Dai pupazzi per ventriloqui a cene a base di tacchino, la stampante 3-D sta arrivando nelle nostre case.

Pubblicato: 27 aprile 2012 da ive in News & Articoli, Ricerca
Tag:, , , , , , , ,

Traduzione a cura di Maurizio Bisogni

Il modello 1 (qui sopra) è il primo Fab@Home system ad uso “casalingo”. Esso comprende tutto il necessario per la fabbricazione multi-materiale da scrivania. Si avvale di un semplice "pompa a siringa", lo strumento che emette materiale, con siringhe monouso per consentire erogazione di una vasta gamma di materiali. Immagine gentilmente concessa da Fab@Home

Quando il ventriloquo Jeff Dunham ha dovuto fare un nuovo manichino per il suo show, ha progettato la testa del personaggio sul suo computer casalingo e lo ha poi stampato nel suo laboratorio.

Utilizzando una tecnologia emergente nota come stampa 3-D, la stampante di Dunham ha posizionato strato dopo strato della plastica colorata fino a formare la testa del manichino.

Allo stesso modo gli scienziati presso la Cornell University stanno stampando cene a base di tacchino. Diversi produttori stanno creando su misura corone dentarie, e altri stanno realizzando anche arti personalizzati.

La stampa 3-D ha già iniziato a rivoluzionare la produzione ed è ora in procinto di entrare nelle case e negli uffici. E, proprio come i computer desktop hanno rivoluzionato il mondo informatico, spostando la computazione dalle grandi corporation proprietarie di grossi mainframe alle nostre scrivanie, così la stampa 3-D è pronta a fare lo stesso passo.

Coloro che lavorano in questo settore chiamano questo processo “Fabbricazione per addizione “, perché la stampa realizza oggetti con l’aggiunta di materia, senza alcun residuo. Al di là del nome adottato, le macchine stanno diventando sempre più piccole, il software sempre più disponibile, e le macchine – soprannominate “fabbers” – più economiche, alcune sotto i 1.000 euro.

“In poche ore, queste mini-fabbriche sono in grado di produrre un oggetto semplice come uno spazzolino da denti oppure realizzare componenti complessi per macchinari, prodotti artigianali, quali gioielli od oggetti ad uso domestico”, scrivono Hod Lipson della Cornell University e Melba Kerman, consulente di Triple Helix Innovation, in un rapporto intitolato “Fabbrica In Casa” per la commissione di politica scientifica e tecnologica americana.

Le stampanti 3D funzionano come le tradizionali stampanti ink-jet tranne per il fatto che spruzzano plastiche, metalli o quasi tutte le sostanze che siano in grado di fluire attraverso l’augello, posizionate poi su piattaforme come fogli molto sottili. Lo strato indurisce, la piattaforma si muove leggermente verso il basso, e un altro strato viene aggiunto. Come per le stampanti a colori, con quattro o cinque inchiostri differenti, le stampanti 3-D possono sparare più di una sostanza.

Una grosso mercato sta fiorendo intorno a questa tecnologia, ha detto Terry Wohlers, un consulente dal Colorado specialista del settore. Tutto, dalle piccole start-up alle grandi multinazionali utilizzano le stampanti 3-D per costruire prototipi, pezzi finiti o elementi completi, o per fornire un servizio di stampa.

Alcuni esempi? Nike disegna scarpe da ginnastica su un computer e stampa i prototipi. Boeing ha parti stampate tridimensionalmente in dieci dei suoi aeromobili. Migliaia di dispositivi di stampa servono per creare protesi per corpi umani, e modificarli per ogni individuo, semplicemente regolando il software. Le macchine possono produrre attrezzature di laboratorio, dispositivi elettronici e farmaci personalizzati.

Adesso l’attenzione si rivolge alle persone e alla casa.

Nel laboratorio della Cornell University di Lipson, i ricercatori stanno realizzando stampanti 3-D per la cucina. Con l’aiuto dello chef newyorkese Dave Arnold, che stanno elaborando cibo stampabile. Possono realizzare con, come ingrediente degli alimenti, qualsiasi disegno desiderato, scrivere con questi ingredienti, o scriverci sopra.

Questi dispositivi, che hanno le dimensioni di grandi forni a microonde, fanno quasi il lavoro dei replicatori di Star Trek, dove il Capitano Jean-Luc Picard ordinava regolarmente “tè Earl Grey, caldo” e la tazza di tè caldo appariva subito. La differenza, dice Jeff Lipton, studente laureando nel laboratorio di Lipson, è che il replicatore realizzava cibi partendo da una base di elementi atomici, mentre i dispositivi di Cornell per mettere il cibo “insieme” necessitano di tubi di ingredienti più complessi in forma liquida o simil pasta,. Quello che entra, esce.

Non tutti gli ingredienti funzionano, dice Lipton. Quando si è lavorato con formaggi, Nutella, salsa Hummus, e burro di arachidi, il risultato non è stato soddisfacente. Si è quindi provato ad utilizzare ingredienti artificiali.

“Alcune persone possono accettare un po ‘di artificialità ma non è più cibo: si tratta di gunk (materia informe)”, ci ha detto Lipton, “Ci abbiamo provato, ma già dai primi esperimenti ci è sembrato improponibile e siamo ritornati sui nostri passi.”

Hanno provato alcune delle ricette, cui Arnold ha contribuito a progettare con gli chef della stimata scuola di Amministrazione per Hotel a Cornell.

“Ci hanno giudicato severamente”, ha detto Lipton. Ma, ci hanno detto, che ci stiamo avvicinando.

Nel caso del tacchino, i tubi contenevano carne (di tacchino) macinata ed un emulsionante, una sorta di “colla carne”, usato per fare le salsicce. La sostanza “tacchino” si induriva subito dopo la stampa e sembra, ha il sapore e profuma proprio come tacchino.

Lipton ci ha detto che la maggiore difficoltà per replicare il cibo è la calibrazione delle lavorazioni.

“Due lotti di pasta biscotto possono avere proprietà di cottura molto diversi”. Ottenere la giusta temperatura è stato difficile. Anche i cambiamenti di temperatura in cucina o in laboratorio potrebbero rovinare il processo di realizzazione del cibo.

Lipton ha detto che stanno lavorando su un sistema di feedback che permetterà di calibrare le stampanti stesse.

Trovare e mantenere le temperature giuste è stato anche un problema presso la Exeter University (UK), che è riuscita a stampare il cioccolato. Il cioccolato è difficile da lavorare perché la temperatura deve essere giusta e la portata del getto ideale. Utilizzando i sistemi di controllo concepiti a Exeter, gli utenti possono progettare i propri dessert.

Il bello di questa tecnologia è che gli sprechi sono ridotti al minimo.

Non tutti sono convinti che tutto questo porterà le stampanti 3-D in ogni casa. Potrebbe, tuttavia, essere un nuovo modo di fare business, entrando in un’epoca che gli economisti chiamano un economia “long-tail “, in cui le aziende offrono enormi volumi di merci, ma in piccole quantità di molti articoli per i suoi clienti, qualcosa di come i modelli Amazon e Netflix.

“Il consumatore andrà sul web, digiterà il numero del pezzo, che sarà disponibile in formato digitale da qualche parte, o ci sarà un servizio che lo proporrà e verrà stampato per poi essere inviato. Ecco come credo che il mercato si svilupperà”, ha detto Wohlers .

Oppure, si andrà alla stampante e digiteremp “tacchino, dressing, purè di patate dolci e tè Earl Grey e ……….. buon appetito

Fonte: Physorg

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Annunci
commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...