Come determinare se una dichiarazione controversa sia scientificamente attendibile o no?

Pubblicato: 25 novembre 2012 da ive in News & Articoli, Scienze Sociali
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Traduzione a cura di  Daniel Iversen con la revisione di Lorenzo Beltrame


Ogni giorno ci troviamo davanti affermazioni che ci vengono presentate come verità assolute.
Alcune di queste si smentiscono facilmente, altre sono senza dubbio vere, con alcune invece è più difficile venirne a capo. Come si fa, quindi, a determinare se una dichiarazione controversa sia scientificamente vera? Può essere piuttosto complicato, ma non è poi troppo difficile arrivare alla verità.
Ogni internauta ha sviluppato quella sana dose di scetticismo che gli impedisce di venire ingannato da cose che di primo acchito non quadrano. A volte però ciò non basta per farci dire con sicurezza che un’affermazione non è vera. Cosa si può fare quindi se si ha il sospetto che l’affermazione possa risultare vera e se ne vuole sapere di più ? E si vuole rispondere a un’affermazione o affrontare una conversazione ma non si conoscere abbastanza l’argomento per farlo ? Ci siamo seduti con alcuni esperti, il Dr. Phil Plait, detto anche “The Bad Astronomer” (l’astronomo ganzo) e David McRaney di “You are Not so Smart” (non sei poi così brillante) con lo scopo di far emergere un approccio operativo alla scoperta della verità di una qualsiasi affermazione, da quelle evidentemente false (come le e-mail da un principe nigeriano) ad altri argomenti più complessi (si pensi alle polemiche sui vaccini).
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Primo, imparare a evitare il bias di conferma

“La parola bias (dall’inglese bias, inclinazione) indica gli effetti di un “errore sistematico” ossia il bias è una forma di distorsione causata dal pregiudizio verso un punto di vista o un’ideologia.” voce Wikipedia

Prima di addentrarci in ciò che dovreste fare quando vi trovate di fronte a un’affermazione sulla quale siete curiosi, la prima cosa di cui dovete sbarazzarvi è  il bias di conferma.

Dice il Dr. Plait:

Il più grande problema è quello del bias di conferma: trovare una risposta alla quale già si crede. Se qualcuno ha un dubbio su una credenza o su un’opinione – per esempio che i vaccini siano pericolosi – allora mentre si documenta on-line tenderà ad essere sbilanciato – in quanto influenzato da un bias – verso quei siti che presentano informazioni con cui è già d’accordo.
Si tratta di un effetto ben noto, ed è una ragione per cui alcune convinzioni, come le posizioni contro i vaccini, sono forti anche nelle comunità istruite. Le persone sono abbastanza intelligenti da ricercare e capire quello che leggono, ma forse non hanno abbastanza esperienza nel pensiero critico per valutare senza un bias.

Come si fa quindi a respingere il bias di conferma? “Anche avendo esperienza è incredibilmente difficile” ci ha spiegato il Dr. Plait. Innanzitutto, siate consapevoli che il bias di conferma esiste, scrollatevi di dosso la tendenza naturale di trarre una conclusione prima di aver indagato su un argomento, e siate aperti a valutarne i pro e i contro.

Non chiedetevi semplicemente se qualcun altro ha presentato studi che supportano l’asserzione, andate a cercarli voi stessi. Questo “must” di David McRaney affronta nel dettaglio il tema del bias di conferma, in sintesi però: abbiate una mente aperta, cercate le prove contrarie ad ogni opinione (specialmente a quelle in cui credete), e non trattate la vostra ricerca come se fosse una crociata.

La vostra prima linea difensiva: cercate in Google, Snopes e in altri siti popolari.

Il vostro primo istinto, quando venite messi di fronte a un’ affermazione che sembra controversa, è probabilmente di andare su Google per iniziare a cercare informazioni su quell’argomento.
Giusto: è la prima cosa che ci suggeriscono sia Phil Plait che David McRaney.

In effetti si possono provare e confutare molte dichiarazioni e cercare altri articoli critici semplicemente facendo un po’ di lavoro da scrivania, per vedere che cosa ha da dire il web.

