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Traduzione a cura di  Vincenzo Barbato, Andrea Taeggi e Daniel Iversen

È diventata un’opinione corrente che siamo noi, il 99%, contro di loro, l’1% e nonostante all’apparenza sembrerebbe proprio sia così, se ci sforziamo ad osservare la situazione più da vicino, diventa evidente che non lo è.
Ora, è chiaro che c’è un accordo del sistema bancario internazionale atto a controllare il nostro sistema politico, grandi società su scala globale che corrompono l’arena politica manovrando i nostri cosiddetti rappresentanti eletti, trattandoci come poco più che bestiame con lavori insoddisfacenti e poco remunerativi, vendendoci spazzatura creata per rompersi nel breve termine, con poco o nessun interesse per noi o per il nostro ambiente. Il cosiddetto 1% ha come unico scopo il profitto, il potere e il controllo. Non ho niente da ridire al riguardo.
Ciononostante, vorrei suggerire che coloro etichettati come l’1% sono in realtà parte del 100% e manifestano comportamenti che il nostro modello sociale ha rinforzato in maniera molto efficace e ricompensato lungo tutta la loro vita.
Se si picchia un cane, l’ambiente violento insegna al cane a compiere per primo abusi e noi esseri umani non siamo diversi, pensateci. Siamo stati cresciuti ed educati a competere tra di noi, a prendere i voti migliori a scuola, così da essere premiati con borse di studio e lavori ben pagati. Colui che riesce meglio a rigurgitare quelle schifezze anestetizza-menti che ci vengono insegnate durante la nostra adolescenza prende i voti più alti, prende una borsa di studio per entrare nelle scuole più prestigiose e finisce per avere lavori altamente remunerati. Non che ci siano poi così tanti lavori disponibili, a prescindere da quelli meglio pagati, al giorno d’oggi.

Quante volte nel corso del nostro processo educativo siamo stati incoraggiati a mettere in discussione la società? Quand’è che i nostri educatori ci pongono domande sull’efficacia della progettazione stessa della nostra società? Nonostante possiamo identificare un comportamento criminoso senza problemi, l’abilità nel comprendere il motivo per cui le persone agiscano in un certo modo può non esserci per nulla chiaro nella maggioranza dei casi. Perché cosi’ tanta gente si cura con droghe come l’alcool, la cannabis o l’eroina? Si tratta di evasione per svagarsi e, se è cosi, da cos’è che la gente sta provando a fuggire?
Come mai le persone più violente hanno un vissuto di abusi nella loro infanzia e tuttavia questo viene visto come nient’altro che una scusa? Perché non vogliamo comprendere la scienza e cominciare a capire come interrompere questa ciclicità’ e di che cosa abbiamo bisogno per farlo?
Appariremmo così preoccupati ad incolpare gli altri da non avere il tempo o il desiderio di guardare al di sotto della superficie, per capire da dove scaturiscano tutti questi comportamenti antisociali. C’è solo da sbatterli dentro; è una soluzione così facile – non richiede nessuna indagine sugli impatti del nostro ambiente sociale sul nostro sviluppo intellettuale, emotivo e fisico; possiamo semplicemente mettere in galera questa gente cattiva e continuare a fare shopping.

“Ogni qualvolta ti ritrovi dalla parte della maggioranza, e’ arrivato il momento di fermarsi a riflettere”.

Mark Twain

Non è sull’1% che dobbiamo continuare a insistere, ma soprattutto sul sistema che genera quel dato 1%. E’ diventato socialmente accettato odiare queste persone, come fossero inferiori – o come se incarnassero in qualche modo tutto ciò’ che c’è di sbagliato nella nostra società – e come se rinchiuderli buttando via la chiave fosse una soluzione. Eppure quello che sbagliamo nella nostra analisi è che, anche se rinchiudessimo tutte le persone corrotte del mondo, ce ne sarebbero di nuove pronte a prendere il loro posto immediatamente, tanto indottrinati dal sistema quanto i loro predecessori.

