Nuovi posti di lavoro, se sei una macchina.

Pubblicato: 13 novembre 2011 da ive in News & Articoli, Scienze Sociali
Tag:, , , , , , , , ,

 Traduzione a cura di Daniel Iversen 

Erik Brynjolfsson, a sinistra, e Andrew McAfee, autori di "Race Against the Machine", sostengono nel loro e-book che progressi tecnologici stanno superando il lavoratore umano.

La carenza di lavoro negli Stati Uniti è in gran parte giustificata da un’economia vacillante dove, però, l’avanzamento tecnologico ha inciso fortemente sulla situazione, più di quanto non venga generalmente inteso, questo in accordo con due ricercatori della Massachuseetts Institues of Techology.

L’automazione di un numero sempre maggiore di lavori eseguiti dagli esseri umani è il tema principale di “Race Against the Machine”, un e-book che verrà pubblicato lunedi. (ndr: 24 ottobre 2011)

“Molti lavoratori, per farla breve, stanno perdendo la gara contro le macchine” scrivono gli autori.

Erik Brynjolfsson, economista e direttore della M.I.T. Center for Digital Business, e Andrew P. McAfee, direttore associato e ricercatore principale nel centro, sono due dei piu grandi esperti nel settore della tecnologia e della produttività.

L'e-book "Race Against the Machine"

L'e-book "Race Against the Machine"

Il tono allarmistico nel loro libro è un punto di partenza inusuale per i due, la cui precedente ricerca si era concentrata principalmente sui benefici della tecnologia avanzata.

Infatti, come afferma McAfee, inizialmente avevano l’intenzione di scrivere un libro intitolato “L’ultima frontiera digitale”, riguardo “l’avvento della cornucopia (N.d.r: vaso dell’abbondanza) nell’innovazione”. Ora, visto che negli ultimi due anni il quadro occupazionale non è stato affatto roseo, i due ricercatori hanno cambiato direzione nell’esaminare la responsabilità della tecnologia nel recente dilagare della disoccupazione

I due autori non sono gli unici che di recente si sono focalizzati sulla ricaduta lavorativa a causa della tecnologia.
Nel corrente numero di McKinsey Quarterly, il professore W. Brian Arthur, del Santa Fe Institute, avverte che la tecnologia sta rapidamente prendendo piede anche nei lavori di servizio, seguendo l’onda di automazione presente nelle fabbriche e nelle fattorie.

“Questo ultimo deposito di impieghi si sta restringendo, e in futuro, sempre meno di noi avrà un impiego da “colletto-bianco” nel mondo degli affari, e questo è un problema” scrive Mr. Arthur.

Gli autori del M.I.T. sostengono che molti economisti non stanno tenendo in considerazione l’impennata dell’automazione.
Dello stesso avviso sono Robert. J. Gordon di Northwestern e Tyler Cowen della George Mason University  i quali sostengono che il miglioramento della produttività per mezzo dell’innovazione tecnologica è fiorita dal 1995 al 2004, ma poi si è spenta a partire da quell’anno. Mr. Cowen sottolinea questo punto nell’e-book “The great Stagnation” (La Grande Stagnazione) pubblicato quest’anno.

La tecnologia ha da sempre dislocato alcuni lavori ed impieghi. Nel corso degli anni molti esperti hanno avvertito che le macchine stavano prendendo il sopravvento.
Nel 1930 l’economista John Maynard Keynes avvertì dell’avvento di una nuova “malattia” che chiamò “disoccupazione tecnologica”, ossia l’incapacità dell’economia di creare nuovi posti di lavoro piu velocemente di quelli persi a causa dell’automazione.

Mr. Brynjolfsson e Mr. McAfee però ricordano che il ritmo dell’automazione è cresciuto negli ultimi anni grazie a una combinazione di nuove tecnologie come la robotica, macchine a controllo numerico, e controllo computerizzato dei magazzini, riconoscimento vocale e commercio on-line.

Computers sempre piu veloci ed economici uniti a software a mano a mano piu intelligenti e intuitivi, stanno dando alle macchine capacità che un tempo erano considerati peculiarità degli esseri umani, come la comprensione del parlato, la traduzione da una lingua all’altra e riconoscimento di modelli.
In questo modo l’automazione sta rapidamento passando dalle fabbriche e dalle fattorie , ai call centers, al marketing e alle vendite, ossia a gran parte del settore dei servizi, quello che fornisce piu lavoro nell’economia.