“Se siete scettici riguardo un’affermazione, una realtà dubbia, una citazione  o qualsiasi altra cosa, provate a fare qualche ricerca sulla rete che includa, insieme al vostro termine di ricerca, anche le parole “scettico” (skeptic) oppure “bufala” (hoax), “falso” (bogus), “diceria” (rumor), “leggenda metropolitana” (urban legend) . Se siete fortunati potreste trovare, nei forum delle comunità di scettici o di gruppi scientifici, discussioni già avviate sull’argomento”, ci suggerisce McRaney.
Il Dr. Plait consiglia la stessa cosa ma fa notare che “sta diventando sempre meno utile purtroppo, perchè le persone – per così dire – dalla parte sbagliata della verità, vestono i panni dello scettico. E questo è irritante. Inoltre non si può sempre confidare negli esperti, visto che a volte le loro credenziali sono gonfiate, o più semplicemente si sbagliano (posso citare diversi premi Nobel che hanno detto cose probabilmente sbagliate sulle loro stesse convinzioni).”

Quindi, se Google non vi convince, e state ancora annaspando tra un mucchio di opinioni piuttosto che  fatti, cosa fare? Qui ci sono alcuni ottimi siti da visitare se siete alla ricerca di informazioni buone e imparziali:

  • Snopes: Snopes.com è stato per anni il debunker, lo “smascheratore”, delle voci che giravano su internet, e salvo alcune sporadiche lamentele riguardo la sua imparzialità, rimane una risorsa eccellente. “Il primo sito dove andare quando si è di fretta è Snopes” dice McRaney. “Sono spesso sorpreso di quanto velocemente riescono a scovare un argomento che è da un pò che rimbalza in rete.” Ho anche notato che Snopes elenca tutte le sue fonti, quindi si può sempre approfondire e andare a leggere qualcosa in più se si vogliono più dati.
  • Wikipedia: non è perfetto, Wikipedia però ha una grande ricchezza di informazioni, e in molti casi queste hanno una provenienza, – Il che significa che gli articoli di wikipedia sono meno utili dei link per ogni evidenza che trovate
  • Science Daily: Fornisce più notizie e smaschera meno i pettegolezzi. Science Daily inoltre ha un grosso database di articoli, molti dei quali offrono links con le pubblicazioni di provenienza o direttamente agli studi che possono aver fatto partire il “rumor” in prima istanza.
  • Phys.org: ecco ancora che troviamo un sito prevalentemente di notizie, dove però sono stati anche dedicati molti articoli per smontare le “voci” più popolari e articoli che affrontano i temi di scienza e medicina più discussi. In più anche loro, se possono, linkano alle fonti.

Infine, dopo aver letto articoli e siti, anche se collegati a studi che li supportano, cercate comunque di esaminare separatamente gli articoli dagli studi. Detto da qualcuno che ha speso molto tempo nelle comunità scientifiche e dei media, da entrambe le parti c’è l’intenzione di condividere notizie o studi con il pubblico – è solo incredibilmente difficile far uscire queste storie in un modo digeribile, capite da tutti ma senza perdere di vista la scienza nel messaggio. Se siete degli scettici, non lasciate perdere la storia o lo studio, ma guardate più in profondità e fate le vostre conclusioni personali.

I pezzi forti: consultate riviste pubbliche e contattate i divulgatori scientifici

Ora avete fatto qualche ricerca in Google e guardato qualche sito di scettici; volete però ancora qualche informazione in più. Ottimo! E’ ora di andare direttamente alla fonte: riviste “peer-reviewed” e persone della cui opinione su questioni scientifiche vi potete fidare. Una cosa che mi piace fare prima di scrivere o condividere unanotizia basata su uno studio di qualche tipo è di vedere se riesco a ottenere lo studio stesso. Mi domando se lo studio viene menzionato, citato, oppure c’è solo qualcuno che dice vagamente “uno studio dice X”? Lanciate Google e nella barra di ricerca includete il nome della rivista e, se ce la fate, la data di pubblicazione. Aggiungete anche “research” o “evidence” o “study” tra le vostre parole chiave. Scavando, spesso trovate molte pubblicazioni scientifiche relative al vostro argomento.
McRaney consiglia di leggere l’intero testo se è disponibile, o almeno l’abstract. Vi aiuterà ad avere un’idea di quello che lo studio conclude realmente.

