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Tradotto da Daniel Iversen

Toronto, 6 febbraio 2012 – Che cosa significa per voi “tempo libero”? Quando non siete al lavoro il tempo lo passate o lo spendete?

La differenza potrebbe avere un impatto su quanto siete felici. Un nuovo studio mostra che le persone che danno un prezzo al loro tempo sono anche quelle più soggette a essere impazienti quando non lo stanno usando per guadagnare, e questo danneggia la loro capacità di trarre felicità dal tempo libero.

“Trattare il tempo come denaro può effettivamente minare il vostro benessere” dice Sanford DeVoe, uno dei due ricercatori che hanno svolto lo studio alla Rotman School of Management dell’Università di Toronto.

Il professor DeVoe e il dottorando Julian Houses hanno basato le loro conclusioni su tre esperimenti. In ciascuno di essi ai partecipanti di un sotto-gruppo è stato indotto, attraverso alcune domande del sondaggio, di pensare al loro tempo in termini di denaro. Questo gruppo successivamente ha mostrato una maggiore impazienza e una più bassa soddisfazione nel tempo libero introdotto durante gli esperimenti. Tuttavia, quelli messi nel sotto gruppo hanno riportato più divertimento e meno impazienza quando sono stati ricompensati ascoltando della musica, durante una di queste attività.

I risultati degli esperimenti dimostrano che pensare al tempo in termini monetari “cambia il modo in cui vivi il tempo” dice il professor DeVoe. “Due persone possono vivere la stessa cosa, nello stesso periodo di tempo, ma reagire in modo molto diverso”.

Con la crescita nelle ultime decadi di lavori pagati all’ora, è indispensabile che la gente sia consapevole dell’impatto che questo può avere sulla loro capacità di apprezzare il loro tempo libero, dice, permettendogli di godersi davvero la vita.

Fonte: Zeitnews

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Il sentirsi esclusi può causare stress nei bambini di età pre-scolare, negli adolescenti e negli adulti.
Ma cosa accade invece a metà dell’infanzia, quando i legami sono una componente fondamentale e un rifiuto può diventare significativo ? Un nuovo studio scopre che legami di amicizia possono fungere da cuscinetto emotivo contro un rifiuto da parte dei compagni.

Lo studio, condotto da ricercatori della Radboud University Nijmegen in Olanda, appare sulla rivista “Child Development”.

Un ormone umano collegato allo stress, il cortisolo, mobilita energia e ci aiuta a rispondere alle potenziali minacce quando siamo stressati.
Un aumento dei livelli di questo ormone indica una risposta adattativa del nostro organismo in quanto ci aiuta a modificare il nostro funzionamento adattandoci alle circostanze e dandoci una mano a superare fattori di stress nel momento opportuno. Tuttavia livelli troppo alti di cortisolo possono avere un effetto negativo, soprattutto sul nostro sistema immunitario.

Lo studio ha tenuto d’occhio almeno 100 alunni del quarto anno, un’età poco studiata in questo ambito, per determinare se la vittimizzazione e l’esclusione dai propri coetanei è collegato a un incremento di cortisolo, osservando poi come le amicizie moderano questa associazione.
I ragazzi fanno parte di uno studio longitudinale sullo sviluppo di neonati e bambini condotto nei Paesi Bassi e designato a diventare rappresentativo per la popolazione olandese.

I ricercatori hanno chiesto ai bambini di indicare quali loro compagni fossero piu spesso vittima di bullismo o esclusi dagli altri bambini, poi hanno raccolto informazioni sul numero di amicizie di tutti gli alunni e come essi reputassero la qualità dei loro legami migliori.
Hanno interrogato simultaneamente i genitori dei bambini riguardo a problemi di comportamento e hanno misurato i loro livelli di cortisolo tramite campioni di saliva cinque volte ognuno, in due giorni di scuola consecutivi.

Lo studio ha rivelato che i bambini esclusi e quelli vittime di bullismo avevano alti livelli di cortisolo durante le ore scolastiche, e lento declino di esso nel corso della giornata.
Entrambi i risultati potrebbero indicare che l’esclusione da parte degli altri bambini porta a dello stress.
I risultati sono stati molto piu marcati in quei bambini che avevano pochi amici o amicizie di bassa qualità.

La vittimizzazione invece non è stata associata a un incremento dei livelli di cortisolo, il che starebbe ad indicare che  non si tratta di un evento stressante per i bambini, quanto quello di essere esclusi.

“Entrambi i risultati dimostrano che anche se l’avere degli amici non elimina completamente lo stress da esclusione a scuola, essi aiutano a ridurlo”, asserisce Marianne Riksen-Walrave, professoressa di psicologia dello sviluppo alla Radbound University Nijmegen. “inoltre il numero e la qualità delle amicizie dei bambini può servire da cuscinetto contro l’essere respinti.”

Fonte: Zeitnews.org

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