendendoli come problemi.
“Non è che siano ‘cattive’ persone, nient’affatto. Questo e’ quello che il sistema ha creato. Simultaneamente, ricordiamoci che il sistema di mercato richiede problemi costanti. Per far sì che l’interesse pubblico e il consumo siano mantenuti stabili, i problemi sono necessari nell’influenzare la cultura. Più problemi ci sono, meglio andrà l’economia, in linea generale. In questo sistema è intrinsecamente “positivo” che le persone si ammalino di cancro. È “positivo” che i computer diventino velocemente obsoleti. Perché? Più soldi in circolazione. Per dirlo con poche parole : cambiamento, abbondanza, sostenibilità ed efficienza sono i nemici della struttura orientata al profitto. I progressivi avanzamenti nella scienza e nella tecnologia, che possono risolvere problemi di inefficienza e scarsità una volta per tutte, rendono obsoleto il mantenimento dei problemi di cui sopra da parte dell’establishment. Perciò, in un sistema monetario, le corporazioni non sono solo in competizione tra di loro; sono in competizione con il progresso stesso.”

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Traduzione a cura di Daniel Iversen e Vincenzo Barbato

 

Volevo cogliere l’opportunità per introdurvi al fantastico mondo della Peer to Peer Foundation. Questa filosofia, se scegliamo di abbracciarla, può responsabilizzarci ad iniziare una transizione.
Quando sentite le parole “peer to peer” la prima cosa che viene in mente sono i download illegali, ma questo è come pensare ai ladri di auto ogni qual volta si parli di automobili. Peer to Peer è un fenomeno, una filosofia, un universo emergente di possibilità. Ha la potenzialità di attuare il cambiamento di cui abbiamo tanto bisogno e hanno necessità di abbracciarla tutti i movimenti per un cambiamento sociale.
In poche parole questa filosofia aiuta noi, le persone, a riprendere il potere. Come disse Bucky Fuller: “Non cambierete mai le cose combattendo contro la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruite un nuovo modello che faccia diventare obsoleto quello esistente”, ed è esattamente quello che fa la Peer to Peer Foundation.
Pagine su pagine di Wiki descrivono la sua vastità di applicazioni reali, tangibili e le sue soluzioni per ricostruire una società letteralmente da zero.
É coperta ogni area, dalla cultura all’educazione, dall’economia alla scienza. La maggior parte delle applicazioni segue un filo comune: il richiamo all’informazione e alla collaborazione aperta, vera democrazia.

Ridefinire la scarsità.

Il Manifesto della Peer to Peer mette in dettaglio come esso stia minando le tradizionali nozioni di proprietà, riconoscendo la scarsità nel mondo materiale, (cosa che l’economia di mercato non fa) e accoglie invece l’abbondanza nel mondo virtuale, che il capitalismo invece non permette. Ci forza quindi a capire la vera natura della proprietà.

Consumo collaborativo.

Un Consumo Collaborativo è un “Sistema sociale ed economico guidato da tecnologie di rete che permettono la condivisione e lo scambio di tutti i beni: da superfici ad abilità ad automobili, in modi e in scala mai possibili finora.”
Il movimento p2p sta crescendo velocemente, con la tecnologia che da una mano alla vasta schiera di piattaforme per la condivisione, lo scambio e la collaborazione.
I network di scambio fisico/virtuale e di condivisione sono intrinsecamente sostenibili, tenendo i rifiuti lontani dalle discariche, riutilizzando materiali, riducendo la distribuzione e soprattutto il bisogno di una nuova produzione.
Non si tratta solo di oggetti fisici. Il consumo collaborativo comprende anche la condivisione delle nostre abilità e competenze, il crowdsourcing, la condivisione del tempo e il crowdfunding, mostrandoci quindi ciò che è realmente possibile
fare quando si lavora insieme.

QLDuR

 

Il Peer-to-peer non è però solo condivisione.

Democrazia Diretta

Nei sistemi distribuiti, dove non c’è una gerarchia dichiarata, il potere fà parte del pensiero. La Peer Governance e la Democrazia tendono verso un modello di coinvolgimento, con partecipanti attivi delle decisioni, ma che incorpora anche un sistema auto-immune per prevenire l’appropriazione privata del potere.

