Ricercatori usano una stampante 3D per creare un materiale simile alle ossa umane.

Pubblicato: 4 dicembre 2011 da ive in News & Articoli, Ricerca
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Traduzione a cura di Daniel Iversen


Dall’aspetto sembra un’osso. Lo si sente come un’osso. Per la maggior parte si comporta da osso. Ed è uscito da una stampante a getto.

I ricercatori della Washington State University hanno usato una stampante 3D per creare un materiale simile all’osso con una struttura tale da poter essere utilizzato in procedure ortopediche, lavori dentali, e per portare aiuto nel trattamento dell’osteoporosi.
Messo in coppia con l’osso reale funge da impalcatura per la crescita di quest’ultimo e alla fine si dissolve, senza nessun apparente effetto dannoso.

Gli autori riportano il successo del test in vitro sulla rivista “Dental Materials” e dicono di stare già osservando i risultati promessi con test su ratti e conigli. E’ probabile che i medici saranno in grado di sostituire gli ordini di tessuto osseo in pochi anni, dice Susmita Bose, co-autrice e professoressa nella WSU School of Mechanical and Materials Engineering.

“Se il medico ha la TAC di un difetto, possiamo convertirlo in un file CAD e costruire il ponteggio in accordo con il difetto” dice Bose.

Il materiale nasce da uno sforzo interdisciplinare durato quattro anni che ha coinvolto la chimica, la scienza dei materiali, la biologia e la produzione.
Una delle principali conclusioni del documento è che l’aggiunta di silicone e zinco ha piu che raddoppiato la resistenza del materiale base, il calcio fosfato.
I ricercatori hanno anche trascorso un’anno per ottimizzare a questo scopo una stampante 3D già in commercio, chiamata ProMetal, progettata per creare oggetti metallici.

La stampante funziona con uno spray a getto di plastica che spalma strati dello spessore di 20 micron, circa la metà dello spessore di un capello umano.
Seguendo le istruzioni del computer, crea un cilindro incanalato delle dimensioni di una gomma da cancellare di una matita.

Dopo appena una settimana a contatto con cellule ossee umane immature, l’impalcatura era sostenuta da una rete di nuove cellule ossee.

Fonte: Medicalxpress

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