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Traduzione a cura di Claudio Galbiati e Daniel Iversen

In questo momento c’è un catamarano che attraversa il Golfo di Aden in direzione del Mar Rosso, è ormai giunto alla fine di un viaggio che, quando sarà completato, lo avrà portato intorno al mondo. Sebbene non ci sia niente di speciale nel circumnavigare il globo, la cosa incredibile è che questo catamarano sta viaggiando completamente ad energia solare.

Il Catamarano Turanor PlanetSolar fu concepito dall’ingegnire elettronico svizzero Raphael Domjan. Il nome deriva dalla saga di J.R.R. Tolkien “Il Signore degli Anelli” e viene tradotto in “la potenza del sole”

Il messaggio di “umanità innamorata della natura” che Domjan e il team vogliono lanciare al mondo è che “dobbiamo rapidamente trovare delle alternative al nostro consumo selvaggio di petrolio”, e allo stesso tempo dimostrare il potenziale delle energie rinnovabili.

Il catamarano alimentato dal sole che è, secondo i costruttori, il più grande al mondo di questo tipo, ha un’altezza di  7,5 metri, una lunghezza di 30 e una larghezza di 15 metri. La sua piattaforma è costituita da uno spiegamento  di 537 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, 38mila in tutto, che caricano un gruppo di batterie al litio, le quali forniscono elettricità a quattro motori.

I pannelli hanno un rendimento di conversione luce solare-elettricità pari al 18.8 %, comparabile quindi ai pannelli più efficienti in commercio. La potenza convertita può spingere il catamarano a un massimo di 94 KW, ma la potenza media di crociera è molto più bassa, 20 KW.

Se c’è una giornata nuvolosa, il numero delle celle può essere potenziata aumentando la lunghezza e/o la larghezza della piattaforma. La potenza svilupata dall’elettricità stoccata, per muovere il catamarano, è massimizzata da una progettazione “wave-piercing” che taglia l’acqua piuttosto che cavalcare le onde.

Per promuovere la loro causa, PlanetSolar, lil team di Turanor PlanetSolar, è stata aiutata dalla band svizzera, di musica elettronica, “Yello” . Se vi piacciono la musica elettronica e i catamarani alimentati ad energia solare, allora vi piacerà anche il video quì sotto.

La Turanor PlanetSolar  è gestita da un gruppo di quattro persone ma ne può portare fino a 40.
E’ partita da Kiel, Germania, nel marzo del 2010 dopo 14 mesi di costruzione. Ha fatto scalo nei porti di Miami, Brisbane, Singapore, Abu Dhabi e altri, sbarcando lungo il viaggio per permettere la visita di ufficiali del governo e per pubblicizzare la loro causa. Il percorso è  stato impostato per seguire l’equatore dove la luce del sole è più diretta. Mentre scrivo, il catamarano è nell’oceano da 525 giorni e sta per arrivare alla sua destinazione finale, Monte Carlo, prevista in questa primavera.

Superare la dipendenza dal petrolio da parte del pianeta è solo una delle sfide che il team di PlanetSolar si sta prefissando. La loro newsletter più recente , datata 5 marzo, esprime l’apprensione dell’equipaggio all’entrata nel Golfo di Aden. Situato tra la costa nord della Somalia e la costa sud dello Yemen, questo golfo rappresenta acque insidiose. Senza un ShadowHawk ben armato (un drone volante) che possa sbarazzarsi di eventuali assalitori, l’equipaggio ha dovuto organizzarsi.

Hanno ottenuto l’aiuto di un ex comandante dell’ esercito svizzero e assoldato un’ agenzia di sicurezza privata composta da ex soldati dell’esercito francese. “Ci assicuriamo di accumulare abbastanza energia, nelle batterie, nel caso in cui avessimo bisogno di compiere manovre evasive”. Sembra tutto un gioco finchè non ci si trova davvero a dover scappare da una banda di pirati somali.