Aziende efficienti

Le reti aperte e distribuite sono di per sé sostenibili nella produzione e nell’agricoltura oltre che nelle industrie atte a conseguire l’efficienza, dai loro modelli for-benefit e non-reciproci, sono in asimmetrica competizione con le aziende for-profit (quelle più comuni).
Ciò è significativo, se creiamo imprese che ci forniscono solo i nostri bisogni primari, piuttosto che la massimizzazione dei loro profitti, possiamo in teoria creare una società migliore.

Liberare nuovamente l’innovazione

Il potenziale di creazione, con il peer-to-peer, è immenso, e apre la strada alla creatività libera e aperta. Alle idee viene permesso di evolversi e di costruirsi a vicenda come è stato negli anni del Rinascimento, prima del sopravvento dell’individualismo e delle multinazionali. Con le leggi del copyright, aggrappate a paradigmi obsoleti e con la “guerra dei brevetti” che diventa una velenosa influenza per l’innovazione, si corre davvero il rischio di un nuovo periodo buio per il progresso.

Il mondo del Creative Commons e del Peer-to-Peer indebolisce queste limitazioni obsolete mentre le tecnologie che le accompagnano ignorano la legislazione. È un mondo dove c’è una motivazione intrinseca, con la collaborazione che porta benefici sia ai creatori che ai consumatori.
Obama, ha dichiarato nell’aprile 2011: “Esistono perfino delle auto che escono dalla catena di montaggio a Detroit con motori a combustione che possono viaggiare per piu di 50 miglia (80.5 km) per gallone (1 gallone 3,7 litri).” C’era però un’altra auto che ci era quasi vicino, ma non abbastanza. La comunità Peer-to-peer disse: “Non è abbastanza” e ha creato Wikispeed: un auto “Open Source” da 50km/Litro.
Forse avrete visto Open Source Ecology in “Owned and Operated“. Per tutti gli altri, sappiate che si tratta di una rete di agricoltori, ingegneri e sostenitori che negli ultimi anni hanno creato il Global Village Construction Set (il Set per la costruzione di un Villaggio Gloale), una piattaforma tecnologica open-source, a basso costo, altamente performante per una costruzione fai-da-te facile delle 50 diverse macchine industriali per costruire una civiltà sostenibile con comfort moderni. Essenzialmente si tratta di un set per avviare una civiltà open source.

Denaro democratico

Bitcoin è un nuova moneta digitale sperimentale che consente di effettuare pagamenti istantanei a chiunque, in qualsiasi parte del mondo. Bitcoin utilizza la tecnologia peer-to-peer senza l’utilizzo di alcuna autorità centrale: la gestione delle transazioni e dell’emissione di moneta sono effettuate collettivamente dalla rete.”
Si, mi rendo conto che è un pò controverso e che il denaro crea più problemi di quanti ne risolva. Ma per un periodo transitorio questo potrebbe almeno alleviare molti problemi creati dal nostro sistema finanziario corrotto mosso dai banchieri, mettendo il potere di controllare il denaro nelle mani della comunità. È un sistema robusto e non manipolabile che sta crescendo di popolarità man mano che la gente ci crede. Alla fine è vero, sarà ancora oggetto di molti degli stessi problemi che affrontiamo nel corrente sistema monetario, ma, mentre ci siamo ancora dentro, Bitcoin è per le banche quello che BitTorrent è per le etichette discografiche.

Un nuovo paradigma

La gente di tutto il pianeta utilizza l’interconnessione offerta dalla tecnologia allo scopo di forgiare una nuova società, costruita da zero, piuttosto che governata dall’alto. Ci stiamo rendendo conto dei fallimenti della democrazia e forgiando quindi un sistema basato sull’equità. Stiamo iniziando a diffidare dei mass media e siamo stanchi dei nostri governi. Stiamo perdendo interesse nell’educazione statale, scegliendo invece di imparare in base a quello che ci ispira, perché non abbiamo più bisogno che le autorità provvedano a noi.
Questa è la verità, stiamo perdendo la fiducia nelle autorità. I nostri pari raccolgono più rispetto dei nostri leader. Le nostre connessioni e i nostri legami stanno diventando più preziosi di quello che possediamo. Stiamo persino imparando ad aiutarci l’un l’altro.
Questo è l’inizio di un nuovo mondo, Società 2.0, in cui vedremo la maggior parte delle regole che diamo per scontate: il capitalismo, il consumo e più di tutte, l’autorità, spazzate via da uno tsunami di innovazione sociale.