Gli autori scrivono che durante l’ultima recessione, per esempio, ha perso il lavoro, nel settore vendite, una persona su 12.
In piu, il rallentamento economico ha indotto molte aziende a sostituire le persone con la tecnologia, dove fosse possibile.
Dalla fine delle recessione nel giugno 2009 (ndr secondo il New York Times), fanno notare che la spesa aziendale in attrezzature e software,  è aumentata del 26%, mentre i libri paga sono rimasti invariati.

Le aziende stanno andando bene e per quelle dentro il  “Standard & Poor’s 500-stock index” si prospettano quest’anno profitti record, un totale di 927 miliardi di dollari, come stima la FactSet Research.
E gli autori sottolineano che il profitto aziendale come quota dell’economia è ai massimid egli ultimi 50 anni.

La crescita della produttività dell’ultimo decennio, che sta a più del 2.5 % è piu alta rispetto a quella degli anni 70, degli anni 80 e persino di quella degli inizi degli anni 90; mentre l’economia, nonostante questo, non guadagna nuovi posti di lavoro, è la prima volta che ciò accade da piu di un decennio dalla grande depressione.

Le competenze delle macchine non potranno che migliorare, scrivono gli autori. Nel 2004, due economisti, Frank Levy e Richard J. Murnane, pubblicarono “The New Division of Labor,”, che analizzò le capacità dei computer e dei lavoratori umani. La guida di camion, o la capacità di interagire con oggetti in movimento erano due esempi classici di lavori non gestibili da un computer.

Questo però succedeva prima che Google, lo scorso autunno, annunciava che le sue auto a guida automatica hanno percorso migliaia di chilometri sulle strade americane  con l’assistenza umana necessaria solo in una singola occasione. Le Google-car, dice il signor Brynjolfsson, non sono altro che un segno dei tempi che cambiano.

Un’altro esempio si può trovare nel computer giocatore di “Jeopardy” dell’IBM, Watson, che nel mese di febbraio ha battuto una coppia di campioni umani del famoso quiz americano (ndr Il gioco, ricordiamo, consiste nell’arrivare a una domanda partendo dalla risposta), oppure nel nuovo software di Apple, l’assistente personale Siri, che risponde a comandi vocali.

“Queste tecnologie ora possono fare cose che solo pochi anni fa si pensava fossero fuori dalla portata dei computer”, ha detto Brynjolfsson.

Eppure i computer, tendono ad essere ristretti e con una mente fredda e matematica, bravi nei compiti assegnati, ma hanno problemi quando la soluzione richiede intuizione e creatività, caratteristiche esclusivamente umane. Un partnership, asseriscono, è il percorso da seguire per creare lavoro nel futuro.

“Nel campo medico, legge, finanza, commercio al dettaglio, manifattura come anche nella ricerca scientifica” scrivono “la chiave per vincere la gara non è di competere contro le macchine ma di competere con le macchine”

fonte: NYTIMES

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Annunci
commenti
  1. […] maggiore e in modo sempre più efficiente? La terza rivoluzione industriale, secondo gli autori di Race Against The Machine, sta arrivando troppo in fretta, perché la società abbia il tempo di adeguarsi e riorganizzarsi. […]

  2. Daniele M. ha detto:

    Ciao ragazzi.
    Di nuovo un sistema socio-economico obsoleto e lo scarso livello culturale della gente comune riescono a trasformare una cosa positiva in un dramma. Perché competere con le macchine quando potremmo semplicemente lavorare meno tutti e condividere i benefici che ne otterremmo?
    Perché siamo così affamati di risorse che invece preferiamo competere l’uno contro l’altro per riuscire ad ottenere i sempre più scarsi posti di lavoro ed avere a disposizione più dei nostri compagni. Semplice.

  3. Daniele M. ha detto:

    Cerchiamo di informare la gente di cosa sta accadendo ed aiutiamola a cambiare con essa, in modo che tutti ne possano trarre il massimo giovamento 🙂

  4. Norma Jeane Baker ha detto:

    La politica, al servizio delle minoranze privilegiate, usa e alimenta l’ignoranza dei popoli per aumentare invece che per diminuire i divari nella qualità della vita delle persone. Esiste un problema politico e dell’informazione che va risolto di pari passo con lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...