Non importa quanto allettante sia l’idea di puntare il dito e accusare qualcuno, se non indirizziamo le nostre energie verso la causa sociale alla radice, cioè la struttura sociale che rinforza e premia questo tipo di comportamento con mega-ville, macchine veloci, jet privati e stipendi stravaganti, beh allora saremo condannati a rivivere l’intera situazione.
Il problema non sono le persone, è invece il sistema e ne siamo tutti vittime, persino l’1%. Crescendo, molti di noi sognano di diventare stelle del cinema, rock-stars, di guidare macchine costose o semplicemente di avere un sacco di soldi in genere. Poi, col passare del tempo, quando ci accorgiamo che non siamo celebrità, guidiamo auto di seconda mano e cerchiamo di cavarcela tentando di ripagare imponenti debiti, allora cominciamo a dubitare l’equità del sistema. Nemmeno mettiamo in discussione la validità del sistema stesso, piuttosto pontifichiamo su quanto equo esso sia e che possa essere migliorato con questa o quella riforma. I pochi che provano un certo grado di “successo”, per cosi’ dire, sono a loro volta sottoposti alla sorveglianza dei mass-media, consumati dal desiderio di possedere di più, avere più potere, più soldi, siccome questo e’ quello che il sistema genera. Falsi bisogni e il desiderio di avere di più.
Poi ovviamente sentiamo dire che questo malvagio 1% non si darà per vinto, lasciandoci cambiare la società senza una lotta, come se in qualche modo non ci rendessimo conto che, sui 7 miliardi e passa di persone su questo pianeta, l’1% significa qualcosa come 70 milioni. Quand’è’ che abbiamo stabilito che più di 6,930,000,000 di persone debbano chiedere il permesso ai 70,000,000 per agire? Il nostro problema più grosso non è questo nefasto 1%; siamo noi stessi, la nostra incapacità di identificare quali sono le cause alla radice dei problemi di cui vediamo il manifestarsi dei sintomi. Non capiamo in che modo sia il nostro ambiente sociale a rinforzare e premiare il comportamento anomalo della minoranza e questo ci lascia con un sentimento di impotenza verso qualsiasi cambiamento.

Abbiamo il potere nelle nostre mani, se riusciamo a smetterla di bisticciare su inutili, superficiali cavolate e a unirci nella comune consapevolezza che il nostro vero problema risiede nell’inattualità del sistema, non in noi stessi. Dobbiamo portarci l’1% a bordo? No, certo che no, ma nemmeno dobbiamo esiliarli od ostracizzarli. Stanno solo facendo quello che gli è stato insegnato e quello per cui la società’ nel suo insieme li premia, dopo tutto.

Non siamo il 99%; siamo il 100%, uniti restiamo in piedi, divisi – beh guardiamoci intorno – questa è la situazione in cui l’essere divisi ci ha portati.

Siamo tutti dei prodotti del nostro ambiente e, finché non lo capiremo e faremo quei cambiamenti alle fondamenta che proprio la nostra strutturazione sociale richiede, niente di sostanziale cambierà e continueremo a ritrovarci in questa catena di feedback che perpetua se stesso e che manifesta tutti i sintomi che tendiamo a diagnosticare erroneamente, fraintendendoli come problemi.
“Non è che siano ‘cattive’ persone, nient’affatto. Questo e’ quello che il sistema ha creato. Simultaneamente, ricordiamoci che il sistema di mercato richiede problemi costanti. Per far sì che l’interesse pubblico e il consumo siano mantenuti stabili, i problemi sono necessari nell’influenzare la cultura. Più problemi ci sono, meglio andrà l’economia, in linea generale. In questo sistema è intrinsecamente “positivo” che le persone si ammalino di cancro. È “positivo” che i computer diventino velocemente obsoleti. Perché? Più soldi in circolazione. Per dirlo con poche parole : cambiamento, abbondanza, sostenibilità ed efficienza sono i nemici della struttura orientata al profitto. I progressivi avanzamenti nella scienza e nella tecnologia, che possono risolvere problemi di inefficienza e scarsità una volta per tutte, rendono obsoleto il mantenimento dei problemi di cui sopra da parte dell’establishment. Perciò, in un sistema monetario, le corporazioni non sono solo in competizione tra di loro; sono in competizione con il progresso stesso.”

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Traduzione a cura di Daniel Iversen e Maurizio Bisogni

Una linea ETT (Evacuated Tube Transport, Trasporto in Tubi Sottovuoto) dove all’interno viaggerebbero capsule cargo dalle dimensioni di un auto.