Fate qualche ricerca!

Per favore leggete il sito della P2P Foundation. Vi ho solo dato un assaggio qui perché la maggior parte delle informazioni si trovano già lì. Questo è solo un assaggio atto a ispirarvi ad imparare di più.

Quindi nello spirito dei beni comuni, invito i frutti degli altri perché insieme, sappiamo tutto.

 

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

 

positive-thinking1Per la maggior parte del tempo viviamo rinnegando la nostra negatività intrinseca, spesso domandandoci come mai il mondo sia così mediocre e sconsiderato.
Forse è vero che, a differenza dei cani non siamo nati come eterni ottimisti, ma la positività è qualcosa che può essere assorbita, anche se con un pò di sforzo, come ad esempio cercando di modificare il nostro senso dell’umorismo, il nostro modo di reagire ad una determinata situazione, cercando di essere più piacevoli e tenendo conto che anche gli altri ragionano con il loro cervello, e sorridendo ogni volta che qualcuno ti dice “grazie”. Mentre la positività è uno stato mentale, la risposta sta nella nostra prospettiva. Qua trovate 18 cose che potete iniziare a fare ora per diventare una persona più amorevole e positiva.

Una cosa è provare piacere nella positività, un’altra è essere una persona positiva nel cuore. Nonostante crediamo di avere un atteggiamento positivo, diamo immancabilmente prima peso ai contro che ai pro. In più c’è il fatto che preferiamo l’inutile sarcasmo all’umorismo, facendo magari un sorrisetto ironico a una cosa che invece è genuinamente divertente, credendo che in fondo il bicchiere sia veramente mezzo vuoto.

18 cose che potete fare per cambiare la vostra prospettiva:

1. Desiderarlo. Per diventare una persona positiva devi avere un forte desiderio di esserlo, e questo lo si ottiene solo se si è convinti che diventarlo migliorerà la qualità della vostra vita. La positività è come un’aura, e sai di esserlo quando le persone iniziano a fidarti di te, quando persone a caso diventano gentili con voi, i colleghi al lavoro rispettano la vostra visione positiva e iniziate a legare e creare rapporti con facilità.

2. Credi in tutte le possibilità: su che cosa puoi o non puoi fare. Su quello che è possibile e quello che è impossibile. Non permettere alle tue convinzioni limitanti di tenerti bloccato nel posto sbagliato. Apri le tue ali e prendi il volo! Una volta che ti rendi conto che tutto è possibile, le porte dei limiti che sono state chiuse nella tua mente si apriranno collegandosi con tutti gli aspetti della coscienza

3. Sii realista: Non cercare di diventare un santo. Diventare una persona positiva non vuol dire che non potrai mai avere qualche emozione negativa o imbatterti in una situazione negativa. E’ l’atteggiamento complessivo e la reazione ad ogni esperienza che conta. Non restare impantanato nel fallimento, e non deluderti se le tue aspettative non vengono soddisfatte. Devi rendervi conto che tutto è al tuo servizio. Tutte le esperienze sono neutrali ed è la tua percezione di esse che creano la tua visione positiva o negativa.

4. Prova a valorizzare, piuttosto che criticare ; abbandona il tuo costante bisogno di lamentarti e criticare le persone, le situazioni o gli eventi che ti rendono triste, infelice o depresso/a. Nessuno può farti infelice, nessuna situazione può renderti triste o miserabile a meno che non sei tu a permetterlo. Quando critichi qualcosa tu esprimi un giudizio personale su qualcosa che manca nella tua vita e che rifiuti di lasciar andare. Mai sottovalutare il potere del pensiero positivo. In ogni occasione in cui senti il bisogno di criticare, prova a pensare a come quella specifica situazione ti stia aiutando o stia beneficiando gli altri.

