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Traduzione a cura di Peter Ray

La lotta contro il riscaldamento globale ha subìto una determinante spinta con la Cina. Il più grande produttore mondiale di anidride carbonica, per la prima volta, ha proposto di fissare un tetto per le emissioni di gas a effetto serra.

Schermata 05-2456435 alle 18.45.23La proposta della Cina, che è responsabile di un quarto delle emissioni di carbonio al mondo, consiste in un tetto per le emissioni di gas a effetto serra a partire dal 2016, nel tentativo di frenare quello che la maggior parte degli scienziati concorda nell’essere la causa principale dei cambiamenti climatici.
Questo segna un drastico risvolto di approccio della Cina nei confronti del cambiamento climatico, e gli esperti affermano che con ogni probabilità influenzerà gli altri Paesi nel promuovere politiche che prevedono tagli rigorosi per le emissioni di carbonio in uno sforzo coordinato per affrontare il riscaldamento globale.
“Questa è una notizia molto emozionante”, ha detto Lord Stern, presidente dell’Istituto di Ricerca Grantham su Cambiamenti Climatici presso la London School of Economics.
“Una mossa di tale importanza dovrebbe incoraggiare tutti i paesi, e in particolare quelli con enormi emissioni come gli Stati Uniti, ad intervenire in maniera più decisa in tema di cambiamento climatico, migliorando le prospettive per un forte trattato internazionale concordato ai massimi vertici delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico nel 2015 “, ha aggiunto Lord Stern. Nel suo rapporto del 2006 per il governo del Regno Unito sulle implicazioni finanziarie del cambiamento climatico, ha prodotto quello che molti considerano il più influente documento politico unico al mondo sul tema.

Quasi 200 paesi di tutto il mondo si sono impegnati a concordare obiettivi giuridicamente vincolanti per ridurre le emissioni al prossimo vertice significativo sul cambiamento climatico a Parigi nel 2015.

Senza un robusto accordo globale gli esperti dicono che non vi è praticamente alcuna possibilità di mantenere il riscaldamento globale a 2 ° C – oltre il quale, concordano la maggior parte degli esperti, le conseguenze diverrebbero sempre più disastrose.
Doug Parr, scienziato capo di Greenpeace, ha detto: “Questo è un grande cambiamento di posizione della Cina, e dovrebbe sbloccare la situazione di stallo con gli Stati Uniti nei negoziati globali sul cambiamento climatico. Senza un accordo tra questi due grandi attori, è difficile pensare che possa essere raggiunto un accordo nel 2015 “.
Gli Stati Uniti sono al secondo posto per emissioni di anidride carbonica, pari al 17,6 per cento del totale mondiale, mentre il Regno Unito rappresenta il 1,6 per cento.
Il Segretario della “Climate and Energy Change”, Ed Davey, in un’intervista al “The Indipendent”, ha detto che il cambiamento di approccio della Cina in tema lo ha reso più fiducioso nell’ipotesi che un accordo possa essere raggiunto nel 2015.

“Alla fine dello scorso anno la leadership cinese ha cambiato e ha inziato a parlare di creare una ‘civiltà ecologica’. Questo non significa che essi hanno firmato per ogni singolo colloquio sul cambiamento climatico, ma riconoscono che il loro modello economico deve tener conto dell’inquinamento dell’ambiente e dei danni che sta facendo alla salute delle persone “, ha detto il signor Davey .