Anche se troviamo alcune analogie con il concetto Startram visto recentemente, questo progetto assume un trasporto tipo maglev (a lievitazione magnetica) tutto sulla terra ferma, e se mai prenderà piede, porterebbe i passeggeri da New York a Pechino in solamente due ore.

I suoi sostenitori affermano che è silenzioso, più economico degli aerei, dei treni e delle macchine ma più veloce dei jet.

Il piano di base è, beh, vecchio quanto il brevetto di abilitazione, US Patent 5950543, la cui descrizione è quasi completa. Rilasciato nel 1999, restano ancora sette anni di durata del brevetto, assegnato al ET3.com Inc, un’organizzazione riconosciuta che spera di guidare un’alleanza di investitori per finanziare e costruire impianti di dimostrazione.

Ecco una breve spiegazione del ETT: prendete un treno a superconduzione maglev (a lievitazione magnetica) in tubi sottovuoto, poi accelerate usando motori lineari elettrici fino a che la velocità desiderata non è stata raggiunta. Poichè i motori sono integrati nei tubi sottovuoto, alle capsule di trasporto, che viaggiano all’interno, non serve nessuna parte in movimento o attivata elettricamente – superconduttori passivi permettono alle capsule di galleggiare in questi tubi, mentre sono le correnti di Foucault indotte in materiali conduttori a guidare le capsule.
L’efficienza in un sistema di questo genere sarebbe elevata, una volta che l’energia elettrica necessaria per accelerare la capsula viene recuperata al suo rallentamento.

Il sistema-modello più pratico è basato su delle capsule-cargo grandi come una vettura che viaggiano in tubi maglev (lievitazione magnetica) sottovuoto dal diametro di 1,5 metri.
Questi tubi vengono mantenuti permanentemente a condizioni vicine al vuoto e le capsule sono inserite e rimosse da essi attraverso sacche d’aria situate nelle stazioni lungo il percorso. Dopo che le capsule hanno accelerato alla velocità di progettazione (circa 5400 km/h), la mantengono inerzialmente per il resto del viaggio. Non vi è alcuna resistenza nel viaggiare attraverso l’aria, anche se piccole oscillazioni delle sospensioni maglev causano un pò di inefficienza, si tratta di una piccola frazione della altrimenti immensa energia cinetica di una capsuola occupata, che con una macchina di 550 kg che viaggia a 5400 km/h è solo intorno a 2200 kWh.

La velocità della capsula dipenderà dalla lunghezza del viaggio, visto che impiega del tempo per accelerare. Data una accelerazione nominale di 1 g, ci vogliono circa 2.5 minuti per raggiungere 5400 km/h, e a quel punto la capsula avrà già percorso più di 100km.
ET3.com,Inc, crede che per viaggi più brevi una velocità ragionevole sia intorno a 600 km/h. Mentre i tubi possono essere collegati in rete, come le autostrade, con le capsule automaticamente dislocate lungo il viaggio, viaggi locali o di lunghe distanze avranno bisogno di tubi maglev separati per evitare ritardi irragionevoli di coincidenza Il giro del mondo in sole 6 ore non è proprio la velocità orbitale, ma i benefici pratici saranno quasi gli stessi: beni vitali e valori consegnati velocemente dovunque ce ne sia bisogno.

I membri del consorzio ET3 hanno lavorato con parti in Cina, dove si dice che siano stati venduti più di una dozzina di licenze per l’azienda. Come consorzio aperto, i licenziatari diventano propietari della società e il gruppo afferma sono state vendute più di 60 licenze anche in altri 5 paesi, con in più l’interesse di molti altri.

Ma con le licenze in vendita attraverso il sito ET3 per 100 dollari, serviranno molte più persone per salire a bordo e per trasformare in realtà i sogni di quelli dietro al progetto. La compagnia sta sviluppando un modello per una corsa virtuale in 3D, Per tutti quelli interessati a un passaggio spedire i loro dettagli di contatto qui. Sfortunatamente il pre-lancio per il viaggio virtuale è stato fissato per lo scorso anno e ancora non è stato realizzato.

Fonte: GIZMAG

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Traduzione a cura di Claudio Galbiati e Daniel Iversen

In questo momento c’è un catamarano che attraversa il Golfo di Aden in direzione del Mar Rosso, è ormai giunto alla fine di un viaggio che, quando sarà completato, lo avrà portato intorno al mondo. Sebbene non ci sia niente di speciale nel circumnavigare il globo, la cosa incredibile è che questo catamarano sta viaggiando completamente ad energia solare.