 5. Sperimenta. Diventa un acuto osservatore. Usa gli episodi giornalieri per vedere in che modo in cui questi si possono gestire in maniera più positiva. Ti serviranno come casi perfetti per trasformare la tua visione in una più positiva. Per chi è agli inizi, iniziate a riflettere su come potete gestire meglio una situazione essendo meno ostili e più indulgenti. Trovate per esempio cinque modi che avrebbero potuto salvare la giornata, e imparate a prendere le cose per quello che valgono. Ricordatevi poi che la vostra capacità di fidarvi delle persone riflette anche la vostra genuinità.

6. Accettare la responsabilità: Il senso di colpa è un trucco della mente. Accetta la responsabilità per te stesso, per la tua vita e per le tue azioni. Tu solo sei in grado di risponderne. Sei adulto. Essere responsabile significa che lo sei per tutte le decisioni che prendi. L’hai fatto per una ragione: per imparare. Se tu che scegli di farlo; devi accettarne le conseguenze e capire che lo fai per una ragione…per imparare. Se continui a sentirti in colpa, smetti di imparare.

7. Comunicazione e linguaggio del corpo: Cerca di rendere parole positive parte del tuo gergo quotidiano, e lavora sul tuo linguaggio corporeo in modo che possa essere amichevole ed accessibile. Guarda divertito qualcosa di divertente, ridi quando qualcosa è divertente, complimentati quando serve, e dai agli altri la possibilità di raccontare la loro versione dei fatti. Non pensare mai di essere l’unico interessante e saccente che c’è in giro.

8. Sii te stesso/a. Sei unico. Goditi la tua unicitià. Nessuno, in tutto il mondo è esattamente come te. Smettila di cercare in tutti i modi di essere qualcuno che non sei solo per farti piacere dagli altri. Nel momento in cui ti toglierai tutte le maschere, nel momento in cui accetterai ed abbraccerai il tuo vero essere, allora si che la gente sarà attratta da te, senza sforzo.

9. Compagnia. Un modo di diventare positivi è quello di ricercare una compagnia positiva visto che sia la negatività e la positività sono infettive. Se per la maggior parte del tempo frequenti persone che sono scontrose o che hanno un punto di vista pessimistico vedrai che inavvertitamente rispecchierai le loro emozioni. Al fine di inculcare positività è importante che la gente che frequenti sia positiva, energica e felice. Vedrai che così porterai la stessa positività con te dovunque andrai.

10. Pensa al presente. Il passato ed il futuro spesso ci portano su un percorso di tumulto emotivo. Spesso pensiamo che il passato era molto meglio e che il futuro sarà spaventoso, bisogna però prendere in considerazione il fatto che il momento presente è tutto quello che si ha e tutto quello che si potrà mai avere. Sappi che il passato che stai cercando – il passato che ora magari stai sognando – lo ignoravi quando era “il presente”. Smettila di illuderti. Sii presente in tutto quello che fai e goditi la vita. Dopo tutto la vita è un viaggio e non una destinazione. Cerca di avere una chiara visione del futuro, preparatii, ma sii sempre presente nel tuo presente.

11. Attività. Non essere poco attivo. Fai attività positive da solo o con altri. Condividi una battuta, racconta un episodio piacevole, partecipa ad attività sportive, vai a correre la sera dopo il lavoro, fai del sano sesso e ti ritroverai con una ribollente energia positiva

12. Prendetila con calma. La vita quotidiana è fatta per darti delle scosse. Sii preparato nel minimizzzarne l’impatto e a scrollartele di dosso. Potresti per esempio diventare troppo stressato guidando ogni giorno o cercando di parcheggiare l’auto. Nel momento che accetti che certi fatti non posso essere cambiati, sarai molto più a tuo agio con te stesso e con le persone che ti stanno attorno

13. Getta le aspettative. Lasciati alle spalle eventuali previsioni che hai su te stesso e che ti limiteranno la crescita. Se tendi ad avere alte aspettative su come gli altri dovrebbero comportarsi sarai spesso deluso quando questo non accadrà. Sono solo le tue aspettative sulle persone che causano il fatto che tu le giudichi quando in definitiva dai un giudizio su te stesso. Veramente molte persone vivono una vita che non dovrebbe essere vissuta da loro. Vivono la loro vita secondo quello che gli altri pensano sia meglio, secondo quello che i genitori pensano sia meglio, i loro amici, i loro nemici e i loro insegnanti, il governo e i media pensano siano meglio per loro. Ignorano la loro voce interna, la loro chiamata interiore. Spesso si dimenticano di che cosa li fa felici, di che cosa vogliono, di che cosa hanno bisogno. Hai una vita sola – questa, di questo momento – che devi vivere, ed evitare che le opinioni di altre persone ti distraggano dal tuo percorso.