“Rispetto a molti altri , sono davvero più fiducioso nella nostra capacità di concludere un accordo ambizioso sul cambiamento climatico nel 2015. Obama nel suo secondo mandato vuole chiaramente agire su questo, è c’è stato un formidabile e drammatico cambiamento di posizione dell’America. Insieme con il cambiamento della Cina, le ‘placche tettoniche’ di negoziati globali sul cambiamento climatico si stanno spostando veramente “, ha aggiunto Davey.
Mr Davey ha detto che vorrebbe vedere il Regno Unito assumere un ruolo di primo piano nelle discussioni sul cambiamento climatico globale per conto del blocco negoziale europeo. Tuttavia, egli si è mostrato preoccupato per l’aumento dello scetticismo del partito Ukip che potrebbe trascinare i membri della destra di Tory in quella direzione, danneggiando la credibilità della Gran Bretagna nel dibattito sul riscaldamento globale.
Elliot Diringer, del “Climate Center and Energy Solutions” in Virginia negli Stati Uniti, ha commentato la mossa della Cina nei confronti della soglia come “notizie incoraggianti e sicuramente un passo nella giusta direzione”, ma sostiene che il suo vero impatto dipenderebbe dal livello di questa soglia.
La proposta di introdurre un tetto è stata fatta da parte dal China’s National Development and Reform Commission (NDRC), agenzia responsabile per la pianificazione dello sviluppo sociale ed economico del paese. Tuttavia la proposta deve essere accettata dall’ufficio gabinetto della Cina e dal Consiglio di Stato per essere adottata, ma gli esperti sostengono che l’agenzia è estremamente influente e che lavora con un governo che sembra essere sempre più impegnato per l’ambiente. L’agenzia ha anche detto che la società si aspetta che le emissioni a effetto serra della Cina raggiungeranno il picco nel 2025, cinque anni prima che la sua precedente stima.
La Cina si è impegnata a ridurre la sua cosiddetta intensità di carbonio – la quantità di CO2 prodotta per ogni dollaro di produzione economica – di circa il 40 % entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005. Tuttavia, questo consente ancora un notevole incremento delle emissioni, seppur più lento. Il limite proposto di NDRC rappresenterebbe per la prima volta una Cina che si è impegnata a ridurre le sue emissioni assolute – qualcosa che gli Stati Uniti non sono ancora riusciti a fare.
Lord Stern ha detto che la mossa cinese rappresenta un ulteriore segnale che l’Unione Europea sta perdendo la sua posizione di leadership a livello mondiale in materia di politica climatica attraverso la sua indecisione.

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Sheerwind, una compagnia produttrice di turbine eoliche del Minnesota, ha annunciato i risultati dei test effettuati sulla nuova tecnologia di generazione elettrica Invelox.

inveloxLa compagnia afferma che queste nuove turbine sono in grado di produrre sei volte più energia di quelle tradizionali. Oltretutto, i costi di produzione di queste turbine risultano inferiori permettendo di produrre energia in grado di competere per costo con quella generata da fonti quali gas naturale e idroelettrico.

Invelox introduce un nuovo approccio alla generazione di energia eolica perchè non si basa sullo sfruttamento del vento ad alta velocità. Piuttosto, esso cattura ogni più piccola brezza grazie a un portale situato sopra il terreno. Da li viene poi convogliato in un condotto dove guadagna via via maggiore velocità. L’energia cinetica risultante viene quindi guidata al generatore situato al livello del terreno. Convogliando il flusso d’aria dalla cima della torre, è possibile generare più potenza con pale quindi più piccole.

Per quanto concerne la promessa di efficienza di ben sei volte superiore ai sistemi tradizionali, occorre prenderla con cautela. Sheerwind comunica questi dati rilevati secondo le proprie metodologie, queste ultime non divulgate chiaramente quanto ci si auspicherebbe.

“Usiamo le stesse turbine, montate sulla cima di una torre, come i sistemi tradizionali” dichiara l’azienda a Gizmag. “Abbiamo misurato la velocità del vento e l’output generato. Quindi abbiamo riposizionato il generatore e rimisurato la velocità del vento, la velocità del flusso d’aria convogliato all’interno del sistema Invelox e la potenza generata. Dopodichè, alla fine dei test durati in misura variabile dai 5 ai 15 giorni, abbiamo confrontato il rapporto potenza/velocità e calcolato l’energia in kWh. I risultati a seconda dei test hanno quindi rivelato una produzione sempre maggiore rispetto ai sistemi tradizionali, variabile tra +81% e  +660%, con una media di +314%.