Il Catamarano Turanor PlanetSolar fu concepito dall’ingegnire elettronico svizzero Raphael Domjan. Il nome deriva dalla saga di J.R.R. Tolkien “Il Signore degli Anelli” e viene tradotto in “la potenza del sole”

Il messaggio di “umanità innamorata della natura” che Domjan e il team vogliono lanciare al mondo è che “dobbiamo rapidamente trovare delle alternative al nostro consumo selvaggio di petrolio”, e allo stesso tempo dimostrare il potenziale delle energie rinnovabili.

Il catamarano alimentato dal sole che è, secondo i costruttori, il più grande al mondo di questo tipo, ha un’altezza di  7,5 metri, una lunghezza di 30 e una larghezza di 15 metri. La sua piattaforma è costituita da uno spiegamento  di 537 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, 38mila in tutto, che caricano un gruppo di batterie al litio, le quali forniscono elettricità a quattro motori.

I pannelli hanno un rendimento di conversione luce solare-elettricità pari al 18.8 %, comparabile quindi ai pannelli più efficienti in commercio. La potenza convertita può spingere il catamarano a un massimo di 94 KW, ma la potenza media di crociera è molto più bassa, 20 KW.

Se c’è una giornata nuvolosa, il numero delle celle può essere potenziata aumentando la lunghezza e/o la larghezza della piattaforma. La potenza svilupata dall’elettricità stoccata, per muovere il catamarano, è massimizzata da una progettazione “wave-piercing” che taglia l’acqua piuttosto che cavalcare le onde.

Per promuovere la loro causa, PlanetSolar, lil team di Turanor PlanetSolar, è stata aiutata dalla band svizzera, di musica elettronica, “Yello” . Se vi piacciono la musica elettronica e i catamarani alimentati ad energia solare, allora vi piacerà anche il video quì sotto.

La Turanor PlanetSolar  è gestita da un gruppo di quattro persone ma ne può portare fino a 40.
E’ partita da Kiel, Germania, nel marzo del 2010 dopo 14 mesi di costruzione. Ha fatto scalo nei porti di Miami, Brisbane, Singapore, Abu Dhabi e altri, sbarcando lungo il viaggio per permettere la visita di ufficiali del governo e per pubblicizzare la loro causa. Il percorso è  stato impostato per seguire l’equatore dove la luce del sole è più diretta. Mentre scrivo, il catamarano è nell’oceano da 525 giorni e sta per arrivare alla sua destinazione finale, Monte Carlo, prevista in questa primavera.

Superare la dipendenza dal petrolio da parte del pianeta è solo una delle sfide che il team di PlanetSolar si sta prefissando. La loro newsletter più recente , datata 5 marzo, esprime l’apprensione dell’equipaggio all’entrata nel Golfo di Aden. Situato tra la costa nord della Somalia e la costa sud dello Yemen, questo golfo rappresenta acque insidiose. Senza un ShadowHawk ben armato (un drone volante) che possa sbarazzarsi di eventuali assalitori, l’equipaggio ha dovuto organizzarsi.

Hanno ottenuto l’aiuto di un ex comandante dell’ esercito svizzero e assoldato un’ agenzia di sicurezza privata composta da ex soldati dell’esercito francese. “Ci assicuriamo di accumulare abbastanza energia, nelle batterie, nel caso in cui avessimo bisogno di compiere manovre evasive”. Sembra tutto un gioco finchè non ci si trova davvero a dover scappare da una banda di pirati somali.

Mentre ammiro gli sforzi che Tûranor fa per diffondere una buona parola sull’energia verde, con un ammontare di 17,5 milioni dollari, la maggior parte dei navigatori per il momento sono probabilmente bloccati con le loro imbarcazioni ad alto consumo di gas. Per quale motivo quindi i capitani sensibili all’ambiente vorrebbero passare al solare quando possono andare a vela?
Immo Stroher, uno degli investitori di Domjan, ha detto al Miami Herald che il loro scopo non era quello di promuovere navi solari ma le energie rinnovabili.

Hanno detto di voler motivare gli ingegneri e gli scienziati a sviluppare tecnologie nuove ed innovative.