14. Tieni un diario. invece di raccontare tutto quello che ti accade, filtra solo gli avvenimenti positivi e prendine nota. Potrebbe essere una qualsiasi cosa, anche banale, da un’autobus che arriva in orario, alla deliziosa colazione cucinata da tua madre, o al fatto di esserti ricordato di pagare le bollette in tempo. E’ quando cerchiamo la positività nelle piccole cose che ci rendiamo conto che vale la pena vivere, dove non lasciamo spazio per negatività. Prova consapevolemente a fare questo per 10 giorni, alla fine del decimo giorno quando leggerai il tuo diario avrai solo i ricordi delle cose belle che ti sono accadute

15. Medita. Non solo meditare secerne ormoni della felicità ma ti crea anche un senso di consapevolezza interno. Imparererai a controllare il tuo respiro, e per mezzo di esso, controllare il vagare della tua mente. Ogni volta che si medita si sente un impulso di energia positiva che attraversa il corpo e calma i nervi, calma la mente, eleva l’umore, per non parlare poi del miglioramento del vostro livello di tolleranza.

16. Abbraccia il cambiamento: il cambiamento è un bene. Cambiare ti aiuterà a passare da A a B. Cambiare ti aiuterà a migliorare la tua vita e quella di chi ti circonda. Segui la tua beatitudine, abbraccia il cambiamento e non resistergli.

17. Re-inventa il tuo bisogno di avere ragione: Molti di noi non sopportano l’idea di essere nel torto, vogliono sempre avere ragione, anche al rischio di troncare degli ottimi rapporti o di causare grandi quantità di stress e di dolore, sia a noi stessi che agli altri. Ci piace controbattere ad ogni costo anche quando siamo nel torto. Semplicemente non ne vale la pena perché l’essere nel giusto è del tutto soggettivo, con tanti strati di prospettive di verità. Ogni volta che sentite l’ “urgente” bisogno di entrare nel merito di chi ha ragione o torto, fatevi questa domanda. “Preferisco avere ragione, o essere gentile?” Wayne Dyer.

18. Dite “grazie”: Ringraziate il cielo, i vostri genitori ,i vostri amici e ringraziate voi stessi per tutti il duro lavoro che avete fatto, per tutto quello che avete raggiunto. Dire grazie spesso vi rende umili, e una persona umile raramente è cinica.

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Punto di vista di Leo Gesvantner: ricercatore.

I miei interessi attuali ruotano principalmente attorno all’attivismo sociale. I miei articoli e conferenze sono stati temporaneamente messi in disparte, a causa del mio lavoro che coinvolge il Progetto Shedfarm, un progetto comunitario di agricoltura che ho sviluppato negli ultimi mesi. Come attivista, la mia attenzione tende a coinvolgere la scienza, la tecnologia, le arti e le capacità dell’umanità ed usarle per il bene di tutti. I miei articoli, conferenze e progetti personali riflettono fortemente tutto ciò.

Il picco del petrolio è la maggiore (e giustificatamente) preoccupazione a cui mi è capitato di pensare più e più volte negli ultimi tempi. Per quelli non familiari a questo tema, il picco del petrolio è quel punto dove la produzione di petrolio raggiunge un “picco” e comincia poi costantemente a declinare, portando alla fine ad uno scenario dove l’energia richiesta per estrarne di nuovo è maggiore di quella effettivamente contenuta nella quantità che ne viene estratta — giunti a questo punto, semplicemente il continuare a produrre petrolio accellera l’esaurimento delle riserve d’energia ancora più velocemente.  Fortunatamente, solamente grazie alle capacità scientifiche ed ingegneristiche degli esseri umani, questo scenario non si manifesterà mai.