Mentre ammiro gli sforzi che Tûranor fa per diffondere una buona parola sull’energia verde, con un ammontare di 17,5 milioni dollari, la maggior parte dei navigatori per il momento sono probabilmente bloccati con le loro imbarcazioni ad alto consumo di gas. Per quale motivo quindi i capitani sensibili all’ambiente vorrebbero passare al solare quando possono andare a vela?
Immo Stroher, uno degli investitori di Domjan, ha detto al Miami Herald che il loro scopo non era quello di promuovere navi solari ma le energie rinnovabili.

Hanno detto di voler motivare gli ingegneri e gli scienziati a sviluppare tecnologie nuove ed innovative.

E’ sempre difficile valutare quanto siano efficaci le campagne pubblicitarie nel raccogliere contanti. Bisogna chiedersi se devolvere 17,5 milioni di dollari alla ricerca vera e propria avrebbe portato qualcosa di più alla loro causa.  Indipendentemnete da ciò la sfida di costruire un catamarano in grado di navigare intorno al mondo interamente ad energia solare è stata una cosa formidabile. Il Turanor PlanetSolar è una trionfo della tecnologia.

Fonte: SingularityHub

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

E se si potesse generare dell’energia solare a casa propria solamente mescolando un pò di erba appena tagliata con delle comuni sostanze chimiche?
Questo è esattamente il caso della scoperta di un ricercatore della MIT, Andreas Mershin.
Lo scienziato spiega che creare pannelli solari potrebbe essere talmente semplice che basterebbe mescolare qualsiasi materiale verde organico (erba tagliata, rifiuti vegetali) con una confezione di sostanze chimiche personalizzate per poi spalmare la mistura su di un tetto.
Una volta che l’efficienza di tale sistema sarà migliorata, questo tipo di tecnologia solare potrebbe rendere disponibile energia a basso costo nelle zone rurali e nei paesi in via di sviluppo dove le persone non hanno accesso all’energia a dei prezzi abbordabili.

Continuate a leggere per poi vedere il video dei risultati di Mershin.

Qui a Inhabitat abbiamo seguito alcuni dispositivi bio-fotovoltaici (in grado cioè di generare energia dalla fotosintesi), e anche se le possibilità in questo campo sono infinite, la maggiorparte di esse sono molto costose e hanno ancora una lunga strada per ragguingere il mercato. In un studio pubblicato su Scientific Reports, Mershin e i suoi colleghi ricercatori hanno creato un processo per “dirottare” le molecole PS-I, responsabili della fotosintesi. Come Mershin spiega nel video, al fine di ottenere che queste molecole lavorassero per loro, hanno dovuto estrarre la proteina che è al centro della fotosintesi e stabilizzarla in modo da farla continuare a vivere e funzionare in un pannello solare.

Mershin ed il suo team hanno sviluppato una intricata struttura nanometrica di diossido di titanio sostenuta da nano-fili, che trasporta un flusso di corrente. Il sistema è in grado di convertire solo 0.1 per cento dell’energia solare in elettricità, ossia quattro volte i precedenti sistemi biofotovoltaici; tale percentuale dovrà però essere ulteriormente migliorata prima di rendere utile tale tecnologia. La svolta, in accordo con lo studio, promette di portare un’energia solare poco costosa ed ecocompatibile , e Mershin spera che nel corso di qualche anno qualcuno, nei paesi in via di sviluppo, sarà in grado di prendere un pò di erba tagliata, mescolarla con alcuni componenti chimici, e pittuarli su di un tetto per ottenere energia.

Fonte: Zeitnews.org

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Traduzione a cura di Daniel Iversen

Peak power: A solar panel installed in Mwiki, Kenya. Eight19

Il progresso tecnologico sta portando l’energia solare al miliardo di persone che non ha ancora accesso alla rete elettrica.