E’ sempre difficile valutare quanto siano efficaci le campagne pubblicitarie nel raccogliere contanti. Bisogna chiedersi se devolvere 17,5 milioni di dollari alla ricerca vera e propria avrebbe portato qualcosa di più alla loro causa.  Indipendentemnete da ciò la sfida di costruire un catamarano in grado di navigare intorno al mondo interamente ad energia solare è stata una cosa formidabile. Il Turanor PlanetSolar è una trionfo della tecnologia.

Fonte: SingularityHub

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 Traduzione a cura di Daniel Iversen 

"La Terza Rivoluzione Industriale" di Jeremy Rifkin

"La Terza Rivoluzione Industriale" di Jeremy Rifkin

È già accaduto in precedenza, nel 1848 e nel 1968. I giovani di tutto il mondo occuparono le strade per protestare contro le ingiustizie dei regimi politici autocratici e gli avidi interessi del mercato, e per richiedere il diritto umano primario di partecipare come cittadini eguali negli avvenimenti della società.

Il 15 ottobre (2011) milioni di giovani, con i loro genitori e nonni, affollavano le strade di grandi e piccole città in tutto il pianeta screditando un sistema economico che favorisce il ricco 1% a spese del 99% della popolazione.

I manifestanti sono frustrati dalla mancanza di lavoro e sono arrabbiati con i governi che salvano le banche mondiali e premiano le grandi multinazionali mentre dall’altra tagliano servizi pubblici vitali per le classi medie e povere; sono inoltre preoccupati per il costante incremento dei cambiamenti climatici nel nostro pianeta, causati dalle emissioni di diossido di carbonio da parte delle industrie, un fatto che sta minacciando di mandare in frantumi gli ecosistemi planetari e provocare un’estinzione di massa della vita del pianeta.

Recentemente ho speso il mio tempo con molti organizzatori della giornata del 15 ottobre in Spagna e in Italia. La mia impressione è che le giovani generazioni in questi Paesi, come anche a Wall Street e in tutto il mondo, sono interessate a qualcosa di molto di più che a riforme contro le attuali politiche e pratiche economiche. I ragazzi avvertono che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’attuale sistema politico/economico e stanno cercando una nuova visione economica che generi occupazione, stabilisca governi più responsabili e protegga la biosfera della Terra. Trovare questa nuova visione richiede una comprensione delle forze tecnologiche che stanno producendo delle profonde trasformazioni nella società.

Storicamente le grandi rivoluzioni economiche avvengono quando le nuove tecnologie di comunicazione convergono con i nuovi sistemi energetici.
Le rivoluzioni energetiche rendono possibile un commercio più ampio e integrato. Le rivoluzioni comunicative che le accompagnano gestiscono le nuove complesse attività commerciali rese possibili dai nuovi flussi di energia. Nel 19esimo secolo, la tecnologia per la stampa a basso costo e l’introduzione delle scuole pubbliche ha dato vita a una forza lavoro scolarizzata che aveva le caratteristiche necessarie per gestire l’incremento del flusso delle attività commerciali, a sua volta reso possibile dal carbone e la potenza della tecnologia del vapore, inaugurando così la prima rivoluzione industriale.

Nel 20° secolo, la comunicazione elettrica centralizzata – il telefono, e poi radio e televisione – è diventata il mezzo di comunicazione per gestire una più complessa e diffusa era del petrolio, delle auto e della vita suburbana, e la cultura del  consumo di massa della seconda rivoluzione industriale.

Le vecchia elite energetica

I regimi della comunicazione e dell’energia determinano in gran parte come le società sono organizzate e, in particolare, come sono gestiti e distribuiti i frutti del commercio, come viene esercitato il potere politico e come sono condotte le relazioni sociali.
La prima e la seconda rivoluzione industriale sono state costruite in cima a uno dei regimi energetici piu centralizzati mai concepiti.

I combustibili fossili – carbone, petrolio e gas naturale – sono energie d’elite, questo perché si trovano solo in determinati punti dela Terra.
Per proteggere questi giacimenti si richiedono investimenti significativi in ambito militare, questo per assicurare la loro disponibilità.
Hanno inoltre bisogno di sistemi di controllo e di comando centralizzati, e massicce concentrazioni di capitale per spostarli dal sottosuolo fino agli utenti.
L’abilità di concentrare il capitale – l’essenza del capitalismo moderno – è fondamentale per l’effettiva funzione di tutto il sistema nel suo complesso.
L’infrastruttura energetica centralizzata, a sua volta, stabilisce le condizioni per il resto dell’economia, incoraggiando modelli simili di mercato in ogni settore.

