Imparare in stile “Matrix” ? Forse non è più fantascienza

Pubblicato: 19 dicembre 2011 da ive in News & Articoli, Ricerca
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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Quanto vi piacerebbe poter scaricare nel vostro cervello l’abilità di suonare il piano? Magari non avrete lo stesso senso di soddisfazione,
ma sarebbe sicuramente molto più veloce e facile di anni passati a fare pratica e lezioni.
Beh, non ci siamo ancora (e forse non dovremmo mai arrivarci), ma questo scenario è ora un po’ più vicino alla realtà, grazie alla ricerca condotta dall’Università di Boston e la ATR Computational Neuroscience Laboratories di Kyoto, in Giappone.

L’idea base è questa: usando una tecnica chiamata neuro-feedback decodificata, o DecNef, le persone potrebbero essere allenate a modificare la loro attività cerebrale, in modo da farla coincidere con qualcuno che già è in possesso di una certa abilità.

Gli scienziati dei due istituti hanno usato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per osservare il modello di attività della corteccia visiva nei soggetti durante il test, dove venivano mostrati loro dei cerchi striati messi in varie orientazioni. Successivamente i ricercatori hanno usato DecNeft per allenare gli stessi soggetti a cambiare il loro pattern cerebrale, per farlo riassemblare nella maniera più ottimale al target predeterminato .
Questo è stato fatto presentandogli un’immagine di un cerchio verde che diventava più grande ogni volta che loro si avvicinavano al pattern posto come obiettivo.

Nei soggetti che hanno trovato questo modello numerose volte si è notato che, la performance in un determinato compito visivo (discriminare tra diverse orientazioni dei cerchi striati) è migliorata, ed è rimasta così per molto tempo. Questo approccio ha funzionato anche quando i soggetti non erano consapevoli di ciò a cui erano stati addestrati nel compito visivo.

Mentre l’acquisizione di abilità complesse, per esempio pilotare un’elicottero, come si è visto in Matrix, non sarà possibile in tempi brevi, i ricercatori ritengono che DecNef potrebbe anche avere un valore terapeutico, come per esempio allenare persone con disturbi mentali a far corrispondere la loro attività cerebrale con quella di individui sani

Fonte: Gizmag

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