La recessione economica fa pagare il conto alle relazioni familiari.

Pubblicato: 12 dicembre 2011 da Denis Gobbi in News & Articoli, Scienze Sociali
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Traduzione di Denis Gobbi

Carlo Gustavo ha scoperto che i genitori che sperimentano problemi finanziari e depressione sono meno portati a sentirsi connessi ai loro figli, e che essi a loro volta sono meno propensi ad intraprendere comportamenti prosociali come fare del volontariato o semplicemente aiutare il prossimo.

Carlo Gustavo ha scoperto che i genitori che sperimentano problemi finanziari e depressione sono meno portati a sentirsi connessi ai loro figli, e che essi a loro volta sono meno propensi ad intraprendere comportamenti prosociali come fare del volontariato o semplicemente aiutare il prossimo.

La maggioranza degli americani considerano la loro corrente situazione finanziaria come povera, e quasi la metà di loro affermano di essere incappati in problemi finanziari durante l’ultimo anno, in accordo con il Centro di Ricerca di Pew. Un ricercatore dell’università del Missouri ha studiato come i problemi finanziari dei genitori ed i conseguenti stress mentali influenzino il rapporto con i figli. Egli ha scoperto che i genitori che sperimentano problemi finanziari e depressione sono meno portati a sentirsi connessi ai loro figli, e che essi a loro volta sono meno propensi ad intraprendere comportamenti prosociali come fare del volontariato o semplicemente aiutare il prossimo.

“Lo studio serve a ricordare che i comportamenti dei bambini sono influenzati dai problemi che li circondano in maniera ravvicinata.” ha affermato Gustavo Carlo, professore di Diversità dell’Università del Missouri nel dipartimento dello Sviluppo Umano e degli Studi sulla Famiglia. “Le situazioni economiche familiari sono influenzate da ampi fattori nella nostra società e questi problemi possono portare ad una depressione che danneggia le relazioni genitore-figlio.

Ricerche precedenti hanno indicato che le connessioni genitore-figlio sono un importante indicatore del comportamento prosociale nei bambini. I comportamenti prosociali sono responsabili dello sviluppo morale, migliorano i risultati nelle relazionarsi, nella scuola e nel lavoro.

Diversamente da studi precedenti che si erano focalizzati su famiglie a basso reddito ed alto rischio, Carlo ed i suoi colleghi hanno studiato famiglie di classe media e medio-alta . Genitori e figli hanno risposto a domande sullo stress/depressione  economica e sulla connessione tra genitori-figli. Un anno dopo, i bambini hanno riportato quanto spesso hanno ingaggiato tramite comportamenti prosociali sconosciuti, membri della famiglia ed amici.

“Anche le famiglie della classe media stanno avendo difficoltà finanziarie, e ciò stà influendo sulla capacità dei genitori di essere valide figure per i figli.” ha detto Carlo. “Quando i genitori sono depressi, ciò si ripercuote sulle relazioni con i figli”.

Carlo suggerisce, quando possibile, che i genitori depressi vengano seguiti da uno psicologo professionista. Possono altresì ricercare aiuto dal coniuge, dai familiari, dagli amici, dalle chiese  o da qualsiasi altra organizzazione comunitaria. Raccomanda i coniugi di fare sforzi per raggiungere un equilibrio ed aiutarsi a vicenda spendendo del tempo prezioso con i bambini.

“Educare i bambini è già difficile” afferma Carlo. “Quando hai pesi aggiuntivi come difficoltà finanziarie e depressione la sfida diventa ancor più impegnativa”

Lo studio, “A Test of the Economic Strain Model on Adolescents’ Prosocial Behaviors” è stato pubblicato nella “Rivista della Ricerca sull’Adolescenza” a fine di quest’anno. Carlo ha collaborato con i ricercatori Laura Padilla-Walker e Randal Day della Brigham Young University. Il Dipartimento dello Sviluppo Umano e degli Studi sulla Famiglia è una parte dell’Istituto delle Scienze Ambientali Umane.

Fonte: Università del Missouri-Columbia

Fonte: Zeitnews.org

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commenti
  1. Jaulleixe ha detto:

    “Carlo suggerisce, quando possibile, che i genitori depressi vengano seguiti da uno psicologo professionista”: non fa una grinza, a parte il fatto che chi ha serie difficoltà economiche purtroppo tende a rinunciare a questo tipo di supporto perché non se lo può permettere, e il pagamento della prestazione è parte integrante del rapporto terapeutico, per cui non va bene appoggiarsi a reti di volontari. L’unica alternativa sarebbe (e arriviamoci anche qui in Italia prima che sia troppo tardi!) potenziare il servizio pubblico, in modo da renderlo capillare.

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