Il business del petrolio è una delle piu grosse industrie al mondo. Costituisce anche la piu costosa impresa per la raccolta, l’elaborazione e la distribuzione di energia mai concepita.
Praticamente tutte le altre cruciali industrie emerse dalla cultura del petrolio si alimentano dal rubinetto dei combustibili fossili – finanza moderna, automobilismo, energia e utility, e telecomunicazioni – erano, in un modo o nell’altro, similmente predisposte alla grandezza per raggiungere le proprie economie di scala. E, come l’industria petrolifera, richiedono ingenti somme di capitali per operare e sono organizzate in modo centralizzato.

Oggigiorno, delle 4 aziende piu grandi al mondo, ben 3 sono compagnie petrolifere – Royal Dutch Shell, Exxon Mobil e BP.
Al di sotto di questi giganti energetici ci sono 500 aziende in tutto il mondo che rappresentano ogni settore e industria – con un fatturato combinato di 22500 miliardi di dollari, equivalente a un terzo del PIL mondiale (62mila miliardi di dollari) – che sono inscindibilmente collegate e dipendenti dai combustibili fossili per la loro stessa sopravvivenza.

Va da sé che i beneficiari dell’era del petrolio, per la maggior parte, sono stati uomini e donne del settore energetico e finanziario e quelli posizionati in maniera strategica in tutta la catena di fornitura dalla prima alla seconda rivoluzione industriale.
Questi personaggi hanno accumulato fortune immense.

Nell’anno 2001, le più grandi aziende americane della CEO, hanno guadagnato in media, 531 volte di più di un lavoratore medio; nel 1980 era solo 43 volte di più. Ancora più sorprendente è che tra il 1980 e il 2005, più del 80% della crescita del reddito degli Stati Uniti è andato nelle tasche dell’1% della popolazione.

Entro il 2007, il più ricco 1% dei percettori americani rappresentavano il 23,5 per cento del reddito lordo delle imposte della nazione, contro il 9 per cento nel 1976. Nel frattempo, nello stesso periodo, il reddito medio delle famiglie americane non anziane è diminuito e la percentuale di persone che vivono in povertà è aumentato.

Forse la descrizione più adatta per descrivere l’organizzazione dall’alto verso basso nella vita economica che ha caratterizzato la Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale è quella sentita spesso nella “teoria del trickle-down” – l’idea che quando coloro che sono in cima alla piramide dei benefici basati sui combustibili fossili, avranno accumulato abbastanza ricchezza residua, questa farà la sua strada verso le piccole imprese e ai lavoratori ai livelli più bassi della scala economica, a beneficio dell’economia nel suo complesso . Mentre non si può negare che il tenore di vita di milioni di persone sia migliore alla fine della Seconda rivoluzione industriale rispetto all’inizio della prima rivoluzione industriale, è altrettanto vero che quelli nella parte superiore della piramide ne hanno beneficiato dell’era del carbonio in modo sproporzionato , soprattutto negli Stati Uniti, dove sono state immesse poche restrizioni sul mercato e gli sforzi fatti per assicurare che i frutti del commercio industriale siano ampiamente condivisi sono stati limitati.

Un nuovo paradigma economico

Oggi, Internet e le energie rinnovabili stanno iniziando a emergere per creare una nuova infrastruttura per una Terza Rivoluzione industriale che cambierà il modo in cui il potere sarà distribuito nel 21 secolo. Nell’era che verrà, miliardi di persone produrranno la propria energia-verde nei loro uffici, nelle loro case e nelle fabbriche, condividendola con gli altri in una rete, l’ “Internet dell’energia”, proprio come adesso generiamo e condividiamo informazioni online.

La creazione di un regime di energie rinnovabili, generata dagli edifici, stoccata parzialmente sotto forma di idrogeno, distribuita da una rete Internet-energetica, e collegata a un sistema di trasporto plug-in a zero emissioni, stabilisce una infrastruttura a 5 pilastri che si riproduce in migliaia di aziende e milioni di posti di lavoro sostenibili.