Tra questi, il dato più utile è proprio quest’ultimo.

invelox-1Oltre alle strepitose performance energetiche e al fatto di poter operare con venti deboli fino a 1 mph (miglio orario), Sheerwind afferma che produrre energia in questo modo costa 750$ in meno per kilowatt installato. Oltre a ciò, i costi operativi sono anchessi minori comparati alla tecnologia eolica tradizionale. Grazie alle sue dimensioni ridotte oltretutto, il sistema è considerato più sicuro per gli uccelli e il resto della fauna selvatica, principio stato a cuore anche ai progettatori della turbina Ewicon senza pale. Finalmente, il sistema rende possibile anche a torri multiple di unirsi in una rete generando energia tramite lo stesso generatore.

La disponibilità su vasta scala delle turbine Invelox è prevista essere per il 2014.

Fonti:  Invelox; Gizmag

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Traduzione di Denis Gobbi

Scansioni fMRI (scansioni funzionali a risonanza magnetica) del cervello mostrano le stesse reazioni quando un robot viene minacciato allo stesso modo degli esseri umani

Immagine: Linda Bucklin / Shutterstock

Immagine: Linda Bucklin / Shutterstock

Washington, DC (18 Aprile 2013) – Partendo dal T-101 fino a Data di Star Trek ci si è cominciati a porre l’immaginario dilemma di come e se fosse possibile entrare in empatia con i robot. Questi ultimi stanno infatti realmente irrompendo nelle nostre vite. Giocattoli come i Furbies o i robot che puliscono casa e tagliano l’erba del giardino sono solo l’inizio, ma sul piano umano cosa proviamo per questi oggetti non-senzienti? In un recente studio i ricercatori dell’Università di Duisburg Esse hanno scoperto che gli esseri umani hanno reazioni cerebrali simili quando gli vengono mostrate immagini di violenza o affetto verso esseri umani e robot.

Astrid Rosenthal-von der Pütten, Nicole Krämer e Matthias Brand presenteranno le loro scoperte alla 63° conferenza annuale dell’Associazione Internazionale della Comunicazione a Londra. Rosenthal-von der Pütten, Krämer e Brand hanno condotto due studi. Nel primo 40 volontari hanno guardato video di un piccolo robot-dinosauro trattato affettuasamente o violentemente e misurato il loro livello di tensione psico-fisiologica oltre a porre domande sul loro stato emozionale direttamente dopo la visione. I partecipanti hanno rivelato di sentirsi peggio dopo il video dove il robot veniva abusato, mostrando anche un maggior livello di eccitazione psico-fisiologica.

Il secondo studio è stato condotto invece in collaborazione con l’Istituto di Risonanza Magnetica Erwin L. Hahn di Essen tramite scansioni funzionali a risonanza magnetica (fMRI) per investigare sulle diversità correlazionali tra i rapporti tra esseri umani e quelli umano-robot. Ai 14 partecipanti è stato presentato un video con un essere umano, un robot e un’oggetto inanimato ancora una volta trattati a volte con affetto altre volte invece in maniera violenta. Le interazioni affettuose verso l’essere umano e il robot hanno prodotto modelli di reazioni neuronali simili nelle strutture limbiche, indicanti reazioni emozionali simili. Quando invece sono state comparate le reazioni in merito alle immagini riguardanti comportamenti abusanti nei confronti dei soggetti, le differenze nell’attività neuronale hanno suggerito come i partecipanti provassero un impatto empatico negativo più forte nei confronti dell’essere umano trattato violentemente.

La grande utilità di queste ricerche in ambito di rapporti tra esseri umani e robot sta soprattutto nell’aiuto che daranno allo sviluppo di modelli emozionali da implementare nei sistemi robotici. Questi studi porteranno a test aventi maggiore credibilità e naturalezza, capacità di influenzare positivamente i partecipanti e di divertirli durante le interazioni con i robot. C’è ancora poca conoscenza infatti di come gli esseri umani percepiscano le “emozioni” robotiche e di come reagiscano di conseguenza. Le persone hanno spesso problemi nell’esprimere il loro stato emozionale verbalmente o trovano strano il dover spiegare quello che provano nel relazionarsi con un robot. Lo studio di Rosenthal-von der Pütten e Krämer utilizza sistemi di misurazione più oggettivi riguardo gli stati emozionali come l’eccitazione fisiologica e l’attività cerebrale, processi strettamente legati al processo emozionale.