La caduta dei costi dell’illuminazione LED, delle batterie e dei pannelli solari, il tutto unito a dei piani di business innovativi, stanno permettendo a milioni di famiglie in Africa, e non solo, di passare dalle lampade al keronese a un’illuminazione più pulita e sicura. Per molti questo vuol dire poter ricaricare i propri cellulari, che stanno diventando onnipresenti in Africa, invece di dover noleggiare un caricabatterie.
I progressi tecnologici stanno aprendo all’energia solare un nuovo ed enorme mercato: quel miliardo di persone nel mondo che non ha accesso alla rete elettrica. Anche se in genere molto poveri, questa gente deve pagare un prezzo molto più alto per la luce, di quello che si paga nei paesi ricchi e questo perchè usano ancora delle inefficienti lampade al kerosene. Mentre nella maggior parte del mondo l’energia solare costa tipicamente di più dell’energia ricavata con i metodi tradizionali – specialmente se si include il costo delle batterie – per alcune persone invece, il solare è un vantaggio economico perchè il suo costo è la metà di quello necessario per l’illuminazione al kerosene.
Centinaia di aziende stanno arrivando in picchiata con l’intenzione di afferrare una fetta in questo mercato.
“Questo settore è esploso”, dice Richenda Van Leeuwen, senior director del “Energy and Climate Team” all’ United Nations Foundation.”C’è stato un cambiamento epocale negli ultimi cinque anni”.

L’improvviso interesse, spiega, è stato fomentato dall’avvento dei LED a basso costo. Non molto tempo fa, alimentare una lampadina richiedeva un pannello solare in grado di generare dai 20 ai 30 watts, dal momento che solo le lampadine ad incandescenza erano convenienti. I LED invece sono molto più efficienti. Ora le persone possono avere luce brillante usando un pannello che genera solo un paio di watt di potenza, dice Van Leeuwen.
Questi miglioramenti tecnologici però, non sono sufficienti per aprire questo mercato. I sistemi a LED di alta qualità, con un paio di lampadine e una batteria di stoccaggio sufficiente per diverse ore di illuminazine, costano meno di 50 dollari. Il costo di questi sistemi può essere recuperato in meno di due anni, ma il prezzo iniziale è ancora troppo alto per molte persone.
Eight19 , un’azienda situata a Cambridge, nel Regno Unito, è una delle tante compagnie che offre un piano di pagamento per rendere questo sistema accessibile. I clienti pagano 10 dollari per il kit di illuminazione ad energia solare, che include un pannello da 2.5 watt, due LED, e una batteria fosfato di litio e ferro. Poi pagano una canone settimanale per l’energia che questo sistema genera.
Ogni settimana gli utenti comprano da un venditore locale una carta grattabile dal costo di circa 1 dollaro, . Questa fornisce loro un numero che dovranno mandare via sms a Eight19, per la verifica. L’azienda poi manderà loro un codice che il cliente dovrà digitare su una tastiera situata sulla batteria il quale sbloccherà elettronicamente il dispositivo per una settimana, permettendo alla batteria di alimentare i LEDs o un carica-batterie per il cellulare.

Winning numbers: Customers enter a numerical code to access power for lights and a mobile phone charger. Eight19

Molte altre aziende, comprese quelle leader nelle telecomunicazioni, stanno cercando delle varianti in questo approccio del pagamento ad ogni uso.Una cosa che posiziona Eight19 ad un’altro livello è che appena un cliente ha coperto il costo del dispositivo, in genere dopo circa 18 mesi, questo può essere scambiato con uno più grande, con un pannello più ampio, con più luci LED e una batteria più grande in grado di alimentare già una piccola radio. In questo modo, usando solamente quei soldi che avrebbero speso per il kerosene o per noleggiare il caricabatterie, gli utenti possono gradualmente arrivare al punto di avere abbastanza energia per un frigorifero, o qualche altra macchina con cui si possa magarei anche guadagnare, come una macchina da cucire, spiega Simon Bransfield-Garth, amministratore delegato di Eight19.
Questa azienda ha testato il sistema con diversi centinaia di clienti e sta avviando il progetto di vendere quattro mila impianti in collaborazione con il NGO Solar Aid, che li aiuterà nella distribuzione.
Eight19 tuttavia è un giocatore relativamente piccolo per ora. Le aziende più consolidate come D.light hanno venduto oltre un milione di sistemi di illuminazione ad energia solare. Bransfield-Garth vede un sacco di spazio per la crescita.”I più poveri stanno pagando prezzi sproporzionatamente alti rispetto alle loro esigenze” dice.”L’energia solare funziona bene in questo mercato”
Fonte: Technologyreview

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