La terza rivoluzione industriale porterà anche un’economia più democratica. Il modo in cui sono distribuite le energie rinnovabili necessita un meccanismo di controllo collaborativo piuttosto che gerarchico. Il nuovo regime energetico laterale stabilisce il modello organizzativo per le innumerevoli attività economiche che si moltiplicano da esso. Una rivoluzione industriale più distribuita e collaborativa, a sua volta, porta invariabilmente ad una condivisione più distribuita della ricchezza generata.

Le nuove industrie della green energy stanno migliorando le prestazioni e riducendo i costi ad un tasso sempre più rapido e solo quando la generazione e la distribuzione di informazioni sarà diventata quasi gratis, lo saranno anche le energie rinnovabili.
E proprio come la generazione e la distribuzione delle informazioni sta diventando quasi gratis, anche le energie rinnovabili lo faranno. Sole, vento, biomasse, geotermica e idroelettrica sono attivabili da tutti e, come l’informazione, non si esauriscono mai. La riduzione dei costi nel mercato musicale ed editoriale unito all’emergere del file sharing degli mp3, degli e-books, dei nuovi blog, sta devastando le industrie tradizionali.
Possiamo aspettarci degli impatti simili quando i costi di transazione all’energie verde permetterà ai produttori, ai rivenditori e ai servizi di produrre e condividere beni e servizi in vasti social network con una minima spesa del capitale finanziario.

Come la generazione Internet sta usando il potere laterale per trasformare lo scenario politico

La democratizzazione dell’economia va di pari passo con la democratizzazione della governance. La generazione internet è guidata da una nuova agenda politica. La loro politica ha poco in comune con la dicotomia destra/sinistra che ha caratterizzato la politica ideologica della Prima e Seconda rivoluzione industriale. I giovani attivisti del movimento del 15 ottobre giudicano il comportamento istituzionale da un nuovo punto di vista. Chiedono se le istituzioni della società – siano esse politiche, economiche, educative o sociali – si comportano in modo centralizzato ed esercitano il potere dall’alto verso il basso in modo chiuso e proprietario, oppure se funzionano in modo distribuito e collaborativo, e sono aperti e trasparenti nei loro rapporti. Il nuovo pensiero politico è un punto di svolta che ha il potenziale per ricostruire il processo politico e rimodellare le istituzioni politiche in ogni paese.

Il potere laterale è una nuova forza nel mondo. Steve Jobs e gli altri innovatori della sua generazione, ci hanno portato dai costosi e centralizzati main-frame computer, posseduti e controllati da una manciata di imprese globali, ai computer desktop e telefoni cellulari a buon mercato, consentendo a miliardi di persone di connettersi l’un  l’altro in peer-to-peer negli spazi sociali di Internet. La democratizzazione delle comunicazioni ha permesso a quasi un terzo della popolazione di condividere musica, conoscenza, notizie e vita sociale in un campo di gioco aperto, segnando uno dei grandi progressi evolutivi nella storia della nostra specie.

Ma per quanto questo risultato sia impressionante, è solo metà della storia. Quando le comunicazioni internet gestiranno l’energia verde, ogni essere umano sulla terra, diventerà la sua fonte di potere, sia letteralmente che metaforicamente. Miliardi di esseri umani condivideranno la loro energia in vasti social network, come adesso condividono informazioni online, creeranno le basi per la democratizzazione dell’economia globale e un nuovo inizio per l’umanità.

La contestazione giovanile, che ha avuto inizio in Medio Oriente, Spagna e Italia e si è diffusa  a Wall Street e poi in tutto il mondo, è un precursore della nuova era. “Potere laterale” è diventato il grido di battaglia di una nuova generazione, determinati a creare una società più giusta, equa e vivibile.

I giovani hanno dimostrato di saper usare il potere laterale via Facebook, Twitter, Google e altri social network per portare milioni di persone in piazza per protestare contro le ingiustizie e gli abusi del sistema economico e politico.

Ora, il problema incombente è se si può sfruttare la stessa potenza laterale per creare un’economia sostenibile, generare milioni di nuovi posti di lavoro, trasformare il processo politico e rimettere a nuovo la terra per le generazioni future.

Fonte: huffingtonpost

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