Un vaccino per le scimmie suggerisce come fermare l’HIV

Pubblicato: 20 gennaio 2012 da ive in News & Articoli, Ricerca
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Traduzione a cura di Lorenzo Micali

Uno studio potrebbe aiutare i ricercatori a sviluppare un vaccino per l’uomo.

Un vaccino contro un virus diffuso nelle scimmie potrebbe fornire alcuni indizi su come sconfiggere l’HIV. Alcuni scienziati hanno creato un vaccino che protegge i macachi da una potente forma di infezione causata dal virus di immunodeficienza dei primati (SIV), il quale è vagamente connesso al virus che provoca l’AIDS nell’uomo.

In precedenza i vaccini contro il SIV sono stati efficaci, ma l’effetto protettivo è difficilmente riproducibile anche per l’HIV. Gli scienziati sono fiduciosi che gli ultimi risultati, apparsi online su Nature, possano essere combinati alle scoperte di un vaccino di modesto successo già testato sull’uomo, per mostrare la via a un effettivo vaccino per l’HIV.

“Secondo me, se è possibile nelle scimmie, deve esserlo anche nell’uomo” afferma Bruce Walker, virologo al Ragon Institute of MGH, MIT and Harvard a Boston, Massachusetts, seppur non coinvolto nello studio.

“Poichè l’HIV fa ammalare le scimmie, la SIV è il miglior modello per analizzare i vaccini prima di testarli sull’uomo” dice Dan Barouch, virologo al Beth Israel Deaconess Medical Center a Boston, e principale autore del recente studio. In passato, i vaccini anti-SIV avevano protetto i macachi solo da quei determinati ceppi usati per creare il virus, o da quelli più facili da uccidere, spiega Barouch.

Il suo team ha trattato i gruppi di macachi (Macaca mulatta) con diverse varietà di vaccini detti a “due fasi”, composti da un virus “primario” (un “primer”) ottenuto geneticamente per contenere i geni del SIV, seguito un anno e mezzo più tardi da un’ulteriore “boost” (vaccinazione aggiuntiva) effettuata con un altro virus con gli stessi geni. Sei mesi dopo quest’ultima vaccinazione, il team di Barouch ha infettato le scimmie con un ceppo di SIV diverso da quello presente nel vaccino, contro la quale le scimmie hanno avuto difficoltà a sviluppare un sistema immunitario per reagire.

Per bloccare l’infezione si è rivelato migliore un vaccino fatto da un ceppo di adenovirus e un boost di un pox-virus modificato. Tre quarti delle scimmie che non hanno ricevuto il vaccino hanno sviluppato la SIV dopo un’unica esposizione, contro il 12% di quelli che hanno ottenuto il vaccino migliore.

La squadra di Barouch ha continuato a esporre le scimmie alla SIV una volta alla settimana, e la maggior parte degli animali vaccinati alla fine ha contratto il virus. I ricercatori però calcolano che il vaccino migliorato ha ridotto le probabilità che un animale possa contrarre la SIV di oltre l’80% dopo una singola esposizione.

Anticorpi in azione

Alla ricerca di una spiegazione per il successo del vaccino, i ricercatori hanno analizzato decine di caratteristiche nelle risposte immunitarie delle scimmie. Gli animali che hanno prodotto alti livelli di anticorpi che attaccano la proteina nell’involucro che circonda il virus, erano quelli più incompatibili alle infezioni. Sono state trovate diverse risposte immunitarie contro l’involucro e contro un’altra proteina SIV chiamata “Gag” in quegli animali che hanno sviluppato l’infezione, ma che però hanno tenuto il virus a bassi livelli.

Altri gruppi di studiosi, sperando di sviluppare vaccini per l’HIV, presteranno estrema attenzione a queste scoperte. “Ci offrono un piano che illustra come dovremmo procedere nei vaccini da sperimentare, e quali tipi di reazioni dobbiamo aspettarci di provocare”, dice Barouch.

Alcune di queste reazioni immunitarie sono state osservate anche nell’unico esperimento di vaccino anti HIV che finora ha protetto gli esseri umani dalle infezioni, osserva. I ricercatori a comando dell’esperimento RV144 (noto anche come l’esperimento thailandese) hanno riferito nel 2009 che la combinazione dei loro vaccini ha ridotto le probabilità di contrarre l’HIV di circa il 30%. I soggetti dell’esperimento che non hanno contratto l’HIV tendono anche a produrre i più alti livelli di anticorpi contro la proteina dell’involucro del virus (LINK).

Sono già in cantiere delle verifiche nell’andamento all’esperimento RV144, e il team di Walker sta raccogliendo fondi per un esperimento per un vaccino contro l’HIV in Sud Africa, equivalente al vaccino SIV di Barouch. “Penso che abbiamo bisogno di raggiungere molti più obiettivi nei prossimi anni”, dice Walker.

Robin Weiss, virologo presso l’University College di Londra, chiama lo studio “un progresso interessante”, ma vorrebbe vedere la prova che i vaccini SIV proteggono più di un solo ceppo della SIV.

Anthony Fauci, direttore del “US National Institute of Allergy and Infectious Diseases” di Bethesda, nel Maryland, dice che lo studio della SIV dovrebbe essere preso con “un grano di sale”, perché è stato fatto sugli animali, non sugli esseri umani. Ma i suoi risultati, se combinati con quelli dell’esperimento RV144 e con altri studi che suggeriscono che alcune persone possono sviluppare una vigorosa risposta immunitaria all’HIV, danno motivo di ottimismo. “La gente generalmente sente che stiamo andando nella giusta direzione”, dice Fauci.

Fonte: Nature

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