Rosenthal-von der Pütten afferma:

Uno degli obiettivi della ricerca robotica consiste nello sviluppare compagni artificiali che stabiliscano relazioni durature con la controparte umana, in questo modo possono risultare strumenti utili e benevoli. Potrebbero assistere persone anziane nelle faccende giornaliere e permettergli di vivere più a lungo autonomamente nelle loro case, aiutare le persone disabili nel loro ambiente o ancora mantenere i pazienti impegnati durante il processo di riabilitazione.

e ancora

Uno dei problemi più comuni riguarda il fatto che una tecnologia può essere eccitante inizialmente, ma questo effetto svanisce specialmente quando la si comincia ad applicare a compiti noiosi e ripetitivi come la riabilitazione. Lo sviluppo e l’implementazione di abilità prima ritenute esclusivamente umane nei robot come la teoria della mente, l’emozione e l’empatia vengono considerati come aventi il potenziale per risolvere questo dilemma.

Ricordiamo che Astrid Rosenthal-von der Pütten e Nicole Krämer presenteranno “Inchiesta sull’empatia tra esseri umani e robot utilizzando misure psicofisiologiche e fMRI” alla 63° conferenza annuale dell’Associazione Internazionale della Comunicazione a Londra, Inghilterra, dal 17 al 21 Giugno.

Fonti: Eurekalert, ICA

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Quando l’argomento riguarda i veicoli elettrici, la conversazione prima o poi verte sempre su autonomia, infrastrutture e tempi di ricarica. Per tentare di risolvere quest’ultimo problema, Volvo e Siemes hanno congiuntamente sviluppato un nuovo sistema di ricarica rapida che permette di raggiungere la massima autonomia in appena 90 minuti.

Il sistema di ricarica veloce utilizza una presa trifase per rendere disponibile un'autonomia di circa 164km in 1,5 ore.

Il sistema di ricarica veloce utilizza una presa trifase per rendere disponibile un’autonomia di circa 164km in 1,5 ore.

Il nuovo sistema di ricarica rapida da 22kW montato sulla Volvo C30 Elettrica è il primo caricatore trifase al mondo ad essere montato su un’auto. Il sistema di ricarica è abbastanza piccolo da poter essere montato innocuamente all’interno del veicolo e utilizza una presa trifase per fornire abbastanza carica da permettere di percorrere 164km dopo appena 90 minuti di ricarica (in base al “NEDC certification driving cycle” ovvero Nuovo Ciclo di Guida Europeo). Comparata ad una presa 230V a singola fase casalinga, questo processo di ricarica richiederebbe dalle 8 alle 10 ore di tempo.

Il nuovo motore targato Siemens sviluppa una potenza di picco di 89kW (120hp) e una coppia di 250Nm per muovere le ruote della Volvo. Ciò permette a questo veicolo elettrico (comunemente detto “EV” = Electric Vehicle/Veicolo elettrico in inglese) una velocità massima di 125km/h e un’accellerazione da 0 a 70km/h in appena 5.9 secondi. L’autonomia è riportata essere 163km a piena carica.

La targhetta elettrica frontale è l'unico modo per distinguerla dalla folla

La targhetta elettrica frontale è l’unico modo per distinguerla dalla folla

Durante la ricarica viene usata una presa a 400V e 10A–32A, questo il segreto della “super ricarica”, purtroppo se presente solo una normale presa di corrente, dovrete attendere fino a 10 ore. Essenzialmente l’elevato output di energia è fondamentale per avere tempi di ricarica brevi. Quindi, ancora una volta, l’infrastruttura gioca un ruolo fondamentale per la diffusione di questa tecnologia.

Uno sportello sulla griglia frontale è il luogo dove avviene il collegamento al dispositivo per la ricarica localizzato sotto al cofano. Da qui vengono alimentate le batterie agli ioni di litio da 24kWh disposte nel telaio dell’auto. Il consumo energetico della C30 è stimato intorno ai 17.5 kWh/100 km. All’interno di questa berlina 5 porte, il solo indizio rivelatore del fatto che si tratti di un veicolo elettrico consiste nella corta leva del cambio in alluminio satinato. Le sole opzioni retro/folle/guida presenti rendono la guida semplice. La C30 pesa 1’725kg di cui ben 330kg costituiti dal solo gruppo batteria.