Probabilmente incorrerete in molti studi chiusi dietro siti a pagamento. McRaney suggerisce allora di usare Google Scholar, un motore di ricerca solo per riviste peer-rewied. “Copiate e incollate il nome della rivista che volete nella barra di ricerca di Google Scholar. Cercate versioni .pdf, visto che molto probabilmente si tratterà dell’intero articolo da scaricare”. Se ancora non le trovate, mandate una mail a uno degli autori dello studio e chiedetene una copia. Potrà sembrare strano ma spesso sono più che contenti di farvi questa cortesia, e molto probabilmente gli risolleverete la giornata “

Infine si può sempre chiedere un parere agli esperti che avete contattato. Il dottor Plait ha spiegato: “Spesso ricevo domande su argomenti che non mi sono del tutto familiari. Attualmente ho una lunga lista di persone che conosco che sono esperte in vari argomenti e so quali di questi hanno opinioni di cui mi fido quindi a volte gli mando una mail e chiedo. Non tutti però hanno una lista di esperti del genere nei propri contatti!” Ha poi continuato a spiegare che ci sono alcune persone di cui ci si può fidare: ricercatori, medici professionisti, e così via. Cercateli, fate le vostre domande e spesso non saranno in grado di resistere al peso di un tema caldo, anche se glielo chiedete di punto in bianco. McRaney ha puntualizzato che il sito “Ask Science” su Reddit.com tratta diversi argomenti popolari e discussi da molteplici punti di vista. Verificate se il vostro argomento è stato dibattuto, in caso contrario, portatecelo voi.

Punti Extra: visitate la vostra biblioteca locale e consultate i bibliotecari e materiale bibliografico.

Avete fatto i vostri compiti, avete ricercato qualche studio, letto entrambi le parti di una discussione, e ancora non siete sicuri a cosa credere, oppure non sapete nemmeno se ci sono abbastanza informazioni per credere in qualcosa. E’ ottimo, siete ancora affamati di informazioni, e c’è ancora un posto dove andare a cercarle: la vostra biblioteca locale.

Se vedete che non siete in grado di scaricare uno studio specifico, o lo studio è troppo vecchio (o troppo nuovo!) e quindi non è disponibile, o volete solo un pò di aiuto per venirne a capo, visitate il banco ricerche bibliografiche  della vostra biblioteca. Spesso, le biblioteche pubbliche, e specialmente quelle universitarie, hanno accesso libero a riviste accademiche e ai loro archivi quindi potete scaricare, stampare, leggere articoli completi che non riuscireste a trovare a casa vostra. Molte università, se siete alla ricerca di qualcosa, hanno solo bisogno della carta dello studente, quindi sono una buona risorsa per tutti.
“Molti bibliotecari nelle università saranno felici di farvi avere una copia di un articolo se voi o qualche vostro amico avete qualche incarico nell’università” aggiunge McRaney.

Se state andando a parlare con il vostro bibliotecario locale di riferimento, andate a vedere cosa ne pensa dell’argomento e se può fare delle ricerche per voi. Spesso possono fare qualche ricerca per voi e farvi poi avere quello che hanno trovato per leggerlo, o possono almeno aiutarvi e guidarvi attraverso le fonti più autorevoli su quell’argomento.

Un’ultima cosa: le ricerche sono ok, ma non dimenticate di pensare in maniera critica.

Nessuna ricerca al mondo vi aiuterà a educarvi su una questione o una dichiarazione controversa se non andate a guardare l’evidenza e cercare di farvi una vostra conclusione personale. “Una cosa che posso dire è che se volete sapere davvero qualcosa, la cosa migliore da fare è affrontare la questione con apertura e onestà” spiega il Dr. Plain. “Cercate le opinioni pro e contro. Gli argomenti di base hanno senso? Questi argomenti sono semplicemente “ad hominems” (si attaccano reciprocamente) o ci sono delle evidenze nelle rivendicazioni? E cosa ha da dire l’altra parte su quelle affermazioni?”

