Non è una favola: Seattle sta per costruire la prima foresta commestibile della Nazione

Pubblicato: 4 aprile 2013 da ive in News & Articoli, Scienze Sociali
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Traduzione a cura di Ezio Marano

Dimenticatevi i prati. Il nuovo parco della città sarà pieno di piante commestibili, e tutto, dalle pere alle erbe, sarà prelevabile gratuitamente.

La visione di Seattle di un’oasi alimentare urbana sta andando avanti. Un appezzamento di sette acri di terreno nella città di Beacon Hill a sarà piantato con centinaia di diversi tipi commestibili: noci e castagni, cespugli di mirtilli e lamponi, alberi da frutta, tra cui mele e pere; piante esotiche come ananas, agrumi yuzu, guava, cachi, honeyberry e mirtilli rossi, erbe aromatiche, e altro ancora. Tutto sarà a disposizione di chiunque voglia piluccare aggirandosi nella prima foresta alimentare della città.

 

“Questo è totalmente innovativo, e non è mai stato fatto prima d’ora in un parco pubblico,” racconta a TakePart Margarett Harrison, architetto-capo paesaggista per il progetto Foresta Alimentare Beacon. La Harrison sta lavorando ora sulla costruzione e sui disegni di permessi e si aspetta di iniziare i lavori questa estate.

Il concetto di foresta alimentare spinge certamente più in là i limiti di agricoltura urbana e si fonda sul concetto di permacultura, il ché significa che sarà perenne e autosufficiente, come una foresta è in natura. Non solo, questa foresta è il primo progetto di permacultura di Seattle su larga scala, ma si crede anche sia il primo del suo genere nella nazione.

“Il concetto significa che consideriamo il suolo, le piante da compagnia, insetti, tutto sarà reciprocamente vantaggioso l’uno per l’altro”, dice la Harrison.

Che il piano sia venuto del tutto alla luce è notevole di per sé. Quello che era iniziato come un progetto di gruppo per un corso di disegno di permacultura è finito come un esempio da manuale di sensibilizzazione della comunità andato bene.

“Gli Amici della Foresta Alimentare hanno intrapreso eroici sforzi di sensibilizzazione per assicurare il sostegno del quartiere. Il team ha inviato oltre 6.000 cartoline in cinque lingue diverse, ha organizzato presentazioni in occasione di eventi e fiere, e pubblicato volantini”, scrive Robert Mellinger per Crosscut.

I suggerimenti del vicinato sono stati così apprezzati dagli organizzatori, hanno anche usato traduttori per aiutare i residenti cinesi ad avere voce in capitolo nella pianificazione.

Quindi, chi potrà raccogliere tutta questa abbondante frutta matura quando sarà il momento?

“Chiunque e tutti”, dice la Harrison. “C’è stata grande discussione su questo. Persone preoccupate, ‘E se qualcuno arriva e si prende tutti i mirtilli?’ Il ché potrebbe benissimo accadere, ma forse qualcuno ha veramente bisogno di quei mirtilli. Noi la vediamo così — se non ci saranno più mirtilli alla fine della stagione, allora significa che abbiamo avuto successo.”

fonte: takepart

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commenti
  1. Ezio Marano ha detto:

    Quante aree urbane limitrofe potrebbero beneficiare di una tale pianificazione?
    I vari “perché” non lo si faccia sta solo nell’imparare a guardarci dentro e non solo attorno.

  2. enrico ha detto:

    7 acri ? cioè 3 ettari ? tanto di cappello, ha un valore simbolico e culturale, di certo non sfamerà molta gente. Immagino 100-200 kg equivalenti di frutta. Qui a rimini abbiamo un po’ di pini da pinolo in un parco, ogni tanto si vedono extracomunitari che ne fanno incetta con attrezzi professionali , e va bene così perchè almeno loro ne fanno buon uso. Mi piace molto l’iniziativa, a patto di considerarla per il valore simbolico e culturale (enorme), non per il valore di risposta a bisogni alimentari (modestissimo). enrico gorini

  3. Denis Gobbi ha detto:

    Se lo facessero in tutti i parchi pubblici, l’impatto sarebbe notevole, perchè non lo si fà? L’economia di mercato, ahinoi. I commercianti e i produttori sicuramente non apprezzerebbero.

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