Peak Oil

Peak Oil

Gli Stati Uniti sono, di gran lunga, i più grandi consumatori di petrolio —  consumiamo tanto petrolio quanto tutte e 5 le nazioni insieme che ci seguono nella classifica ed il 40% in più dell’intera Unione Europea. La maggior parte del petrolio (come tutti gli altri combustibili fossili) vengono impiegati nei trasporti, nella produzione di energia, nell’industria petrolchimica — altri maggiori consumatori di petrolio sono l’industria manifatturiera, quella metalmeccanica pesante e gli impianti di  riscaldamento per edifici residenziali e commerciali, comunque questi ultimi sono facilmente rimpiazzati da sistemi che funzionano direttamente ad elettricità (1) (2) (3). Così è mia opinione dire che il maggiore impiego di combustibili fossili sia dato dai trasporti (e attualmente ci sono troppe auto, camion, moto, treni, aerei, navi, ecc da sostituire facilmente o rapidamente con veicoli elettrici, così com’è anche per quanto riguarda gli usi produttivi e di riscaldamento) che dal riscaldamento dell’acqua per produrre vapore e la lavorazione di vari idrocarburi diversi per produrre vari materiali plastici, gomma sintetica, coloranti, vernici etc…

Generare elettricità è ormai obsoleto e non necessario da anni. La maggiore e abbondante sorgente di energia pultita e rinnovabile è quella solare, geotermica e eolica, con rispettivamente ~ 35.000 , ~ 1400 e ~ 15 volte la quantità di energia elettrica consumata a livello mondiale nel 2008. Un sistema globale, decentralizzato, di reti intelligenti di energia – incluse anche fonti come l’idroelettrico e la fusione, quando diventerà disponibile – e contemporaneamente lo sviluppo di migliori ed efficienti sistemi elettrici a basso consumo energetico si tradurranno in una società che produce molta più energia elettrica di quella che potrebbe effettivamente utilizzare, il cui problema principale sarà solamente capire come immagazzinarne gli eccessi.

Skytran

I trasporti sono un problema facilmente risolvibile, anche se richiedono una massiccia ristrutturazione delle infrastrutture di trasporto urbane ed extraurbane ed una significativa riduzione della domanda per quanto riguarda il trasporto privato. Fortunatamente, i sistemi più promettenti come l’ET3 e lo Skytran (4)(5)(6), sono entrambi totalmente automatizzati, a propulsione elettrica, super efficienti, veloci e meno dispendiosi da installare e da mantenere rispetto agli attuali sistemi di trasporto di massa, incluse le autostrade, e portano con se il potenziale necessario a permettere ad ogni individuo di viaggiare in qualsiasi posto della terra che ha accesso a questi sistemi con costi inesistenti o comunque molto contenuti per ogni passeggero, riducendo drasticamente il bisogno — e quindi la domanda — di sistemi di trasporto privati inefficienti e inquinanti.

L’ultimo aspetto di cui occuparci è l’industria petrolchimica —  e fortunatamente abbiamo risolto anche questo problema. Gli idrocarburi —  molecole basate totalmente o prevalentemente da atomi di idrogeno e di carbonio – sono fondamentali per la produzione dei materiali più diffusi attualmente utilizzati come plastica, gomma, vernici, adesivi, asfalto, ecc…. Finchè non scopriremo o svilupperemo nuovi materiali in sostituzione di quelli attualmente in uso, sarà di cruciale importanza per la produzione di questi materiali (7)(8)(9)(10)(11). Gli idrocarburi sono tradizionalmente prodotti da processi di raffinazione in appositi impianti ad alta intensità energetica. Tuttavia, un nuovo metodo sviluppato dall’ “Huber Biofuel Research Group” nel dicembre del 2010 potrebbe permettere la produzione di ogni prodotto sintetico da idrocarburi attualmente utilizzato nell’industria petrolchimica “senza modifiche da apportare alle infrastrutture esistenti” (12)(13). (NDR E’ solo uno dei possibili sistemi, un altro potrebbe essere rappresentato dallo sviluppo dell’industria della canapa, ad esempio.)

Sebbene la maggior parte degli interessati alla questione della prospettiva del picco del petrolio sostengano che il picco globale è già stato superato o si sta rapidamente avvicinando —(14) (15) (16) (17), le tecnologie esistenti attualmente, se utilizzate correttamente e al loro pieno potenziale , potrebbero eliminare completamente qualsiasi minaccia globale all’umanità causata dal picco del petrolio.

Fonti: Zeitnews.org

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