Siglato nell’agosto del 2011, il mandato di cooperazione tra Volvo e Siemens ha avuto come obiettivo lo sviluppo di sistemi e veicoli elettrici innovativi.

L’aggiunta di questo dispositivo per la ricarica rapida consentirà di aumentare considerevolmente il tempo ed il chilometraggio giornaliero per questa categoria di veicoli. Renderà possibile l’abattimento dei costi di gestione, anche una piccola ricarica di 10 minuti può estendere l’autonomia per altri 20km di guida.

-Lennart Stegland, Vice-Presidente di “Electric Propulsion Systems” del gruppo Volvo

I clienti leasing nell’europa continentale avranno l’opportunità di guidare e valutare una flotta di 100 Volvo C30 completamente elettriche nei prossimi mesi, Volvo assicura inoltre che questa tecnologia verrà applicata a tutti i veicoli elettrici prodotti in futuro.

 

 

Fonte: gizmag.com

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Traduzione a cura di Denis Gobbi

Un’industria in rapida ascesa

La “Solar Foundation“, la quale negli ultimi anni si è impegnata nel rilasciare regolarmente rapporti sullo stato dell’industria fotovoltaica negli Stati Uniti, ha recentemente rilasciato una mappa interattiva ben realizzata che illustra con chiarezza le statistiche di ogni stato della federazione. Questo ci permette di constatare come esistano solamente 80 posti di lavoro in questo settore in Alaska (non molto sorprendente) ma ben 43’000 in California. Mettendo insieme tutti i 50 stati, scopriamo che questo settore impiega 119’000 persone, con una crescita del 13,2% avvenuta durante il 2012.

Un altra interessante comparazione utile per farsi un’idea del peso di questo settore nell’economia americana è quella tra i posti di lavoro qui impiegati rispetto agli altri settori. In questo modo, la Solar Foundation ha scoperto che i lavoratori nel solare hanno superato come quantità quella degli allevatori nello stato del Texas o quelli impiegati nell’industria del cinema in California e che, sommando i lavoratori in tutti e 50 gli stati, essi superano come numero i minatori impiegati nelle miniere di carbone di tutti gli Stati Uniti.

 

I 3 stati che guidano la classifica sono La California, l’Arizona e il New Jersey.

 

 

La mappa interattiva permette di approfondire i dati relativi ai singoli stati cliccando su “more”. Una delle statistiche più interessanti riguarda la quantità di aziende operanti nel settore: in California più di 1’700! Forniscono inoltre tutti gli obbiettivi che lo stato si è posto di raggiungere in materia di energie rinnovabili, fondi destinati al settore etc. (se disponibili).

Un’altra interessante statistica sull’Arizona:

L’Arizona ha fatto un’incredibile balzo per quanto riguardano gli impiegati nel settore dell’energia solare (dai 4’786 del 2011 ai 9’800 di quest’anno), perlopiù grazie al completamento di diversi progetti di impianti solari di grandi dimensioni. Sebbene la California abbia installato una maggior quantità di pannelli solari durante l’ultimo anno rispetto all’Arizona, questi ultimi sono costituiti per la maggior parte da impianti di grandi dimensioni spesso legati al settore edilizio residenziale e industriale. Se diminuissero gli investimenti nell’edilizia e il settore entrasse in depressione, i lavoratori impiegati nel fotovoltaico in questo stato potrebbero faticare a ritrovare un impiego.

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La maggioranza dei posti di lavoro in questo settore sono impiegati nella fase di installazione. Certo non si guadagna come ad essere un manager di un fondo d’investimento, ma la paga aggirandosi attorno ai 38k$/anno (attorno ai 18$ l’ora) rimane comunque sopra il salario medio nazionale di 34’750$ all’anno e, via via che l’industria cresce (e siamo solo agli inizi) esiste la reale possibilità che la scarsità di lavoratori qualificati possa portare ad un incremento dei salari come storicamente accaduto in molte altre industrie in rapida crescita.

Fonti:  treehugger.com

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