Contro la caccia al profitto

Pubblicato: 29 novembre 2011 da ive in News & Articoli, Scienze Sociali
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Contro la caccia al profitto (da “Internazionale” n 918)

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Raj Patel, The Nation, Stati Uniti
(Ray Patel è un economista e giornalista britannico. Ha scritto I padroni del cibo, Feltrinelli 2011)

Per avere un sistema alimentare democratico bisogna riscrivere le regole del sistema finanziario

Mentre si diffonde sempre di piu il piacere delle verdure di stagione a chilometri zero e aumentano i giovani che amano sprocarsi le mani con la terra, sembra crudele richiamare l’attenzione sui problemi del sistema alimentare.

Ma bisogna temperare l’ottimismo della volontà con il pessimismo della ragione. Nonostante le conquiste del movimento per il cibo degli ultimi dieci anni, è difficile allontanare la sensazione che il pessimismo sia piu forte.

Per ogni orto biologico alla Casa Bianca c’è un responsabile dell’ufficio del rappresentante per il commercio staaatunitense che viene dall’industria dei pesticidi. Sasha e Malia Obama mangeranno anche alimenti sani, ma il sud del mondo è ancora fermo ai prodotti chimici. Anche se i raccolti sono abbondanti, milioni di persone soffrono ancora la fame. La causa non è la crescita demografica: si produce cibo a sufficienza per tutti.
Ma l’economia della produzione agricola tende a dimenticare le esigenze dell’alimentazione.
Innanzitutto aumenta la percentuale di colture destinate non all’alimentazione umana o animale, ma alla produziuone di biocarburanti per far circolare le automobili.
Piu di un decimo della produzione mondilae di cereali secondari (diversi dal grano e dal riso) è usata per produrre combustibili, e secondo le stime dell’Ocse, entro i prosismi 10 anni un terzo delle coltivazioni di canna da zucchero sarà trasformato in biocarburanti invece che in dolcificanti.
Ma c’è solo una cosa peggiore del bruciare il cibo: specularci sopra.
Come fa notare l’economista Jayati Ghosh, una delle conseguenze del Commodity futures modernization act (Cfma), una legge statunitense del 2000 che deregolamenta i prodotti finanziari, è che alla fine del 2007 gli acambi di future sulle materie prime hanno raggiunto i novemila miliardi di dollari.
C’è un vivo dibattito tra gli economisti sulla possibilità che questo possa aver provocato un aumento dei prezzi o fluttuazioni troppo ampie.
Ma una cosa su cui tutti sono d’accordo è che, se i prodotti agricoli sono sempre di piu oggetto di strumenti finanziari senza regole, i prezzi alimentari saranno sempre piu legati agli umori delle borse.
A questo punto il contenuto (quando c’è) delle ciotole dei piu poveri dipenderà non tanto dalla reale disponibilità di cibo, ma dal prezzo del petrolio.

LA BUONA NOTIZIA

Il movimento per il cibo lotta contro i cambiamenti climatici, le speculazioni sui terreni e i biocarburanti. Nonostante la crisi che stiamo vivendo, i capitalisti sembrano sempre piu sfrenati nella loro ricerca del profitto e hanno trovato nuovi modi per speculare sul nostro pane quotidiano.
Per avere un sistema alimentare autenticamente democratico bisogna riscrivere le regole del sistema finanziario.
E per fare questo è necessario identificare e affrontare il capitalismo come il vero nemico della sovranità alimentare.
Naturalmente una posizione ragionevole serve a poco se le idee non si trasformano in realtà.
Servono soluzioni concrete per coltivare, mangiare e condividere il cibo in modo da migliorare la vita delle persone. E forse il principale motivo di ottimismo è che, da Detroit al Malawi, un numero crescente di movimenti sta sperimentando nuovi modo per raggiungere questo obiettivo.

Traduzione di Enrico Del Sero.

Internazionale, numero 918, 7 ottobre 2011

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