Ma questo non è abbastanza, infatti sia McRaney che il dottor Plait avvertono che ci sono alcune cose da controllare quando si leggono giornali e articoli che rimandano ad altri articoli, o quando parlate con qualche attivista scientifico:

  • -  Cercate evidente aneddotiche. Il problema delle evidenze aneddotiche, o dei casi singoli e sporadici, è ben documentato, e quando si presenta, dovete fare uno sforzo per ignorarle, o almeno per dar loro meno peso delle ricerche rigorose.. E’ difficile: le nostre menti sono cablate per sopravvalutare il valore di una esperienza aneddotica , ma se state pensando e leggendo in maniera critica, è importante che non la teniate in considerazione.
  • - Fate attenzione a quegli scienziati che però sono tutt’altro. La maggior parte degli scienziati conosce bene il proprio campo, ma dovete sempre pensare criticamente a quello che sentite. Qualcuno che sostiene di essere un esperto può non esserlo del tutto. “Ancora una volta qui il problema è che ci sono persone che affermano di essere in un gruppo ma non lo sono”, mette in guardia il dottor Plait. “O peggio, quelli che promuovono attivamente teorie cospirazioniste contro gli scienziati, e questi sono intere legioni. Senza dubbio avete visto questi – persone che dicono che gli scienziati ci stanno mentendo , che le case farmaceutiche li pagano, o altre cose simili. Ma non ho una soluzione facile per questo tipo di cose.
  • - Siate prudenti con i sostenitori della scienza che conoscete. I migliori di essi hanno una formazione nel campo della scienza, sono appassionati di questa disciplina, e sono disposti ad impegnarsi in modo aperto e non meramente difensivo su un dato argomento. I peggiori tendono a comportarsi come se si parlasse di argomenti politici o religiosi, e stendono attacchi “ad hominem” al primo segnale di dissenso.

Potrà sembrare un cliché, ma il dottor Plait e Dave McRaney concordano: se la maggior parte degli scienziati pendono da un lato della discussione, ci si può scommettere che proprio lì giace la prova. La controversia non smentisce i fatti, e le ricerche in corso non tolgono rilievo a quelle già fatte. Puo richiedere di disimparare cose cui già credete, ma vale la pena fare delle ricerche proprie. “C’è una ragione se molti scienziati sono d’accordo su una cosa: normalmente perché è vera”, afferma Dr. Plait. “Certo, la scienza può cambiare idea, ma se seguite il suo passo andate sul sicuro, perché alle sue spalle di solito ci sono vaste ricerche, evidenze ed esperienza”
Seguite quella strada e avrete ragione per la maggor parte del tempo.

MrRaney lo riassume bene:

“Abbiamo inventato il metodo scientifico perché siamo per nostra natura pessimi a spiegare le nostre esperienze. Senza il metodo scientifico non c’è nessun modo per sapere quali sono le cause di fatti semplici che accadono ogni giorno, come i tuoni. Ogni spiegazione va bene come un’altra, e se una spiegazione diviene legata culturalmente e tramandata, quella diventerà la spiegazione ufficiale per millenni. La nostra naturale tendenza è quella di confermare le nostre ipotesi, ma la scienza cerca di smentirle una ad una fino a che inizia a formarsi il contorno della verità. Una volta che che abbiamo realizatto che quell’approccio genera dei risultati, siamo passati dai cavalli e i clisteri di tabacco a mappare il DNA e a camminare sulla Luna in poche generazioni.

Cosa ne pensate? Come si fa ad evitare il bias di conferma quando state ricercando un nuovo studio o articolo? Di quali fonti vi fidate? Condividete i vostri suggerimenti nei commenti qui sotto.

Phil Plait è un Dottore di Ricerca in Astronomia, anche conosciuto come “The Bad Astronomer”, scrive il Bad Astronomy Blog per Discover Magazine. Potete seguirlo su twitter con @badastronomer.
David McRaney è l’autore del blog “You are Not So Smart” (non sei poi cosi brillante) e ha piu volte collaborato a Lifehacker.
Entrambi questi gentiluomini hanno offerto la loro esperienza per questo post, e li ringraziamo per questo.

FONTE: Lifehacker

Licenza Creative Commons
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